Re: Numeri, capilettera, note a margine Plain TeX

#48516
OldClaudio
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    Per carità, Ammonio, non voglio assolutamente dissuaderti; ti vorrei solo consigliare, possibilmente darti dei consigli utili.
    Per esempio: il mark-up di LaTeX (se vuoi: il linguaggio LaTeX, oppure i comandi LaTeX) sono una enorme sovrastruttura costruita sopra il linguaggio base dell’interprete TeX (i comandi primitivi) e su Plain TeX, di cui ridefinisce poche cose, a braccio direi praticamente solo i comandi per le note in calce e e comandi per comporre i sistemi di equazioni.

    \leftskip, \rightskip, \hsie, \font, (e te ne potrei citare tanti altri) sono perfettamente presenti in LaTeX, Basta usarli e basta non pretendere che funzionino come in LaTeX; [er esempio nessuno di impedisce di definire
    `
    \font\tenrm=ec-lmr10 scaled 1100
    `
    usando solo comandi primitivi; funziona benissimo, ma se usi \tenrm usi solo il tondo medio con grazie con il corpo di 11pt, e se lo vuoi di un altro corpo di 12pt devi dare un’altra definizione; se lo vuoi nero devi dare un’altra definizione, se lo vuoi corsivo devi dare un’altra definizione, eccetera; Tutte queste operazioni le fa anche LaTeX dietro le quinte, ma tu ti limiti solamente a specificare i comandi che scelgono la famiglia, la serie, la forma e il corpo in modo indipendente l’uno dall’altro, così che quando cambi solo una delle caratteristiche, LaTeX ti sceglie il font giusto conservando le specificazioni che non hai modificato. Questo è stato un cambiamento epocale nel passare dal vecchio LaTeX209 (defunto nel 1994) all’ormai non tanto più nuovo LaTeX2e. Quante acrobazie alla “Plain TeX’ facevamo fino al 1994 per modificare i font e abbiamo tirato un sospirone quando il LaTeX3 Team ha introdotto il New Font Selection Scheme (NFSS) con LaTeX2e.

    Ecco quindi che mi permetto di ripeterti l’invito ad approfondire il linguaggio base e il linguaggio Plain, ma solo per scriverti macro da usare con LaTeX; scriviti pacchetti nei quali inserisci le tue macro personali; ma usa un mark-up descrittivo, invece di un mark-up prescrittivo come quello di Plain TeX.

    Vuoi cambiare i margini, per esempio? Studiati bene il problema e decidi se vuoi avere rientri dei margini fissi o variabili, uguali o diversi a destra e a sinistra, se il blocco di testo composto quindi su una giustezza minore debba essere centrato oppure lasciato allineato a sinistra con il margine sinistro specificato; studia bene se i rientri debbano uniformarsi agli altri rientri specificati per gli altri blocchi di testo; non sarebbe tipograficamente accettabile che i margini siano assolutamente scorrelati da quelli del testo circostante. quando hai finito di analizzare il problema, scopri che quello che vuoi fare è semplicemente ottenibile con \parbox e/o con l’ambiente minpage; ma se vuoi proseguire quelle impostazioni dei margini su più pagine, il tuo prolema è già risolto dagli ambienti quote oppure quotation.

    Vuoi fare una tabella particolare? Certo puoi usare \halign, ma devi saperti destreggiare nella specificazione della “riga modello”; alla fine scopri che l’ambiente tabular fa le stesse cose in modo più semplice per te; scopri che vi sono diversi parametri che puoi aggiustare per personalizzare la tua tabella, che se carichi anche il pacchetto array e magari il pacchetto dcolumn, hai potenzialità che tu (o anche io) non riusciremmo mai ad ottenere usando \halign. Anche la semplice utilizzazione di filetti orizzontali come quelli offerti dal pacchetto booktab, sebbene non difficili da ottenere, fanno perdere un mucchio di tempo se li si vuole programmare per conto proprio.

    Ciao
    Claudio

    PS: se non sai cosa voglia indicare l’aggettivo booleano, credo che tu non abbia nessuna difficoltà a scoprirlo con Wikipedia e scoprirai che è un modo per qualificare una “cosa” che può assumere solo due valori, tipicamente “vero” oppure “falso”, e che su queste “cose” si può operare con una “aritmetica” diversa da quella dei numeri che abbiamo tutti conosciuto dai tempi delle scuole elementari, che, guarda caso, si chiama anche lei booleana (dal nome del signor Boole che la definì). Credo che oggi questi elementi di base di informatica vengano già insegnati nelle scuole secondarie, forse persino alle secondarie inferiori; non sono cose difficili, anzi; richiedono solo un minimo di adattamento.Noi che abbiamo una certa età le dobbiamo imparare dai nostri figli o dai nostri nipoti, se non abbiamo avuto la ventura di fare studi specifici in questi settori. 🙄

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