Re: letterpaper: chi era costui?

#52868
lorenzo.pantieri
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    Se ti domandi se sia il caso di preparare la traduzione del “noto documento” su formato letter, ti dico che a parer mio è una bellissima forma di rispetto per gli utenti anglosassoni che utilizzano questo formato e che stampandolo possono ottenere una pagina con le giuste proporzioni (che vanno opportunamente studiate). D’altra parte ci saranno anche moltissimi utendi di LaTeX che apprezzeranno la versione inglese del documento che stampano su carta A4, e quindi sarebbero loro a trovarsi una stampa “scorretta”. L’ideale sarebbe avere entrambe le versioni, ma mi rendo conto che raddoppierebbe il lavoro di revisione finale.

    Sì, avere entrambe le versioni comporterebbe molto lavoro in più: soprattutto, penso che avere più versioni (che, necessariamente, sarebbero leggermente diverse fra loro) potrebbe creare una certa confusione.

    Lascio l’A4, almeno per il momento.

    Di sicuro, devo decidere ancora chi sia il lettore ideale dell’Arte in inglese. Forse non solo chi scrive in inglese (il che semplificherebbe alcune cose: vedi babel, inputenc e fontenc), ma anche chi legge l’inglese ma scrive in un’altra lingua. In fin dei conti, è quello che facciamo tutti noi utenti italiani di LaTeX: le doc. dei pacchetti sono (di regola) in inglese, ma noi poi scriviamo in italiano.

    Poi c’è la questione, in fondo marginale, se scegliere l’American English il British English. Per ora ho optato per il British, ma non so che effetto faccia parlare di colours a proposito del pacchetto xcolor. Che ne dite?

    Di sicuro per avere il lavoro finito mi ci vorranno mesi (il tempo che ho è poco, purtroppo). Comunque avere sottomano l’embrione dell’Arte in inglese fa un bell’effetto… 😀

    Grazie mille Enrico, Francesco e Claudio.

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