Su quel sito si nomina il programma di composizione LaTeX che “integra le immagini raster generate dai file IGES nei file PostScript inviati alle stampanti laser jet,”
Non dice affatto che LaTeX integra direttamente le immagini IGES scritte nel loro formato. Quanto il programma che elabora le immagini IGES e produce un file di output con l’immagine disegnata a matrici di pixel (raster), quindi non vettoriale. Poi con opportuno programma questa matrice di pixel viene avvolta in un involucro eps e data in pato a PostScript che, a quei tempi, in cui si parlava di usare LaTeX per comporre la norma IGES (anni ’80), era praticamente l’unico formato che i programmi del sistema TeX riuscivano a “macinare”.
Non ho idea di quali programmi esistano oggi per elaborare le descrizioni Hollerith degli schemi IGES; ma sarebbe molto meglio se fra questi programmi ce ne fossero di quelli che possono salvare la figura disegnata in formato vettoriale, eps o pdf o svg; poi, se necessario, bisogna convertire dette immagini in formato pdf, sempre vettoriale, e infine importale in un documento LaTeX composto con pdfLaTeX.
La tua precedente tesi, stampata con quella dichiarazione di classe è stampata solo fronte e il blocco del testo è centrato orizzontalmente nella pagina, a meno che tu non abbai modificato qualcosa nella pate successiva del preambolo.
Se scrivi fronte retro devi immaginare il fascicolo aperto in modo da poter vedere simultaneamente due pagine affacciate; se i margini delle pagine fossero uguali, al centro vedresti una enorme striscia bianca; ´per questo che stampando fronte retro il margine interno (quello che risulterà dal lato della cucitura delle pagine) deve essere minore di quello esterno, proprio per evitare l’effetto sgradevole dell’eccesso di bianco al centro. Secondo i disegni classici il margine interno doveva essere la metà di quello esterno; Oggi si tende piuttosto ad un rapporto 2:3. Ma dipende molto anche da come le pagine sono cucite e quindi da quanto siano incurvate al centro del testo.
ClassicThesis ha un formato del blocco del testo che rispetta la sezione aurea: base : altezza= 1 : 1,618 (oppure base : altezza = 0,618: 1, come preferisci — il numero magico 1,618 [numero aureo] e 0,618 [sezione aurea] hanno proprio quella proprietà); stampndo il blocco del testo in rapporto aureo su una pagina A4 (base :altezza = 1:\sqrt{2}) o i margini interno ed esterno sono molto grandi, oppure i margini superiore e inferiore sono troppo piccoli; Lorenzo suggerisce di aggiungere un centimetro alla larghezza di default del blocco del testo di ClassicThesis; Nell’Arte, dove ha usato ClassicThesis, invece, ha riempito il margine esterno con moltissime note marginali.
Io ti consiglierei una classe di tesi o di documento un po’ più tradizionale; in rete ce ne sono molte; Se poi la tua università ti impone una gabbia del testo particolare, non hai scelta. Puoi sempre usare gli stessi font che usa ClassicThesis, sempre che la tua università non ti imponga un certo font e magari al spaziatura doppia 😯 Le segreterie di facoltà che impongono certi stili compositivi, solitamente conoscono solo Word e non hanno nessuna idea di che cosa sia la composizione tipografica.