Grazie Enrico! Il guaio è che ho letto ciò che scrivevi qualche tempo fa:
Con minipage crei un oggetto unico e “indivisibile”, che però è costruito come se fosse una “pagina”: il testo al suo interno è composto in modo normale con la giustezza data dall’argomento all’ambiente minipage. Questa dimensione è anche la larghezza dell’oggetto ottenuto, mentre la dimensione verticale dipende dal contenuto.
L’argomento opzionale a minipage può essere “t” oppure “b”, che specifica come allineare la minipage rispetto al “terreno circostante”, cioè alla riga di stampa dove si troverà: con “t” l’allineamento sarà rispetto alla prima riga interna alla minipage, con “b” rispetto all’ultima; il comportamento di default è di centrare la minipage rispetto alla riga che la contiene.
All’interno di una minipage il parametro del rientro è azzerato; se si desidera che i paragrafi siano rientrati, occorre specificare una dimensione per \parindent dentro la minipage; sugli “Appunti” trovi una possibile definizione di un ambiente “minipage*” modificato in cui la misura del rientro viene mantenuta.
Quando serve minipage? Non molto spesso, a dire il vero, nell’uso normale. Può tornare utile nel caso si abbiano due figure non molto larghe che si vogliono comporre affiancate ma con didascalie separate (trovi certamente esempi sul forum); con subfig e \subfloat si ottengono, invece, figure affiancate con unica didascalia e, facoltativamente, sottodidascalie.
È un importante attrezzo per chi è “esperto”, ma non così importante nella composizione di testo normale.
E forse io non sono così ‘esperto’… Altri escamotages? O dico al collega che deve adattarsi ad inserire un componimento per pagina?
Ciao,
Luca