Comunque tornando a noi:
-non ho molto capito riguardo all’argomento IGES, puoi essere più chiaro?
Per fare un parallelo, un file IGES sta ad un file .tex come l’immafine raster del file IGEF sta alla composizione PDF del file .tex.
Negli anni ’80, quando LaTeX disponeva a mala pena di un piccolo strumento per inserire nei file DVI qualcosa scritto in PostScript, la norma IGEF era stata composta prendendo le “compilazioni’ delle immagini IGEF con gli strumenti CAD che potevano capire quel linguaggio; il risultato erano delle immagini raster, come lo sono le fotografie delel macchine fotografiche digitali; queste producono file in formato .jpg (o .jpeg, o .jpeg2, o…); le immagini prodotte con quei softare di CAD avevano altri formati, magari semplicemente bitmap, .bmp; per inserirle dentro a un file da comporre con LaTeX negli anni ’80 era necessario trasformarle in immgini .eps; generalmente queste erano formate da un file conforme allo standard Encapsulated PostScript, formato da un preambolo Postscript che diceva sostanzialmente “quanto segue è un bitmap, formata da tante righe per tanto colonne; qui comincia la bitmap”; poi c’era unn epilogo che diceva sostanzialmente: “qui è la fine della bitmap; chiudi pure le cose PostScript che hai aperto all’inizio; fine del file”.
Capisci quindi che l’immagine veniva solo avviluppata in una specie di camicia eps, ma la sua sostanza continuava ad essere una bitmap.
Le bitmap hanno il pregio della semplicità, non hanno il pregio della concisione, e, quel che più dà fastidio è che se sono fatte per essere riprodotte a, diciamo, 300 punit al pollice, vengono bene se e solo se sono riprodotte a 300 punti al pollice; Se si ingrandiscono si sgranano, se si rimpiccioliscono perdono dettagli.
Oggi LaTeX (pdfLaTeX) può incorporare diversi fomrati alcuni vettoriali (eps vero, non un contenitore per una bitmpa) pdf, svg, mps, e anche delle bitmap compresse, come le immagini jpg o png. Programmi di conversione di bitmapp da un formato all’atro per cui oggi non ci sono problemi a incorporare file di immagini con diversi formati; però le bitmap continuano ada vere i difetti delle bitmap, e i formati vettoriali continuano a presentare i pregi dei formati vettoriali. Siccome le figure IGEF sono descrizioni astratte di disegni tecnici, ciooè disegni al tratto, sarebbe molto opportuno che la loro descrizione interna (tipicamente di tipo vettoriale) sia conservato nell’immagine “compilata”. Ecco perché, sabbeni io abbia alle spalle studi di ingegneria e abbia insegnato tanti anni in una facoltà di ingegneria, non ha mai sentito parlare di questo standard, almeno negli ultimi 20 anni.
-per il momento mio file master (si chiama così?) è questo:
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\documentclass[12pt,a4paper]{report} %definisce documento tipo
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[english,italian]{babel} %definisce lingua
\usepackage[T1]{fontenc} %legge termini con accento e li codifica
\usepackage{indentfirst} %rientro prima riga
\usepackage{color} %pacchetto colori
\usepackage{hyperref} %pacchetto riferimenti
\hypersetup{colorlinks,
citecolor=blue,
filecolor=black,
linkcolor=black,
urlcolor=blue}
\usepackage{booktabs}
\usepackage{graphicx}
\graphicspath{{/home/sps/Scrivania/documenTesi/TESI/immagini/}}
\usepackage[font=small,format=hang,labelfont={sf,bf}]{caption}
\title{TESI}
\author{sps}
\date{}
\begin{document}\maketitle
\tableofcontents
\listoffigures
\input{/home/sps/Scrivania/documenTesi/TESI/Cap1/Cap1.tex}
\input{/home/sps/Scrivania/documenTesi/TESI/GENERALE/bibliografia.tex}
\end{document}
`
La specifica a4paper dovrebbe essere quella di default, se hai installato il sistema TeX come si deve; comunque non disturba.
la classe report può venire sostituita dalla classe book, che di default compone fronte-retro, mentre la classe report compone solo fronte (di default) se vuoi conservare report, devi aggiungere alla classe l’opzione twoside se vuoi comporre fronte retro. Ma è meglio usare book.
La parte con \hyperref e \hpersetup va messa per ultima, specialmente visto con con il pacchetto caption ridefinisci il modo di comporre le didascalie, che hyperref ha già ridefinito per conentire i riferimenti ipertestuali anche alle figure.
Per i \graphicspath abbiamo già discusso; NON DEVI USARE PATH ASSOLUTO, MA SOLO PATHE RELATIVI ALLA CARTELLA DOVE SI TROVA IL MASTERFILE.
Vale anche per i file che includi con \input; se i file hanno l’estensione .tex, non la devi specificare.
Inoltre se quando usi le classi standard, esse calcolano la larghezza del testo e di conseguenza anche i margini superiori e inferiori, in modo che le righe non contengano più di una settantina di caratteri nel corpo del font specificato come normale, nel tuo caso il font da 12pt; se fossero di meno i margini sarebbero troppo larghi e il testo potrebbe risultare faticoso da leggere per la frequenza con cui gli occhi devono tornare all’inizio della riga successiva; se fossero di più il testo sarebbe difficile da leggere nel ritornare “a capo” con gli occhi, perché potrebbe essere difficile trovare a colpo d’occhio l’inizio della riga successiva. Quindi vedi che il gioco dei margini non ha nulla a che vedere con il risparmio della carta; sbagliare i margini vuol dire rendere comunque faticosa la lettura per un motivo o per un altro. L’ideale sarebbe 66 caratteri per ogni riga. Io dico sempre 66±5 caratteri per ogni riga, visto che una lunghezza ottimale corrisponde al minimo di una curva di “fatica”, e il minimo, in quanto tale, è sostanzialmente piatto nel suo intorno, per cui pochi caratteri in più o in meno non fanno una sostanziale differenza.
Quindi non giocare con i margini se non hai la perfetta conoscenza dei fenomeni che stanno dietro a una scelta del genere. E non prendere a modello Word, che ti può (forse) permettere di comporre bene, ma non ti guida certo a comporre bene.