Re: Stili bibliografici

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Grazie a Claudio per aver aperto questa bella discussione.
Se ne è già parlato ampiamente tempo fa, quando gli stili philosophy erano appena nati come idea. E di questo accenno nel mio articolo su Ars TeXnica.
Naturalmente, come ogni altra grande discussione, anche questa non è arrivata ad alcun accordo, però si sono poste le basi per una collaborazione intesa alla standardizzazione.
La mia dea è questa.
Lo stile autore anno è il miglior compromesso tra informatività e sintesi.

Sul problema dello spazio ocupato nel testo nel caso di autori multipli, c’è una soluzione valida: usare lo stile autore anno in nota. È una scelta frequente, anche se si consuma un po di carta in più. O eventualmente usare un criterio misto: nel testo quando si vuole che il riferimento sia immediato (si veda l’esempio di Lorenzo) e in nota quando si tratta di un riferimento di approfondimento.

Sui giuristi sono d’accordo. D’altra parte la “giurisprudenza” sopravvive grazie anche alle contorsioni linguistiche dei legislatori. Gli avvocati sono contenti di questo: se le leggi fossero chiare ci sarebbero la metà delle cause. 😯

Gli stili prolissi non hanno alcuna “ragione” a sostegno. Sono semplicemente il frutto della pedanteria filologica. Come già detto molte volte, se a qualcuno disturba qualcosa come “Kant (2002)”, perché sarebbe anacronistico e potrebbe essere confuso con autori contemporanei, si può (anzi, in questo caso direi: si deve) usar una sigla (KrV, KU). E così per tutti i classici. Se le sigle non ci sono el si inventano e si fa una lista delle abbreviazioni. Le latinitates (ivi, ibidem, ecc.) sono nate proprio come risposta assurda alla situazione assurda di dover scrivere molte volte: “Kant, Critica della ragion pura”.
La motivazione avanzata da Claudio, nella parte di avvocato del diavolo, a sostegno degli stili prolissi non regge. Vi propongo questo dialogo, con la speranza di farvi anche sorridere.

Ivan. Lo stile autore anno fa vedere subito a chi ci si riferisce
Obiettore: Sì, però ci possono essere confusioni
Ivan: È vero. Ma se le confusioni riguardano dei classici, ci sono delle sigle consolidate. Confusione risolta.
Obiettore: Certo, ma se si tratta di un autore moderno?
Ivan: Se la confusione riguarda autori moderni sufficientemente importanti (o molto citati nel testo) le sigle possono essere create, così il lettore, scorrendo la lista delle sigle si farà un’idea degli autori di peso richiamati nel testo.
Obiettore: Rimane sempre il fatto che lo stile autore anno non fa vedere immediatamente di quale opera si tratta.
Ivan: Vero, ma se l’autore è sveglio e interessato all’argomento non avrà difficoltà a memorizzare il riferimento di “Penrose (1989)” dopo averlo controllato una sola volta in bibliografia.
Obiettore: Sì, ma ci potrebbero essere centinaia di voci relative a Penrose.
Ivan: In questo caso è molto probabile che si tratti di un’opera strettamente legata a questo autore (o vicina. Che ne so, una storia della fisica contemporanea), quindi immagino che il lettore sia o diventi presto avvezzo alla cronologia delle opere di Penrose, almeno delle più importanti.
Obiettore: Non mi convince
Ivan: Se non ti convince usa le abbreviazioni. Puoi prendere quelle già in uso (se esistono) o crearle tu: scriverai Emperors per intendere The Emperor’s New Mind e Shadows per intendere Shadows of the mind.
Obiettore: Mi hai convinto.
Ivan: Bene, se vuoi approfondire cfr. il mio Come abusare del linguaggio ordinario, in «Studi in onore di Gorgia», cit., pp. 001-010 e ivi, pp. 010-001. Vedi anche Id. Come abusare della filosofia, «Studi in onore di Socrate», cit., capp. 0-1 ss.

Senza nessuna pretesa. Credo che la questione debba essere presa con la dovuta leggerezza 😉

Perdonatemi l’euforia, ma il mio corso su LaTeX sta ottenendo un successo inaspettato 😀

Ciao
Ivan

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