Il problema di spezzare un URl è quello della coperta corta. L’ideale, IMO, sarebbe quello di non spezzare proprio oggetti del genere, ma proprio a volte non si può fare altrimenti. Le soluzioni sono queste.
1.
Lo si spezza solo in punti tattici (diciamo dopo un punto o una barra), accettando che LaTeX, per mantenere la giustificazione, dilati gli spazi bianchi presenti. La bibliografia attuale dell’Arte è composta così, con risultati in genere piuttosto buoni.
2.
Lo si spezza solo in punti tattici e, per mantenere la giustificazione, si accetta che LaTeX inserisca degli spazi bianchi tra i vari caratteri che compongono l’URL (se ben ricordo, all’inizio gli stili philosophy facevano così). Brutto: perché il font a spaziatura fissa non è più… a spaziatura fissa.
3.
Lo si spezza solo in punti tattici e si rinuncia alla giustificazione. Anche questa è una possibilità, IMO accettabile.
4.
Non lo si spezza e si lascia che l’URL sbordi. Questa mi convince molto meno.
5.
Si spezza l’URL dovunque, pur di avere la giustificazione, creando gli effetti di straniamento che dicevo.
Tutte queste soluzioni hanno, naturalmente, pro e contro. La soluzione perfetta non esiste: è il problema della coperta corta, dicevo.
Lehmann ha optato per l’ultima soluzione? Va bene.
Però per favore, guarda questo orrore.
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Orrore.png
Come vedi (anche prescindendo dall’effetto di straniamento di quegli URL spezzati), la giustificazione orizzontale non è venuta.
Di sicuro, una bibliografia così non è a regola d’Arte.
Che faccio, torno a natbib? 🙁
Ciao,
L.
P.S.
Vero, il mega URL che riporti non si può spezzare in punti tattici, ma di URL così ce ne sono proprio pochi, e mi sanno di “precario”. Per esempio, anziché il tuo URL si potrebbe dire qualcosa come “il motore di ricerca avanzata di http://www.guit.sssup.it”, e si sarebbe (quasi) a posto.