illinguista1972″ post=65052Mi sembra che ultimamente siano numerosi gli interventi sui problemi di codifica, ai quali si danno, in fondo, sempre le stesse soluzioni.
Siccome io e Lorenzo abbiamo impiegato molto del nostro tempo sul paragrafo che parla delle codifiche e dei loro possibili problemi, vorremmo sapere (non ho sentito Lorenzo, ma mi permetto di includerlo in questa richiesta) se quelle due paginette mancano di qualcosa.
Dovrebbero essere più specifiche? Dovrebbero riportare qualche caso particolare? Noi lì abbiamo assunto che chi lavora su un sorgente sia anche chi l’ha scritto, per cui non si pone il problema. Ma mi pare proprio che l’eventualità di aprire .tex presi qua e là non sia così peregrina.
Che ne pensate?
Ciao
Tommaso
Ciao Tommaso.
Premettiamo innanzitutto che comunque voi scriviate l’Arte arriveranno ugualmente richieste di
aiuto per le codifiche perché è un argomento tipicamente da addetto ai lavori e perché non
tutti hanno voglia e pazienza, purtroppo, di documentarsi prima (anche perché basterebbe prendere
Wikipedia o qualche altro milione di siti che le spiega).
Detto questo ritengo che un argomento come la codifica di input sia una cosa che o va spiegata
come si deve oppure non va spiegata per niente. Idem per quella di output, un concetto ancora
più complicato.
A tal proposito, a me non piace né l’Arte né la Guida GuIT (né altre guide lette finora).
La prima perché semplifica troppo, per la serie “Make everything as simple as possible, but not simpler”.
Semplifica a tal punto che tanto valeva dire “fate così e basta”, rimandando poi a un’appendice
per le spiegazioni e per i suggerimenti per le conversioni.
La Guida di Claudio invece non è chiaramente adatta a un principiante perché troppo approfondita
e, se posso permettermi la critica, non chiarissima. Personalmente quando cerco di spiegare cos’è una codifica di
input seguo più o meno questo approccio:
1. TeX così come ogni altro linguaggio di programmazione “lavora” con file di testo
2. Cos’è un file di testo: un file di testo è un file contenente una sequenza di bit che, interpretata
secondo una certa “tabella di conversione”, corrisponde solamente a una sequenza di caratteri.
3. Queste “tabelle di conversione” da sequenze di bit a caratteri vengono chiamate “codifiche”.
Se per esempio in un file di testo la sequenza di bit è 01100011011010010110000101101111
questo equivale, secondo la codifica ASCII e UTF-8, alla parola “ciao”. Provare per credere.
Pertanto quando scriviamo o leggiamo un file di testo, dobbiamo impostare l’editor con la
codifica voluta o necessaria
4. TeX è in grado di compilare solamente sorgenti scritti in codifica ASCII, che per l’utente
equivale a dire file di testo che contengono i 128 caratteri dell’ASCII (no lettere accentate, ecc…)
5. Si pone allora la domanda di come possa scrivere per esempio la lettera “é” (lettera che esiste
nella codifica UTF-8 ma non nell’ASCII).
6. Per farlo si scrivono sequenze apposite \’e che LaTeX poi trasforma nell’opportuno carattere.
7. C’è un modo per scrivere con codifiche che comprendono più caratteri senza dover digitare
quelle sequenze complicate? La risposta è sì e lo si fa grazie al pacchetto inputenc.
8. Ecc… ecc…
E analogamente per la codifica di output. Ma forse questo modo è troppo complicato per una guida
di base. Non so.
Per concludere credo che il problema non si risolverà mai finché l’utente avrà possibilità di scelta.
Infatti a LaTeX si avvicinano anche persone a digiuno di informatica che ignorano completamente
il concetto di codifica per un file di testo. L’unica salvezza è che in futuro si passi a obbligatoriamente
a utf8 ed eventualmente che gli editor vengano equipaggiati con un opportuno strumento di
riconoscimento di codifica e conversione verso utf8.
Ciao ciao.
Fra