Re: TexShop

#66011
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francesco.biccari” post=65060
Ciao Tommaso.

Premettiamo innanzitutto che comunque voi scriviate l’Arte arriveranno ugualmente richieste di
aiuto per le codifiche perché è un argomento tipicamente da addetto ai lavori e perché non
tutti hanno voglia e pazienza, purtroppo, di documentarsi prima (anche perché basterebbe prendere
Wikipedia o qualche altro milione di siti che le spiega).

Io direi che vale la seconda. 🙂 Quelli che si documentano preventivamente sono ancora solo una parte degli utenti di LaTeX, che spesso si avvicinano al programma solo per imposizione dei propri relatori.

francesco.biccari” post=65060
Detto questo ritengo che un argomento come la codifica di input sia una cosa che o va spiegata
come si deve oppure non va spiegata per niente. Idem per quella di output, un concetto ancora
più complicato.

A me non sembrano concetti così complicati. Lo diventano se non si legge qualcosa prima, o se quel qualcosa scritto prima non è scritto in modo adeguato. Chi apre Writer di OpenOffice.org e si mette a scrivere un documento non si cura minimamente della codifica con cui verrà scritto. Chi scrive un documento con LaTeX, invece, deve curarsene. E se ne può curare caricando due pacchetti e impostando opportunamente l’editor. Non mi pare che ci vogliano studi approfonditi per impararlo 😉

francesco.biccari” post=65060
A tal proposito, a me non piace né l’Arte né la Guida GuIT (né altre guide lette finora).
La prima perché semplifica troppo, per la serie “Make everything as simple as possible, but not simpler”.
Semplifica a tal punto che tanto valeva dire “fate così e basta”, rimandando poi a un’appendice
per le spiegazioni e per i suggerimenti per le conversioni.
La Guida di Claudio invece non è chiaramente adatta a un principiante perché troppo approfondita
e, se posso permettermi la critica, non chiarissima. Personalmente quando cerco di spiegare cos’è una codifica di
input seguo più o meno questo approccio:

1. TeX così come ogni altro linguaggio di programmazione “lavora” con file di testo
2. Cos’è un file di testo: un file di testo è un file contenente una sequenza di bit che, interpretata
secondo una certa “tabella di conversione”, corrisponde solamente a una sequenza di caratteri.
3. Queste “tabelle di conversione” da sequenze di bit a caratteri vengono chiamate “codifiche”.
Se per esempio in un file di testo la sequenza di bit è 01100011011010010110000101101111
questo equivale, secondo la codifica ASCII e UTF-8, alla parola “ciao”. Provare per credere.
Pertanto quando scriviamo o leggiamo un file di testo, dobbiamo impostare l’editor con la
codifica voluta o necessaria
4. TeX è in grado di compilare solamente sorgenti scritti in codifica ASCII, che per l’utente
equivale a dire file di testo che contengono i 128 caratteri dell’ASCII (no lettere accentate, ecc…)
5. Si pone allora la domanda di come possa scrivere per esempio la lettera “é” (lettera che esiste
nella codifica UTF-8 ma non nell’ASCII).
6. Per farlo si scrivono sequenze apposite \’e che LaTeX poi trasforma nell’opportuno carattere.
7. C’è un modo per scrivere con codifiche che comprendono più caratteri senza dover digitare
quelle sequenze complicate? La risposta è sì e lo si fa grazie al pacchetto inputenc.
8. Ecc… ecc…

Qui posso essere d’accordo con te. Forse noi semplifichiamo troppo (ma ricordiamo che i lettori cui l’Arte si rivolge sono lettori tendenzialmente inesperti) e Claudio invece va più nel dettaglio, com’è giusto che sia nella sua guida, rivolta a lettori diversi dai nostri. Io credo che una spiegazione come la tua stia bene nella guida GuIT, magari modificata, ma non certo nell’Arte, dove assumiamo che i fiile sorgenti vengano scritti da chi poi li userà. Anche se questo non dovesse essere, ripeto che per me non ci vuole molto a sistemare le cose:

1.
LaTeX è un programma un po’ diverso dagli altri anche perché richiede esplicitamente l’indicazione sia della codifica con cui verrà scritto il testo sorgente, sia di quella con cui verrà composto il documento mostrato nell’anteprima.

2.
La prima si indica come opzione al pacchetto inputenc.

3.
La seconda si indica come opzione al pacchetto fontenc.

4.
È obbligatorio che la codifica con cui è impostato l’editor che si usa (recuperabile nelle preferenze) coincida con quella assegnata a inputenc, altrimenti molti caratteri appariranno strani. Provare per credere.

Stop. Fine. Basta. Questa è la linea dell’Arte, in cui si dice “come fare per” e non “come funziona questo e quell’altro”. Che difficoltà pongono le cose che ho appena scritto? Nessuna, converrai. Bastano a chi deve scrivere tesi e contemporaneamente imparare il programma? Direi di sì 🙂

francesco.biccari” post=65060
E analogamente per la codifica di output. Ma forse questo modo è troppo complicato per una guida
di base. Non so.

Credo di sì.

francesco.biccari” post=65060
Per concludere credo che il problema non si risolverà mai finché l’utente avrà possibilità di scelta.
Infatti a LaTeX si avvicinano anche persone a digiuno di informatica che ignorano completamente
il concetto di codifica per un file di testo. L’unica salvezza è che in futuro si passi a obbligatoriamente
a utf8 ed eventualmente che gli editor vengano equipaggiati con un opportuno strumento di
riconoscimento di codifica e conversione verso utf8.

Questa è la vera sfiga. Se TUTTI gli utenti installassero una distribuzione completa e usassero editor Unicode-compatibili e si abituassero a scrivere

`\usepackage[utf8]{inputenc}`

sono convinto che almeno una parte di messaggi su questo forum non avrebbe ragione di esistere. Ma purtroppo c’è scelta, e non tutti gli editor supportano Unicode. Però alcuni lo fanno: perché continuare a usarne altri?

Se poi ci si trova a dover lavorare su file provenienti da terzi, allora l’Arte spiega anche come fare per.

1.
Apri il file e guarda l’opzione a inputenc.

2.
Chiudi SENZA SALVARE.

3.
Reimposta la codifica del tuo editor, oppure apri il file con una codifica scelta “al volo” (TeXShop permette di farlo).

4.
Lavora serenamente sul file, componilo e salvalo.

5.
Impara una volta per tutte a usare i commenti speciali e usa editor capaci di interpretarli (TeXworks, TeXShop e Aquamacs Emacs): salvano la vita a te e a quelli cui dai i tuoi sorgenti. Nell’Arte ci sono soltanto i commenti per definire un documento master, e non quelli per le codifiche. Lorenzo non li ha voluti 🙂 Io li uso sempre: hanno la precedenza su tutto.

Ciao
Tommaso

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