1) LaTeX usa diverse codifiche per i font con cui comporre un documento; se scrivi in italiano usi i caratteri latini: ciascuno carattere una sua posizione nella tabella dei caratteri, per esempio “A” usa la posizione 65. Nella tabella dei caratteri greci la posizione 65 è occupata da un altro segno, nella tabella dei caratteri cirillici quella casella è occupata da un altro segno ancora; questa corrispondenza fra “indirizzi’ (come l’indirizzo 65 dell’esempio di sopr) e il particolare segno che viene collocato sulla pagine si chiama codifica. Per i caratteri latini LaTeX può usare due codifiche: la T1 contiene anche le lettere accentate, le lettere con la cediglia sotto o la tilde sopra, mentre la OT1 non contiene le lettere con gli accenti e quando bisogna comporre in una lingua che contiene lettere accentate il programma ricorre a procedure di sovrapposizione dell’accento alla lettera nella posizione giusta, ma queste procedure rovinano un poco l’algoritmo di divisione in sillabe.
2) A pari codifica LaTeX può usare diverse famiglie di caratteri, per esempio la famiglia di font con grazie, quella di font senza grazie, quella con i font monospaziati; queste famiglie di solito sono indicate con le sigle cm, cmsf, cmtt, per i font usati di default, ma altre collezioni di font hanno nomi diversi.
3) A pari famiglia si possono avere caratteri diversamente neri; questa caratteristica si chiama serie e c’è la serie media, quella nera, quella nera estesa.
4) A pari serie si possono avere diversi disegni dei caratteri; questa caratteristiche si chiama forma; si possono avere caratteri diritti, inclinati, corsivi, maiuscoletti, eccetera.
5) A pari forma si pososno avere diverse grandezze; questa caratteristica si chiama corpo; LaTeX di default lavora con il corpo di 10 punti tipografici (un punto tipografico è circa un terzo di millimetro), ma si possono scegliere diversi corpi sia per comporre il testo oronario, sia per i titolo di vario rango, sia per i testi di minori importanza che possono essere composti con corpi minori del normale.
6) A pari corpo le righe di testo possono essere composte con un diverso avanzamento di riga, impropriamente chiamato interlinea; normalmente l’avanzamento di linea è del 20% maggiore rispetto al copro, ma può essere anche di più o di meno.
Bene con qualsiasi codifica e con qualunque famiglia, la serie media contiene la forma maiuscoletta, mentre le serie nera e e=nera estesa non contengono quella foram, I font monospaziati con qualunque codifca non hanno la serie nera per niente; i font sena grazie non hanno la forma corsiva.
Quindi non sono presenti tutte le possibili combinazioni di codifica/famiglia/serie/forma/corpo ma ce ne sono molte.
Tornando al tuo caso se vuoi usare il maiuscoletto va benissimo, ma non ottieni nulla se cerchi di renderlo nero con \textbf{…} oppure con l dichiarazione \bfserie, perché la serie nera maiuscoletta non esiste.
So che ci sono dei font che la contengono, ma non so quali siano e in ogni caso bisogna disporre delle loro versioni vettoriali per comporre il file PDF, e devono essere installati nella macchina (operazione spesso difficile se i font sono stati scaricati da siti che non hanno nulla a che vedddere con il sistema TeX). Insomma bisogna che ti accontenti della serie media.
Aggiungo un’altra considerazione: La forma maiuscoletta è già di per sé un modo per mettere in evidenza le parole, metterle anche in nero (se fosse possibile) sarebbe come evidenziarle due volte; questa è una pratica discussa e genralmente non raccomandata in tipografia ben fatta.