lorenzo.pantieri” post=67807
Avere la doppia pagina sia della traduzione che dell’edizione originale come consiglia Ivan mi pare però un po’ difficile nella pratica.
Penso che di regola si abbia a disposizione la traduzione (oppure, la riedizione) e non l’edizione originale (che magari risale a secoli fa). In ogni caso, dare entrambe le pagine sembra forse un eccesso di zelo.
Non è un eccesso di zelo. Nei lavori seri di filosofia è d’obbligo confrontare sempre la traduzione. Non tanto perché il traduttore si potrebbe essere sbagliato quanto perché potrebbe aver adottato un’interpretazione originale, che dice di più o di meno di quant l’autore intendeva dire. Negli autori antichi il confronto con l’originale va sempre fatto. Con i tedeschi vale la stessa regola. Meno problematici sono gli autori inglesi, francesi, spagnoli. Se hai a disposizione la traduzione il lettore non disprezzerà l’indicazione delle pagine “orginali”. Se poi l’opera ha una paginazione diversa, è meglio usare quella più universale. I pensieri sono numerati…
lorenzo.pantieri” post=67807
Un’ulteriore soluzione che ho visto usata (forse indicata anche dai criteri della APA) è di citare entrambi gli anni, ad esempio [Pascal, 1699/1962, p. 100]. Così si ha il massimo dell’informazione, anche se può essere esteticamente un po’ brutta.
Anche qui, mi pare un eccesso di zelo.
Ok, resta il problema di come produrre “[Pascal, 1600: 12]”. Se i riferimenti sono molti, trovo che tutte quelle “p.” e “pp.” siano fastidiose, oltre che sostanzialmente inutili! 🙂
Indicare l’anno della traduzione mi pare proprio superfluo. Lo troverei sensato solo se la traduzione è rilevante, per esempio, se si basa su una particolare interpretazione di un termine originale. Tutte cose frequenti nella (storia della) filosofia.
Per la question delle pagine scrivi:
`\DeclareFieldFormat{postnote}{#1}`
Ciao
Ivan