Io conosco il Chicago Manual of Style.
Attenzione: anche se negli USA è ricnoscuto come la Bibbia im merito allae questioni di comunicare via stampa, in realtà, pur essendo molto tollerante su questo punto, è il manuale di istruzioni per la Chicago UNiversity Press. Negli anni e nelle successive edizioni, visto il favore che incontrava nei lettori, ha sfumato l’aspetto prescrittivo per la specifica University Press in modo da acquisire una validità più generale.
È uno dei pochi mauali che parla della composizione della matematica, ma ho già scritto lor un lettera per lamentare la cattiva qualità degli esempi che usano per mostrare il modo corretto di comporre la matematica, e, visto che si trovano Negli USA ho consigliato loro di rivolgersi al mondo TeX, in particolare alla AMS (American Mathematical Society) e ho segnalato loro le norme ISO, visto che valgono anche per gli USA. Ho ricevuto una gentile risposta, ma siccome non posso comperarmi ogni nuova edizione del Manuale via via che viene pubblicata (e già ho tribolato a procurarmi l’edizione di cui dispongo, non sono in grado di dire se i miei suggerimenti siano stati accolti in tutto o in parte o per niente.
Ho la sensazione che l’Oxford Manual of Style sia più vicino ai gusti europei, anche se filtrati attraverso un occhio molto British, ma confesso non ne ancora mai avuta in mano una copia.
Il manuale di Lesina è decisamente vecchio; l’attuale Nuova versione, è una versione postuma, visto che è stata pubblicata dopo la sua morte; probabilmente il Nuovo si riferisce alla veste editoriale, certamente non al contenuto. Mi sarei aspettato che il manuale di scrittura e di stile, l’ultimo nato in questo campo presso la Zanichelli sostituisse meglio il manuale di Lesina; purtroppo il progetto era troppo ambizioso e sono sfuggiti molti erroretti e inconsistenze. Ma non ne ho un giudizio negativo; mi piacerebbe che le inconsistenze fossero eliminate, ma personalmente sono spesso in grado di rendermene conto e di eliminare l’informazione “sbagliata”.
Temo che in questo settore nemmeno il Serra sia da portare ad esempio; anche questo testo nasce come istruzioni editoriali, ma è pieno di errori e fastidioso per le innumerevoli ripetizioni, ripetute anche nella prefazione, e nelle postafazioni una delle quali di Tschichold; non mi sarei aspettato certi errori da uno che insegnava Composizione Tipografica alla Scuola diretta ai fini speciali in Arti e Scienza della Stampa. Tuttavia così è.
Temo che oggi sia difficilissimo scrivere un buon manuale di stile per la stampa; siamo troppo “moderni” rispetto al ‘500, per sapere che cosa voglia dire “stampa”; nel ‘500 il libro era ancora una cosa di lusso; è vero che Aldo Manuzio stesso aveva cominciato delle collezioni divulgative non legate o, diremmo oggi, brossurate (non era nemmeno la vera brossura che conosciamo oggi) , per ridurre i costi e per rendere il testo più accessibile a chi sapeva leggere. Tuttavia, a parte le ricche legature in cuoio, con ornamenti in foglia d’oro, oppure i semplici pacchettini di segnature non cucite di Manuzio, il contenuto variava molto nel prezzo, ma era sostanzialmente simile. Oggi si stampa qualunque cosa, per qualunque lettore, anche storie completamente disegnate, senza neanche una parola, ma solo dei disegni (e senza fumetti); o solo fotografia, senza neanche le didascalie (ho in mente il bellissimo Cielo, pubblicato anche in italiano dalla National Geographic).
Un libro per bambini è molto diverso da un saggio di filologia; un manuale non può coprire entrambi, altrimenti non è più un manuale, ma una enciclopedia. E un saggio di filologia è molto diverso da un libro di testo di Sintesi dei circuiti passivi (mi cito un mio testo); io ho scritto macro per filologi, come ho scritto macro per me stesso per disegnare i circuiti che insegnavo a sintetizzare,
ma si tratta di cose che non rientrano nella generalità degli stampati. A Urbino c’è una scuola estiva di incisione, KAUS, dove ogni estate c’è una raccolta di maestri incisori provenienti da tutto il mondo, e allievi incisori che vengono dai quattro angoli della terra; spesso il loro lavori di incisione sono rilegati in libri prodotti in pochissime copie, con le incisioni originali, legati/cuciti a mano, incassati o incartonati in copertine preziose fatte a mano; Anche questa è stampa; ma un manuale non ne può tenere conto. Anche un facsimile del codice Vaticano (scritto e miniato a mano verso la fine del ‘400, visto che il Duca è morto nel 1482 (praticamente un mese prima che Colombo arrivasse in America) che il papa Clemente Albani (urbinate) prese dalla biblioteca di Federico di Montefeltro (Gubbio, 7 giugno 1422 – Ferrara, 10 settembre 1482) e mise nella biblioteca vaticana; qualche anno fa ne furono fatte alcune copie anastatiche, stupende, che costano parecchi biglietti da 1000€ ciascuna (a Urbino oggi ci sono tre copie, visibili a distanza ravvicinala dai visitatori); anche quella è stampa, ma i manuali non ne possono tenere conto.
Bringhurst è un bel manuale, ma non dice praticamente niente sulla composizione della matematica e quel poco non è esattissimo; se tanto mi da tanto, anche il resto potrebbe essere non essere esattissimo.
Con questo non voglio denigrare i manuali; altrimenti perché dedicherei in prima persona a scrivere guide e manuali epr l’uso di LaTeX? Non affermo che i manuali che curo o che scirvo siano dei Vangeli nel campo della tipografia, anzi; penso che un vero artista tipografo avrebbe molto da ridire. All maestro tipografo Tallone che ho l’onore di conoscere, non ho mai dato una copia dei miei scritti e quindi non mi ha mai potuto massacrare distruggendomi il mio lavoro; ma penso che se gli sporgessi anche un piccolo esempio dei mie scritti, non arriverebbe nemmeno a toccare la superficie del suo tavolo di lettura, ma andrebbe direttamente nella pattumiera. però penso che tutti noi dovremmo darci da fare per mettere insieme un qualcosa che ti potesse parzialmente soddisfare e che potresti definire manuale accettabile per quel tipo di tipografia che si può fare con LaTeX e compagni.