Re: suftesi: classe per tesi in discipline umanistiche

#49489
OldClaudio
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    Forse non mi sono spiegato bene. Ma non vorrei essere polemico con nessuno: sto solo esprimendo delle mie considerazioni in merito alla classe suftesi.
    Certo il nome richiama le tesi; la classe è adatta a qualunque scritto, direi; anche Classic Thesis richiama le tesi, ma anche Lorenzo l’ha usato per scrivere libri e per costruirci sopra un pacchetto di estensione che serve essenzialmente per libri, ma anche per tesi, volendo. In fondo anche una tesi è un libro, quindi…

    Solo che la tesi richiede una pagina del titolo contenente un mucchio di informazioni e disposte solitamente secondo precise prescrizioni delle facoltà o degli atenei. La difficoltà di creare un frontespizio del genere è tale che un programma creato da chi ne è in grado (Enrico) può svolgere il lavoro richiesto per venire incontro alle richieste (burocratiche) più svariate.

    Ma dal documento di Peter Wilson: memdesign.pdf, cito:

    The title-page states, in words, the actual title (and sub-title, if there is one)
    of the book and the name of the author and publisher, and sometimes also the number of illustrations, but it should do more than that. From the designer’s point of view, it is the most important page in the book: it sets the style. It is
    the page which opens communication with the reader. . .
    If illustrations play a large part in the book, the title-page opening should,
    or may, express this visually. If any form of decoration is used inside the book, e.g., for chapter openings, one would expect this to be repeated or echoed on the title-page.
    Whatever the style of the book, the title-page should give a foretaste of it. If the book consists of plain text, the title-page should at least be in harmony with it. The title itself should not exceed the width of the type area, and will normally be narrower. . .

    Ora è evidente (per me, voglio dire) che nessun programma può realizzare quelle sottigliezze che sono espresse nel testo citato, (Ruari McLean; vedi lla citazione nella pagina 59 di memdesign.pdf; texdoc memdesign); ci viole la sensibilità che anche un buon programma non può avere.

    Certo modelli preconfezionati ci sono e Wilson ne mette a disposizione diversi (pacchetto tilepages; texdoc titlepages) che sono abbastanza belli ma certamente asettici. Basta usarli e qualunque utente anche principiante è a posto; basta che legga la documentazione e guardi con attenzione le figure riportate (che sono poi sostanzialmente le stesse che appaiono in memdesign,pdf).

    Allora il materiale preconfezionato esiste; i frontespizi ottenuti sono tutti decorosi. ma sono asettici. non esprimono l’anima del testo; I loro codci danno delle ottime idee a LaTeXiani esperti per confezionarsi un frontespizio che possibilmente esprima anche l’anima del suo testo; non è detto che ci riesca, ma certamente usando i modelli preconfezionati non ci riesce di sicuro.

    Il contenuto del frontespizio “normale” è semplicissimo: autore/i, Titolo, eventuale sottotitolo, casa editrice, luogo anno, logo della casa editrice; quindi concentrarsi sul contenuto non ha lo stesso senso che ha quando ci si occupa del testo; per il frontespizio queste poche informazioni, alcune delle quali facoltative, devono apparire in modo corretto perché la tipografia esprima al lettore quelle sensazioni di cui parla Ruari McLean. Quindi è proprio l’apparenza quella che conta, perché il contenuto è scontato.

    Ecco quindi che avere un ambiente “frontespizio” dove basta specificare le poche informazioni indispensabili con quei pochi comandi come \author, \title, \subtitle, eccetera, non risparmia un gran che, cioè risparmia solo le informazioni di formattazione \vspace{…} e \large, \centering e simili; è qualcosa, ma non è molto, perché il frontespizio verrà fuori in modo asettico; può andare bene per i frontespizi di una collana, o per le tesi di una data università, ma non va bene per un libro, stando a McLean.

    Ci si può accontentare, ma per fare le cose per bene bisogna studiare molta tipografia ed avere una bella fantasia creativa. Come ho scritto prima, io ho studiato molta tipografia, non so ne ne ho studiata abbastanza, ma non ho abbastanza fantasia creativa; quindi mi accontento, sebbene cerchi sempre di usare l’ambiente titlepage per fare le cose a modo mio cercando di esercitare quella poca fantasia creativa che mi ritrovo. Invito gli altri utenti a non seguire il mio esempio, ma di riferirsi ai modelli preconfezionati di frontespizio (il pacchetto titlepages contiene una quarantina di modelli preconfezionati e si possono usare anche con suftesi); poi se hanno fantasia creativa e capacità programmatorie potranno imparare a fare i frontespizi che vogliono, magari bellissimi e adattissimi ai loro testi, come auguro loro.

    Se suftesi consente/consentisse di avere almeno un modello completo di frontespizio per libro, non sarebbe male; un solo frontespizio per libri, non una quarantina di frontespizi diversi, non sarebbe male; Ivan potrebbe adattarne uno della quarantina di modelli di Wilson e non ci spenderebbe nemmeno tanto tempo.

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