Ma le immagini raster sono i codici a barre?
Io per i codici a barre mie ero copiato una quindicina di anni fa quello che oggi è diventato il pacchetto ean, se non ricordo male il nome, e l’avevo modificato per le mie necessità particolari (volevo poter usare esternamente solo il numero specifico dell’oggetto-libro, e il resto del codice ce l’avrebbe messo il codice, calcolando anche la cifra di controllo. Poi quando è uscito il codice ISBN a 13 cifre, di fatto producente il codice ean, la casa editrice mi aveva chiesto di produrre un codice a barre formato solo dalle righe bianche e nere, con sotto il codice ean a 13 cifre e sopra il codice ISBN vecchio a 10 cifre.) ma non ho mai usato pstricks, perché il tutto veniva realizzato con i font OCR (di cui mi ero creato con mftrace i file pfb) e con i \vrule primitivi; quindi pdflatex ci lavorava sopra alla grande e il pdf usciva senza apparente consumo di tempo.
PSTricks è una cosa geniale, ma è tremendamente laboriosa. ps4pdf è migliore di latex+dvipdfm(x) perché fa tutto in un passaggio; nel senso che l’utente non deve eseguire due programmi ma quello soltanto; dietro le quinte c’è tutta la trasformazione degli ambienti pspicture dal formato dvi al formato pdf, quindi di fatto svolge lo stesso lavoro che fanno anche i pacchetti pst2pdf e simili, ma il vantaggio è che il programma di tipocomposizione che viene fatto girare è sempre e soltanto pdflatex, per cui il file prodotto contiene anche quelle azioni che derivano dalle istruzioni primitive di pdftex, il motore di composizione sottostante, per esempio si possono eseguire le inclusioni di pagine di pdf esterni con pdfpages.
Uno script che lanciasse prima latex poi dvipdfm(x) farebbe forse prima, come tempo totale, ma il formato dvi intermedio non è in grado di sfruttare quelle speciali primitive di pdftex e quindi il file pdf finale non potrebbe beneficiarne. È un po’ il difetto che si presenta con XeLaTeX che passa attraverso un file “extended dvi”, ma che non può sfruttare completamente la microgiustificazione ne fare altre cosette che solo pdftex sa fare.
Probabilmente quei pacchetti come pst2pdf sono equivalenti all’uso di ps4pdf, perché il motore di composizione è sempre solo pdflatex, ma via via che si incontrano quelle figure scritte con pstrick, ci pensa il pacchetto di estensione a trascrivere il codice pstricks in file di servizio e, sfruttando \write18 lanciando dietro le quinte, latex, dvips+ps2pdf oppure dvipdfm(x), pdfcrop, e poi, tornando al file principale, includendo l’immagine scontornata prodotta a parte. Può darsi che questi continui passaggi da pdflatex al sistema con write18, e ritorno, rallentino la produzione del file finale, rispetto a quello che fa ps4pdf, ma non credo che ci siano delle differenze vistose; per altro le funzionalità delle primitive di pdftex vengono mantenute tutte.
A me è sembrato utile segnalare la possibilità di usare ps4pdf e di installare l’engine corrispondente in alcuni degli shell editor avanzati. Poi ciascuno, come hai fatto tu, sperimenta e decide quale strada seguire. Ma in effetti anche ps4pdf è solo una via alternativa ad altre, non offre vantaggi strabilianti.