Il tuo messaggio è arrivato nel cuore della notte, e non dico di essere stato sveglio tutta la notte, perché sarebbe una bugia immensa, ma ci ho pensato a lungo. sono arrivato alle stesse conclusioni di Enrico con l’aggiutna di qualche cosetta.
Divisa al bibbia in tanti file quanti sono i capitoli, ciascuno colo nome ottenuto agglutinando la sigla del libro col numero del capitolo (per esempio Mt2.tex), lo stesso programma (esterno a TeX, per esempio ono script perl, o python, o simili) dovrebbe provvedere a cirodare ogni versetto con le graffe precedute da un \@namedef{numero del versetto>}. In questo modo i 1000 file o giù di lì che si creerebbero sul disco, sarebbero tutti di dimensioni modeste e completamente marcati con il markup di LaTeX.
Il comando \branobibbia[opzioni]{Mt:2,5-16} oltre a scrivere il titolino “Dal Vangelo di…” e poi in fondo “Parola del Signore”, dovrebbe aprire un gruppo dove si imposta \makeatletter, poi
0) dovrebbe separare la stringa Mt:2,5-16 nelle sue componenti Mt, 2, 5-16 mediante l’uso dei comandi delimitati; al fine di generare il nome del file a leggere e di definire il versetto iniziale e quello finale;
1) importare con \input il file Mt2.tex
2) verificare se c’è un intervallo di versetti da comporre o se ce ne è uno solo
2a) se ce ne è uno solo, deve eseguire \@nameuse{
2b) se c’è un intervallo di versetti da scrivere deve eseguire un ciclo \@for, del nucleo di LaTeX, impostato con il numero iniziale e quello finale in modo da ripetere il ciclo il numero giusto di volte per eseguire iterativamente il comando \@nameuse{
3) chiudere il gruppo ed eseguire le operazioni finali, tipo scrivere “Parola del Signore”.
L’uso del gruppo fa sì che le definizioni eseguite con \@namedef con l’input del file del capitolo spariscono dalla memoria appena chiuso il gruppo; quindi l’operazione può tranquillamente essere ripetuta per ognuna delle tre lettura senza pericolo di sfondare la main memory del motore di composizione. Ci sarebbero anche alcuni dettagli da mettere a punto per i “libri” brevi non divisi in capitoli, come alcune lettere degli apostoli, ma sono dettagli rispetto all’intera operazione. Un altro dettaglio da mettere a punto potrebbe essere il testo da usare per il titolino: “Dal libro della Genesi”, “Dal libro dell’Esodo”, “dal libro dei Numeri”, dal primo libro dei Re”, “Dal vangelo di Matteo” “Dagli atti degli Apostoli”, “Dalla lettera di Paolo ai Romani”, “Dalla prima lettera di Pietro”, e via discorrendo, visto che fra maschili e femminili, preposizioni articolare, numeri ordinali, autore, e compagnia bella, ci sono molte svariate forme per comporre il titolino, quindi la cosa più semplice sarebbe quella di lasciare questo compito al compositore, magari imponendo due argomenti obbligatori, uno con il titolino, e uno con la sigla del libro, capitolo, versetti.
Spezzare l’intera Bibbia nei suoi capitoli sotto forma di database o di file marcati con il markup di LaTeX è un lavoro che deve venire eseguito a macchina, evidentemente, altrimenti a mano si ha tutto il tempo di diventare vecchi e di commettere infiniti errori, ma sostanzialmente le due cose si fanno con comandi diversi, ma sostanzialmente nello stesso modo.
Usare i file con il markup di LaTeX mi sembrerebbe più semplice che non caricare datatool, per esempio, ed eseguire ogni volta il parsing del database.
Tuttavia queste sono solo idee; tra il pensarle e il realizzarle ci sono di mezzo tante cose (“tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare”); per giunta bisogna realizzare con i comandi opportuni, il programma/script per spezzare la Bibbia come detto sopra.