Il tuo codice per tikz:
`
\secchio [fill=gray, fill ratio=0.9] at (0,0);
`
non sarebbe molto diverso dal codice (che non ho allegato, ma che ho scritto — non è adatto ai principianti) di pict2e che mi permette di scrivere
`
\put(0,0){\secchio{0.9}{gray}}
`
Il codice non è adatto ai principianti perché pict2e non permette di accedere ai suoi comandi interni di calcolo (benché un paio li abbia scritti io); nella fattispecie la geometria analitica non mi ha richiesto più di trenta secondi, ma lavorare un modo efficiente senza ricorrere ad altri pacchetti per eseguire i calcoli con numeri fratti mi ha richiesto una mezz’oretta; dico “senza ricorrere ad altri pacchetti esterni” perché si potrebbe ricorrere al pacchetto calc. ma lì ci sarebbe un altro manuale da studiare per il nostro principiante. Il paragrafo Expressions di etex.pdf è solo una pagina, ma credo che sia abbastanza ostico per un principiante (con LuaLaTeX sarebbe più facile, ma prima di prendere la mano con il linguaggio Lua ce ne vuole… 🙁 ).
In ogni caso non so perché Lorenzo dica che sia più semplice lavorare con il mouse per i disegni qualitativi che non lavorare con il disegno programmato; o meglio, lo so, ma non sono completamente d’accordo; certo può essere una valida alternativa, ma non sono convinto che si ottengano disegni fatti meglio; per esempio i disegni dei secchi di Lorenzo non sempre hanno la barra della bilancia perfettamente orizzontale, (là dove deve essere in equilibrio) e in più di un disegno non ha terminato il contorno della figura esattamente sullo stesso punto da cui aveva cominciato. Questi sono i tipici difetti di quando si lavora con il mouse; Lorenzo è stato bravo tanto che questi difetti non si notano se non si ingrandisce molto la figura; tuttavia con il disegno programmato questi difetti non si manifestano. Il posizionamento dei punti sul grafico ha la precisione di qualche scaled point (1 sp = 1 pt / 2^{16}) cioè, teoricamente, di una manciata di nanometri, in pratica limitata dalla discretizzazione dello schermo o delle stampanti digitali.
Tikz è molto meglio di pict2e ma la curva di apprendimento sale molto lentamente (tracciato delle competenze acquisite in funzione del tempo — non so perché gli americani la chiamino “steep learning curve” la curva è tutto fuorché “ripida” — loro si riferiscono alla acquisizione della totalità delle competneze in un tempo definito), mentre con pict2e la manciata di comandi da imparare ammonta solo a una ventina e poi ci vuole solo l’inventiva per usarli e, magari, anche l’inventiva per scriversi delle macro. Con Tikz io non posso fare a meno di tenere aperta la finestra che mostra il manuale accanto alla finestra dove compongo il codice; con pict2e non lo faccio quasi mai.
Ho scritto nel 2006 anche il pacchetto curve2e (distribuito con TeX Live, recensito su The LaTeX graphics companion); è una estensione di pict2e che speravo di completare fino a permettermi di usare nomi simbolici per le coppie di coordinate, cioè per i nomi dei punti; ho lasciato il lavoro a metà perché contemporaneamente è uscito tikz che copre abbondantemente quello che volevo fare e che ho lasciato incompiuto. Per giunta per usarlo oltre alla geometria analitica sarebbe utile conoscere anche in numeri complessi…:shock: — no buono ber brincibiante 😛