Re: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX

#72626
lorenzo.pantieri
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    Ecco qui. Il paragrafo “Immagini vettoriali” a pagina 105 diventerà qualcosa del genere:

    Immagini vettoriali

    Le immagini vettoriali sono descritte da forme, possono essere scalate e deformate senza perdere in definizione e sono adatte soprattutto per grafici e schemi. Esistono sostanzialmente due modi per produrre immagini di questo tipo in un documento scritto con LaTeX:

    1. prepararle \emph{a parte} con programmi specifici (alcuni dei quali raccolti nel paragrafo 6.4.4 nella pagina successiva), esportarle in un formato opportuno (quelli più diffusi sono il PDF e il suo parente stretto EPS) e aggiungerle successivamente al proprio documento;
    2. “programmarle” con opportune istruzioni scritte \emph{direttamente nel sorgente}, usando gli strumenti che LaTeX mette a disposizione (quelli più diffusi sono l’ambiente standard picture, i pacchetti PGF, TikZ, PSTricks, Xy-pic e i programmi METAPOST e Asymptote: se ne veda la corposa documentazione).

    La prima soluzione ha il vantaggio presentare una curva di apprendimento più dolce e lo svantaggio di un (certo) compromesso sulla qualità: infatti lo stile (i font, per esempio) delle immagini prodotte in questo modo è di regola diverso da quello del documento principale. La seconda ha il vantaggio della massima qualità e coerenza stilistica, al prezzo di una curva di apprendimento ben più ripida. Va inoltre tenuto presente che per esigenze molto specifiche (matematica avanzata, disegno tecnico, eccetera) il ricorso a software dedicati può essere a volte indispensabile.

    Poi bisogna fare un paio di esempi completi del sorgente per dare un’idea delle potenzialità del disegno programmato con LaTeX: direi di mettere l’esempio del sombrero scritto da Liverpool e il grafo a pagina 91 del pgfmanual.

    Ciao,
    L.

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