illinguista1972″ post=72274Ma non mi dire che il più irriducibile nemico del disegno programmato in LaTeX ora ne sta diventando un virtuoso sopraffino! 😀
Si vede che che sono rimasto folgorato sulla via di Damasco… 😉
Scherzi a parte: non sono un virtuoso di pgfplots, ma ne sono un ammiratore entusiasta, lo sto imparando poco a poco, con gusto.
Nonostante sia un fan di pgfplots, sul disegno programmato tout court ho ancora qualche riserva. In questi giorni che sto studiando la cosa con occhi nuovi, sono rimasto sorpreso da quante siano le esigenze grafiche di un documento tecnico-sceintifico: il disegno di funzioni è una parte importante (capita abbastanza spesso di dover disegnare il grafico di una funzione), ma assolutamente minoritaria. Basta aprire un libro di Analisi I per rendersene conto…
Le esigenze grafiche sono di gran lunga superiori a quelle (diciamo) “testuali”. Se un documento come l’Arte mette in condizione l’utente di scrivere la parte testuale sua tesi, venendo incontro alla maggior parte delle esigenze più comune (sezionamento, indici, testatine, note, bibliografia, …), per soddisfare le esigenze grafiche di un utente “medio” sarebbe necessario un libro (meglio: un’enciclopedia) di migliaia di pagine. 🙁 (La cosa mi ricorda il confronto alfabeto/ideogrammi: gli ideogrammi sono infinitamente di più.) E affrontare la cosa con LaTeX può voler dire scrivere codice complicatissimo, fuori dalla portata dell’utente medio. Vedi l’esempio pluricitato dei maialini: l’utente “medio” potrebbe volere un grafico di quel tipo, ma il codice per produrlo è fuori dalla sua portata.
Insomma, il disegno programmato con LaTeX è uno strumento utilissimo: certe cose si possono fare con difficoltà analoga a quella impiegata per imparare altri programmi (fare un grafico di funzione con pgfplots non è più difficile che farlo con Mathematica; e se proprio si avesse bisogno di Mathematica, lo si può usare per fare i calcoli lasciando a pgfplots ll compito di fare il grafico); altre cose, invece, sono molto più difficili rispetto all’uso di un software dedicato. Altre volte (pensiamo a un progetto di un edificio), usare un software esterno è necessario. Questo mi sembra un approccio equilibrato alla questione: non si tratta di schierarsi pro o contro il disegno programmato: è uno strumento utilissimo, a volte può far comodo usarlo, altre volte no.
Di sicuro, la trasformazione della parte sulle figure nella prossima versione dell’Arte sarà un grosso cambiamento. 😉
Ciao,
L.