Re: fancyhdr e la carta intestata

#73204
robitex
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    kilroy” post=72315Grazie Claudio. Il problema è che il committente intende che io stampi il progetto sulla SUA carta intestata…trattasi di una barra variamente colorata, con scritte varie (enti più o meno pubblici che rilasciano il pagamento per il lavoro) e larga letteralmente tutta la pagina.
    Lo stesso dicasi per il pie’ di pagina. Diciamo che se uso la posizione centrale [C] per \includegraphics questa si andrà sempre a sovrapporre sulla testatina oppure sul \thepage del pie’ di pagina…e le cose non migliorano con un campo multilinea che sembra essre disponibile.
    La ragione per cui sto continuando a parlarne, è che in questo caso SEMBREREBBE che un odiato word processor WYSIWYG sia superiore: apro intestazione e pie’ pagina, ci ficco quello che voglio, e amen.
    Ovviamente LaTeX è chiaramente superiore per progetti già più complessi: per la gestione dei floats, delle formule, dei riferimenti, della biblio….elenco ridottissimo in quanto il sottoscritto è un fermo seguace della filosofia GOOD ENOUGH (non so se mi spiego):cool:
    Mah, a me piacerebbe dimostrare la superiorità dell’approccio di cui si parla qui in GUIT…ma per un problema così banale devo RTFM e così ci metterò del tempo. Se mai ci riuscirò.
    Sigh grazie per aver dato una spalla su cui piangere
    kilroy aka Gianpaolo

    Non ho mica capito.
    Se hai l’immagine logo basta che tu definisci le testatine includendole nelle definizioni del pacchetto fancyhdr (eventualmente puoi ricreare il logo in modo vettoriale con istruzioni grafiche).
    L’ho fatto anch’io una volta quando l’azienda per il centenario ha voluto inserire un logo particolare.
    Mi è bastato regolare le dimensioni con l’opzione width in \includegraphics ed in pochi minuti ho risolto ciò che i colleghi in word non hanno potuto fare e si sono accontentati di un jpg messo un po’ a caso. 8)
    … ma le finezze raramente sono apprezzate, quindi mi serve anche a me una spalla, robusta, su cui piangere 😀
    Ciao.
    R.

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