@illinguista1972: Non vedo differenze sostanziali nel tuo codice dove \centering è messo esattamente nella stessa posizione indicata da @frappask. Può darsi che sia colpa mia che non vedo bene i piccoli caratteri di queste schermate.
Tuttavia vorrei segnalare che le note nelle tabelle dovrebbero essere evitate, quindi il rozzo pacchetto threeparttable non dovrebbe venire usato; bene inteso questa è una mia opinione, ma credo che anche altri abbiano stigmatizzato l’uso di note nelle tabelle.
Detto questo ci sono altri metodi per inserire delle annotazioni che non richiedono di usare threeparttable e che richiedono lo stesso lavoro.
Proviamo a scrivere la tabella con la didascalia sopra dentro ad un ambiente table; la didascalia generata con \caption, come ho detto spesso è formata da tre parti:
1) l’etichetta, per esempio Tabella 3.15, che può essere seguita da un separatore costituito da un semplice spazio, oppure da due punti più spazio, oppure lineetta media spaziata prima e dopo, oppure…
2) il tiolo della tabella, costituito da una frase, spessissimo senza verbo e non terminata da un punto fermo finale, a meno che non ci sia anche la terza parte. Come tutti i titoli non dovrebbe avere nessuna punteggiatura finale, ma visto che questo titolo sarebbe in linea con l’eventuale terza parte, allora io il punto finale, solo in questo caso, ce lo metterei.
3) la descrizione, costituita da uno o più periodi, ognuno terminato dal punto finale.
Se il comando \caption fosse stato concepito con questa delucidazione in testa allora l’argomento facoltativo sarebbe la terza parte, solo il titolo andrebbe a finire nell’elenco delle tabelle assieme al numero della tabella o all’intera etichetta.
Ma le cose non stanno così, quindi se si usa la terza parte bisogna ripetere il titolo del comando nell’argomento di \caption, affinché nell’indice delle figure vada solo il titolo ma questo appaia anche nella didascalia inseme alla descrizione.
Tirato questo lungo fiato, le note vanno a finire nella terza parte; le si vuole etichettare? benissimo nella tabella si mettono i richiami con \ap{a}, \ap{b} (se si sta scrivendo in italiano il comando \ap è già definito e inserisce un apice; Lo stesso apice viene ripetuto nella descrizione dove trovano posto le note.
Naturalmente questa soluzione è valida se le note sono poche e brevi; possono venire scritte di seguito l’una all’altra.
Un altro modo: si compone la tabella dentro l’ambiente table con la didascalia sopra che contenga solo il titolo, senza nessuna descrizione. dopo la tabella si apre un ambiente quote (sempre dentro l’ambiente table, naturalmente) così le note possono venire inserite nell’ambiente quote precedute dal richiamo della nota come reso con \ap{a}, \ap{b}, eccetera.
Non si sta componendo in italiano? basta inserire nel preambolo l’equivalenza [tt]\let\ap\textsuperscript[/tt], oppure, sempre nel preambolo, si può definire un comando \ap fatto solo per le note che inserisca ad apice qualcosa in modo matematico, in modo che le lettere identificative appaiano in corsivo (matematico) ma lettere o numeri che siano sono tutti automaticamente a esponente, e quindi del copro giusto per stare ad esponente.
Sono quasi sicuro che entrambi questi metodi producono annotazioni migliori, sempre ricordando che le note alle tabelle non dovrebbero venire usate! 😀