Re: Stili biblatex-philosophy

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Alb” post=83765Ciao,

mi pare di avere scovato un piccolo errore in philosophy-verbose. Quando viene citato un @book o una @collection che contiene un campo “note”, e poi viene citata una sua parte, nella citazione dello @inbook o della @incollection viene stampato anche il campo “note”, così:

Carl Christian Ehrard Schmid, Wörterbuch zum leichtern Gebrauch der Kantischen Schriften, 2nd ed., enlarged, Cröker, Jena 1788
Carl Christian Ehrard Schmid, “Einige Bemerkungen über den Empirismus und Purismus in der Philosophie”, in Schmid, Wörterbuch zum leichtern Gebrauch der Kantischen Schriften cit., enlarged

In questo caso “enlarged” è contenuto nel campo “note” e dovrebbe essere stampato nella prima citazione, ma non nella seconda.

Non è l’unico campo che viene ereditato. Crossref eredita infatti tutti i campi,
o meglio, tutti quelli previsti nella macro usata. Oltre a note verrebbero ereditati anche addendum, pubstate, e i campi orig-.
Ora ho rivisto quella macro e gli unici campi ereditati sono: volume, part, isbn, doi, chapter, pages, eprint, url, related
Se uno di questi campi è dichiarato nella voce madre, si avrà anche nella voce figlio, a meno che
non ci sia anche in questa; in tal caso viene sovrascritto. Questo dovrebbe garantire il risultato
per la maggior parte dei casi. Per situazioni particolari, l’unica soluzione
è usare xref al posto di crossref. Nel tuo caso, per esempio, risolvi molto semplicemente facendo questa sostituzione.

samiel
Pacchetto ormaiirrinunciabile. Fra poco dovrò rimettere mano a un lavoro
la cui bibliografia (che risale a qualche anno ha) era composta con biblatex-philosophy.
Spero sia compatibile. Però concordo: no per caricare Ivan, ma un bel how-to
sarebbe quanto meno auspicabile

Non ricordo quanto ho cambiato, ma in ogni caso, se ci fosse
qualche problema, non sarà difficile renderla compatibile.
Per il how-to ho molte perplessità. La situazione è paradossale:
biblatex è potentissimo, ma per sfruttarlo appieno servono testi molto, molto lunghi.
Altrimenti lo sforzo richiesto per imparare tutti i trucchi non vale la candela.
Per esempio, io ho ormai chiaro il meccanismo alla base dei crossref e compagnia bella,
ma spiegarlo richiederebbe troppo tempo, e spazio. Per quale motivo, poi?
Per risolvere al massimo una decina di casi su cento.
La vera soluzione sarebbe rendere le bibliografie razionali, ma a monte.
Evitando innanzitutto i riferimenti incrociati: ogni voce il suo record. Punto.
Non parliamo poi dello stile verbose, che mi ha fatto impazzire, solo per cercare di avvicinarmi
ai risultati attesi da alcuni. E sono comunque dovuto scendere a compromessi, visto che
alcune cose proprio non si riesce ad automatizzarle.

Noi, al contrario, stiamo lavorando come dei gamberi.
Ci sono delle convenzioni totalmente illogiche, nate quando esisteva solo carta e penna
e ora cerchiamo di trovare una soluzione “elettronica” con un linguaggio che di per sé
rende difficile trattare situazioni illogiche, visto che alla base ha una logica robusta.

Io, nel mio piccolo, sto cercando di fare qualcosa, obbligando i laureandi a usare
lo stile autore-anno e a infischiarsene di certe convenzioni maniacali. Ma a parte il sottoscritto,
nessuno dei miei colleghi, partecipa a questa impresa.
Qualcuno mi ha confessato che non riesce nemmeno a concepire un saggio di filosofia
con citazioni autore-anno.

Ciao
Ivan

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