OldClaudio” post=84675Non credo che @samiel si diverta a mettere label formati da espressioni matematiche; sta semlicemente cercando di vedere se riesce a riprodurre qualcosa che ha trovato su qualche altro testo di logica.
Poi l’esercizio è diventato una specie di romanzo giallo dove bisogna trovare l’assassino.La mia soluzione funziona benissimo; quella di Enrico anche. La differenza sta essenzialmente nel fatto che io uso la roustificazione mediante il metodo LaTeX, mentre Enrico usa la robustificazione con il metodo di etoolbox.
Nella soluzione di Enrico con il test \ifmmode e gli \expandafter del caso, non viene passato nessuna argomento ai comandi \ap o \ped che restano in lista d’attesa per essere poi elaborati in un secondo tempo; sostanzialmente \textormath fa le stesse cose, in modo un filino più complesso (passando attraverso i comandi di babel \bbl@afterelse e \bbl@afterfi (che sono definiti anche in polyglossia} ma, anche se diverse in pratica, concettualmente si tratta delle stesse cose.
L’assasino del giallo è stato trovato; ora @samiel sa esattamente perché a lui le cose non venivano e per me è stato divertente scoprire che una cosa che ho usato per una ventina d’anni senza problemi è una questione di pura fortuna, dovuta al fatto che non ho mai messo etichette con espressioni matematiche e quindi i comandi \ap e \ped non hanno mai avuto occasione di mostrare la loro fragilità.
Ciao
Claudio
Ora ho capito pure io 😆
Ricordo di aver letto da qualche parte che uno degli obiettivi di LaTex3 è quello di eliminare (tutti o quanti più possibile) comandi fragili, ricordo male o ciò corrisponde al vero?
Grazie a tutti per le spiegazioni, anche a me non era mai capitato di definire etichette attraverso espressioni matematiche, ma è sempre bene capire cosa si cela dietro le quinte!
Saluti