Re: Trattamento delle immagini

#86118
OldClaudio
Partecipante
    Up
    0
    Down
    ::

    illinguista1972″ post=85570Di solito, se si ha bisogno di un’immagine (qui intendo immagine come foto o scansione, o altre cose simili, non un disegno fatto con TikZ o un grafico di pgfplots) la si va a pescare in Internet, la si salva, le si cambia l’estensione e basta. Al massimo la si ritaglia con un programma come Preview o GIMP o altro per isolarne un particolare.

    In realtà, qual è il trattamento corretto cui sottoporre le immagini prima di includerle nel documento? In particolare, dovendone inserire molte (non è il mio caso pratico, ma solo per poter dare consigli assennati), è raccomandabile renderle tutte delle stesse dimensioni, per esempio, oppure inserirle così come sono?

    Roberto ti ha mostrato una casistica diversa da quella che hai previsto nella tua domanda; e già questo illustra la complessità del problema. Non è facile dire alcunché sulle immagini, se no, secondo me, usare il buon senso con la conoscenza di che cosa sia una immagine raster o bitmapped che dir si voglia.

    Nella guida GuIT c’è scritto qualcosa a proposito del reaster a confronto del vettoriale e sono mostrati anche dei grafici fatti con Exel, uno salvato in pdf e uno salvato in png. Entrambi hanno un particolare ingrandito di 10 volte e la differenza è scioccante.

    Quindi:
    1) innanzi tutto non si deve cambiare l’estensione; l’estensione dice che cosa c’è dentro il file, come l’informazione ci è memorizzzata e quale algoritmo bisogna usare per riprodurre l’immagine; quindi l’espressione fiusta, casom mai, è “le si salva in un formato che possa essere gestito dai programmi di composizione del sistema TeX”; questo implica una diversa estensione, ma spiega che il fuoco è sul modo di salvare e registrare su disco l’informazione contenuta nell’immagine.

    2) per le fotografie a colori abbastanza sfumati, privi di forti contrasti il formato jpg va bene, mentre per i disegni al tratto (quelli che usa Roberto nelle sue relazioni tecniche) dove il contrasto fra la linea nera e lo sfondo bianco è massimo, ci vuole il formato png. I formati jpg e png sono entrambi compressi, ma jpg perde un poco di informazione, mentre png non ne perde alcuna; sono diversi algoritmi di compressione, e i risultati di resa sono corrispondentemente diversi. un disegno al tratto salvato in jpg presenta dei fastidiosissimi artefatti che ne possono rendere difficile la “lettura”; in una fotografia questi artefatti generalmente non si presentano; eppure ho una fota del punte sulla baia di Sydney con l’Opera House nello sfondo, dove i tiranti che sorreggono il ponte, già paralleli ed equispaziati per costruzione, formano righe con forte contrasto i cui artefatti si sommano come in fenomeno di interferenza e sembra che siano in numero doppio.

    3) La densità di pixel dell’immagine e quella del supporto dove l’immagine diventa visibile agli umani, sono essenziali; i pixel di solito vengono resi con dei rettangolini se devono essere riprodotti su un supporto che accetta una densità molto maggiore; se il supporto è lo schermo che ammette l’uso di “lenti” virtuali per esaminare certi dettagli, ma comunque ammette diversi fattori di scala che consentono dinamicamente di ingrandire l’immagine a proprio piacimento, si vede benissimo la tassellatura dell’immagine; perciò quando da un’immagine si ritaglia un particolare non è che lo si possa ingrandire a piacere; dipende sempre da quanti pixel contieen e quanti ne contiene l’area del supporto sul quale quel particolare dovrebbe venire riprodotto; questo discorso sulle densità vale per le foto intere come per i particolari ritagliati. Come regola generale bisognerebbe che le immagini non vengano ingrandite troppo in termini di aree di pixel, il 20% potrebbe già essere troppo; ma bisogna sempre fare due conti per vedere come fare. Nello stesso tempo si può diminuire la risoluzione di una foto ad alta definizione; sarebbe inimmaginabile inserire in un testo una immagine di 32 MiB come possono fare certe macchine fotografiche professionali, adatte anche per foto da riprodurre su manifesti stradali; Alcuni editori vogliono immagini con una densità (lineare) minima di 300 pixel al pollice, che fa 90 000 pixel al pollice quadrato; ogni pixel è caratterizzato da tre byte (almeno), quindi un pollice quadrato di immagine corrisponde a 270 KiB; per immagini riprodotte più grandi i pixel crescono con la superficie dell’immagine, e vedi che si arriva facilmente a parecchi MiB se non si fa attenzione; ma 300 pixel al pollice spesso sono eccessivi; dipende dal metodo di stampa; con la fotolitografia non è un problema avere file di grandi dimensioni, ma altrimenti 300 pixel al pollice sono davvero tanti per stampanti casalinghe.

    Non saprei cosa aggiungere d’altro per parlare di immagini, perché di volta in volta bisogna decidere che cosa fare; quelle sopra sono più o meno le mie personali linee guida, ma se vanno bene per me non è detto che vadano bene per altri; quello che sottolineo è che bisogna sapre come è fatto ciò con cui stiamo lavorando, altrimenti non possiamo trattarlo bene.

    Claudio

    Go to top