Re: Aneddoto. Cosa ne pensate?

#86749
OldClaudio
Partecipante
    Up
    0
    Down
    ::


    Otacon, hai ragione su x e y; io forse non mi ero spiegato bene dicendo composizione a griglia; per altro è la mia traduzione di grid typesertting.
    Per capirlo meglio, immagina che la griglia sia costituita dalle righe della cartab protcollo bollata; le righe di questa carta sono alla distanza di 10mm l’una dall’altra; le due righe verticali ai lati e le prima e ultima rigà definiscono il rettangolo in cui scrivere, ma le singole righe scritte a mano, o a macchina, o con computer sono appoggiata alle righe orizzontali; i discendenti scendono sotto a tali righe, mentre gli ascendenti e le maiuscole di solito non arrivano a interferire con i discendenti della riga precedente.

    Ora se tu metti ina tabellina con sopra la sua didascalia, spesso scritta in corpo minore rispetto al testo, non puoi assicurare che la tabellina più la didascalia piò lo spazio di separazione fra questi due oggetti sia un multiplo intero di 10 mm, nè puoi assicurare che gli spazi prima della didascalia e dopo la tabella siano esatti per portare l’intero blocco, adeguatamente spaziato dal testo sovrastante e sottostante, in modo che la riga di testo sotto la tabella giaccia con la sua riga di base esattamante sun una riga della carta protocollo.

    Questo dipende anche da come LaTeX gestisce le scatole che formano le righe, che sono collocate in posizione in base al loro punto di riferimento, senza tenere conto dei discendenti (se non a posteriori, quando deve metterci sotto un’altra scatola/riga); inoltre gli spazi espliciti (rigidi o elastici) vengono collocati fra le scatole righe in quanto tali, quindi tenendo conto dei loro discendenti e ascendenti. Knuth ha studiato benissimo questo algoritmo di collocazione delle righe, quindi di composizione della pagina, e ha usato le lunghezze elastiche che riescono in qualche modo a compensare certe manchevolezze di uniformità modulare (modulo 10 mm per la carta protocollo e modulo \baselineskip nella composizione di testo “comune”) degli oggetti da inserire nel testo; riesce a comporre le pagine in modalità \flushbottom, ma talvolta il risultato non è buono e bisogna ritoccare il testo per aggiungere o togliere alcune parole affinché i capoversi della pagina risultino di qualche riga in più o in meno; sorprendentemente talvolta basta spostare un inciso, o invertire un nome e un suo aggettivo o invertire due aggettivi relativi allo stesso nome, o simili trucchetti, per scoprire che l’algoritmo di composizione dei capoversi produce una riga in più o in meno senza che le parole nel capoverso siano cambiate.

    Spesso un occhio inesperto non nota lo spostamento rispetto alla griglia ideale, ma talvolta si vedono spazi enormi fra i capoversi oppure fra il materiale in display e il testo circostante. Talvolta la pagina risulta meno brutta se per quella pagina si inserisce un \newpage o se si usa il comando \enlargethispage (con o sens=za asterisco), ma si tratta di aggiustamanti penosi da fare e comunque solo in fase finale di revisione.

    Se componi a due colonne con multicols vedi che le colonne sono pareggiate in basso, ma spesso le righe delle due colonne appaiono assai disallineate rispetto a quelle della colonna adiacente.

    Ecco perché in questo senso LaTeX e gli altri programmi del sistema TeX (forse ConTeXt, che ha un mark-up diverso da LaTeX, e forse lualatex possono fare meglio) possono talvolta comporre meno bene di certi programmi commerciali, un apio dei quali sono stati elencati in un altro messaggio di questo filone.

    Se vuoi cimentarti con un impaginatore gratuito, installati Scribus; se ne parla anche un poco nella Guida GuIT, scaricabile dal settore Documentazione di questo sito). Scribus esiste per tutte le piattaforme principali. Permette di agire sul testo nella paigna e nelle colonne mantenendo la griglia e aggiusta le colonne più lunghe o più corte per evitari righe orfane e vedove eseguendo anche operazioni di spazieggiatura oppure di font contraction o font expansion. Sono trucchi che possono venire usati in modo manuale, quindi il compositore che assembla un libro, un articolo di una rivista, eccetera, deve agire in modo manuale essendo ben cosciente che qualunque modifica che apporta al “disegno del testo” si riflette senz’altro su tutto il testo successivo, almeno fino alla fine di ciascun capitolo e forse di più in alcuni casi. Deve essere ben consocio che devi ricomporre il testo più e più volte pagina per pagina, oggetto fuori testo uno dopo l’altro e che spesso la cosa costa più tempo che non scrivere/creare il testo da comporre.

    In sostanza LaTeX con il mark-up e la sua dotazioni di pacchetti di estensione fa cose mirabili, ma spesso lasciano fortemente a desiderare se non ci si spreme tanto olio di gomito per convincerlo a fare la composizione in un certo modo, pur rispettando i sui algoritmi di ottimizzazione per la composizione dei capoversi e la composizione delle pagine.

    Attento: se un documento contiene solo testo, poco strutturato e senza nessun oggetto in display, la composizione con pdflatex è altrettanto buona che con XQuark o InDesing; al massimo ci possono essere dei problemini con le righe orfane o vedove, ma si tratta di piccole cose. Ma se il testo è fortemente strutturato, con espressioni matematiche in display, con figure, tabelle e altri oggetti flottanti, allora ci possono essere problemi seri; non è detto che si manifestino, ma se si manifestano ci vuole olio di gomito per sistemarli.

    Ciò nonostante LATeX nelle sue varie incarnazioni continua ad essere il mio preferito.

    Go to top