Re: Kerning dell’apostrofo in Adobe Jenson Pro

#84566
OldClaudio
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    Il fatto che la prima riga non gestisca la tilde è “normale”; anche in greco, se non si pone la tilde come carattere normale, invece che carattere attivo, essa si comporta come con i caratteri latini, cioè come uno spazio non separabile. Nello stesso tempo questo esempio e quello del tuo messaggio rpecedente sono assai diversi, perché qui l’apostrofo viene gestico come carattere attivo, mentre nell’altro esempio si trattava di un carattere normale (categoria 12) e la magia dell’\lccode e \lowercase era un trucco, descritto nella appendice D del texbokk per fare cose diverse dal solito, appoggiandosi ad un carattere attivo, la tilde, che localmente veniva rideifnta in modo acconcio.

    Ora; vediamo di rimettere le cose a posto: la codifica LGR prevede le legature per mettere gli accenti sopra o sotto le varie lettere che li possono ricevere, ma nessun carattere è attivo; queste legature sono una proprietà dei font, non una propietà degli accenti. Solo la tilde è un po’ particolare, perché con i caratteri latini è un carattere attivo, quindi per usarlo in greco bisogna disattivarlo.

    Il curatore di babel-greek (cioè della gestione del greco monotonico e politonico con babele, perché polyglossia si comporta diversamente) ha modificato pesantemente la gestione del greco da quando ne è diventato curaatore. Le legature per gli accenti sono sempre possibili, ma talvolta, come con la tilde, non funzionano se la tilde non è stata disattivata. Allora Miede ha escogitato due cose molto efficaci:
    1) ha creato le macro per gli accenti greci che funzionano come le legature: se scrivi s\~wma ti esce correttamante la omegga con la tilde; se scrivi s~oma, ti esce, come esce a te, la sigma terminale seguita da uno spazio seguita da wma. Se scrivi \>\~ è la stessa cosa che scrivere \>~, cioè la prima macro dello spirito riconosce di essere seguita dalla tilde e quindi diventa il comando per gestire latilde con spirto dolce che resrà invariato se è seguito da una lettera che non può ricevere quel diacritico, m, altrimenti esegue la sostituzione de mediante la lettera accentata direttamente. In questo modo non si hanno problemi con le crenature, perché nel flusso di uscita, quello che pdftex gestisce per comporre il testo arriva solo il carattere accentato. Quindi se scrivi \>~A ai viene ῏Α, con i due segni adeguatamente crenati/accostati, mentre se scrivi \>~a ti viene ἆ.
    2) Se usi la codifica utf8, senza dover fare nulla di speciale e usare pacchetti come ucs o opzioni come utf8x, come era in passato, puoi scrivere direttamante in greco nel testo sorgente, per averlo composto perfettamente nel testo di uscita.

    I tuoi problemi, che avevi con il comando \greek e l’ambiente otherlanguage spariscono se semplicemente metti un backslash prima delle sequenze di accenti che ti danno problemi.
    Il tutto dovrebbe essere leggibile con texdoc sia leggendo greek.pdf, sia leggendo test-greek.pdf test-unicode-greek.pdf (sono interessanti anche i file sorgente di questi due ultimi file; si trovano nella stessa cartella …/texmf-dist/doc/generic/babel/babel-greek). Ci sono anche altri file da leggere, ma questi credo che siano sufficienti.

    Ciao
    Claudio

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