Certo, l’ambiente è più economico del comando [tt]\emph[/tt], ma non è più economico della dichiarazione:
`
{\em Primo capoverso
Secondo capoverso
Terzo capoverso
…}`
Per l’uso che ne fai la correzione italica non sembra necessaria, visto che, anche se evidenzi qualcosa in tondo dentro al testo corsivo, è poco probabile che tu debba mettere qualcosa di alto dopo qualcosa di evidenziato; comunque queste evidenziazioni interne, che riguradano poche parole, possono essere tranquillamente fatte con [tt]\emph[/tt]:
`{\em Primo capoverso che contiene la \emph{parola} in evidenza.
Secondo capoverso che parla della \emph{Weltanshaung} di tradizione ottocentesca.
…}`
In ogni caso la definizione che ti ho dato per l’ambiente mette la correzione italica alla chiusura dell’ambiente, per cui, volendo lo potresti usare anche all’interno di altro testo evidenziato; mette comunque la correzione italica, ma questa se non serve, non appare se non come talvolta un leggerissimo/impercettibile aumento dello spazio interparola, che compare solo quando l’ultima lettera dell’ambiente è protrude significativamente dalla scatola verticale di cui parlavo nel precedente messaggio.
Non ho provato con Libertine, ma mi parrebbe strano che i file .tfm dei Libertine non contengano nessuna informazione relativa all’eventuale correzione italica. Può anche darsi che siano disegnati con una “spalla” (*) sufficientemente larga da non averne bisogno.
Nota che la correzione italica non è uno spazio costante inserito con un comando implicito del tipo [tt]\kern[/tt], ma è un valore preso dalle informazioni metriche del font che le dovrebbe contenere sia per l’intera collezione di caratteri sia per ogni singolo carattere.
Vale la pena vedere come è specificata la correzione italiaca nei file sorgente METAFONT dei caratteri CM; se si pare il file romanl.mf la prima lettera descritta è la “a” minuscola; senza entrare nei dettagli le prime righe del codice sono:
`
cmchar “The letter a”;
beginchar(“a”,9u#,x_height#,0);
bh#:=min(bar_height#,1.14x_height#-bar_height#); define_pixels(bh);
italcorr 1/3[bh#,x_height#]*slant+.5stem#-serif_fit#-2u#;
`
Non ti preoccupare del parametro [tt]bh#[/tt]; la [tt]italcorr[/tt] del carattere che viene descritto, è calcolata in base alla sue forme, lo psessore delle sue aste, dalla presenza o assenza delle grazie, eccetera, quindi è calibrato sul disegno della lettera, non è un valore fisso. Questo valore viene inserito nel file metrico .tfm, e il comando [tt]\/\[/tt] lo recupera e lo usa.
Ciao
Claudio
(*) La “spalla” è lo spazio bianco interno alla larghezza del carattere, che separa il glifo dai bordi sinistro e destro del rettangolo o trapezio ideale che contiene glifo e spalle.
I font CM e derivati hanno spalle sia a destra sia a sinistra, (tranne la f tonda che fuoriesce dal suo rettangolo ideale); altri font hanno la spalla solo a destra. La spalla serve per distanziare un carattere dal successivo, sebbene la crenatura contribuisca non poco ad alterare questa distanza. I caratteri mobili in piombo che ho avuto per le mani erano sempre con spalla quasi nulla, nel senso che le grazie arrivavano fino al bordo del blocchetto, ma essendo a bordi inclinati, la spalla risultava solo dalla inclinazione dei bordi del segno in rilievo sulla faccia del blocchetto. Coi caratteri mobili metallici la crenatura era virtualmente impossibile, se non con artifizi di alta acrobazia da parte degli incisori e dei fonditori; la cosa più semplice era preparare dei punzoni che contenessero già due caratteri accostati. Con i caratteri elettronici la crenatura è una banalità. Lo stesso vale per la correzione italica; di solito non necessaria in piombo, perché il carattere normalmente non sporgeva dalla faccia del blocchetto, e facilissima con i font elettronici, purché le informazioni metriche siano complete anche di questo dato; ed è per questo che i font creati apposta per il sistema TeX sono sempre completi, mentre i font commerciali o di produzione “industriale” resi di pubblico domino spessissimo non contengono queste informazioni. I Libertine forse fanno parte di questa categoria, ma se ricordo bene il loro disegno sono tali da non averne bisogno se non in casi eccezionali.