Proseguendo il mio “corpo a corpo” con la conversione di LaTeX in epub, mi sono imbattuto in htlatex (un comando associato ad tex4ht).
Un articolo (http://peterwittek.com/2013/11/comparing-latex-conversion-tools/) prometteva una conversione che salvaguardasse i riferimenti incrociati e mi ha dato qualche speranza.
Tra parentesi, l’unico vero problema di pandoc è quello dei riferimenti incrociati. In fin dei conti l’indice analitico non è davvero necessario. La ricerca per parole chiave che tutti gli e-reader hanno lo sostituisce egregiamente (anzi è addirittura migliore come soluzione). Con pandoc l’unica soluzione sarebbe quella di prendere i file xhtml derivanti dalla conversione e scrivere un programma in C o in Perl che rimetta a posto i riferimenti incrociati. Francamente non è una via comodissima.
Purtroppo le prime esperienze con htlatex non sono state esaltanti. Si blocca appena incontra riferimenti bibliografici. Si può andare avanti comunque ma il risultato è che produce solo la prima pagina (quella che non ha riferimenti bibliografici). Insomma un fiasco totale. Qualcuno ha esperienze con l’uso di questo strumento?
Giacché ci sono, un’altra domanda. Stavolta la rivolgo a OldClaudio. Egli scrive:
In ogni caso ti garantisco che non si tratta di cose complicate; sono alla portata di tutti; basta conoscere un minimo di funzionamento interno con relativa programmazione anche in linguaggio nativo TeX; ma poi il lavoro lo fa tutto il pacchetto geometry al quale basta specificare dei margini rispetto allo stock paper (lo schermo) di pochi millimetri: da 5 mm a 10 mm.
Capisco perfettamente il riferimento al pacchetto geometry e, a questo punto, mi domando: non basta quello (cioè impostare le dimensioni giuste e i margini giusti)? Perché parli di “programmazione anche in linguaggio nativo TeX”? Che necessità c’è di essa?