@robitex: ma sembra che sia possibile usare Scrivener anche su Linux: vedi qui.
E per quanto riguarda la non gratuità del programma: sì, so che questo è un punto dolente per molti utenti TeX, e so anche che spesso per loro non è una questione di soldi, ma di principio.
Per me no. Per me un disegnatore di programmi è semplicemente una persona che cerca di guadagnarsi il suo onesto tozzo di pane in questo modo, e che ha anche ogni diritto di spalmarlo di un po’ di burro e marmellata. Molti programmi popolari per Mac (Scrivener, Bookends, Devonthink, 1Password, Launchbar, Mellel, Nisus, ecc. ecc.) sono la creazione o di individui o di piccoli gruppi di programmatori che in questo modo tirano a campare. E pago volentieri per un programma che considero ben fatto e che ritengo utile, soprattutto se so che così aiuto una mente creativa che probabilmente non nuoterà nell’oro, a continuare il suo lavoro.
Nel mondo di TeX quasi tutto è gratuito, e questo ovviamente è molto conveniente e simpatico. Ma io personalmente non avrei problemi a pagare per programmi e manuali, se le regole del gioco fossero quelle.
@ venerabile Claudio: grazie della generosa offerta; ma non pretendevo tanto, né mi considero la persona più adatta per scrivere un simile contributo, e non credo nemmeno che sia veramente necessario. Per me, sarebbe sufficiente un solo capoverso con due o tre osservazioni essenziali magari accompagnate da due link, in modo da far sapere ai non esperti che esiste anche quella strada, e dove possono trovare, volendo, ulteriori informazioni.
@ altro Claudio: conosco LyX solo di nome, ma vi darò un’occhiata; grazie in ogni caso del suggerimento. Ed è verissimo che ogni conversione, ogni passaggio da un sistema ad un altro comporta delle perdite e dei problemi. MultiMarkdown di per sé è uno strumento utilissimo, ma so per esperienza che dopo la conversione molte cose rimangono da essere aggiustate a mano. Sono dunque d’accordissimo che di per sé è molto meglio scrivere direttamente in (La)TeX. Ma:
1. chi, come me, lavora spesso con lunghi documenti con centinaia di note e una valanga di fronzoli di vario tipo che deve cercare in qualche modo di tenere sotto controllo e di indirizzare per la strada giusta, e non ha ancora grande abilità nel maneggiare i vari strumenti TeX né molto spazio mentale o tranquillità d’animo per risolvere certi problemi che potrebbe creargli inaspettatamente il suo strumento di lavoro, tende ad andar sul sicuro, e a servirsi di uno strumento di cui è certo che non gli creerà dei rompicapi in momenti inopportuni. Perché è vero che, come si legge nelle pagine introduttive di molti manuali, lavorare con TeX non richiede un’intelligenza da fisico teorico o da matematico consumato; ma è anche vero che per lavorarci con sicurezza ci vuole una solida esperienza, che non si acquista in due giorni.
2. nel campo umanistico dove lavoro io, sono moltissimi gli editori e le riviste che come format per le cose da consegnare accettano solo .doc(x), o eventualmente .rtf. Dunque in certi casi è più prudente servirsi di uno strumento con un tipo di output che sarà sicuramente accettato. È vero che, come ha spiegato altrove il venerabile Claudio, gli editori che rifiutano documenti in LaTeX sono miopi; ma questo non toglie che sono tuttora numerosissimi, e questa loro miopia deve restare il loro problema, e non diventare il mio.