come deve essere un riferimento a “qualcosa?”

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  • #14068
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    Consiglio: come deve essere un riferimento a “qualcosa?”
    Per qualcosa intendo…qualsiasi cosa: figure tabelle capitoli ecc ecc. Come devo per esempio scrivere

    Facendo riferimento a pagina 4.
    Facendo riferimento a Pagina 4
    Facendo riferimento a Pag. 4

    Naturalmente credo dipenda anche da come lo si è chiamato quel qualcosa per esempio se è una figura…e magari le caption scrivono “Fig. XX”

    Voi cosa dite?

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    • #14069
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      Questione di gusti.

      Personalmente preferisco non abusare del maiuscolo e trovo comodo definire delle macro per risparmiare sulla digitazione e per l’uniformità:
      `\newcommand{\fig}[1]{\mbox{fig.\thinspace\ref{fig:#1}}}
      \newcommand{\eq}[1]{\mbox{eq.\thinspace\eqref{eq:#1}}}
      \newcommand{\tab}[1]{\mbox{tab.\thinspace\ref{tab:#1}}}
      \newcommand{\vedi}[1]{\mbox{cfr.\thinspace #1}}
      \newcommand{\sez}[1]{\mbox{\S\ref{sec:#1}}}
      \newcommand{\pag}[1]{\mbox{pag.\thinspace\pageref{#1}}}`
      L’unico dubbio che ho anch’io è sul comando di riferimento ai paragrafi \sez, inizialmente definito “in conformità” agli altri:`\newcommand{\sez}[1]{\mbox{\S\thinspace\ref{sec:#1}}}`
      ma che su moltissimi libri ho visto privo di spazi e alla fine mi sono convinto a cambiarlo (anche se a me non piace moltissimo la versione senza \thinspace).

      PS:occhio alle label! Come vedi, i comandi si appoggiano sull’ipotesi che tutte le label di figure comincino con fig:, quelle di tabelle con tab:, quelle di equazioni con eq:,… Dopotutto è una consuetudine piuttosto diffusa.

    • #14070
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      Questione di gusti.

      Personalmente preferisco non abusare del maiuscolo e trovo comodo definire delle macro per risparmiare sulla digitazione e per l’uniformità:
      `\newcommand{\fig}[1]{\mbox{fig.\thinspace\ref{fig:#1}}}
      \newcommand{\eq}[1]{\mbox{eq.\thinspace\eqref{eq:#1}}}
      \newcommand{\tab}[1]{\mbox{tab.\thinspace\ref{tab:#1}}}
      \newcommand{\vedi}[1]{\mbox{cfr.\thinspace #1}}
      \newcommand{\sez}[1]{\mbox{\S\ref{sec:#1}}}
      \newcommand{\pag}[1]{\mbox{pag.\thinspace\pageref{#1}}}`
      L’unico dubbio che ho anch’io è sul comando di riferimento ai paragrafi \sez, inizialmente definito “in conformità” agli altri:`\newcommand{\sez}[1]{\mbox{\S\thinspace\ref{sec:#1}}}`
      ma che su moltissimi libri ho visto privo di spazi e alla fine mi sono convinto a cambiarlo (anche se a me non piace moltissimo la versione senza \thinspace).

      PS:occhio alle label! Come vedi, i comandi si appoggiano sull’ipotesi che tutte le label di figure comincino con fig:, quelle di tabelle con tab:, quelle di equazioni con eq:,… Dopotutto è una consuetudine piuttosto diffusa.

      Va bene definirsi i comandi. Ma le abbreviazioni proprio sono orribili; so bene che vengono usate, ciò non significa che siano necessarie.

      Non metterei affatto \thinspace, ma uno spazio normale e risparmierei in ogni caso quei comandi \mbox che, anche con il tuo codice, sono inutili.
      `\newcommand{\fig}[1]{figura~\ref{fig:#1}}
      \newcommand{\eq}[1]{equazione~\eqref{eq:#1}}
      \newcommand{\tab}[1]{tabella~\ref{tab:#1}}
      \newcommand{\vedi}[1]{vedi~#1}
      \newcommand{\sez}[1]{Sezione\ref{sec:#1}}
      \newcommand{\pag}[1]{pagina~\pageref{#1}}}`
      Ciao
      Enrico

    • #14071
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      Credo che siamo andati un po’ fuori tema, non volevo del codice ma semplicemente dei consigli. Secondo jhetfield sono questioni di gusti mentre egreg9 detesta le abbreviazioni…

      Io dico la mia: la prima lettera grande. Infatti di default LaTex con le caption mette “Figura” o “Tabella” quindi facendo riferimento mi sembra ovvio mettere la prima lettera grande. Voi che ne pensate?

    • #14072
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      Credo che siamo andati un po’ fuori tema, non volevo del codice ma semplicemente dei consigli. Secondo jhetfield sono questioni di gusti mentre egreg9 detesta le abbreviazioni…

      Io dico la mia: la prima lettera grande. Infatti di default LaTex con le caption mette “Figura” o “Tabella” quindi facendo riferimento mi sembra ovvio mettere la prima lettera grande. Voi che ne pensate?

      Un mio coautore voleva cose del tipo “abbiamo visto nel Capitolo 4 che …”; non mi piace granché, ma l’ho accontentato.

      Io cercherei di essere parco con le maiuscole. Scrivendo “come si vede nella figura 2.3”, non c’è dubbio a che cosa tu ti riferisca. Alcuni preferiscono “Figura 2.3”, questione di gusti, come si diceva. L’importante è che l’uso sia coerente; quei comandi ti permettono di scrivere i riferimenti in astratto, così poi sei sicuro di essere coerente, qualunque decisione finale tu prenda.

      Niente abbreviazioni, che saranno mai due caratteri risparmiati (da Figura a Fig.)?

      Ciao
      Enrico

    • #14073
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      Bene grazie molte, terrò a mente questi consigli 😉

    • #14074
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      Secondo jhetfield sono questioni di gusti

      Da quello che vedo

      Alcuni preferiscono “Figura 2.3”, questione di gusti

      (fortunatamente) non sono l’unico a pesare che l’assetto tipografico dei riferimenti sia una questione di gusti 😀 .

      Battute a parte, riassumo quello che penso sulla questione in esame (evidentemente sono stato poco esplicito, scusami ugaciaka): il maiuscolo lo eviterei se è possibile (LaTeX inserisce “Figura” o “Tabella” in maiuscolo perché sta iniziando il testo della didascalia), difatti

      non c’è dubbio a che cosa tu ti riferisca

      anche usando il minuscolo nel corpo del testo.

      Onestamente le abbreviazioni me le risparmierei pure (anche se non mi sembrano così terribili) se ci fosse un modo di gestire, con un solo comando, sia la forma singolare che plurale dei riferimenti. Mi spiego meglio: mi è capitato spesso di fare riferimento a più equazioni (ad esempio)

      …combinando le equazioni (1) e (2), e sostituendo nella (3), si ottiene…

      Questo è facilmente traducibile in LaTeX sfruttando i “miei” comandi:`\dots combinando le \eq{prima} e \eqref{eq:seconda}, e sostituendo nella \eqref{eq:terza}, si ottiene\dots`a costo di utilizzare la forma abbreviata sia per il singolare che per il plurale (Enrico non svenire, ti prego! 😀 ). Naturalmente l’esempio può essere esteso anche ai riferimenti multipli a pagine, tabelle, paragrafi,… che non sono poi così infrequenti (almeno per quella che è la mia esperienza).

      Dunque, non sarei contrario a passare ai`\newcommand{\fig}[1]{figura~\ref{fig:#1}}
      \newcommand{\eq}[1]{equazione~\eqref{eq:#1}}
      \newcommand{\tab}[1]{tabella~\ref{tab:#1}}
      \newcommand{\pag}[1]{pagina~\pageref{#1}}}`se ci fosse la possibilità (forse con un parametro opzionale? 🙄 ) di scegliere all’occorrenza la forma plurale dell’espressione.

      In merito a`\newcommand{\sez}[1]{Sezione\ref{sec:#1}}`ritengo diventi indispensabile ricorrere allo spazio insecabile (vista la dicitura per esteso) e, come dice Claudio Beccari (Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX)

      la parola inglese section in tipografia indica ciò che in italiano viene chiamato paragrafo

      Per cui correggerei con`\newcommand{\sez}[1]{Paragrafo~\ref{sec:#1}}`
      Tuttavia a me sembra più bello e più elegante (anche se un pochino oldstyle) l’uso di \S che non è proprio un’abbreviazione ma (per come l’ho impiegato nel comando \sez) soffre del difetto di essere sempre uguale sia in caso di riferimenti singoli che multipli.

      Sono logorroico?

    • #14075
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      la parola inglese section in tipografia indica ciò che in italiano viene chiamato paragrafo

      Io uso solamente paragrafo e capitolo. jhetfield mi ha fatto venire per l’appunto un’altra domanda.

      Se io ho una sottosezione (o sottoparagrafo) è bene citarla con

      “per esempio nella sezione (o paragrafo)” o “per esempio nella sottosezione (o sottoparagrafo)”?

      PS per il comando che “da solo” capisce se singolare o plurale penso che egreg9 ce ne sfornerà uno prontamente 😀

    • #14076
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      Se io ho una sottosezione (o sottoparagrafo) è bene citarla con

      “per esempio nella sezione (o paragrafo)” o “per esempio nella sottosezione (o sottoparagrafo)”?

      Non sarei così pedante. Ci metti anche il numero, dal quale si capisce a quale livello ti stai riferendo. Quindi “sezione” o “paragrafo”.

      PS per il comando che “da solo” capisce se singolare o plurale penso che egreg9 ce ne sfornerà uno prontamente 😀

      Troppi automatismi sono a volte esagerati. Se poi ne devi citare tre di fila? Be’, accetto la sfida.
      `\newcount\abbrvcount
      \newcommand\theref{}\newcommand\whatref{}
      \newcommand\defineabbrev[6][\ref]{%
      \expandafter\newcommand\csname #2\endcsname[1][1]{\gdef\theref{#3}\gdef\whatref{#1}
      \abbrvcount=##1\relax
      #4\ifnum##1=1 #5\expandafter\oneref\else #6\expandafter\firstref\fi}}

      \newcommand\oneref[1]{~\whatref{\theref#1}}

      \newcommand\firstref[1]{~\whatref{\theref#1}\advance\abbrvcount -1 \moreref}
      \newcommand\moreref[1]{\ifnum\abbrvcount=1 \ e~\whatref{\theref#1}\else, \whatref{\theref#1}%
      \advance\abbrvcount -1 \expandafter\moreref\fi}`
      Ho definito un comando generico per definire abbreviazioni per riferimenti. Si usa, per esempio, così:
      `\defineabbrev{fig}{fig:}{Figur}{a}{e}
      \defineabbrev[\eqref]{eq}{eq:}{Equazion}{e}{i}`
      Il comando \defineabbrev ha un argomento opzionale e cinque obbligatori:
      • quello opzionale è il comando da usare per chiamare il riferimento (default \ref)
      • primo argomento, il comando da definire (senza barra rovescia)
      • secondo argomento, il prefisso per i riferimenti (può essere vuoto)
      • terzo argomento, il testo da scrivere (senza la terminazione)
      • quarto argomento, la terminazione per il singolare
      • quinto argomento, la terminazione per il plurale

      La costruzione \defineabbrev{xx}{yy:}{Nom}{e}{i} definisce il comando \xx che ha un argomento opzionale (default 1) che indica il numero di riferimenti che seguono. Perciò
      `\xx{pippo}`
      equivale a “Nome~\ref{yy:pippo}”;
      `\xx[2]{pippo}{pluto}`
      equivale a “Nomi \ref{yy:pippo} e~\ref{yy:pluto}”, mentre
      `\xx[3]{pippo}{pluto}{paperino}`
      equivale a “Nomi \ref{yy:pippo}, \ref{yy:pluto} e~\ref{yy:paperino}”.

      I comandi di jhetfield potrebbero essere
      `\defineabbrev{fig}{fig:}{figur}{a}{e}
      \defineabbrev[\eqref]{eq}{equazion}{e}{i}
      \defineabbrev{tab}{tab:}{tabell}{a}{e}
      \defineabbrev[\pageref]{pag}{}{pagin}{a}{e}`
      Non garantisco sulla robustezza dei comandi così ottenuti, meglio stare attenti a usarli nell’argomento di \caption. Fatemi sapere se vi funzionano.

      Ciao
      Enrico

    • #14077
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      Ciao Enrico,

      prima di tutto grazie e complimenti per li codice: è fantastico, va addirittura oltre quello che immaginavo!

      Purtroppo sinora non ho avuto molto tempo per testarlo, ma mi sono già imbattuto in un problema: LaTeX inserisce uno spazio aggiuntivo prima della dicitura “pagina”, “figura”, “equazione”,… Per essere più chiaro`\dots la rigenerazione (\fig{icr}).`fornisce

      …la rigenerazione ( figura 1).

      Inoltre una piccola precisazione sulla precedente definizione dei miei comandi:`\defineabbrev{fig}{fig:}{figur}{a}{e}
      \defineabbrev[\eqref]{eq}{eq:}{equazion}{e}{i}
      \defineabbrev{tab}{tab:}{tabell}{a}{e}
      \defineabbrev[\pageref]{pag}{}{pagin}{a}{e}`(mancava la parte in rosso).

      Come dicevo all’inizio, mi sarei accontentato di molto meno ma, visto che hai prodotto un codice così potente, penso che (terminata la fase di debugging) sia proprio il caso di farlo diventare un pacchetto (gli altri dello staff che ne pensano?). Secondo me sarebbe tutt’altro che un pacchetto “di nicchia”.

      Mi permetto di chiederti un ulteriore miglioramento (troppo sfacciato?): sarebbe possibile far raggruppare automaticamente per intervalli i riferimenti consecutivi, alla stregua di un altro pacchetto che riguarda riferimenti bibliografici (purtroppo non ricordo il nome)? Del tipo: invece di

      come si vede nelle equazioni (1), (2), (3), (4) e (5)

      avere

      come si vede nelle equazioni (1)-(5)

    • #14078
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      Ciao Enrico,

      prima di tutto grazie e complimenti per li codice: è fantastico, va addirittura oltre quello che immaginavo!

      Purtroppo sinora non ho avuto molto tempo per testarlo, ma mi sono già imbattuto in un problema: LaTeX inserisce uno spazio aggiuntivo prima della dicitura “pagina”, “figura”, “equazione”,… Per essere più chiaro`\dots la rigenerazione (\fig{icr}).`fornisce

      …la rigenerazione ( figura 1).

      Manca un %:
      ` \expandafter\newcommand\csname #2\endcsname[1][1]{\gdef\theref{#3}\gdef\whatref{#1}%`

      Come dicevo all’inizio, mi sarei accontentato di molto meno ma, visto che hai prodotto un codice così potente, penso che (terminata la fase di debugging) sia proprio il caso di farlo diventare un pacchetto (gli altri dello staff che ne pensano?). Secondo me sarebbe tutt’altro che un pacchetto “di nicchia”.

      Mi permetto di chiederti un ulteriore miglioramento (troppo sfacciato?): sarebbe possibile far raggruppare automaticamente per intervalli i riferimenti consecutivi, alla stregua di un altro pacchetto che riguarda riferimenti bibliografici (purtroppo non ricordo il nome)? Del tipo: invece di

      come si vede nelle equazioni (1), (2), (3), (4) e (5)

      avere

      come si vede nelle equazioni (1)-(5)

      Automaticamente? Direi proprio che richiederebbe uno studio un po’ più complicato. C’è qualcosa del genere per le citazioni, pacchetto cite.

      Intanto provalo, poi vedremo.

      Ciao
      Enrico

    • #14079
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      Ciao a tutti.

      Ho provato il codice in “diverse salse” e funziona molto bene. Ho inserito citazioni sia multiple (fino a un massimo di 5 contemporaneamente: test molto conservativo!) che singole, oltre che nel corpo del testo, anche nelle didascalie, nelle note al piede e nelle intestazioni: non ho mai avuto problemi; non so se da questo si possa già concludere che il comando è robusto.

      L’unica annotazione da fare (che penso non dipenda dal comando \defineabbrev ma da \eqref) è che i riferimenti alle formule vegono ugualmente scritti in tondo anche in ambienti formattati diversamente (per esempio in un ambiente tutto in corsivo). Diversamente, i riferimenti a figure, pagine, tabelle,… si adattano correttamente al contesto.

      Per la precedente richiesta

      sarebbe possibile far raggruppare automaticamente per intervalli i riferimenti consecutivi

      speravo che si potesse riadattare il codice del pacchetto cite (come m’indicava Enrico). Mi sfuggiva un aspetto importante: i riferimenti bibliografici sono già noti all’inizio della compilazione, mentre in questo caso i riferimenti sarebbero noti solo alla fine della stessa, il che complica parecchio le cose (penso). Adesso la palla passa allo staff del GuIT, sull’opportunità o meno di trasformare le precedenti istruzioni in un pacchetto (così com’è o “potenziato”).

      Cambiando argomento (ma restando sempre sul topic) chiedo un consiglio: nei riferimenti bibliografici ad una parte in particolare di un testo (dove la brevità è importante) è opportuno usare le abbreviazioni? Meglio

      [11, cap. 2]

      o

      [11, capitolo 2]

      ?

    • #14080
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      Ho provato il codice in “diverse salse” e funziona molto bene. Ho inserito citazioni sia multiple (fino a un massimo di 5 contemporaneamente: test molto conservativo!) che singole, oltre che nel corpo del testo, anche nelle didascalie, nelle note al piede e nelle intestazioni: non ho mai avuto problemi; non so se da questo si possa già concludere che il comando è robusto.

      L’unica annotazione da fare (che penso non dipenda dal comando \defineabbrev ma da \eqref) è che i riferimenti alle formule vegono ugualmente scritti in tondo anche in ambienti formattati diversamente (per esempio in un ambiente tutto in corsivo). Diversamente, i riferimenti a figure, pagine, tabelle,… si adattano correttamente al contesto.

      È una scelta precisa dello stile AMS, che vuole tutti i riferimenti in tondo. La condivido.

      Per la precedente richiesta

      sarebbe possibile far raggruppare automaticamente per intervalli i riferimenti consecutivi

      speravo che si potesse riadattare il codice del pacchetto cite (come m’indicava Enrico). Mi sfuggiva un aspetto importante: i riferimenti bibliografici sono già noti all’inizio della compilazione, mentre in questo caso i riferimenti sarebbero noti solo alla fine della stessa, il che complica parecchio le cose (penso). Adesso la palla passa allo staff del GuIT, sull’opportunità o meno di trasformare le precedenti istruzioni in un pacchetto (così com’è o “potenziato”).

      Sono noti tutti prima. Per essere precisi, sono noti i riferimenti risultanti dalla compilazione precedente: sia le citazioni che i riferimenti vengono scritti nel file .aux che viene letto all’inizio e immagazzinato in memoria; alla fine viene letto quello scritto durante la compilazione e viene paragonato con quello in memoria; se ci sono differenze, appare il comando che invita a ricompilare.

      Non credo sia molto semplice fare come vorresti: il pacchetto cite si occupa solo delle citazioni, qui occorrerebbe tenere conto di molti fattori in più.

      Cambiando argomento (ma restando sempre sul topic) chiedo un consiglio: nei riferimenti bibliografici ad una parte in particolare di un testo (dove la brevità è importante) è opportuno usare le abbreviazioni? Meglio

      [11, cap. 2]

      o

      [11, capitolo 2]

      ?

      Meglio “si veda~[11], capitolo~2”, secondo me. Ma in un articolo è ammissibile l’abbreviazione, non in un testo più lungo, dove queste “brevità” sono del tutto inutili.

      Ciao
      Enrico

    • #14081
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      È una scelta precisa dello stile AMS, che vuole tutti i riferimenti in tondo.

      😮 Caspita! Non si smette mai d’imparare: adesso capisco meglio la tua risposta (in un altro topic) dove dicevi che in testi con la matematica tutti i numeri vanno scritti in tondo.

      La condivido.

      Se la condividi tu, figuriamoci io… 😀 . Il problema per me, ora, è ridefinire \defineabbrev in modo che scriva sempre il riferimento in tondo… Purtroppo, per me, il codice che lo definisce se fosse scritto in egiziano sarebbe più chiaro che in TeX: mi puoi aiutare?

      Meglio “si veda~[11], capitolo~2”, secondo me.

      Grazie per il consiglio.

    • #14082
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      È una scelta precisa dello stile AMS, che vuole tutti i riferimenti in tondo.

      😮 Caspita! Non si smette mai d’imparare: adesso capisco meglio la tua risposta (in un altro topic) dove dicevi che in testi con la matematica tutti i numeri vanno scritti in tondo.

      La condivido.

      Se la condividi tu, figuriamoci io… 😀 . Il problema per me, ora, è ridefinire \defineabbrev in modo che scriva sempre il riferimento in tondo… Purtroppo, per me, il codice che lo definisce se fosse scritto in egiziano sarebbe più chiaro che in TeX: mi puoi aiutare?

      Sostituiisci ogni \whatref{\theref#1} con
      `\textup{\whatref{\theref#1}}`
      Ciao
      Enrico

    • #14083
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      Sostituiisci ogni \whatref{\theref#1} con`\textup{\whatref{\theref#1}}`

      Ringrazio Enrico per la pronta risposta. Oggi ho messo alla prova il codice modificato con \textup e (per chi fosse interessato) funziona perfettamente (come al solito ho fatto numerose “prove su strada”).

      Per quanto sia concettualmente coerente avere tutti i numeri dei riferimenti in tondo, quando ho visto realizzato nel mio documento il risultato, non mi è sembrato un granché bello… Ritornerò alla vecchia versione pur consapevole dell’ “eccezione” \eqref (che magari ha un impatto migliore sempre in tondo).

    • #14084
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      approfitto di questo topic ho aperto tanto tempo fa.

      Starò rimbecillendo ma devo citare qualcosa, ok aspettate prima di insultarmi.

      Sto usando natbib_ita trovato su questo sito, ho creato la mia bibliografia, ogni tanto ci faccio riferimento come questo esempio
      `una veloce carrellata di questo si può vedere in \citep[Cap. 10]{Apogeo}`

      Tutto ok fino qua.

      Ora mettiamo che io voglio citare qualche frase da un libro/manuale e facendo riferimento alla bibliografia. Va bene fare una cosa così?
      `\begin{quote}
      Il DataSet di Ado.NET è una rappresentazione di dati residente in memoria, che fornisce un modello di programmazione relazionale coerente indipendentemente dall'origine dati in esso contenuta. \citep{HelpC}}
      \end{quote}`

      Può andar bene secondo voi o fa letteralmente schifo?

      Grazie

    • #14085
      lorenzo.pantieri
      Partecipante
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        ::

        `una veloce carrellata di questo si può vedere in \citep[Cap. 10]{Apogeo}`
        `\begin{quote}
        Il DataSet di Ado.NET è una rappresentazione di dati residente in memoria, che fornisce un modello di programmazione relazionale coerente indipendentemente dall'origine dati in esso contenuta. \citep{HelpC}}
        \end{quote}`

        Io scriverei:
        `una veloce carrellata di questo si può vedere in~citep[cap.~10]{Apogeo}.`
        `\begin{citazione}
        Il DataSet di Ado.NET è una rappresentazione di dati residente in memoria, che fornisce un modello di programmazione relazionale coerente indipendentemente dall'origine dati in esso contenuta~\citep{HelpC}.
        \end{citazione}
        `
        dove
        `\newenvironment{citazione}
        {\begin{quotation}\small}
        {\end{quotation}}`
        Nota lo spazio insecabile, la punteggiatura, “cap.” con la minuscola e l’ambiente ad hoc “citazione”, migliore di quello standard.

        Ciao,
        L.

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