ElegantLaTeX / ElegantBook

  • Questo topic ha 16 risposte, 5 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 6 anni, 5 mesi fa da ivan.
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    • #117529
      OldClaudio
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        Certamente qui siamo quasi tutti poco pratici di classi, pacchetti e template esterni al sistema TeX (TeX Live e MikTeX).

        Ho cliccato sul link che hai indicato nel tuo messaggio, e ho visto che ElegantLaTeX è fatto in Cina e prevede di default solo le lingue inglese e cinese. Mi è tornato in mente di aver già visto questa strana cosa, e ricordo di avere letto anche la documentazione; permettere l’uso in una lingua diversa da quelle due è difficile. Per il resto, come tutti i template che si trovano in rete, non è garantito che funzioni; aggiungi che il file ctex, di cui è raccomandato l’uso, è, sì, un pacchetto del sistema TeX, ma la documentazione è scritta in cinese.

        Dunque se conosci il cinese, usa pure quel template, se ti piace, ma non chiedere nel forum aiuto per qualcosa che non fa parte delle distribuzioni aggiornate e complete del sistema TeX; tieni presente che l’installazione 2019 completa di TeX Live contiene alcune migliaia di bundle (collezioni di file compressi in file zippati), circa 5000, che contengono complessivamente circa 150.000 file fra classi, pacchetti, font, file di documentazione e quant’altro è necessario per comporre bene.

        Perché allora vai cercando template altrove?

        Naturalmente non è vietato, ma devi essere ben esperto per poter gestire cose che sono state create per risolvere situazioni personali e che poi sono state messe in rete pensando che possano essere utili anche ad altri. Nel caso specifico sono utili per i cinesi che devono comporsi la tesi in inglese.

      • #117530
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        OldClaudio” post=117950
        Perché allora vai cercando template altrove?

        Perché faccio le prove, cerco di capire e probabilmente sono ancora troppo dipendente dalla resa estetica di un documento piuttosto che dalla sua costruzione tipografica.

        E, no, non conosco il cinese 😀

        Comunque, solo per lasciare traccia di un pomeriggio di lavoro, ho scoperto che se compili:

        `\documentclass[lang=en,11pt]{elegantbook}

        %***************************************
        \usepackage[T1]{fontenc}
        \usepackage[utf8]{inputenc}
        \usepackage[english,italian]{babel}
        %`

        … magicamente i chapters diventano capitoli e i contents diventano indice … e così via.

        Mi sembra che possa voler dire che accetta anche i (alcuni?) pacchetti più comuni. Sarà la scoperta dell’acuq calda, ma mi ha dato molta soddisfazione.

        Ciao, grazie

        Mrz

      • #117531
        OldClaudio
        Partecipante
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          Naturalmente succede proprio quello che hai fatto, anche se non è necessario specificare english fra le opzioni, perché avendo messo lang=en fra quelle della classe, l’inglese è già impostato.
          Tuttavia io ho scritto il modulo italian per babel; ne conosco quindi le funzionalità e le limitazioni; questo modulo ha meno limitazioni di tanti altri moduli per altre lingue, ma non sostituisce le parole predefinite dalla classe specifica per funzionalità non previste dalla generalità delle classi standard.

          Ricorda che la tipografia serve per agevolare il lettore, non per costruire testi belli esteticamente, ma difficili da leggere, non per le parole usate, ma per come sono composte sulla pagina. Il famoso book designer Robert Bringhurst, che mi piace citare molto spesso, perché mi sembra validissimo, dice che se un libro richiama l’attenzione su come è composto, non è un libro composto bene; il libro composto bene non si fa notare, ma leggendolo si ha una sensazione di agio che il libro composto male non dà. E quando dico “male” non voglio dire composto con un word processor (che è una macchina da scrivere abbastanza intelligente, ma ha poco a che vedere con la composizione tipografica) ma composto seguendo criteri estetici di un dilettante, non di un professionista.

          Siccome ho commesso molti errori di composizione (impaginazione, caratteri, forma delle gabbie esterna ed interna, colori a caso, eccetera) so quanti errori può commettere un dilettante. Ora sono tutt’altro che un professionista, ma ho imparato dai miei errori che cosa NON bisogna fare; ma non ho ancora imparato a fare le cose bene.

          Quindi mi permetto di raccomandarti questo: non scegliere la forma prima del contenuto; prima scrivi quel che hai da scrivere, poi eventualmente ritocca i dettagli di composizione.

          Nella sezione Documentazione di questo forum ci sono molte guide generali e almeno una dozzina di guide tematiche; ti suggerisco di esaminare quella sui font e le codifiche e quella sulla impaginazione; la tipografia è un’arte; quindi non ci sono delle regole precise, dei dogmi da rispettare, ma l’insieme deve essere armonioso senza imporsi alla vista. Certo ci sono anche aspetti tecnici, ma queste parti di book design sono quelle che il dilettante conosce meno.

          PS: mi sono ricordato dove e quando avevo già esaminato elegantobook. Quando è stato aggiunto a TeXLive; quindi a rigore elegantbook fa parte di TeXLive. Ma hai provato ad aprire un terminale, a scriverdi dentro il comando texdoc elegantbook, a premere il tasto invio e a leggere la documentazione? Prova e divertiti.

        • #117532
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          OldClaudio” post=117952

          Quindi mi permetto di raccomandarti questo: non scegliere la forma prima del contenuto; prima scrivi quel che hai da scrivere, poi eventualmente ritocca i dettagli di composizione.

          Intanto grazie del tempo che mi dedichi.

          La mia particolare condizione di iper-dilettante è che, in realtà, io ho già il materiale scritto quasi tutto pronto: circa 900 pagine di word, molto ben formattato (un po’ di modestia non guasta), che però oramai non mi basta più per molte ragioni che penso siano facilmente intuibili.

          Come forse si può capire dal mio primo topic, la mia esigenza è quella di trovare una classe idonea per la particolare struttura che ho cercato di illustrare, che non sia oltremodo difficile, che possa in qualche (minima) misura essere personalizzata.

          Ovviamente, non ci penso nemmeno a discostarmi dai canoni tipografici vigenti, proprio perché non mi interessa una pagina bella secondo il mio gusto personale, ma una pagina ben leggibile, in considerazione della quantità e complessità delle informazioni che deve contenere.

          Se riesco a trovare quello che cerco, poi inizierò all’importazione del materiale, in tanti file separati e nidificati da inserire con \include (suppongo), nei quali credo di aver già capito che vada inserito meno codice possibile, in modo da poter cambiare classe più facilmente.

          Per questo, con tre o quattro guide aperte sul monito di sx, sto provando varie soluzioni sul monitor di dx. Il che, in ogni caso, qualche cosa me la sta insegnando.

          Adesso sto guardando memoir 😉 (quasi 700 pagine di guida, assomiglia molto – almeno per la mole – a ciò che mi serve :-D.

          Grazie ancora, ciao

          Mrz

        • #117533
          mcl1962
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            Forse con

            texdoc elegantbook-en

            leggere la documentazione è più agevole…

            Ciao.

            Claudio

          • #117534
            Heinrich Fleck
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              Ciao, se ti può interessare, alcuni anni fa posi a disposizione sul mio sito alcuni sorgenti per alcune realizzazioni di base; sono quasi tutti realizzati con la classe memoir. Se li trovi confacenti prendi quello che vuoi, attento però che sono file obsoleti e diverse cose qua e là potrebbero essere necessarie di aggiustamenti.
              L’indirizzo è http://www.heinrichfleck.net subdirectory LaTeX.
              Ciao, Enrico M.

              PS. In un messaggio precedente hai scritto che il tuo file è ”ben formatttato” in word. Lo sai, vero, che devi distruggere ogni formattazione e scrivere il file in ASCII con un editor qualificato tipo TeXstudio? Ciao

            • #117535
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              heinrich” post=117955
              PS. In un messaggio precedente hai scritto che il tuo file è ”ben formatttato” in word. Lo sai, vero, che devi distruggere ogni formattazione e scrivere il file in ASCII con un editor qualificato tipo TeXstudio? Ciao

              Grazie del suggerimento, vado subito a vedere il tuo link.

              Sì, farò tutto “a mano”, probabilmente ripassando prima il testo in *.txt e poi copiaincollandolo in TeXstudio. Farò delle prove per cercare di evitare questo noioso passaggio, magari utilizzando l’opzione “incolla senza formattazione”

              Grazie ancora

            • #117536
              OldClaudio
              Partecipante
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                Non esageriamo; lo so bene che con texdoc elengantbook-en si legge bene e l’ho letto fino in fondo.
                Ora non so che tipo di contenuto sia quello di VincentLaw, ma vorrei suggerirgli di dare n’occhiata alla classe suftesi.
                È una lcasse nata originariamante per scrivere tesi in campo umanistico; poi si è estesa fino a privilegiare il “libro” permette alcune decine di migliaia di configurazioni mediante opzioni del tipo chiave=valore; con poche chiavi e numerosi possibili valori si riesce a fare di tutto, dall’impaginazione sempre molto curata secondo i criteri di leggibilità fissati da Bringhurst e secondo regole tipografiche consolidate. Permette di configurare font, titoli, posizioni dei titoli correnti, note marginali, testatine piedini, elencazioni, matematica, composizione in greco (per gli umanisti può essere molto importante). Funziona con pdfLaTeX, XeLaTeX, LuaLaTeX.

                Mi ci sono ispirato più volte, perché è un bellissimo pacchetto e sono contento di aver dato a suo tempo una mano al suo autore, suggerendogli, appunto l’uso delle opzioni della forma chiave=valore. Ma il suo autore è un bravissimo umanista, che ha uno sguardo attento anche fuori del suo ambito culturale, e non a caso un fisico, un ingegnere può scrivere matematica con qualunque livello di complessità.

                Ma se si tratta di trasportare un documento di 800 pagine scritto in word, in un complesso di file pronti epr essere gestiti da LaTeX, in una delle sue varie incarnazioni (pdfLATeX, XeLaTeX, LuaLaTeX) non ci sono problemi particolarmente difficili; intanto c’è un articolo di Gianluca Pignalberi su una delle ultime uscite di ArsTeXnica, dove racconta la strategia che usa per trasformare e “correggere” i file .doc, .docx, .page, .otf, eccetera in file .tex. Pignalberi fa questo genere di cose e molto di più professionalmente.

                Comunque io ho trasformato in codice LaTeX diversi testi scritti da amici/amiche con un word processor, e trasformati inuna composizione tipografica adeguata. Ho innnanzi tutto copiato con copia/incolla un capitolo alla volta in un distinto file .tex; ho predisposto un main file contenente solo il preambolo assumendo o dichiarando che la codifica dei file fosse utf8 (ovviamante con l’editor configurato per lavorare e salvare i file solo ed unicamante con la codifica utf8), inclusivo dell’elenco \includeonly dei file da includere, e un corpo del documento contenente solo i comandi \include per ciascun capitolo. Lavorando con un capitolo alla volta ho cominciato a estrarre le figure, da inserire ciascuna in un suo file da includere con \includegraphics; formati consentiti solo pgf e eps, rpeferibili per disegni al tratto, formati jpg o png per fotografie (il formato png è una compressione lossless un po’ più ingombrante s disco della compressione lossy del formato jpg).
                Con la prima compilazione del capitolo ho corretto tutte le lettere accentate perché i word processor non usano le lettere gia accentate ma usano le lettere semplici seguite da dei self combining accents; questi non vanno bene, specialmente se si usa pdfLaTeX, ma si possono usare le lettere già accentate se si usano font codificati T1. LA sostituzione globale per esempio di una à copiata dal file sorgente, con una à introdotta con la tastiera permette di usare direttamente la lettera accentata anche ocn pdfLaTeX. Tutti gli editor che io conosco permettono di esegure queste sostituzioni globali: si copia la lettera accentata dal file sorgente nelle finestra del search e si inserisce la lettera accentata con la tastiera nella finestra del replace, poi si clicca replace all e il gioco è fatto; per l’italiano è sufficiente eseguirlo per le minuscole à, è, é, ì, ò ù e per le maiuscole di solito basta È. Per altre lingue è meglio lasciare le cose come stanno, e usare XeLaTeX o LuaLaTeX (io preferisco il secondo).
                Dopo si tratta solo di correeggere qua e là cosette che magari a prima vista sfuggono o sono sfuggite durante l’uso del word processor; na delle cose ch Pignalberi ha trovato particolarmente fastidiosa è il segno ° (dei gradi) usato al posto dell’apice o per indicare il maschile; son due segni diversi e uno non sostituisce l’altro.
                Quando il testo di un capitolo è pronto,vi si inseriscono le figure, con i relativi label e si inseriscono i \ref e/o \pageref pportuni nel testo.
                Finito di sistemare le figure, si commenta la riga dentro l’elenco di \includeonly che si riferisce al capitolo appena sistemato, e si decommenta la riga del capitolo successivo; avanti cosi ripetendo queste operazioni fino all’ultimo capitolo.
                Si sistema la bibliografia; consiglio di usare biblatex con l’estrattore biber, e lo stile philosophy-modern, sempre dello stesso autore di suftesi, ma qui come tutti gli umanisti, sta a te scegliere le opzioni che preferisci; dalla bibliografia del file originale copi ad uno ad uno i riferimenti e li inserisci con le debite parole chiave nel database bibliografico con estensione .bib Alla parte testuale applichi lo stesso procedimento per le lettere accentate; poi procedi seondo quanto raccontato nella guida tematica sulle bibliografie che rovi senna sezione Documentazione di questo forum.

                Se lavori bene in un paio di settimane puoi fare l’intera trasformazione; ovviamente dipende dal contenuto dei capitoli; potresti andare avanti ad una velocità di due capitoli al giorno. Prima però leggiti la documentazione di suftesi, perché le sue chiavi e i loro valori ti danno un numero sterminato di differenti personalizzazioni; quindi sperimenta con un capitolo fasullo riempito di testo fasullo usando il pacchetto lipsum o il pacchetto kantlipsum (leggine la documentazione, ma vedrai che è banale).

                Buon lavoro con suftesi, se ti piace, come spero.

              • #117537
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                Be’, davvero grazie!
                Mi hai dato un sacco di istruzioni utilissime.
                Oggi mi sto dedicando a leggere la documentazione di memoir, suftesi l’ho visto ma non ancora letto.

                Quindi tra i due, mi sembra di capire che la tua preferenza va suftesi, giusto?

                Peccato, perché memoir mi stava piacendo (ma in realtà mi stano piacendo tutte le cose che leggo, ed è per questo che poi mi perdo).

                Ciao, grazie ancora

              • #117538
                OldClaudio
                Partecipante
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                  No, io uso memoir e suftesi in alternanza, dipende da cosa scrivo; memoir è completamante eprsonalizzabile;se nella documentazione di memoir hai letto bene quello che c’è scrtti nelle pagine XXiX XXX dell’introduzione, esso contiene in se le peronalizzazioni che puòi eseguire con una trentina di pacchetti ausiliari; Con suftesi i pacchetti usati non sono simulati,ma sono caricati per davvero, am la maggior parte delel personalizzazioni sono eseguite con la clsse suftesi stessa.

                  Suftesi dice: “se le personalizzazioni che ti ho predisposto non ti bastano, scegli un’altra classe”; memoir dice ; “se usi questa classe non hai bisogno di caricare nessun pacchetto perché con questa classe puoi fare tutto”.

                  Certo con memoir hai più libertà, ma hai anche la possibilità di creare dei testi impresentabili; con suuftesi i testi sono sempre presentabili, ma potresti desiderare di andare oltre.

                • #117539
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                  Relativamente al passaggio Word to LaTex, se non te l’ha ancora detto nessuno, io ti consiglio di usare pandoc da Terminale:

                  pandoc -o output.tex input.docx

                  Se hai avuto l’accortezza di usare gli stili di Word, ti converte anche quelli. Dovrai comunque ripulire il codice ma il grosso del lavoro lo fa pandoc. Se usi un po’ di logica e la funzione cerca e sostituisci te la cavi in poco tempo.

                  In particolare riesci a conservare:
                  – corsivi, grassetti, ecc.
                  – note a piè di pagina
                  – liste
                  – citazioni fuori corpo (quote, quotation)
                  – oggetti flottanti (nel senso che troverai l’ambiente)

                  Dovrai sistemare il codice relativo a:
                  – titoli di sezione

                  Dovrai rifare completamente:
                  – tabelle (molto probabilmente)
                  – formule matematiche

                  Non mi viene in mente altro.

                  Ciao
                  Ivan

                • #117540
                  OldClaudio
                  Partecipante
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                    Ivan, hai ragione, ma il tempo che ci si mette a ripulire il file .tex generato da pandoc è talmente tanto che io preforisco usare direttamente il copia e incolla che ho descritto nel mio file; è vero che pandoc conerva i corsivi, ma li devi trasformare quasi tutti da \textit in \emph. è vero che consetne di conservare i brani di testo in display con quote e/o quotation ma li devi ritoccare tutti.

                    Insomma pandoc forse è meglio di niente, ma se si confronta il tempo impiegato nel correggere il risultato di pandoc con quello che spendi per fare tutto a mano, direi che le cose sono confrontabili; disponendo di una classe adeguata non c’è nemmeno da fare grandi cose se non maneggiare attentamente le figure appaiate.

                    Insomma è una questione di gusti e va a finire che ognuno descrive quello che gli è più congeniale.

                  • #117541
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                    Grazie, non lo sapevo.
                    Farò senz’altro una prova… anche solo per vedere di imparare qualcosa.
                    La maggiore complessità del mio testo è data dalla quantità delle note (che infatti dovrò sfoltire e organizzare in altro modo).
                    Per il resto non ho tabelle, non ho matematica e non ho figure.

                    Grazie ancora

                  • #117542
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                    OldClaudio” post=117973Ivan, hai ragione, ma il tempo che ci si mette a ripulire il file .tex generato da pandoc è talmente tanto che io preforisco usare direttamente il copia e incolla che ho descritto nel mio file; è vero che pandoc conerva i corsivi, ma li devi trasformare quasi tutti da \textit in \emph. è vero che consetne di conservare i brani di testo in display con quote e/o quotation ma li devi ritoccare tutti.

                    Insomma pandoc forse è meglio di niente, ma se si confronta il tempo impiegato nel correggere il risultato di pandoc con quello che spendi per fare tutto a mano, direi che le cose sono confrontabili; disponendo di una classe adeguata non c’è nemmeno da fare grandi cose se non maneggiare attentamente le figure appaiate.

                    Insomma è una questione di gusti e va a finire che ognuno descrive quello che gli è più congeniale.

                    Recentemente ho dovuto convertire da .docx a LaTex due libri, di ambito umanistico.
                    Il risultato è eccezionale e non credo che sia neanche lontanamente confrontabile col metodo copia incolla. A mio avviso il risparmio di tempo è 10 a 1.
                    Pandoc conserva soprattutto le note a piè di pagina. In un libro di 200 pagine, in ambito umanistico, ci possono essere anche 600 note a piè di pagina e oltre. Metterle a mano è un delirio.
                    Oltre alle note ci sono gli ambienti quote e quotation, che possono essere moltissimi… nel caso del libro che sto sistemando ce ne sono poco meno di 100. E non ho dovuto ritoccare nulla.
                    E’ vero che \textit va modificato in \emph, ma ci si mette quanto? Dieci secondi? Non ci può paragonare col tempo richiesto per rimettere al loro posto tutti i corsivi, col rischio poi di sbagliare.
                    Ci sono altri piccoli aggiustamenti, ma tutti si possono fare con un semplice “cerca e sostituisci”.
                    Il mio ultimo libro è stato composto in LibreOffice e impaginato con InDesign. Per sfizio ho deciso di convertirlo con Pandoc. Ci avrò messo circa dieci minuti per ottenere il codice pulito e perfettamente compilabile.
                    Certo bisogna essere un po’ smaliziati con l’editor e non fa male saper fare ricerche elementari con le espressioni regolari (raramente possono essere utili per la ripulitura del condice).

                    Ciao
                    Ivan

                  • #117543
                    OldClaudio
                    Partecipante
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                      Hai perfettamente ragione; con un libro umanistico pandoc può darti i risultati che descrivi; io ho parlato di abitudini e tipo di documento. Senza sapre il tipo di documento che Marzio sta componendo, ho seguito le mie abitudini; se avessi necessità di trasformare testi umanistici, anch’io seguire la tua strada. Con testi tecnico scientifici la cosa funziona malissimo e l’opzione suggerita dalla documentazione di pandoc per conservare almeno le formule a me non ha mai funzionato.

                      È bello scambiarsi le rispettive esperienze, perché c’è sempre da imparare. Ti ringrazio di avere esemplificato così bene il tuo modo di lavorare; credo che sia molto utile per Marzio.

                    • #117544
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                      Siamo d’accoro su questo 😉
                      Per un testo scientifico non ci proverei proprio a usare pandoc.
                      Non sapevo nemmeno che avesse la funzione conserva formule matematiche 😀

                      Va anche detto che se il sorgente .docx è “sporco” la conversione non sarà buona.
                      Io avevo a disposizione dei file Word scritti con criterio, cioè usando sempre e solo gli stili,
                      e possibilmente gli stili di default.

                      Ciao
                      Ivan

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