- Questo topic ha 96 risposte, 11 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 14 anni, 7 mesi fa da
samiel.
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CreatoreTopic
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28 Dicembre 2011 alle 12:41 #68088::
L’«Elenco dei “peccati” degli utenti di LaTeX2e» presente in questo sito
è molto vecchio: si tratta dell a1.8.4 che risale al gennaio 2005.
La versione originale in tedesco è molto più aggiornata: è infatti
la 2.3 del settembre 2011. Vale la pena di aggiornare la traduzione?
Me ne potrei occupare io dal momento che è di modeste dimensioni,
a patto che il gioco valga la candela….M
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AutoreRisposte
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28 Dicembre 2011 alle 13:16 #68089::
samiel” post=67214L’«Elenco dei “peccati” degli utenti di LaTeX2e» presente in questo sito
è molto vecchio: si tratta dell a1.8.4 che risale al gennaio 2005.
La versione originale in tedesco è molto più aggiornata: è infatti
la 2.3 del settembre 2011. Vale la pena di aggiornare la traduzione?
Me ne potrei occupare io dal momento che è di modeste dimensioni,
a patto che il gioco valga la candela….Ci dai il link della versione in tedesco?
Grazie.
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28 Dicembre 2011 alle 13:50 #68090
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28 Dicembre 2011 alle 15:34 #68091::
samiel” post=67217Certo!
http://www.ctan.org/tex-archive/info/l2tabuCi ho dato un’occhiata veloce: mi pare che possa essere il caso, anche perché trovo che la versione italiana di quell’articolo non sia, oggi, così utile: molti dei “peccati” elencati in quell’articolo oggi non li commette più nessuno…
E questo non perché gli utenti di LaTeX siano diventati tutti più “pii”, ma perché le “tentazioni”, nel mondo digitale di oggi, sono diverse rispetto a quella di allora. Per esempio, voglio sperare che nessun utente di LaTeX, oggi, commetta peccati contro la castità (della pagina A4) caricando roba come a4.sty e a4wide.sty. Idem per graphics, t1enc, umlaut.
Sì, un aggiornamento sarebbe d’uopo.
In ogni caso, restano ben saldi il principio “teologico” di fondo dell’extra LaTeX nulla salus e dell’infallibilità (in materia di programmazione e tipografia) di Knuth. 😉
Buon lavoro,
L.
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28 Dicembre 2011 alle 15:51 #68092
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28 Dicembre 2011 alle 15:56 #68093::
lorenzo.pantieri” post=67223
Ci ho dato un’occhiata veloce: mi pare che possa essere il caso, anche perché trovo che la versione italiana di quell’articolo non sia, oggi, così utile: molti dei “peccati” elencati in quell’articolo oggi non li commette più nessuno…
E questo non perché gli utenti di LaTeX siano diventati tutti più “pii”, ma perché le “tentazioni”, nel mondo digitale di oggi, sono diverse rispetto a quella di allora. Per esempio, voglio sperare che nessun utente di LaTeX, oggi, commetta peccati contro la castità (della pagina A4) caricando roba come a4.sty e a4wide.sty. Idem per graphics, t1enc, umlaut.
Sì, un aggiornamento sarebbe d’uopo.
In ogni caso, restano ben saldi il principio “teologico” di fondo dell’extra LaTeX nulla salus e dell’infallibilità (in materia di programmazione e tipografia) di Knuth. 😉
Buon lavoro,
L.Ho visto un preambolo con “t1enc” proprio pochi giorni fa. Di preamboli che caricano epsf ce ne sono millanta. 🙁
Ciao
Enrico
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28 Dicembre 2011 alle 16:18 #68094::
OldClaudio” post=67226Lorenzo sei grande!
Dovremmo usare tutti questo motto, anzi lo possiamo proporre come motto del GuIT.
Mi fa molto piacere che ti piaccia, Claudio. 🙂 Usarlo come motto del GuIT? Vedo (almeno) due possibili controindicazioni:
1. Forse è un po’ troppo intellettualistico.
2. Più grave, non vorrei che a qualcuno sfuggisse l’ironia del motto, e ritenesse che noi lo pensiamo davvero… 😉In effetti, ora che ci penso, il parallelismo teologico si presta. Per esempio:
- L’aver imparato a scrivere con Word può vedersi come un “peccato originale” da cui l’utente deve purificarsi istallando una distribuzione di LaTeX…
- Naturalmente, la “Bibbia” è il TeX Book (Antico Testamento) e il “Vangelo” è il Companion (Nuovo Testamento).
- LaTeX3 è la terra promessa.
- La “Chiesa” (intesa come comunità degli utenti di LaTeX) è l’insieme dei TUG.
Eccetera.
egreg9Ho visto un preambolo con “t1enc” proprio pochi giorni fa. Di preamboli che caricano epsf ce ne sono millanta.
Accidenti, la tentazione satanica è sempre all’opera… 😉
Pax vobiscum. 🙂
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28 Dicembre 2011 alle 16:43 #68095::
samiel” post=67214L’«Elenco dei “peccati” degli utenti di LaTeX2e» presente in questo sito
è molto vecchio: si tratta dell a1.8.4 che risale al gennaio 2005.
La versione originale in tedesco è molto più aggiornata: è infatti
la 2.3 del settembre 2011. Vale la pena di aggiornare la traduzione?
Me ne potrei occupare io dal momento che è di modeste dimensioni,
a patto che il gioco valga la candela….M
Conta sul mio aiuto. Mandami quando vuoi bozze e altro. Faremo un bel lavoro, se cominciamo 🙂
Ciao
Tommaso
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28 Dicembre 2011 alle 17:35 #68096::
Visto che il pacchetto si trova su CTAN e fa anche parte di TeX Live e MiKTeX (http://www.ctan.org/pkg/l2tabu-italian) penso che fareste cosa gradita a molti se caricherete la versione aggiornata su CTAN 🙂P. S. avete provato a contattare Emanuele Zannarini, l’autore della vecchia traduzione della guida? Magari potrebbe darvi una mano anche lui 😉
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28 Dicembre 2011 alle 18:07 #68097::
Non ho contattato Zannarini.
Lui però aveva reso la traduzione inglese,
non era partito dall’originale teutonico.
Cmq se avere un riferimento
possiamo chiedere anche a lui!
Per caricarlo su CTAN… aspetta
che prima l’opera sia compiuta!
@Tommaso
Certo, grazie della collaborazione.
In realtà il mio tedesco è poco informatico,
io sono fermo alla mia tradizione di Fichte
ma a quell’epoca c’era poca informatica…M
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28 Dicembre 2011 alle 23:01 #68098::
Non conosco abbastanza il tesesco per poter collaborare. Tuttavia ho dato una occhiata alla versione presente nella documentazione di TeX Live (leggibile con texdoc l2tabu); concordo con tutto quanto meno il paragrafo 34.4Questo paragrafo mi sembra piuttosto datato e orientato verso soluzioni che oggi forse non sono più (forse) le migliori. In ogni caso per quel che riguarda Windows cita ancora i SO precedenti al ’98, e poi cita esplicitamante NT, 2000, e XP; Xp è ancora baastanza attuale, ma vista e Seven non sono nemmeno citati. Per tutti i SO, poi, non cita il fatto che la soluzione TEXINPUTS, vale e non vale, visto che l’accesso ristretto a \write18 ha obbligato a restirngere i percorsi su cui possono stare i file grafici da includere.
Quindi questo paragrafo è già obsoleto in partenza e va rivisto alla luce almeno di quanto succede con TeX Live 2011, visto che la versione del 2012 arriverà fra 6 o 7 mesi.
Lo volevo segnalare ai volonterosi che si prestano alla traduzione e mi scuso di non poter dare altra mano anch’io.
Claudio
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29 Dicembre 2011 alle 11:56 #68099::
Tuttavia ho dato una occhiata alla versione presente nella documentazione di TeX Live
(leggibile con texdoc l2tabu); concordo con tutto quanto meno il paragrafo 34.4Grazie dell’annotazione, la quale tuttavia mi mette in imbarazzo (OldClaudio, naturalmente abest iniuria verbo!).
Nel senso che se mi limito a rendere il testo, quello resta e l’autore se ne assume la responsabilità.L’alternativa sarebbe segnalare la cosa all’autore, se poi intende apportare delle modifiche,
oppure aggiungere qualcosa come una “Nota del curatore”.Quale strada secondo voi è più opportuno seguire?
M
PS
Ho già iniziato l’opera. poi vi chiederò qualche suggerimento terminologico@ Tommaso
Alla fine se hai tempo e voglia ti mando la prima versione completa
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29 Dicembre 2011 alle 13:06 #68100::
No, non metterei né in nota né come inserimento dell’autore; farei cosi se stessi pubblicando un lavoro altrui, ma una traduzione di questo genere richiede adattamenti alla lingua e alla situazione del momento. Allora una informazione all’autore non guasta mai, ma io dove dici “Tradotto da… dall’originale in tedesco di…” scriverei “liberamente tradotto e dadattato da… dall’orginale in tedesco di …D’altra parte nella pagina 2 c’è il riferimento alla licenza Open Pubblication License v1.2; quindi in quella licenza c’è scritto esattamente che cosa si può fare.
Io mi sentirei la coscienza a posto se (io) usassi la frase che ti ho suggerito.
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30 Dicembre 2011 alle 12:43 #68101::
Mentre medito sulla soluzione proposta da OldClaudio,
chiedo un paio di delucidazioni terminologiche.Nel testo originale si usa a volte il termine “Makro”,
altre volte “Befehl”. Valvassori rende per lo più con “comando”,
ma in certi casi con “istruzione” (e mai con macro).
Posto che in genere in una traduzione si cerca sempre di tradurre
lo stesso temine originale con lo stesso termine italiano,
cosa ne pensate? Rendo “Makro” con macro e “Befehl”
sempre con comando? E “istruzione”? Se potete,
date un’occhiata alla versione di Valvassori a questo proposito.Inoltre: nel testo compare l’espressione “Containerklassen”.
resa da Valvassori con “classi di contenimento”. La versione inglese
rende “container class”, ma a me non pare di aver trovato
questa espressione in trattazioni italiane e non so come sia
più opportuno renderla…M
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30 Dicembre 2011 alle 13:37 #68102::
Secondo me macro indica qualcosa che l’interprete deve decifrare, mentre comando qualcosa che l’interprete deve eseguire.
Control sequence è qualcosa che non fa parte del testo e può essere una macro o un comando; generalmente scritto con un backslash seguito da lettere, ma potrebbe essere anche un \ seguito da caratteri non alfabetici (per esempio: \@, \$, \#, eccetera); talvolta una macro è rappresentata da un carattere attivo, quello di default è la tilde ~; quando scrivi in italiano o in tedesco e qin quasi tutte le lingue tranne l’inglese, è attivo anche il doppio apice, eccetera.Istruzione, se volgiamo, in “plain italian”, è sinonimo di comando, ma con il sistema tex è conveniente distinguere fra le macro o i comandi che vogliono uno o più argomenti e quelli che svolgono le funzioni di dichiarazione; io preferisco usare istruzione come espressione generica con la quale si istruisce TeX parche faccia qualcosa, magari perché si configuri in un certo modo.; e questo ptrebbe comportare diversi comandi/dichiarazioni/macro; per esempio quando scrivi “\usepackage[utf8]{inputenc}” hai dato una istruzione che composrta quella versione speciale del comandi inpute che permette di passare una opzione ad un file, che consente ai comandi contenuti in questo file di configurare TeX in un modo particolare; vedi che la frase è lunga, mentre istruzione è una parola sola.
Navigare fra questi quasi sinonimi non è facile; e hai ragione ad avere dei dubbi. Però fra Befehl e Makro direi che la differenza poterebbe essere solo quella che esiste fra comando e macro; lascerei istruzione per una espressione generica che non si riferisce né a un comando né a una macro.
Poi naturalmente io non conosco il tedesco, tu sì 😉
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30 Dicembre 2011 alle 19:49 #68103
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30 Dicembre 2011 alle 20:19 #68104::
Ragazzo…. 🙂
Abbi pazienza, ho tradotto la prima decina di pagine,
ma ho due bambini a casa da scuola in questo giorni
e non è che posso abbandonarli… Cmq abbi fede
che il tutto ti arriverà impietosamente.
Poi voglio vedere chi aggiorna la traduzione della “Short”…PS
E in riferimento all’altra espressione per me misteriosa
che menzionavo in un precedente post, ovvero “classi di contenimento”?
Che mi dite?M
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30 Dicembre 2011 alle 20:44 #68105::
samiel” post=67311E in riferimento all’altra espressione per me misteriosa
che menzionavo in un precedente post, ovvero “classi di contenimento”?
Che mi dite?Da quello che posso capire con la mia limitata conoscenza del tedesco, direi che è un “wrapper”, una confezione attorno a un’altra classe. Può essere una “classe personale” costruita attorno a un’altra secondo le linee guida che si trovano anche in clsguide.pdf (texdoc clsguide) o una copia della classe richiesta con le modifiche che si desidera apportare.
Ciao
Enrico
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30 Dicembre 2011 alle 21:01 #68106
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30 Dicembre 2011 alle 21:24 #68107::
samiel” post=67313Google però mi dà occorrenze in italiano di questa espressione solo nella guida in questione,
il che significa che no è un’espressione invalsa nell’uso… Proposte di traduzione?
Perché il mio problema è renderla con una sola parola !Perché una sola parola? Forse bisogna rendere
Mekkamuselmannenmaßenmenschenmördermohrenmuttermarmormonumentenmacher
con una sola parola perché tale è in tedesco? 🙂
Ciao
Enrico
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30 Dicembre 2011 alle 21:44 #68108::
Da quel poco che ho potuto capire, con due anni di tedesco al Goethe 50 anni fa ( 🙄 ), a me sembrerebbe che ContainerKlass voglia dire classe che ne contiene un’altra generale. Nella frase “Niemals Dokumentklassen (article.cls, scrbook.cls usw.) oder Styledateien (varioref.sty, color.sty) direkt ändern! Entweder man bastelt sich Containerklassen beziehungsweise -styles oder man kopiert die Klassen/Styles, ändert die Kopie und speichert diese unter anderem Namen ab.”, il concetto che viene espresso è che si crea una classe che ne contiene un’altra come spiegato nella frase successiva, oppure che si prende una classe o uno stile generale lo si copia, lo si modifica e lo si salva con un altro nome.D’altra parte la frase successiva: “Ein Beispiel zur Erstellung von Containerklassen findet sich in der FAQ zur Anpassung von Dokumentenklassen” atrraverso al sua nota rimanda proprio alla operazione descritta nella clsguide.pdf (texdoc clsguide) e descrive una classe che carica article e ci aggiunge il richiamo a due soli pacchetti; sarebbe come se noi italiani ci creassimo una classe di questo tipo (salvando il file con il nome articolo.cls):
`
\ProvidesClass{articolo}[…]
\NeedTeXFormat{LaTeX2e}[…]
\DeclareOption*{\PassOptionsToClass{\CurrentOption}{article}}
\ProcessOptions\relax
\LoadClass{article}
\RequirePackage[italian]{babel}
\endinput
`
Servirebbe per comporre articoli solo in italiano; per metterci anche solo una citazione in tedesco bisognerebbe passare l’opzione german fra le opzioni di classe. Insomma io non la userei mai per davvero, ma rende il concetto.Per la traduzione? eh, l’italiano non ha la versatilità dell’inglese e del tedesco per le parole composte o le locuzioni aggettivali dell’inglese; ma forse classe contenitrice potrebbe rendere l’idea quanto container class, wrapper class, ContainerKlasse. Se poi lo si spiegasse con un esempietto meno indecente, o più utile, del mio, il concetto sarebbe chiarissimo.
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30 Dicembre 2011 alle 21:46 #68109
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30 Dicembre 2011 alle 21:54 #68110::
Poi voglio vedere chi aggiorna la traduzione della “Short”…
Ho già scritto tempo fa all’attuale manutentore della Not so short…
Mi ha detto che intende riscriverla esattamente con gli aggiornamenti che gli chiedevo di poter fare per la traduzione italiana (in sostanza aggiornamento come quelli del paragrafo 3.4 della l2tabu.pdf); mi ha convinto che è meglio aspettare perché, appunto intende riscrivere al Not so short.. con l’accento sul formato PDF e lascerebbe stare le vecchie storie del tipo latex–>dvips–>ps2pdf.
Appena lui ha fatto, mi ci metto anch’io.
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30 Dicembre 2011 alle 22:22 #68111::
“classe contenitrice” è già più prossimo al significato dell’ìespressione orginale,
perché la versione italiana attuale usa “classe di contenimento”, ma a me risulta
che il termine “contenimento” in italiano ha un differente significato….Intanto grazie, proseguo poi manifesterò gli ultimi dubbi…
MPS
Vero nome composto tedesco reperito, si dice, nell’intestazione di una lettera:
Donaudampfschiffahttsgesellschaftsdirektorswitwe
E scusate se è poco !
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30 Dicembre 2011 alle 22:53 #68112::
samiel” post=67320
Vero nome composto tedesco reperito, si dice, nell’intestazione di una lettera:
Donaudampfschiffahttsgesellschaftsdirektorswitwe
E scusate se è poco !Questa la scrivo a memoria: Constantinopolitanischerdudelsackspfeifenmachersgesellschaft (anche se la fonte originale lo scrive sbagliato). Mark Twain amava il tedesco, è noto. 🙂
Ciao
Enrico
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31 Dicembre 2011 alle 5:19 #68113::
samiel” post=67320“classe contenitrice” è già più prossimo al significato dell’ìespressione orginale,
perché la versione italiana attuale usa “classe di contenimento”, ma a me risulta
che il termine “contenimento” in italiano ha un differente significato….Non so il tedesco, ma “classe di contenimento” è un’espressione bruttissima, oltre che criptica. Con “classe contenitrice” le cose vanno un pochino meglio, ma non tanto. Se dovessi scrivere io, non userei né l’una né l’altra espressione.
Mi pare che il concetto sia “classe basata su un’altra” ovvero “classe che ne carica un’altra”. Forse sarebbe meglio lasciare la spiegazione per intero.
Ciao,
L.
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31 Dicembre 2011 alle 6:33 #68114::
OldClaudio” post=67318
Poi voglio vedere chi aggiorna la traduzione della “Short”…
Ho già scritto tempo fa all’attuale manutentore della Not so short…
Mi ha detto che intende riscriverla esattamente con gli aggiornamenti che gli chiedevo di poter fare per la traduzione italiana (in sostanza aggiornamento come quelli del paragrafo 3.4 della l2tabu.pdf); mi ha convinto che è meglio aspettare perché, appunto intende riscrivere al Not so short.. con l’accento sul formato PDF e lascerebbe stare le vecchie storie del tipo latex–>dvips–>ps2pdf.
Appena lui ha fatto, mi ci metto anch’io.Fatemi capire: ieri sera mi sono messo mezz’ora e ho tradotto le prime cinque pagine, usando i sorgenti di Oetiker, mettendo italian come ultima lingua di babel e scaricando due pacchetti che non sono in TeX Live e mettendoli nella cartella di lavoro. Non ho capito quello che Claudio ha inteso dire. Posso procedere, a tempo perso, o bisogna attendere una versione ulteriormente aggiornata?
Ciao
Tommaso
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31 Dicembre 2011 alle 8:08 #68115::
Ho scritto a Ötlicher che mi ha detto quanto ho scritto sopra. Ho letto con attenzione la sua versione in inglese (texdoc lshort, versione 5.01, datata 6 aprile 2011, file sorgente: in texmf-dist/lshort/english/lshort-5.01.src.tar.gz) e ho visto che contiene sempre l’approccio Linuxiano dei 10 o 20 anni fa; PS e poi PS , nient’altro che PS.Gli ho chiesto di fare un traduzione libera del testo inglese aggiornando ad oggi e senza troppa attenzione al sistema operativo, perché in fondo che legge A not so short… non è necessariamente un seguace di Tux, il Pinguino. Mi ha confermato che le cose sono effettivamente cambiate e che era sua intenzione ripartire da da capo con una versione che non mettesse al centro dell’universo il formato PS. e che prendesse atto che oggi anche le figure EPS possono essere incluse con pdflatex (che nella versione attuale è considerato un programma per “signorine” non adatto ai “real men”, cioè quelli che seguono Tux).
Allora mi pare una perdita di tempo lavorare oggi su una versione che, se Ötliker mantiene le sue promesse, diventa un lavoro obsoleto prima di nascere.
Tommaso, puoi benissimo tradurre in italiano la versione attuale, il che è sempre meglio che niente; ma tienti per uomo avvisato 🙂 non vorrei che il tuo lavoro sia inutile.Ciao
Claudio
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1 Gennaio 2012 alle 19:52 #68116::
Ho reso leprime due sezioni, manca la terza. Poi revisione generale.
@ Tommaso: tienti pronto!Ho però bisogno di un piccolo aiuto. In quale file
sono contenute le definizioni italiane come
`\chaptername Capitolo
\contentsname Indice
\appendixname Appendice
\listfigurename Elenco delle immagini`Grazie
M
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1 Gennaio 2012 alle 20:30 #68117::
samiel” post=67375Ho reso leprime due sezioni, manca la terza. Poi revisione generale.
@ Tommaso: tienti pronto!Ho però bisogno di un piccolo aiuto. In quale file
sono contenute le definizioni italiane come
`\chaptername Capitolo
\contentsname Indice
\appendixname Appendice
\listfigurename Elenco delle immagini`italian.ldf per babel, gloss-italian.ldf per polyglossia.
Ciao
Enrico
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1 Gennaio 2012 alle 21:10 #68118::
Perfetto!
Nei “Peccati” è scritto in modo impreciso che tali definizioni
sono presenti in babel.sty. Ho aggiunto una nota. Anzi no…
`\begin{table}
\begin{minipage}{\textwidth}
\renewcommand{\footnoterule}{}
\centering
\caption{Le macro definite da \Paket{italian} \bzw \Paket{babel} con
l'opzione \Option{italian}\footnote{La versione italiana si trova più
precisamente nei file \Paket{italian.ldf} per babel e
\Paket{gloss-italian.ldf} per polyglossia [N. d. T].}}`
e im dà errore:
`! Argument of \Hy@tempa has an extra }.
\par
l.1527 per polyglossia [N. d. T].}}`
A me le parentesi sembrano giuste, e inoltre la nota
a \caption (ho visto che è un affare a volte spinoso)
è all’interno di una minipage. Non dovrebbe stamparmela correttamente?Grazie
M
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1 Gennaio 2012 alle 22:19 #68119
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1 Gennaio 2012 alle 23:15 #68120::
samiel” post=67377Perfetto!
Nei “Peccati” è scritto in modo impreciso che tali definizioni
sono presenti in babel.sty. Ho aggiunto una nota. Anzi no…
`\begin{table}
\begin{minipage}{\textwidth}
\renewcommand{\footnoterule}{}
\centering
\caption{Le macro definite da \Paket{italian} \bzw \Paket{babel} con
l'opzione \Option{italian}\footnote{La versione italiana si trova più
precisamente nei file \Paket{italian.ldf} per babel e
\Paket{gloss-italian.ldf} per polyglossia [N. d. T].}}`
e im dà errore:
`! Argument of \Hy@tempa has an extra }.
\par
l.1527 per polyglossia [N. d. T].}}`
A me le parentesi sembrano giuste, e inoltre la nota
a \caption (ho visto che è un affare a volte spinoso)
è all’interno di una minipage. Non dovrebbe stamparmela correttamente?Grazie
MNon si mettono mai note al piede con riferimento a una didascalia. Indipendentemente dal fatto che a volte LaTeX riesca a far funzionare la faccenda.
Ciao
Enrico
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3 Gennaio 2012 alle 12:25 #68121::
Non si mettono mai note al piede con riferimento a una didascalia.
Indipendentemente dal fatto che a volte LaTeX riesca a far funzionare la faccenda.Ho trasferito l’aggiunta di modo che non riguardi \caption.
Un aiuto terminologico. A un certo punto nel “Peccati” si legge che PDF, come DVI,
è un “Übersetzer” di LaTeX. Alla lettera un “traduttore”. Oppure un “interprete”.
Ha senso questa versione? Esiste un’espressione maggiormente appropriata?@Tommaso
Fra oggi e domani l’opera sarà compiuta.
Posso poi mandarti il file?Per esperti volenterosi
Una volta compiuta la revisione formale, c’è qualche volenteroso esperto
che è disponibile a vedere il lavoro? Io ho modificato un paio di cose
e poi bisognerebbe precisare in positivo la faccenda di graphicspath,
a partire dai rilievi di OldClaudio. Peraltro io non uso Windows, per cui
non saprei da dove iniziare in riferimento specifico a quel sistema operativo…Grazie
M
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3 Gennaio 2012 alle 12:51 #68122::
samiel” post=67463
Non si mettono mai note al piede con riferimento a una didascalia.
Indipendentemente dal fatto che a volte LaTeX riesca a far funzionare la faccenda.Ho trasferito l’aggiunta di modo che non riguardi \caption.
Un aiuto terminologico. A un certo punto nel “Peccati” si legge che PDF, come DVI,
è un “Übersetzer” di LaTeX. Alla lettera un “traduttore”. Oppure un “interprete”.
Ha senso questa versione? Esiste un’espressione maggiormente appropriata?Mi pare una forzatura. PDF o DVI sono il prodotto che l’interprete TeX produce dal file che legge.
Ciao
Enrico
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3 Gennaio 2012 alle 13:28 #68123::
Qualcuno dice che PDF e DVI sono dei Page Description Language diversi ma non tanto nella concezione del PDL6 usato dalle stampati HP.
Credo di avere letto queste cose nella descrizione del programma dvipdfm.Che quel che c’è in quei file sia una modo di scrivere che cosa mettere e dove mettere e come mettere degli oggestti sulla pagina non c’è dubbio. che siano dei traduttori o degli interpreti di LaTeX mi pare scambiare l’effetto con la causa.
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3 Gennaio 2012 alle 13:57 #68124::
samiel” post=67463
Non si mettono mai note al piede con riferimento a una didascalia.
Indipendentemente dal fatto che a volte LaTeX riesca a far funzionare la faccenda.Ho trasferito l’aggiunta di modo che non riguardi \caption.
Un aiuto terminologico. A un certo punto nel “Peccati” si legge che PDF, come DVI,
è un “Übersetzer” di LaTeX. Alla lettera un “traduttore”. Oppure un “interprete”.
Ha senso questa versione? Esiste un’espressione maggiormente appropriata?@Tommaso
Fra oggi e domani l’opera sarà compiuta.
Posso poi mandarti il file?Per esperti volenterosi
Una volta compiuta la revisione formale, c’è qualche volenteroso esperto
che è disponibile a vedere il lavoro? Io ho modificato un paio di cose
e poi bisognerebbe precisare in positivo la faccenda di graphicspath,
a partire dai rilievi di OldClaudio. Peraltro io non uso Windows, per cui
non saprei da dove iniziare in riferimento specifico a quel sistema operativo…Grazie
MManda pure all’indirizzo che leggi nel colophon dell’Arte, con tutti i dubbi e le domande per Windows.
Ciao
Tommaso
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3 Gennaio 2012 alle 20:10 #68125
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3 Gennaio 2012 alle 22:27 #68126
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3 Gennaio 2012 alle 22:44 #68127
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5 Gennaio 2012 alle 18:04 #68128
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5 Gennaio 2012 alle 18:52 #68129::
il percorso (relativo alla cartella dove si trova il file sorgente) dell’unica o delle varie cartelle dove si trovano le immagini mediante il comando \graphicspath
non è sufficiente?
Nella GuidaGuIT si parla anche dei link simbolici nella pagina 297s. (paragrafo 15.4); l’argomento è scorrelato, ma alcune delle motivazioni che portano ai link simbolici potrebbero essere valide anche per \graphicspath.
Infatti da quando il sistema TeX accetta una versione ridotta e protetta dell’esecuzione del comando \write18, per motivi di sicurezza validi specialmente per le piattaforme Windows, ma senza escludere Linux e Mac, ora i vari programmi non possono più usare gli indirizzi assoluti, a partire dalla radice del disco, ma solo percorsi relativi alla cartella dove risiede il main file del documento; questa cartella piò quindi contenerne altre che a loro volta potrebbero, eccetera, ma non si piò risalire l’albero delle cartelle a quelli che precedono quella del main file. Con i link simbolici si può eludere questo divieto, ma se non li si sa usare potrebbe un guaio (nello stesso tempo se ci si limita alle cartelle sottostanti si fa certamente una cosa giusta.
L’argomento è nel capitolo relativo alla bibliografia perché è più ragionevole; uno potrebbe essersi fatto dei grossi database bibliografici e sarebbe una vera noia spostarli o copiarli ogni volta nella cartella del proprio main file, con i relativi problemi di manutenzione e di aggiornamento. Con i database bibliografici la soluzione dli link simbolici è perfetta.
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6 Gennaio 2012 alle 18:41 #68130
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7 Gennaio 2012 alle 13:06 #68131::
In effetti il provider gmail.it non esiste; esiste solo gmail.com; strano: quell’indirizzo sbagliato è li da alcuni anni e nessuno (nemmeno io) se ne è accorto.
Buon segno, per altro, perché vuol dire che nessuno ha lamentele da fare su come è congegnata la gestione dell’italiano con babel. 😉
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7 Gennaio 2012 alle 13:53 #68132
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7 Gennaio 2012 alle 21:32 #68133::
samiel” post=67577Credo invece che gmail.it esista,
ma non è la tua!Cmq ho inviato all’indirizzo .com
A presto e grazie
M[OT]
Attenti che gmail.it esiste ma non c’entra nulla con gmail.com o con Google! ❗
[/OT]
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8 Gennaio 2012 alle 20:07 #68134::
A quanto pare nei “Peccati” sono presenti affermazioni non proprio accorte.
Desidero ringraziare qui pubblicamente OldClaudio per i numerosi e precisi rilievi.Approfitto per chiedere intanto un paio di chiarimenti.
1.
Chi o meglio cosa carica i pattern di sillabazione poi definiti da Babel?2.
Nei “Peccati” si fa riferimento a una soluzione personale di Axel Reichert
per modificare/migliorare i parametri standard di LaTeX per la sillabazione.
Il suo codice è questo:
` \tolerance 1414
\hbadness 1414
\emergencystretch 1.5em
\hfuzz 0.3pt
\widowpenalty=10000
\vfuzz \hfuzz
\raggedbottom`
Al di là dell’elevato valore attribuito a \widowpenalty,
che senso o che scopo ha la riga \vfuzz \hfuzz
totalmente priva di alcun valore attribuito ai due parametri?M
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8 Gennaio 2012 alle 20:50 #68135::
samiel” post=67624A quanto pare nei “Peccati” sono presenti affermazioni non proprio accorte.
Desidero ringraziare qui pubblicamente OldClaudio per i numerosi e precisi rilievi.Approfitto per chiedere intanto un paio di chiarimenti.
1.
Chi o meglio cosa carica i pattern di sillabazione poi definiti da Babel?Gli schemi di sillabazione sono letti durante la creazione dei formati (initex). Per esempio, durante la creazione dei formati latex.fmt e pdflatex.fmt viene letto il file language.dat che contiene l’indirizzamento per gli schemi da caricare.
samiel” post=676242.
Nei “Peccati” si fa riferimento a una soluzione personale di Axel Reichert
per modificare/migliorare i parametri standard di LaTeX per la sillabazione.
Il suo codice è questo:
` \tolerance 1414
\hbadness 1414
\emergencystretch 1.5em
\hfuzz 0.3pt
\widowpenalty=10000
\vfuzz \hfuzz
\raggedbottom`
Al di là dell’elevato valore attribuito a \widowpenalty,
che senso o che scopo ha la riga \vfuzz \hfuzz
totalmente priva di alcun valore attribuito ai due parametri?A me non pare affatto una buona serie di valori. Non ha molto senso dare valore non nullo globalmente a \emergencystretch; così si vuole “evitare” di dover esaminare eventuali righe “underfull”, ma con il risultato che la media delle righe sarà più brutta.
Il “rimedio” di impostare \widowpenalty a 10000 è peggiore del male. Non tutto ciò che TeX considera “vedova” lo è veramente, basta pensare alle citazioni fuori corpo (quotation): io preferirei di gran lunga che l’ultima riga del capoverso che precede la citazione vada alla pagina seguente, prima della citazione, piuttosto che una citazione in cima alla pagina.
\vfuzz\hfuzz assegna a \vfuzz un valore uguale a quello di \hfuzz. È equivalente a scrivere \vfuzz=\hfuzz (nelle assegnazioni di valori, = è sempre facoltativo).
Anche 0.3pt mi pare alto: è circa 1mm e si nota, almeno nell’allneamento a destra delle righe.
Ciao
Enrico
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8 Gennaio 2012 alle 21:19 #68136::
Alla domanda 1) I pattern vengono caricati durante la creazione del formato; il formato è quel particolare file con estensione fmt che contiene il “dump” della memoria di pdftex vergine, e che viene automaticamente caricato quando si da (direttamente da terminale o indirettamente tramite il bottone dell’editor) il comando di eseguire latex oppure pdflatex; in effetti a livello di linea di comando dare il comando pdflatex myfile vuol dire dare il comando pdftex &pdflatex.fmt myfile (l’estensione non si scrive, io lho messa per mettere in evidenza chi è il file di formato.
I pattern scritti da me per l’italiano, da Knuth per l’inglese (americano) da Bernard Gaulle per il francese, eccetera sono scritti in chiaro e in ordine alfabetico per comodità di chi li scrive, ma non sono nell’ordine giusto per la struttura di ricerca del programma pdftex (o tex all’inizio della storia); la creazione del file di formato serve tra le altre cose per costruire l’hash (la struttura indicizzata con cui memorizzare i pattern) nel modo più efficace per minimizzare il tempo di accesso; nota che per l’italiano ci sono meno di 350 pattern, per l’inglese di Knuth ci sono quasi 5000 pattern; per il tedesco ci sono circa 12000 pattern, eccetera. Con numeri di pattern in generale molto grandi Frank Liang, colui che ha scritto per Knuth il programma di sillabazione, ha dovuto “inventare” un nuovo tipo di hash.Lavorando con più lingue ogni hash è identificato da un numero da 0 a 255; quello corrisponde la valore conservato nel contatore (TeX) delle lingue ae associato al nome di una lingua, serve a babel per selezionare l’hash da usare quando si specifica una data lingua, non per caricare i pattern.
Alla domanda 2)
Avevo letto male i valori di Reichert. In realtà mi era sfuggito che \hfuzz era già stato definito prima di porre \vfuzz \hfuzz; la seconda espressione significa \vfuzz=\hafuzz (in linguaggio TeX primitivo il segno di uguale, come operatore di assegnazione, è facoltativo).Ora devo correggere quello che ti ho scritto; \raggedbottom, confermo, non ha nessun significato per la sillabazione; per la sillabazione non servono nemmeno \vfuzz, né \widowpenalty, né (caso mai fossero indicati) \clubpenalty e \@clubpenalty, né \hbadness; per la sillabazione servono solo \tolerance, ed \emergencystretch.
\clubpenalty e \widowpenalty servono per minimizzare le righe ofane e le righe vedove (una riga orfana non ha un passato ma ha un futuro; è la prima riga di un capoverso se viene lasciata sola alla fine di una pagina; una riga vedova ha un passato ma non ha un futuro, è l’ultima riga di un capoverso se viene lasciata sola dopo la fine di una pagina all’inizio della pagina successiva. (\@clubpenalty è il vero valore per la penalità delle righe orfane mentre \clubpenalty viene reimpostato di tanto in tanto in certi comandi o in certi ambienti, ma poi viene ripristinato al valore contenuto in \@clubpenalty)
\hfuzz e \vfuzz servono per minimizzare i messaggi di errore per righe o per pagine troppo piene che sporgono dalla gabbia in orizzontale o in verticale.
\hbadness serve anch’esso per dare la possibilità TeX di dare messaggi in relazioni a righe troppo piene o troppo vuote, non solo in base alla loro lunghezza effettiva, quanto in relazione alla “badness” della riga (io nella GuidaGuIT ho tradotto “badness” con bruttezza).In sostanza la maggior parte delle impostazioni di Reichert servono per ridurre i warning che TeX emette quando le cose non sono perfette, ma solo\tolerance e \emergency stretch hanno qualche effetto sulla sillabazione.
A me pare che normalmente il pacchetto microtype sia molto più efficace di tutti quei parametri, e se uno si trovasse davanti ad un capoverso veramente impossibile da giustificare bene (per esempio quando si riproducono dei comandi scritti in carattere typewriter (ne hai visto gli effetti anche tu nella traduzione, perché con quel carattere non è possibile la divisione in sillabe) allora brutto per brutto o lo si sistema cambiando l’ordine delle parole o aggiungendo\togliendo un paio di parole, oppure tanto vale comporlo ragged right (ambiente flushleft) oppure aprendo un gruppo e impostando:
`
{\tolerance=9999
capoverso bruttissimo
\par}
`
9999 è una tolleranza altissima ma non infinita come la porrebbe l’ambiente sloppypar.Così credo di essermi espresso meglio e forse questo lungo messaggio sul forum potrebbe servire anche ad altri lettori per imparare quello che ho cercato di descrivere nella GuidaGuIT, ma che scoraggia i più dal leggerlo.
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8 Gennaio 2012 alle 21:32 #68137::
Grazie a entrambi per le risposte, molto “tecniche” ma altrettanto ampie e chiare.Un altro dubbio riguarda la faccenda del rientro.
In effetti i “Peccati” consigliano di usare misure in em e non assolute (ad es mm)
per impostare l’eventuale rientro di prima riga di un paragrafo
(confermo, è proprio così!).
Giustamente OldClaudio faceva notare che una simile impostazione
è del tutto anomala, poiché nell’ipotesi di una modifica del carattere
nella stessa pagina si avrebbero dei rientri diversi per la prima linea
dei paragrafi. Ma i “Peccati” sono perentori in questa indicazione.In questi casi mi pongo il problema di che fare.
Ha senso una “traduzione” che, pur nell’ambito di una licenza “aperta”
finisce per consigliare il contrario dell’originale? Non so come comportarmi…M
PS
e se uno si trovasse davanti ad un capoverso veramente impossibile da giustificare bene (per esempio quando si riproducono dei comandi scritti in carattere typewriter (ne hai visto gli effetti anche tu nella traduzione, perché con quel carattere non è possibile la divisione in sillabe) allora brutto per brutto o lo si sistema cambiando l’ordine delle parole o aggiungendo\togliendo un paio di parole,
Infatti ho risolto riformulando con qualche variazione o aggiunta…
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8 Gennaio 2012 alle 22:09 #68138::
samiel” post=67627Grazie a entrambi per le risposte, molto “tecniche” ma altrettanto ampie e chiare.
Un altro dubbio riguarda la faccenda del rientro.
In effetti i “Peccati” consigliano di usare misure in em e non assolute (ad es mm)
per impostare l’eventuale rientro di prima riga di un paragrafo
(confermo, è proprio così!).
Giustamente OldClaudio faceva notare che una simile impostazione
è del tutto anomala, poiché nell’ipotesi di una modifica del carattere
nella stessa pagina si avrebbero dei rientri diversi per la prima linea
dei paragrafi. Ma i “Peccati” sono perentori in questa indicazione.In questi casi mi pongo il problema di che fare.
Ha senso una “traduzione” che, pur nell’ambito di una licenza “aperta”
finisce per consigliare il contrario dell’originale? Non so come comportarmi…M
Quando si scrive, per esempio,
`\parindent=2em`
si imposta il rientro a 2em del font attuale. Siccome ogni classe (ben scritta) emette il comando \normalsize, il valore è quello relativo a cmr10 (o cmr10 at 10.95pt o cmr12, a seconda dell’opzione sul corpo principale). Quindi non è del tutto corretto, perché il font del documento potrebbe avere un em diverso. Ma non direi che è sbagliato: normalmente un font a corpo 10 ha 1em=10pt e così per gli altri corpi.Di sicuro il rientro non sarà diverso in capoversi \large o \small: quando si assegna \parindent=2em, TeX converte em nella misura in punti all’istante. Se non ci credi, prova
`\documentclass[a4paper]{article}
\begin{document}
\noindent\rule{\parindent}{0.4pt}Inizio di un capoverso
\noindent\rule{\parindent}{0.4pt}
{\Huge Inizio di un capoverso\par}
\end{document}`
Si otterrà

Ciao
Enrico
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9 Gennaio 2012 alle 23:40 #68139
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10 Gennaio 2012 alle 4:53 #68140::
samiel” post=67627Ha senso una “traduzione” che, pur nell’ambito di una licenza “aperta”
finisce per consigliare il contrario dell’originale? Non so come comportarmi…Dipende da quello che vuoi fare. Se il tuo obiettivo è solo tradurre, è chiaro che la traduzione non può dire cose contrarie all’originale. Ma ti hanno, mi sembra, consigliato di procedere in un altro modo: basta che tu premetta al documento qualcosa come: “Questo lavoro è una rielaborazione personale della versione tedesca dei Peccati…”. Così sei a posto, sia come contenuti sia come forma (il rispetto della licenza).
Ciao,
L.
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10 Gennaio 2012 alle 11:59 #68141::
Cari tutti,
nella traduzione che Mauro ha fatto e che ho letto con attenzione, leggo quanto segue:I pacchetti subfigure.sty e subfig.sty non sono più sviluppati e sono incompatibili con alcuni pacchetti attuali come hyperref.sty e caption.sty. Come sostituto si suggerisce subcaption.sty.
Questo confligge con quanto scriviamo nell’Arte, in cui si dice che subfig.sty richiede caption.sty. Non mi pare, inoltre, che subfig sia obsoleto…
Che ne dite?
Ciao
TommasoPS: chiedo scusa a Mauro se ho messo in vetrina una frase ancora riservata.
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10 Gennaio 2012 alle 12:31 #68142::
illinguista1972″ post=67654Cari tutti,
nella traduzione che Mauro ha fatto e che ho letto con attenzione, leggo quanto segue:I pacchetti subfigure.sty e subfig.sty non sono più sviluppati e sono incompatibili con alcuni pacchetti attuali come hyperref.sty e caption.sty. Come sostituto si suggerisce subcaption.sty.
Questo confligge con quanto scriviamo nell’Arte, in cui si dice che subfig.sty richiede caption.sty. Non mi pare, inoltre, che subfig sia obsoleto…
Che ne dite?
Mi pare un po’ azzardato dire che subfig.sty sia quasi obsoleto. Di fatto è compatibile sia con hyperref sia con caption. È vero che subcaption è dello stesso autore di caption e che viene sviluppato.
Ciao
Enrico
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10 Gennaio 2012 alle 12:41 #68143::
PS: chiedo scusa a Mauro se ho messo in vetrina una frase ancora riservata.
Nessun problema, in fondo non è mica il mio diario intimo! 🙂
Pr quanto riguarda subfig.sty, come proponete di modificare il testo,
che a quanto pare è eccessivo e non del tutto corretto?@ TOmmaso
Resto in attesa della tua lettura e delle tue indicazioni complessive
per passare all’ultima faseM
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10 Gennaio 2012 alle 13:47 #68144::
samiel” post=67656
PS: chiedo scusa a Mauro se ho messo in vetrina una frase ancora riservata.
Nessun problema, in fondo non è mica il mio diario intimo! 🙂
Pr quanto riguarda subfig.sty, come proponete di modificare il testo,
che a quanto pare è eccessivo e non del tutto corretto?@ TOmmaso
Resto in attesa della tua lettura e delle tue indicazioni complessive
per passare all’ultima faseM
Io direi che subfigure è obsoleto e al suo posto va usato subfig, e credo che questo sia corretto.
Quello che non capisco, è come mai gli autori del documento originale abbiano proposto di sostituire un pacchetto come subfig, che serve a riunire più figure in una sola figura mobile, con subcaption, che serve a gestire le singole didascalie degli oggetti messi in una subfig…
Che dite?Ciao
Tommaso
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10 Gennaio 2012 alle 15:33 #68145::
illinguista1972″ post=67657Quello che non capisco, è come mai gli autori del documento originale abbiano proposto di sostituire un pacchetto come subfig, che serve a riunire più figure in una sola figura mobile, con subcaption, che serve a gestire le singole didascalie degli oggetti messi in una subfig…
subcaption fa le stesse cose di subfig, ma con una sintassi diversa. Non mi sento di dire che uno è buono e l’altro no: ciascuno ha i suoi pregi e difetti.
Ciao
Enrico
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10 Gennaio 2012 alle 15:52 #68146::
Diciamo che subfig è di Stephen Cochran ed è stato aggiornato l’ultima volta nel 2005; per funzionare bisogna che si carichi caption in modo esplicito; nella documentazione che accompagna il pacchetto vi si dice che delle varie opzioni di posizionamento delle didascalie solo top e bottom continuano a funzionare.Subcaption è di Axel Sommerfeldt ed è stato aggiornato nel 2011. Nella documentazione vi si dice esplicitamente che è incompatibile con subfigure e subfig; richiede caption e se lo carica da solo; sembra che sia completamente compatibile con caption e che tutte le funzionalità di caption siano mantenute.
Per dire quale dei due si migliore (subfig o subcaption) bisognerebbe fare delle prove estensive. Tuttavia quasi 7 anni di differenza di età mi lascerebbero propendere per la soluzione subcaption.
Parlo a vanvera, perché non ho mai usato nessuno di quei due pacchetti e tutte le volte che ho voluto mettere due o più figure nello stesso float ho risolto il miei problemi con i normali comandi di LaTeX; ho usato però caption che trovo utilissimo.
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10 Gennaio 2012 alle 17:46 #68147::
Ciao,personalmente ho avuto modo di usare sia subfig che subcaption. Alla fine ho scelto subcaption. Non ricordo esattamente il motivo, ma preferisco il comportamento di quest’ultimo. Sapere poi che subfig è dal 2005 che non viene più aggiornato, mentre subcaption sembra essere in continuo aggiornamento, mi toglie ogni dubbio. Spero di non sbagliare.
Marco.
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13 Gennaio 2012 alle 21:02 #68148::
Quanche delucidazione su dubbi sorti durante la revisione finale:1. meglio “grassetto” o “nero” ?
2. siccome non so la cosa, non riesco a tradurre. Il pacchetto amsmath
definisce \frac{}{} in modo che si ha errore se si usa \over
oppure ridefibisce \over come \frac con delle modifiche?Poi vediamo se mi sorgono altri dubbi…
M
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13 Gennaio 2012 alle 21:15 #68149::
samiel” post=67756Quanche delucidazione su dubbi sorti durante la revisione finale:
1. meglio “grassetto” o “nero” ?
2. siccome non so la cosa, non riesco a tradurre. Il pacchetto amsmath
definisce \frac{}{} in modo che si ha errore se si usa \over
oppure ridefibisce \over come \frac con delle modifiche?Poi vediamo se mi sorgono altri dubbi…
M
1. Nero o neretto
2. \over viene ridefinito in modo da dare un messaggio di avviso (una volta sola)
`Package amsmath Warning: Foreign command \over;
(amsmath) \frac or \genfrac should be used instead`
Ciao
Enrico
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14 Gennaio 2012 alle 7:46 #68150::
Scusate se mi inserisco nel discorso subfig vs. subcaption. Vorrei segnalare che di recente ho avuto problemi ad integrare subfig e caption, su documenti che in passato si compilavano regolarmente (ne parlo in questa discussione). Il punto è che forse, mentre lo sviluppo di caption sta andando avanti, quello di subfig si è arrestato e possono effettivamente nascere dei problemi che suggeriscono di passare a subcaption.
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14 Gennaio 2012 alle 12:15 #68151::
Liverpool” post=67759Scusate se mi inserisco nel discorso subfig vs. subcaption. Vorrei segnalare che di recente ho avuto problemi ad integrare subfig e caption, su documenti che in passato si compilavano regolarmente (ne parlo in questa discussione). Il punto è che forse, mentre lo sviluppo di caption sta andando avanti, quello di subfig si è arrestato e possono effettivamente nascere dei problemi che suggeriscono di passare a subcaption.
Si possono tirare le somme, a questo punto, anche per aiutare Mauro?
Io direi di adottare subcaption e di lasciare gli altri.Ciao
Tommaso[OT] Per quanto riguarda la questione delle note al piede, Mauro, puoi dare un’occhiata al filone che ho aperto nella sezione Tipografia. [/OT]
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14 Gennaio 2012 alle 12:37 #68152::
Non dico che il Dizionario di stile e di scrittura (Beltramo e Nesci, Zanichelli, Bologna, 2011) sia il Vangelo, ma esso alla voce Nota, paragrafo 3.2 specifica quanto segue (che è un pochino di più di quanto ha detto Ivan, che forse l’avrebbe detto se non avesse saltato il punto 3 del suo elenco):3.2 Posizione del richiamo
I richiami nel testo vengono di solito messi in formato apice, [omissis].
I richiami si possono inserire subito dopo l’espressione che contiene l’informazione da approfondire. Se in quel punto è presente un segno di punteggiatura, convenzionalmente il richiamo viene messo subito dopo (a meno che il segno sia la lineetta, nel qual caso il richiamo va messo subito prima); tuttavia ha anche una certa diffusione la convenzione di inserire la nota prima del segno:
[esempi omessi]Per ragioni di eleganza e di comodità di lettura, converrebbe però cercare di inserire la nota alla fine della frase dopo un punto fermo;
[omissis]Tra il richiamo e il carattere che lo precede non vanno inseriti spazi.
[omissis]Di solito nei titolo non si inseriscono richiami: se occorre un approfondimento per il titolo, si cerca di spostare il richiamo alla prima riga del testo che segue.
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14 Gennaio 2012 alle 15:54 #68153::
illinguista1972″ post=67773Si possono tirare le somme, a questo punto, anche per aiutare Mauro?
Non sono un esperto perciò non me la sento di sbilanciarmi, tuttavia, siccome Mauro sta facendo una traduzione e ciò che è scritto forse un po’ perentoriamente è in parte vero e del resto subcaption sembra avere tutte le carte in regola per sostituire subfig ed è più aggiornato, io seguirei il testo originale senza pensarci troppo.
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14 Gennaio 2012 alle 17:31 #68154
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14 Gennaio 2012 alle 22:20 #68155::
Non dico che il Dizionario di stile e di scrittura (Beltramo e Nesci, Zanichelli, Bologna, 2011) sia il Vangelo, ma esso alla voce Nota, paragrafo 3.2 specifica quanto segue
Però trovatemi un editore italiano anche fra i più prestigiosi
(mi son origuardato vecchi libri di Einaudim i testi della Utet ecc ecc)
e ditemi se trovate qualcuno che mette l’apice dopo la punteggiatura…M
-
15 Gennaio 2012 alle 1:21 #68156::
samiel” post=67790
Non dico che il Dizionario di stile e di scrittura (Beltramo e Nesci, Zanichelli, Bologna, 2011) sia il Vangelo, ma esso alla voce Nota, paragrafo 3.2 specifica quanto segue
Però trovatemi un editore italiano anche fra i più prestigiosi
(mi son origuardato vecchi libri di Einaudim i testi della Utet ecc ecc)
e ditemi se trovate qualcuno che mette l’apice dopo la punteggiatura…M
Ho risposto qui: http://www.guitex.org/home/index.php?option=com_kunena&func=view&catid=12&id=67715&Itemid=71&lang=it
Ciao.
Luigi
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15 Gennaio 2012 alle 9:40 #68157
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15 Gennaio 2012 alle 12:28 #68158
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15 Gennaio 2012 alle 15:25 #68159
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15 Gennaio 2012 alle 16:09 #68160::
samiel” post=67812DUbbio (forse inconsistente) sul codice:
`
\subsection{Modifiche del layout}
\label{sec:layoutanderungen}
I margini di pagina prodotti dalle classi standard….`
Dopo \label e perciò prima dell’inizio del testo
è opportuno metterci una riga vuota
o non c’è alcune differenza?M
Di solito la lascio per maggiore evidenza nel codice: due righe vuote prima e una dopo. Ma non fa alcuna differenza.
Forse è meglio “impostati” che “prodotti”.
Ciao
Enrico
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18 Gennaio 2012 alle 17:37 #68161::
Tutto è compiuto!Solo un dubbio. Quando compilo ricevo (per due volte di seguito) il messaggio:
`Package xcolor Warning: Incompatible color definition on input line 665.`
La riga incriminata nella fattispecie è l’ultima del codice che riporto:
`\ctable[
caption = Macro per modificare lo stile del carattere.,
label=tab:befehle-zur-anderung,
mincapwidth = \columnwidth,
pos = h ]{lll}{
\tnote{Utile nella definizioni di macro. All'interno del testo non si dovrebbe
usare \GMacro{em}{\dots}, bensì \LMacro{emph}{\dots}.}
}{
\toprule
\multicolumn{1}{c}{Obsolete} & \multicolumn{2}{c}{Sostituite in \LaTeXe{} da} \\
\cmidrule(l){2-3} & locali & globali/commutative \\
\cmidrule(r){1-1} \cmidrule(lr){2-2} \cmidrule(l){3-3}
\GMacro{rm}{\dots} & \LMacro{textrm}{\dots} & \Macro{rmfamily} \\
\GMacro{sf}{\dots} & \LMacro{textsf}{\dots} & \Macro{sffamily} \\
\GMacro{tt}{\dots} & \LMacro{texttt}{\dots} & \Macro{ttfamily} \\
\GMacro{it}{\dots} & \LMacro{textit}{\dots} & \Macro{itshape} \\
\GMacro{sc}{\dots} & \LMacro{textsc}{\dots} & \Macro{scshape} \\
\GMacro{sl}{\dots} & \LMacro{textsl}{\dots} & \Macro{slshape} \\
\GMacro{bf}{\dots} & \LMacro{textbf}{\dots} & \Macro{bfseries} \\
— & \LMacro{textmd}{\dots} & \Macro{mdseries} \\
— & \LMacro{textup}{\dots} & \Macro{upshape} \\
— & \LMacro{emph}{\dots} & \Macro{em\tmark} \\
\bottomrule
}`
ovvero la graffa. Forse il problema autentico è altrove….M
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18 Gennaio 2012 alle 18:01 #68162
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18 Gennaio 2012 alle 18:15 #68163
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18 Gennaio 2012 alle 18:42 #68164
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18 Gennaio 2012 alle 18:46 #68165
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18 Gennaio 2012 alle 20:18 #68166::
Allora… mi sembra che il problema sia dovuto al pacchetto guit
Questo codice mi dà l’errore di xcolor:
`\documentclass[fontsize=11pt,paper=a4,pagesize,captions=tableheading,%
numbers=noenddot,toc=flat]{scrartcl}% ——————————– Codifica ———————————-
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage[T1]{fontenc}% ——————————– Caratteri ———————————
\usepackage[scaled=.88]{beramono}
\usepackage[scaled=.86]{berasans}
\usepackage[osf]{mathpazo}
\linespread{1.05}\selectfont
\providecommand{\lining}{\fontfamily{ppl}\selectfont}
\providecommand{\oldstyle}{\fontfamily{fplj}\selectfont}
\DeclareTextFontCommand{\textln}{\lining}
\DeclareTextFontCommand{\textos}{\oldstyle}% —————————— Grafica e tabelle —————————
\usepackage{xspace}
\usepackage{booktabs,array}
\usepackage{ctable}
\usepackage[italian]{varioref}
\usepackage{textcomp}
\usepackage[nofancy]{rcsinfo}
\usepackage{varwidth}
\usepackage{calc}
\usepackage{amsmath}
\usepackage{graphicx}
\usepackage{guit}% ——————————- Formattazione ——————————
\addtokomafont{pagehead}{\small\itshape}
\addtokomafont{sectioning}{\rmfamily}
\addtokomafont{caption}{\footnotesize\itshape}
\addtokomafont{captionlabel}{\upshape\bfseries}
\addtokomafont{descriptionlabel}{\rmfamily}
\setcapindent{1em}
\deffootnote{2.25em}{1.75em}{\thefootnotemark\enspace}
\reversemarginpar
\renewcommand*{\othersectionlevelsformat}[1]{%
\makebox[0pt][r]{\csname the#1\endcsname\autodot\enskip}}% ——————————— Colori ———————————–
\usepackage{color}
\definecolor{grau}{gray}{0.45}
\definecolor{rot}{rgb}{0.75,0.00,0.00}
\definecolor{blau}{rgb}{0.16,0.24,0.64}
\definecolor{gruen}{rgb}{0.18,0.58,0.08}
\definecolor{linkcolor}{rgb}{0,0,0.42}% ———————————- Nuovi comandi —————————
%%% Da scrguide
\DeclareRobustCommand*{\Macro}[1]{\mbox{\texttt{\char`\\#1}}}
\DeclareRobustCommand*{\LMacro}[2]{\mbox{\texttt{\char`\\#1\{#2\}}}}
\DeclareRobustCommand*{\GMacro}[2]{\mbox{\texttt{\{\char`\\#1\ #2\}}}}\begin{document}
\ctable[
caption = Macro per modificare lo stile del carattere.,
label=tab:befehle-zur-anderung,
mincapwidth = \columnwidth,
pos = h ]{lll}{
\tnote{Utile nella definizioni di macro. All'interno del testo non si dovrebbe
usare \GMacro{em}{\dots}, bensì \LMacro{emph}{\dots}.}
}{
\toprule
\multicolumn{1}{c}{Obsolete} & \multicolumn{2}{c}{Sostituite in \LaTeXe{} da} \\
\cmidrule(l){2-3} & locali & globali/commutative \\
\cmidrule(r){1-1} \cmidrule(lr){2-2} \cmidrule(l){3-3}
\GMacro{rm}{\dots} & \LMacro{textrm}{\dots} & \Macro{rmfamily} \\
\GMacro{sf}{\dots} & \LMacro{textsf}{\dots} & \Macro{sffamily} \\
\GMacro{tt}{\dots} & \LMacro{texttt}{\dots} & \Macro{ttfamily} \\
\GMacro{it}{\dots} & \LMacro{textit}{\dots} & \Macro{itshape} \\
\GMacro{sc}{\dots} & \LMacro{textsc}{\dots} & \Macro{scshape} \\
\GMacro{sl}{\dots} & \LMacro{textsl}{\dots} & \Macro{slshape} \\
\GMacro{bf}{\dots} & \LMacro{textbf}{\dots} & \Macro{bfseries} \\
— & \LMacro{textmd}{\dots} & \Macro{mdseries} \\
— & \LMacro{textup}{\dots} & \Macro{upshape} \\
— & \LMacro{emph}{\dots} & \Macro{em}\tmark \\
\bottomrule
}\end{document}`
Se commento il pacchetto guit l’errore sparisce….M
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18 Gennaio 2012 alle 21:14 #68167::
samiel” post=67903Allora… mi sembra che il problema sia dovuto al pacchetto guit
Questo codice mi dà l’errore di xcolor:
`\documentclass[fontsize=11pt,paper=a4,pagesize,captions=tableheading,%
numbers=noenddot,toc=flat]{scrartcl}% ——————————– Codifica ———————————-
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage[T1]{fontenc}% ——————————– Caratteri ———————————
\usepackage[scaled=.88]{beramono}
\usepackage[scaled=.86]{berasans}
\usepackage[osf]{mathpazo}
\linespread{1.05}\selectfont
\providecommand{\lining}{\fontfamily{ppl}\selectfont}
\providecommand{\oldstyle}{\fontfamily{fplj}\selectfont}
\DeclareTextFontCommand{\textln}{\lining}
\DeclareTextFontCommand{\textos}{\oldstyle}% —————————— Grafica e tabelle —————————
\usepackage{xspace}
\usepackage{booktabs,array}
\usepackage{ctable}
\usepackage[italian]{varioref}
\usepackage{textcomp}
\usepackage[nofancy]{rcsinfo}
\usepackage{varwidth}
\usepackage{calc}
\usepackage{amsmath}
\usepackage{graphicx}
\usepackage{guit}% ——————————- Formattazione ——————————
\addtokomafont{pagehead}{\small\itshape}
\addtokomafont{sectioning}{\rmfamily}
\addtokomafont{caption}{\footnotesize\itshape}
\addtokomafont{captionlabel}{\upshape\bfseries}
\addtokomafont{descriptionlabel}{\rmfamily}
\setcapindent{1em}
\deffootnote{2.25em}{1.75em}{\thefootnotemark\enspace}
\reversemarginpar
\renewcommand*{\othersectionlevelsformat}[1]{%
\makebox[0pt][r]{\csname the#1\endcsname\autodot\enskip}}% ——————————— Colori ———————————–
\usepackage{color}
\definecolor{grau}{gray}{0.45}
\definecolor{rot}{rgb}{0.75,0.00,0.00}
\definecolor{blau}{rgb}{0.16,0.24,0.64}
\definecolor{gruen}{rgb}{0.18,0.58,0.08}
\definecolor{linkcolor}{rgb}{0,0,0.42}% ———————————- Nuovi comandi —————————
%%% Da scrguide
\DeclareRobustCommand*{\Macro}[1]{\mbox{\texttt{\char`\\#1}}}
\DeclareRobustCommand*{\LMacro}[2]{\mbox{\texttt{\char`\\#1\{#2\}}}}
\DeclareRobustCommand*{\GMacro}[2]{\mbox{\texttt{\{\char`\\#1\ #2\}}}}\begin{document}
\ctable[
caption = Macro per modificare lo stile del carattere.,
label=tab:befehle-zur-anderung,
mincapwidth = \columnwidth,
pos = h ]{lll}{
\tnote{Utile nella definizioni di macro. All'interno del testo non si dovrebbe
usare \GMacro{em}{\dots}, bensì \LMacro{emph}{\dots}.}
}{
\toprule
\multicolumn{1}{c}{Obsolete} & \multicolumn{2}{c}{Sostituite in \LaTeXe{} da} \\
\cmidrule(l){2-3} & locali & globali/commutative \\
\cmidrule(r){1-1} \cmidrule(lr){2-2} \cmidrule(l){3-3}
\GMacro{rm}{\dots} & \LMacro{textrm}{\dots} & \Macro{rmfamily} \\
\GMacro{sf}{\dots} & \LMacro{textsf}{\dots} & \Macro{sffamily} \\
\GMacro{tt}{\dots} & \LMacro{texttt}{\dots} & \Macro{ttfamily} \\
\GMacro{it}{\dots} & \LMacro{textit}{\dots} & \Macro{itshape} \\
\GMacro{sc}{\dots} & \LMacro{textsc}{\dots} & \Macro{scshape} \\
\GMacro{sl}{\dots} & \LMacro{textsl}{\dots} & \Macro{slshape} \\
\GMacro{bf}{\dots} & \LMacro{textbf}{\dots} & \Macro{bfseries} \\
— & \LMacro{textmd}{\dots} & \Macro{mdseries} \\
— & \LMacro{textup}{\dots} & \Macro{upshape} \\
— & \LMacro{emph}{\dots} & \Macro{em}\tmark \\
\bottomrule
}\end{document}`
Se commento il pacchetto guit l’errore sparisce….M
Anche se commenti ctable. Pacchetto che trovo inutile e dalla sintassi complicata.
`\makeatletter
\newsavebox{\@tabparbox}
\newenvironment{tabpar}[3][t]
{\long\def\@tabparagraph{#3}\def\@tabparopt{#1}%
\begin{lrbox}{\@tabparbox}
\begin{tabular}{#2}}
{\end{tabular}\end{lrbox}%
\parbox{\wd\@tabparbox}{
\if t\@tabparopt
\@tabparagraph\par\smallskip
\fi
\usebox{\@tabparbox}\par
\if b\@tabparopt
\smallskip\@tabparagraph
\fi}}
\makeatother`
definisce un ambiente tabpar che fa un lavoro sicuramente migliore di ctable:
`\begin{table}
\centering
\caption{Macro per modificare lo stile del carattere.}
\label{tab:befehle-zur-anderung}
\begin{tabpar}{lll}
{\footnotesize\textsuperscript{\itshape a} Utile nella definizioni di macro. All'interno
del testo non si dovrebbe usare \GMacro{em}{\dots}, bens\`i \LMacro{emph}{\dots}.}
\toprule
\multicolumn{1}{c}{Obsolete} & \multicolumn{2}{c}{Sostituite in \LaTeXe{} da} \\
\cmidrule(l){2-3} & locali & globali/commutative \\
\cmidrule(r){1-1} \cmidrule(lr){2-2} \cmidrule(l){3-3}
\GMacro{rm}{\dots} & \LMacro{textrm}{\dots} & \Macro{rmfamily} \\
\GMacro{sf}{\dots} & \LMacro{textsf}{\dots} & \Macro{sffamily} \\
\GMacro{tt}{\dots} & \LMacro{texttt}{\dots} & \Macro{ttfamily} \\
\GMacro{it}{\dots} & \LMacro{textit}{\dots} & \Macro{itshape} \\
\GMacro{sc}{\dots} & \LMacro{textsc}{\dots} & \Macro{scshape} \\
\GMacro{sl}{\dots} & \LMacro{textsl}{\dots} & \Macro{slshape} \\
\GMacro{bf}{\dots} & \LMacro{textbf}{\dots} & \Macro{bfseries} \\
— & \LMacro{textmd}{\dots} & \Macro{mdseries} \\
— & \LMacro{textup}{\dots} & \Macro{upshape} \\
— & \LMacro{emph}{\dots} & \Macro{em}\textsuperscript{\itshape a} \\
\bottomrule
\end{tabpar}
\end{table}`Non sono per niente d’accordo con la scelta di “locali” e “globali/commutative”. La dichiarazione \itshape è tutt’altro che globale, termine che in TeX ha un significato ben preciso: un comando che non tiene conto della struttura a gruppi (l’esempio è \setcounter). Il manuale di LaTeX parla di dichiarazioni per i comandi come \itshape.
La questione sul “commutativo” è qualcosa che probabilmente al giorno d’oggi pochi ricordano. Fino all’avvento di NFSS, cioè con la versione originale di LaTeX, ogni dichiarazione del tipo \rm, \bf, ma anche \large agivano su tutte le caratteristiche del font: con \bf si otteneva un font tondo nero anche se prima valeva la dichiarazione \it. Con \large e compagnia si passava automaticamente anche a \rm. Nei primi tempi di coabitazione di NFSS con LaTeX, la combinazione \it\bf sceglieva un font nero corsivo. Ovviamente questo creava problemi con i documenti esistenti; perciò fu deciso di definire \textit e compagnia, ridando a \rm, \it e \bf il vecchio comportamento in “compatibility mode” (cioè con \documentstyle all’inizio). Secondo me parlare di “commutativo” (sarebbe meglio “ortogonale”) porta solo a confusione.
Ciao
Enrico
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18 Gennaio 2012 alle 21:19 #68168::
Grazie per il codice, adesso vedo.Per l’altra questione, senza essere così edotto sugli aspetti “storici”
di LaTeX, quella terminologia mi aveva comunque un po’ spiazzato.
Però qui si torna al solito problema di una guida che indubbiamente
ha delle mende. Io ancora una volta mi sono limitato a rendere
il testo in italiano. Considerato tuttavia che anche la licenza
ce lo consente, possiamo modificare, correggere, integrare.
Alla luce delle tue osservazioni, potresti fornirmi qualche sponto
su come trattare in pratica la questione?Grazie
M
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18 Gennaio 2012 alle 21:26 #68169::
samiel” post=67906Grazie per il codice, adesso vedo.
Per l’altra questione, senza essere così edotto sugli aspetti “storici”
di LaTeX, quella terminologia mi aveva comunque un po’ spiazzato.
Però qui si torna al solito problema di una guida che indubbiamente
ha delle mende. Io ancora una volta mi sono limitato a rendere
il testo in italiano. Considerato tuttavia che anche la licenza
ce lo consente, possiamo modificare, correggere, integrare.
Alla luce delle tue osservazioni, potresti fornirmi qualche sponto
su come trattare in pratica la questione?Grazie
MIn alcuni documenti si trovano i comandi \rm, \it, … che sono residui di un tempo andato e che non hanno mai funzionato come avrebbero dovuto. Perciò non vanno usati mai e dimenticati, anche perché il loro effetto quando sono dati in serie è piuttosto imprevedibile. Ci sono validi sostituti che hanno anche “effetto cumulativo”: con `\sffamily\itshape` si sceglie un font senza grazie inclinato (cosa che non sarebbe avvenuta con \sf\it). Ma si consiglia di usare la forma dichiarativa solo per lunghi tratti di testo all’interno di un ambiente; per tratti brevi o singole parole è meglio adottare i comandi con argomento \textit, \textsf … che ci liberano dal problema di chiudere i gruppi aperti: si ricordi infatti che la sintassi corretta per \sffamily e simili è {\sffamily testo} (le graffe possono essere sostituite dai delimitatori di un ambiente). Le forme dichiarative sono comode solo in un caso: le celle di una tabella composta con `tabular`.
Ciao
Enrico
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18 Gennaio 2012 alle 21:32 #68170
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19 Gennaio 2012 alle 20:11 #68171
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26 Gennaio 2012 alle 6:30 #68172
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26 Gennaio 2012 alle 13:17 #68173::
L’autore dei “Peccati” mi ha risposto in modo articolato
con una dozzina di rilievi (e ha pure trovato un paio di refusi!!).
C’è solo un’osservazione in relazione alla quale non so bene
come comportarmi e chiedo lumi. In origine, un passo diceva:Il pacchetto pslatex carica al suo interno mathptm
+ helvet (scalato).
Enschenbach nota:* Sez. 2.3.3: pslatex non carica questi due pacchetti, ma contiene
sorgente di mathptm e helvet (copiata); quindi sarebbe meglio dire che
pslatex agisce al suo interno come questi pacchetti.Poiché se non capisco (perché non so) non posso tradurre
correttamente, domando: pslatex davvero “include” (in senso
letterale) il codice di mathptm e helvet?Grazie
M
-
26 Gennaio 2012 alle 13:56 #68174::
samiel” post=68146L’autore dei “Peccati” mi ha risposto in modo articolato
con una dozzina di rilievi (e ha pure trovato un paio di refusi!!).
C’è solo un’osservazione in relazione alla quale non so bene
come comportarmi e chiedo lumi. In origine, un passo diceva:Il pacchetto pslatex carica al suo interno mathptm
+ helvet (scalato).
Enschenbach nota:* Sez. 2.3.3: pslatex non carica questi due pacchetti, ma contiene
sorgente di mathptm e helvet (copiata); quindi sarebbe meglio dire che
pslatex agisce al suo interno come questi pacchetti.Poiché se non capisco (perché non so) non posso tradurre
correttamente, domando: pslatex davvero “include” (in senso
letterale) il codice di mathptm e helvet?Grazie
MSì. Ma non vedo perché usare un pacchetto come quello: meglio, se proprio si deve, caricare mathptmx e helvet. Perché mai “PostScript+LaTeX” dovrebbe corrispondere a quella combinazione di font?
Ciao
Enrico
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26 Gennaio 2012 alle 16:18 #68175
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28 Gennaio 2012 alle 12:06 #68176
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28 Gennaio 2012 alle 12:58 #68177::
samiel” post=68236La nuova versione è disponibile
anche se non è stata aggiornata
la pagina del CTAN e appare ancora
la versione vecchia. Però
da lì si scarica in realtà quella nuovaM.
Ciao,
volevo per prima cosa complimentarmi per l’ottimo lavoro! 🙂
Ti segnalo, inoltre, che gli url nella bibliografia purtroppo non si collegano agli indirizzi web.
Ciao
Claudio
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28 Gennaio 2012 alle 16:00 #68178::
Grazie… il merito è cmq di più persone che mi hanno aiutato, come sai 🙂Per i llink, il fatto è (me ne accorgo solo ora grazie alla tua segnalazine)
che nell’originale si usa un codice pasticciato, che non raggiunge
correttamente l’URL. Ho inoltre scoperto, ahimé, due residui refusi.Adesso vedo di modificare il codice per i link e poi posto
una versione speriamo ineccepibile…Mauro
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28 Gennaio 2012 alle 16:29 #68179::
Ti ringrazio per il lavoro svolto che mi sarà sicuramente utile.
Nel mio “piccolissimo”, ti segnalo ciò che ho notato io (solo piccoli refusi), sperando di fare cosa gradita.Nella nota 13 la congiunzione e è scritta con l’accento.
La didascalia della tabella 1 termina con il punto, a differenza di tutte le altre.
Nella nota 18 trovo inutile l’avverbio ancora, trattandosi di un CD. Inoltre non capisco perché euro è scritto con l’iniziale maiuscola.
La nota 25 termina senza punto.
Nella nota 26 secondo me risposta andrebbe scritto con l’iniziale minuscola.
All’inizio del paragrafo 3.5 leggo l’inusuale “a esempio”.Buon lavoro,
Luigi
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28 Gennaio 2012 alle 17:13 #68180
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30 Gennaio 2012 alle 9:21 #68181::
Allora… per risolvere anche l’ultimo problema: nei “Peccati”
l’autore abbrevia così gli indirizzi ftp:
`%%% DANTE
\providecommand{\CTANserver}{ftp.dante.de}
%%% Make CTAN:// be an alias of ftp://\CTANserver/tex-archive/
\makeatletter
\def\url@#1{\expandafter\url@@#1\@nil}
\def\url@@#1://#2\@nil{%
\def\@tempa{#1}\def\@tempb{CTAN}\ifx\@tempa\@tempb
\hyper@linkurl{\Hurl{#1:#2}}{ftp://\CTANserver/tex-archive/#2}%
\else
\hyper@linkurl{\Hurl{#1://#2}}{#1://#2}%
\fi
}
\makeatother`
per poi dare nella bibliografia
`\biburl{CTAN://macros/latex/contrib/was/}`
Poniamo che io voglia fornire l’indiririzzo http e non ftp;
non sarebbe più semplice dare
`\providecommand{\CTANserver}{http://www.ctan.org}`
ma poi semplificare il codice seguente senza tutte le variabili #1 e #2?
Si può fare?M
-
30 Gennaio 2012 alle 10:00 #68182::
samiel” post=68311Allora… per risolvere anche l’ultimo problema: nei “Peccati”
l’autore abbrevia così gli indirizzi ftp:
`%%% DANTE
\providecommand{\CTANserver}{ftp.dante.de}
%%% Make CTAN:// be an alias of ftp://\CTANserver/tex-archive/
\makeatletter
\def\url@#1{\expandafter\url@@#1\@nil}
\def\url@@#1://#2\@nil{%
\def\@tempa{#1}\def\@tempb{CTAN}\ifx\@tempa\@tempb
\hyper@linkurl{\Hurl{#1:#2}}{ftp://\CTANserver/tex-archive/#2}%
\else
\hyper@linkurl{\Hurl{#1://#2}}{#1://#2}%
\fi
}
\makeatother`
per poi dare nella bibliografia
`\biburl{CTAN://macros/latex/contrib/was/}`
Poniamo che io voglia fornire l’indiririzzo http e non ftp;
non sarebbe più semplice dare
`\providecommand{\CTANserver}{http://www.ctan.org}`
ma poi semplificare il codice seguente senza tutte le variabili #1 e #2?
Si può fare?M
Non credo. Secondo me si potrebbe provare così:
`\providecommand{\CTANserver}{www.ctan.org}`
Poi dovresti sostituire la riga:
`
\hyper@linkurl{\Hurl{#1:#2}}{ftp://\CTANserver/tex-archive/#2}%
`
con:`
\hyper@linkurl{\Hurl{#1:#2}}{http://\CTANserver/tex-archive/#2}%
`
Ciao
Claudio
-
30 Gennaio 2012 alle 10:20 #68183::
samiel” post=68311Allora… per risolvere anche l’ultimo problema: nei “Peccati”
l’autore abbrevia così gli indirizzi ftp:
`%%% DANTE
\providecommand{\CTANserver}{ftp.dante.de}
%%% Make CTAN:// be an alias of ftp://\CTANserver/tex-archive/
\makeatletter
\def\url@#1{\expandafter\url@@#1\@nil}
\def\url@@#1://#2\@nil{%
\def\@tempa{#1}\def\@tempb{CTAN}\ifx\@tempa\@tempb
\hyper@linkurl{\Hurl{#1:#2}}{ftp://\CTANserver/tex-archive/#2}%
\else
\hyper@linkurl{\Hurl{#1://#2}}{#1://#2}%
\fi
}
\makeatother`
per poi dare nella bibliografia
`\biburl{CTAN://macros/latex/contrib/was/}`
Poniamo che io voglia fornire l’indiririzzo http e non ftp;
non sarebbe più semplice dare
`\providecommand{\CTANserver}{http://www.ctan.org}`
ma poi semplificare il codice seguente senza tutte le variabili #1 e #2?
Si può fare?M
Certo, basta togliere ftp:// nella definizione di \url@@; ma così com’è messo quel codice non fa niente: occorre scriverlo dopo il caricamento di hyperref. Infatti nella versione originale la parte “neue Kommandos” viene dopo il caricamento di hyperref.
La definizione complicata serve perché TeX stampi CTAN://
, ma il collegamento sia a un indirizzo legale. Mi domando perché mai displaymath vada usato solo se non si carica amsmath. Boh. Tanto per chiarire, \begin{displaymath}…\end{displaymath} è definito da LaTeX in modo che produca \[…\]; amsmath, da parte sua, ridefinisce \[…\] in modo che produca \begin{equation*}…\end{equation*}, ma non c’è alcun problema a usare displaymath.
Ciao
Enrico
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30 Gennaio 2012 alle 12:01 #68184
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