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samiel.
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16 Luglio 2010 alle 12:11 #47414::
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdfCiao a tutti. 🙂
Questa nuova edizione dell’Arte ha la grande novità di un secondo autore, Tommaso Gordini.
Quando Tommaso, circa otto mesi fa, mi ha proposto di rivedere insieme alcuni aspetti linguistici della guida, non ho avuto dubbi: avevo avuto modo di apprezzare le sue capacità in occasione dell’articolo su beamer che avevamo scritto a quattro mani (e che trovate sul mio sito). Il suo punto di vista di umanista, pensavo, non avrebbe potuto che giovare all’Arte.
La collaborazione che ne seguita è stata intensissima: ogni enunciato è stato rivisto, limato, perfezionato, alla ricerca del modo migliore di trasmettere i concetti al lettore. La profonda opera di revisione, anche grazie ai consigli e suggerimenti dei lettori della “vecchia” versione e al paziente lavoro di supervisione di Enrico, ha interessato sia gli aspetti stilistici che quelli TeXnici, sempre con l’obiettivo della massima chiarezza didattica possibile, in modo che chi legge trovi facilmente la risposta ai propri problemi.
Tommaso ha ragione: un libro come questo (che ha tanti autori quante sono le persone che con la loro entusiastica collaborazione hanno contribuito a scriverlo) non potrà mai dirsi veramente concluso. È stato un piacere aver dato una mano a questa nuova edizione.
Auguro a tutti buona lettura.
Lorenzo Pantieri
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CreatoreTopic
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AutoreRisposte
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16 Luglio 2010 alle 13:21 #47415::
Ciao a tutti anche da parte mia! 😉È con immenso piacere che vi diamo la nuova edizione di questa guida. Il lavoro (durato in realtà nove mesi e mezzo 8) ) è stato davvero faticoso, ma alla fine le soddisfazioni hanno premiato tanto impegno.
Spero (e speriamo) che questo libro, dedicato soprattutto a chi con LaTeX non ha dimestichezza, o deve usarlo per forza, o lo vuole usare per semplice curiosità, ma anche a chi già usa il programma da tempo e vuole soltanto trovare conferme o nuovi stimoli, incontri il vostro favore e renda bello e facile scrivere con LaTeX.
Considereremo con piacere tutte le critiche che vorrete farci, le segnalazioni di refusi, le proposte di nuovi argomenti da inserire, di ristrutturazioni di parti della guida e anche di eliminazioni. Potete scrivere su queste pagine oppure agli indirizzi elettronici che trovate all’interno del libro.
Ai “nuovi” di LaTeX, dunque, raccomandiamo come prima cosa di scaricarlo (è gratis!) e di consultarlo per i problemi più comuni; per gli altri c’è il Forum, come sempre. 😀
Ora Lorenzo e io ci prenderemo una pausa meritata. Vi auguriamo un’ottima estate!
Tommaso Gordini
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16 Luglio 2010 alle 21:26 #47416::
Ho appena scaricato la seconda edizione. Grazie mille, ragazzi.
Per il resto che dire, io non sono bravo a parole e non ho un’ esperienza tale da dare chissà quali consigli e/o suggerimenti.Sento l’esigenza di sottolineare, come dice Tommaso, che Un libro come questo non può mai dirsi veramente concluso. Pertanto è sempre viva in me la speranza che di volta in volta questo libro venga aggiornato, per avere maggiori conoscenze in termini di LaTeX e Tipografia in generale.
Come sottolineava robitex in un’altra discussione, sarebbe bello vedere sempre più persone lavorare ad un progetto comune per arricchire il risultato finale di ulteriori contenuti.
In una edizione futura dell’Arte mi immagino qualche accenno a TIkz/Pgf e Pgfplots, Asymptote (anche se ho avuto modo di capire che il disegno programmato a Lorenzo non piace 😉 ) . . ..Ora godetevi l’estate, magari pian piano la (ri)leggo e qualche commento lo scriverò qui.
Grazie ancora,
ansys.
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18 Luglio 2010 alle 17:26 #47417::
Questa nuova edizione dell’Arte ha la grande novità di un secondo autore, Tommaso Gordini.
Torno dal mio bel giretto* e trovo questa bella notizia! Un grande grazie a Lorenzo e Tommaso per il tempo e la cura che hanno dedicato a questo lavoro.
Ciao
Enrico*: valle del Piave (Cadore), Comelico, San Candido/Innichen, Lienz, Iselbergspass, Großglockner Hochalpenstraße, Zell am See, Kitzbühel, Brixental, Innsbruck, Brennerpass/Passo del Brennero, Würzjoch/Passo delle Erbe, val Badia, passo Valparola, passo Falzarego, Alleghe, Busche (ultima sosta per il gelato). A parte una grandinata disastrosa a Innsbruck che ieri ho evitato per poco e i postumi alquanto bagnati, giro che consiglio a tutti. Nemmeno cento metri in autostrada, ovviamente. 🙂 In blu i posti migliori, ma in complesso c’è poco da scartare. Il culmine è la strada del Großglockner, da sola vale un viaggio.
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18 Luglio 2010 alle 22:18 #47418
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22 Luglio 2010 alle 14:47 #47419
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23 Luglio 2010 alle 11:11 #47420::
Complimenti, grande lavoro!Ne approfitto per segnalare qualche imperfezione che mi è saltata all’occhio sfogliando qua e là.
Nella tabella 25 a pag. 104 aggiungerei senz’altro un pallino alla riga di Inkscape per la conversione di formati: addirittura questa funzionalità è prevista anche da riga di comando (mi è capitato di usare diverse volte la conversione SVG→PNG); direi che pure un pallino per la visualizzazione ci starebbe bene.
Ho visto da diverse parti la dicitura “coperto da licenza GNU”, che trovo impropria o almeno non molto precisa per 2 motivi: un software non è coperto da una licenza (è coperto dalla legge sul diritto d’autore), bensì è rilasciato sotto una certa licenza (è circa il contrario, come concetto); GNU non è una licenza, ma un progetto o un sistema operativo; il progetto GNU ha prodotto tra le altre cose diverse licenze (GPL, LGPL, ecc.), quindi al limite si potrebbe dire “rilasciato sotto una licenza GNU”, anche se a quel punto conviene essere più precisi.
Ciao!
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23 Luglio 2010 alle 12:03 #47421::
Ho visto da diverse parti la dicitura “coperto da licenza GNU”, che trovo impropria o almeno non molto precisa per 2 motivi: un software non è coperto da una licenza (è coperto dalla legge sul diritto d’autore), bensì è rilasciato sotto una certa licenza (è circa il contrario, come concetto); GNU non è una licenza, ma un progetto o un sistema operativo; il progetto GNU ha prodotto tra le altre cose diverse licenze (GPL, LGPL, ecc.), quindi al limite si potrebbe dire “rilasciato sotto una licenza GNU”, anche se a quel punto conviene essere più precisi.
Innanzitutto grazie a tutti per i complimenti. 🙂 Di mettere la taglia di un euro per ogni errore trovato dai lettori (per ora) non se ne parla: ho gia’ ricevuto un buon numero di vostri messaggi in cui mi segnalate punti da chiarire meglio… Continuate cosi’, mi raccomando: mi mettero’ al lavoro appena tornato dalle vacanze (e per il momento vi chiedo scusa se non riesco a rispondervi uno per uno!).*
Ciao,
L.* Mauricius. 🙂
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23 Luglio 2010 alle 12:25 #47422::
Ho visto da diverse parti la dicitura “coperto da licenza GNU”, che trovo impropria o almeno non molto precisa per 2 motivi: un software non è coperto da una licenza (è coperto dalla legge sul diritto d’autore), bensì è rilasciato sotto una certa licenza (è circa il contrario, come concetto); GNU non è una licenza, ma un progetto o un sistema operativo; il progetto GNU ha prodotto tra le altre cose diverse licenze (GPL, LGPL, ecc.), quindi al limite si potrebbe dire “rilasciato sotto una licenza GNU”, anche se a quel punto conviene essere più precisi.
Innanzitutto grazie a tutti per i complimenti. 🙂 Di mettere la taglia di un euro per ogni errore trovato dai lettori (per ora) non se ne parla: ho gia’ ricevuto un buon numero di vostri messaggi in cui mi segnalate punti da chiarire meglio… Continuate cosi’, mi raccomando: mi mettero’ al lavoro appena tornato dalle vacanze (e per il momento vi chiedo scusa se non riesco a rispondervi uno per uno!).*
Ciao,
L.* Mauricius. 🙂
Sbagli perfino a scrivere il posto dove vai, chissà quanti errori ci sono nell’Arte! 😀
Buone vacanze!
Ciao
Enrico
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23 Luglio 2010 alle 12:30 #47423::
Sbagli perfino a scrivere il posto dove vai, chissà quanti errori ci sono nell’Arte!
Non ti sfugge niente, perbacco! La scrittura esatta e’ Mauritius. 😳
E si’, la colpa di questi accenti sbagliati e’ (mia e) della tastiera che usano qui! 😉
A presto,
L.P.S. Per inciso, Mauritius e’ un’isola, non un aricipelago (l’arcipelago e’ invece quello delle Mascarene, di cui Mauritius fa parte). Non so perche’ in Italia si senta spesso dire “le Mauritius”, forse e’ un calco maldestro dal francese, che qui e’ la lingua piu’ diffusa). 🙄
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23 Luglio 2010 alle 12:44 #47424::
Sbagli perfino a scrivere il posto dove vai, chissà quanti errori ci sono nell’Arte!
Non ti sfugge niente, perbacco! La scrittura esatta e’ Mauritius. 😳
E si’, la colpa di questi accenti sbagliati e’ (mia e) della tastiera che usano qui! 😉
A presto,
L.P.S. Per inciso, Mauritius e’ un’isola, non un aricipelago (l’arcipelago e’ invece quello delle Mascarene, di cui Mauritius fa parte). Non so perche’ in Italia si senta spesso dire “le Mauritius”, forse e’ un calco maldestro dal francese, che qui e’ la lingua piu’ diffusa). 🙄
Perché ci sono le Seychelles e le Maldive. Buoni bagni oceanici. Io mi accontenterò del Mar Ligure.
Ciao
Enrico
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23 Luglio 2010 alle 12:56 #47425::
Complimenti per questa nuova edizione dell’Arte!
Vedere la bibliografia composta col mio stile mi riempie di orgoglio e mi stimola a proseguire nell’opera di revisione. Grazie a voi per averlo scelto!
😀 😀 😀Con calma mi leggerò l’Arte, ma sono già sicuro che sarà, come sempre, un ottimo lavoro
…buon proseguimento di vacanze! Io rimango al “fresco”…della montagna veronese
Ciao
Ivan
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23 Luglio 2010 alle 14:37 #47426::
Continuate cosi’, mi raccomando
Allora continuo 😀
2 o 3 piccoli refusi: a pag. 13, “microtye” → “microtype”; a pag. 14 forse è meglio “deve compilare in DVI” al posto di “deve compilare il DVI”; a pag. 154, “delle due distribuzione” → “delle due distribuzioni”.
Anch’io ho necessità di un chiarimento. Ho visto che ora, al posto di numprint, suggerite di usare siunitx per la separazione tra cifre. Ottimo pacchetto. Però mi sembra di intravedere una contraddizione con quanto detto poco prima, dove consigliate di usare i numeri “minuscoli” quando sono da integrare nel testo: è ciò che faceva \numprint, mentre \num a quanto pare rende automaticamente “maiuscolo” il numero. O forse non ho ben capito io cosa intendete con “numeri intesi in senso aritmetico”.
Alla prossima
Carlo
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23 Luglio 2010 alle 17:07 #47427::
Ciao a tutti,
vi scrivo dalla Francia. 😀 Non sono qui per vacanza, ma per una tournée con il mio quintetto di fiati. Molto probabilmente refusi, sviste e imprecisioni sono ancora numerose, nell’Arte, nonostante il nostro impegno in questi mesi. A forza di leggere, le cose passano sotto gli occhi, e la lettura di terzi non può che farci piacere.Contiamo di rimetterci al lavoro “vero” diciamo verso la fine di settembre, per un mesetto. La questione di siunitx verrà sistemata in quella sede, complice TeX Live 2010 e siunitx versione 2.0.
Per quanto riguarda le altre osservazioni, speriamo che siano numerose: segnalatele in questo filone, oppure scrivetele agli indirizzi elettronici che vedete nel colophon. Qualcuno l’ha già fatto.
A presto
Tommaso
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23 Luglio 2010 alle 22:20 #47428
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24 Luglio 2010 alle 4:59 #47429
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24 Luglio 2010 alle 5:04 #47430::
Ho visto da diverse parti la dicitura “coperto da licenza GNU”, che trovo impropria o almeno non molto precisa per 2 motivi: un software non è coperto da una licenza (è coperto dalla legge sul diritto d’autore), bensì è rilasciato sotto una certa licenza (è circa il contrario, come concetto); GNU non è una licenza, ma un progetto o un sistema operativo; il progetto GNU ha prodotto tra le altre cose diverse licenze (GPL, LGPL, ecc.), quindi al limite si potrebbe dire “rilasciato sotto una licenza GNU”, anche se a quel punto conviene essere più precisi.
Dimenticavo! “Rilasciato” non mi pare un gran che come traduzuione, mi sembra un anglicismo molto forte: forse “pubblicato con licenza GNU” o “distribuito con licenza GNU” sono meglio. Ci penseremo su, stanne certo! 🙂
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24 Luglio 2010 alle 6:32 #47431::
Anch’io ho necessità di un chiarimento. Ho visto che ora, al posto di numprint, suggerite di usare siunitx per la separazione tra cifre. Ottimo pacchetto. Però mi sembra di intravedere una contraddizione con quanto detto poco prima, dove consigliate di usare i numeri “minuscoli” quando sono da integrare nel testo: è ciò che faceva \numprint, mentre \num a quanto pare rende automaticamente “maiuscolo” il numero. O forse non ho ben capito io cosa intendete con “numeri intesi in senso aritmetico”.
\numprint e \num fanno cose un po’ diverse: \numprint stampa il numero nel font corrente (minuscolo se si trova nel testo, matematico se messo in un ambiente matematico), mentre \num stampa sempre in matematico (a meno che non lo si specifichi diversamente, o nel preambolo una volta per tutte, oppure di volta in volta).
Puo’ darsi che \num sia meglio di \numprint: in fondo se si vogliono spaziare dei numeri questi saranno tipicamente quantita’ matematiche o misure di grandezze, e non “entita’ testuali”. Insomma, anziche’ scrivere.
`C'erano 1 500 000 persone.`
e’ forse meglio dire
`C'erano un milione e mezzo di persone.`
Ma questo e’ sicuramente un altro punto su cui riflettere.Ciao,
L.
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24 Luglio 2010 alle 14:43 #47432::
Per citare un riferimento bibliografico specificando anche la pagina, con biblatex è possibile usare anche la sintassi
`\cite[7]{eco:tesi}`
o, per più pagine
`\cite[7-10]{eco:tesi}`
che tra l’altro permette di scegliere (tramite le opzioni di biblatex) se scrivere “pagina” o “pagine” per esteso o usando l’abbreviazione. Trovo questa funzione molto utile perché permette di avere un comportamento coerente in tutto il documento e modificare lo stile (esteso/abbreviato) è difficile come cambiare un’opzione[/code]
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24 Luglio 2010 alle 16:16 #47433
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3 Agosto 2010 alle 17:16 #47434::
Nella vecchia edizione de L’arte, nel paragrafo 6.2.2 “Conversione dei formati” erano elencati i formati di immagini che si possono inserire in un documento in base al compilatore usato (latex o pdflatex). Nel corrispondente paragrafo della nuova edizione “5.3.2 Convertire i formati” non c’è niente del genere e la ricerca di queste informazioni nel resto del paragrafo non mi ha dato frutto. Sono io che non riesco a trovare queste informazioni o sono state proprio rimosse?
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4 Agosto 2010 alle 9:20 #47435::
Nella vecchia edizione de L’arte, nel paragrafo 6.2.2 “Conversione dei formati” erano elencati i formati di immagini che si possono inserire in un documento in base al compilatore usato (latex o pdflatex). Nel corrispondente paragrafo della nuova edizione “5.3.2 Convertire i formati” non c’è niente del genere e la ricerca di queste informazioni nel resto del paragrafo non mi ha dato frutto. Sono io che non riesco a trovare queste informazioni o sono state proprio rimosse?
Hai ragione. quell’informazione (LaTeX mangia EPS, pdfLaTeX mangia PDF, JPG e PNG) compare solo nel par. 3.6, ma è troppo poco. Rimedieremo al più presto.
Grazie,
L.
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9 Agosto 2010 alle 12:46 #47436::
Vorrei segnalare un’imprecisione nella guida “Introduzione allo stile ClassicThesis” (non sono riuscito a trovare una discussione sul forum riguardo questa guida, quindi mi sono appropriato per un attimo di questa discussione): le opzioni “headexclude” e “footexclude” sono deprecate nelle ultime versioni dei koma-script (me ne sono accorto leggendo il log di un documento che utilizzava queste due opzioni), al loro posto vanno usati:
`headinclude=false,
footinclude=false`
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6 Ottobre 2010 alle 6:26 #47437::
Ciao a tutti, Tommaso e io abbiamo appena aggiornato la guida.http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
Le principali novità di questa nuovissima edizione sono costituite dal paragrafo sulle tabelle, che abbiamo riscritto da zero (con l’obiettivo di raggiungere la massima chiarezza e semplicità possibile), e la presentazione della versione 2.0 di siunitx.
Ringraziamo tutti i lettori che, con i loro suggerimenti, ci hanno permesso di rendere l’Arte ancora migliore.
Dopo quest’ultimo aggiornamento, l’Arte “riposerà” almeno un anno. In ogni caso, come al solito, se avete idee su argomenti da aggiungere, togliere o modificare, o se vi dovesse capitare di notare errori, fate davvero una cosa gradita comunicandocelo, così da poterli correggere nelle versioni successive del lavoro.
Buona lettura!
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6 Ottobre 2010 alle 7:30 #47438::
Ciao a tutti.
Faccio mie le parole di Lorenzo 😀
Troppi, troppissimi i piccoli cambiamenti dall’edizione di luglio per poterli elencare qui, ma siamo certi che non sfuggiranno ai lettori più attenti.Leggete e divulgate questa (bella) guida. E stampatela: l’anno di frollatura che l’aspetta vi riparerà dalla paura di avere sulla scrivania un libro già vecchio. Potrebbe essere anche un bel regalo di Natale, no? 😉
Scherzi a parte, lettori nuovi e grandi esperti di TeX: fateci sapere che ne pensate, quali parti vorreste potenziate, quali parti invece trovate inutili, quali parti non ci sono e vorreste invece trovare.
Ora un (bel) po’ di pausa ce la meritiamo proprio! 😀
All’anno prossimo
Tommaso
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6 Ottobre 2010 alle 7:38 #47439::
…In ogni caso, come al solito, se avete idee su argomenti da aggiungere, togliere o modificare, o se vi dovesse capitare di notare errori, fate davvero una cosa gradita comunicandocelo, così da poterli correggere nelle versioni successive del lavoro.
Buona lettura!
Complimenti per il magnifico lavoro!
Un anno sabbatico? no, no, no… non scherzate ragazzi! 😆
A proposito, esiste un vasto mondo ancora poco esplorato (GuIT parlando): la grafica. Vorrei chiedervi se l’Arte dovrebbe accogliere un capitolo in proposito, oppure dovrebbe esistere una seconda Arte, L’Arte di disegnare con LaTeX, per esempio.
Potreste anche tradurre l’Arte in inglese per consentirne l’accesso ad un numero molto più grande di utenti.
Grazie ancora. R.
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6 Ottobre 2010 alle 7:42 #47440
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6 Ottobre 2010 alle 7:50 #47441::
Complimenti per il magnifico lavoro!
Grazie! 🙂
Un anno sabbatico? no, no, no… non scherzate ragazzi! 😆
Beh, direi che ce lo siamo meritato… 😉
A proposito, esiste un vasto mondo ancora poco esplorato (GuIT parlando): la grafica. Vorrei chiedervi se l’Arte dovrebbe accogliere un capitolo in proposito, oppure dovrebbe esistere una seconda Arte, L’Arte di disegnare con LaTeX, per esempio.
Ci sarebbero molte cose da dire, su questo punto… In breve, ho sempre pensato che ognuno dovrebbe fare il suo mestiere. Il mestiere di LaTeX è la tipografia, non il disegno. L’Arte presuppone che grafici e schemi siano stati fatti con un software esterno, specializzato. Ritengo che questa sia la scelta migliore, sopratutto tenendo conto del fatto che l’Arte è una guida di base: spiegare come fare disegni significativi con LaTeX (ammessane e non concessane l’utilità) richiederebbe un libro a sé.
Potreste anche tradurre l’Arte in inglese per consentirne l’accesso ad un numero molto più grande di utenti.
Chissà…
Una cosa però me la sento di aniciparla: stay tuned… 😉
A presto,
L.
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6 Ottobre 2010 alle 7:53 #47442::
Per quanto riguarda la traduzione inglese… Quanto prendi all’ora? 😉
Penso che nessuno di voi due venga pagato per “sviluppare” l’Arte, inoltre la rilasciate in modo gratuito quindi a mio modo di vedere chi si vuole offrire lo dovrebbe fare in maniera volontaria.
Detto questo che è stata una precisazione, se si mettesse tutto on-line (L’Arte allo stato attuale) con un sistema di controllo di versione la traduzione potrebbe essere fatta nel modo divide et impera da più persone, si potrebbe forkare il progetto e in maniera molto “meccanica” modificare i periodi in italiano con quelli in inglese. In quel caso darei la mia disponibilità a partecipare, non posso dire di avere una profonda conoscenza dell’inglese (solo esame TOEFL all’università) ma il mio apporto ad un progetto così non potrei non darlo.
Ciao Alberto
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6 Ottobre 2010 alle 7:54 #47443
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6 Ottobre 2010 alle 7:59 #47444::
Whops! 😳
Mi sono appena accorto di aver messo un \pagebreak di troppo a p. 142. Oggi pomeriggio correggo… 😉
Ciao,
L.Già che ci sei: a pagina 121 spiegate la notazione “*{
}{ }”, ma non fate esempi. Ci sarebbe un “array” nella pagina successiva con “cc” e un tabular a pagina 126 con “SS”. Altrimenti si arriva, se non sbaglio, solo a pagina 131 per vederla impiegata. Ciao
Enrico
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6 Ottobre 2010 alle 8:01 #47445::
Detto questo che è stata una precisazione, se si mettesse tutto on-line (L’Arte allo stato attuale) con un sistema di controllo di versione la traduzione potrebbe essere fatta nel modo divide et impera da più persone, si potrebbe forkare il progetto e in maniera molto “meccanica” modificare i periodi in italiano con quelli in inglese. In quel caso darei la mia disponibilità a partecipare, non posso dire di avere una profonda conoscenza dell’inglese (solo esame TOEFL all’università) ma il mio apporto ad un progetto così non potrei non darlo.
Grazie per la disponibilità, ma no: sono contrario. L’Arte è la sintesi di tantissimi contributi, certo, ma ritengo opportuno che le scelte (linguistiche e contenutistiche) non siano fatte “cooperativamente”. Maggiore è il numero di persone che lavora a un progetto, maggiore è il numero di compromessi; a un certo punto, il tempo impiegato per coordinare un lavoro diventa più di quello impiegato per scriverlo.
Credo che l’Arte in inglese ci sarà, e state sicuri che chiederò aiuto sul forum, come ho sempre fatto. Insomma, direi di procedere come abbiamo fatto finora: mi pare una ricetta che si è rivelata vincente… 😉
Ciao,
L.
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6 Ottobre 2010 alle 8:11 #47446
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6 Ottobre 2010 alle 8:30 #47447::
Ciao a tutti.
Faccio mie le parole di Lorenzo 😀
Troppi, troppissimi i piccoli cambiamenti dall’edizione di luglio per poterli elencare qui, ma siamo certi che non sfuggiranno ai lettori più attenti.Leggete e divulgate questa (bella) guida. E stampatela: l’anno di frollatura che l’aspetta vi riparerà dalla paura di avere sulla scrivania un libro già vecchio. Potrebbe essere anche un bel regalo di Natale, no? 😉
Scherzi a parte, lettori nuovi e grandi esperti di TeX: fateci sapere che ne pensate, quali parti vorreste potenziate, quali parti invece trovate inutili, quali parti non ci sono e vorreste invece trovare.
Ora un (bel) po’ di pausa ce la meritiamo proprio! 😀
All’anno prossimo
TommasoGrazie a te e Lorenzo per la guida e per l’impegno profuso a favore del GuIT (a occhio direi che il riposo lo meritate proprio! :D).
Legerà l’Arte con calma e attenzione per gustarla meglio e, state tranquilli, mi premurerò di suggerire, da modesto conoscitore di LaTeX quale sono, eventuali modifiche e/o potenziamenti. 😀
Un saluto a tutti.
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6 Ottobre 2010 alle 8:33 #47448::
Per quanto riguarda la traduzione inglese… Quanto prendi all’ora? 😉
Penso che nessuno di voi due venga pagato per “sviluppare” l’Arte, inoltre la rilasciate in modo gratuito quindi a mio modo di vedere chi si vuole offrire lo dovrebbe fare in maniera volontaria.
Detto questo che è stata una precisazione, se si mettesse tutto on-line (L’Arte allo stato attuale) con un sistema di controllo di versione la traduzione potrebbe essere fatta nel modo divide et impera da più persone, si potrebbe forkare il progetto e in maniera molto “meccanica” modificare i periodi in italiano con quelli in inglese. In quel caso darei la mia disponibilità a partecipare, non posso dire di avere una profonda conoscenza dell’inglese (solo esame TOEFL all’università) ma il mio apporto ad un progetto così non potrei non darlo.
Ciao Alberto
ehi neptune, Tommaso stava scherzando!
Ciao
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6 Ottobre 2010 alle 8:51 #47449::
A proposito, esiste un vasto mondo ancora poco esplorato (GuIT parlando): la grafica. Vorrei chiedervi se l’Arte dovrebbe accogliere un capitolo in proposito, oppure dovrebbe esistere una seconda Arte, L’Arte di disegnare con LaTeX, per esempio.
Ci sarebbero molte cose da dire, su questo punto… In breve, ho sempre pensato che ognuno dovrebbe fare il suo mestiere. Il mestiere di LaTeX è la tipografia, non il disegno. L’Arte presuppone che grafici e schemi siano stati fatti con un software esterno, specializzato. Ritengo che questa sia la scelta migliore, sopratutto tenendo conto del fatto che l’Arte è una guida di base: spiegare come fare disegni significativi con LaTeX (ammessane e non concessane l’utilità) richiederebbe un libro a sé…
Verissimo, il mestiere di LaTeX è la tipografia, ma mi sento di dire due cose:
A – capita abbastanza spesso di dover includere grafici, diagrammi, schemi, ecc. quindi è un esigenza diffusa;
B – LaTeX è un linguaggio utilizzando il quale si possono costruire oggetti. Non c’è nessuna contraddizione se in un sorgente un linguaggio ad hoc costruisce oggetti grafici;La filosofia generale è quindi quella di produrre splendidi documenti. I grafici sono spesso indispensabili per la comprensione del contenuto, quindi se sono “integrati” in LaTeX, LaTeX stesso diventa uno strumento completo di espressione tipografica, e grafica.
Manca solo l’aspetto di calcolo, ma questo verrà in modo naturale con luaTeX.D’altra parte il testo di riferimento principale su LaTeX, il Companion, riporta un capitolo sulla grafica, mentre il testo “The LaTeX Graphic Companion” è interamente dedicato alla grafica. Il GC tra l’altro (ultima edizione del 2007) conta circa 1000 pagine e non include PGF, ma solo beamer nei capitoli dedicati ai pacchetti specializzati.
La nostra Guida GuIT, dedica un po’ di spazio a Metapost, pstricks e pgf. Sarebbe splendido mettere a disposizione anche un Arte di disegnare con LaTeX.Ad progetto simile parteciperei volentieri.
Un saluto e…
Grazie ancora.
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6 Ottobre 2010 alle 8:59 #47450::
Complimenti per il magnifico lavoro!
Un anno sabbatico? no, no, no… non scherzate ragazzi! 😆
A proposito, esiste un vasto mondo ancora poco esplorato (GuIT parlando): la grafica. Vorrei chiedervi se l’Arte dovrebbe accogliere un capitolo in proposito, oppure dovrebbe esistere una seconda Arte, L’Arte di disegnare con LaTeX, per esempio.
Potreste anche tradurre l’Arte in inglese per consentirne l’accesso ad un numero molto più grande di utenti.
Grazie ancora. R.Quoto ogni singola parola.
Vedere qualcosa come pgfplots, tikz o asymptote sarebbe davvero bello! Avevo già proposto una cosa simile, ma i fatti sono tre:
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Lorenzo e Tommaso hanno anche e sopratutto i loro impegni;
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Ci vuole un aiuto non trascurabile di qualche bravo esperto;
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Il disegno “programmato” (da quello che ho capito) a Lorenzo non va tanto giù. Giusto?
Tuttavia conoscere questi strumenti è molto importante: si fa prima ad imparare qualche riga di codice, che disegnare o diagrammare qualche cosa e poi ricorerre ad acrobazie particolari per inserire una scrittura stile (La)TeX nel disegno o nel diagramma. La coerenza dei font tra Testo/Figure/Tabelle rende il documento molto professionale.
Riguardo la traduzione in inglese sarebbe per l’Arte la consacrazione definitiva. Ma diamo tempo al tempo.
Ho dato una spulciatina veloce per una precisa curiosità ed ho visto la nuova procedura per abilitare l’uso del dizionario italiano in WinEdt 6.0: a quanto pare ho dato un piccolo contributo. Tuttavia secondo me un richiamo della procedura vecchia per utenti che hanno ancora la versione 5.4 o 5.5 non sarebbe male, magari mettendo solamente il link http://www.guit.sssup.it/installazione/win_editor.php#winedt e rimandarli a quella procedura.
Ci aggiorniamo,
ansys.[EDIT]
Non avevo letto il seguito: è vero che LaTeX nasce per la tipografia, ma per essere precisi: Tipografia scientifica. Knuth ha scritto TeX per scrivere i suoi libri scientifici ect ect. Se poi LaTeX viene usato anche da umanisti, giuristi, economisti e compagnia bella ben venga. Ma sappiamo bene che nasce per l’ambito scientifico fatto, appunto, anche di tanti diagrammi e grafici.Dimenticavo la cosa più importante: Grazie mille ragazzi. 😉
[/EDIT]
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6 Ottobre 2010 alle 9:20 #47451::
Complimenti per il magnifico lavoro!
Un anno sabbatico? no, no, no… non scherzate ragazzi! 😆
A proposito, esiste un vasto mondo ancora poco esplorato (GuIT parlando): la grafica. Vorrei chiedervi se l’Arte dovrebbe accogliere un capitolo in proposito, oppure dovrebbe esistere una seconda Arte, L’Arte di disegnare con LaTeX, per esempio.
Potreste anche tradurre l’Arte in inglese per consentirne l’accesso ad un numero molto più grande di utenti.
Grazie ancora. R.Quoto ogni singola parola.
Siamo qui per lanciare delle sfide no? Sfide che riguardano la creazione di documenti belli da vedere, comodi da leggere, esplicativi eleganti e ben costruiti nel contenuto. Altrimenti perché non usare un word processor?
Un motore asincrono come LaTeX induce a pensare ai concetti di cui si sta trattando.Vedere qualcosa come pgfplots, tikz o asymptote sarebbe davvero bello! Avevo già proposto una cosa simile, ma i fatti sono tre:
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Lorenzo e Tommaso hanno anche e sopratutto i loro impegni;
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Ci vuole un aiuto non trascurabile di qualche bravo esperto;
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Il disegno “programmato” (da quello che ho capito) a Lorenzo non va tanto giù. Giusto?
Tuttavia conoscere questi strumenti è molto importante: si fa prima ad imparare qualche riga di codice, che disegnare o diagrammare qualche cosa e poi ricorerre ad acrobazie particolari per inserire una scrittura stile (La)TeX nel disegno o nel diagramma. La coerenza dei font tra Testo/Figure/Tabelle rende il documento molto professionale.
Già, mi ero dimenticato la coerenza tra font. Un ulteriore motivo appunto di professionalità.
Viva L’Arte di scrivere con LaTeX!!
Viva una forse nuova creatura che vedrà la luce L’Arte di disegnare con LaTeX!!
Ciao. 😆 😆
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6 Ottobre 2010 alle 10:59 #47452
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6 Ottobre 2010 alle 11:04 #47453::
Grazie per la disponibilità, ma no: sono contrario. L’Arte prende è la sintesi di tantissimi contributi, certo, ma ritengo opportuno che le scelte (linguistiche e contenutistiche) non siano fatte “cooperativamente”. Maggiore è il numero di persone che lavora a un progetto, maggiore è il numero di compromessi; a un certo punto, il tempo impiegato per coordinare un lavoro diventa più di quello impiegato per scriverlo.
Credo che l’Arte in inglese ci sarà, e state sicuri che chiederò aiuto sul forum, come ho sempre fatto. Insomma, direi di procedere come abbiamo fatto finora: mi pare una ricetta che si è rivelata vincente… 😉Ok tu sei il CEO dell’Arte e quindi decidi tu, nessun problema. Nel caso di versione in inglese vedrò di dare il mio contributo, se riesco, riportando degli appunti sul testo.
Ciao Alberto
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6 Ottobre 2010 alle 12:11 #47454::
Grazie per tutte le vostre belle discussioni. Ma com’è che io quegli errori non li ho visti? 👿Ci sono tante cose belle che si potrebbero fare: certo, la grafica è una di queste. Quanto complesso è? Tanto, secondo me.
Ma si potrebbe anche fare un lavoro sulle installazioni e gli editor, per esempio. Che, naturalmente, appena finito sarebbe già vecchio 😀Insomma: teniamo sempre sul desktop il file dell’Arte. Mica è perfetto, no? Soltanto usandolo davvero si potrà dire cosa va e cosa no.
Unite le vostre forze, e fate questa benedetta guida a Emacs!
Fatela per me, ecco.Ciao
Tommaso
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6 Ottobre 2010 alle 12:32 #47455::
Riguardo la traduzione in inglese sarebbe per l’Arte la consacrazione definitiva. Ma diamo tempo al tempo.
Già! 🙂
Il disegno “programmato” (da quello che ho capito) a Lorenzo non va tanto giù. Giusto?
Sì, è così. I casi sono due.
1. Si vuole disegnare il grafico di una funzione, diciamo una funzione di due variabili, con un dominio specificato, magari visto da una prospettiva particolare. Per me, la potenza di un software dedicato (Mathematica, per esempio), è irrinunciabile. Mathematica fa il suo mestiere (fa i calcoli e disegna il grafico): lo si esporta in PDF e lo si include in LaTeX, che fa il suo mestiere (lo impagina).
2. Si vuole disegnare uno schema o un diagramma: lì è importante vedere quello che si sta disegnando passo per passo, e un programma WYSIWYG (OmniGraffle, diciamo) è, a mio avviso, più comodo e, in definitiva, più indicato.
La vedo così! 😉
Grazie per le segnalazioni, oggi pomeriggio correggo e pubblico.
A dopo,
L.
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6 Ottobre 2010 alle 12:37 #47456
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6 Ottobre 2010 alle 15:46 #47457::
Ho appena messo on line una nuova versione, con le correzioni che avete fatto notare. Ho anche aggiornato l’anno di edizione della guida di Beccari (proprio da oggi è disponibile l’edizione 2010).Già che ci sei: a pagina 121 spiegate la notazione “*{
}{ }”, ma non fate esempi. Ci sarebbe un “array” nella pagina successiva con “cc” e un tabular a pagina 126 con “SS”. Altrimenti si arriva, se non sbaglio, solo a pagina 131 per vederla impiegata.
Abbiamo pensato che scrivere “cc” è molto più pratico che “*{2}{c}”. Per avere un esempio di tabella con quella sintassi bisogna in effetti aspettare diverse pagine. Ora però a pagina 121 ho aggiunto un richiamo alla tabella di pagina 131: spero sia più chiaro.
Ciao,
L.
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6 Ottobre 2010 alle 19:22 #47458
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21 Ottobre 2010 alle 19:09 #47459
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22 Ottobre 2010 alle 6:10 #47460::
Oggi ho notato una cosa nel frontespizio. Non sarebbe il caso di sostituire Nuova Edizione con Seconda Edizione? Cosa volete dire che vi fermate qui ? 😆 Scherzi a parte, ho notato questa cosa, ma va anche bene così.
Anche se le due edizioni principali sono sicuramente la primissima (quella del marzo 2008) e la prima con Tommaso (luglio 2010), l’Arte di edizioni ne ha avute parecchie: è un lavoro aggiornato più e più volte. Tieni presente che la versione che puoi scaricare adesso è stata rivista rispetto a quella di luglio. Quindi “nuova edizione” è forse più corretto di “seconda edizione”.
Quanto al “fermarsi qui”, no: di aggiornamenti l’Arte ne avrà altri. Però hai toccato un tasto dolente, che riguarda tutte le guide a LaTeX, nessuna esclusa: LaTeX è in rapidissima evoluzione (anche troppo, secondo me…), e di conseguenza le guide hanno un’obsolescenza molto veloce. Prima o poi è inevitabile che gli autori si stufino di aggiornarle. 😕 Ecco perché un progetto Wiki (cui possono contribuire autori diversi) potrebbe essere una buona idea.
Ciao,
L.
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22 Ottobre 2010 alle 8:56 #47461::
Il prossimo aggiornamento della guida sarà tra un annetto circa 😀
Ovvio che non ci fermiamo qui: LaTeX, come dice Lorenzo, si muove come una brutta bestia, e si prospettano alcune cose che potrebbero rinnovare la faccenda in modo profondo: mi riferisco a Lua e a XeLaTeX. Credo che tra poco non sarà più possibile tacere i nuovi scenari.Personalmente, però, vedo che molti che si accostano a TeX per la prima volta, o anche altri che già lo conoscono in parte continuano a non leggere quello che viene scritto nella guida. Quante volte si leggono risposte del tipo: scaricati l’Arte e leggila che questa cosa c’è scritta? Tante. Per carità, liberissimi di accettare suggerimenti, però è un fatto che il manuale non è perfetto, e sicuramente contiene cose da rivedere o da sistemare ulteriormente. Non mi sembra di aver visto così tante impressioni in proposito… Sarebbe bello stilare un canone di letture irrinunciabili per integrare le diverse fonti. Io ho pensato all’Arte, la Breve guida di Enrico, l’Introduzione di Claudio e del GuIT per gli italiani. Poi?
Rimane soltanto una mia impressione, come ho detto. Il libro è per la comunità.
Ciao
Tommaso
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22 Ottobre 2010 alle 9:23 #47462::
Ovvio che non ci fermiamo qui: LaTeX, come dice Lorenzo, si muove come una brutta bestia, e si prospettano alcune cose che potrebbero rinnovare la faccenda in modo profondo: mi riferisco a Lua e a XeLaTeX. Credo che tra poco non sarà più possibile tacere i nuovi scenari.
Io aspetto di sapere che cosa cambierà per noi utenti finali. Che il motore di LaTeX si chiami TeX o LuaTeX (a proposito: indipendentemente da che cosa significhi “Lua”, trovo quest’ultimo nome orrendo) o PippoTeX, che sia a 32 o a 64 o a 128 bit, sono cose che riguardano i programmatori, non gli utenti. Io credo (spero!) che anche nel futuro gli utenti di LaTeX introdurrano un capitolo con \cahpter e una nota al piede con \footnote. Il resto, in termini di benefici e di cambiamento d’abitudini, lo dobbiamo ancora scoprire.
Personalmente, però, vedo che molti che si accostano a TeX per la prima volta, o anche altri che già lo conoscono in parte continuano a non leggere quello che viene scritto nella guida. Quante volte si leggono risposte del tipo: scaricati l’Arte e leggila che questa cosa c’è scritta? Tante.
Certo, era così anche quando l’Arte non c’era e l’unica guida di riferimento era la “Mica tanto breve intro”. Non mi aspettavo che questo aspetto cambiasse, volevo solo scrivere una guida un po’ migliore… 😉
Per carità, liberissimi di accettare suggerimenti, però è un fatto che il manuale non è perfetto, e sicuramente contiene cose da rivedere o da sistemare ulteriormente. Non mi sembra di aver visto così tante impressioni in proposito… Sarebbe bello stilare un canone di letture irrinunciabili per integrare le diverse fonti. Io ho pensato all’Arte, la Breve guida di Enrico, l’Introduzione di Claudio e del GuIT per gli italiani. Poi?
Difficile dire quali sono le letture irrinunciabili. Di sicuro, ci vuole almeno una guida di base (la preferita, in italiano o inglese); per i problemi più specifici le doc. dei pacchetti sono indispensabili.
Ciao,
L.
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22 Ottobre 2010 alle 10:34 #47463
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22 Ottobre 2010 alle 12:11 #47464::
A me piace il nome Lua. Dovrebbe essere il nome brasiliano (nella lingua portoghese quindi) che viene assegnato alla luna.
Interessante, anche se quella “luna” è un po’ arbitraria… Se non si conosce la spiegazione, il nome è criptico, e pure un filo cacofonico. In ogni caso, all’utente interessa che LaTeX resti LaTeX: che cosa ci gira sotto, riguarda i programmatori, dicevo.
M2c, ovviamente! 😉
Ciao,
L.
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22 Ottobre 2010 alle 12:42 #47465::
A me piace il nome Lua. Dovrebbe essere il nome brasiliano (nella lingua portoghese quindi) che viene assegnato alla luna.
Interessante, anche se quella “luna” è un po’ arbitraria… Se non si conosce la spiegazione, il nome è criptico, e pure un filo cacofonico.
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3 Novembre 2010 alle 17:23 #47466::
Ciao a tutti.Avevamo detto che l’Arte si sarebbe presa un annetto di riposo ma… il professor Claudio Beccari (che ringraziamo di cuore) ha voluto farci il regalo di una lettura particolarmente attenta e competente del nostro lavoro: Claudio ci ha segnalato alcune imprecisioni che abbiamo ritenuto doveroso correggere subito. Già che c’eravamo, abbiamo eliminato anche un paio di refusi e limato ancora qualcosina (principalmente nel capitolo su tabelle e figure).
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
Questa marcata “novembre 2010” è l’Arte migliore di sempre: godetevela! 🙂
Alla prossima,
Lorenzo e Tommaso
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7 Dicembre 2010 alle 12:40 #47467::
Ciao a tutti. Qualcuno di voi mi ha scritto chiedendo lumi sulla scrittura “Dicembre 2010” che campeggia nel frontespizio dell’Arte scaricabile ora on line. Si tratta di una minima revisione: ho eliminato un refuso e fatto un paio di picolissime correzioni, per il resto è tutto uguale all’Arte precedente.Ciao,
L.
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27 Dicembre 2010 alle 15:44 #47468
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27 Dicembre 2010 alle 18:31 #47469
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28 Dicembre 2010 alle 14:01 #47470::
Non so se mi sfugge qualcosa, ma nell’arte trovo scritto menu e non menù. Perché?
Se cerchi sul Devoto-Oli la voce menù trovi che è un adattamento del francese menu, e si rimanda a quest’ultima.
Colgo l’occasione per ringraziarti per la cura con cui leggi l’Arte: così si fa! 😀
Ciao,
L.Grazie a te per la spiegazione, ma soprattutto, grazie per l’Arte 😉 .
Ciao,
ansys.
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4 Gennaio 2011 alle 12:33 #47471::
Ciao bello il libro.
Perchè non fai la prova ad evidenziare i titoli dei capitoli nel segnalibri(pacchetto bookmark)?\usepackage
[open,
openlevel=1,
numbered
]{bookmark}
dopo aver caricato Hyperrref.
Se il nero ti sembra troppo forte potresti provare con
\bookmarksetup{
bold,
color=[gray]{0.28} %< è più scuro } prima di ogni capitolo, e poi reimpostare con \bookmarksetup{ bold=false, color={black} } oppure ridefinire(?) il comando \chapter inglobando il tutto. Secondo me migliora il colpo d'occhio sul segnalibro per distinguere i capitoli. Ciao, Antonio -
4 Gennaio 2011 alle 12:42 #47472::
Ho provato ad aggiungere
`\usepackage[open,openlevel=1,numbered]{bookmark}`
ma (sul mio Mac con Anteprima) non cambia niente.In ogni caso, trovo che i bookmark siano bene evidenziati, con la freccia accanto ai capitoli (e i rientri nei sottoparagrafi).
Tuttavia, per fare un confronto dovrei vedere entrambe le versioni, e -come diveco- il codice che hai inviato non mi funziona.
Ciao,
L.
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4 Gennaio 2011 alle 12:45 #47473::
Tuttavia, per fare un confronto dovrei vedere entrambe le versioni, e -come diveco- il codice che hai inviato non mi funziona.
Ciao,
L.A me su Miktex funziona alla grande (comando dato appena dopo aver caricato e settato hyperref, altrimenti non funziona neppure me, ma non chiedermi perchè).
Ciao.
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4 Gennaio 2011 alle 13:07 #47474::
A me su Miktex funziona alla grande (comando dato appena dopo aver caricato e settato hyperref, altrimenti non funziona neppure me, ma non chiedermi perchè).
Anche caricando bookmark alla fine del premabolo, non vedo cambiamenti. Non so se dipenda da ClassicThesis, da ArsClassica o da qualcuno dei molti altri pacchetti che l’Arte carica. 🙁
Ciao,
L.
-
4 Gennaio 2011 alle 13:40 #47475::
A me su Miktex funziona alla grande (comando dato appena dopo aver caricato e settato hyperref, altrimenti non funziona neppure me, ma non chiedermi perchè).
Anche caricando bookmark alla fine del premabolo, non vedo cambiamenti. Non so se dipenda da ClassicThesis, da ArsClassica o da qualcuno dei molti altri pacchetti che l’Arte carica. 🙁
Ciao,
L.È assai probabile che la cosa funzioni solo con Adobe Reader e non con altri visualizzatori.
Ciao
Enrico
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29 Gennaio 2011 alle 17:24 #47476::
Carissimi, Tommaso e io abbiamo appena aggiornato l’Arte.Gli interventi più significativi riguardano il paragrafo 6.3 Tabelle.
1. Abbiamo scelto un esempio di una tabularx con più colonne X più calzante di quello precedente (vedi la tabella 33 a p. 125).
2. Abbiamo completamente riscritto il paragrafo su array (il 6.3.9, pp. 130-133): ne abbiamo rivisto la struttura, abbiamo scelto esempi diversi e più chiari, aggiunto qualche informazione, limato i codici.
3. Abbiamo completamente riscritto il paragrafo su longtable (“Tabelle su più pagine”, pp. 136-139), che ora fa uso di una longtable per spiegarne i comandi, con il relativo sorgente.
Ringraziamo Cristina che, nello spirito dell’Arte, ci ha fatto notare che alcune parti dell’edizione precedente potevano essere migliorate: è così che si fa! 😉
Come sempre, osservazioni e commenti sono più che benvenuti.
Alla prossima,
Lorenzo e Tommaso
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30 Gennaio 2011 alle 14:15 #47477
-
30 Gennaio 2011 alle 16:08 #47478::
Mi sembra decisamente più chiaro. Grazie Tommaso e Lorenzo.Una domanda:
❓ Avete apportato anche le modifiche relative al fatto che si può mettere la banca dati della bibliografia altrove (non nella cartella dove ci sono i vari file .tex) e poi usarla per diversi documenti? Mi sembra un’informazione molto utile.
Cristina
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30 Gennaio 2011 alle 16:24 #47479::
Mi sembra decisamente più chiaro. Grazie Tommaso e Lorenzo.
Ok.
❓ Avete apportato anche le modifiche relative al fatto che si può mettere la banca dati della bibliografia altrove (non nella cartella dove ci sono i vari file .tex) e poi usarla per diversi documenti? Mi sembra un’informazione molto utile.
No, non abbiamo modificato il capitolo sulla bibliografia. Effettivamente si tratta di un’informazione importante: la daremo nel prossimo aggiornamento.
Grazie mille anche per questo suggerimento.
A presto,
L.
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1 Febbraio 2011 alle 6:32 #47480::
Carissimi, Tommaso e io abbiamo appena pubblicato un nuovo aggiornamento dell’Arte che, rispetto alla versione precedente, contiene alcune modifiche minori: si tratta di affinamenti anche questa volta concentrati nel paragrafo Tabelle, che nell’edizione precedente era stato rivisto in modo significativo.Alla prossima! 🙂
-
1 Febbraio 2011 alle 6:55 #47481::
[OT]
Lorenzo e io cogliamo l’occasione per ricordare che il fortunato decimilardesimo download della guida verrà premiato con un viaggio su Marte a spese dei nostri pronipoti, comprensivo di un corso intensivo su YottaTeX nei sei mesi del tragitto.Buona e utile lettura, ragazzi! 😀
Tommaso
[OT]
-
1 Febbraio 2011 alle 10:27 #47482::
Ciao Lorenzo, ciao Tommaso,vorrei segnalare un piccolo aggiornamento che
ritengo sia da fare all’Arte. Quando parlate delle
“coppie vincenti” editor-visualizzatore di pdf,
dite che TexMaker e TexMakerX si accoppiano
bene con SumatraPDF sotto Windows. Questo è vero
ma oramai hanno il loro visualizzatore integrato, che
oltretutto funziona piuttosto bene e non richiede configurazioni.
Infine è multipiattaforma proprio come TeXworks.Ciao ciao.
Fra
-
1 Febbraio 2011 alle 12:05 #47483::
[…]
Ciascuno dei sistemi operativi considerati in questa guida permette questa ricerca, a patto, però, di installarci una coppia “vincente” di programmi, come:-
su Windows, l’editor WinEdt (o TEXnicCenter o Emacs +emacs
o TexMakerX +texmakerx) abbinato al visualizzatore Sumatra
PDF (+sumatra); -
[…]
Mi dite dove posso trovare informazioni utili per GNU Emacs + SumatraPDF per Windows? Non sono stato capace di trovare nulla.
Grazie,
ansys.
-
-
1 Febbraio 2011 alle 12:40 #47484::
Francesco ha ragione da vendere, mentre quella di non affrontare GNU/Emacs è una scelta consapevole per il fatto che l’editor non è facile da usare.Mi permetto di dire, pur senza aver sentito Lorenzo, che quello su installazione ed editor è il capitolo che più di tutti per forza di cose e destinato a una rapida obsolescenza: ci ripromettiamo di metterci le mani presto (o non tanto 😀 ). Le cose sono molto cambiate da quello che si legge in quelle pagine, è vero. Ma è anche vero che appena cambiamo le cose uscirà un editor nuovo con altre funzioni. Dobbiamo pensarci bene.
Ciao
Tommaso
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1 Febbraio 2011 alle 13:24 #47485::
Mi permetto di dire, pur senza aver sentito Lorenzo, che quello su installazione ed editor è il capitolo che più di tutti per forza di cose e destinato a una rapida obsolescenza
Aggiungo che, a mio parere, la difficoltà principale per il nuovo utente, è proprio l’installazione e l’uso dell’editor. È paradossale ma i primi problemi con LaTeX sono spesso sul piano non TeXnico. L’Arte è formidabile sul piano TeXnico, mentre meno amichevole su questioni di contorno, come l’installazione e l’uso pratico dell’editor.
Per quanto riguarda l’installazione su Linux metterei senza dubbio un link alla guida di Enrico, che è esaustiva e che accompagna chiunque, passo passo, all’installazione di TeX Live su Ubuntu (e anche altre distribuzioni).
Per l’installazione di TeX Live su Windows aggiungerei qualche pagina, sul modello della guida di Enrico. Non ci devono essere inghippi in fase di installazione, sennò addio utente. Installare TeX Live su Windows richiede attenzione.
Metterei anche un link all’articolo del nostro illustre Prof. su TeXworks…
Ciao
Ivan
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1 Febbraio 2011 alle 13:52 #47486
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1 Febbraio 2011 alle 14:28 #47487::
Aggiungo che, a mio parere, la difficoltà principale per il nuovo utente, è proprio l’installazione e l’uso dell’editor.
Purtroppo è così.
È paradossale ma i primi problemi con LaTeX sono spesso sul piano non TeXnico. L’Arte è formidabile sul piano TeXnico, mentre meno amichevole su questioni di contorno, come l’installazione e l’uso pratico dell’editor.
È così, ma è più colpa di LaTeX, che in certe cose deve ancora crescere molto, che dell’Arte. Distribuzioni, editor, formati: qualsiasi cosa che tu scriva è obsoleta un secondo dopo (a volte anche il secondo stesso) che l’hai pubblicata. Impossibil, e forse anche insensato, star dietro a questa “evoluzione”. Per me, l’ideale è che tutta la roba relativa all’installazione e all’editor fosse trasparente per l’utente. Su Mac ci siamo quasi (ma si può migliorare anche lì); sulle altre piattaforme siamo più indietro. Tant’è.
Per quanto riguarda l’installazione su Linux metterei senza dubbio un link alla guida di Enrico, che è esaustiva e che accompagna chiunque, passo passo, all’installazione di TeX Live su Ubuntu (e anche altre distribuzioni).
Ok, ora sarà anche così… ma domani? Fra un mese? Fra un anno?
Per l’installazione di TeX Live su Windows aggiungerei qualche pagina, sul modello della guida di Enrico.
Vedi sopra.
Non ci devono essere inghippi in fase di installazione, sennò addio utente.
Già.
Installare TeX Live su Windows richiede attenzione.
Io ci ho provato un annetto fa, e non ci sono riuscito. Ho trovato l’interfaccia utente semplicemente orrida, anche per un utente Windows. 👿
Proposta: regaliamo un bel Mac ai geni che progettano l’installer della TeX Live per Windows e chiudiamoli in uno stanzone, con abbondantissime scorte di pane e acqua. Facciamoli uscire solo quando avranno tirato fuori un installer degno dell’A.D. 2011. Alcuni di loro sembra siano rimasti ancora negli anni Ottanta… 👿
Metterei anche un link all’articolo del nostro illustre Prof. su TeXworks…
A mettere dei link si fa presto: potremmo farlo. Ma la sostanza del problema non cambia.
Considero LaTeX una conquista dell’umanità: comandi come \chapter, \tableofcontents e \footnote saranno (prevedibilmente) validi anche fra dieci anni. La procedura dell’installazione e configurazione di un editor dura lo spazi di un mattino: impossibile star dietro alle mode.
Ciao,
L.
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1 Febbraio 2011 alle 15:06 #47488::
Perché dite che installare TeX Live su Windows è terribile e talvolta non ci si riesce?Io ho patito molto di più con Ubuntu, e non ho patito per niente con Windows.
Interfaccia da anni 80? Può darsi, ma la finestra del Prompt dei comandi è così. e non è molto fiversa su Linuc o Mac.
D’accordo, Mac ha un installer degno dei tempi moderni; Windows non ce l’ha. Ma questo non vuol dire che l’uno sia più efficiente dell’altro. Se si scarica dalla rete il pacchetto zippato di quasi 2 GiB ci vuole il suo tempo; la successiva installazione del contenuto sul disco è solo un paio di clic ma richiede il suo tempo. Era diverso qualche anno fa, mi pare di ricordare, quando bastava trascinare l’icona del programma in Applications e il gioco era fatto.
Scaricare l’immagine ISO di TeXLive ed eventualmente masterizzarla su Windiows richiede lo stesso tempo; l’installazione richiede pochi click e poi bisogna lasciar fare al programma.
I problemi con l’uno e con l’altro cominciano quando si vogliono fare delle configurazioni molto personali; avete mai provato a installare dei font che avete creato voi? Provateci; documentazione nulla, tranne le istruzioni di Enrico, che non sono la voce del Working Group di Tex Live, anche se sono validissime.
No, secondo me l’Arte sta bene così: si parla di arte di scrivere con LaTeX; le informazioni sull’installazione del sistema TeX e dei vari editor è fin troppo dettagliata, e imparare ad usare un editor non ha nulla a che vedere con scrivere con LaTeX. Io ne ho usati in quasi tenta anni almeno un dozzina, con sistemi operativi di ogni tipo; ogni volta bisogna imparare qualcosa; si necessita di qualche ora di rodaggio, nella peggiore delle ipotesi di qualche giorno, e poi si torna agili come prima.
E lo stesso vale per le tastiere; ho usato quella francese e quella tedesca AZERTY, ma diverse fra di loro, quella USA, quella Italiana, quella svizzera, quella araba, quella giapponese, quella turca, più o meno QWERTY. Quella greca e quella cirillica-russa. ogni volta bisogna abituarsi. Devo ammettere che le tastiere AZERTY mi danno qualche problema per prenderci l’abitudine, ma ci si abitua.
Ecco, il problema diventa cruciale quando si uno editor per scrivere codice sorgente LaTeX per diverse ore al giorno; l’efficienza della tastiera e dell’editor diventano essenziali, ma questo non è un problema per i principianti, caso mai è un problema per noi veterani.
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1 Febbraio 2011 alle 16:31 #47489::
Confermo,
Installare TeX Live su Windows è addirittura più semplice che per Linux.
Per esempio con Windows non si hanno i problemi di permessi e complicazioni sui path di sistema, visto che le policy di Linux sono in generale molto più stringenti che quelle di win.
(tuttavia è abbastanza semplice portare TeX Live su Linux essendo pure la sua casa naturale)Per la questione degli editor che dire. L’utente Windows di solito pensa con le finestre ed ha difficoltà concettuali a separare lo shell editor dal programma di composizione, per cui si aspetta di lavorare in un “ambiente editor” e si fissa che è li che troverà la soluzione dell’errore che lo sta dannando.
Saluti.
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1 Febbraio 2011 alle 16:47 #47490::
Anche io sono utente Windows e trovo davvero molto semplice installare TeXlive, anche più semplice di MiKTeX. Bisogna fare pochi click e via. Per aggiornnare da TL2009 a TL2010 sono andato nel prompt dei comandi ed ho scritto tlmgr update –all. Dopo un po’ di tempo tenevo la TL2010.Non capisco perché dite che la GUI su Windows è orribile. La trovo normalissima, anche se ora faccio molte cose dal prompt dei comandi (cosa insolita per utenti Windows).
Ciao,
ansys.
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1 Febbraio 2011 alle 17:07 #47491::
Ho riportato la mia esperienza: interfaccia lugubre e installazione difficile (alla fine, non ci sono riuscito, ho lasciato perdere). Non sono l’unico: utenti PC (neppure tutti principianti) mi hanno confermato le loro difficoltà.Può darsi che nell’ultimo annetto le cose siano migliorate.
Di sicuro, altri utenti hanno esperienze diverse: tuttavia, lasciatemo dire sommessamente, OldClaudio, robitex e ansys sono utenti troppo esperti perché la parola “facile”, detta da loro, possa trasportarsi all’utente “medio”.
Conosco utenti che al solo sentir parlare di “installazione dal prompt dei comandi” e di “risoluzione di problemi di dipendenze e path” scapperebbero a gambe levate… 🙂
Ciao,
L.
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1 Febbraio 2011 alle 17:11 #47492::
Ho riportato la mia esperienza: interfaccia lugubre e installazione difficile (alla fine, non ci sono riuscito, ho lasciato perdere). Non sono l’unico: utenti PC (neppure tutti principianti) mi hanno confermato le loro difficoltà.
Può darsi che nell’ultimo annetto le cose siano migliorate.
Di sicuro, altri utenti hanno esperienze diverse: tuttavia, lasciatemo dire sommessamente, OldClaudio, robitex e ansys sono utenti troppo esperti perché la parola “facile”, detta da loro, possa trasportarsi all’utente “medio”.
Conosco utenti che al solo sentir parlare di “installazione dal prompt dei comandi” e di “risoluzione di problemi di dipendenze e path” scapperebbero a gambe levate… 🙂
Ciao,
L.❓ È complicato fare un doppio clic sul file install-tl.bat? E poi premere un pulsante?
Certo, c’è il problema del server di Tor Vergata. 🙁 Ma non venirmi a dire che di per sé l’installazione è complessa.
Ciao
Enrico
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1 Febbraio 2011 alle 17:38 #47493::
❓ È complicato fare un doppio clic sul file install-tl.bat? E poi premere un pulsante?
Certo, c’è il problema del server di Tor Vergata. 🙁 Ma non venirmi a dire che di per sé l’installazione è complessa.
Ecco un altro utente di LaTeX (absit iniuria verbis) per cui la parola “facile” va debitamente riscalata alle proprie capacità (nel mio caso, almeno un paio di ordini di grandezza…). 😉
Ti racconto questo aneddoto (vero). Per Natale regalo un MacBook alla mia compagna. Bello. Il Mac è il suo, ma decido di installarci LaTeX perché “non si sa mai”. E’ un po’ che non installo LaTeX, non ricordo più bene come si fa. Decido di lasciar stare l’Arte e di provare da me.
Scrivo “MacTeX” su Google. Il primo link è quello giusto. Clic, e sono sulla pagina dei download. Prima di cliccare sul file, mi ricordo della lentezza del server di Tor Vergata. Ricordo che tu e Tommaso consigliate il mirror svizzero. Apro la pagina dei dowload, vado sul link svizzero. Clic. Il dowload procede rapidissimo. Sono combattuto: da una parte vedo quanto è facile, dall’altra però so che è perché conoscevo il problema del server italiano. Qui c’è un primo inghippo: io sapevo dello strazio di Tor Vergata, ma un utente alle primissime armi che avesse cliccato innocentemente sul link pricipale? In quante ore avrebbe completato il download? O in quanti giorni? 🙄
Pochi minuti dopo, MacTeX è lì nell’HD del Mac. Doppio clic. Poi un paio di clic. Fatto. 🙂
Ricordo la procedura più complicata di gwLaTeX con l’i-Installer (il primo LaTeX che ho installato su un Mac, era il 2005, un secolo fa): bisognava scaricare più file ma in un ordine prestabilito, pena l’errore. Mi vien da dire: “che bello il Mac, che bello LaTeX”. Evviva. 😀
Lancio TeXShop. Lancio la TeX Live Utility. Decido di fare andare suibito la TeX Live Utility, ché voglio un sistema aggiornato di fresco. Sorpresa! C’è ben un giga e mezzo di roba da aggiornare. Ma come? Così tanto? Si vede che la MacTeX nei repository on line è una versione che non contiene i pacchetti aggiornati all’ultimo grido: evidentemente, per ragioni “loro”, la aggiornano una volta tanto, in blocco. Quindi, in pratica, molti dei pacchetti che ho scaricato fino a ora sono già obsoleti. Mah. 🙄
Perplesso, Faccio andare la TeX Live Utility. Cazzo! Mi sono accorto che il server predefinito è quello atroce di Roma. Il download procede lentissimo. Aspetto mezz’ora: la barra di avanzamento si è appena mossa, di ‘sto passo mi ci vorranno tutte le vacanze di Natale per scaricare tutto. 👿
Comincio a sudare. Decido di interrompere a forza il download. Vado nel forum del GuIT e recupero il topic in cui chiedevo come fare a cambiare il server, vedo la tua risposta, copio l’incantesimo. E l’utente comune? Come avrebbe fatto? 🙁
Bene, col nuovo incantesimo tutto funziona: la TeX Live Utility scarica tutti i pacchetti, aggiorna ma…. ecco un bell’errore: la TeX Live Utility segnala un pacchetto che non riesce a cancellare! Conseguenza, quasi certamente, del download interruptus precedente. 🙁 Dopo averci smatettato su un po’ ne vengo a capo. 🙄
E a me tocca dire: “che bello LaTeX”…
Quindi non prendetevela quando dico che installare LaTeX (perfino su Mac) è ancora troppo difficile… 😉
Un salutone,
L.
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1 Febbraio 2011 alle 17:55 #47494::
Premetto di parlare da neofita, abbiate quindi pietà di me. Come dice OldClaudio, L’arte di scrivere con LaTeX deve servire a scrivere, nel migliore di modi, con il sistema TeX.L’Arte dovrebbe affinarsi, ma so che Lorenzo e Tommaso lo stanno già facendo, per aiutare, per esempio, gli imbranati come me a impostare i vari comandi per far trovare al sistema i file in giro per il computer e non necessariamente nella stessa cartella. Aiutare, insomma, a usare nel migliore dei modi questo potente sistema di tipocomposizione. Cercare d’includere in una sola guida tutto lo scibile su LaTex, sarebbe renderla inefficace.
Un’altra guida, invece, potrebbe essere creata da qualche volenteroso e capace utente o gruppi di utenti (non posso essere d’aiuto: frenerei il progredire di qualsiasi progetto) e chiamarsi, che so, L’Arte di installare editor e sistema TeX nei vari sistemi operativi (scusate il titolo orrendo). In questa guida sarebbe spiegato come installare sia il sistema Tex sia i vari editor nei differenti sistemi operativi; la migliore combinazione tra editor e visualizzatore; come personalizzare le impostazioni per gli editor; problemi e soluzioni e cosi via. 🙂
Ciao a tutti
Gianni
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1 Febbraio 2011 alle 18:01 #47495::
Un’altra guida, invece, potrebbe essere creata da qualche volenteroso e capace utente o gruppi di utenti (non posso essere d’aiuto: frenerei il progredire di qualsiasi progetto) e chiamarsi, che so, L’Arte di installare editor e sistema TeX nei vari sistemi operativi (scusate il titolo orrendo). In questa guida sarebbe spiegato come installare sia il sistema Tex sia i vari editor nei differenti sistemi operativi; la migliore combinazione tra editor e visualizzatore; come personalizzare le impostazioni per gli editor; problemi e soluzioni e cosi via. 🙂
Io avevo un’idea simile alla tua: scrivere una guida per impostare tutto il SO per lavorare con LaTeX… ma ora non ho proprio tempo e non lo farò. Se e quando riuscirò, scriverò qualcosa per Windows, che tratti le distribuzioni, gli editor, e i programmi accessori.
Ciao,
ansys.
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1 Febbraio 2011 alle 18:02 #47496::
L’Arte di installare editor e sistema TeX nei vari sistemi operativi
Il fatto che si senta il bisogno (fondato, oggi) di un documento del genere non depone a favore di chi progetta gli installere delle distribuzioni di LaTeX…
La difficoltà di installazione di LaTeX non pouò che essere un freno alla sua diffusione…
Ciao,
L.
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1 Febbraio 2011 alle 18:34 #47497::
Ok, intanto, calato nei panni di un principiante, sto provando a installare la TeX Live su Windows (sono su un PC, in questo momento).Scrivo su Google “texlive windows”. Il secondo link, in italino, “guida a texlive” sembra promettente:
http://tug.org/texlive/doc/texlive-it/texlive-it.pdf
Ora, 40 pagine per installare un programma possono sembrare tantine, ma in effetti il documento riguarda tutta la TeX Live. La dispensa, purtroppo, soffre del difetto di mescolare la roba di base con quella pro.
1.
La dispensa inzia con una bella panoramica dei percorsi texmf predefinti (per la cronaca: TEXMFMAIN, TEXMFDIST, TEXMFLOCAL, TEXMFHOME, TEXMFCONFIG, TEXMFHOME, TEXMFVAR, TEXMFHOME, TEXMFSYSVAR). C’è anche del codice, per esempio:
`texmf This is TEXMFMAIN.
texmf-dist TEXMFDIST
texmf-var TEXMFSYSVAR
texmf-config TEXMFSYSCONFIG`2.
Vengono poi squadernati tutti i tipi di LaTeX esistenti (compresi Aleph e Omega: chi sceglie questi nomi ha sicuramente una buona dose di fantasia).3.
Si elencano i programmi compresi nella distribuzione (tra questi ho scoperto oggi che ci sono anche dvilj, dviconcat, dviselect, psselect, psnup, texexec e texmfstart: non chiedetemi di spiegarveli, però).4.
Poi si accenna finalmente (per il lettore che a questo punto non è scappato via verso Word) all’esistenza di install-tl.bat.Ok, scarico install-tl.bat: lentissimo, ho il sospetto che il server sia il famigerato Roma2, ma sono un principiante, perché devo sapere del mirror svizzero?
Decomprimo il file .zip. Riconosco l’installer dall’estensione .bat, perché l’icona è abbastanza generica (una finestra con un pezzo di ferramenta dentro). Su Mac siamo abituati meglio, ma sono sicuro che anche gli utenti PC lo sono. Si scarica un altro zip: ancora doppio clic (sempre icona semi-generica), si apre una specie di GUI (che però presto cederà il passo al mitico prompt dei comandi), e il processo di installazione parte.
Si vede una finestra del prompt nella quale, malinconicamente, scorrono i file scaricati. I caratteri sono monospaced, bianchi su sfondo nero: peccato non siano in fosfori verdi, altrimenti l’immersione indietro nel tempo, agli albori dell’informatica, sarebbe totale.
Non so quanto potrebbe durare l’istallazione (ore? giorni?): non c’è una barra che si riempie man mano che procede il download, queste evidentemente sono considerate, da chi ha progettato questo installer, sciccherie per famminucce. C’è solo, in corrispndenze di ogni file, un’indicazione temporale (4:32:07, 3:25:11 4:35:21) ) che però ora aumenta ora diminusce. Mi convinco che quello è il tempo residuo.
Lascio il PC acceso, vediamo se entro domani avrà finito…
————–
In ogni caso ragazzi: vi pare vita, questa? 😉
Alla prossima,
L.
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1 Febbraio 2011 alle 18:51 #47498
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1 Febbraio 2011 alle 19:04 #47499::
Eccomi qui.
Allora, ansys, la tua mi sembra un’ottima idea, anche se, ammettiamolo, si tratta di fare una scelta drastica sugli editor da consigliare e sulle modalità di installazione.Mi permetto di dissentire leggerissimamente dal mio collega di avventure libresche: io ho usato un PC per anni e per anni ho usato MiKTeX senza avere la connessione (!) e non ho avuto mai nessun problema dovuto alla distribuzione installatavicisine sopra: gli unici problemi sono stati dovuti 😀 a mie corbellerie nei codici che scrivevo. Tuttora ci installo TeX Live da DVD.
Lancio la sfida: chi ha piacere di scrivere qualcosa in merito? Tre installazioni: Linux (già fatta da Enrico), Mac, decisamente facile, Windows, nelle due incarnazioni che conosciamo. L’utente di Windows è intrigato con riga di comando e internet? Si può masterizzare il file immagine.iso e vive serenissimamente come ha fatto per generazioni. Oppure si scarica MiKTeX anche su penna USB, la copia su HDD e fa clic-clic. Non vedo il problema.
Editor? Ma privilegiamo quelli multisistema, no? TeXworks va che è una meraviglia ed Enrico ha provveduto a farne un’ottima descrizione; Ivan potrebbe suggerirci qualcosa su TexMakerX, e proprio oggi è uscita la versione 2.2.1 di Texmaker. Belli? Brutti? Vediamo se funzionano, intanto.
I maccaroli continuano a usare TeXShop che va alla grande, i più hard hanno Aquamacs. Latexian non ha avuto nessun riscontro da parte vostra, probabilmente è un flop. Windows? Pensiamoci: TeXnicCenter senza UTF-8 chissà che senso ha; Winedt si paga. Qualcuno che usa Linux può dire la sua.
Ma di queste cose si è già parlato con dovizia di particolari. Scriviamo qualche pagina, poi di discute su qualcosa di concreto. Se no, come dice qualcuno, sono questioni di lana caprina. 😀
Che poi, nonostante i consigli di tutti, molti problemi sono creati dall’installazione basic di MiKTeX, questo è un altro paio di maniche…
Ciao
TommasoPS: colgo l’occasione per segnalare l’uscita, ieri, di un’altra beta di TeXworks per Windows. Quella per Mac è ferma a un anno fa.
-
1 Febbraio 2011 alle 19:16 #47500::
Mi permetto di dissentire leggerissimamente dal mio collega di avventure libresche: io ho usato un PC per anni e per anni ho usato MiKTeX senza avere la connessione (!) e non ho avuto mai nessun problema dovuto alla distribuzione installatavicisine sopra: gli unici problemi sono stati dovuti 😀 a mie corbellerie nei codici che scrivevo.
Installare MiKTeX non è difficile: è l’installer della TeX Live che è ancora immaturo, si vede che è un porting non ben riuscito…
Tuttora ci installo TeX Live da DVD.
Il fatto che tu sia costretto a passare dalla masterizzazione fisica (!!!) di un DVD la dice lunga sul fatto che qualche difficoltà c’è… 😉
Lancio la sfida: chi ha piacere di scrivere qualcosa in merito?
Lancio una sifda più ambiziosa: chi ha il piacere di progettare un installer come dio comanda per la TeX Live per Windows? Chi ha il piacere di fare una versione di TeXShop per Windows? Saremmo già un bel pezzo avanti…
L’Arte di installare editor e sistema TeX nei vari sistemi operativi
Dimenticavo: se usi questo titolo ti faccio querelare dai miei avvocati per violazione di copyright… 😀
Ciao,
L.
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1 Febbraio 2011 alle 20:54 #47501
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17 Marzo 2011 alle 16:13 #47502::
Ciao, e buonissimi 150 anni a tutti! 😀Dopo democratica discussione (non nascondo che mettere d’accordo così tante persone è stata un’impresa), la redazione dell’Arte di scrivere con LaTeX ha deliberato che la ricorrenza di oggi sarebbe stata una buona occasione per pubblicare il lavoro degli ultimi tempi.
Eccola qui, dunque, scaricabile sempre allo stesso indirizzo. L’Arte di marzo, dopo i piccolissimi aggiustamenti dei mesi passati, ritorna con un cambiamento di sostanza: un’intera appendice, pensata e dedicata a chi si occupa di antiquitates. Lorenzo e io abbiamo pensato che fossero doverose alcune pagine in cui spiegare come si può scrivere in latino e in greco brevi passi o interi documenti.
Questa parte (in linea con gli intenti generali della guida) è dedicata a chi, per esempio, sta scrivendo la propria tesi di laurea nei Dipartimenti di Scienze dell’antichità e a tutti coloro che abbiano bisogno del latino o del greco nei loro documenti. Certo, come sempre le spiegazioni non mirano alla completezza, per cui ci scuseranno i lettori che ne sanno di più e che si aspetterebbero di trovare spiegato anche questo e quel particolare. Abbiamo scelto i codici più semplici e con meno “artifizi” possibile, rispettosi del principiante alle prese con il programma.
Altra novità (incredibile auditu) è la menzione di XeLaTeX, dalla quale non potevamo astenerci nella trattazione del greco: senza troppi fronzoli, infatti, questo programma permette di scrivere il testo sorgente direttamente in greco (o in moltissime altre lingue senza bisogno di faticose traslitterazioni). È la prima volta che ne parliamo nella guida, e non è escluso che in qualche aggiornamento futuro non se ne possa parlare più diffusamente.
Voglio ringraziare qui tre persone che in modo diretto o indiretto hanno contribuito alla riuscita dell’opera: Ivan “van” Valbusa, che per primo ce ne diede l’idea (effettivamente, una parte nemmeno piccola di laureandi si interessa proprio di queste due lingue); Enrico “egreg9” Gregorio, per la paziente rilettura delle bozze e i consigli sui codici migliori (e le birre, of course! :D); Claudio “OldClaudio” Beccari, per averci regalato il codice che ha prodotto la figura 22 e per l’infinito scambio di e-mail con il sottoscritto, grazie al quale i moduli latin e greek di babel ora non hanno più segreti (e se ne hanno ancora, sappiamo bene dove scovarli).
Infine, come al solito preghiamo i lettori di mettere in opera i nostri consigli, e di riportare su questo filone le loro esperienze sul campo e le loro osservazioni: prima di quest’appendice non si è mai affrontata la scrittura in un’altra lingua, e molto probabilmente non tutto andrà liscio (ma noi speriamo di sì 8)).
Buona lettura!
Tommaso
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17 Marzo 2011 alle 16:40 #47503::
Lorenzo e io abbiamo pensato che fossero doverose alcune pagine in cui spiegare come si può scrivere in latino e in greco brevi passi o interi documenti.
Aggiungo solo che il merito di questa appendice è interamente di Tommaso: è stato lui che ha avuto l’idea, l’ha sviluppata e ha scritto la stesura definitiva (in questa occasione mi sono limitato a fargli da correttore di bozze, e neppure troppo efficiente…).
Lo ringrazio di cuore, per il suo magnifico lavoro.
Buona lettura, e buona Festa.
L.
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23 Marzo 2011 alle 16:51 #47504::
Dopo consistenti scambi di opinioni, abbiamo trovato doveroso aggiornare ulteriormente la guida nella sezione C.1.1, che ora riporta anche la procedura per correggere il file babel.def, operazione necessaria per eliminare il difettuccio di cui si parla quihttp://www.guit.sssup.it/phpBB2/viewtopic.php?t=9846&highlight=prosodicmarkson
e qui
http://www.guit.sssup.it/phpBB2/viewtopic.php?t=9598&highlight=prosodicmarkson
Cogliamo l’occasione per segnalare anche la nuova definizione del comando \omissis, aggiornata sulla base di un recente filone.
Speriamo che la procedura illustrata filerà liscia per tutti. Se così non fosse, vi preghiamo di inviare qui le vostre osservazioni.
Ciao
Lorenzo e Tommaso
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6 Aprile 2011 alle 19:52 #47505
-
6 Aprile 2011 alle 20:11 #47506::
Buonasera forum.
Perché quando trovo “Rete” (intesa come internet) nell’arte, la trovo con la R maiuscola?
Grazie
OrlandoScrivo “la rete da pesca” (qui “rete” è inteso in senso comune), mentre “questo file si scarica dalla Rete” che sta per “la Rete per antonomasia”, ovvero “Internet”, con la maiuscola.
Ciao,
L.
-
6 Aprile 2011 alle 20:16 #47507::
Buonasera forum.
Perché quando trovo “Rete” (intesa come internet) nell’arte, la trovo con la R maiuscola?
Grazie
OrlandoScrivo “la rete da pesca” (qui “rete” è inteso in senso comune), mentre “questo file si scarica dalla Rete” che sta per “la Rete per antonomasia”, ovvero “Internet”, con la maiuscola.
Ciao,
L.Si, ho notato questo, ma perché?
Ciao
Orlando
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6 Aprile 2011 alle 20:28 #47508::
Buonasera forum.
Perché quando trovo “Rete” (intesa come internet) nell’arte, la trovo con la R maiuscola?
Grazie
OrlandoScrivo “la rete da pesca” (qui “rete” è inteso in senso comune), mentre “questo file si scarica dalla Rete” che sta per “la Rete per antonomasia”, ovvero “Internet”, con la maiuscola.
Esattamente come quando noi padovani diciamo “il Santo” e non c’è bisogno di altro per identificarlo. Per chi non lo sapesse lo diciamo proprio con la maiuscola. 🙂
Sul tram a Lisbona; una signora sentì me e un amico parlare e in ottimo italiano ci chiese di dove fossimo. Alla risposta “di Padova” replicò “Sant’Antonio era di Lisbona!”.
Ciao
Enrico
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6 Aprile 2011 alle 21:17 #47509::
Direi che si tratta proprio di antonomasia, una figura retorica che ci sta sotto il naso ma di cui spesso non ci accorgiamo.L’Avvocato, il Poeta (per Gianni Agnelli e per Dante rispettivamente) ne sono esempi.
VI ricordate dello Stallone italiano? Chi era? 😉
Ciao
TommasoPS: non sempre l’antonomasia va con l’iniziale maiuscola. Pensate a perpetua, mecenate e paparazzo. Sull’opportunità di mettere la maiuscola in Rete, però, non sono del tutto convinto.
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8 Aprile 2011 alle 10:30 #47510::
Ciao,facendo i complimenti agli autori dell’arte (quando non mi ricordo qualcosa la consulto sempre, non so come farei senza), ho notato un errore. A pagina 51, quando si parla del comando \hyphenation, nel testo c’è scritto \hypenation. Riporto il paragrafo
sillaba nitroidrossilamminico e Nitroidrossilamminico come viene suggerito
nel suo argomento, ma non FORTRAN, Fortran e fortran. Analogamente,
\hypenation forza nella parola qualunque cesura si desideri:
se si vuole spezzare la parola melograno soltanto tra melo e grano, si
scriveCredo si tratti di un errore di battitura.
Ciao, Gg
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8 Aprile 2011 alle 14:29 #47511
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8 Aprile 2011 alle 16:31 #47512
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8 Aprile 2011 alle 16:46 #47513
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9 Aprile 2011 alle 15:47 #47514
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21 Luglio 2011 alle 7:00 #47515::
A pagina 7 dell’ultima versione della guida c’è scrittoIn breve, è opportuno usare LaTeX quando uno o più fattori tra i se-
guenti giochi un ruolo importante nel lavoro che si sta scrivendo [Mit-
telbach, Pignalberi e Walden, 2007]:
Quando è opportuno usare LaTeX
• preferenza dell’utente a pensare per strutture logiche;
• documenti che richiedono consistenza;
• documenti che non hanno un formato interamente definito o che
saranno presentati parallelamente in diverse vesti;
• documenti che contengono molta matematica;
• materiale corposo.Cosa si intende con quel “consistenza”? Nessuno dei significato suggeriti dal Sabatini-Coletti mi sembra adatto e piuttosto ho paura che sia una traduzione letterale dell’inglese “consistency” che però significa “coerenza” (termine che mi sembra anche più adatto al caso). Sto facendo la domanda perché potrei aver interpretato male il significato della parola 🙂
-
21 Luglio 2011 alle 7:31 #47516::
A pagina 7 dell’ultima versione della guida c’è scritto
In breve, è opportuno usare LaTeX quando uno o più fattori tra i se-
guenti giochi un ruolo importante nel lavoro che si sta scrivendo [Mit-
telbach, Pignalberi e Walden, 2007]:
Quando è opportuno usare LaTeX
• preferenza dell’utente a pensare per strutture logiche;
• documenti che richiedono consistenza;
• documenti che non hanno un formato interamente definito o che
saranno presentati parallelamente in diverse vesti;
• documenti che contengono molta matematica;
• materiale corposo.Cosa si intende con quel “consistenza”? Nessuno dei significato suggeriti dal Sabatini-Coletti mi sembra adatto e piuttosto ho paura che sia una traduzione letterale dell’inglese “consistency” che però significa “coerenza” (termine che mi sembra anche più adatto al caso). Sto facendo la domanda perché potrei aver interpretato male il significato della parola 🙂
In logica (almeno tra i filosofi) il termine “consistente” è di uso comune. È usato come sinonimo di coerente, ma spesso anche nel senso più lato e meno tecnico di “ben strutturato”, “solido”. Il corrispettivo negativo “inconsistente” è forse più chiaro: significa “che non regge”, “facile da contraddire”, “vuoto”, “senza ragioni”. Credo che il senso usato da Lorenzo/Tommaso rientri in uno di questi. Qui c’è una bella discussione in merito.
Ciao
Ivan
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21 Luglio 2011 alle 10:36 #47517
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22 Luglio 2011 alle 12:16 #47518
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22 Luglio 2011 alle 14:19 #47519
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9 Settembre 2011 alle 15:29 #47520::
È disponibile il promesso aggiornamento settembrino della guida al solito indirizzo :http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
L’impianto del libro è rimasto lo stesso, ma le modifiche sono talmente tante che non sarebbe nemmeno possibile cominciare a elencarle: le 66 pagine in meno di questa revisione non lo permettono. 🙂
Oltre a quelle più macroscopiche (c’è un capitolo in più, le note a margine e al piede sono sparite, la gabbia del testo è leggermente più larga, c’è un’appendice nuova) ce ne sono molte, moltissime di sostanza (capitoli interamente ristrutturati, testo praticamente riscritto e molto altro). Ci piacerebbe che fossero le seconde a essere più apprezzate (o criticate, s’intende).
Il lavoro è stato enorme, e come sempre dobbiamo ringraziare alcune persone per le loro osservazioni e la pazienza. Un grazie particolare va a Ivan per il suo contributo graditissimo 😉
Noi rimaniamo a disposizione per le osservazioni, le proposte, le segnalazioni delle cose che non vanno (è indetto sin da ora un concorso per stanare i refusi) e delle cose che tra un anno e non prima! si possono migliorare.
Che dire? Buona lettura, ragazzi, e grazie.
Ciao
Lorenzo e Tommaso
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9 Settembre 2011 alle 15:40 #47521
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9 Settembre 2011 alle 15:52 #47522
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9 Settembre 2011 alle 18:36 #47523
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9 Settembre 2011 alle 19:36 #47524::
Grazie mille ragazzi!Ho apprezzato molto la riscrittura della prima parte
sull’installazione e sugli editor!Butto lì un desiderio per la prossima edizione!
Molti utenti, come sappiamo, sono tesisti o dottorandi di materie
scientifiche e oramai in questi campi quasi tutte le tesi di
dottorato, e anche qualche tesi di laurea, sono in inglese.Che ne dite di un’appendice sulle norme tipografiche inglesi,
simile a quella fatta per le norme tipografiche italiane?
Ragionevolmente forse conviene farne una sola chiamata
semplicemente “Norme tipografiche”.Ciao ciao.
Fra
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9 Settembre 2011 alle 20:29 #47525
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10 Settembre 2011 alle 5:16 #47526
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10 Settembre 2011 alle 6:06 #47527::
Molto bene; ho notato moltissimi miglioramenti, in particolare l’abolizione delle note marginali presenti nelle edizioni precedenti; erano decorative, ma non aggiungevano nessuna informazione diversa da quello che costituiva il titolo accanto al quale si trovavano. Ora la gabbia alla Bringhurst con le sue belle proporzioni spicca molto meglio.Ciao
Claudio
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10 Settembre 2011 alle 8:53 #47528::
OldClaudio” post=62518Molto bene; ho notato moltissimi miglioramenti, in particolare l’abolizione delle note marginali presenti nelle edizioni precedenti; erano decorative, ma non aggiungevano nessuna informazione diversa da quello che costituiva il titolo accanto al quale si trovavano. Ora la gabbia alla Bringhurst con le sue belle proporzioni spicca molto meglio.
Anch’io sono soddisfatto del risultato. Con una precisazione: la gabbia non è più “alla Bringhurst”. Ho aggiunto un bel centimetro in larghezza rispetto a quanto prescrive il Nostro. Secondo me, anche così la pagina mantiene il suo slancio, il foglio A4 risulta meglio riempito, e quel centimetro in più si è rivelato molto comodo, consentendo di risolvere più agevolmente diversi problemini di impaginazione
Ora la gabbia non è più “alla Bringhurst”, dunque: d’altra parte, inutile curarsi sempre di cosa dice la gente… 😉
Ciao,
L.
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10 Settembre 2011 alle 10:49 #47529::
OldClaudio” post=62518Molto bene; ho notato moltissimi miglioramenti, in particolare l’abolizione delle note marginali presenti nelle edizioni precedenti; erano decorative, ma non aggiungevano nessuna informazione diversa da quello che costituiva il titolo accanto al quale si trovavano. Ora la gabbia alla Bringhurst con le sue belle proporzioni spicca molto meglio.
Ciao
ClaudioUeilaaaaaaaaaa 😀
Un apprezzamento vivo da parte di OldClaudio! Ragazzi, con i tempi che corrono è meglio di un aumento di stipendio! 😉Scherzi a parte, Claudio, ti ringrazio anch’io di cuore. Il lavoro è stato piuttosto duro, lo ammetto. Ma noi siamo soddisfatti del risultato. Diciamo che il “di fuori” ora non è niente male, come una bella donna. Speriamo che anche il “di dentro” lo sia. Per questo ci aspettiamo tutte le osservazioni per dare i codici migliori e più puliti. Allora sarebbe una donna bellissima!
Ciao
Tommaso
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10 Settembre 2011 alle 21:13 #47530::
Ora la gabbia non è più “alla Bringhurst”, dunque: d’altra parte, inutile curarsi sempre di cosa dice la gente…
Già, prima il rapporto fra altezza e base della gabbia era di 2,1666, ora è di 1,983.
Avevo avuto la sensazione che qualcosa fosse cambiato, ma lo attribuivo all’assenza delle note marginali; invece la bella tipografia non si fa notare: la gabbia mantiene il suo slancio e la lettura (nonché la composizione) risulta più agevole. Bravi.
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11 Settembre 2011 alle 5:03 #47531
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11 Settembre 2011 alle 7:14 #47532::
Una cosa che non c’entra niente…
vorrei sapere da Lorenzo e Tommaso come lavorate a distanza.
In particolare come gestite le modifiche ed i conflitti nel testo, e con quali tecnologie sul web (brevemente).Vorrei infatti raccogliere la vostra esperienza in merito per eventuali non meglio precisati sviluppi…
Grazie
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11 Settembre 2011 alle 14:01 #47533::
robitex” post=62551vorrei sapere da Lorenzo e Tommaso come lavorate a distanza.
In particolare come gestite le modifiche ed i conflitti nel testo, e con quali tecnologie sul web (brevemente).Usiamo strumenti molto semplici. Discutiamo i punti da modificare via mail. Poi uno dei due (Tommaso in questa edizione, io in quelle precedenti) lavora sui sorgenti e manda all’altro dei PDF con le modifiche. I PDF non vengono spediti via mail, ma caricati su un apposito spazio Web. Il materiale vien discusso, e ridiscusso, e ridiscusso: è un lavoro di approssimazioni successive che può durare anche molto. Se necessario, si coinvolgono altre persone: pubblicamente, aprendo topic mirati sul nostro forum, o privatamente, con scambi di mail (Enrico, Claudio e Ivan lo sanno…), cercando di valorizzare le competenze di ciascuno. Alla fine si fa una stampa delle bozze per trovare errori e refusi. Nelle versioni precedenti Tommaso mi mandava dei PDF con le sue osservazioni scritte a fumetto: molto comodo. In questa non ce n’è stato bisogno.
Più che gli strumenti “tecnologici”, però, per l’Arte è importante lo scambio di punti di vista. Tommaso ha una formazione umanistica, io scientifica. Il lavoro, però, non è per nulla diviso. Per esempio, è capitato che il punto di vista di Tommaso abbia migliorato la parte sulla matematica, e il mio quella sulle lingue antiche. Per lo più Tommaso e io siamo d’accordo; nei pochissimi casi in cui abbiamo visioni (leggermente) diverse, si trova (senza difficoltà!) una soluzione di compromesso. Poi, naturalmente, c’è il preziosissimo lavoro di supervisione di Enrico, sempre presente dietro le quinte.
Ciao,
L.
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11 Settembre 2011 alle 15:30 #47534::
robitex” post=62551Una cosa che non c’entra niente…
vorrei sapere da Lorenzo e Tommaso come lavorate a distanza.
In particolare come gestite le modifiche ed i conflitti nel testo, e con quali tecnologie sul web (brevemente).Vorrei infatti raccogliere la vostra esperienza in merito per eventuali non meglio precisati sviluppi…
GrazieCiao Roberto,
confermo quanto ha scritto Lorenzo. Per questa revisione c’è stato un passaggio delle consegne importante. Da semplice custode-backup-vivente della cartella di lavoro della guida sono passato a modificatore operativo dei sorgenti. Abbiamo provato a scambiarci i ruoli e devo dire con successo. Ti assicuro che qualche volta la sera mi addormentavo con la “Sindrome da Console”, vedendo davanti agli occhi un diluvio di Warnings alla Matrix 😀 (Conta che questo libro ci mette circa 40 secondi a compilarsi, non pochi…)Ma è servito un sacco sia a Lorenzo per riposarsi sia a me per imparare moltissimo, anche a venire fuori da certi casini durante la composizione del documento. Naturalmente, non caricavo sul server di Lorenzo un aggiornamento dopo aver cambiato una o due parole, ma attendevo che ci fossero modifiche sostanziali. Una cosa che ti sembra ottima scritta in un file .tex i può apparire invece pessima vista sulla pagina. Questo è un aspetto da non sottovalutare, trovo.
I nostri punti di vista sono fondamentalmente diversi, checché ne dica Lorenzo 😛 Al di là delle nostre formazioni, io tenderei piuttosto a mettere qualcosa in più, lui a levare senza pietà. Infatti, quando si tratta di aggiungere una cosa che non c’era, di solito lui stende una bozza velocissima per punti, io mi prendo un paio d’ore e la stendo in lingua corrente nel modo più completo possibile, prendendo dalle varie guide, poi gliela sottopongo. Lui cala impietoso la mannaja della censura (chi era Catone? pfui! 😉 ), io sfrondo e gli rimando. Poi magari ci accorgiamo che qualcosa che avevamo levato andava bene, eccetera. La versione finale deve piacere a tutti e due. Se non piace all’uno o all’altro, con grande simpatia ce la facciamo piacere, magari indulgendo a una debolezza dell’uno o dell’altro 🙂
Ci sono alcune cose che ci hanno preso settimane intere! Una che mi ricordo è stata la tabella delle scorciatoie da tastiera. Un’altra è stata l’opportunità o meno di insegnare a modificare il sorgente di babel per quel difetto maledetto con il latino. Sappiamo bene che avendo una tastiera americana si possono mettere tutte le lettere che si vogliono già fatte, ma non possiamo certo costringere tutti ad averla!
Abitiamo lontano, Padova-Cesena richiede almeno due ore e mezzo di auto, e non si può pretendere di vedersi spesso. Per un lavoro come quello di quest’estate magari sarebbe stato opportuno trovarsi almeno una volta per discutere a otto occhi, ma la posta elettronica fa miracoli. Il precedente metodo con gli strumenti di Adobe Acrobat Pro era effettivamente troppo dispendioso.
Io, però, vorrei ringraziare pubblicamente Claudione, che ha sempre letto i nostri parti manualistici con grande attenzione. Per questo il suo complimento mi torna tanto più gradito, al di là dello scherzo. E non vorrei che scordasse di essere in credito nei miei confronti, lui sa perché.
Spero che il risultato vi piaccia.
Ciao
Tommaso
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11 Settembre 2011 alle 16:44 #47535
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11 Settembre 2011 alle 17:12 #47536::
illinguista1972″ post=62568I nostri punti di vista sono fondamentalmente diversi, checché ne dica Lorenzo 😛 Al di là delle nostre formazioni, io tenderei piuttosto a mettere qualcosa in più, lui a levare senza pietà. Infatti, quando si tratta di aggiungere una cosa che non c’era, di solito lui stende una bozza velocissima per punti, io mi prendo un paio d’ore e la stendo in lingua corrente nel modo più completo possibile, prendendo dalle varie guide, poi gliela sottopongo. Lui cala impietoso la mannaja della censura (chi era Catone? pfui! 😉 ), io sfrondo e gli rimando. Poi magari ci accorgiamo che qualcosa che avevamo levato andava bene, eccetera. La versione finale deve piacere a tutti e due. Se non piace all’uno o all’altro, con grande simpatia ce la facciamo piacere, magari indulgendo a una debolezza dell’uno o dell’altro 🙂
Il fatto è che certe cose le dobbiamo prima di tutto capire noi alla perfezione; che cosa dire al lettore, poi, è un altro discorso. Vedi la faccenda dei caratteri accentati: è indubbiamente ingarbugliata, ma quello che deve sapere il nostro lettore non è molto. Ci interessa l’essenziale.
illinguista1972″ post=62568Un’altra è stata l’opportunità o meno di insegnare a modificare il sorgente di babel per quel difetto maledetto con il latino. Sappiamo bene che avendo una tastiera americana si possono mettere tutte le lettere che si vogliono già fatte, ma non possiamo certo costringere tutti ad averla!
Non è colpa nostra se babel viene aggiornato così di rado: se c’è un problema di LaTeX, noi autori dell’Arte possiamo fare poco. Ci sono certi problemi che andrebbero risolti alla radice, rendendo problema e soluzione trasparenti per l’utente. Quando ciò non avviene, non resta che insegnare al nostro lettore a metterci una pezza.
Ciao,
L.
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11 Settembre 2011 alle 17:18 #47537
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11 Settembre 2011 alle 18:57 #47538::
peppo” post=62572Grazie per la nuova versione.
Pian pianino me la leggo e vi saprò dire, ho comunque già apprezzato la riscrittura della prima parte e l’inserimento di quella paginetta per noi chimici.
Se mi passate le proporzioni della vostra gabbia forse la copierò per la mia tesi.Ciao Peppo,
sei un chimico, vedo. Da uno a dieci, dove ti metteresti in quanto a conoscenza del pacchetto chemfig? 🙂Ciao
Tommaso
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12 Settembre 2011 alle 8:56 #47539::
Non ho avuto, e per ora non ho, tempo di leggere bene la nuova versione, ho dato uno sguardo qui e li, e a parte qualche refuso che poi segnalerò (uno su tutti: begin\{document}), quello che proprio non va è la procedura per aggiornare TeX Live su Windows: siete sicuri che sia quella? Ne parlammo tempo fa in una discussione, ma non mi sembra di aver detto o letto quel tipo di procedura.Ciao
Orlando
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12 Settembre 2011 alle 11:01 #47540::
ansys” post=62592Non ho avuto, e per ora non ho, tempo di leggere bene la nuova versione, ho dato uno sguardo qui e li, e a parte qualche refuso che poi segnalerò (uno su tutti: begin\{document}), quello che proprio non va è la procedura per aggiornare TeX Live su Windows: siete sicuri che sia quella? Ne parlammo tempo fa in una discussione, ma non mi sembra di aver detto o letto quel tipo di procedura.
Ciao
OrlandoMi pare proprio che la procedura sia quella descritta. Effettivamente il punto 2 può essere omesso, perché quell’indirizzo dovrebbe essere impostato di default. Dopo l’aggiunta del mirror Garr cliccando su quel link si viene dirottati o a Roma o al Garr di Bologna. Statisticamente è un po’ più probabile il secondo, almeno dai pochi tentativi che ho fatto.
Visto però che il punto 2 c’è, si potrebbe cogliere l’occasione per indicare esplicitamente il mirror del Garr o un altro mirror veloce. Almeno in attesa che quelli di TeX Live facciano un’interfaccia GUI che permetta di scegliere il mirror nel momento dell’installazione. Lo stanno valutando.Ciao
Ivan
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12 Settembre 2011 alle 11:13 #47541::
ivan” post=62603
Non ho avuto, e per ora non ho, tempo di leggere bene la nuova versione, ho dato uno sguardo qui e li, e a parte qualche refuso che poi segnalerò (uno su tutti: begin\{document}), quello che proprio non va è la procedura per aggiornare TeX Live su Windows: siete sicuri che sia quella? Ne parlammo tempo fa in una discussione, ma non mi sembra di aver detto o letto quel tipo di procedura.
Ciao
OrlandoMi pare proprio che la procedura sia quella descritta. Effettivamente il punto 2 può essere omesso, perché quell’indirizzo dovrebbe essere impostato di default. Dopo l’aggiunta del mirror Garr cliccando su quel link si viene dirottati o a Roma o al Garr di Bologna. Statisticamente è un po’ più probabile il secondo, almeno dai pochi tentativi che ho fatto.
Visto però che il punto 2 c’è, si potrebbe cogliere l’occasione per indicare esplicitamente il mirror del Garr o un altro mirror veloce. Almeno in attesa che quelli di TeX Live facciano un’interfaccia GUI che permetta di scegliere il mirror nel momento dell’installazione. Lo stanno valutando.Ciao
IvanSicuro? Ho aperto TeX Live Manager, ho cliccato Aggiorna (in basso) ma non si aggiorna niente. Forse il pulsante giusto è Aggiorna installati? E per i nuovi pacchetti?
Riguardo il punto 2 sottoscrivo pienamente quello che dici.Ciao
Orlando
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12 Settembre 2011 alle 13:23 #47542::
ansys” post=62605
[quote=”ansys” post=62592]Non ho avuto, e per ora non ho, tempo di leggere bene la nuova versione, ho dato uno sguardo qui e li, e a parte qualche refuso che poi segnalerò (uno su tutti: begin\{document}), quello che proprio non va è la procedura per aggiornare TeX Live su Windows: siete sicuri che sia quella? Ne parlammo tempo fa in una discussione, ma non mi sembra di aver detto o letto quel tipo di procedura.
Ciao
OrlandoMi pare proprio che la procedura sia quella descritta. Effettivamente il punto 2 può essere omesso, perché quell’indirizzo dovrebbe essere impostato di default. Dopo l’aggiunta del mirror Garr cliccando su quel link si viene dirottati o a Roma o al Garr di Bologna. Statisticamente è un po’ più probabile il secondo, almeno dai pochi tentativi che ho fatto.
Visto però che il punto 2 c’è, si potrebbe cogliere l’occasione per indicare esplicitamente il mirror del Garr o un altro mirror veloce. Almeno in attesa che quelli di TeX Live facciano un’interfaccia GUI che permetta di scegliere il mirror nel momento dell’installazione. Lo stanno valutando.Ciao
IvanSicuro? Ho aperto TeX Live Manager, ho cliccato Aggiorna (in basso) ma non si aggiorna niente. Forse il pulsante giusto è Aggiorna installati? E per i nuovi pacchetti?
Riguardo il punto 2 sottoscrivo pienamente quello che dici.Ciao
Orlando[/quote]Potresti proporre un nuovo elenco numerato con la sequenza che ritieni esatta. Avevo già proposto a Lorenzo di esplicitare il mirror GARR al punto 2, ma poi mi ero tenuto sul generale e avevo lasciato perdere. Anche MacTeX non sfugge alle forche caudine, e ci si può trovare a Roma2 come niente. Purtroppo non c’è nulla da fare, al momento.
Ciao
Tommaso
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12 Settembre 2011 alle 14:45 #47543
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12 Settembre 2011 alle 15:36 #47544::
Ho sfogliato rapidamente la nuova versione e ho trovato un paio di imprecisioni (ma sono sciocchezze, niente di lontanamente fondamentale):
1) a pagina 14 c’è uno spazio fra il $ e HOME. In questo caso il dollaro non è il prompt della shell ma server per effettuare la sostituizione della variabile d’ambiente il cui nome è `HOME’;
2) nella bibliografia c’è “Computer Programming as an Art”, Addison-Wesley, Reading (Massachusetts), vol. 3, ma immagino che vi riferiate all’articolo in cui compare la citazione «We have seen that computer programming is an art», il quale però, per quanto ho capito, è apparso nel dicembre del 1974 sulla rivista (volume 17, uscita 12) Communications of the ACM: http://dl.acm.org/citation.cfm?id=361612 Dalla Addison-Wesley è stata pubblicata “The Art of Computer Programming” e di quest’opera il terzo volume è uscito nel 1973.Grazie per il lavoro che fate 🙂
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13 Settembre 2011 alle 4:06 #47545::
illinguista1972″ post=62618Potresti proporre un nuovo elenco numerato con la sequenza che ritieni esatta. Avevo già proposto a Lorenzo di esplicitare il mirror GARR al punto 2, ma poi mi ero tenuto sul generale e avevo lasciato perdere. Anche MacTeX non sfugge alle forche caudine, e ci si può trovare a Roma2 come niente. Purtroppo non c’è nulla da fare, al momento.
Forse non è così diversa da come riportata: il pulsante Aggiorna installati funziona, ma non so se installa anche i nuovi pacchetti. Il pulsante aggiorna proprio non va. Voi altri come fate? La procedura dell’arte funziona?
Ciao
Orlando
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13 Settembre 2011 alle 7:54 #47546::
ansys” post=62641
Potresti proporre un nuovo elenco numerato con la sequenza che ritieni esatta. Avevo già proposto a Lorenzo di esplicitare il mirror GARR al punto 2, ma poi mi ero tenuto sul generale e avevo lasciato perdere. Anche MacTeX non sfugge alle forche caudine, e ci si può trovare a Roma2 come niente. Purtroppo non c’è nulla da fare, al momento.
Forse non è così diversa da come riportata: il pulsante Aggiorna installati funziona, ma non so se installa anche i nuovi pacchetti. Il pulsante aggiorna proprio non va. Voi altri come fate? La procedura dell’arte funziona?
Ciao
OrlandoPrima di lanciare l’aggiornamento, hai cliccato sul tastino in alto a destra “Carica predefinito”?
Personalmente, però, non aggiorno mai dalla (pesante) interfaccia grafica. W il terminale! 😉
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13 Settembre 2011 alle 8:34 #47547::
Doc” post=62657
[quote=”illinguista1972″ post=62618]Potresti proporre un nuovo elenco numerato con la sequenza che ritieni esatta. Avevo già proposto a Lorenzo di esplicitare il mirror GARR al punto 2, ma poi mi ero tenuto sul generale e avevo lasciato perdere. Anche MacTeX non sfugge alle forche caudine, e ci si può trovare a Roma2 come niente. Purtroppo non c’è nulla da fare, al momento.
Forse non è così diversa da come riportata: il pulsante Aggiorna installati funziona, ma non so se installa anche i nuovi pacchetti. Il pulsante aggiorna proprio non va. Voi altri come fate? La procedura dell’arte funziona?
Ciao
OrlandoPrima di lanciare l’aggiornamento, hai cliccato sul tastino in alto a destra “Carica predefinito”?
Personalmente, però, non aggiorno mai dalla (pesante) interfaccia grafica. W il terminale! :wink:[/quote]
Io la faccio sempre dal prompt dei comandi con`tlmgr update -self -all`
Sfogliando la guida trovo una procedura che non va. Cliccando su Aggiorna installati funziona, cliccando su aggiorna (come riportato nell’arte) non funziona. Prima ancora invece caricavo l’archivio, selezionavo i pacchetti e aggiornavo (e pure funzionava).La domanda è: seguendo la procedura scritta sull’arte a voi funziona?
Ciao
Orlando
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13 Settembre 2011 alle 8:44 #47548::
Se non si selezionano i pacchetti su cui operare è difficile fare qualsiasi operazione su un determinato pacchetto 🙂
“Aggiorna installati” aggiorna tutti i pacchetti installati e aggiornabili, per le altre operazioni bisogna selezionare, come detto, il pacchetto su cui agire (almeno così funziona nella versione Linux)
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13 Settembre 2011 alle 10:14 #47549::
Elrond” post=62666Se non si selezionano i pacchetti su cui operare è difficile fare qualsiasi operazione su un determinato pacchetto 🙂
“Aggiorna installati” aggiorna tutti i pacchetti installati e aggiornabili, per le altre operazioni bisogna selezionare, come detto, il pacchetto su cui agire (almeno così funziona nella versione Linux)Infatti io dico che la procedura segnata sull’arte è errata, ma attendo riscontri.
Altra segnalazione: l’albero personale su Xp dovrebbe essere solo C:\Documents and Settings\
\texmf\. Ho appena fatto una prova con un pacchetto personale. Ciao
Orlando
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13 Settembre 2011 alle 12:29 #47550::
Confermo: a pagina 11 della guida di texlive, quattro righe dal fondo, c’è scritto che per le macchine Windows bisogna trovare dove innestare l’albero personale semplicemente guardando che cosa contiene la variabile di environment %USERPROFILE%; basta perciò aprire un finestra dei prompt dei comandi e eseguire il comando
`
echo %userprofile%
`
che permette di ricevere nella riga successiva esattamente quanto basta al sistema per trovare la base dell’albero. Su XP si ottiene quanto dice @elrond, su WinVista e Win7 si ottiene quello che hanno scritto Lorenzo e Tommaso.
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13 Settembre 2011 alle 15:30 #47551
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13 Settembre 2011 alle 16:14 #47552::
illinguista1972″ post=62580
Ciao Peppo,
sei un chimico, vedo. Da uno a dieci, dove ti metteresti in quanto a conoscenza del pacchetto chemfig? 🙂Ciao, eh guarda sto imparando l’uso di quel pacchetto lentamente perché nel mio campo si usano poche molecole organiche, ad ogni modo mi darei un cinque: conosco le basi ma molte cose, specialmente le frecce ricurve dei meccanismi di reazione, non le ho mai provate con mano.
Se dovesse servire qualcosa dimmelo pure, sicuramente per me non è tempo sprecato in quanto faccio conto di usare tutte le potenzialità di chemfig in futuro.
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14 Settembre 2011 alle 4:54 #47553
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15 Settembre 2011 alle 18:55 #47554
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16 Settembre 2011 alle 9:03 #47555::
illinguista1972″ post=62618Potresti proporre un nuovo elenco numerato con la sequenza che ritieni esatta. Avevo già proposto a Lorenzo di esplicitare il mirror GARR al punto 2, ma poi mi ero tenuto sul generale e avevo lasciato perdere. Anche MacTeX non sfugge alle forche caudine, e ci si può trovare a Roma2 come niente. Purtroppo non c’è nulla da fare, al momento.
Allora, ho appena fatto un aggiornamento cliccando semplicemente su “Aggiorna installati“: vengono aggiornati i pacchetti e installati quelli nuovi. Infatti sapthesis (tanto per fare un esempio) prima non era presente, ora si. Quindi credo che si debba cambiare Aggiorna in Aggiorna installati.
Ciao
Orlando
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1 Ottobre 2011 alle 10:26 #47556::
A tre settimane dalla revisione di settembre, pubblichiamo un leggero aggiornamento della guida, disponibile al solito indirizzo.Poche le cose cambiate, nell’estetica e nella sostanza: le lasciamo alla curiosità di chi legge.
Vogliamo ringraziare chi ci ha segnalato i refusi, Claudio per l’approfondita lettura e le puntuali osservazioni (quasi per intero accolte), Ivan (il più grande grafico vivente sulle terre emerse) per gli spunti da cui siamo partiti per la nuova copertina ed Enrico per una questione tecnica che abbiamo risolto con successo.
Ora, visto che oltre alle vostre osservazioni è stata accolta anche la nostra domanda di pensionamento anticipato, ci ritiriamo nel nostro otium dorato, in attesa dei commenti che, speriamo, arriveranno fluviali. Li registreremo e vedremo che ne sarà di loro alla prossima gestazione. Segnalateci refusi, sconnessioni nel testo e perplessità. E anche pacchetti d’uso “generale” che ritenete meritevoli di cittadinanza nelle pagine del libro.
Vi avvisiamo che potremo correggere i refusi rimasti (solo quelli) anche strada facendo, e non lo annunceremo. Non sono previste facezie in occasione delle più note festività, importate e non.
All’anno prossimo! 🙂
Lorenzo e Tommaso
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1 Ottobre 2011 alle 11:35 #47557
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1 Ottobre 2011 alle 13:16 #47558::
Mi chiedo perché tutti i possessori di Mac sentano la necessità di rivelare che hanno fatto qualcosa con il loro computer (vedi colophon). Sinceramente non credo che sia un dato essenziale – il libro si sarebbe potuto scrivere anche senza – e allo stesso tempo, quando non ne capisco il motivo, lo ritengo poco elegante.
Perdonatemi ma è solo la mia opinione.E già che ci sono, mi voglio fare lapidare con un’altra opinione che provocherà mancamenti in molti di voi. Trovo veramente poco pratico, per non dire brutto, l’indice con i numeri di pagina non allineati al margine: mi dà l’idea di numeri buttati a casaccio sulla pagina. Tra l’altro non riesco a colpo d’occhio a vedere quanto è lungo un paragrafo, un capitolo o quanto distano due paragrafi, cosa che nell’altro caso è molto più semplice. Io penso che se la stragrande maggioranza dei libri ha l’indice con i numeri di pagina allineati, un motivo ci dovrà pure essere.
Detto questo, mi immergerò nella lettura dei contenuti…
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1 Ottobre 2011 alle 14:33 #47559::
Liverpool” post=63422Mi chiedo perché tutti i possessori di Mac sentano la necessità di rivelare che hanno fatto qualcosa con il loro computer (vedi colophon). Sinceramente non credo che sia un dato essenziale – il libro si sarebbe potuto scrivere anche senza – e allo stesso tempo, quando non ne capisco il motivo, lo ritengo poco elegante.
Perdonatemi ma è solo la mia opinione.Secondo me chiunque scriva qualcosa con certi mezzi, qualunque essi siano, dovrebbe dirlo. Con il sistema TeX non è detto che qualunque cosa possa essere fatta su qualunque macchina e con qualunque sistema operativo. Non è una questione di Mac o di Linux di questa o quella varietà, o di Windows di questa o quella versione.
Io ho un Mac e su questo ho montate due macchine virtuali, una Ubuntu 11.04, e una Windows XPSP3; avendo tutte e tre le piattaforme spesso sposto i miei file da una macchina all’altra per vedere se quanto o fatto con l’una si può ottenere anche con l’altra. Talvolta non succede. Quindi è opportuno dire, specialmente in un testo come l’Arte, che è stato fatto con particolari mezzi.
Se e quando XeLaTeX avrà maggiore diffusione, l’informazione sulla piattaforma sarà ancora più importante visto che questo compositore permette di usare i font residenti sulla macchina, indipendenti dal sistema TEX e i font OpenType che ci sono o si possono avere su Ubuntu, non sono quelli che si possono avere sul Mac o su Windows. Si possono fare cose meravigliose con XeLaTeX, ma non sono più tanto portabili da una macchina all’altra.
Per l’indice fatto in quel modo, quella è la raccomandazione di Bringhurst, il grandissimo book designer. Ubi maior, minor cessat. anche a me piacciono di più i numeri ben incolonnati (e li faccio sempre così), ma dopo l’insegnamento di Bringhurst non obbietto se altri seguono il suo stile.
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1 Ottobre 2011 alle 14:36 #47560::
Liverpool” post=63422Mi chiedo perché tutti i possessori di Mac sentano la necessità di rivelare che hanno fatto qualcosa con il loro computer (vedi colophon). Sinceramente non credo che sia un dato essenziale – il libro si sarebbe potuto scrivere anche senza – e allo stesso tempo, quando non ne capisco il motivo, lo ritengo poco elegante.
Perdonatemi ma è solo la mia opinione.Forse (ma manca la controprova) la guida si sarebbe potuta scrivere anche senza usare il Mac: fatto sta che è stata scritta con un Mac. Usare Mac dà soddisfazione: ho (abbiamo!) passato molte ore davanti all’Arte, e senza soddisfazione si lavora male… L’Arte è quella che è grazie a molti contributi (più o meno diretti): il GuIT, Bringhurst, Miede, Escher… Fra questi contributi c’è anche il Mac.
Liverpool” post=63422E già che ci sono, mi voglio fare lapidare con un’altra opinione che provocherà mancamenti in molti di voi. Trovo veramente poco pratico, per non dire brutto, l’indice con i numeri di pagina non allineati al margine: mi dà l’idea di numeri buttati a casaccio sulla pagina. Tra l’altro non riesco a colpo d’occhio a vedere quanto è lungo un paragrafo, un capitolo o quanto distano due paragrafi, cosa che nell’altro caso è molto più semplice. Io penso che se la stragrande maggioranza dei libri ha l’indice con i numeri di pagina allineati, un motivo ci dovrà pure essere.
Sul “brutto” non discuto, sono giudizi soggettivi: posso trovare brutta anche Elisabetta Canalis, e voglio vedere chi può provarmi che è vero il contrario. Sul fatto che la numerazione sarebbe “poco pratica”, leggi il mio articolo su ClassicThesis che spiega le motivazioni di quella scelta tipografica.
Quanto al “se la maggioranza fa così, un motivo dovrà pur esserci”, è un argomento non decisivo. Per esempio, per secoli la (stragrande) maggioranza ha creduto che il Sole girasse attorno alla Terra… 😉
Liverpool” post=63422Detto questo, mi immergerò nella lettura dei contenuti…
Buona lettura.
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1 Ottobre 2011 alle 14:59 #47561::
lorenzo.pantieri” post=63425
leggi il mio articolo su ClassicThesis che spiega le motivazioni di quella scelta tipografica.Dici questo paragrafo?
“E, infine, viene fornito al lettore un accesso più semplice ai numeri di pagina, negli indici: i numeri di pagina si trovano subito di fianco alle relative voci. Sì, i numeri non sono ordinatamente allineati a destra e non sono connessi alle rispettive voci con punti che guidano l’occhio lungo una distanza non necessaria. Per chi non fosse ancora convinto: il lettore è interessato a conoscere il numero di pagina o vuole fare la somma dei numeri?”Se sì, l’avevo già letto e non mi aveva convinto… Anche perché, come ho già detto, io a volte voglio fare la differenza, che con la somma qualcosa in comune ce l’ha. E poi preferisco l’ordine al disordine.
A questo punto, visto che si parla di distanza non necessaria, perché non inserire uno spazio semplice tra titolo e numero di pagina invece di un centimetro di spazio? Tanto i numeri di pagina hanno un colore differente! Mi sembrerebbe già più ordinato.Grazie per avermi risposto.
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1 Ottobre 2011 alle 15:17 #47562::
OldClaudio” post=63424Secondo me chiunque scriva qualcosa con certi mezzi, qualunque essi siano, dovrebbe dirlo. Con il sistema TeX non è detto che qualunque cosa possa essere fatta su qualunque macchina e con qualunque sistema operativo. Non è una questione di Mac o di Linux di questa o quella varietà, o di Windows di questa o quella versione.
Io ho un Mac e su questo ho montate due macchine virtuali, una Ubuntu 11.04, e una Windows XPSP3; avendo tutte e tre le piattaforme spesso sposto i miei file da una macchina all’altra per vedere se quanto o fatto con l’una si può ottenere anche con l’altra. Talvolta non succede. Quindi è opportuno dire, specialmente in un testo come l’Arte, che è stato fatto con particolari mezzi.
Se e quando XeLaTeX avrà maggiore diffusione, l’informazione sulla piattaforma sarà ancora più importante visto che questo compositore permette di usare i font residenti sulla macchina, indipendenti dal sistema TEX e i font OpenType che ci sono o si possono avere su Ubuntu, non sono quelli che si possono avere sul Mac o su Windows. Si possono fare cose meravigliose con XeLaTeX, ma non sono più tanto portabili da una macchina all’altra.
Scusami se mi intrometto, ma vorrei chiederti un chiarimento in merito a quello che scrivi. Io sono un utente XeLaTeX e per la verità uso quasi esclusivamente Linux. Talvolta, però, mi è capitato di lavorare su windows, ma non ho avuto mai alcun problema di portabilità dei miei documenti: in pratica, li ho sempre potuti compilare allo stesso modo.
Sei riuscito dunque a spiegarti in quali casi e perché salta la portabilità? Sarebbe utile capire dove sta il problema, anche per poterlo, ove possibile, prevenire.
I fonts OpenType? Posso installarli tutti, senza il benché minimo problema e senza la benché minima differenza in termini di funzionalità, su tutti i miei due sistemi operativi. A che genere di problemi ti riferisci, dunque?
Ciao e grazie anticipate,
Domenico
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1 Ottobre 2011 alle 15:41 #47563
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1 Ottobre 2011 alle 15:46 #47564::
I font OpenType preinstallati con il sistema operativo sono per lo più diversi; solo alcuni hanno i nomi coincidenti; certo si possono scaricare molti altri font dalla rete, o dal repository Ubuntu che ne è ricchissimo.Non so se sia legale, credo di no, spostare/copiare alcuni font distribuiti con un sistema operativo su un’altra macchina con un sistema operativo diverso.
Certo l’identità di font c’è se ci si limita a quelli distribuiti con il sistema TeX; al massimo potrebbero essercene alcuni diversi perché la distribuzione non è la stessa o perché non sono aggiornate allo stesso giorno, ma sono casi rari e che si risolvono sincronizzando le distribuzioni. Invece quelli di sistema no; per esempio, ho provato a cercare gli Hiragino Mincho Pro su macchine diverse dal Mac, e non l’ho trovato.
Mi dirai: ma chi è che scrive in cinese/giapponese/coreano qui da noi? Bella domanda. Ma se ci si limita agli alfabeti occidentali, ce ne sono fin troppi se non proprio uguali almeno indistinguibili gli uni dagli altri per chi non abbia un occhio esercitato, però il nome è diverso e la specifica per fontspec deve essere scritta in modo diverso;, se io decidessi di scrivere con te un libro che faccia uso del font Nadeem e scrivessi la specifica
`
\newfontfamily{hebrewfont}{Nadeem}
`
e tu non ce l’avessi dovremmo pasticciare per scambiarci i font o per indicare due diverse specifiche una da usare quando si compone con il Mac e un’altra per quando si compone con Ubuntu.Per carità, sono problemi che si risolvono in un lavoro cooperativo, ma potrebbero per motivi di licenze impedire la trasportabilità.
Tant’è che diversi file pdf di documentazione che compaiono fra quelli distribuiti con TeX Live dicono espressamente “…è stato usato il font commerciale tal dei tali; se voi volete ottenere lo stesso risultato o ve lo comprate o usate un altro font…”
Questa frase, in particolare l’aggettivo “commerciale”, potrebbe valere anche per i font del sistema operativo, specialmente se questo è “proprietario” come uno qualunque dei Windows o uno qualunque dei Mac — e forse anche per uno qualunque dei Linux commerciali.
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1 Ottobre 2011 alle 16:50 #47565::
Grazie Claudio per i chiarimenti.Dunque, il problema fonts riguarda due aspetti:
- la versione del font
- la natura commerciale di certi fonts
Ti posso spiegare come io ho “risolto” entrambi i problemi.
Io uso Debian, ma, come sai, Ubuntu non è per nulla diverso sotto l’aspetto fonts.
Dunque, ho proceduto a disinstallare dal sistema tutti i fonts provenienti dai repos di debian che fossero anche presenti in texlive (me li sono controllati uno per uno). Motivi: Texlive offre versioni più aggiornate di quelle di debian/ubuntu; inutile avere due volte lo stesso font nel sistema.La questione licenze, ovviamente, è più spinosa. Per risolverla alla base, preferisco usare fonts come Linux Libertine, che non danno problemi, ed evitare di usare quelli commerciali.
Certo, sai benissimo che certe case editrici impongono l’uso di determinati fonts e sai bene che le case editrici, non so per quale arcano motivo, preferiscono usare i fonts commerciali.
Tuttavia, parlo sulla base della mia esperienza, le case editrici in tali casi ti forniscono i fonts: tu non possiedi la licenza, ma la pubblicazione è responsabilità della casa editrice, che, almeno si spera, la possiede!
In tali casi, ci vuol poco ad installare a mano il font che serve, sia su windows sia su linux.È comunque naturale che, in caso di cooperazione, ci si passi i fonts. Non è legale, per me, avere fonts Mac, ma se il libro lo “stampi” tu, non ci sono problemi, visto che tu la licenza l’hai pagata! 😉
Comunque, ora mi son chiari i problemi cui tu fai riferimento e mi è ancor più chiaro che ho fatto benissimo a privilegiare i fonts non commerciali.
Tra l’altro, la mia casa editrice impone un altro fonts, che ha due caratteristiche:- commerciale (e te pareva!)
- pessimo, scil. un vecchio font pfb portato ad otf, ma che non ha niente, ma proprio niente che caratterizzi gli OpenType, se non le curve
Prevedo un braccio di ferro e ti assicuro che non mi arrenderò, anche a costo di NON pubblicare il mio libro!!! 👿
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2 Ottobre 2011 alle 6:06 #47566::
Tornando in topic, vorrei segnalare che, per esercizio, ho provato a compilare l’esempio di documento fornito a p. 162 per vedere bene il funzionamento di babel.Ebbene, il testo greco proposto nell’esempio semplicemente non compare!!!
La compilazione dà alcuni errori in corrispondenza delle virgolette prima di δὸς e dopo θέλεις, ma anche del punto in alto dopo λέγει, ma, anche eliminando questi elementi forieri di errore, il risultato è un rigo bianco!
Al contrario, se trasformo in codice (es.: >all’a) il testo greco, ottengo tutto alla perfezione.
Ho poca pratica con fontenc e simili, preferendo usare XeLaTeX, ma ho ritenuto opportuno segnalare il problema.
P.S.: uso TexLive 2011.
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2 Ottobre 2011 alle 7:32 #47567::
A pag. 125 (143 di 207) a circa metà altezza leggo %clearpage. Non dovrebbe essere %\clearpage?
Sempre nella stessa pagina, nell’esempio in fondo c’è scritto \emph{arte}, ma non manca un \index{arte}?Ciao
Edit: a pag. 131, a un terzo di altezza dall’alto, dopo “pagina 23” manca un punto fermo.
A pag. 137, il secondo punto dell’elenco in basso dovrebbe terminare con un punto e virgola, seguendo la convenzione adottata nel resto del documento.
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2 Ottobre 2011 alle 7:43 #47568
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2 Ottobre 2011 alle 8:46 #47569
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2 Ottobre 2011 alle 9:10 #47570::
Doc” post=63441Tornando in topic, vorrei segnalare che, per esercizio, ho provato a compilare l’esempio di documento fornito a p. 162 per vedere bene il funzionamento di babel.
Ebbene, il testo greco proposto nell’esempio semplicemente non compare!!!
La compilazione dà alcuni errori in corrispondenza delle virgolette prima di δὸς e dopo θέλεις, ma anche del punto in alto dopo λέγει, ma, anche eliminando questi elementi forieri di errore, il risultato è un rigo bianco!
Al contrario, se trasformo in codice (es.: >all’a) il testo greco, ottengo tutto alla perfezione.
Ho poca pratica con fontenc e simili, preferendo usare XeLaTeX, ma ho ritenuto opportuno segnalare il problema.
P.S.: uso TexLive 2011.
Suppongo che sia un problema di “copia e incolla”. Se copio il testo greco dopo aver scritto il preambolo e \begin{document}, ottengo una composizione corretta. C’è un avviso di ucs, ma non è importante.
Ciao
Enrico
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2 Ottobre 2011 alle 9:17 #47571::
egreg9″ post=63463
Tornando in topic, vorrei segnalare che, per esercizio, ho provato a compilare l’esempio di documento fornito a p. 162 per vedere bene il funzionamento di babel.
Ebbene, il testo greco proposto nell’esempio semplicemente non compare!!!
La compilazione dà alcuni errori in corrispondenza delle virgolette prima di δὸς e dopo θέλεις, ma anche del punto in alto dopo λέγει, ma, anche eliminando questi elementi forieri di errore, il risultato è un rigo bianco!
Al contrario, se trasformo in codice (es.: >all’a) il testo greco, ottengo tutto alla perfezione.
Ho poca pratica con fontenc e simili, preferendo usare XeLaTeX, ma ho ritenuto opportuno segnalare il problema.
P.S.: uso TexLive 2011.
Suppongo che sia un problema di “copia e incolla”. Se copio il testo greco dopo aver scritto il preambolo e \begin{document}, ottengo una composizione corretta. C’è un avviso di ucs, ma non è importante.
Ciao
EnricoHo riprovato, con questo codice
`\documentclass[12pt,a4paper]{book}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{ucs}
\usepackage[utf8x]{inputenc}
\usepackage[greek,italian]{babel}
\languageattribute{greek}{polutoniko}
\usepackage{geometry}
\begin{document}
Nel mezzo del cammin di nostra vita.\begin{otherlanguage*}{greek}
Ὅτι μὲν ὑμεῖς, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, πεπόνθατε ὑπὸ τῶν ἐμῶν κατηγόρων, οὐκ οἶδα· ἐγὼ δ' οὖν καὶ αὐτὸς ὑπ' αὐτῶν ὀλίγου ἐμαυτοῦ ἐπελαθόμην, οὕτω πιθανῶς ἔλεγον. καίτοι ἀληθές γε ὡς ἔπος εἰπεῖν οὐδὲν εἰρήκασιν. μάλιστα δὲ
\end{otherlanguage*}Mi ritrovai per una selva oscura.
\end{document}`
La compilazione non dà alcun errore, eppure il pdf risulta privo di greco! 😕Puoi provare anche tu, per favore, questo mio codice?
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2 Ottobre 2011 alle 10:30 #47572
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2 Ottobre 2011 alle 10:34 #47573
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2 Ottobre 2011 alle 10:40 #47574::
Enrico, Doc e tutti,
la mia situazione è questa:1.
Non facendo copia e incolla, che può generare problemi, come Enrico ha ricordato, io con ucs e utf8x non ho nessun problema, né di virgolette né di punti in alto (ho scritto una frase elementare con la tastiera greca e i caratteri greci direttamente nel sorgente).2.
Ottengo invece questo log con XeLaTeX. Ho riscritto (senza copiarlo) il preambolo che diamo nell’Arte e semplicemente “Ciao” come testo da comporre. Non ho scritto nulla in greco, perché il risultato è lo stesso, e precisamente (dopo \end{document} riporto tutto il log):`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
% !TEX TS-program = XeLaTeX\documentclass[a4paper]{article}
\usepackage{fontspec}
\setmainfont{Linux Libertine O}
\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage{italian}
\setotherlanguage[variant=ancient]{greek}\begin{document}
Ciao
\end{document}
This is XeTeX, Version 3.1415926-2.3-0.9997.5 (TeX Live 2011)
restricted \write18 enabled.
entering extended mode
(./provagrecooo.tex
LaTeX2e <2011/06/27>
Babeland hyphenation patterns for english, dumylang, nohyphenation, ge
rman-x-2011-07-01, ngerman-x-2011-07-01, afrikaans, ancientgreek, ibycus, arabi
c, armenian, basque, bulgarian, catalan, pinyin, coptic, croatian, czech, danis
h, dutch, ukenglish, usenglishmax, esperanto, estonian, ethiopic, farsi, finnis
h, french, galician, german, ngerman, swissgerman, monogreek, greek, hungarian,
icelandic, assamese, bengali, gujarati, hindi, kannada, malayalam, marathi, or
iya, panjabi, tamil, telugu, indonesian, interlingua, irish, italian, kurmanji,
lao, latin, latvian, lithuanian, mongolian, mongolianlmc, bokmal, nynorsk, pol
ish, portuguese, romanian, russian, sanskrit, serbian, serbianc, slovak, sloven
ian, spanish, swedish, turkish, turkmen, ukrainian, uppersorbian, welsh, loaded
.
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/base/article.cls
Document Class: article 2007/10/19 v1.4h Standard LaTeX document class
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/base/size10.clo))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/fontspec/fontspec.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/expl3.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3names.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3bootstrap.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/etex-pkg/etex.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/tools/calc.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/graphics/color.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/latexconfig/color.cfg)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/xelatex/xetex-def/xetex.def))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/graphics/graphics.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/graphics/trig.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/latexconfig/graphics.cfg))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3basics.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3expan.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3tl.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3seq.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3int.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3quark.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3prg.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3clist.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3token.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3prop.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3msg.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3io.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3file.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3skip.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3keys.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3fp.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3box.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3coffins.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3color.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3luatex.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3packages/xparse/xparse.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/fontspec/fontspec-patches.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/base/fixltx2e.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/fontspec/fontspec-xetex.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/base/fontenc.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/euenc/eu1enc.def)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/euenc/eu1lmr.fd))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/xelatex/xunicode/xunicode.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/tipa/t3enc.def
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/euenc/eu1lmss.fd))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/graphics/graphicx.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/graphics/keyval.sty)))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/fontspec/fontspec.cfg)))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/xelatex/polyglossia/polyglossia.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/etoolbox/etoolbox.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/makecmds/makecmds.sty)
! Undefined control sequence.
l.402 \define@boolkey
{polyglossia}[xpg@]{localmarks}[false]{%
?
`Ho aggiornato TeX Live stamani, senza ricevere errori. Anche a voi succede questo?
3.
Colgo l’occasione per evidenziare che da dopo l’aggiornamento di TeX Live ottengo una nutrita serie di errori compilando l’Arte, che fino a ieri sera non avevo. L’errore in \frontmatter\pagestyle{plain} forse è dovuto al codice per i numeri romani maiuscoletti, ma proprio non riesco a capire gli altri. Mi si dice che biblatex non è più compatibile con array (!) e ottengo tutti quei \end{tabularx} non riconosciuti. Riporto i punti salienti del log anche dopo le forzature nella composizione. Perdonate la sua lunghezza:`
This is pdfTeX, Version 3.1415926-2.3-1.40.12 (TeX Live 2011)
\write18 enabled.
entering extended mode
(./ArteLaTeX.tex
LaTeX2e <2011/06/27>
Babeland hyphenation patterns for english, dumylang, nohyphenation, ge
rman-x-2011-07-01, ngerman-x-2011-07-01, afrikaans, ancientgreek, ibycus, arabi
c, armenian, basque, bulgarian, catalan, pinyin, coptic, croatian, czech, danis
h, dutch, ukenglish, usenglishmax, esperanto, estonian, ethiopic, farsi, finnis
h, french, galician, german, ngerman, swissgerman, monogreek, greek, hungarian,
icelandic, assamese, bengali, gujarati, hindi, kannada, malayalam, marathi, or
iya, panjabi, tamil, telugu, indonesian, interlingua, irish, italian, kurmanji,
lao, latin, latvian, lithuanian, mongolian, mongolianlmc, bokmal, nynorsk, pol
ish, portuguese, romanian, russian, sanskrit, serbian, serbianc, slovak, sloven
ian, spanish, swedish, turkish, turkmen, ukrainian, uppersorbian, welsh, loaded
.
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/koma-script/scrreprt.cls
Document Class: scrreprt 2011/06/16 v3.09a KOMA-Script document class (report)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/koma-script/scrkbase.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/koma-script/scrbase.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/graphics/keyval.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/koma-script/scrlfile.sty
Package scrlfile, 2011/03/09 v3.09 KOMA-Script package (loading files)
Copyright (C) Markus Kohm))) (/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/koma-script/tocbasic.sty)
Class scrreprt Warning: You've used obsolete option `tablecaptionabove'.
(scrreprt) Usage of this option indicates an old document and
(scrreprt) changes compatibility level using
(scrreprt) `captions=tableheading,version=first'.
(scrreprt) If you don't want this, you should simply replace
(scrreprt) usage of option `tablecaptionabove' by `captions=tableh
eading'.(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/koma-script/scrsize10pt.clo)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/koma-script/typearea.sty
Package typearea, 2011/06/16 v3.09a KOMA-Script package (type area)
Copyright (C) Frank Neukam, 1992-1994
Copyright (C) Markus Kohm, 1994-)) (/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/base/inputenc.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/base/applemac.def))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/base/fontenc.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/cyrillic/ot2enc.def)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/babel/lgrenc.def)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/base/t1enc.def))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/babel/babel.sty
(/Users/tommasogordini/Library/texmf/tex/generic/babel/latin.ldf
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/babel/babel.def))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/babel/greek.ldf
Loading the definitions for the Greek font encoding
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/babel/lgrenc.def))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/babel/germanb.ldf)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/babel/english.ldf)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/babel/italian.ldf))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/base/textcomp.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/base/ts1enc.def))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/amsmath/amsmath.sty
For additional information on amsmath, use the `?' option.
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/amsmath/amstext.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/amsmath/amsgen.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/amsmath/amsbsy.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/amsmath/amsopn.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/amsfonts/amssymb.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/amsfonts/amsfonts.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/amscls/amsthm.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/amsmath/amscd.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/mh/mathtools.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/tools/calc.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/mh/mhsetup.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/braket/braket.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/mh/empheq.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/tools/varioref.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/biblatex/biblatex.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/etoolbox/etoolbox.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/etex-pkg/etex.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/logreq/logreq.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/logreq/logreq.def))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/base/ifthen.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/url/url.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/biblatex/blx-compat.def)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/biblatex/biblatex.def)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/biblatex/blx-natbib.def)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/biblatex-philosophy/philosophy-mo
dern.bbx
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/biblatex-philosophy/philosophy-cl
assic.bbx
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/biblatex/bbx/authoryear.bbx
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/biblatex/bbx/standard.bbx))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/biblatex-philosophy/philosophy-st
andard.bbx)))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/biblatex-philosophy/philosophy-mo
dern.cbx
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/biblatex-philosophy/philosophy-cl
assic.cbx
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/biblatex/cbx/authoryear-comp.cbx)
)) (/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/biblatex/biblatex.cfg))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/csquotes/csquotes.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/csquotes/csquotes.def)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/csquotes/csquotes.cfg))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/tools/indentfirst.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/subfig/subfig.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/caption/caption.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/caption/caption3.sty)))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/wrapfig/wrapfig.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/sidecap/sidecap.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/float/float.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/base/makeidx.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/tools/multicol.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/changepage/chngpage.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/mhchem/mhchem.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/oberdiek/twoopt.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/graphics/graphics.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/graphics/trig.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/latexconfig/graphics.cfg)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/pdftex-def/pdftex.def
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/oberdiek/infwarerr.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/oberdiek/ltxcmds.sty))))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/acronym/acronym.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/bigfoot/suffix.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/listings/listings.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/listings/lstmisc.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/listings/listings.cfg))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/enumitem/enumitem.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/fundus/calligra.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/quoting/quoting.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/oberdiek/kvoptions.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/oberdiek/kvsetkeys.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/oberdiek/etexcmds.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/oberdiek/ifluatex.sty)))))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/comment/comment.sty
Excluding comment 'comment')
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/shapepar/shapepar.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/lettrine/lettrine.sty
Loading lettrine.cfg
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/lettrine/lettrine.cfg))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/epigraph/epigraph.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/tools/verbatim.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/bbding/bbding.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/xcolor/xcolor.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/latexconfig/color.cfg)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/colortbl/colortbl.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/tools/array.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/graphics/dvipsnam.def))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/tools/xspace.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/base/fixltx2e.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/relsize/relsize.sty
Examine \normalsize starts \@setfontsize size may be \@xpt.
Examine \small starts \@setfontsize size may be \@ixpt.
Examine \footnotesize starts \@setfontsize size may be \@viiipt.
Examine \large starts \@setfontsize size may be \@xiipt.
Examine \Large starts \@setfontsize size may be \@xivpt.
Examine \LARGE starts \@setfontsize size may be \@xviipt.
Examine \scriptsize starts \@setfontsize size may be \@viipt.
Examine \tiny starts \@setfontsize size may be \@vpt.
Examine \huge starts \@setfontsize size may be \@xxpt.
Examine \Huge starts \@setfontsize size may be \@xxvpt. )
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/mflogo/mflogo.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/path/path.sty
This is path.sty, Version 3.05 <7-Apr-2011>
) (/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/siunitx/siunitx.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/expl3.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3names.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3bootstrap.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3basics.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3expan.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3tl.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3seq.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3int.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3quark.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3prg.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3clist.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3token.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3prop.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3msg.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3io.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3file.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3skip.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3keys.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3fp.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3box.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3coffins.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3color.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel/l3luatex.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3packages/l3keys2e/l3keys2e.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3packages/xparse/xparse.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/beamer/translator/translator.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/beamer/translator/translator-lang
uage-mappings.tex)))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/chemfig/chemfig.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/pgf/frontendlayer/tikz.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/pgf/basiclayer/pgf.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/pgf/utilities/pgfrcs.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/utilities/pgfutil-common.te
x)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/utilities/pgfutil-latex.def
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/ms/everyshi.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/utilities/pgfrcs.code.tex))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/pgf/basiclayer/pgfcore.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/graphics/graphicx.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/pgf/systemlayer/pgfsys.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/systemlayer/pgfsys.code.tex
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/utilities/pgfkeys.code.tex
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/utilities/pgfkeysfiltered.c
ode.tex))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/systemlayer/pgf.cfg)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/systemlayer/pgfsys-pdftex.d
ef
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/systemlayer/pgfsys-common-p
df.def)))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/systemlayer/pgfsyssoftpath.
code.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/systemlayer/pgfsysprotocol.
code.tex))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcore.code.tex
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/math/pgfmath.code.tex
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/math/pgfmathcalc.code.tex
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/math/pgfmathutil.code.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/math/pgfmathparser.code.tex
)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/math/pgfmathfunctions.code.
tex
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/math/pgfmathfunctions.basic
.code.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/math/pgfmathfunctions.trigo
nometric.code.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/math/pgfmathfunctions.rando
m.code.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/math/pgfmathfunctions.compa
rison.code.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/math/pgfmathfunctions.base.
code.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/math/pgfmathfunctions.round
.code.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/math/pgfmathfunctions.misc.
code.tex)))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/math/pgfmathfloat.code.tex)
)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcorepoints.co
de.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcorepathconst
ruct.code.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcorepathusage
.code.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcorescopes.co
de.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcoregraphicst
ate.code.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcoretransform
ations.code.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcorequick.cod
e.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcoreobjects.c
ode.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcorepathproce
ssing.code.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcorearrows.co
de.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcoreshade.cod
e.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcoreimage.cod
e.tex
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcoreexternal.
code.tex))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcorelayers.co
de.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcoretranspare
ncy.code.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/basiclayer/pgfcorepatterns.
code.tex)))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/modules/pgfmoduleshapes.cod
e.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/modules/pgfmoduleplot.code.
tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/pgf/compatibility/pgfcomp-version
-0-65.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/pgf/compatibility/pgfcomp-version
-1-18.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/pgf/utilities/pgffor.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/pgf/utilities/pgfkeys.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/utilities/pgfkeys.code.tex)
) (/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/utilities/pgffor.code.tex
))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/frontendlayer/tikz/tikz.cod
e.tex
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/libraries/pgflibraryplothan
dlers.code.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/modules/pgfmodulematrix.cod
e.tex)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/pgf/frontendlayer/tikz/librarie
s/tikzlibrarytopaths.code.tex)))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/chemfig/chemfig.tex))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/eurosym/eurosym.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/tools/tabularx.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/tools/longtable.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/multirow/multirow.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/wasysym/wasysym.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/psnfss/pifont.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/psnfss/upzd.fd)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/psnfss/upsy.fd))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/lipsum/lipsum.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/metalogo/metalogo.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/ifxetex/ifxetex.sty))
(./coffee3.sty) (/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/pict2e/pict2e.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/pict2e/pict2e.cfg)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/pict2e/p2e-pdftex.def))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/jknapltx/mathrsfs.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/amsfonts/eucal.sty)
(./classicthesis.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/oberdiek/ifpdf.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/hyperref/hyperref.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/oberdiek/hobsub-hyperref.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/oberdiek/hobsub-generic.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/hyperref/pd1enc.def)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/latexconfig/hyperref.cfg))Package hyperref Message: Driver (autodetected): hpdftex.
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/hyperref/hpdftex.def
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/oberdiek/rerunfilecheck.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/psnfss/mathpazo.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/bera/beramono.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/eulervm/eulervm.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/microtype/microtype.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/microtype/microtype.cfg))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/booktabs/booktabs.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/textcase/textcase.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/koma-script/scrpage2.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/titlesec/titlesec.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/tocloft/tocloft.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/koma-script/scrtime.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/carlisle/remreset.sty))
(./arsclassica.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/titlesec/block.tss)Package hyperref Warning: Option `hyperfootnotes' has already been used,
(hyperref) setting the option has no effect on input line 209.Package hyperref Warning: Option `pdfpagelabels' has already been used,
(hyperref) setting the option has no effect on input line 209.) (/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/guitlogo/guit.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/xkeyval/xkeyval.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/generic/xkeyval/xkeyval.tex))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/guitlogo/guit.cfg))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/oberdiek/bookmark.sty
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/oberdiek/auxhook.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/oberdiek/bkm-pdftex.def))
(./impostazioni-artelatex.styPackage hyperref Warning: Option `pagecolor' is not available anymore.
Package hyperref Warning: Option `hyperfootnotes' has already been used,
(hyperref) setting the option has no effect on input line 43.Package hyperref Warning: Option `pdfpagelabels' has already been used,
(hyperref) setting the option has no effect on input line 43.Writing index file ArteLaTeX.idx
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/listings/lstlang1.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/listings/lstlang2.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/listings/lstlang3.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/listings/lstlang1.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/listings/lstlang2.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/listings/lstlang3.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/listings/lstlang1.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/listings/lstlang2.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/listings/lstlang3.sty)
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/listings/lstmisc.sty))
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/biblatex-philosophy/italian-philo
sophy.lbx
(/usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/biblatex/lbx/italian.lbx))! Package biblatex Error: Patching 'tabularx' failed.
See the biblatex package documentation for explanation.
Type Hfor immediate help.
…l.80 \begin{document}
? h
This is an internal issue typically caused by a conflict
between biblatex and some other package. Modifying
the package loading order may fix the problem.
?[…]
l.88 \frontmatter
\pagestyle{plain}
?[…]
l.98 \end{tabularx}
?
! Undefined control sequence.
\blx@saved@trackhash@foot l.98 \end{tabularx}
?
! Undefined control sequence.
\blx@saved@trackkeys@text l.98 \end{tabularx}
?
! Undefined control sequence.
\blx@saved@trackkeys@foot l.98 \end{tabularx}
?
[…]
Output written on ArteLaTeX.pdf (200 pages, 12115553 bytes).
SyncTeX written on ArteLaTeX.synctex.gz.
Transcript written on ArteLaTeX.log.
`Qualcuno sa aiutarmi?
Ciao
Tommaso
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2 Ottobre 2011 alle 10:46 #47575
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2 Ottobre 2011 alle 10:47 #47576
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2 Ottobre 2011 alle 10:53 #47577
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2 Ottobre 2011 alle 11:01 #47578::
Il tutto è cominciato un paio di settimane fa, e lho comunicato sul forum col messaggio http://www.guitex.org/home/index.php?option=com_kunena&func=view&catid=5&id=60641&limit=15&limitstart=45&Itemid=60&lang=en#62835E il messaggio successivo di Doc specificava la necessità di caricare xkeyval prima di polyglossia.
Per la vertià anche a me non funzionava più olyglossia, ma per me era più importante sistemare la matematica.
La matematica è stata sistemata da coloro che ci stanno dietro. Per polyglossia siamo in una empasse, perché il manutentore/curatore/riferimento François Charette ha gettato la spunga; si mormora che il prossimo sarà Arthur Reutenhauer, ma fino a quando non sarà ufficiale sarà necessario caricare a mano xkeyval.
Perché serve a polyglossia? Ti sarai certamente accorto che quando specifichi le opzioni di lingua a polyglossia usi le opzioni nella forma key=value, per esempio \setotherlanguage[variant=ancient]{greek}; ecco, serve a quello.
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2 Ottobre 2011 alle 11:03 #47579::
illinguista1972″ post=63476Grazie a tutti! lo aggiungo nel codice dell’Arte.
Aspetto nuove sull’altro problema, se ne avete. Dunque, xkeyval serve a polyglossia, ma per fare che? 😳
texdoc xkeyval?
È uno dei tanti pacchetti per poter usare sintassi “key=value”. L’autore l’ha scritto estendendo “keyval” (nato per graphicx).
Ciao
Enrico
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2 Ottobre 2011 alle 11:24 #47580::
illinguista1972″ post=63476Grazie a tutti! lo aggiungo nel codice dell’Arte.
Aspetto nuove sull’altro problema, se ne avete. Dunque, xkeyval serve a polyglossia, ma per fare che? 😳
Ciao
TommasoNon aggiungerei niente nella guida, poiché questo è un workaround temporaneo, o almeno si spera…
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2 Ottobre 2011 alle 19:05 #47581::
Grazie a tutti per le segnalazioni, in particolare a Liverpool 🙂Corretto tutto, la nuova versione aggiornata ad adesso (23:04) è in rete.
D’ora in poi, tutte le osservazioni saranno rimandate all’anno prossimo (a meno di boiate clamorose da parte nostra, s’intende 😛 ): l’Arte è congelata.
Ciao
Tommaso
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3 Ottobre 2011 alle 19:11 #47582::
Elrond” post=62632Ho sfogliato rapidamente la nuova versione e ho trovato un paio di imprecisioni (ma sono sciocchezze, niente di lontanamente fondamentale):
1) a pagina 14 c’è uno spazio fra il $ e HOME. In questo caso il dollaro non è il prompt della shell ma server per effettuare la sostituizione della variabile d’ambiente il cui nome è `HOME’;
2) nella bibliografia c’è “Computer Programming as an Art”, Addison-Wesley, Reading (Massachusetts), vol. 3, ma immagino che vi riferiate all’articolo in cui compare la citazione «We have seen that computer programming is an art», il quale però, per quanto ho capito, è apparso nel dicembre del 1974 sulla rivista (volume 17, uscita 12) Communications of the ACM: http://dl.acm.org/citation.cfm?id=361612 Dalla Addison-Wesley è stata pubblicata “The Art of Computer Programming” e di quest’opera il terzo volume è uscito nel 1973.Grazie per il lavoro che fate 🙂
Ciao Elrond,
grazie a te! Allora, lo spazio ci va o no?Ciao
Tommaso
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3 Ottobre 2011 alle 19:16 #47583::
illinguista1972″ post=63527
Ho sfogliato rapidamente la nuova versione e ho trovato un paio di imprecisioni (ma sono sciocchezze, niente di lontanamente fondamentale):
1) a pagina 14 c’è uno spazio fra il $ e HOME. In questo caso il dollaro non è il prompt della shell ma server per effettuare la sostituizione della variabile d’ambiente il cui nome è `HOME’;
2) nella bibliografia c’è “Computer Programming as an Art”, Addison-Wesley, Reading (Massachusetts), vol. 3, ma immagino che vi riferiate all’articolo in cui compare la citazione «We have seen that computer programming is an art», il quale però, per quanto ho capito, è apparso nel dicembre del 1974 sulla rivista (volume 17, uscita 12) Communications of the ACM: http://dl.acm.org/citation.cfm?id=361612 Dalla Addison-Wesley è stata pubblicata “The Art of Computer Programming” e di quest’opera il terzo volume è uscito nel 1973.Grazie per il lavoro che fate 🙂
Ciao Elrond,
grazie a te! Allora, lo spazio ci va o no?Ciao
TommasoNon ci va! 😉
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7 Ottobre 2011 alle 8:12 #47584
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7 Ottobre 2011 alle 8:35 #47585::
Questa è una buona notizia per Lorenzo e Tommaso; Per me è fonte di una escalmazione forte, visto che ieri sera ho eseguito l’upload di toptesi (che da un po’ di tempo può funzionare anche con XeLaTeX) per caricare una versione che gestisce l’invocazione a poliglossia, per fortuna in modo subordinato all’esito di un if. Ora guardo se devo ulteriormente e nuovamente modificare toptesi.
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7 Ottobre 2011 alle 9:03 #47586
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1 Novembre 2011 alle 15:51 #47587::
Ciao a tutti, reduci da Halloween!
È disponibile da qualche minuto un sostanzioso aggiornamento della guida. Rompiamo il silenzio annunciato (e solo quello 😉 ) dopo attente riflessioni su alcune parti che avrebbero potuto e dovuto essere sistemate.
Vi chiederete, forse, quando finiranno gli aggiornamenti. Ebbene, noi vorremmo farne uno all’anno e basta, diciamo dopo l’estate, come fanno i santoni del forum con i loro manuali, ma non abbiamo né la loro maturità né le loro conoscenze per poter realizzare serenamente un prodotto stabile. 🙂 Ma siamo loro gratissimi per critiche, osservazioni, lodi e commenti che puntualmente piovono, magari non sempre pubblicamente.
Allora, dopo i ringraziamenti di prammatica forse questa volta vi diciamo i cambiamenti di Ognissanti:
1.
Le istruzioni per personalizzare i comandi di babel per le lingue straniere sono state spostate in un nuovo paragrafo nel capitolo 10.2.
È stata modificata la tabella dei caratteri speciali: ora comprende anche il codice per stamparli (e si sono eliminate righe di spiegazione).3.
Le etichette di tutte le description ora sono in nero, come ogni classe fa. Confessiamo che il Bera mono nero non ci piace, ma purtroppo c’è solo quello: è ciccione e sgraziato. Abbiamo messo in typewriter le etichette che esprimono opzioni, in deroga al comportamento di Arsclassica.4.
È stata aggiunta, dopo innumerevoli riflessioni, la tabella 9: è ruotata, ed è nel verso giusto. In questo modo si è levata la figura relativa a sidewaystable e si è messo un esempio “vero”. Grazie Ivan per la telefonata su questa tabella 8)5.
Si è modificata la tabella 10, ora più “tabella” e più sobria.6.
Si è riscritta la parte sulle testatine, per mettere in guardia il lettore dal madornale errore di dimenticarsi di usare \markboth.7.
È stata ritoccata la tabella 11 con l’aggiunta di \quad e \qquad.8.
È stato ritoccato il capitolo della Bibliografia: specie nelle etichette delle lunghe description e nell’eliminazione di parti superflue.9.
Ritocchi anche per la tabella 42, con l’aggiunta delle istruzioni per creare intervalli di pagine nell’indice analitico.10.
Eliminazione di parti superflue anche nella parte sul latino: preghiamo i guru di darci un’occhiata e di farci sapere qualcosa.11.
Sfrondati gli acronimi e l’elenco dei siti internet.12.
Eliminati i refusi segnalati dai lettori e quelli trovati da noi strada facendo. A volte l’ordine dei paragrafi in una sezione è stato modificato per esigenze d’impaginazione.13.
Migliorata l’impaginazione complessiva del documento.14.
Ritoccata la parte sul pacchetto caption, come la discussione sul forum ha permesso di vedere.Ecco, così ora si sa se vale la pena di stamparlo nuovamente oppure no (per chi si trova meglio su carta).
Segnalateci i refusi, vi raccomandiamo, e le parti decisamente sbagliate.Ciao
Lorenzo e Tommaso
-
1 Novembre 2011 alle 17:04 #47588::
Se mi posso permettere un suggerimento, mi piacerebbe che includeste una sezione di tips and tricks. Per esempio io ho scoperto solo pochi giorni fa il trucchetto di usare \xspace con \newcommand. Prima di cio’ io avevo un sacco di \newcommand definiti in modo doppio: quelli con lo spazio finale e quelli senza.
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1 Novembre 2011 alle 17:56 #47589::
zippo” post=64536Se mi posso permettere un suggerimento, mi piacerebbe che includeste una sezione di tips and tricks. Per esempio io ho scoperto solo pochi giorni fa il trucchetto di usare \xspace con \newcommand. Prima di cio’ io avevo un sacco di \newcommand definiti in modo doppio: quelli con lo spazio finale e quelli senza.
Così difficile dire
`\newcommand{\pippo}{Pippo}`
e poi \pippo{}? 🙂Aggiungo un’altra raccomandazione: all’inizio la possibilità di definirsi abbreviazioni con macro sembra un toccasana e una meraviglia da usare in abbondanza. Poi ci si accorge che non è tanto vero. Per esempio, dare
`\newcommand{\SV}{spazio vettoriale\xspace}`
può risparmiarci alcune battute, ma poi il documento diventa illeggibile. Se poi aggiungiamo
`\newcommand{\SVi}{spazi vettoriali\xspace}`
l’illeggibilità aumenta. E quando abusiamo di abbreviazioni, riprendere un testo dopo qualche mese è un incubo perché non ci ricordiamo più che cosa significano.Ciao
Enrico
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1 Novembre 2011 alle 18:02 #47590::
zippo” post=64536Se mi posso permettere un suggerimento, mi piacerebbe che includeste una sezione di tips and tricks. Per esempio io ho scoperto solo pochi giorni fa il trucchetto di usare \xspace con \newcommand. Prima di cio’ io avevo un sacco di \newcommand definiti in modo doppio: quelli con lo spazio finale e quelli senza.
\xspace c’era fino a dopo l’estate. L’abbiamo levato perché il risultato non è sempre garantito: allora, perché consigliarlo?
Ad ogni modo, qualcuno ti ha già risposto. La guida è piena di tips and tricks.
Ciao
Tommaso
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1 Novembre 2011 alle 18:35 #47591::
egreg9″ post=64539
Se mi posso permettere un suggerimento, mi piacerebbe che includeste una sezione di tips and tricks. Per esempio io ho scoperto solo pochi giorni fa il trucchetto di usare \xspace con \newcommand. Prima di cio’ io avevo un sacco di \newcommand definiti in modo doppio: quelli con lo spazio finale e quelli senza.
Così difficile dire
`\newcommand{\pippo}{Pippo}`
e poi \pippo{}? 🙂Enrico
Ho la tastiera italiana. 😀
egreg9″ post=64539
Aggiungo un’altra raccomandazione: all’inizio la possibilità di definirsi abbreviazioni con macro sembra un toccasana e una meraviglia da usare in abbondanza. Poi ci si accorge che non è tanto vero. Per esempio, dare
`\newcommand{\SV}{spazio vettoriale\xspace}`
può risparmiarci alcune battute, ma poi il documento diventa illeggibile. Se poi aggiungiamo
`\newcommand{\SVi}{spazi vettoriali\xspace}`
l’illeggibilità aumenta. E quando abusiamo di abbreviazioni, riprendere un testo dopo qualche mese è un incubo perché non ci ricordiamo più che cosa significano.Per “spazi vettoriali” sono d’accordo, ma io ho cose del tipo:
\newcommand{\lb}{\ensuremath{\lambda_{\mbox{\scriptsize B}}}\xspace}
da usare dentro e fuori ambienti matematici. 😉
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1 Novembre 2011 alle 19:18 #47592::
zippo” post=64543Per “spazi vettoriali” sono d’accordo, ma io ho cose del tipo:
\newcommand{\lb}{\ensuremath{\lambda_{\mbox{\scriptsize B}}}\xspace}
da usare dentro e fuori ambienti matematici. 😉Non c’è alcun risparmio nello scrivere \lb invece di $\lb$ nel testo corrente. Sono due caratteri in più, è vero, ma l’editor te li marca in modo corretto.
`\newcommand{\lb}{\lambda_\textup{B}}`
(avendo caricato amsmath).Ciao
Enrico
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7 Novembre 2011 alle 8:33 #47593::
Ciao a tutti, reduci da Halloween!
4.
È stata aggiunta, dopo innumerevoli riflessioni, la tabella 9: è ruotata, ed è nel verso giusto. In questo modo si è levata la figura relativa a sidewaystable e si è messo un esempio “vero”. Grazie Ivan per la telefonata su questa tabella 8)Perchè affermate che la tabella è ruotata nel verso giusto? Esiste qualche regola tipografica specifica? Nell’universo del disegno meccanico le norme UNI specificano che un disegno va letto dritto o da sinistra e quindi l’eventuale rotazione di elementi o testi è in senso antiorario. Io applico sempre questa regola anche nei documenti che scrivo, soprattutto per la rotazione di figure e tabelle.
Sbaglio?Paolo
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7 Novembre 2011 alle 8:47 #47594::
pal72″ post=64798
Ciao a tutti, reduci da Halloween!
4.
È stata aggiunta, dopo innumerevoli riflessioni, la tabella 9: è ruotata, ed è nel verso giusto. In questo modo si è levata la figura relativa a sidewaystable e si è messo un esempio “vero”. Grazie Ivan per la telefonata su questa tabella 8)Perchè affermate che la tabella è ruotata nel verso giusto? Esiste qualche regola tipografica specifica? Nell’universo del disegno meccanico le norme UNI specificano che un disegno va letto dritto o da sinistra e quindi l’eventuale rotazione di elementi o testi è in senso antiorario. Io applico sempre questa regola anche nei documenti che scrivo, soprattutto per la rotazione di figure e tabelle.
Sbaglio?Paolo
A pagina 146 della Forma del libro di Jan Tschichold ci sono alcune figure che indicano come dovrebbero essere messi gli oggetti ruotati. La figura 9c fa al caso nostro. E in quella figura si dice che il verso corretto è quello che vedi nell’Arte.
Naturalmente Tschichold è solo una delle tante campane, anche se autorevole.
Ciao
Tommaso
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7 Novembre 2011 alle 9:03 #47595
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7 Novembre 2011 alle 15:25 #47596::
Infatti, la norma UNI parla chiaramente.
Ma esiste un’altra regola di buon senso: ruotare le tabelle delle pagine dispari in verso antiorario e quelle delle pagine pari in verso orario ha il solo vantaggio, se così si può chiamare, di mantenere sempre la didascalia verso il marigne interno (se sta sopra la tabella) o verso il margine esterno (se sta sotto la tabella), ma obbliga a girare il documento ora a desta ora a sinistra per leggere le tabelle, non parliamo di tabelle su pagine affacciate, un supplizio terribile; provare per credere.
Tant’è che ho convinto al primo colpo ‘autore del pacchetto ctable di modificare le impostazioni del pacchetto, o almeno di mettere delle opzioni con cui mantenere il verso antiorario per la rotazione delle tabelle sulla carta; sidewaystable ha una apposita opzione per mantenere sempre lo stesso verso, ance se di default gira le tabelle a seconda della parità della pagina.
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7 Novembre 2011 alle 15:43 #47597::
OldClaudio” post=64821ha il solo vantaggio, se così si può chiamare, di mantenere sempre la didascalia verso il marigne interno (se sta sopra la tabella)
Forse il vantaggio più grande è che la tabella si trova sempre più vicina al lettore (cioè nella pagina che va in basso) ed è più agevole da leggere. Prova con un vocabolario…
Ciao
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7 Novembre 2011 alle 15:47 #47598
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7 Novembre 2011 alle 15:58 #47599
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7 Novembre 2011 alle 17:03 #47600::
Il problema delle tabelle e della rotazione del supporto fisico sempre nello stesso verso si presenta anche epr gli e-book; a stretto rigore essi dovrebero essere composti oneside, non twoside e dovrebbero avere i margini interno ed esterno uguali, in modo che facendo scorrere le pagine successive,il bloco del testo non si sposta ora a destra ora a sinistra sullo schermo. Siccome nessuno pensa di girare lo schermo (a meno che non usi uno di quegli strumentini moderni…) allora è importante che il testo non abbia tabelle girate; ma se non ci stanno e bisogna girarle è importante che siano girate in verso antiorario perché alla maggior parte della gente viene più spontaneo inclinare il capo a sinistra.
I problema si ripresenta con la costola delle sovracoperta dei libri. La tradizione europea vuole che quando il libro è in verticale in uno scaffale, si possa leggere il titolo stampato sulla costola inclinando la testa a sinistra e leggendo dal basso all’alto. Secondo la tradizione nordamenricana vale il contrario, quindi per leggere il titolo sulla costola quando il testo è nello scaffale bisogna inclinare la testa a destra e leggere dall’alto al basso. Viceversa quando il libro è appoggiato sul tavolo con la prima di copertina in alto, leggere la costola con la tradizione nordamericana è molto più comoda che con la tradizione europea. Forse è per questo che la tradizione europea sta cedendo il passo a quella nordamericana.
Tuttavia, visto che io tengo i libri negli scaffali, trovo più comoodo leggerne i titoli inclinando il capo a sinistra e trovo estremamente sgradevole avere libri di tradizioni opposte collocati gli uni intercalati agli altri, cosi da dover ondeggiare la testa da un lato e dall’altro.Trovo quindi che la norma UNI sia quanto mai utile e opportuna. Poi è una norma, e io seguo le norme.:cool:
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12 Novembre 2011 alle 8:16 #47601::
Salve a tutti,mi chiedevo come mai nella tabella 10, le voci degli elenchi delle figure e delle tabelle non siano asteriscate (e quindi debbano comparire nell’indice), ma non siano state inserite nell’indice generale.
Inserire o meno questi elenchi nell’indice generale è una scelta facoltativa?
Buona giornata
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20 Novembre 2011 alle 6:57 #47602
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20 Novembre 2011 alle 7:35 #47603::
claudio” post=65425devo fare delle citazioni
nell’arte ho trovato
`
\usepackage{quotating}
\quotingsetup{font=small}
Il pacchetto definisce l’omonimo ambiente quoting da usare come segue:`ma non trovo traccia del pacchetto neanche su ctan
errore di battitura?
saluti
ClaudioÈ un errore di battitura lì nel pezzo di codice: l’ambiente si chiama quoting, come scritto correttamente qualche riga prima e qualche riga dopo.
Autori, correggete! 🙂
Ciao,
Antonio
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20 Novembre 2011 alle 13:38 #47604::
antonio.macrì” post=65429
devo fare delle citazioni
nell’arte ho trovato
`
\usepackage{quotating}
\quotingsetup{font=small}
Il pacchetto definisce l’omonimo ambiente quoting da usare come segue:`ma non trovo traccia del pacchetto neanche su ctan
errore di battitura?
saluti
ClaudioÈ un errore di battitura lì nel pezzo di codice: l’ambiente si chiama quoting, come scritto correttamente qualche riga prima e qualche riga dopo.
Autori, correggete! 🙂
Ciao,
AntonioBravissimi! Avete trovato il refuso messo volontariamente 🙂
Appena possiamo, correggeremo, grazie! Continuate a mandarci le vostre segnalazioni, unitamente a laute donazioni in valuta pregiata:-PCiao
Tommaso
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20 Novembre 2011 alle 21:33 #47605
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16 Dicembre 2011 alle 21:16 #47606::
Per la prima volta oggi ho fatto una bibliografia con l’ambiente thebibliography (sì, ho imparato prima a fare le bibliografie con biblatex e poi con thebibliography :-D), seguendo le istruzioni de L’arte. Ho notato però che nel paragrafo 7.1 (pagina 107, versione del 13 dicembre 2011) non si fa cenno al comando \cite e questo mi è sembrano strano, non penso che voi pretendiate che uno scopra come citare un elemento della bibliografia “manuale” solo leggendo il paragrafo sulla bibliografia “automatica”. Allora ho effettuato una ricerca nel documento con la chiave “\cite” e ho scoperto che nella famigerata pagina 107, sotto l’esempio di ambiente thebibliography, effettivamente si parla del comando \cite, ma il testo è… invisibile 😕 Ho questo difetto con tre diversi visualizzatori di PDF: Evince, Okular e Adobe Reader. Inoltre il testo inizia poco sopra il livello del numero della pagina e finisce a ridosso del margine inferiore della pagina. A cosa è dovuto questo strano problema?
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17 Dicembre 2011 alle 11:49 #47607::
Elrond” post=66805Per la prima volta oggi ho fatto una bibliografia con l’ambiente thebibliography (sì, ho imparato prima a fare le bibliografie con biblatex e poi con thebibliography :-D), seguendo le istruzioni de L’arte. Ho notato però che nel paragrafo 7.1 (pagina 107, versione del 13 dicembre 2011) non si fa cenno al comando \cite e questo mi è sembrano strano, non penso che voi pretendiate che uno scopra come citare un elemento della bibliografia “manuale” solo leggendo il paragrafo sulla bibliografia “automatica”. Allora ho effettuato una ricerca nel documento con la chiave “\cite” e ho scoperto che nella famigerata pagina 107, sotto l’esempio di ambiente thebibliography, effettivamente si parla del comando \cite, ma il testo è… invisibile 😕 Ho questo difetto con tre diversi visualizzatori di PDF: Evince, Okular e Adobe Reader. Inoltre il testo inizia poco sopra il livello del numero della pagina e finisce a ridosso del margine inferiore della pagina. A cosa è dovuto questo strano problema?
Hai perfettamente ragione: manca il riferimento a \cite, ce lo siamo mangiati in una delle revisioni, al più presto correggeremo.
Riguardo ai termini “invisibili”, è un problema che ho notato anch’io (non si propone solo con \cite): non so proprio da che cosa possa dipendere e come risolverlo. 🙁 Speriamo che qualcuno ci illumini.
Ciao e grazie,
L.
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17 Dicembre 2011 alle 13:02 #47608::
lorenzo.pantieri” post=66812Hai perfettamente ragione: manca il riferimento a \cite, ce lo siamo mangiati in una delle revisioni, al più presto correggeremo.
Riguardo ai termini “invisibili”, è un problema che ho notato anch’io (non si propone solo con \cite): non so proprio da che cosa possa dipendere e come risolverlo. 🙁 Speriamo che qualcuno ci illumini.
Ciao e grazie,
L.Non sono un illuminatore, ma vorrei segnalare che il problema è ben più grave di quanto si pensi, poiché inficia anche l’eventuale copia/incolla di porzioni di testo.
Il testo sottostante, infatti, compare anche quando si evidenzia qualche riga con il cursore.Questo effetto, che potremo denominare “effetto palinsesto”, si presenta, come ho notato, anche in altri pdf creati con latex, spesso in quelli delle guide…. Non nel mio pdf, per fortuna.
Sono molto curioso di avere un responso da qualche guru del forum. 🙄
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17 Dicembre 2011 alle 13:40 #47609::
Doc” post=66813Non sono un illuminatore, ma vorrei segnalare che il problema è ben più grave di quanto si pensi, poiché inficia anche l’eventuale copia/incolla di porzioni di testo.
Il testo sottostante, infatti, compare anche quando si evidenzia qualche riga con il cursore.Questo effetto, che potremo denominare “effetto palinsesto”, si presenta, come ho notato, anche in altri pdf creati con latex, spesso in quelli delle guide…. Non nel mio pdf, per fortuna.
Sono molto curioso di avere un responso da qualche guru del forum. 🙄
L’effetto palinsesto compare anche alla fine di pagina 116, il testo nascosto è
Si possono indicare pagine, capitoli, . . . nel riferimento tramite il para-
metro opzionale di cite:che è evidentemente mancante, visto che è la spiegazione di ciò che compare all’inizio di pagina 117.
Difficile dire qualcosa senza vedere il codice.
Ciao
Enrico
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17 Dicembre 2011 alle 14:13 #47610
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17 Dicembre 2011 alle 14:36 #47611::
La faccenda ha incuriosito anche me. 🙂Spulciando il sorgente di alcune librerie che generano PDF, ho scoperto è proprio il formato PDF a supportare una modalità di rendering per inserire del testo invisibile.
Però non ho la più pallida idea del perché (e come) TeX la attivi. Mi sembra di ricordare che le annotazioni che inserivo dentro l’ambiente comment venissero aggiunte invisibili, ma bisognerebbe fare una prova, magari più tardi 🙂
Forse c’entrano qualcosa i file ausiliari?
Per chi ha Acrobat, segnalo questo.
Ciao,
Antonio
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17 Dicembre 2011 alle 18:50 #47612::
Rilancio: fra pagina 117 e 118 sembra esserci, fra gli esempi delle citazioni e i contenuti corretti, del testo completamente sconnesso
`ancora certo ma paese per questo siamo 5-9]
[vedi ma
\parencite[vedi][]{eco:tesi} \\
certo ma paese per questo madonna certo 1] paese per questo siamo
[vedi 1, p. 5]
\parencite[vedi][5]{eco:tesi}
tutti ancora.
\parencite{mori:poesie,%
eco:tesi,mori:tesi}
[1–3]
Parole questo sì che è vita è certo ma paese per questo siamo tutti
ancora certo ma paese per questo siamo tutti ancora sì che è vita è
118
\textcite{eco:tesi} \\
\parencite{eco:tesi} \\\\
\textcite[5]{eco:tesi}
\parencite[5]{eco:tesi} \\
bibliografia
\textcite[5-9]{eco:tesi} \\
\parencite[5-9]{eco:tesi} \\\\
\textcite[vedi][]{eco:tesi}
\parencite[vedi][]{eco:tesi} \\
\textcite[vedi][5]{eco:tesi}
Lo schema authoryear-comp mette
\parencite[vedi][5]{eco:tesi}
co:
Eco [1]
(Eco, 1977)
Eco [1, p. 5]
(Eco, 1977, p. 5)
Eco [1, pp. 5-9]
(Eco, 1977, pp. 5-9)
Eco [vedi 1]
(vedi Eco, 1, p. 5]
Eco [vedi 1977)
le citazioni multiple in ordine alfabeti-`
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18 Dicembre 2011 alle 7:40 #47613::
Elrond” post=66824Rilancio: fra pagina 117 e 118 sembra esserci, fra gli esempi delle citazioni e i contenuti corretti, del testo completamente sconnesso
Santo cielo, questo sì che è un rilancio!
È vero: se si cerca “madonna” nell’Arte compaiono ben due riferimenti a del testo invisibile. L’avevi notato, Tommaso? Immaginate la mia sorpresa, tanto più che non c’è traccia di quel testo neppure nei commenti nei file .tex dell’Arte. Un miracolo? 😉
No: ho capito da dove viene fuori il problema! 🙂 Allora, alcuni esempi dell”Arte sono ottenuti compilando un codice a parte, ritagliando il PDF e includendo l’esempio come immagine (un bieco trucco, va da sé, ma in certo casi non ho potuto/saputo fare di meglio). Gli esempi della bibliografia sono ottenuti proprio così.
Bene, sono andato a vedermi i file .tex degli esempi, e ho visto che il testo sconnesso è proprio lì (mi serviva del testo fittizio per ritagliare a dovere l’immagine in modo che si mimetizzasse con gli altri esempi).
Questa è una delle cose più strane che mi capita da quando uso LaTeX. Appena ho tempo rifaccio gli esempi. Meglio ancora, bisognerebbe saperli produrre senza il truccaccio di ritagliare PDF compilati a sé.
Grazie,
L.
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18 Dicembre 2011 alle 8:21 #47614::
Certo che l’avevo notato, capo, e te lo feci notare a suo tempo, diciamo più di un anno fa. Mi capita quando vado a vedere quante volte una parola compare nella guida per sostituirla. Facendo ricerche sul PDF, compaiono delle strisce evidenziate anche sulle parti bianche della pagina, per esempio. In quell’occasione ritenemmo la cosa di poca importanza. Probabilmente lo è ancora, ma forse una ripulitina al codice non sarebbe una cattiva cosa, con il tempo e la voglia 🙂Piuttosto, trovo molto più importante (con rispetto parlando, d’intende) che ci siamo mangiati \cite. Quello snellimento della bibliografia è opera mia, per cui ringrazio l’amico che ce l’ha fatto notare. Siccome è in cantiere una ristrutturazione del capitolo sulla bibliografia (con i tempi dell’edilizia italiana, of course!) chiedo anche a tutti di darci un’occhiata con calma e di segnalare problemi, cose che si vorrebbero trovare, esigenze e altro.
Ciao
Tommaso
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18 Dicembre 2011 alle 8:33 #47615::
All’inizio del capitolo 7 si parla di come creare una bibliografia, nei paragrafi successivi di come farlo a mano o con biblatex, poi nel paragrafo 7.2.4 di come citare quanto compare nella bibliografia.Non direi che machi o sia sfuggito \cite.
Nello stesso tempo all’inizio del capitolo 7 si potrebbero distinguere le tre fasi:
1) creare database
2) usare creare bibliografia a) a mano; b) in automatico
3) citare i riferimenti.in modo da poter reindirizzare il lettore alla pagina giusta.
Il codice va forse ripulito, ma leggendo a schermo ArteLaTeX in modo “normale” non si incontrano mai quei rimandi vuoti nei bordi della pagina oppure nascosti. Tuttavia se si usano le funzionalità di ricerca dei visualizzatori pdf quelle tracce del passato riemergono, quindi una ripulitina non guasterebbe.
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18 Dicembre 2011 alle 8:45 #47616::
OldClaudio” post=66838All’inizio del capitolo 7 si parla di come creare una bibliografia, nei paragrafi successivi di come farlo a mano o con biblatex, poi nel paragrafo 7.2.4 di come citare quanto compare nella bibliografia.
Non direi che machi o sia sfuggito \cite.
Nello stesso tempo all’inizio del capitolo 7 si potrebbero distinguere le tre fasi:
1) creare database
2) usare creare bibliografia a) a mano; b) in automatico
3) citare i riferimenti.in modo da poter reindirizzare il lettore alla pagina giusta.
Non sono d’accordo. Il capitolo Bibliografia è diviso in due parti: la prima insegna come gestire la bibliografia a mano, la seconda in automatico. È bene che la prima parte sia autosufficiente: in questo modo il lettore impaziente, con poco tempo a disposizione, legge il primo paragrafo ed è già in grado di comporre la sua bibliografia, saltando a piè pari il paragrafo su biblatex (o cui uso richiede in effetti un po’ di tempo a disposizione per impararlo). Direi che basta aggiungere prima di “Per far comparire nell’indice generale…” un capoverso del tipo:
Nel documento, per riferirsi a una fonte presente nella bibliografia basta usare il comando \cite, da usare così:
`Si veda~\cite{eco:tesi} per maggiori dettagli.`
`Si veda~\cite[p.~7]{eco:tesi} per maggiori dettagli.`Da decidere:
1. Siamo sicuri di tenere la storia dell’quando parliamo di thebibliography? Forse è inutile.
2. Magari quando spieghiamo i comandi per le citazioni in biblatex potremmo evitare la ripetizione dicendo che \cite si comporta come visto per thebibligoraphy (o magari no, se vogliamo che il paragrafo su biblatex sia indipendente da quello su thebibliography).Che dici, Tommaso?
OldClaudio” post=66838Il codice va forse ripulito, ma leggendo a schermo ArteLaTeX in modo “normale” non si incontrano mai quei rimandi vuoti nei bordi della pagina oppure nascosti. Tuttavia se si usano le funzionalità di ricerca dei visualizzatori pdf quelle tracce del passato riemergono, quindi una ripulitina non guasterebbe.
Certo, una ripulita al codice ci vuole: ecco una cosa da fare per la prossima versione.
Ciao,
L.
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18 Dicembre 2011 alle 8:46 #47617::
lorenzo.pantieri” post=66836
Allora, alcuni esempi dell”Arte sono ottenuti compilando un codice a parte, ritagliando il PDF e includendo l’esempio come immagine (un bieco trucco, va da sé, ma in certo casi non ho potuto/saputo fare di meglio). Gli esempi della bibliografia sono ottenuti proprio così.Allora, giacché siamo in vena di confessioni, ora che me l’hai spiegato segnalo che su Adobe Acrobat si vede ad occhio che in quelle parti c’è qualcosa di strano nel testo che sembra sgranato, come un’immagine a bassa risoluzione. Quello che non capisco è come avete fatto, visto che il “testo” è comunque selezionabile lettera per lettera.
Non l’avevo fatto notare a suo tempo, perché pensavo ci fosse sotto qualcosa di più complesso.Ora che avete i compiti per le vacanze, buon lavoro 😛
Luigi
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18 Dicembre 2011 alle 8:54 #47618::
Liverpool” post=66840Allora, giacché siamo in vena di confessioni, ora che me l’hai spiegato segnalo che su Adobe Acrobat si vede ad occhio che in quelle parti c’è qualcosa di strano nel testo che sembra sgranato, come un’immagine a bassa risoluzione. Quello che non capisco è come avete fatto, visto che il “testo” è comunque selezionabile lettera per lettera.
Certo, per la verità l’avevo già notato anch’io. L’effetto che vedi dipende appunto dal fatto che quegli esempi sono stati preparati a parte e inclusi come immagini con \includegraphics. Scommetto che il corpo dei font delle immagini inclusa è leggerissimamente diverso da quello normale: ecco spiegato l’effetto che vedi su Adobe Reader (ma non su Anteprima, dove si vede tutto benissimo).
In ogni caso, l’ideale sarebbe evitare quel bieco trucco: per esempio, se Tommaso e io decidessimo di cambiare colore delle parole chiave dei codici, poi ci toccherebbe ri-preparare a parte tutti gli esempi, ritagliarli e includerli uno per uno. Un lavoro macchinoso, a dir poco.
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18 Dicembre 2011 alle 9:00 #47619
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18 Dicembre 2011 alle 9:06 #47620
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18 Dicembre 2011 alle 9:56 #47621::
Liverpool” post=66845Non che ritenga di poter trovare una soluzione, ma posso chiederti qual è il problema? Perché gli esempi a pag. 71 mi sembrano simili eppure lì non avete dovuto usare trucchetti…
C’è un’incompatibilità tra l’opzione table di xcolor e il comando \hdotsfor.
`\documentclass{article}
\usepackage{amsmath}
\usepackage[table]{xcolor}\begin{document}
\[
\begin{bmatrix}
a_{11} & a_{12} & \dots &
a_{1n} \\
a_{21} & a_{22} & \dots &
a_{2n} \\
\hdotsfor{4} \\
a_{n1} & a_{n2} & \dots &
a_{nn}
\end{bmatrix}
\]
\end{document}`
Però, ora che mi ci fai pensare, la nuova edizione dell’Arte non ha più tabelle colorate! Quindi possiamo caricare xcolor senza quell’opzione, e quindi non c’è più bisogno del trucco!Ottimo! 🙂
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18 Dicembre 2011 alle 10:04 #47622
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18 Dicembre 2011 alle 10:09 #47623
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18 Dicembre 2011 alle 10:18 #47624::
Liverpool” post=66849E qui, qual è il problema?
P.S.: tentiamo come prima: io faccio la domanda e tu trovi la soluzione da solo in cinque minuti 😉No, questo problema è ben più arduo da risolvere!
Allora, per fare gli esempi fianco a fianco l’Arte una un ambiente ad hoc, che mette a sinistra il sorgente e a destra il typest. Per la bibliografia è un casino: non sik può usare un banale \begin{thebibliography}, perché il risultato confligge con la bibliografia vera dell’Arte. Idem con i vari \cite. 🙁
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18 Dicembre 2011 alle 10:25 #47625::
Liverpool” post=66849
Bene, ora dobbiamo trovare il modo per produrre gli esempi della bibliografia come dio comanda! 😉
E qui, qual è il problema?
P.S.: tentiamo come prima: io faccio la domanda e tu trovi la soluzione da solo in cinque minuti 😉L’idea originaria era di esemplificare le citazioni bibliografiche ricorrendo a testi effettivamente presenti nella bibliografia della guida. Mi pare di ricordare MESI di e-mail 😀 tra me e Lorenzo per trovare una soluzione che stesse negli esempi.
Ciao
Tommaso
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18 Dicembre 2011 alle 10:28 #47626::
illinguista1972″ post=66853
L’idea originaria era di esemplificare le citazioni bibliografiche ricorrendo a testi effettivamente presenti nella bibliografia della guida. Mi pare di ricordare MESI di e-mail 😀 tra me e Lorenzo per trovare una soluzione che stesse negli esempi.Già. Mesi di e-mail per scegliere i 4 esempi “giusti” nel paragrafo su biblatex (uno dei quali è spurio, ma non abbiamo potuto fare diversamente). 🙂
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18 Dicembre 2011 alle 16:13 #47627::
Il fatto è che voi giustamente volete degli esempi ottenuti effettivamente con la sintassi riportata di fianco, ma se ci rinunciaste e componeste manualmente gli esempi, non ci sarebbero problemi. Almeno per quelli del paragrafo 7.2.4 la questione dovrebbe essere semplicissima. So che non vi ho proposto la soluzione che cercate, ma io probabilmente farei così. Al massimo penserei a costruirmi un comando tipo \nome che mi stampi “Eco”, in modo tale che cambiare gli esempi diventi più facile. Se proprio volessi di più, mi ci vorrebbe un comando che estragga i singoli campi dai record del database. Uno strumento tipo il pacchetto datatool o databib (che conosco male), forse potrebbe essere la soluzione, ma per due soli riferimenti bibliografici, ne vale veramente la pena?Ciao
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18 Dicembre 2011 alle 16:43 #47628::
Liverpool” post=66885Il fatto è che voi giustamente volete degli esempi ottenuti effettivamente con la sintassi riportata di fianco, ma se ci rinunciaste e componeste manualmente gli esempi, non ci sarebbero problemi. Almeno per quelli del paragrafo 7.2.4 la questione dovrebbe essere semplicissima. So che non vi ho proposto la soluzione che cercate, ma io probabilmente farei così. Al massimo penserei a costruirmi un comando tipo \nome che mi stampi “Eco”, in modo tale che cambiare gli esempi diventi più facile. Se proprio volessi di più, mi ci vorrebbe un comando che estragga i singoli campi dai record del database. Uno strumento tipo il pacchetto datatool o databib (che conosco male), forse potrebbe essere la soluzione, ma per due soli riferimenti bibliografici, ne vale veramente la pena?
Accidenti, mi hai fatto venire in mente una cosa a cui non avevo pensato. Forse è l’uovo di Colombo. Vediamo.
Voglio un esempio fianco a fianco, dove a sinistra c’è il sorgente
`Si veda~\cite{eco:tesi} per maggiori dettagli.`
e a destra c’è il risultatoSi veda [1] per maggiori dettagli.
Dovrebbe bastare ridefinire localmente il comando \cite in modo che scrivendo \cite{eco:tesi} stampi semplicemente “[1]”.
Idem con la bibliografia in fondo a p. 107. tebibliography va localmente ridefinito in modo che produca il risultato di destra.
Stasera provo a farlo.
Se non ci riesco, chiedo aiuto!
Di sicuro, questo è il modo migliore di procedere, così non c’è bisogno di ritagliare PDF esterni, con tutti i problemi(ni) che ne derivano.
Intanto grazie per il suggerimento! 🙂
-
19 Dicembre 2011 alle 18:55 #47629::
Dunque ragazzi, apro un concorso a premi. Il problema è ridefinire i comandi standard in modo da riprodurre gli esempi dell’Arte del capitolo Bibliografia.Un esempio:
`\documentclass{scrreprt}
\usepackage[writefile]{listings}
\usepackage{biblatex}
\usepackage[listings]{classicthesis}
\usepackage{guit}\lstset{extendedchars}
\makeatletter
\lstnewenvironment{sidebyside}{%
\global\let\lst@intname\@empty
\setbox\z@=\hbox\bgroup
\setkeys{lst}{columns=fullflexible,%
linewidth=0.45\linewidth,keepspaces=true,%
breaklines=false,%
breakindent=0pt,%
boxpos=t,%
basicstyle=\small\ttfamily
}%
\lst@BeginAlsoWriteFile{\jobname.tmp}%
}{%
\lst@EndWriteFile\egroup
\begin{center}%
\begin{minipage}{0.45\linewidth}%
\hbox to\linewidth{\box\z@\hss}
\end{minipage}%
\qquad
\begin{minipage}{0.45\linewidth}%
\setkeys{lst}{frame=none}%
\leavevmode \catcode`\^^M=5\relax
\small\input{\jobname.tmp}%
\end{minipage}%
\end{center}%
}
\makeatother\begin{document}
\renewcommand{\cite}[1]{[{\color{webgreen}1}]}
\begin{sidebyside}
Si veda~\cite{eco:tesi} per
maggiori dettagli.
\end{sidebyside}\renewcommand{\cite}[2][]{[{\color{webgreen}1},~#1]}
\begin{sidebyside}
Si veda~\cite[p.~7]{eco:tesi}
per maggiori dettagli.
\end{sidebyside}\renewcommand{\cite}[2][]{[{\color{webgreen}1},~#1]}
\begin{sidebyside}
Si veda~\cite[p.~7]{eco:tesi}
per maggiori dettagli.
\end{sidebyside}\renewcommand{\parencite}[1]{(Eco, {\color{webgreen}1977}; Mori {\color{webgreen}2007a,b})}
\begin{sidebyside}
\parencite{mori:poesie,
eco:tesi,mori:tesi}
\end{sidebyside}\renewcommand{\parencite}[1]{[{\color{webgreen}1}–{\color{webgreen}3}]}
\begin{sidebyside}
\parencite{mori:poesie,
eco:tesi,mori:tesi}
\end{sidebyside}\end{document}
%\renewenvironment{thebibliography} ???
\begin{sidebyside}
\begin{thebibliography}{9}
\bibitem{eco:tesi}
Eco, Umberto (1977),
\emph{Come si fa una tesi di
laurea}, Bompiani, Milano.
\bibitem{mori:tesi}
Mori, Lapo Filippo (2007),
“Scrivere la tesi di laurea
con \LaTeXe”, \Ars~(3).
\end{thebibliography}
\end{sidebyside}%\renewcommand{\cite} ???
\begin{sidebyside}
\cite{eco:tesi} \\
\cite[5]{eco:tesi} \\
\cite[5-9]{eco:tesi} \\
\cite[vedi][]{eco:tesi} \\
\cite[vedi][5]{eco:tesi}
\end{sidebyside}%\renewcommand{\cite} ???
\begin{sidebyside}
\cite{eco:tesi} \\
\cite[5]{eco:tesi} \\
\cite[5-9]{eco:tesi} \\
\cite[vedi][]{eco:tesi} \\
\cite[vedi][5]{eco:tesi}
\end{sidebyside}`
Ricchi premi a chi riuscirà a ridefinire thebibliography e \cite in modo da riprodurre il codice alle pagine 107 e 117 dell’Arte.
-
19 Dicembre 2011 alle 22:02 #47630::
lorenzo.pantieri” post=66929Dunque ragazzi, apro un concorso a premi. Il problema è ridefinire i comandi standard in modo da riprodurre gli esempi dell’Arte del capitolo Bibliografia.
Un esempio:
`\documentclass{scrreprt}
\usepackage[writefile]{listings}
\usepackage{biblatex}
\usepackage[listings]{classicthesis}
\usepackage{guit}\lstset{extendedchars}
\makeatletter
\lstnewenvironment{sidebyside}{%
\global\let\lst@intname\@empty
\setbox\z@=\hbox\bgroup
\setkeys{lst}{columns=fullflexible,%
linewidth=0.45\linewidth,keepspaces=true,%
breaklines=false,%
breakindent=0pt,%
boxpos=t,%
basicstyle=\small\ttfamily
}%
\lst@BeginAlsoWriteFile{\jobname.tmp}%
}{%
\lst@EndWriteFile\egroup
\begin{center}%
\begin{minipage}{0.45\linewidth}%
\hbox to\linewidth{\box\z@\hss}
\end{minipage}%
\qquad
\begin{minipage}{0.45\linewidth}%
\setkeys{lst}{frame=none}%
\leavevmode \catcode`\^^M=5\relax
\small\input{\jobname.tmp}%
\end{minipage}%
\end{center}%
}
\makeatother\begin{document}
\renewcommand{\cite}[1]{[{\color{webgreen}1}]}
\begin{sidebyside}
Si veda~\cite{eco:tesi} per
maggiori dettagli.
\end{sidebyside}\renewcommand{\cite}[2][]{[{\color{webgreen}1},~#1]}
\begin{sidebyside}
Si veda~\cite[p.~7]{eco:tesi}
per maggiori dettagli.
\end{sidebyside}\renewcommand{\cite}[2][]{[{\color{webgreen}1},~#1]}
\begin{sidebyside}
Si veda~\cite[p.~7]{eco:tesi}
per maggiori dettagli.
\end{sidebyside}\renewcommand{\parencite}[1]{(Eco, {\color{webgreen}1977}; Mori {\color{webgreen}2007a,b})}
\begin{sidebyside}
\parencite{mori:poesie,
eco:tesi,mori:tesi}
\end{sidebyside}\renewcommand{\parencite}[1]{[{\color{webgreen}1}–{\color{webgreen}3}]}
\begin{sidebyside}
\parencite{mori:poesie,
eco:tesi,mori:tesi}
\end{sidebyside}\end{document}
%\renewenvironment{thebibliography} ???
\begin{sidebyside}
\begin{thebibliography}{9}
\bibitem{eco:tesi}
Eco, Umberto (1977),
\emph{Come si fa una tesi di
laurea}, Bompiani, Milano.
\bibitem{mori:tesi}
Mori, Lapo Filippo (2007),
“Scrivere la tesi di laurea
con \LaTeXe”, \Ars~(3).
\end{thebibliography}
\end{sidebyside}%\renewcommand{\cite} ???
\begin{sidebyside}
\cite{eco:tesi} \\
\cite[5]{eco:tesi} \\
\cite[5-9]{eco:tesi} \\
\cite[vedi][]{eco:tesi} \\
\cite[vedi][5]{eco:tesi}
\end{sidebyside}%\renewcommand{\cite} ???
\begin{sidebyside}
\cite{eco:tesi} \\
\cite[5]{eco:tesi} \\
\cite[5-9]{eco:tesi} \\
\cite[vedi][]{eco:tesi} \\
\cite[vedi][5]{eco:tesi}
\end{sidebyside}`
Ricchi premi a chi riuscirà a ridefinire thebibliography e \cite in modo da riprodurre il codice alle pagine 107 e 117 dell’Arte.`\documentclass{scrreprt}
\usepackage[writefile]{listings}
\usepackage{enumitem}
\usepackage{biblatex}
\usepackage[listings]{classicthesis}
\usepackage{guit}
\usepackage{xparse}\NewDocumentCommand{\fakecite}{oom}
{\IfNoValueTF{#2}{\fakecitei{#1}}{\fakeciteii{#1}{#2}}}
\NewDocumentCommand{\fakecitei}{>{\SplitArgument{1}{-}}m}
{\IfNoValueTF{#1}{[{\color{webgreen}1}]}{[{\color{webgreen}1}\fakenumbers#1]}}
\NewDocumentCommand{\fakeciteii}{m>{\SplitArgument{1}{-}}m}
{[#1\space{\color{webgreen}1}\fakenumbers#2]}
\NewDocumentCommand{\fakenumbers}{mm}
{\IfNoValueTF{#2}
{\if\relax\detokenize{#1}\relax\else, p. #1\fi}
{, pp. #1–#2}}\lstset{extendedchars}
\makeatletter
\lstnewenvironment{sidebyside}{%
\global\let\lst@intname\@empty
\setbox\z@=\hbox\bgroup
\setkeys{lst}{columns=fullflexible,%
linewidth=0.45\linewidth,keepspaces=true,%
breaklines=false,%
breakindent=0pt,%
boxpos=t,%
basicstyle=\small\ttfamily
}%
\lst@BeginAlsoWriteFile{\jobname.tmp}%
}{%
\lst@EndWriteFile\egroup
\begin{center}%
\begin{minipage}{0.45\linewidth}%
\hbox to\linewidth{\box\z@\hss}
\end{minipage}%
\qquad
\begin{minipage}{0.45\linewidth}%
\setkeys{lst}{frame=none}%
\leavevmode \catcode`\^^M=5\relax
\small\input{\jobname.tmp}%
\end{minipage}%
\end{center}%
}
\makeatother\begin{document}
\begingroup
\renewcommand{\cite}[1]{[{\color{webgreen}1}]}
\begin{sidebyside}
Si veda~\cite{eco:tesi} per
maggiori dettagli.
\end{sidebyside}\renewcommand{\cite}[2][]{[{\color{webgreen}1},~#1]}
\begin{sidebyside}
Si veda~\cite[p.~7]{eco:tesi}
per maggiori dettagli.
\end{sidebyside}\renewcommand{\cite}[2][]{[{\color{webgreen}1},~#1]}
\begin{sidebyside}
Si veda~\cite[p.~7]{eco:tesi}
per maggiori dettagli.
\end{sidebyside}\renewcommand{\parencite}[1]{(Eco, {\color{webgreen}1977}; Mori {\color{webgreen}2007a,b})}
\begin{sidebyside}
\parencite{mori:poesie,
eco:tesi,mori:tesi}
\end{sidebyside}\renewcommand{\parencite}[1]{[{\color{webgreen}1}–{\color{webgreen}3}]}
\begin{sidebyside}
\parencite{mori:poesie,
eco:tesi,mori:tesi}
\end{sidebyside}
\endgroup\begingroup
\renewenvironment{thebibliography}[1]
{{\Large\spacedallcaps{Bibliografia}}\vspace{3ex}
\begin{enumerate}[label={[\arabic*]},leftmargin=*,align=left]}
{\end{enumerate}}
\renewcommand{\bibitem}[1]{\item}
\begin{sidebyside}
\begin{thebibliography}{9}
\bibitem{eco:tesi}
Eco, Umberto (1977),
\emph{Come si fa una tesi di
laurea}, Bompiani, Milano.
\bibitem{mori:tesi}
Mori, Lapo Filippo (2007),
“Scrivere la tesi di laurea
con \LaTeXe”, \Ars~(3).
\end{thebibliography}
\end{sidebyside}
\endgroup\begingroup
\let\cite\fakecite
\begin{sidebyside}
\cite{eco:tesi} \\
\cite[5]{eco:tesi} \\
\cite[5-9]{eco:tesi} \\
\cite[vedi][]{eco:tesi} \\
\cite[vedi][5]{eco:tesi}
\end{sidebyside}
\endgroup\end{document}`
Ho vinto qualche cosa? 🙂Ciao
Enrico
-
20 Dicembre 2011 alle 7:27 #47631
-
20 Dicembre 2011 alle 8:52 #47632::
illinguista1972″ post=66934Ti offro una birra io la prossima volta. Può andare? 😉
Ottimo! 🙂
Un’ultima cosa: ho provato gli esempi, e funzionano tutti!
Solo, non sono riuscito a trovare il codice per produrre il secondo esempio fianco a fianco di p. 117 (per intenderci, quello che si trova subito dopo la frase
Di seguito si mostrano gli stessi esempio d’uso di \cite con lo schema autore-anno compatto:
Colmata questa piccolissima lacuna procedo all’aggiornamento.
Grazie mille, Enrico! 🙂
-
20 Dicembre 2011 alle 9:18 #47633::
ecco, forse ho risolto anche l’ultimo inghippo. Nel codice
`\begingroup
\let\cite\fakecite
\begin{sidebyside}
\cite{eco:tesi} \\
\cite[5]{eco:tesi} \\
\cite[5-9]{eco:tesi} \\
\cite[vedi][]{eco:tesi} \\
\cite[vedi][5]{eco:tesi}
\end{sidebyside}
\endgroup`
ho commentato la seconda riga. L’unica differenza rispetto a prima è che con questo codice “Eco” viene in verde, mentre prima era in nero. Ora non so più bene quale versione è quella “giusta”. Che dici, Enrico?In ogni caso, ho appena aggiornato l’Arte: come vedete, il problema del testo fittizio ora non c’è più! 🙂
-
20 Dicembre 2011 alle 15:54 #47634::
Guardando con Preview trovo dei luoghi che provocano il suono dell’errore nelle pagine 114, 118, 183, 185, 186.Per replicare apri l’ultima versione appena scaricata, nella finestrina in alto a destra scrivi \cite e po premi enter; Preview ti tirova i posti dove la parola “\cire” è scritta; trova anche quelle pagine che ti ho elencato e che, se clicchi nel relativo bookmark, ti produce un bel “blop!”, ti maostra la pagna ma nella pagina \cire non c’è, almeno non c’´in forma visibile.
-
20 Dicembre 2011 alle 15:59 #47635::
OldClaudio” post=66953Guardando con Preview trovo dei luoghi che provocano il suono dell’errore nelle pagine 114, 118, 183, 185, 186.
Per replicare apri l’ultima versione appena scaricata, nella finestrina in alto a destra scrivi \cite e po premi enter; Preview ti tirova i posti dove la parola “\cire” è scritta; trova anche quelle pagine che ti ho elencato e che, se clicchi nel relativo bookmark, ti produce un bel “blop!”, ti maostra la pagna ma nella pagina \cire non c’è, almeno non c’´in forma visibile.
Ho fatto come dici, ma non noto nessun errore. Se cerco “cite” vengo rimandato nei punti giusti, senza alcun testo fittizio. Fra l’altro alcune delle pagine che riporti sono tranquille (per esempio, quelle dell’indice analitico): non ho usato nessun trucco particolare.
Non capisco. 🙁
-
20 Dicembre 2011 alle 22:42 #47636::
Nemmeno io.Ripeto: io ho Mac Lion. clicco sull’ultima versione di ArteLaTeX che in copertina riporta Dicembre 2011 (scaricata il 2012 pomeriggio). Apro il file con Preview (Anteprima). Nella finestrina il alto a destra scrivo \cite; mi si apre la lista dei bookmarks e sono elencate le pagine:
pagina bookmark
114 vuoto
116 2 matches seguito dai matching texts
117 19 matches …i
118 vuoto
120 2 matches …
121 3 matches …
171 1 match …
182 5 matches …
183 vuoto
185 vuoto
186 vuoto
187 vuotoIn effetti cliccando sui bookmarks che portano a un numero di match non nullo si va nella pagina indicata e si conta lo stesso numero di occorrenze di \cite; se si clicca su uno qualsiasi dei bookmark vuoti, si è portati alla pagina indicata dove non compare mai \cite (ovviamente).
Può darsi che si tratti di un difetto di Preview, ma non me l’ha mai fatto con altri file prodotti con pdflatex o con xelatex, comoosti senza nessun trucco; nella Guda GuIT ho incluso un mucchio di cose composte con altri file e poi includendo quello che mi interessava come figura, ma non mi è mai successo di avere indicazioni di ricerca fatte in questo modo, con i bookmark vuoti.
Ma perché Preview troverebbe quelle pagine in cui i bookmarks sono vuoti (o il cui matching text è trasparente)?
-
21 Dicembre 2011 alle 7:16 #47637::
OldClaudio” post=66969Nemmeno io.
Ripeto: io ho Mac Lion. clicco sull’ultima versione di ArteLaTeX che in copertina riporta Dicembre 2011 (scaricata il 2012 pomeriggio). Apro il file con Preview (Anteprima). Nella finestrina il alto a destra scrivo \cite; mi si apre la lista dei bookmarks e sono elencate le pagine:
pagina bookmark
114 vuoto
116 2 matches seguito dai matching texts
117 19 matches …i
118 vuoto
120 2 matches …
121 3 matches …
171 1 match …
182 5 matches …
183 vuoto
185 vuoto
186 vuoto
187 vuotoIn effetti cliccando sui bookmarks che portano a un numero di match non nullo si va nella pagina indicata e si conta lo stesso numero di occorrenze di \cite; se si clicca su uno qualsiasi dei bookmark vuoti, si è portati alla pagina indicata dove non compare mai \cite (ovviamente).
Scrivo solo per confermare che succede la stessa identica cosa anche a me su Mac OS Lion. Se riesco provo su Debian stasera.
Ciao
Fra
-
21 Dicembre 2011 alle 7:28 #47638::
Con Adobe Reader X, invece, non succede nulla; forse è diverso l’algoritmo di ricerca, ma AR becca solo i match visibili; se ce ne sono di invisibili, non li segnala.Anche Skim prende solo i match visibili.
AR sulla versione di novembre invece trova anche i testi invisibili; lo stesso fa Skim.
-
21 Dicembre 2011 alle 10:09 #47639::
La trama si infittisce.Ho provato a fare la ricerca con Anteprima e con Skim sul mio iMac con Snow Leopard, e con Adobe Reader su un PC Windows: tutto bene, nessun testo fantasma.
Mi viene da pensare che il problema possa essere in Mac OS Lion…
Certo che il problema va prima di tutto individuato, poi ne vanno capite le cause, e possibilmente va risolto. Qui direi che ancora siamo a punto di individuarlo. Vediamo se qualcuno ci dà una mano.
-
5 Febbraio 2012 alle 16:41 #47640::
Oggi mi è successa una cosa strana che mi ha fatto pensare a quanto accaduto con L’Arte riguardo al testo fittizio. Ciò che ho fatto è stato prendere pdf e ritagliarne una parte con Anteprima (Preview) su MacOS (seleziono la parte->copia->nuovo) creando un nuovo pdf. Fin qui tutto ok, ho il mio rettangolo in pdf con della roba dentro. Siccome poi volevo modificarne delle parti sono andato ad aprire questo pdf con Inkscape e, meraviglia delle meraviglie, mi sono ritrovato dentro Inkscape con tutta la pagina del pdf di partenza. Ora un certo riconoscimento del taglio c’è stato perché Inkscape per default creava una pagina grande come il mio rettangolo, però tutto intorno c’era il resto del testo (come avere un libro aperto davanti e scrivere tutto intorno sul tavolo).
Potrebbe essere questo l’origine del problema? Faccio la domanda in quanto ho provato a fare una prova con un file di testo, ma quando vado a cercare delle parole “invisibili” presenti nel file originale Anteprima non le trova, quindi apparentemente c’è qualcos’altro che ci sfugge.Spero di essere stato chiaro nella spiegazione e d’aiuto per capire il problema.
Ciao
Fra
-
5 Febbraio 2012 alle 17:00 #47641::
Spike” post=68621Oggi mi è successa una cosa strana che mi ha fatto pensare a quanto accaduto con L’Arte riguardo al testo fittizio. Ciò che ho fatto è stato prendere pdf e ritagliarne una parte con Anteprima (Preview) su MacOS (seleziono la parte->copia->nuovo) creando un nuovo pdf. Fin qui tutto ok, ho il mio rettangolo in pdf con della roba dentro. Siccome poi volevo modificarne delle parti sono andato ad aprire questo pdf con Inkscape e, meraviglia delle meraviglie, mi sono ritrovato dentro Inkscape con tutta la pagina del pdf di partenza. Ora un certo riconoscimento del taglio c’è stato perché Inkscape per default creava una pagina grande come il mio rettangolo, però tutto intorno c’era il resto del testo (come avere un libro aperto davanti e scrivere tutto intorno sul tavolo).
Potrebbe essere questo l’origine del problema? Faccio la domanda in quanto ho provato a fare una prova con un file di testo, ma quando vado a cercare delle parole “invisibili” presenti nel file originale Anteprima non le trova, quindi apparentemente c’è qualcos’altro che ci sfugge.Sperimentalmente, è quello che accade. Se creo con LaTeX un pdf, diciamo $X$, ne ritaglio una parte $Y$ con Anteprima e includo il ritaglio $Y$ in un documento $Z$ nuovo di zecca, succede che se faccio una ricerca in $Z$ trovo roba presente non solo in $Y$, com’è normale, ma anche in $X-Y$, come normale non è.
Non so se dipenda da LaTeX, da MacOS o da Anteprima. Fatto sta che così accade.
Ciao,
L.
-
5 Febbraio 2012 alle 17:31 #47642::
Secondo me dipende da come è fatto dentro il file PDF. Anteprima non fa che staccare una pagina con tutti gli annessi e connessi di font e di pdfobject e altre diavolerie del genere, poi esegue quello che potremmo chiamare un trimming e un clipping; Il trimming cambia di fatto il bounding box della pagina per adattarlo a a quanto è stato selezionato, e il clipping rende invisibile quello che sta fuori dal bounding box. Tutto ciò non è molti diverso da quanto fa il comando \includegraphics con le sue opzioni, e il tutto viene realizzato dal driver che sarà quello del pdf o del dvips (a seconda che si stia lavorando con pdflatex o con latex) e quindi il tutto è demandato al linguaggio pdf o al linguaggio postscript.Se vi da fastidio il testo invisibile, come è probabile, o compilate a parte la roba da includere, in modo che quando sta fuori dalla parte selezionata non contenga niente; oppure usate Inkscape per cancellare le parti che stanno fuori e non volete mostrare; oppure usate Adobe Acrobat Professional, che a quanto mi risulta è capace di eliminare il testo invisibile (in realtà non ho mai provato questa funzionalità, ma riferisco solo quello che ho letto nei vari menù di AAP).
-
5 Febbraio 2012 alle 20:07 #47643::
Bene, allora problema risolto. L’unica cosa che non mi sembra normale è che Anteprima faccia questo scherzetto. Se ritaglio un pdf è perchè voglio solo quella parte di file e non tutta la pagina di cui però vedo solo un pezzo. Mi sembra una soluzione alla buona e sinceramente mi fa pensare che Anteprima non sia affatto adatto a questo scopo, al contrario di quanto pensavo all’inizio. Certo non sarà un problema grave, però avere roba inutile sparsa qua e la rende il tutto confusionario e, inoltre, aumenta anche le dimensioni finali del file.Però, ora che ci penso, perchè non mi accade lo stesso se non passo per LaTeX? Che ci sia anche il suo zampino?
Ciao
Fra
-
7 Febbraio 2012 alle 18:30 #47644::
Cari tutti, al solito indirizzo è disponibile un blando aggiornamento della guida. 🙂Siccome, crediamo, alcuni di voi hanno stampato il manuale, rendiamo conto delle modifiche, così da poter decidere se valga o meno la pena di portarlo di nuovo su carta.
Interventi maggiori.
1.
Abbiamo precisato per bene il parametro di riferimento per gli oggetti galleggianti, che ora è \textwidth in tutto il documento e non più \columnwidth. L’abbiamo dunque sostituito e spiegato in particolare alla fine del paragrafo 6.1.2.
Il paragrafo sulla scrittura a più colonne è stato completamente riscritto e allungato per ospitare la spiegazione di come si inseriscono ambienti mobili in questa particolare circostanza. Ora porta il numero 9.3.4.3.
Aggiunta (finalmente!) una sezione sulle righe di commento speciali (le righe “magiche”, per intenderci), a pagina 11. Ora l’argomento è completo (prima si parlava soltanto della riga di root).Interventi minori.
1.
Eliminata la menzione della dichiarazione \twocolumn: troppo particolare.2.
Ora i vari testi “fantasma” che comparivano nelle ricerche sul PDF dovrebbero essere stati rimediati.3.
Aggiunta la spiegazione del comando \cite a pagina 110 e sostituito quanto c’era all’inizio del paragrafo 7.2.4 con il relativo rimando.4.
L’ordine dei record bibliografici nella lunga description nella sezione su biblatex è stato modificato per coerenza.5.
Sistemata anche l’apparente contraddizione dei campi dichiarati obbligatori e subito dopo omissibili. Ora nel paragrafo 7.2.2 su spiega che i campi in corsivo si possono sostituire con altri.6.
Il paragrafo Specialità nel capitolo sulle personalizzazioni ora ha sezioni numerate per rimandi più puntuali.7.
Si sono eliminate due sezioni nell’indice generale per questioni d’impaginazione, così come ora la parte su wrapfig precede quella su subfig (prima era il contrario) per gli stessi motivi.8.
Il testo del primo item sotto le figure a pagina 107 è stato riscritto per evitare una fastidiosa ripetizione.9.
Ora ArsClassica e ClassicThesis sono scritti in tondo se intesi come stili, in sans serif se intesi come pacchetti, prima c’era un po’ di confusione.10.
Qualche occorrenza di “piè di pagina” è stata sostituita con “piede”, più snello, e tutti i refusi segnalati e non sono stati corretti. Grazie, ragazzi!Bene, grazie a tutti per i vostri suggerimenti e per i problemi che quotidianamente portate qui sul forum. Se vi vengono in mente alcune cose che la nostra censura ha eliminato da versioni precedenti e che pensavate invece importanti, non esitate a farcelo sapere.
Ciao
Tommaso e Lorenzo
-
7 Febbraio 2012 alle 22:43 #47645::
Un grande pregio che TeXworks condivide con pochissimi altri editor (solo TeXShop, Aquamacs e Vim permettono qualcosa di simile) è la capacità di interpretare i commenti speciali, righe precedute dal segno % da scrivere come prima cosa nel testo sorgente e che, a differenza dei commenti veri e propri (si veda il paragrafo 3.4.5 a pagina 26), non vengono ignorati da LATEX.
Tommaso, la parte in rosso è errata: quei commenti vengono ignorati da LaTeX, ma vengono interpretati da TeXShop e da TeXworks che si auto configurano corrispondentemente; Quelle righe servono solo per quei due editor e per il loro stesso funzionamento e non hanno nulla a che vedere con LaTeX o qualunque altro motore di composizione che si possa far girare con quegli shell editor.
Mutatis mutandis le righe “magiche” per Aquamacs fanno la stessa cosa: sono interpretate da Aquamacs (in realtà da emacs) e lo configurano, ma non sono assolutamente lette da LaTeX o da qualunque altro programma di composizione della famiglia TeX.
I commenti sono sempre commenti Per LaTeX & friends; quei particolari commenti servono solo per gli editor.
Mi permetto di segnalre questo errore sul forum, perché la sezione sulle righe magiche è nuova, perché non si tratta di un refuso, e perché almeno i frequentatori del forum non prendano quella frase per vera.
-
8 Febbraio 2012 alle 5:52 #47646::
Grazie Claudio, è una precisazione importante. Non lo sapevo. Fra l’altro quelle parte cade subito dopo l’avviso di non confondere LaTeX con l’editor!Un possibile modo per correggere la frase potrebbe essere questo.
Un grande pregio che TeXworks condivide con pochissimi altri editor (solo TeXShop, Aquamacs e Vim permettono qualcosa di simile) è la capacità di interpretare i \emph{commenti speciali}, particolari righe precedute dal segno % da scrivere come prima cosa nel testo sorgente che, come i commenti veri e propri (si veda il paragrafo 3.4.5 a pagina 26) vengono ignorati da LaTeX, ma non dall’editor, che si auto-configura corrispondentemente.
.
Ho sostituito “righe” cone “particolari righe” per non dare adito all’equivoco che qualsiasi cosa si scriva all’inizio del sorgente sia un commento speciale. Ah, nella frase che ho scritto (come del resto in quella originale) c’è un cambio di soggetto che non mi convince del tutto: alla fine, non si sa se si sta parlando dei “commenti speciali” o delle “righe”, per cui non so bene se usare “ignorati” o “ignorate”.La palla a Tommaso, ora.
Ciao,
L.
-
8 Febbraio 2012 alle 6:09 #47647
-
8 Febbraio 2012 alle 6:12 #47648::
lorenzo.pantieri” post=68761Grazie Claudio, è una precisazione importante. Non lo sapevo. Fra l’altro quelle parte cade subito dopo l’avviso di non confondere LaTeX con l’editor!
Un possibile modo per correggere la frase potrebbe essere questo.
Un grande pregio che TeXworks condivide con pochissimi altri editor (solo TeXShop, Aquamacs e Vim permettono qualcosa di simile) è la capacità di interpretare i \emph{commenti speciali}, particolari righe precedute dal segno % da scrivere come prima cosa nel testo sorgente che, come i commenti veri e propri (si veda il paragrafo 3.4.5 a pagina 26) vengono ignorati da LaTeX, ma non dall’editor, che si auto-configura corrispondentemente.
.
Ho sostituito “righe” cone “particolari righe” per non dare adito all’equivoco che qualsiasi cosa si scriva all’inizio del sorgente sia un commento speciale. Ah, nella frase che ho scritto (come del resto in quella originale) c’è un cambio di soggetto che non mi convince del tutto: alla fine, non si sa se si sta parlando dei “commenti speciali” o delle “righe”, per cui non so bene se usare “ignorati” o “ignorate”.La palla a Tommaso, ora.
Ciao,
L.Complimenti per il tuo cinquemillesimo messaggio! Come ti senti? La distanza dalla testa della corsa si assottiglia! 😉
Ciao
Tommaso
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8 Febbraio 2012 alle 7:13 #47649::
illinguista1972″ post=68764Complimenti per il tuo cinquemillesimo messaggio! Come ti senti? La distanza dalla testa della corsa si assottiglia! 😉
I miei cinquemila messaggi sono stati principalmente di domande; gli oltre diecimila del battistrada sono stati esclusivamente di risposte. La vedo dura, a fare un confronto… 😉
Ciao,
L.
-
8 Febbraio 2012 alle 9:19 #47650::
lorenzo.pantieri” post=68765
Complimenti per il tuo cinquemillesimo messaggio! Come ti senti? La distanza dalla testa della corsa si assottiglia! 😉
I miei cinquemila messaggi sono stati principalmente di domande; gli oltre diecimila del battistrada sono stati esclusivamente di risposte. La vedo dura, a fare un confronto… 😉
Congratulazioni! Le domande servono per poter dare risposte!
Ciao
Enrico
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8 Febbraio 2012 alle 9:35 #47651::
Un possibile modo per correggere la frase potrebbe essere questo.
Un grande pregio che TeXworks condivide con pochissimi altri editor (solo TeXShop, Aquamacs e Vim permettono qualcosa di simile) è la capacità di interpretare i \emph{commenti speciali}, particolari righe precedute dal segno % da scrivere come prima cosa nel testo sorgente che, come i commenti veri e propri (si veda il paragrafo 3.4.5 a pagina 26) vengono ignorati da LaTeX, ma non dall’editor, che si auto-configura corrispondentemente.Proporrei un’altra minima modifica:
… i \emph{commenti speciali}, che sono particolari righe precedute dalla stringa “% !” da scrivere come prima cosa nel testo sorgente e che, come …
Complimenti per la nuova edizione dell’Arte che diventa sempre più bella e utile.
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8 Febbraio 2012 alle 11:11 #47652::
A proposito dei commenti speciali, sono in contatto con l’autore di TeXnicle, quel famoso editor nativo di Mac che promette molto bene. Ricordate? Permette, per esempio, il trova e sostituisci in tutti i file aperti di un progetto e altre cose.
Che piaccia o no, funziona bene, anche se è una beta, e soprattutto il suo manutentore è regolare con i rilasci, che ogni volta ne aumentano le funzionalità.Ebbene, gli ho scritto stamani proprio sulle righe magiche, chiedendogli se ha voglia di implementarle, e che in questo modo il suo editor si distinguerebbe in positivo dagli altri. Mi ha detto che non ne sa molto, e che lo fa volentieri se gliene parlo più diffusamente.
Dunque, materiale in merito c’è nel manuale PDF di TeXworks, nella guida di Enrico a TeXworks, nella documentazione di TeXShop, mi sembra anche nella guida di Claudio.
Che direste, voi grandi, in merito? Gli si può proporre la sintassi di TeXShop, visto che attualmente è riconosciuta anche da TeXworks?
Io gli proporrei anche un pulsante apposito per inserirle (meglio farlo automaticamente: mi sembra di ricordare che se messe a mano si potrebbero avere problemi): codifica, motore di composizione, sillabazione (ma bisognerebbe che il programma attingesse a qualche dizionario, almeno), file root. Altro? Mi sembra che la cosa migliore è che le impostazioni nelle righe magiche abbiano la precedenza su quelle dell’editor (TeXShop e TeXworks si comportano diversamente, mi pare).Ciao
Tommaso
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8 Febbraio 2012 alle 12:14 #47653::
TeXShop e TeXworks riconoscono le righe magiche che cominciano con la stirnga “% !” (senza virgolette) se sono posti entro un certo numero di righe dall’inzio del file, non ricordo bene se 20 o 100 righe, o se questo sia una prerogativa di Aquamacs con le sue righe magiche.Si attualmente la posizione degli spazi è critica e la completezza delle parole o delle opzioni è anche critica, quindi va bene che sia l’editor stesso che se le metta giuste guidato dall’utente come avviene con TeXShop.
Tommaso la specifica it_IT non serve per la sillabazione, ma per scegliere i dizionario italiano-italiano e non italiano-svizzero (per esempio). TeXShop non fa nessuna sillabazione come non la fa nessun altro editore per LaTeX che io conosca.
D’altra parte se l’autore di TeXnicle scrive un editor che può essere usato su un Mac, vuol dire che dispone di un Mac; e se ne dispone e scrive un editor per lavorare su file da usare con LaTeX, dispone di MacTeX, e quindi dispone di TeXShop. Forse le mie sono illazioni fuori luogo?
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8 Febbraio 2012 alle 12:53 #47654
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8 Febbraio 2012 alle 20:03 #47655::
OldClaudio” post=68759Mutatis mutandis le righe “magiche” per Aquamacs fanno la stessa cosa: sono interpretate da Aquamacs (in realtà da emacs) e lo configurano, ma non sono assolutamente lette da LaTeX o da qualunque altro programma di composizione della famiglia TeX.
Confermo che la possibilità di inserire righe “magiche” è una funzione di Emacs, non un’esclusiva di Aquamacs.
Aggiungo che le variabili locali nei file non sono limitate ai sorgenti *TeX ma valgono per qualsiasi modalità ed esistono almeno dal 1981 (questo è il più vecchio manuale che ho trovato che le cita). Queste righe sono famose come `Hey Emacs’, c’è anche la voce su Wikipedia (anche in lingua inglese): http://it.wikipedia.org/wiki/Hey_Emacs
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9 Febbraio 2012 alle 9:39 #47656::
Brevissimo aggiustamento, grazie alle puntuali segnalazioni di Claudio ed Elrond, il più saggio degli elfi. 😉1.
Nella tabella tipo che mostra la struttura di un documento, la sezione dei ringraziamenti è stata spostata nel materiale preliminare.2.
Si è precisato che lo schema proposto è uno dei tanti possibili.3.
Limata la description sulle parole chiave delle righe magiche.4.
Aquamacs è stato sostituito con Emacs nella sezione sulle righe magiche, come segnalato.Ciao
Tommaso
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10 Febbraio 2012 alle 5:23 #47657::
Un grande pregio che TEXworks condivide con pochissimi altri editor (solo TeXShop, Emacs e forse Vim permettono qualcosa di simile) […].
Questa frase è pericolosa: visto che il mondo degli editor è vasto e in continuo fermento, la possibilità che non sia corretta (o che lo diventi presto) è alta. Un lettore potrebbe sempre dire: “Ehi, ma anche il mio editor TeXFoobar lo permette!”). Neppure quel “forse” mi va molto: o Vim gestisce le “righe magiche” o non le gestisce o le gestisce in parte.
Nella prossima versione dell’Arte suggerisco di ammorbidirla:
Un grande pregio che TEXworks condivide con pochissimi altri editor (TeXShop, Emacs e per certi versi Vim, per esempio) […].
Come sai, l’argomento “editor” non mi ha mai appassionato particolarmente: mi trovo talmente bene con TeXShop che non cambierei mai. In ogni caso, come abbiamo già stabilito tempo fa, meno cose diciamo degli editor e meno ci sbilanciamo, meglio è: sono cose che rischiano di diventare obsolete un secondo dopo (se non il secondo stesso!) che pubblichiamo.
Ciao,
L.
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13 Marzo 2012 alle 7:19 #47658::
Lorenzo & Tommaso, in questa discussione Enrico avvertiva di non usare mai caratteri accentati o comandi nell’argomento di [tt]\label[/tt]. Poiché la probabilità di un errore del genere non mi sembra tanto remota per un principiante, non sarebbe il caso di aggiungere due righe all’Arte?Mi piacerebbe leggere un capitolo dedicato a XeLaTeX in una versione futura (non dico prossima) della vostra guida. So che è un suggerimento impegnativo, ma penso che (anche) per un principiante XeLaTeX possa costituire un’interessante alternativa a pdfLaTeX. D’altra parte osservo che sempre più utenti rivolgono domande su questo argomento, perciò ritengo che un nuovo capitolo possa risultare utile a molti, me compreso.
Ciao
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13 Marzo 2012 alle 7:25 #47659::
Ciao Liverpool,
la tua osservazione su \label è giustissima ed è già stata messa da tempo in un file di appunti per il prossimo aggiornamento. Sicuramente è una cosa da precisare.Per quanto riguarda XeLaTeX, io la penso come te, ma credo che Lorenzo non sia del nostro stesso avviso 🙂 Risponderà lui in merito.
Certo, si potrebbe parlare del motore xetex e mettere un preambolo per un documento minimale, che già c’è nell’appendice sul greco, per esempio. Enrico ha scritto una buona guida introduttiva, e si potrebbe prendere anche da lì, con il suo permesso.Rimango dell’idea che possa essere una buona cosa. Sicuramente non metterei nulla su Lua, perché troppo difficile.
Ciao
Tommaso
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13 Marzo 2012 alle 8:31 #47660::
Visto che sto scrivendo una specie di GuidaGuIT su XeLaTeX e, senza esserne diventato un mago, l’ho usato e lo uso abbastanza, posso assicurare che Arte fa un cenno più che sufficiente per l’uso con il greco. Sostanzialmente XeLaTeX presenta dei grossi vantaggi per la gestione e l’uso dei font rispetto a psdflatex, ma presenta anche degli svantaggi, non molti ma ne presenta. la gestione dei font sembra semplice, nel senso che non c’è bisogno di fare altro che usare quelli che sono già installati sulla propria macchina, senza bisogno di creare mappe e altre diavolerie di font virtuali e di cambiamento di formato (per esempio ttf -> pfb) se si vogliono usare font che non siano preinstallati con lo stesso sistema TeX. Ma poi le infinite variazioni del font opentype e le altre piccole o grandi acrobazie che ci si possono fare non sono per niente semplici e vanno usate da utenti esperti; soltanto per gestire quelle cose la guida di Enrico dice già molto, ma non abbastanza. XeLaTeX consente di usare microtype solo a livello di protrusione e la tabella predefinita delle “protrusibilità” non è ancora priva di errori; scriverla per ogni font opentype disponibile su ogni sistema operativo è virtualmente impossibile; se e quando il motore di composizione di XeLaTeX userà una variante di pdftex (per non uscire in una variante di dvi da trasformare in pdf con una variante di dvipdfmx), invece che una variante di tex, non sarà mai troppo tardi. In matematica apparentemente le cose sono più semplici, poi usandola si scopre che molti segni semplicissimi da ottenere con le macro di pdflatex, non sono ottenibili con XeLaTeX; oppure che le frecce sui vettori talvolta sono quelle piccole che si ottengono con \vec in pdflatex, mentre questo stesso comando, con xelatex, ora produce frecce piccole ora frecce grandi in modo non prevedibile. Ho già segnalato questi glitch a Will Robertson; probabilmente egli ha già incorporato alcune macro che gli ho scritto, per tappare delle falle di XeLaTeX 9così almeno mi ha riposto). però con la matematica ancora ci sono grossi passi da compiere.Allora se hai bisogno di comporre in greco politonico, quello che c’è scritto sull’Arte è sufficiente; se hai bisogno di comporre haiku scrivendo in verticale, ti serve xelatex, ma è difficile, molto difficile, sia per la scelta dei font, sia per accedere agli ideogrammi giusti, perché poi la composizione in verticale diventa la parte meno difficile.
Sarà che prima di scrivere su XeLaTeX dovrei farmi le ossa in modo più approfondito, ma XeLaTeX non è assolutamente per principianti, essenzialmente tesisti, come dice spesso Lorenzo.
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13 Marzo 2012 alle 9:02 #47661::
OldClaudio” post=70238Visto che sto scrivendo una specie di GuidaGuIT su XeLaTeX e, senza esserne diventato un mago, l’ho usato e lo uso abbastanza, posso assicurare che Arte fa un cenno più che sufficiente per l’uso con il greco. Sostanzialmente XeLaTeX presenta dei grossi vantaggi per la gestione e l’uso dei font rispetto a psdflatex, ma presenta anche degli svantaggi, non molti ma ne presenta. la gestione dei font sembra semplice, nel senso che non c’è bisogno di fare altro che usare quelli che sono già installati sulla propria macchina, senza bisogno di creare mappe e altre diavolerie di font virtuali e di cambiamento di formato (per esempio ttf -> pfb) se si vogliono usare font che non siano preinstallati con lo stesso sistema TeX. Ma poi le infinite variazioni del font opentype e le altre piccole o grandi acrobazie che ci si possono fare non sono per niente semplici e vanno usate da utenti esperti; soltanto per gestire quelle cose la guida di Enrico dice già molto, ma non abbastanza. XeLaTeX consente di usare microtype solo a livello di protrusione e la tabella predefinita delle “protrusibilità” non è ancora priva di errori; scriverla per ogni font opentype disponibile su ogni sistema operativo è virtualmente impossibile; se e quando il motore di composizione di XeLaTeX userà una variante di pdftex (per non uscire in una variante di dvi da trasformare in pdf con una variante di dvipdfmx), invece che una variante di tex, non sarà mai troppo tardi. In matematica apparentemente le cose sono più semplici, poi usandola si scopre che molti segni semplicissimi da ottenere con le macro di pdflatex, non sono ottenibili con XeLaTeX; oppure che le frecce sui vettori talvolta sono quelle piccole che si ottengono con \vec in pdflatex, mentre questo stesso comando, con xelatex, ora produce frecce piccole ora frecce grandi in modo non prevedibile. Ho già segnalato questi glitch a Will Robertson; probabilmente egli ha già incorporato alcune macro che gli ho scritto, per tappare delle falle di XeLaTeX 9così almeno mi ha riposto). però con la matematica ancora ci sono grossi passi da compiere.
Allora se hai bisogno di comporre in greco politonico, quello che c’è scritto sull’Arte è sufficiente; se hai bisogno di comporre haiku scrivendo in verticale, ti serve xelatex, ma è difficile, molto difficile, sia per la scelta dei font, sia per accedere agli ideogrammi giusti, perché poi la composizione in verticale diventa la parte meno difficile.
Sarà che prima di scrivere su XeLaTeX dovrei farmi le ossa in modo più approfondito, ma XeLaTeX non è assolutamente per principianti, essenzialmente tesisti, come dice spesso Lorenzo.
Sono d’accordo. Il cenno che se ne fa nell’Arte va bene, orientato ai tesisti in greco classico. Ma direi di più: userei xetex solo se la tesi è in letteratura greca, perché lunghi tratti traslitterati potrebbero essere davvero troppo difficili anche da correggere. Per poche parole, va benissimo anche pdflatex.
Forse basterebbe aggiungere nell’appendice greca che con XeLaTeX è facile usare tutti i font a disposizione nel proprio sistema operativo. Noi diciamo solo come cambiare font con pdflatex, non come installare nuovi font.
Piuttosto, mi piacerebbe sapere se l’articolo sul greco dell’ultimo meeting e le diapo scaricabili dal questo sito sono valide o no. Ci darò un’occhiata, magari si può integrare o correggere qualcosa nell’Arte.
Ciao
Tommaso
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13 Marzo 2012 alle 14:20 #47662::
In realtà, non ho alcun pregiudizio circa la possibilità di parlare estesamente di XeLaTeX nell’Arte.Riassumo (prima di tutto per me, visto che è un po’ che non ci metto le mani). XeLaTeX, rispetto a PDFLaTeX, ha il vantaggio di permettere di gestire in modo semplice tutti i font installati nel proprio computer. Sulla carta, si tratta di una funzione importante, perché permette di (scrivere nuove classi per) produrre documenti dal design innovativo. In pratica, queste classi sono però ancora tutte da scrivere: non basta cambiare un font per avere un buon documento! Un altro vantaggio di XeLaTeX è che permette di scrivere in greco direttamente nel sorgente (utilissimo se si scrive un documenti con lunghe parti in greco; va però notato che si può fare la stessa cosa con PDFLaTeX e utf8x).
Per contro, XeLaTeX è tuttora incompatibile con microtype e con ClassicThesis e ha qualche difetto di gioventù (segnalato da Claudio).
In più, si tratta di “un altro LaTeX” per cui un documento pensato per (PDF)LaTeX va leggermente modificato prima di darlo in pasto a XeLaTeX. Questa è una prassi del mondo LaTeX che, non lo nego, che non mi ha mai convinto. Se Microsoft pubblicasse contemporaneamente più versioni di Word, ciascuna leggermente incompatibile con le altre e ciascuna adatta a compiti diversi, diremmo che è un buon modo di sviluppare software?
In definitiva, stando così le cose e nell’attesa degli sviluppi, mi pare che la soluzione migliore sia, per il momento, di consigliare XeLaTeX solo a grecisti.
illinguista1972″ post=70240Forse basterebbe aggiungere nell’appendice greca che con XeLaTeX è facile usare tutti i font a disposizione nel proprio sistema operativo. Noi diciamo solo come cambiare font con pdflatex, non come installare nuovi font.
La penso esattamente così. In futuro l’Arte potrà addirittura consigliare XeLaTeX come il motore di default. Ora mi sembra prematuro.
Ciao,
L.
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13 Marzo 2012 alle 14:53 #47663::
lorenzo.pantieri” post=70256In più, si tratta di “un altro LaTeX” per cui un documento pensato per (PDF)LaTeX va leggermente modificato prima di darlo in pasto a XeLaTeX. Questa è una prassi del mondo LaTeX che, non lo nego, che non mi ha mai convinto. Se Microsoft pubblicasse contemporaneamente più versioni di Word, ciascuna leggermente incompatibile con le altre e ciascuna adatta a compiti diversi, diremmo che è un buon modo di sviluppare software?
Sbagli. Se un documento si può compilare con entrambi i motori non vale la pena di usare XeTeX. Dunque non c’è questa necessità di modifiche: o usi uno o usi l’altro e per ciascuno sai quali sono le impostazioni principali da dare.
Ciao
Enrico
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13 Marzo 2012 alle 15:59 #47664::
egreg9″ post=70259Sbagli. Se un documento si può compilare con entrambi i motori non vale la pena di usare XeTeX. Dunque non c’è questa necessità di modifiche: o usi uno o usi l’altro e per ciascuno sai quali sono le impostazioni principali da dare.
Posto che le poche volte volte che non sono stato d’accordo con te poi mi sono quasi sempre ricreduto, non mi convince: non vedo l’utilità di avere n programmi quasi uguali ma mutuamente incompatibili, ciascuno con funzioni leggermente diverse. Vedrei invece bene un solo programma che estende le funzioni delle versioni precedenti. Questa, per inciso, mi pare la linea di sviluppo di quasi tutti i software che conosco. Quando esce una nuova versione di Word (ma mettici un nome fra centinaia di software), la nuova versione ingloba le caratteristiche delle versioni precedenti e le estende, sostituendole: non si affianca a esse. Fra l’altro, sviluppare in parallelo n versioni di uno stesso software mi pare uno spreco di risorse, oltre che una fonte di confusione per l’utente finale.
Ciao,
L.
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13 Marzo 2012 alle 16:30 #47665::
Mi accodo, anche se non so bene che pensare di questo XeTeX.Di fatto, facilita la gestione dei font (non obbligando l’utente a complicate procedure per installarli), offre un paio di pacchetti molto potenti come fontspec e polyglossia. Obbliga a cambiare leggermente il preambolo. E questo è tutto.
Non mi pare che ci siano ancora classi (dico non mi pare, ma sono ignorante) che richiedano espressamente questo motore. Io lo uso saltuariamente, e lo faccio solo per avere a disposizione qualche font in più. Per il resto, non saprei perché dovrei sceglierlo.
Inoltre ci sono ancora incompatibilità veramente madornali, come si sa. La microtipografia è una delle cose che rendono TeX TeX, appunto. Perché diavolo non permettere la stessa cosa con Xe?
Lorenzo ha ragione: datemi 10 buoni motivi per scegliere Xe, così ci capiamo! 🙂 Anzi, lancio proprio questa “sfida”: facciamo il decalogo per XeLaTeX.
Ciao
Tommaso
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13 Marzo 2012 alle 17:35 #47666::
Lorenzo, quindi al di là delle obiezioni giustamente sollevate, non vedi ad oggi l’opportunità di aggiungere un capitolo su XeLaTeX? Ho capito bene?Ciao
P.S.: Tommaso, mi hai letto nel pensiero: il prossimo passo sarebbe stato chiedere un capitolo su LuaLaTeX 😛 , ma mi sembra di capire che sia meglio rinunciarci.
-
13 Marzo 2012 alle 17:39 #47667::
Lorenzo, quindi al di là delle obiezioni giustamente sollevate, non vedi ad oggi l’opportunità di aggiungere un capitolo su XeLaTeX? Ho capito bene?
Il parere di Claudio l’ho capito, invece non ho capito la posizione di Enrico. A te sembra un’idea prematura?Ciao
P.S.: Tommaso, mi hai letto nel pensiero: il prossimo passo sarebbe stato chiedere un capitolo su LuaLaTeX , ma mi sembra di capire che sia meglio rinunciarci.
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13 Marzo 2012 alle 20:08 #47668::
Liverpool” post=70271Lorenzo, quindi al di là delle obiezioni giustamente sollevate, non vedi ad oggi l’opportunità di aggiungere un capitolo su XeLaTeX? Ho capito bene?
Il parere di Claudio l’ho capito, invece non ho capito la posizione di Enrico. A te sembra un’idea prematura?Ciao
P.S.: Tommaso, mi hai letto nel pensiero: il prossimo passo sarebbe stato chiedere un capitolo su LuaLaTeX , ma mi sembra di capire che sia meglio rinunciarci.
Mi sembra di capire, interpretando la frase di Enrico, che Egli non pensa, come Lorenzo, che LaTeX e XeLaTeX siano doppioni, avendo ciascuno una propria fisionomia ben definita. Dunque, è da scoraggiare l’uso indifferente dell’uno o dell’altro per compilare uno stesso documento: si preferisca sempre LaTeX, lasciando XeLaTeX ai documenti che lo richiedono senz’altro.
Ma: quali sono questi documenti, al di là di quelli nei quali si vuole fare un uso più disinvolto dei font a disposizione? 🙂
Ciao
Tommaso
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14 Marzo 2012 alle 4:46 #47669::
Liverpool” post=70271Lorenzo, quindi al di là delle obiezioni giustamente sollevate, non vedi ad oggi l’opportunità di aggiungere un capitolo su XeLaTeX? Ho capito bene?
Penso che nell’Arte XeLaTeX stia bene dov’è, almeno per il momento. Quando verranno risolti i problemi emersi nella discussione, se ne riparlarerà.
Sta di fatto che l’utente finale rischia di fare confusione. Da quel po’ che ne ho capito, il panorama nel mondo LaTeX rischia di avviarsi a essere questo:
- LaTeX con output in DVI: ormai superato, buono solo per usare qui pochi pacchetti incompatibili con PDFLaTeX;
- (PDF)LaTeX: il LaTeX “normale”;
- XeLaTeX: nuovo di zecca, ideale per gli umanisti, permette di usare tutti i font del proprio computer.
- LuaLaTeX: nuovo di zecca, ideale per documenti scientifici (?).
I “quattro LaTeX” sono mutuamente incompatibili. Se le cose dovessero essere così, si potrebbe pensare a un capitolo introduttivo dell’Arte che spieghi pro e contro di ciascun programma, aiutando l’utente a orientarsi nella selva. Spero di non esserci costretto: ricordo tantissimi topic in cui l’utente principiante faceva confusione tra LaTeX e PDFLaTeX che accettano formati di immagini diversi: con quattro programmi, la confusione verrebbe moltiplicata.
Ciao,
L.
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14 Marzo 2012 alle 7:51 #47670::
Lorenzo,
hai esposto i quattro LaTeX in modo tale che mi vengono questi paragoni:Microsoft produce un solo programma di word processing che può essere paragonato all’unica vettura prodotta dalla Smart; piccola, va da per tutto, fa quel che può e quello lo fa bene.
TUG produce quatto vetture: si guidano tutte nello stesso modo con il markup di LaTeX, basta una sola petente, non è necessaria la A, B, C, eccetera; tuttavia ogni vettura ha le sue caratteristiche.
1) pdftex con \pdfoutput=0 e con latex.lts per creare il formato; comunemente noto come LaTeX; vettura popolare, datata, ma che dispone anche della manovella per avviare il motore; le altre vetture hanno solo l’avviamento elettrico; talvolta l’avviamanto a mano può essere utile.
2) pdftex con \pdfoutput=1 e con latex.ltx per creare il formato; comunemente chiamato pdfLaTeX; berlina comoda, per lunghi viaggi, dispone anche dell’aria condizionata e del cambio automatico; va bene per tutti gli usi, ma non accetta facilmente gadget di vario tipo.
3) xetex con latex.ltx per creare il formato; comunemente chiamato XeLaTeX; berlina comoda ma senza aria condizionata e cambio automatico; accetta ogni genere di gadget e talvolta questi gadget la fanno sembrare una vettura particolarmente dotata.
4) luatex con latex.ltx per creare il formato; comunemente chiamato LuaLaTeX; vetture fuoristrada, può affrontare ogni genere di difficoltà ma richiede una esperienza di guida fuori strada che non tutti hanno; per viaggi normali offre il comfort delle altre vetture sue consimili.
Siccome il file per creare il formato è lo stesso, la patente di guida di queste quattro vetture è la stessa; ma sono le interfacce verso l’esterno che possono rendere la guida più o meno comoda; per esempio: LaTeX accetta di incorporare solo le figure eps; le altre tre vetture incorporano tutti i formati; pdfLaTeX da solo non accetta le figure pspicture create con PSTricks, ma se la si dota dell’opportuno portapacchi gestisce anche quelle; XeLaTeX e LuaLaTeX hanno l’accessorio per gestire i font OpenType; se i font Type 1 ti sono sufficienti non vale la pena di avere una vettura superaccessoriata e basta la vettura con AC e cambio automatico; lo stesso si può dire di LuaLaTeX; se non usi l’accessorio dello scripting LUA, non ti serve; se lo usi puoi fare cose straordinarie, ma ci vuole una patente apposta solo per l’accessorio.
Io credo che per l’Arte quei pochi cenni per usare i font OpenType con xelatex al fine di scrivere in greco siano pi`¨che sufficienti; non mi pare di ricordare che ci sia anche un esempio per il cirillico, ma non sarebbe difficile aggiungerci un paragrafetto anche per il cirillico; per i filologi che dovessero usare l’alfabeto glagolitico (proto slavo), magari due righe non guasterebbero e resterebbero in tema con l’appendice sulla scrittura con le lingue classiche/antiche.
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14 Marzo 2012 alle 9:12 #47671::
OldClaudio” post=70281Lorenzo,
hai esposto i quattro LaTeX in modo tale che mi vengono questi paragoni:Microsoft produce un solo programma di word processing che può essere paragonato all’unica vettura prodotta dalla Smart; piccola, va da per tutto, fa quel che può e quello lo fa bene.
TUG produce quatto vetture: si guidano tutte nello stesso modo con il markup di LaTeX, basta una sola petente, non è necessaria la A, B, C, eccetera; tuttavia ogni vettura ha le sue caratteristiche.
1) pdftex con \pdfoutput=0 e con latex.lts per creare il formato; comunemente noto come LaTeX; vettura popolare, datata, ma che dispone anche della manovella per avviare il motore; le altre vetture hanno solo l’avviamento elettrico; talvolta l’avviamanto a mano può essere utile.
2) pdftex con \pdfoutput=1 e con latex.ltx per creare il formato; comunemente chiamato pdfLaTeX; berlina comoda, per lunghi viaggi, dispone anche dell’aria condizionata e del cambio automatico; va bene per tutti gli usi, ma non accetta facilmente gadget di vario tipo.
3) xetex con latex.ltx per creare il formato; comunemente chiamato XeLaTeX; berlina comoda ma senza aria condizionata e cambio automatico; accetta ogni genere di gadget e talvolta questi gadget la fanno sembrare una vettura particolarmente dotata.
4) luatex con latex.ltx per creare il formato; comunemente chiamato LuaLaTeX; vetture fuoristrada, può affrontare ogni genere di difficoltà ma richiede una esperienza di guida fuori strada che non tutti hanno; per viaggi normali offre il comfort delle altre vetture sue consimili.
Siccome il file per creare il formato è lo stesso, la patente di guida di queste quattro vetture è la stessa; ma sono le interfacce verso l’esterno che possono rendere la guida più o meno comoda; per esempio: LaTeX accetta di incorporare solo le figure eps; le altre tre vetture incorporano tutti i formati; pdfLaTeX da solo non accetta le figure pspicture create con PSTricks, ma se la si dota dell’opportuno portapacchi gestisce anche quelle; XeLaTeX e LuaLaTeX hanno l’accessorio per gestire i font OpenType; se i font Type 1 ti sono sufficienti non vale la pena di avere una vettura superaccessoriata e basta la vettura con AC e cambio automatico; lo stesso si può dire di LuaLaTeX; se non usi l’accessorio dello scripting LUA, non ti serve; se lo usi puoi fare cose straordinarie, ma ci vuole una patente apposta solo per l’accessorio.
Io credo che per l’Arte quei pochi cenni per usare i font OpenType con xelatex al fine di scrivere in greco siano pi`¨che sufficienti; non mi pare di ricordare che ci sia anche un esempio per il cirillico, ma non sarebbe difficile aggiungerci un paragrafetto anche per il cirillico; per i filologi che dovessero usare l’alfabeto glagolitico (proto slavo), magari due righe non guasterebbero e resterebbero in tema con l’appendice sulla scrittura con le lingue classiche/antiche.
Bello il paragone con le macchine! 🙂
Si potrebbe, però, mettere un semplicissimo paragrafo di due pagine al massimo intitolato “Scrivere in altri alfabeti”, dicendo che con XeLaTeX (e le istruzioni mostrate nell’appendice sul greco, scelto solo per le più alte probabilità di essere usato in ambito accademico) è molto facile usare direttamente nel sorgente anche altri alfabeti: ebraico, arabo, cirillico, tanto per fare qualche esempio.Naturalmente i casi, per rimanere alle tesi di laurea, sono molti: molti laureandi potrebbero aver bisogno di scrivere passi in lingua, e quando la lingua fa uso anche di un altro alfabeto, Xe aiuta notevolmente. A patto, naturalmente, di usare un editor Unicode e di riuscire a usare una tastiera virtuale rimappata o altri artifici. Ma chi deve farlo per tesi o lavoro, e non per capriccio, saprà sicuramente come fare. Un paio di esempi di sorgenti con testo arabo ed ebraico, per esempio, e il gioco è fatto, senza acrobazie.
Del resto, Lorenzo stesso scelse greco, arabo, ebraico e cirillico nei suoi articolini, no? 😉
Ciao
Tommaso
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14 Marzo 2012 alle 12:23 #47672::
Giusto per mantenere viva la mia vena logorroica, metto qui sotto nove punti tratti da letture qua e là. Sarebbero punti a favore di XeTeX.1.
Può adoperare senza dover fare acrobazie tutti i font conosciuti dal sistema operativo installato in formato OpenType o TrueType o ATSUI. Si possono usare anche tutti i font normalmente adoperati con LaTeX o PDFLaTeX, dunque anche i Type1.2.
Lavora direttamente con file in codifica Unicode, perciò non bisogna caricare inputenc ma usare editor che gestiscano in modo completo questo formato. Nemmeno fontenc è necessario, ma può essere utile se si ha bisogno di qualche font tradizionale (esempi?).3.
XeTeX contiene tutte le primitive di TeX e ne aggiunge di proprie, dunque è perfettamente compatibile con i formati usuali come PDFLaTeX.4.
XeTeX scrive un file XDV, poi convertito in PDF dal driver xdvipdfmx. Ma a noi non importa nulla, perché alla fine vedremo sempre un PDF.5.
Manca il supporto completo alla microtipografia: per ora funziona solo la protrusione dei caratteri nel margine.6.
Accetta file .pdf, .eps, .png, .jpeg e altri meno importanti.7.
Richiede due pacchetti ad hoc: fontspec e polyglossia, che gestiscono font e lingue in modo molto potente e semplice.8.
Il pacchetto unicode-math permette di usare i font matematici specifici per Unicode, per il momento limitati a STIX (basato su Times New Roman e contenente centinaia di simboli e molti alfabeti completi) e Asana Math (basato su Palatino). Novità: si possono scrivere le formule con i caratteri Unicode, per avere sorgenti più leggibili. Alcuni pacchetti usuali (amssymb, amsfonts e bm) non vanno caricati.9.
Si può scrivere in alfabeti non latini con caratteri Unicode direttamente nel sorgente.Ciao
Tommaso
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14 Marzo 2012 alle 13:01 #47673::
illinguista1972″ post=70295Giusto per mantenere viva la mia vena logorroica, metto qui sotto nove punti tratti da letture qua e là. Sarebbero punti a favore di XeTeX.
1.
Può adoperare senza dover fare acrobazie tutti i font conosciuti dal sistema operativo installato in formato OpenType o TrueType o ATSUI. Si possono usare anche tutti i font normalmente adoperati con LaTeX o PDFLaTeX, dunque anche i Type1.E in formato Graphite
illinguista1972″ post=702952.
Lavora direttamente con file in codifica Unicode, perciò non bisogna caricare inputenc ma usare editor che gestiscano in modo completo questo formato. Nemmeno fontenc è necessario, ma può essere utile se si ha bisogno di qualche font tradizionale (esempi?).Pochi, direi.
illinguista1972″ post=702953.
XeTeX contiene tutte le primitive di TeX e ne aggiunge di proprie, dunque è perfettamente compatibile con i formati usuali come PDFLaTeX.Non è del tutto vero. Se un pacchetto usa primitive specifiche di pdftex non è detto che possa funzionare con XeTeX, l’esempio principale è epstopdf.
illinguista1972″ post=702954.
XeTeX scrive un file XDV, poi convertito in PDF dal driver xdvipdfmx. Ma a noi non importa nulla, perché alla fine vedremo sempre un PDF.5.
Manca il supporto completo alla microtipografia: per ora funziona solo la protrusione dei caratteri nel margine.6.
Accetta file .pdf, .eps, .png, .jpeg e altri meno importanti.Meglio non usare EPS, però: vengono convertiti al volo usando Ghostscript e questo rallenta il processo, oltre a non dare sempre risultati ottimali.
illinguista1972″ post=702957.
Richiede due pacchetti ad hoc: fontspec e polyglossia, che gestiscono font e lingue in modo molto potente e semplice.8.
Il pacchetto unicode-math permette di usare i font matematici specifici per Unicode, per il momento limitati a STIX (basato su Times New Roman e contenente centinaia di simboli e molti alfabeti completi) e Asana Math (basato su Palatino). Novità: si possono scrivere le formule con i caratteri Unicode, per avere sorgenti più leggibili. Alcuni pacchetti usuali (amssymb, amsfonts e bm) non vanno caricati.9.
Si può scrivere in alfabeti non latini con caratteri Unicode direttamente nel sorgente.Ciao
TommasoCiao
Enrico
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14 Marzo 2012 alle 13:35 #47674::
I punti 3 e 4 non sono corretti;3) Xetex aggiunge delle sue primitive particolari a quelle di TeX, ma non a queslle di pdftex, che è il vero motore degli altri programmi di tipocomposizione del sistema TeX; il programma knuthiano tex, esiste ancora, con le sue primitive, ma serve solo come benchmark (come pietra di paragone) per determinare se un altro programma ha diritto di chiamarsi TeX con opportuni prefissi e suffissi, ma di fatto non si usa più. anche quando esci in formato DVI, è sempre pdftex che lavora, solo che ha il valore contenuto nel contatore interno \pdfoutput posto a 0 (zero) e passa i test di confronto con il tex knuthiano; mentre se è posto a 1 ha l’uscita in formato PDF e molte altre funzionalità di cui non ci rendiamo conto perché tranne pochissimi non abbiamo mai letto il manuale di pdftex, io non l’ho mai letto completamente, ma ti posso assicurare che le primiteve di cui dispone pdftex sono moltissime.
4) Xetex scrive un file XDV convertito in PDF mediante uno speciale programma di conversione xdvipdfmx; anche se alla fine vedremo un file PDF, esso non potrà contenere quei comandi primitivi di pdftex che riguardano il linguaggio PDF, che non potevano stare dentro il file DVU; be’, con \special{pdf:…} forse potrebbero starci, ma di fatto non ne ho viste molte di macro che ricorrano a questo fatto (ne ho viste soltanto nella versione del 2011 del pacchetto pict2e).
Inoltre:
6) i formati grafici che xetex riesce a inglobare sono quelli che hai detto, ma per includere i file eps (che vengono convertiti al volo), bisogna usare \includegraphics*, non basta \includegraphics, oppure devi esplicitare l’opzione booleana clip.
Ancora:
1) Come sai, Enrico nella sua introxelatex.pdf ha mostrato come usare i Type 1 con xelatex; ma il suo esempio è solo dimostrativo; lui stesso di dice che sono pochi gli usi veri e reali di font type 1 con xelatex
7) polyglossia sostituisce babel; aggiunge e toglie funzionalità rispetto a quelle di babel, ma a me piace moltissimo, decisamente più di babel.
fonstspec unisce le funzioni di un ipotetico \usepackage[utf8][fontenc} (inesistente per pdflatex) e di tutti i pacchetti per caricare font che non siano di default, aggiungendo anche le macro necessarie a selezionare le varietà e le funzionalità dei vari font OpenTYpe; fontspec viene usato anche da lualatex.
Sottolineo questo fatto, perché in realtà xelatex può anche farne a meno e può benissimo lavorare anche con babel, inputenc e fontenc; predi un qualunque file predisposto per essere composto con pdflatex: componilo con xelatex: 9 volte su 10 la compilazione va a buon fine senza aver toccato niente; altrimenti, se il file iniziale contiene comandi primitivi di pdftex non conosciuti da xelatex, te li segnala come errori. Ma polyglossia e fontspec consentono di accedere specificatamente alle — e di usare le — proprietà dei font OpenType senza bisogno di mappe o diavolerie particolari, riuscendo ad accedere a tutti i font presenti sulla propria macchina; altrimenti xelatex senza le funzionalità di questi due pacchetti rimarrebbe un sotto insieme di pdflatex.
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15 Marzo 2012 alle 6:00 #47675::
Per come la vedo io, alla fine, si potrebbe parlare di XeLaTeX in termini operativi e soltanto per evidenziare la facilità con cui si possono scrivere altri alfabeti direttamente nell’editor.
Un capitoletto, ma è tutto da vedere, sulla scrittura in altri alfabeti. Ovviamente non per accademia, ma in funzione della laurea in lingue e letterature straniere (e i laureandi sono molti, sapete, non ci sono solo quelli di matematica e fisica e ingegneria 😉 ).Quali alfabeti scegliere? I più gettonati qui da noi: cirillico (con varianti o meno), greco moderno, arabo, ebraico. Una specie di prontuario per poter scrivere brani in lingua all’interno di un documento italiano, con PDFLaTeX e con XeLaTeX. Con il greco lo facciamo già vedere nell’appendice sulle lingue antiche. Rimangono fuori le lingue orientali come cinese e giapponese… Ma mi sembrano ossi troppo duri!
Ciao
Tommaso
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15 Marzo 2012 alle 8:31 #47676::
OldClaudio” post=70281Microsoft produce un solo programma di word processing che può essere paragonato all’unica vettura prodotta dalla Smart; piccola, va da per tutto, fa quel che può e quello lo fa bene.
TUG produce quatto vetture: si guidano tutte nello stesso modo con il markup di LaTeX, basta una sola petente, non è necessaria la A, B, C, eccetera; tuttavia ogni vettura ha le sue caratteristiche.
Caro Claudio, per me il paragone con le macchine non regge molto. Le macchine sono oggetti fisici, le cui caratteristiche sono sostanzialmente prefissate una volta per tutte: è chiaro che se voglio correre in posta una sportiva è il massimo, mentre per andare su uno sterrato un fuoristrada è la scelta migliore; per girare nel traffico cittadino una citycar è la scelta più efficiente, mentre per lunghe percorrenze meglio una berlina.
Un software, però, è un oggetto le cui caratteristiche non sono fissate una volta per tutte: le sue funzioni si possono estendere con moduli opportuni (cosa che generalmente non si può fare con oggetti fisici).
Idealmente, troverei più opportuno avere un solo LaTeX che inglobi le caratteristiche di tutti i programmi. Per esempio, non ho mai capito l’utilità di avere due LaTeX, uno che mangia immagini EPS (ma non PDF, JPG e PNG), l’altro che mangia PDF, JPG e PNG (ma non EPS). Troverei molto più semplice avere un unico LaTeX che possa mangiare allo stesso modo EPS, PDF, JPG e PNG. Frequento il forum da un po’. Ricordo innumerevoli topic di utenti con problemi di compilazione solo perché sceglievano LaTeX (con output in DVI) invece di PDFLaTeX. Un tempo mi era venuta la voglia di mettere nella mia firma “LaTeX vuole immagini EPS, PDFLaTeX vuole PDF, JPG e PNG”. Poi, nelle ultime versioni dell’Arte, finalmente abbiamo deciso di lasciar stare LaTeX e di parlare solo di PDFLaTeX.
Discorso analogo per le funzioni di PDFLaTeX, XeLaTeX e LuaLaTeX: preferirei avere un solo programma, LaTeX, che permetta di usare le funzioni di tutti, senza dover essere costretto a giostrarmi tra più programmi “quasi identici” ma incompatibili. Fra l’altro, scegliere a priori non ha molto senso. Per esempio, potrei scrivere un documento con PDFLaTeX e accorgermi in corso d’opera di voler usare font strani, e allora sarei costretto a portare il tutto a XeLaTeX. Di esempi così se ne potrebbero fare tanti. Idealmente, meglio unico LaTeX con tutte le funzioni disponibili sotto il cofano: mi bastano i font standard? e allora scrivo il mio documento con un preambolo minimale. Mi accorgo di aver bisogno di usare font strani? Cambio il preambolo di conseguenza. Il tutto senza dover fare scelte a priori e senza dover essere costretto a cambiare programma. Non vorrei che con quattro LaTeX fra cui scegliere la confusione dei principianti aumentasse.
Ciao,
L.
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15 Marzo 2012 alle 8:36 #47677::
Col Mac e con TeX l’osso più duro è certamente l’arabo. Non ho provato con il cinese, ma col giapponese ho provato e, conoscendo la lingua, che io non conosco, non è difficile; il driver per la tastiera giapponese del Mac offre un sistema chiamato Kotoeri: scrivi la traslitterazione di ciascuna parola in caratteri latini, e Kotoeri ti apre una finestrella dove ti presenta tutte le ortografie hiragana, katakana, kanji, fra le quali scegli quella che corrisponde alla parola cercata; gli ideogrammi vanno nel testo e la finestrella si chiude per riaprirsi alla prossima parola. Ecco dove bisogna conoscere al lingua, visto che in giapponese parole omofone non sono omografe, come succede in italiano. Ma un laureando in lingue orientali dovrebbe conoscere la lingua a sufficienza per procedere in questo modo. Mia nuora giapponese, che usa questo metodo da sempre, scrive velocissima.L’ebraico non è particolarmente difficile da scrivere sul Mac, solo che bisogna fare attenzione al fatto che molti movimenti del cursore sono rovesciati.
L’arabo è difficile perché bisogna scrivere in arabo, con la tastiera che permette di usare quello dei quattro segni corrispondenti alle lettere slegate e da sinistra a destra, poi LaTeX deve fare andare un preprocessore che inverte l’ordine per scrivere da destra a sinistra e lega le lettere (o seguito una tesi per la scrittura in arabo di un dottorando dei una delle università di Marrakesh, quando ancora XeLaTeX non esisteva. Non ho approfondito con Xe, quindi non so se sia possibile scrivere direttamente senza bisogno del preprocessore).
Greco e cirillico con i driver di tastiera del Mac e con la sua tastiera virtuale non danno nessun problema. Ovviamente per il greco io uso il driver Greek Polytonic. Per il cirillico uso il driver Russian Phonetic, che però consente di scrivere anche nelle varianti cirilliche delle altre lingue che usano quell’alfabeto.
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31 Marzo 2012 alle 9:19 #47678::
Probabilmente è già stato chiesto: avete in programma di pubblicare una versione in (X)HTML?Capisco che così si perderebbe l’impaginazione, ma a volte capita di essere in giro senza la copia cartacea o il file sotto mano, e scaricare ogni volta più di 11MB per controllare magari solo un dettaglio scoccia abbastanza.
Ciao!
Carlo
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31 Marzo 2012 alle 9:41 #47679::
Stemby” post=70936Probabilmente è già stato chiesto: avete in programma di pubblicare una versione in (X)HTML?
Capisco che così si perderebbe l’impaginazione, ma a volte capita di essere in giro senza la copia cartacea o il file sotto mano, e scaricare ogni volta più di 11MB per controllare magari solo un dettaglio scoccia abbastanza.
Non conosco il punto di vista di Tommaso, ma il mio è negativo: l’Arte è l’Arte, il formato PDF le permette un’impaginazione adeguata. Ci sono casi in cui (anche) la forma è sostanza. Fra l’altro, 11 mega non sono poi tantissimi.
Ciao,
L.
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31 Marzo 2012 alle 9:47 #47680::
Prprio perché 11 MiB non sono tantissimi, vale la penda di averli su una chiave USB o di averli messi nel disco del netbook o del laptop che eventualmente si ha a disposizione quando si va in giro (altrimenti che serve avere bisogno di consultare L’Arte, quando si è in giro, se non si dispone di qualcosa con cui scrivere con LaTeX?Sono d’accordo con Lorenzo sull’inopportunità di trasformare iL’Arte in un file XML o HTML, anche solo quello di appaiarne una versione per il wen con una versione da stampare o anche da leggere a schermo sul proprio desktop o laptop o netbook o iPad, o quel che è.
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31 Marzo 2012 alle 11:07 #47681
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31 Marzo 2012 alle 22:29 #47682::
Sto dando una scorsa veloce all’ultima edizione, ed effettivamente pensando ad una prossima revisione potreste forse inserire una piccola integrazione riguardante l’uso del simbolo dell’euro:http://www.guitex.org/home/index.php?option=com_kunena&func=view&catid=5&id=70765&Itemid=71&lang=en
Saluti!
Carlo
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16 Aprile 2012 alle 17:59 #47683::
osservazione stupida ma …
a pagina 125 dell’arte si parla di indici analitici e viene dettoPer produrre la sezione dell’indice analitico nel documento e mandarne il
relativo titolo nell’indice generale, immediatamente prima di \end{document
} vanno date le stesse sequenze di comandi viste per la bibliografia nel
paragrafo 7.1 a pagina 109:
\cleardoublepage
%\phantomsection
\addcontentsline{toc}{chapter}{\indexname}
\printindex
se la classe in uso è book o report, e
%\clearpage
%\phantomsection
\addcontentsline{toc}{section}{\indexname}
\printindex
se la classe è article. Il codice
\documentclass{article}
…
\usepackage{makeidx}
\makeindex
…
\begin{document}
Si possono inserire nell’indice analitico singole parole
come \emph{arte}\index{arte}, oppure intere espressioni
come questa\index{intere espressioni come questa}.
…
\addcontentsline{toc}{section}{\indexname}
\printindex
\end{document}perché questa differenza di trattamento di article rispetto a book e report?
cerco il pelo nell’uovo?
ciao
claudio
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16 Aprile 2012 alle 20:21 #47684
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18 Aprile 2012 alle 15:49 #47685::
Cari Lorenzo e Tommaso 🙂 Sull’Arte c’è un intero capitolo dedicato alla matematica, ma non c’è nemmeno un paragrafo dedicato alla grafica vettoriale. Visto che chi tratta di matematica non è raro che abbia la necessità di tracciare grafici, non sarebbe il caso di aggiungere un paragrafo, non dico dedicato a TikZ, ma almeno a pgfplots con un paio di esempi (uno di funzione generata direttamente dal pacchetto e l’altro di file importato)? Qualcosa di molto semplice, solo per introdurre il pacchetto.P.S.: lo so che sono rompiscatole 😛
Ciao
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18 Aprile 2012 alle 16:32 #47686
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18 Aprile 2012 alle 17:43 #47687::
Liverpool” post=71726Cari Lorenzo e Tommaso 🙂 Sull’Arte c’è un intero capitolo dedicato alla matematica, ma non c’è nemmeno un paragrafo dedicato alla grafica vettoriale. Visto che chi tratta di matematica non è raro che abbia la necessità di tracciare grafici, non sarebbe il caso di aggiungere un paragrafo, non dico dedicato a TikZ, ma almeno a pgfplots con un paio di esempi (uno di funzione generata direttamente dal pacchetto e l’altro di file importato)? Qualcosa di molto semplice, solo per introdurre il pacchetto.
P.S.: lo so che sono rompiscatole 😛
Ciao
Ciao,
su questo argomento Lorenzo è inamovibile. 🙂 Dobbiamo farcene una ragione. La guida di Oetiker nella sua ultima versione ha una parte che riguarda il disegno, così come la guida di van Dongen. Si tratta di una materia vastissima, che personalmente non saprei da che parte prendere.Non c’è nemmeno una parte che riguarda la scrittura in altri alfabeti (potrebbe essere utile l’arabo, il russo, il giapponese, l’ebraico). Non ci sono altre parti che in una guida di base faticherebbero a entrare. Anche a me piacerebbe un sacco saper usare TiKZ.
Piuttosto, sarebbe bello sapere che cosa gli utenti vorrebbero trovare nell’Arte. Tu una sezione sul disegno. Altri? Così, tanto per sapere 🙂
Ciao
Tommaso
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19 Aprile 2012 alle 6:11 #47688::
Tommaso, io pgfplots lo so usare abbastanza bene (TikZ molto meno), perciò il discorso non lo facevo per me, ma perché penso che l’Arte sarebbe più completa così. Non dico un’intera sezione dedicata al disegno, ma solo un paragrafo dedicato alla realizzazione di grafici. Sono d’accordo anch’io che le potenzialità di TikZ siano troppo vaste da rientrare in una guida di base, per questo ho citato pgfplots che è molto più semplice. Basterebbe dire: <> con un paio di esempi senza entrare nemmeno nel dettaglio della spiegazione dei comandi. < >. In modo che chi abbia la necessità di inserire dei grafici nel proprio documento sappia che c’è anche questa strada. Una domanda: nell’Arte dite che [tt]listings[/tt] è incompatibile con Unicode. Come fate a saperlo?
Per Tommaso: mi piacerebbe che scrivessi una guida sull’integrazione tra Lilypond e LaTeX. Non credo che ce ne siano altre in giro e sarebbe veramente preziosa.
Ciao
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19 Aprile 2012 alle 6:30 #47689::
Una domanda: nell’Arte dite che listings è incompatibile con Unicode. Come fate a saperlo?
Non è che sia proprio incompatibile con UNICODE; nel senso che se un documento scritto con l’encoding utf8 contiene dei listati da comporre con listings, questo funziona perfettamente se il listato contiene SOLO CARATTERI ASCII A 7 BIT (in realtà come dovrebbe sempre essere; ma se il listato contiene commenti o infix words con caratteri non ASCII, allora listings non funziona). Enrico però ha mostrato che è possibile configurare listings in modo che possa usare i caratteri non ASCII, definendoli attivi e assegnando loro la definizione che usa solo la codifica interna di TeX, cioè solo caratteri ASCII, oppure i codici \char\string”
. Secondo me è giusto che nell’arte sia detto che listings è incompatibile con Unicode; per renderlo compatibile ci vogliono magie che sono fuori della portata dei lettori considerati come target dagli autori Lorenzo e Tommaso; aggiungere una frase o una nota che dica “sarebbe possibile renderlo compatibile mediante operazioni molto avanzate” lascerebbe il tempo che trova, anche se apre uno spiraglio alla speranza che non tutto sia perduto. Oppure una frase come quella che ho scritto in maiuscolo sopra; ma quanti sono i newbie che sanno cosa siano i caratteri ASCII a 7 bit?
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19 Aprile 2012 alle 6:39 #47690::
OldClaudio” post=71737Secondo me è giusto che nell’arte sia detto che listings è incompatibile con Unicode
Va bene così. Lo chiedevo perché ho un sorgente utf8 che usa listings per un codice minuscolo e non avevo riscontrato nessuna incompatibilità, ma guarda caso non ci sono commenti. D’altra parte sul manuale non mi sembra che dica qualcosa in merito.
Grazie per la dritta: avrei convertito da latin1 a utf8 un documento lunghissimo, per poi scoprire che i codici mi avrebbero dato errore 🙁Ciao
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19 Aprile 2012 alle 8:35 #47691::
Liverpool” post=71736Per Tommaso: mi piacerebbe che scrivessi una guida sull’integrazione tra Lilypond e LaTeX. Non credo che ce ne siano altre in giro e sarebbe veramente preziosa.
Eh 🙂
Farebbe comodo anche a me. Un noto autore delle mie parti qualche tempo fa mi diede un codice per scrivere facilmente codice LilyPond in un documento .tex. Le cose si sono evolute: TeXShop (e TeXnicle) comprende anche LilyPond tra i motori di composizione il che vuol dire che può essere usato come editor per la musica, anche se senza alcune facilitazioni, prime tra tutte quelle di jEdit con il suo LilyPondTool, fermo purtroppo a gennaio 2010. Guarda la pagina web di Nicola Vitacolonna (http://users.dimi.uniud.it/~nicola.vitacolonna/home/software).
Il noto autore disse all’epoca che un pacchetto per integrare Lily con LaTeX si poteva fare, ma poi non si è fatto. Nessun rimprovero, beninteso, ma credo, se l’autore vorrà intervenire, che ci siano problemi importanti.
Esiste il programma lilypond-book (http://lilypond.org/doc/v2.15/Documentation/usage/lilypond_002dbook.it.html) per integrare musica e testo, ma il documento non ha estensione .tex (che è quello che ci interessa).Io ho scritto un paio di tesi per amici con LaTeX e la qualità di LilyPond. Il risultato è meraviglioso, ovviamente, sembrano figli della stessa madre. Il codice che mi diede il noto autore funzionava e mi permetteva di includere esempi musicali compilati a parte come PDF in un semplice ambiente lilypond. Il problema più grande è appunto che si tratta di file esterni, e non spezzabili, come non spezzabili sono le figure in LaTeX. Se la pagina di musica eccede la pagina del documento, siamo fritti. Per qualche riga o singole battute, invece, va alla grande, si può regolare il pentagramma per giustificarlo alla gabbia corrente. Ma sempre di file esterno si tratta.
Il gol sarebbe poter scrivere:
`\dots come si vede nell'esempio seguente:
\begin{lilypond}
\end{lilypond}
Il tema principale è in la maggiore, e ritorna\dots`
Ma tutto questo in un documento .tex da compilare con pdflatex.
Ciao
Tommaso
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19 Aprile 2012 alle 9:24 #47692::
Il link alla documentazione di LillyPond e lilypond-book riporta numerose informazioni compresi ambienti tipo \begin{lilypond}…\end{lillypond} che sembra che facciano quello che dici; in realtà non ho capito bene come si usi lilypond-book, anche se la documentazione per l’uso insieme a LaTeX sembra abbastanza estesa.
Il punto è che ho provato a installare LillyPond sul mio Lion ma nel sito c’è scritto esplicitamente che l’attuale versione è incompatibile con Lion.Tornando alla grafica, sappiamo tutti quanto Lorenzo sia contrario alla grafica programmata. Io non sono contrario, anzi. ma c’è un punto che Lorenzo forse dimentica o vuole dimenticare; l’ambiente picture per la grafica programmata è parte integrante di LaTeX ed è documentato in un appostito capitolo del manuale di Leslie Lamport. La versione del 1994 o 1995 del manuale dà anche le istruzioni per l’estensione dell’ambiente che lui non ha scritto, ma che 10 anni dopo hanno scritto altri e hanno creato il file pict2e apposta per introdurre queste estensioni in LaTeX2e, che è poi quello descritto (insieme a numerosi pacchetti di personalizzazione nell’Arte); questo pacchetto è vico e vivace e l’ultimo aggiornamento è del 2011.
Certamente co tikz si fanno disegni molto più belli; certamente con PSTricks si fanno disegni altrettanto belli confrontabili con quelli di tikz. l’ambiente picture è molto più “ruspante”, ma permette di fare moltissime cose. Del resto, siccome sono un utilizzatore frequente di questo ambiente, sapete benissimo che lo sostengo, e ne ho scritto anche un articoletto sull’ultima ArsTeXnica, che è stato ripreso da TUGboat e apparirà nel prossimo numero di TB.
Con questo non voglio dire che l’ambiente picture debba essere l’unico ad essere usato, per carità, non mi passa nemmeno per la mente, ma siccome è un ingrediente essenziale di LaTeX2e, oltre che l’ambiente cui si appoggiano pacchetti come eso-pic, watermark, e simili, la conoscenza di quei quattro comandi di picture non guasterebbero per niente.Sia ben chiaro: capisco benissimo le preoccupazioni di Lorenzo in merito alla grafica programmata; capisco benissimo che questa è spesso troppo avanzata per i neofiti; certo non è troppo avanzata quella di picture: è sicuramente più semplice che non comporre una presentazione con beamer; più semplice che non fare un diagramma con pgfplots, più semplice che non personalizzare ClassicThesis 😐
-
19 Aprile 2012 alle 15:39 #47693::
OldClaudio” post=71742Il link alla documentazione di LillyPond e lilypond-book riporta numerose informazioni compresi ambienti tipo \begin{lilypond}…\end{lillypond} che sembra che facciano quello che dici; in realtà non ho capito bene come si usi lilypond-book, anche se la documentazione per l’uso insieme a LaTeX sembra abbastanza estesa.
Il punto è che ho provato a installare LillyPond sul mio Lion ma nel sito c’è scritto esplicitamente che l’attuale versione è incompatibile con Lion.Tornando alla grafica, sappiamo tutti quanto Lorenzo sia contrario alla grafica programmata. Io non sono contrario, anzi. ma c’è un punto che Lorenzo forse dimentica o vuole dimenticare; l’ambiente picture per la grafica programmata è parte integrante di LaTeX ed è documentato in un appostito capitolo del manuale di Leslie Lamport. La versione del 1994 o 1995 del manuale dà anche le istruzioni per l’estensione dell’ambiente che lui non ha scritto, ma che 10 anni dopo hanno scritto altri e hanno creato il file pict2e apposta per introdurre queste estensioni in LaTeX2e, che è poi quello descritto (insieme a numerosi pacchetti di personalizzazione nell’Arte); questo pacchetto è vico e vivace e l’ultimo aggiornamento è del 2011.
Certamente co tikz si fanno disegni molto più belli; certamente con PSTricks si fanno disegni altrettanto belli confrontabili con quelli di tikz. l’ambiente picture è molto più “ruspante”, ma permette di fare moltissime cose. Del resto, siccome sono un utilizzatore frequente di questo ambiente, sapete benissimo che lo sostengo, e ne ho scritto anche un articoletto sull’ultima ArsTeXnica, che è stato ripreso da TUGboat e apparirà nel prossimo numero di TB.
Con questo non voglio dire che l’ambiente picture debba essere l’unico ad essere usato, per carità, non mi passa nemmeno per la mente, ma siccome è un ingrediente essenziale di LaTeX2e, oltre che l’ambiente cui si appoggiano pacchetti come eso-pic, watermark, e simili, la conoscenza di quei quattro comandi di picture non guasterebbero per niente.Sia ben chiaro: capisco benissimo le preoccupazioni di Lorenzo in merito alla grafica programmata; capisco benissimo che questa è spesso troppo avanzata per i neofiti; certo non è troppo avanzata quella di picture: è sicuramente più semplice che non comporre una presentazione con beamer; più semplice che non fare un diagramma con pgfplots, più semplice che non personalizzare ClassicThesis 😐
La documentazione di LilyPond è peggio di quella di memoir e minitoc e titlesec messa insieme. Quando si mette sul leggio una parte scritta con Lily, però, tutti gli altri software di notazione musicale spariscono: la leggibilità è prodigiosa, anche in condizioni di scarsa luce. Ve lo dico io che suono.
Se si tratta di raccogliere le notizie di lilypond-book in un documento unico, posso provarci, mi ci vorrà un po’ di tempo.
Per quanto riguarda il disegno programmato, si sa che non è facile. Si potrebbero indicare però i pacchetti migliori, facciamone una lista oculata con accanto le principali caratteristiche, specie quelle che li distinguono tra di loro. Invito chi se ne intende a farlo. Come invito gli amministratori del forum a creare una sezione autonoma sul disegno.
Ultimamente sono stati creati pacchetti per disegnare molto semplicemente istogrammi, linee del tempo, curriculum vitae con semplici comandi che mascherano codice TiKZ.
Si potrebbero indicare, trovo.Ciao
Tommaso
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20 Aprile 2012 alle 8:35 #47694::
illinguista1972″ post=71754Se si tratta di raccogliere le notizie di lilypond-book in un documento unico, posso provarci, mi ci vorrà un po’ di tempo.
Allora non ti preoccupare. Pensavo avessi già le idee “ben chiare” su cosa fare, ma se ti devi mettere a studiare per conto terzi, non è giusto che te lo si chieda: a questo punto non vedo perché non dovrei farlo da solo.
Grazie per la disponibilità.Comunque non sapevo dell’avversione di Lorenzo per la grafica programmata, altrimenti non avrei tirato fuori l’argomento. Come dice @OldClaudio, è molto più difficile fare una presentazione con beamer, che un diagramma cartesiano con pgfplots; e aggiungo che, almeno per me, è molto più frequente la necessità di realizzare un grafico che non una presentazione. Fine della storia.
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20 Aprile 2012 alle 8:47 #47695::
Liverpool” post=71774
Se si tratta di raccogliere le notizie di lilypond-book in un documento unico, posso provarci, mi ci vorrà un po’ di tempo.
Allora non ti preoccupare. Pensavo avessi già le idee “ben chiare” su cosa fare, ma se ti devi mettere a studiare per conto terzi, non è giusto che te lo si chieda: a questo punto non vedo perché non dovrei farlo da solo.
Grazie per la disponibilità.Comunque non sapevo dell’avversione di Lorenzo per la grafica programmata, altrimenti non avrei tirato fuori l’argomento. Come dice @OldClaudio, è molto più difficile fare una presentazione con beamer, che un diagramma cartesiano con pgfplots; e aggiungo che, almeno per me, è molto più frequente la necessità di realizzare un grafico che non una presentazione. Fine della storia.
Bisogna fare prove con lilypond-book e vedere se la parte musicale si spezza in due pagine. Credo che sia l’ostacolo più grosso. Ma mi pare che \pagebreak non sia ammesso.
Rimane valido che mi piacerebbe una lista dei 5 pacchetti o ambienti più validi per disegnare. Personalmente non ho le idee chiare su cosa differenzi esattamente l’uno dall’altro. Ma, come dici tu, posso studiare da solo 🙂
Ciao
Tommaso
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20 Aprile 2012 alle 11:34 #47696::
Liverpool” post=71774Comunque non sapevo dell’avversione di Lorenzo per la grafica programmata, altrimenti non avrei tirato fuori l’argomento. Come dice @OldClaudio, è molto più difficile fare una presentazione con beamer, che un diagramma cartesiano con pgfplots; e aggiungo che, almeno per me, è molto più frequente la necessità di realizzare un grafico che non una presentazione. Fine della storia.
Carissimi, la mia avversione al disegno programmato non è qualcosa di irrazionale, ma è frutto di considerazioni meditate. In anni di forum ho cambiato idea innumerevoli volte, ma nessuno, finora, è mai riuscito a convincermi dell’opportunità di spiegare il disegno programmato nell’Arte.
Ecco alcuni esempi “veri”, tratti dalla mia tesi di laurea in fisica.


E un esempio, anch’esso “vero”, tratto dalla mia tesi di laurea in matematica.

Sono disegni semplicissimi. I primi esempi “qualitativi” (fin troppo spartani) li ho realizzati con un programma di grafica vettoriale: ci ho messo un paio d’ore per imparare il funzionamento del programmino e qualche decina di minuti per realizzarli. L’ultimo esempio, anch’esso semplicissimo, è invece di tipo “quantitativo” (una funzione definita a tratti e una gaussiana): l’ho fatto con Mathematica, e ci ho messo diverse ore per imparare il funzionamento del programma, e pochi secondi per farlo (una volta imparato l’uso di base).Le domande che faccio agli amici fan del disegno programmato sono queste:
- Qualcuno sa scrivere il codice necessario per realizzare con LaTeX questi (semplicissimi, ripeto), disegni?
- Soprattutto, quanto tempo sarebbe necessario a un principiante per a) imparare gli strumenti necessari per realizzare i disegni e b) per realizzarli effettivamente, una volta imparati tali strumenti?
Naturalmente, questo non è ancora nulla: può essere necessario realizzare disegni ben più complessi di questi! Liverpool fa riferimento a grafici cartesiani; certo, può capitare eccome di doverli disegnare. Per esempio, questo grafico l’ho ottenuto con un’istruzione di una riga con Mathematica.

Lancio la mia sfida.- C’è qualche forumista esperto di disegno programmato che è in grado di riprodurre i disegni che ho allegato in questo intervento? Quanto tempo e quante righe di codice ci vogliono?
- C’è qualche forumista completamente a digiuno di disegno programmato che ha voglia di provare a riprodurre i disegni che ho allegato in questo intervento? Quanto tempo ci vuole?
Credo che ognuno debba fare il suo mestiere: il mestiere di LaTeX è quello di impaginare documenti meravigliosi, non quello di fare disegni. Se si deve disegnare, penso che LaTeX sia più che altro un impiccio: come usare una Ferrari per andare dal salotto al bagno di casa. Chiedere a un tesista principiante di fare i suoi disegni con LaTeX e di scrivere decine e decine di righe astruse (si vedano gli esempi della guida di Oetiker) per fare un disegnino mi sembra semplicemente fuori dalla realtà.
Ciao,
L.
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20 Aprile 2012 alle 12:57 #47697::
lorenzo.pantieri” post=71782Quanto tempo e quante righe di codice ci vogliono?
Già! Quanto tempo… Ma non si membra che con LaTeX abbiamo mai fatto una questione di tempo o di righe con altri programmi. Altrimenti dovremmo chiederci: quanto tempo ci vuole per farlo con Word? Quante righe di codice di preambolo servono prima di poter iniziare a scrivere qualcosa di sensato? Quanto tempo c’è voluto per imparare i comandi di LaTeX prima di ottenere qualcosa di decente? Ne abbiamo fatto una questione di qualità e nel tuo discorso non se ne fa proprio cenno (soprattutto nell’immagine tridimensionale di Mathematica 😛 ).
Anch’io, per studio e per lavoro, ho imparato Matlab e Mathematica. Nella mia tesi li ho usati tutti e due, più un programma di grafica vettoriale e uno di rendering per modellazione tridimensionale, perché all’epoca non conoscevo ancora TikZ e compagni. L’effetto è che nelle immagini (raster) incluse, la perdita di qualità si nota, oltre alla differente formattazione del testo. Ora probabilmente proverei a fare tutto (o quasi) con LaTeX. Ci metterei più tempo, ma sarei probabilmente più soddisfatto del risultato.Altra questione. Per lavoro utilizzo un simulatore professionale (costo intorno ai 2500 $, se non ricordo male). Questo simulatore genera diagrammi cartesiani ma, non ci crederai, non ha alcuna funzione seria di esportazione delle immagini se non un “copia gli appunti”. Ti lascio immaginare la qualità dei risultati. Ha però una funzione di esportazione dei dati in un file di testo. Per me è molto più efficiente esportare i valori per importarli in pgfplots, piuttosto che incollare il file d’immagine scadente nel documento. Qui non c’è storia.
Vorrei accettare la tua sfida, ma penso di essere fuori target: non sono un principiante e non sono un esperto di disegno, perciò come interpreteremmo i miei risultati? E poi sono un perfezionista, perciò chissà quante ore ci metterei per rifare i tuoi disegni (ma succederebbe anche con il programma di grafica vettoriale)…
Ciao
-
20 Aprile 2012 alle 13:21 #47698::
Lorenzo, non posso accettare la tua sfida, perché non sono digiuno di grafica programmata.Quello che tu affermi ed esemplifichi costituisce una serie di affermazioni valide, sì, ma che assomigliano troppo alle giustificazioni che coloro che sono abituati ad usare Word oppongono per “dimostrare” che LaTeX non è meglio di LaTeX, anzi…
Ci sono programmi e programmi; ci sono disegni e disegni. Ci sono anche risultati e risultati. Io non useriei matematica se non costretto con la forza o dlALla necessità; è un ottimo programma, ma i suoi disegni, a prima vista bellissimi come il sombrero tagliato [il (sin x)/x saturato in altezza) che credo sia difficilissimo da fare anche con tikz o pstricks; io non ci provo nemmeno; per giunta con i colori sfumati secondo una regola che non ho capito.
I disegni di Galileo si fanno tranquillamente con picture (pict2e, s’intende), provare per credere. Quelli con le curve gaussiane si fanno tranquillamente con curve2e (estensione di pict2e) e facilmente con tikz o pstricks.
Quanto tempo ci vuole per imparare pict2e o tikz o pstricks? Diffcile da dire, ma se tanto mi da tanto picture è descritto in uns mezza dozzina di pagine; pict2e in una quindicina di pagine, curve2e in una trentina di pagine. Tikz è descritto da un lunghissomomanuale che scoraggia se uno non capisce come usarlo bene, ma il minimo che bisogna leggere sono un paio di centinaia di pagine. PSTricks l’ho sempre trovato mal documentato e non ne consulto la documentazione da tempo; ricordo malloppi di 200-300 pagine. Lo evito accuratamente, senza sminuirne il valore che per certi disegni credo che sia insostituibile, ma lo evito con cura per evitare con cura di produrre file pdf che passano attraverso il Page Description Language DVIe che fa perdere non poche funzionalità del formato/linguaggio pdf.
Ma se veniamo ai risultati, non c’è dubbio che i programmi nativi del sistema TeX, forse difficili da usare e non adatti a un principiante, sono stilisticamante coerenti con la parte testuale composta magistralmente con i programmi del sistema TeX. In particolare i font sono gli stessi, le formule che fan parte del grafico hanno lo stesso aspetto di quelle che ci sono nel testo; gli assi e le graduazioni sono professionalmente accettabili anche in Europa, mentre il sombrero troncato, anche se bellissimo, non soddisfa le norme di disegno tecnico emesse dal’UNI (e si tratta di norme che probabilmente sono riprese dalle corrispondenti norme ISO che io però non ho mai avuto modo di consultare); In sostanza non è un disegno che potrebbe andare in un capitolato o in una perizia, specialmente se fatta per un tribunale; l’inosservanza delle norme la rende invalida.
Se veniamo alle potenzialità di pict2e, il cui manuale contiene anche le poche pagine del manuale di Lamport, credo che nessuno possa metterci più di mezz’ora a leggerle lentamente e con cura per essere in grado di usarne i comandi; poi come tutti gli strumenti richiede un periodo di rodaggio per imparare ad usarli al meglio. Tieni presente che più del 90% delle figure che appaiono nella GuidaGuIT sono fatte con pict2e; possono piacere o non piacere, ma sono funzionali e in generale fanno capire subito il messaggio grafico che deve essere trasmesso al lettore. Se non raggiungono questo obbiettivo è colpa mia, non di pict2e.
Io ribadisco il concetto: L’Arte contiene molte più cose e più approfondite di quello che si trova nel Manuale di Lamport… salvo il disegno, che Lamport, invece, ha ritenuto essere una informazione di base per tutti. Se devo consigliare un manuale ad un principiante, consiglio l’Arte, non il manuale di Lamport; tuttavia mi spiace che questa piccola descrizione (disegno programmato) di base sia omessa.
E sempre ribadendo: LaTeX è meraviglioso e ho dimostrato in mille modi quanto io lo apprezzi; ma non lo userei mai per comporre un dépliant pubblicitario.
Ciao
Claudio
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20 Aprile 2012 alle 13:28 #47699::
1. Vero, la qualità di un disegno fatto con LaTeX può essere superiore a quella di altri programmi, ma non è detto, almeno fino a quando qualcuno non mi farà vedere (per esempio) la versione LaTeX dei grafici che vi ho sottoposto nel topic precedente (compresi quelli fatti con Mathematica!) e mi convincerà che la qualità raggiungibile con LaTeX è superiore.2. Dubito che con LaTeX sia possibile riprodurre (in tempi “umani”…) tutti i disegni ottenibili con software dedicati. Per esempio, date un’occhiata qui:
http://graffletopia.com/?page=1
Quanto tempo ci si metterebbe con LaTeX a riprodurre quei risultati?3. Se per ottenere grafici modesti devo scrivere decine e decine di righe di codice e investire ore e ore (meglio: giorni e giorni) di studio, il gioco comincia a non valere più la candela. Questo vale soprattutto per il lettore ideale dell’Arte, che è un principiante che vuol scriversi la tesi, che vuole concentrarsi sul contenuto della tesi, e non ha troppo tempo da investire nell’apprendimento degli strumenti con cui scriverla.
4. Francamente, continua a sfuggirmi l’utilità di scrivere decine e decine di righe per fare un disegnino. Dove sarebbe l’utilità?
5.
Liverpool” post=71786Vorrei accettare la tua sfida, ma penso di essere fuori target: non sono un principiante e non sono un esperto di disegno, perciò come interpreteremmo i miei risultati? E poi sono un perfezionista, perciò chissà quante ore ci metterei per rifare i tuoi disegni (ma succederebbe anche con il programma di grafica vettoriale)…
Come vedi, non se ne esce. Diciamo che la sfida è aperta. Se tu e i fan del disegno programmato volete convincermi che ho torto (cosa che, ripeto, è accaduta innumerevoli volte in passato), dovete rispondere alla sfida! 🙂
Ciao,
L.
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20 Aprile 2012 alle 13:47 #47700::
OldClaudio” post=71787Quello che tu affermi ed esemplifichi costituisce una serie di affermazioni valide, sì, ma che assomigliano troppo alle giustificazioni che coloro che sono abituati ad usare Word oppongono per “dimostrare” che LaTeX non è meglio di LaTeX, anzi…
No, non sono d’accordo.
Proprio recentemente ho dovuto spiegare a un mio collega “perché LaTeX è meglio di Word”. Gli ho fatto dei semplici, classici esempi. Pensa di avere un documento con decine e decine di formule, immagina di essere alla fine del lavoro e di dover inserire o togliere una formula, ecco che ti tocca correggere a mano tutta la numerazione, compresi i riferimenti incrociati. Vedi allora che inserendo una formula con \begin{equation} e riferendoti a essa con \label e \ref, se all’inizio ciò può spaventare e richiede un minimo di apprendistato, ben presto ti accorgi che il gioco vale la candela, perché tutta la numerazione è automatica, e finisci così per risparmiare un sacco di tempo. Altro esempio: dov’è il vantaggio di introdurre i capitoli con \chapter e i paragrafi con \section? Beh, occorre imparare la sintassi di qualche comando, ma lo sforzo è subito ripagato: in questo modo la numerazione della sezione dei documenti è automatica, basta un clic se si modifica il sezionamento e basta \tableofcontents per fare l’indice. Eccetera.
Insomma, LaTeX richiede un minimo di apprendistato, ma ripaga subito se si scrive un documento “significativo”.
Dov’è invece il vantaggio di disegnare punti, linee e superfici scrivendo codice, e procedendo alla cieca?
OldClaudio” post=71787E sempre ribadendo: LaTeX è meraviglioso e ho dimostrato in mille modi quanto io lo apprezzi; ma non lo userei mai per comporre un dépliant pubblicitario.
Appunto. Per comporre un depliant (o un biglietto da visita, o un menu…) LaTeX è d’intralcio: non lo consiglierei a nessuno per cose di questo genere. Allo stesso modo, non consiglierei a nessuno di usare LaTeX per disegnare. La ragione è la stessa: non ha senso.
OldClaudio” post=71787Ma se veniamo ai risultati, non c’è dubbio che i programmi nativi del sistema TeX, forse difficili da usare e non adatti a un principiante, sono stilisticamante coerenti con la parte testuale composta magistralmente con i programmi del sistema TeX. In particolare i font sono gli stessi, le formule che fan parte del grafico hanno lo stesso aspetto di quelle che ci sono nel testo […].
Vero, un disegno con LaTeX è coerente col resto del documento: questa è, per me, la sola ragione che potrebbe spingere qualcuno a usare LaTeX per disegnare. Ma chiedere a un laureando di investire tanto tempo (quanto? la sfida è aperta!) per imparare il disegno programmato mi pare eccessivo, tutto qui.
OldClaudio” post=71787Io ribadisco il concetto: L’Arte contiene molte più cose e più approfondite di quello che si trova nel Manuale di Lamport… salvo il disegno, che Lamport, invece, ha ritenuto essere una informazione di base per tutti. Se devo consigliare un manuale ad un principiante, consiglio l’Arte, non il manuale di Lamport; tuttavia mi spiace che questa piccola descrizione (disegno programmato) di base sia omessa.
L’Arte è più vostra che mia: se mi convincerò che questa è una lacuna, la colmeremo. Ma per ora la mia reazione è la stessa che se uno mi dicesse “ehi, nell’Arte non si spiega come fare un biglietto da visita!”. La mia reazione è: “certo, ed è voluto: usa Pages!” 😉
A presto,
L.
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20 Aprile 2012 alle 14:02 #47701::
Anche con Word si possono mettere riferimenti incrociati (pure alle formule). Il fatto è che chi usa Word crede di saperlo usare. Così non è. Alla fine credo sia tutta una questione di preconcetti. Conosco persone che sanno risolvere sistemi di equazioni alle derivate parziali con codici numerici (per me non è poi così facile), è poi fanno la faccia bianca davanti a LaTeX.Pur essendo un sostenitore di TikZ & company non l’ho mai studiato per davvero. Però, solo per curiosità, ho aperto il manuale di pgfplots e ne ho ricavato questo
`\addplot3[surf] {x^2+y^2};`
Come vedi è una semplicissima riga di codice. Si può personalizzare e migliorare e così viene richiesta qualche riga in più. Però, se vogliamo metterla sul piano del numero di righe, perché usiamo LaTeX?Per il resto quoto quanto hanno detto OldClaudio e Liverpool. Per quanto riguarda l’arte, è per neofiti, e forse non ha molto senso spiegare queste cose, ma qualche citazione ci sta bene.
Ciao
Orlando
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20 Aprile 2012 alle 14:15 #47702::
Questa discussione sul disegno programmato capita veramente a fagiolo perché proprio in questi giorni scrivo una piccola guida incentrata su TikZ. 😀Seconda casualità, ho letto un post interessante su TeX.StackExchange che riporto in quanto può offrire a tutti spunti nuovi: link.
È innegabile che per riuscire fare cose eccellenti con TikZ serva un po’ di tempo, ma la qualità? Vogliamo mettere? Dal mio punto di vista non c’è storia. Lorenzo in un post precedente ha inserito un link (punto 2). Io consiglio:
Scrivere quel codice non vuol dire procedere alla cieca, ma “inventare”, “costruire” e “modellare” la propria figura. 🙂 Il codice, a dirla tutta, segue esattamente uno schema logico: la definizione dei nodi attraverso la loro posizione, colore, forma e testo. Certo, le prime volte non è semplice da intuire il meccanismo; occorre “visualizzare” la propria figura su un piano cartesiano, in modo tale da riuscire a definire facilmente le coordinate x e y per nodi e linee.
La sfida che ha lanciato Lorenzo, detto molto onestamente, secondo me non ha molto senso. 😉 Esistono persone che sicuramente possono rifare alcuni di quei disegni in pochissimo tempo con il codice. Come? Semplicemente grazie a vecchi disegni (nel corso di tre anni che uso LaTeX ne ho collezionati parecchi). Si prendono e si adatta il codice vecchio alla nuova figura da fare. 😀 Quanto ci si impiega? Boh. Con del buon copia e incolla magari anche meno di 5 minuti. Tuttavia, anche dimostrando a Lorenzo che è possibile, il discorso non regge per il principiante.
La mia considerazione finale è: nell’Arte un paragrafo sul disegno programmato dovrebbe esserci, ma solo per accennare ai vari pacchetti che esistono e offire un riferimento.
Ciao
Claudio
-
20 Aprile 2012 alle 15:55 #47703::
cfiandra” post=71793Questa discussione sul disegno programmato capita veramente a fagiolo perché proprio in questi giorni scrivo una piccola guida incentrata su TikZ. 😀
Seconda casualità, ho letto un post interessante su TeX.StackExchange che riporto in quanto può offrire a tutti spunti nuovi: link.
È innegabile che per riuscire fare cose eccellenti con TikZ serva un po’ di tempo, ma la qualità? Vogliamo mettere? Dal mio punto di vista non c’è storia. Lorenzo in un post precedente ha inserito un link (punto 2). Io consiglio:
Scrivere quel codice non vuol dire procedere alla cieca, ma “inventare”, “costruire” e “modellare” la propria figura. 🙂 Il codice, a dirla tutta, segue esattamente uno schema logico: la definizione dei nodi attraverso la loro posizione, colore, forma e testo. Certo, le prime volte non è semplice da intuire il meccanismo; occorre “visualizzare” la propria figura su un piano cartesiano, in modo tale da riuscire a definire facilmente le coordinate x e y per nodi e linee.
La sfida che ha lanciato Lorenzo, detto molto onestamente, secondo me non ha molto senso. 😉 Esistono persone che sicuramente possono rifare alcuni di quei disegni in pochissimo tempo con il codice. Come? Semplicemente grazie a vecchi disegni (nel corso di tre anni che uso LaTeX ne ho collezionato parecchio). Si prendono e si adatta il codice vecchio alla nuova figura da fare. 😀 Quanto ci si impiega? Boh. Con del buon copia e incolla magari anche meno di 5 minuti. Tuttavia, anche dimostrando a Lorenzo che è possibile, il discorso non regge per il principiante.
La mia considerazione finale è: nell’Arte un paragrafo sul disegno programmato dovrebbe esserci, ma solo per accennare ai vari pacchetti che esistono e offire un riferimento.
Ciao
ClaudioSono d’accordo. Nell’arte andrebbe inserito un capitolo per la grafica in TeX. Del resto lo suggerii io stesso in questo lontano post.
PGF/TikZ, METAPOST, pstricks sono strumenti molto importanti e trascurarli in una guida di base ben fatta come l’Arte è davvero un peccato.
Questa è la mia opinione, al di la di quanto tempo o di quante energie si debba investire rispetto al disegno con le modalità visuali.
Nell’articolo con Agostino su pgfplots per il meeting 2011, abbiamo scritto che un grafico che visualizza dati numerici è un elemento tipografico come qualsiasi altro, come il testo, come il layout di pagina. Questo punto di vista generale, non fa distinzioni tra “grafica” ed il resto del documento.Dal punto di vista razionale, la scelta dello strumento informatico da usare per ottenere un disegno, uno schema, dipende dalla convenienza e da molteplici fattori, anche di personale orientamento. METAPOST potrebbe essere la scelta perfetta rispetto ad un Corel Draw, per esempio, dipende da cosa vogliamo ottenere ed a quale costo, anche economico.
In definitiva, credo che una guida di riferimento a TeX come l’Arte, debba illustrare le possibilità offerte dal disegno programmato e non imporre un esclusione per un proprio personale parere sull’argomento.
Sarà l’utente poi ad essere o meno d’accordo con Lorenzo, ed a trarre la massima utilità dai sistemi TeX, obiettivo ultimo di tutti i nostri sforzi per la diffusione di TeX.Alla prossima.
R.
-
20 Aprile 2012 alle 16:22 #47704::
Che te ne pare?`
\documentclass{article}
\usepackage[svgnames]{xcolor}
\usepackage{pgfplots}\begin{document}
\begin{figure}
\centering
\begin{tikzpicture}
\begin{axis}[width=0.43\textwidth, height=5cm, axis lines=middle, clip=false, axis on top,
xmin=-2.2, xmax=4, ymin=0, ymax=5, xtick={-2,…,3}, ytick={0,…,4},
xlabel={$x$}, xlabel style=below, ylabel={$u_n(x)$}, ylabel style=left,
cycle list={dashed, solid}]
\pgfplotsset{legend style={font=\scriptsize, draw=none, fill=none}}
\addplot[fill=LightBlue!50, draw=none, mark=none, forget plot] % serve solo per lo sfondo colorato
coordinates {(-2.6,-1) (4.5,-1) (4.5,5.5) (-2.6,5.5)};
\foreach \n in {1,4}
{\addplot+[samples=500, domain=-2.2:4, thick] {\n*max(1-abs(1-\n*x),0)};
\addlegendentryexpanded{$n=\n$}}
\end{axis}
\end{tikzpicture}
\hspace{0.04\textwidth}
\begin{tikzpicture}
\begin{axis}[width=0.43\textwidth, height=5cm, axis lines=middle, clip=false, axis on top,
xmin=-3.2, xmax=3.5, ymin=0, ymax=2, xtick={-3,…,3}, ytick={0,0.5,…,1.75},
xlabel={$x$}, xlabel style=below, ylabel={$u_n(x)$}, ylabel style=left,
cycle list={dashed, solid}]
\pgfplotsset{legend style={font=\scriptsize, draw=none, fill=none}}
\addplot[fill=LightBlue!50, draw=none, mark=none, forget plot] % serve solo per lo sfondo colorato
coordinates {(-3.6, -0.4) (4,-0.4) (4,2.2) (-3.6,2.2)};
\foreach \n in {1,3}
{\addplot+[samples=500, domain=-3.2:3.5, thick] {\n*exp(-(\n*x)^2)/sqrt(pi)};
\addlegendentryexpanded{$n=\n$}}
\end{axis}
\end{tikzpicture}
\end{figure}
\end{document}`
Come avrai visto, il codice per il grafico è veramente elementare e intuitivo. L’unica difficoltà che ho incontrato è stato lo sfondo colorato, che non avevo mai fatto e che ho realizzato con una soluzione ruspante. Magari qualcun altro sa fare di meglio.La sfida è cominciata. Ora postaci tu il codice di Mathematica…
[attachment=220]1.png[/attachment]
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20 Aprile 2012 alle 17:01 #47705::
Liverpool” post=71801Come avrai visto, il codice per il grafico è veramente elementare e intuitivo.
Elementare e intuitivo, dici? 😉 Sarei curioso di vedere che ne pensa il principiante “medio”… 😉 Per me, è arabo!! 🙂 Comunque hai risposto (in parte) alla sfida: vediamo il resto, ovvero, i grafici “qualitativi”. Poi vediamo: l’Arte è in divenire.
Cito da una vecchia versione della Mica tanto breve introduzione a LaTeX
Vi sono anche varie possibilità per creare dei veri grafici con LaTeX puro oppure con un pacchetto aggiuntivo di LaTeX. Sfortunatamente, la maggior parte degli utenti le considera del tutto incomprensibili.
Sono su questa linea, per ora. 🙂 Ma solo gli stupidi non cambiano mai idea… 😉
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20 Aprile 2012 alle 17:12 #47706::
robitex” post=71798In definitiva, credo che una guida di riferimento a TeX come l’Arte, debba illustrare le possibilità offerte dal disegno programmato e non imporre un esclusione per un proprio personale parere sull’argomento.
Sarà l’utente poi ad essere o meno d’accordo con Lorenzo, ed a trarre la massima utilità dai sistemi TeX, obiettivo ultimo di tutti i nostri sforzi per la diffusione di TeX.Questo è un punto di vista che rispetto, ma che non condivido del tutto. La personalità dell’Arte sta anche in quel che lascia fuori. Farei fatica a scrivere una guida di cui non condivido l’impostazione… Però il disegno programmato ha i suoi sostenitori, e i risultati (vedi Liverpool) sono notevoli. Ci penso su. Intanto scrivete e ditemi quel che ne pensate (e rispondente alla sfida). Mai dire “mai”… 😉
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20 Aprile 2012 alle 17:35 #47707::
ansys” post=71791Anche con Word si possono mettere riferimenti incrociati (pure alle formule). Il fatto è che chi usa Word crede di saperlo usare. Così non è.
Quoto!
Con Word puoi anche riformattare tutti i titoli di sezione in un colpo solo! Puoi fare un sacco di cose che l’utente tipico di Word neanche immagina.
Allora perché LaTeX? Come ha già scritto Claudio (cfiandra), in LaTeX il codice che scrivi segue una logica, ha una struttura, è what you mean. È questa la differenza fondamentale, come per il testo così per i grafici. È per questo che ho scelto LaTeX. Tutto qui, secondo me non c’è da discuterci molto.
Del resto, come Liverpool anch’io sono un perfezionista. Preferisco impiegare un po’ più di tempo e avere un grafico come si deve, anziché accettare una soluzione veloce. Il fatto stesso di avere tutto a disposizione con la sola distribuzione LaTeX (senza dipendere da programmoni esterni: ovviamente quando possibile) è una grande cosa, secondo me.
Ciao,
Antonio
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20 Aprile 2012 alle 17:36 #47708::
lorenzo.pantieri” post=71803
In definitiva, credo che una guida di riferimento a TeX come l’Arte, debba illustrare le possibilità offerte dal disegno programmato e non imporre un esclusione per un proprio personale parere sull’argomento.
Sarà l’utente poi ad essere o meno d’accordo con Lorenzo, ed a trarre la massima utilità dai sistemi TeX, obiettivo ultimo di tutti i nostri sforzi per la diffusione di TeX.Questo è un punto di vista che rispetto, ma che non condivido del tutto. La personalità dell’Arte sta anche in quel che lascia fuori. Farei fatica a scrivere una guida di cui non condivido l’impostazione… Però il disegno programmato ha i suoi sostenitori, e i risultati (vedi Liverpool) sono notevoli. Ci penso su. Intanto scrivete e ditemi quel che ne pensate (e rispondente alla sfida). Mai dire “mai”… 😉
Vero anche questo.
Se si lavora ad un progetto con passione, vi si imprime la propria personalità e visione.
Ottima la sintesi a cui siamo giunti.
R.
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20 Aprile 2012 alle 17:45 #47709::
piccolo refuso
pag 126 Tab 42
`
\index{Picasso|see{Cubismo}} Picasso, si veda Cubismo}
`
credo che vada corretto in
`
\index{Picasso|\see{Cubismo}} Picasso, si veda Cubismo}
`poi
Per produrre la sezione dell’indice analitico nel documento e mandarne il
relativo titolo nell’indice generale, immediatamente prima di \end{document
} vanno date le stesse sequenze di comandi viste per la bibliografia nel
paragrafo 7.1 a pagina 109:non mi sembra molto chiaro questo riferimento
ciao
claudio
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20 Aprile 2012 alle 19:52 #47710::
lorenzo.pantieri” post=71802Elementare e intuitivo, dici?
Mi spiego meglio. Il codice necessario per realizzare il primo grafico è solo
`
\begin{tikzpicture}
\begin{axis}[axis lines=middle]
\foreach \n in {1,4}
\addplot[samples=500] {\n*max(1-abs(1-\n*x),0)};
\end{axis}
\end{tikzpicture}`
che mi sembra veramente abbastanza elementare ed intuitivo. Il resto serve solo per realizzarlo ricalcando il tuo, ma non è affatto necessario.
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21 Aprile 2012 alle 5:35 #47711::
Ho fatto solo una delle figure sul bilanciamento dei pesi. Ci ho messo una decina di minuti (ma era per ritrovare un pezzo di codice utile al colore :D).Ecco il codice (esempio compilabile da subito con TeXLive):
`
\documentclass{article}
\usepackage{tikz}
\usetikzlibrary{positioning}
\begin{document}
\begin{center}
\begin{tikzpicture}
% definizione colore di riempimento
\tikzset{myfillcolor/.style ={fill=#1, draw=none}}
% definizione delle caratteristiche del nodo
\tikzset{mynode/.style={rectangle,draw, minimum width=0.5cm, minimum height=0.5cm}}
%—-
% inserimento nodi orizzontali
\foreach \x in {0.5,1.5,…,5.5}
\node[mynode,myfillcolor=black] at (\x,0.75) {};
% inserimento nodi vertical
\foreach \y in {-0.6,-1.2,…,-3.6}
\node[mynode,myfillcolor=black]at (3,\y) {};
% inserimento path che collega i primi due nodi orizzontali
\draw (0.5,0.75)–(0.5,1.5)–(5.5,1.5)–(5.5,0.5);
% inserimento label A B C
\foreach \t/\text in {{(0.5,1.5)/A},{(3,1.5)/C},{(5.5,1.5)/B}}
\node[above]at \t {\text};
% inserimento path che collega B con i nodi verticali
\draw (3,1.5)–(3,-0.35);
\end{tikzpicture}
\end{center}
\end{document}
`
Il codice di cui parlavo è: \tikzset{myfillcolor/.style ={fill=#1, draw=none}}. Quando si definisce un nodo, tra le opzioni, questo “comando” permette di modificare il colore utilizzando le stesse impostazioni di forma. Mi spiego: se voglio definire un quadrato nero con:`
\tikzset{mynode/.style={rectangle,draw, minimum width=0.5cm, minimum height=0.5cm,color=black}}
`
successivamente non posso colorare mynode di grigio. Con quel comando si:`
\node[mynode,myfillcolor=black]at (0,0) {};
\node[mynode,myfillcolor=blue]at (5,5) {};
`Al di là della piccola spiegazione tecnica, si può notare come il codice non sia scritto alla cieca: c’è una logica, come c’è una logica per redigere un documento, scrivere un file di stile o una classe.
Con questo intervento non voglio convincere Lorenzo, o dimostrare qualcosa… ma la sfida (riprodurre una figura) era interessante. 😀
P.S. Rispetto alla figura originale, la mia ha una differenza: le tre label (A, B, C) non erano allineate, nella mia sì.
Ciao
Claudio
-
21 Aprile 2012 alle 6:05 #47712::
cfiandra” post=71816Ho fatto solo una delle figure sul bilanciamento dei pesi. Ci ho messo una decina di minuti (ma era per ritrovare un pezzo di codice utile al colore :D).
Ecco il codice (esempio compilabile da subito con TeXLive):
`
\documentclass{article}
\usepackage{tikz}
\usetikzlibrary{positioning}
\begin{document}
\begin{center}
\begin{tikzpicture}
% definizione colore di riempimento
\tikzset{myfillcolor/.style ={fill=#1, draw=none}}
% definizione delle caratteristiche del nodo
\tikzset{mynode/.style={rectangle,draw, minimum width=0.5cm, minimum height=0.5cm}}
%—-
% inserimento nodi orizzontali
\foreach \x in {0.5,1.5,…,5.5}
\node[mynode,myfillcolor=black] at (\x,0.75) {};
% inserimento nodi vertical
\foreach \y in {-0.6,-1.2,…,-3.6}
\node[mynode,myfillcolor=black]at (3,\y) {};
% inserimento path che collega i primi due nodi orizzontali
\draw (0.5,0.75)–(0.5,1.5)–(5.5,1.5)–(5.5,0.5);
% inserimento label A B C
\foreach \t/\text in {{(0.5,1.5)/A},{(3,1.5)/C},{(5.5,1.5)/B}}
\node[above]at \t {\text};
% inserimento path che collega B con i nodi verticali
\draw (3,1.5)–(3,-0.35);
\end{tikzpicture}
\end{center}
\end{document}
`
Il codice di cui parlavo è: \tikzset{myfillcolor/.style ={fill=#1, draw=none}}. Quando si definisce un nodo, tra le opzioni, questo “comando” permette di modificare il colore utilizzando le stesse impostazioni di forma. Mi spiego: se voglio definire un quadrato nero con:`
\tikzset{mynode/.style={rectangle,draw, minimum width=0.5cm, minimum height=0.5cm,color=black}}
`
successivamente non posso colorare mynode di grigio. Con quel comando si:`
\node[mynode,myfillcolor=black]at (0,0) {};
\node[mynode,myfillcolor=blue]at (5,5) {};
`Al di là della piccola spiegazione tecnica, si può notare come il codice non sia scritto alla cieca: c’è una logica, come c’è una logica per redigere un documento, scrivere un file di stile o una classe.
Con questo intervento non voglio convincere Lorenzo, o dimostrare qualcosa… ma la sfida (riprodurre una figura) era interessante. 😀
P.S. Rispetto alla figura originale, la mia ha una differenza: le tre label (A, B, C) non erano allineate, nella mia sì.
Ciao
ClaudioMi intrometto non solo per dire che ammiro chi ha raccolto la sfida, che seguo con molto gusto, ma per segnalare che forse siamo un pelo troppo OT. 🙂
Urge una sezione del forum dedicata al disegno!
Visto che qui c’è chi ne sa molto, sul disegno, direi che si potrebbero raccogliere le forze e scrivere una guida tematica che illustri il funzionamento di base di TikZ (che mi pare essere il top di gamma) o PS-Triks o come si scrive. Spiegando le cose elementari sapute le quali si può partire per produrre disegni più complicati in autonomia.
Ciao
TommasoCiao
Tommaso
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21 Aprile 2012 alle 6:38 #47713::
illinguista1972″ post=71817Visto che qui c’è chi ne sa molto, sul disegno, direi che si potrebbero raccogliere le forze e scrivere una guida tematica che illustri il funzionamento di base di TikZ (che mi pare essere il top di gamma) o PS-Triks o come si scrive. Spiegando le cose elementari sapute le quali si può partire per produrre disegni più complicati in autonomia.
Se alludi a me, non me la sento di scrivere una guida su TikZ, anche perché non lo conosco bene, come ho già detto in passato. Sicuramente Claudio @cfiandra e Roberto @robitex e qualcun altro ne sanno molto di più (e che dire di @OldClaudio con picture e pict2e e il postscript?). D’altra parte, di guide più o meno semplici sulla grafica programmata in giro già ce ne sono. Qui si discuteva dell’opportunità di aggiungere qualche pagina all’Arte. Progetto che secondo me rimane ancora valido.
E’ sorto però un inconveniente. Mi sembra di capire, dai discorsi che sono emersi, che né tu né Lorenzo conosciate bene la sintassi dei pacchetti in questione. Allora la domanda è: chi dovrebbe scrivere queste pagine? Secondo me affidare a qualcun altro il lavoro rischia di rovinare il carattere della guida, a meno di una vostra attenta supervisione e revisione. Perciò la questione, effettivamente, si complica.Ciao
P.S.: la richiesta di una sezione dedicata al disegno era stata già avanzata in passato, ma data l’attenzione alle segnalazioni degli utenti, incomincio a pensare che dall’altra parte del monitor non ci sia nessuno 🙁
-
21 Aprile 2012 alle 6:49 #47714::
illinguista1972″ post=71817Urge una sezione del forum dedicata al disegno!
Visto che qui c’è chi ne sa molto, sul disegno, direi che si potrebbero raccogliere le forze e scrivere una guida tematica che illustri il funzionamento di base di TikZ (che mi pare essere il top di gamma) o PS-Triks o come si scrive. Spiegando le cose elementari sapute le quali si può partire per produrre disegni più complicati in autonomia.
Ciao
TommasoCiao Tommaso,
avevo proposto una nuova sezione del forum sulle problematiche d’installazione, ma con le difficoltà che derivano dal lavorare a distanza ed in modo quasi estemporaneo, non si è riusciti ad investire sufficienti risorse per studiare una configurazione.
D’altra parte, come dimostra il funzionamento del forum Stack Exchange e lo stesso GMail, la classificazione degli argomenti è più efficiente se si classifica il thread per etichette multiple, piuttosto che una sola rigida suddivisione.
La questione riguarda anche il modo il cui gli utenti adoperano il forum.
Nel nostro per esempio, la possibilità di elencare le discussioni recenti rende meno importante rispetto a quello precedente la suddivisione in board.
Tra l’altro, il forum del GuIT potrebbe usufruire di nuove funzionalità quando passeremo alla nuova versione del motore CMS del sito.
Con queste ed altre considerazioni, la ristrutturazione del forum in nuove sezione è un problema solo apparentemente semplice, e le modifiche potrebbere essere addirittura controproducenti.Se qualcuno si interesserà più da vicino al problema, aprendo una discussione nella sezione GuIT (gestione), contribuirò volentieri ad una nuova proposta.
R.
-
21 Aprile 2012 alle 6:59 #47715::
robitex” post=71798Del resto lo suggerii io stesso in questo lontano post.
Scusa, hai ragione! Non me lo ricordavo proprio… E sì che l’avevo letto! Si vede che la memoria comincia a fare acqua da tutte le parti 🙁
Ciao
-
21 Aprile 2012 alle 13:52 #47716::
Il disegno tridimensionale del “sombrero” l’ho fatto in Mathematica con una riga:
`Plot3D[Sin[Sqrt[x^2 + y^2]]/Sqrt[x^2 + y^2], {x, -2Pi, 2Pi}, {y, -2Pi, 2Pi}]`
È un codice deliziosamente semplice e intuitivo (una volta presaci la mano, ovviamente): si vuole un grafico tridimensionale (Plot3D) di una funzione di 2 variabili (“Sin”, “Sqrt” e “Pi” indicano ovviamente seno, radice e pi greco: in Mathematica funzioni e costanti predefinite hanno l’iniziale maiuscola, e l’argomento delle funzioni va fra quadre), e anche il dominio è chiaro. Gli assi vengono messi i automatico (con unità di misura) e il grafico viene colorato automaticamente. Se si vuole vedere il grafico “dall’alto”, si scrive
`Plot3D[Sin[Sqrt[x^2 + y^2]]/Sqrt[x^2 + y^2], {x, -2Pi, 2Pi}, {y, -2Pi, 2Pi}, ViewPoint -> {0, 0, 1}]
`
Questo codice è elementare per chi mastica un po’ di matematica. (Mathematica ha una libreria di centinaia di funzioni predefinite.) Domanda: che cosa si deve fare con TikZ per avere risultati analoghi?cfiandra” post=71793La sfida che ha lanciato Lorenzo, detto molto onestamente, secondo me non ha molto senso.
Il senso c’è eccome. Liverpool ha fatto vedere come in poco tempo sia possibile riprodurre il grafico di una funzione bidimensionale. Trovo che il codice sia molto complicato (almeno, io non ci capisco quasi niente!), ma l’esperimento mostra la potenza di TikZ (una volta che lo si conosce). Resto curioso di vedere riprodotti via TikZ i disegnini che ho postato a pagina 19 di questa discussione (il “baricentro e i secchi”). Sono disegni molto semplici, ma significativi: la mia tesi di laurea in fisica era di storia della fisica, che pone esigenze di disegno davvero elementari. Per me il punto decisivo è: quanto ci mette un principiante a imparare il disegno programmato in modo da riprodurre disegnini come quelli? Uno degli elementi decisivi della fida, per me, è capire quanto ci mette un principiante per imparare a disegnare con LaTeX invece che con software dedicati (come Matnematica per le funzioni o OmniGraffle per i disegni qualitativi).
Ciao,
L.
-
21 Aprile 2012 alle 14:01 #47717::
Ciao Lorenzo,
secondo me stai confondendo due software totalmente diversi.
Le capacità di calcolo di TeX sono assai meno di quelle di Mathematica.
Pgfplots può essere usato per costruire grafici tipograficamente corretti di set numerici ottenuti con software di analisi, come appunto Mathematica.
Uno è il “visualizzatore”, l’altro è il “produttore” di numeri.Un saluto.
R.
-
21 Aprile 2012 alle 14:06 #47718::
robitex” post=71841Ciao Lorenzo,
secondo me stai confondendo due software totalmente diversi.
Le capacità di calcolo di TeX sono assai meno di quelle di Mathematica.
Pgfplots può essere usato per costruire grafici tipograficamente corretti di set numerici ottenuti con software di analisi, come appunto Mathematica.
Uno è il “visualizzatore”, l’altro è il “produttore” di numeri.Contano le esigenze dell’utente finale: direi che le esigenze “grafiche” di un autore di documenti scientifici sono sostanzialmente di due tipi: a) riprodurre funzioni “quantitative”, come appunto il seno della radice di prima; b) grafici “qualitativi”, come il disegnino del baricentro e i del secchi che ho mostrato poc’anzi. L’Arte, a oggi, consiglia un software come Mathematica per le esigenze del primo tipo, e uno come OmniGraffle per le esigenze del secondo tipo. Si tratta appunto di vedere come il disegno programmato con LaTeX possa sostituire o eventualmente affiancare questi strumenti.
-
21 Aprile 2012 alle 14:14 #47719::
lorenzo.pantieri” post=71842
Contano le esigenze dell’utente finale: le esigenze “grafiche” di un autore di documenti scientifici sono di due tipi: a) riprodurre funzioni “quantitative”, come appunto il seno della radice di prima; b) grafici “qualitativi”, come il disegnino del baricentro e i del secchi che ho mostrato poc’anzi. L’Arte, a oggi, consiglia un software come Mathematica per le esigenze del primo tipo, e uno come OmniGraffle per le esigenze del secondo tipo. Si tratta appunto di vedere come il disegno programmato con LaTeX possa sostituire o eventualmente affiancare questi strumenti.La risposta a questa domanda è sul pgfmanual. Nella sezione 19.5 Plotting a Function e nella Parte VI si illustra come pgf usa la matematica.
Per inciso: una delle figure che stavi aspettando l’ho realizzata e commentata in un mio post precedente.
Ciao
Claudio
-
21 Aprile 2012 alle 15:03 #47720::
lorenzo.pantieri” post=71840Domanda: che cosa si deve fare con TikZ per avere risultati analoghi?
Presto detto:
`
\documentclass{standalone}
\usepackage{pgfplots}\begin{document}
\begin{tikzpicture}
\begin{axis}
\addplot3 [surf, samples=50, domain=-2*pi:2*pi, colormap/cool]
{sin(deg(sqrt(x^2+y^2)))/sqrt(x^2+y^2)};
\end{axis}
\end{tikzpicture}
\end{document}`
Ovviamente si può migliorare, come hai visto nel grafico precedente. La sfida continua…
Comunque, come ti ha detto @robitex, le potenzialità di calcolo di Mathematica sono maggiori di quelle di pgfplots. Non ci vedrei niente di male nel generare i dati con un software di calcolo ed importarli in pgfplots per trattarli con lo stile di LaTeX, cosa che faccio abitualmente. Se vuoi ti faccio vedere come si fa nell’esempio del sombrero.N.B: anche questo l’ho fatto con pgfplots, non TikZ, perché se la vede lui a disegnare gli assi e le etichette ed è più semplice e facilmente configurabile (per esempio puoi assegnare una dimensione alla figura, cosa che con TikZ non è altrettanto facile. Pgfplots, però serve solo per diagrammi di vario tipo.
[attachment=221]Sombrero.png[/attachment]
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21 Aprile 2012 alle 15:12 #47721::
Liverpool” post=71847N.B: anche questo l’ho fatto con pgfplots, non TikZ, perché se la vede lui a disegnare gli assi e le etichette ed è più semplice e facilmente configurabile (per esempio puoi assegnare una dimensione alla figura, cosa che con TikZ non è altrettanto facile. Pgfplots, però serve solo per diagrammi di vario tipo.
[attachment=221]Sombrero.png[/attachment]
Si, devi proprio mostrarci il codice del sombrero!
I dettagli potrebbero essere assai utili, anche se si sta andando parecchio OT.
Con l’intente di non danneggiare troppo la consultazione del forum, meglio che tu apra un nuovo post intitolandolo agli esempi di analisi e visualizzazione dati numerici con pgfplots.
Grazie mille.
R.
-
21 Aprile 2012 alle 16:57 #47722::
Tanto di cappello al sombrero di @Liverpool! 🙂Ecco le figure dei secchi; Vorrei sottolineare che anche se sembra che io abbia disegnato 4 figure, come in effetti appaiono sulla pagina, in realtà ho solo disegnato il primo, dopo averlo schizzato su carta millimetrata per leggere le coordinate; cosa che è sempre meglio fare, anche se si usano altri software che sono capaci di proporzionare gli oggetti in modo automatico; con picture è una cosa, direi, necessaria, poi cambiare scala è un giochetto che si fa cambiando localmente il valore di \unitlength; dopo aver fatto il primo disegno, in dieci minuti comprese le macro LaTeX per disegnare gli oggetti, gli altri mi sono costati il tempo di un copia e incolla e la modifica di qualche coordinata.
Naturalmente sto parlando di LaTeX2e, quindi dell’uso del pacchetto pict2e per adattare le capacità di LaTeX a quelle dei nuovi motori di composizione, con i comandi descritti da Lamport, e con qualche comando in più, offerto gratis da chi ha realizzato pict2e; e LaTeX2e permette di definire nuovi comandi, quindi l’ho usato allo scopo per non perdere tempo a ricopiare ogni volta i comandi dei disegni dei secchi, dell’acqua e della sabbia.
Come si può vedere i comandi sono più o meno lo stesso numero di quelli che sarebbe necessario usare con tikz (un po’ di più, ma poco); e il disegno è fortemente strutturato come mostrano i commenti.
`
\documentclass{article}
\usepackage{xcolor}
\usepackage{pict2e}
\newcommand{\secchio}{% riferimento: il centro del manico
\put(0,0){%
\put(0,-0.75){\arc[0,180]{0.75}}
\polygon(-0.75,-0.75)(-0.5,-2.75)(0.5,-2.75)(0.75,-0.75)
}
}
\newcommand{\sabbia}{% riferimento: il centro del manico
\put(0,0){%
{\color{darkgray!60!white}\polygon*(-0.625,-1.75)(-0.5,-2.75)(0.5,-2.75)(0.625,-1.75)}}
}
\newcommand{\acquapiena}{% riferimento: il centro del manico
\put(0,0){%
{\color{lightgray}\polygon*(-0.6875,-1.25)(-0.5,-2.75)(0.5,-2.75)(0.6875,-1.25)}}
}
\newcommand{\mezzaacqua}{% riferimento: il centro del manico
\put(0,0){%
{\color{lightgray}\polygon*(-0.625,-1.75)(-0.5,-2.75)(0.5,-2.75)(0.625,-1.75)}}
}
\begin{document}
Ad un braccio di una robusta bilancia \dots\ di sabbia appeso all'altro braccio.
\begin{figure}[!ht]\centering
\unitlength=5mm
\begin{picture}(6.5,6.75)(-3.25,-6.75)\thicklines
% Perno
\put(0,0){\polygon*(0,0)(-0.3,-0.5)(0.3,-0.5)}
% bilancere
\polyline(-2.5,-0.5)(-2.5,0)(2.5,0)(2.5,-0.5)
% secchio con sabbia
\put(-2.5,-0.5){\sabbia}
\put(-2.5,-0.5){\secchio}
% secchio con acqua
\put(2.5,-0.5){\acquapiena}
\put(2.5,-0.5){\secchio}
% secchio vuoto
\put(2.5,-4){\secchio}
% tiranti
\thinlines
\Line(1.75,-1.25)(1.75,-4.75)
\Line(3.25,-1.25)(3.25,-4.75)
\end{picture}
\end{figure}Galilei si aspettava che\dots
Con sorpresa di tutti i presenti \dots\ e, naturalmente, anche dopo (vedi fig.~6.4).
\begin{figure}
\unitlength=5mm
\begin{picture}(6.5,6.75)(-3.25,-6.75)\thicklines
% Perno
\put(0,0){\polygon*(0,0)(-0.3,-0.5)(0.3,-0.5)}
% bilancere
\polyline(-2.5,-0.75)(-2.5,-0.25)(2.5,0.25)(2.5,-0.25)
% secchio con sabbia
\put(-2.5,-0.75){\sabbia}
\put(-2.5,-0.75){\secchio}
% secchio con acqua
\put(2.5,-0.25){\acquapiena}
\put(2.5,-0.25){\secchio}
% secchio vuoto
\put(2.5,-3.75){\secchio}
% tiranti
\thinlines
\Line(1.75,-1)(1.75,-4.5)
\Line(3.25,-1)(3.25,-4.5)
{\color{lightgray}% gruppo di colore grigio chiaro
% Posizione inziale del bilancere
\Line(-2.5,0)(2.5,0)
% Acqua che scende
\put(2.5,-3){\polygon*(-0.15,0)(-0.15,-2)(0.15,-2)(0.15,0)}% riferimento: centro del fondo del secchio
}
\end{picture}
\hfill
\begin{picture}(6.5,6.75)(-3.25,-6.75)\thicklines
% Perno
\put(0,0){\polygon*(0,0)(-0.3,-0.5)(0.3,-0.5)}
% bilancere
\polyline(-2.5,-0.5)(-2.5,0)(2.5,0)(2.5,-0.5)
% secchio con sabbia
\put(-2.5,-0.5){\sabbia}
\put(-2.5,-0.5){\secchio}
% secchio con meta' acqua
\put(2.5,-0.5){\mezzaacqua}
\put(2.5,-0.5){\secchio}
% secchio con metà acqua
\put(2.5,-4){\mezzaacqua}
\put(2.5,-4){\secchio}
% tiranti
\thinlines
\Line(1.75,-1.25)(1.75,-4.75)
\Line(3.25,-1.25)(3.25,-4.75)
% Acqua che scende
\put(2.5,-3.25){\color{lightgray}\polygon*(-0.15,0)(-0.15,-2.5)(0.15,-2.5)(0.15,0)}% riferimento: centro del fondo del secchio
\end{picture}
\hfill
\begin{picture}(6.5,6.75)(-3.25,-6.75)\thicklines
% Perno
\put(0,0){\polygon*(0,0)(-0.3,-0.5)(0.3,-0.5)}
% bilancere
\polyline(-2.5,-0.5)(-2.5,0)(2.5,0)(2.5,-0.5)
% secchio con sabbia
\put(-2.5,-0.5){\sabbia}
\put(-2.5,-0.5){\secchio}
% secchio vuoto
\put(2.5,-0.5){\secchio}
% secchio pieno d'acqua
\put(2.5,-4){\acquapiena}
\put(2.5,-4){\secchio}
% tiranti
\thinlines
\Line(1.75,-1.25)(1.75,-4.75)
\Line(3.25,-1.25)(3.25,-4.75)
\end{picture}\caption{L'inatteso comportamento osservato disorienta Galilei, che non riesce a trovare una spiegazione soddisfacente.}
\end{figure}\end{document}
`
Io non so se con OmniGrafle ci si mette meno tempo, ma le operazioni per creare il disegno non possono venire commentate, perché il disegno esce come risultato finale, non come una costruzione progressiva. quindi in caso di modifiche, non ostante l’interattività con quanto si può vedere sullo schermo, bisogna sostanzialmente ricominciare da capo.
Certo picture esteso con pict2e non costa un euro, mentre Omnigraffle e simili programmi da disegno non integrati con LaTeX, di solito costano, specialmente se sono per il Mac.
È chiaro che il mio esercizio raccoglie solo la sfida, ma non è valido per confrontarlo con il tempo che ci metterebbe un principiante, che per altro deve leggere solo una ventina di pagine di documentazione.
Vorrei aggiungere ancora un dettaglio un po’ off topic, ma non tanto: a suo tempo usavo e facevo usare i miei studenti il programma PSpice per l’analisi dei circuiti, con la relativa produzione dei grafici, delle risposte in frequenza, eccetera.
Il programma gratuito per gli studenti conteneva anche una interfaccia grafica per disegnare il circuito di cui si voleva eseguire l’analisi; Io non ho mai usato questa interfaccia proprio per il fatto che dopo aver disegnato il circuito lavorando solo colo mouse,se si voleva fare qualsiasi modifica/correzione era necessario o agire con l’interfaccia grafica ricominciando da zero, oppure agire sul file descrittivo in termini di codice di programma, sul quale era necessario conoscere la sintassi di ogni comando per poter eseguire non solo l’introduzione o la sostituzione dei componenti, ma per assegnare i parametri di funzionamento. Il linguaggio era completamente diverso dai vari markup dei programmi del sistema TeX o dei sui plugin da disegno, siano essi picture o tiks o pstricks o pgfplots o quel che è, ma l’idea è la stessa; il programma si corregge molto più facilmente del suo risultato finito.Ai tempi di LaTeX 209, quando non esisteva nemmeno pstricks o pdflatex, mi ero creato un plugin per disegnare i circuiti elettronici per i miei libri; tra codice e commento non ero lontano da circa 10 000 righe di codice … ma disegnavo dei bellissimi circuiti, e i miei collaboratori volevano usarlo anche loro; non avevo l’abitudine di scrivere il manuale per l’utente (in fondo l’utente per il quale l’avevo disegnato ero io stesso) ma con pazienza gliel’ho insegnato; loro sono stati i prima a concordare che il tempo necessario per disegnare qualunque circuito era confrontabile con quello necessario usando interfacce grafiche, ma che il tempo di correzione era infinitamente minore.
Questo è un argomento che mi scordo sempre di citare, ma è il punto di forza del disegno programmato.
[attachment=226]Secchi.pdf[/attachment]
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23 Aprile 2012 alle 11:47 #47723::
Riguardo all’integrazione di LilyPond in LaTeX, ci avevo lavorato un paio di anni fa, con successo:https://github.com/Stemby/latex-lilypond
L’avevo realizzato per un’esigenza specifica, e funzionava benissimo.
Il lavoro è però molto incompiuto: se qualcuno vuole portarlo avanti mi faccia sapere.
Ciao!
-
11 Maggio 2012 alle 15:43 #47724::
lorenzo.pantieri” post=71782Carissimi, la mia avversione al disegno programmato non è qualcosa di irrazionale, ma è frutto di considerazioni meditate. In anni di forum ho cambiato idea innumerevoli volte, ma nessuno, finora, è mai riuscito a convincermi dell’opportunità di spiegare il disegno programmato nell’Arte.
Le ultime parole famose. 😉
-
20 Maggio 2012 alle 12:34 #47725::
Salve a tutti,
segnalo agli autori che all’indirizzo
LORENZO PANTIERI – Arte
è presente la vecchia versione dell’Arte (marzo 2008) e non quella corrente.Buona domenica
-
20 Maggio 2012 alle 16:07 #47726::
Iovem” post=73178Salve a tutti,
segnalo agli autori che all’indirizzo
LORENZO PANTIERI – Arte
è presente la vecchia versione dell’Arte (marzo 2008) e non quella corrente.Colpa mia: aggiornando il sito ho pasticciato. Ora è tutto a posto, grazie per la segnalazione.
-
2 Giugno 2012 alle 7:00 #47727
-
2 Giugno 2012 alle 8:16 #47728::
claudio” post=73661salve
ho trovato dell’altro testo nascosto ricercando la parola tabelle mi appiaono due quadrati azzurri in fondo alla pagina 84
claudioHo provato, e ricevo testo nascosto a pag. 88. Dev’essere colpa del grafico di feynamn, che abbiamo incollato da un altro documento. Bisogna correggere: o lo eliminiamo o lo generiamo dal .tex principale senza accrocchi.
Bisognera fare una ricerca su tutta l’Arte per vedere di eliminarli tutti, questi accrocchi (i. e. esempi sidebyside ottenuti a partire da un altro documento, ritagliando e incollando come immagine PDF).
Grazie,
L.
-
2 Giugno 2012 alle 15:40 #47729::
lorenzo.pantieri” post=73663
salve
ho trovato dell’altro testo nascosto ricercando la parola tabelle mi appiaono due quadrati azzurri in fondo alla pagina 84
claudioHo provato, e ricevo testo nascosto a pag. 88. Dev’essere colpa del grafico di feynamn, che abbiamo incollato da un altro documento. Bisogna correggere: o lo eliminiamo o lo generiamo dal .tex principale senza accrocchi.
Bisognera fare una ricerca su tutta l’Arte per vedere di eliminarli tutti, questi accrocchi (i. e. esempi sidebyside ottenuti a partire da un altro documento, ritagliando e incollando come immagine PDF).
Grazie,
L.Anche perché il pacchetto feynMF è del 1996 🙂
Ciao
Tommaso
-
2 Giugno 2012 alle 15:51 #47730
-
2 Giugno 2012 alle 18:31 #47731
-
2 Giugno 2012 alle 19:18 #47732::
claudio” post=73679so che siete contrari a pubblicare il codice
Contrarissimi, sì.
claudio” post=73679ma quanti pacchetti diversi sono caricati nel preambolo dell’arte
Alcune decine.
claudio” post=73679nessun problema di incompatibilità?
Qualche problema, ma niente di insuperabile.
claudio” post=73679ciò potrebbe essere lo spunto per scrivere un articolo dal titolo <
> Per carità, no! 😉
E, naturalmente, è meglio usare feynmp
Sentito, Tommy? 😉
-
3 Giugno 2012 alle 4:16 #47733::
egreg9″ post=73678
Anche perché il pacchetto feynMF è del 1996 🙂
E, naturalmente, è meglio usare feynmp
Ciao
EnricoSempre la stessa documentazione, è. Esiste un pacchetto più recente?
Per i curiosi, [tt]feynMF[/tt] è proprio uno di quei pacchetti incompatibili (vado a memoria, ma non dovrei sbagliarmi): il disegno è incluso dall’esterno 🙂
Ciao
Tommaso
-
3 Giugno 2012 alle 5:37 #47734::
illinguista1972″ post=73692
[quote=”illinguista1972″ post=73676]Anche perché il pacchetto feynMF è del 1996 🙂
E, naturalmente, è meglio usare feynmp
Ciao
EnricoSempre la stessa documentazione, è. Esiste un pacchetto più recente?
Per i curiosi, [tt]feynMF[/tt] è proprio uno di quei pacchetti incompatibili (vado a memoria, ma non dovrei sbagliarmi): il disegno è incluso dall’esterno 🙂
Ciao
Tommaso[/quote]una proposta
è fatto con tikz
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3 Giugno 2012 alle 7:30 #47735::
claudio” post=73694una proposta
è fatto con tikzMi piace. Però non so se sia il cosa di consigliare TikZ per i grafici di Feynman: ho la sensazione che se si usa un pacchetto dedicato la sintassi sia più semplice.
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3 Giugno 2012 alle 8:59 #47736::
lorenzo.pantieri” post=73702
una proposta
è fatto con tikzMi piace. Però non so se sia il cosa di consigliare TikZ per i grafici di Feynman: ho la sensazione che se si usa un pacchetto dedicato la sintassi sia più semplice.
ma almeno è compatibile 🙂
claudio
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3 Giugno 2012 alle 9:04 #47737::
claudio” post=73713ma almeno è compatibile 🙂
Compatibile con cosa? Con i pacchetti che carichiamo nell’Arte? Se è così, è irrilevante: l’utente medio non ha bisogno di tutti quei pacchetti. E se diamo un consiglio, deve essere per il meglio. Insomma, qual è lo stato dell’arte (con la “a” minuscola!) per disegnare i grafici di Feynman? Ecco, dobbiamo consigliare quello! L’unica condizione è che sia compatibile con PDFLaTeX e con i pacchetti più diffusi (amsmath, per dirne uno).
-
3 Giugno 2012 alle 9:11 #47738
-
3 Giugno 2012 alle 9:33 #47739::
claudio” post=73716il discorso era nato per del testo fantasma…
Il testo fantasma va tolto, poche storie. Questo vuol dire evitare in assoluto di fare il giochino di incollare come immagine esempi compilati a parte. Tommaso, dobbiamo andare a caccia di tutti gli esempi inseriti in quel modo bislacco (spero che quello di feynmMF sia l’ultimo rimasto), ed eliminarli senza pietà dall’Arte.
Procediamo così. Capiamo qual è il miglior pacchetto per disegnare grafici di Feynman. Supponiamo che sia feynmp, che ha consigliato Enrico. Il pacchetto è compatibile con la sessantina di pacchetti che carica l’Arte? Se sì, facciamo un esempio fianco a fianco; se no, lo citiamo a parole senza esempio (o non lo citiamo proprio).
Ciao,
L.
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3 Giugno 2012 alle 14:16 #47740::
lorenzo.pantieri” post=73719
il discorso era nato per del testo fantasma…
Il testo fantasma va tolto, poche storie. Questo vuol dire evitare in assoluto di fare il giochino di incollare come immagine esempi compilati a parte. Tommaso, dobbiamo andare a caccia di tutti gli esempi inseriti in quel modo bislacco (spero che quello di feynmMF sia l’ultimo rimasto), ed eliminarli senza pietà dall’Arte.
Procediamo così. Capiamo qual è il miglior pacchetto per disegnare grafici di Feynman. Supponiamo che sia feynmp, che ha consigliato Enrico. Il pacchetto è compatibile con la sessantina di pacchetti che carica l’Arte? Se sì, facciamo un esempio fianco a fianco; se no, lo citiamo a parole senza esempio (o non lo citiamo proprio).
Ciao,
L.Già, ma mi pareva che avessimo già fatto il lavoro l’anno scorso!
Da quello che ho capito, feynMF e feynMP sono diversi perché il primo usa METAFONT, e il secondo METAPOST. Entrambi sono descritti nello stesso file feynmf.pdf.
Ma rimane un pacchetto vecchio di 16 anni. Può darsi che di meglio non sia stato fatto, ovviamente.Ciao
Tommaso
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3 Giugno 2012 alle 15:17 #47741::
illinguista1972″ post=73741Già, ma mi pareva che avessimo già fatto il lavoro l’anno scorso!
Quello ci era sfuggito. Bisogna controllare ogni \begin{center} in ogni capitolo, assicurandosi che non ci sia dentro un \includegraphics{
}. illinguista1972″ post=73741Da quello che ho capito, feynMF e feynMP sono diversi perché il primo usa METAFONT, e il secondo METAPOST. Entrambi sono descritti nello stesso file feynmf.pdf. Ma rimane un pacchetto vecchio di 16 anni. Può darsi che di meglio non sia stato fatto, ovviamente.
Se le cose stanno così, propongo di eliminare del tutto la parte relativa ai grafici di Feynman.
Ciao,
L.
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29 Luglio 2012 alle 16:37 #47742
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29 Luglio 2012 alle 16:55 #47743::
claudio” post=75684altro fantasma nell’arte
cercando <> a pagina 84 compaiono dei rettangoli blu vuoti sopra il codice per le formule chimiche
ciao
claudioBravo. Ma mi pare che l’esempio di mchem sia genuino e non ritagliato. Forse dipende sempre dal pacchetto per i grafici di Feynmany (che toglieremo).
Grazie per la segnalazione!
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29 Luglio 2012 alle 19:02 #47744
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