- Questo topic ha 280 risposte, 36 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 16 anni, 8 mesi fa da
Lorex.
-
CreatoreTopic
-
29 Marzo 2008 alle 21:25 #23015::
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf“L’arte di scrivere con LaTeX” è una nuova introduzione a LaTeX, rivolta sia ai principianti di LaTeX sia a coloro che già lo conoscono. La guida presenta le nozioni fondamentali del programma (operando una sintesi di concetti sparsi in svariati manuali), fornisce una vasta gamma di esempi e analizza alcuni problemi tipici incontrati durante la stesura di una pubblicazione accademica o professionale.
La scelta delle soluzioni adottate deriva principalmente dalle numerose discussioni presenti su questo forum.
Ringrazio tutto lo Staff del GuIT, in particolare Enrico Gregorio, Andrea Tonelli, Claudio Beccari, Lapo Mori, Gustavo Cevolani, Fabiano Busdraghi, Massimiliano Dominici, Maurizio Himmelmann, Jerónimo Leal, Emiliano Vavassori ed Emanuele Vicentini, e tutti quelli che hanno discusso con me su questo forum. Senza la vostra competente disponibilità, il lavoro, semplicemente, non esisterebbe: grazie mille, ragazzi!
Se avete idee su argomenti da aggiungere, togliere o modificare in questo documento, o se vi dovesse capitare di notare un errore, sia di battitura sia di sostanza (ed è probabile che ce ne siano parecchi, soprattutto del primo tipo, ma anche del secondo), mi fareste un favore comunicandomelo (in privato o nell’ambito di questa discussione), così che io possa apportare le opportune correzioni in versioni successive. Mi interessano specialmente i commenti dei principianti di LaTeX su quali parti di questo lavoro risultino di facile comprensione e quali invece potrebbero essere spiegate meglio.
Auguro a tutti buona lettura.
A presto,
Lorenzo -
CreatoreTopic
-
AutoreRisposte
-
-
30 Marzo 2008 alle 8:06 #23016
-
30 Marzo 2008 alle 11:12 #23017::
A prima vista mi sembra un lavoro eccellente che consiglierò a tutti quelli che convertirò all’uso di LaTeX e l’impaginazione con Classicthesis che hai utilizzato è veramente ottima. Se non sbaglio hai leggermente ridotto i margini con il comando \darea, che proporzioni hai utilizzato?Più tardi stampo il tutto, lo leggo con calma e se trovo qualche errore te lo segnalerò!
Buona domenica
-
30 Marzo 2008 alle 11:21 #23018::
Ma ci sono anche i sorgenti?
Per il momento, no. Se ti interessa un modello di documento già pronto e con le impostazioni per l’italiano, puoi usare quello su ClassicThesis che ho scritto e che trovi sul mio sito.
A prima vista mi sembra un lavoro eccellente che consiglierò a tutti quelli che convertirò all’uso di LaTeX e l’impaginazione con Classicthesis che hai utilizzato è veramente ottima. Se non sbaglio hai leggermente ridotto i margini con il comando \darea, che proporzioni hai utilizzato?
No, i margini sono esattamente quelli di ClassicThesis. Rispetto all’originale, le differenze sono nell’uso del font Iwona per i titoli dei capitoli e dei paragrafi e per le intestazioni delle descrizioni (ClassicThesis, com’è noto, non usa alcun font sans serif), nell’aspetto del numero dei capitoli, delle testatine (semitrasparenti) e degli elenchi.
Ciao,
L.
-
30 Marzo 2008 alle 12:15 #23019
-
30 Marzo 2008 alle 21:49 #23020
-
31 Marzo 2008 alle 15:55 #23021::
Vorrei soltanto dire una cosa: come qualcuno sa, sono un gran rompino, pignolo a sufficienza. Ed essendo un semplice e grezzo utilizzatore, ho letto molte guide su LaTeX, certamente le più famose in circolazione. Ma di una cosa sono certo:
questa è la migliore, la più completa, la meglio impaginata e scritta tra le guide su LaTeX che noi comuni utilizzatori possiamo usare e leggere.Un “bravissimo” all’autore.
-
31 Marzo 2008 alle 16:53 #23022
-
31 Marzo 2008 alle 19:27 #23023::
Congratulazioni Lorenzo. La lettura della tua guida mi appassiona pagina dopo pagina.
Se posso, vorrei dare un piccolo contributo per migliorare questo già ottimo lavoro. Nella nota numero 2 della pagina 36 il comando “printenv LC_ALL” non dà nessun risultato nella maggior parte dei casi; il comando da preferire è, invece, “printenv LANG” che restituisce i valori della lingua e della codifica. Tuttavia chiederei conferma dai linuxiani più esperti.
-
31 Marzo 2008 alle 20:58 #23024
-
31 Marzo 2008 alle 23:58 #23025::
Ciao,
mi associo ai complimenti che molti hanno già fatto per l’ottima qualità del documento.Mi permetto di dare alcuni suggerimenti in merito al contenuto del capitolo 3: “Installare LaTeX”.
Mi sembra di capire che il target di questo manuale non è solo la fascia degli utenti neofiti. E, data la portata del documento, suggerirei quanto segue:
Tra gli editori di testo non tralascerei una menzione all’ottimo Vim:
http://www.vim.org/
che con il suo plug-in Latex-Suite,
http://vim.sourceforge.net/scripts/script.php?script_id=475
http://vim-latex.sourceforge.net/
rappresenta un potente strumento di lavoro.
Questo editor si colloca bene tra gli strumenti multipiattaforma, cioè
tra le utilità disponibili per tutti i sistemi operativi più diffusi.Un’altro notevole esempio di IDE specifico per LaTeX e multipiattaforma
è TeXmaker:
http://www.xm1math.net/texmaker/
molto diffuso tra i miei colleghi americani e filolinuxiani.
In questo caso si può far notare il vantaggio di poter condividere il
progetto di uno stesso documento tra utenti che usano sistemi
operativi diversi.Per quanto riguarda il mondo Windows, suggerirei di segnalare
anche l’ottimo LEd (LaTeX Editor):
http://www.latexeditor.org/
un IDE come TeXmaker, anch’esso liberamente scaricabile ed usabile.
Io sono un utente di WinEdt da anni ormai, ma apprezzo molto
il lavoro fatto dagli sviluppatori di LEd: è un’applicazione ben concepita,
comodamente configurabile e ricca di features (vedere gli screenshots
per credere).Tra le altre applicazioni utili suggerirei di segnalare anche Inkscape
http://www.inkscape.org/
che è “il” programma open-source per la creazione e manipolazione di
immagini vettoriali; che dalla recente versione 0.46 supporta
nativamente l’editing di documenti PDF (una volta c’era “ipe” sia
per Linux che per Windows; al momento lo ritengo ormai superato).Scusate per la lunghezza.
Ancora complimenti a Lorenzo.Ciao,
Agostino
-
1 Aprile 2008 alle 8:54 #23026::
Ciao a tutti,
ho appena aggiornato il documento, correggendo i refusi segnalati da Matteo, aggiungendo dei riferimenti nel primo capoverso di pagina 25 (grazie alla segnalazione di Claudio Beccari) ed eliminando un bookmark di troppo nella prefazione.Vorrei soltanto dire una cosa: come qualcuno sa, sono un gran rompino, pignolo a sufficienza. Ed essendo un semplice e grezzo utilizzatore, ho letto molte guide su LaTeX, certamente le più famose in circolazione. Ma di una cosa sono certo:
questa è la migliore, la più completa, la meglio impaginata e scritta tra le guide su LaTeX che noi comuni utilizzatori possiamo usare e leggere.Un “bravissimo” all’autore.
Ehi, troppo buono! 😀
Grazie mille, comunque! 😉Per Warsaw: no, nessun blocco, il pdf è stato ottenuto compilando “normalmente” con pdfLaTeX su Mac OX X (Tiger), senza restrizioni particolari.
Per Matteo: grazie mille per le preziose segnalazioni.
Per Agostino: ti ringazio per i complimenti e per le osservazioni. Inkscape in realtà l’ho segnalato. Quanto agli altri editor di testo, sono strumenti che conoscevo (anche se solo di fama). Non li ho segnalati perché, nella scrittura del lavoro, una delle idee di fondo è stata quella di guidare il lettore, non mettendolo di fronte a troppe scelte (segnalare tutto, in fondo, equivale a non segnalare nulla!). Però una menzione a quegli strumenti si potrebbe fare. Magari togliendo TeXnicCenter (che non ho mai usato, ma su cui ho sentito Enrico esprimere giudizi non del tutto lusinghieri, e che ho inserito in quanto gratuito e relativamente diffuso). A questo proposito, sentiamo anche che cosa dicono gli altri.
A presto,
Lorenzo
-
1 Aprile 2008 alle 11:52 #23027::
Magari togliendo TeXnicCenter (che non ho mai usato, ma su cui ho sentito Enrico esprimere giudizi non del tutto lusinghieri, e che ho inserito in quanto gratuito e relativamente diffuso).
A presto,
LorenzoNon sono assolutamente d’accordo su TeXnicCenter! Io ho ho sia WinEdt che TeXnicCenter e vi assicuro che il secondo non ha nulla di inferiore al primo. Anzi, io uso il secondo proprio per due caratteristiche che sono superiori: la gestione dei progetti e la semplicità e versatilità di settaggio (per es. in un attimo si passa da LaTeX a pdfLaTeX). Chiaramente pure WinEdt è ottimo, sono due software assolutamente paragonabili. Enrico qui “sbaglia”, mi spiace dirlo. Comunque de gustibus non disputandum est.
-
1 Aprile 2008 alle 11:53 #23028::
Per Warsaw: no, nessun blocco, il pdf è stato ottenuto compilando “normalmente” con pdfLaTeX su Mac OX X (Tiger), senza restrizioni particolari.
scusa se insisto, ma a te riesce di selezionare del testo dal pdf e fare copia incolla? vorrei capire se sia un problema mio, di leopard o del tuo pdf.
ciao
-
1 Aprile 2008 alle 12:02 #23029::
Quanto agli altri editor di testo, sono strumenti che conoscevo (anche se solo di fama). Non li ho segnalati perché, nella scrittura del lavoro, una delle idee di fondo è stata quella di guidare il lettore, non mettendolo di fronte a troppe scelte (segnalare tutto, in fondo, equivale a non segnalare nulla!).
Certo, si capisce.
Ma fermo restando ciò, io avrei invece un’idea diversa in merito a questo:
Se c’è una cosa di cui si sente il bisogno — e la tua guida risponde benissimo a questa esigenza — è di avere informazioni su come far funzionare LaTeX ed i suoi amici, oltre ovviamente ad una guida su come scrivere documenti con LaTeX.
A tal proposito non credo che valga l’equazione
`$$ tutto = niente $$`
Io credo che nella disseminazione della conoscenza di LaTeX sis preferibile offrire un ampio ventaglio di informazioni sui possibili strumenti di lavoro, a patto di avvisare il potenziale utente sul grado di “expertise” richiesto per usare questo o quel tool.
In effetti, secondo me questo è un tema vasto e delicato, che richiederebbe una corretta analisi della platea di attuali e potenziali utenti. In ogni caso, io credo che più imformazioni ci siano, più si mette in condizione di lavorare. Certo, le informazioni dovrebbero essere ben organizzate e criticate prima di essere passate…
D’altra parte vale anche il detto: “L’ottimo è nemico del buono”, nel senso che per voler dire troppo si finisce per fare peggio di chi dice poco ma bene..
Pertanto, ancora complimenti,
Agostino
-
1 Aprile 2008 alle 14:50 #23030
-
1 Aprile 2008 alle 18:17 #23031::
Lorenzo, la precisione della tua guida è un incentivo alla mia pignoleria 😉 , aggiungo qualche altra osservazione:1) Paragrafo 2.1.2 a pagina 4: per quanto mi risulta i grecisti usano il maschile per le lettere, quindi il nome TeX dovrebbe essere formato da un tau, un epsilon e un chi (è poco più che una curiosità).
2) Paragrafo 4.1.2 pag. 19: anche la tastiera italiana di linux contiene tutti i caratteri necessari (anche se in posizioni diverse rispetto a quella del mac: alt-gr+’ì’ per ‘~’, alt-gr+”’ per ‘`’, alt-gr+’7′ oppure alt-gr+maiuscole+’è’ per ‘{‘, alt-gr+’8′ oppure alt-gr+maiuscole+’+’ per ‘}’); per gli utenti windows di solito suggerisco l’uso di un editor del layout per aggiungere quelli mancanti.
3) Paragrafo 4.4.4 pag. 25: anche MikTeX ha i tre alberi di pacchetti, la posizione esatta dipende dalla versione, per l’installazione manuale dei pacchetti non previsti dalla distribuzione si procede come con TeXLive; la differenza è il refresh del database che si fa utilizzando l’interfaccia grafica.
per warsaw: su leopard aggiornato non ho nessun problema a copiare usando anteprima skim o adobe reader
Ciao
Matteo
-
2 Aprile 2008 alle 9:13 #23032::
A tal proposito non credo che valga l’equazione
`$$ tutto = niente $$`Per Agostino: eh, lungi da me sostenere quella formula (anche per il LaTeX con cui è scritta… 😉 ). I punti che hai evidenziato sono importanti (a proposito: grazie mille!) e ci sto riflettendo. Non escludo assolutamente che nella prossima versione della guida sia presente almeno una menzione degli strumenti che hai citato.
Per Roberto: gli strumenti per disegnare in LaTeX sono piuttosto ostici (almeno per me!), e la guida è già molto lunga… Questo è il motivo per cui mi sono limitato a una veloce citazione dei vari picture, xypic e affini.
Per Matteo: come sempre, le tue segnalazioni, precise e puntuali, sono preziose. Devo studiarci su!
Per Tamteboo: aspetto che qualche altro utente di Linux confermi la tua osservazione circa l’opportunità di usare “printenv LANG” al posto di “printenv LC_ALL” per determinare la codifica di input del proprio sistema.
Grazie a tutti,
Lorenzo
-
3 Aprile 2008 alle 13:25 #23033::
Ciao a tutti,ho eliminato la copertina (fin troppo) spartana e ho modificato il frontespizio (che ora è centrato rispetto alla pagina).
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdfIn questo modo:
1. chi stampa dal Web su A4 può godere di una copertina dal maggiore impatto;
2. se in futuro il lavoro dovesse essere pubblicato, una nuova copertina (presumibilmente realizzata da un grafico con XPress) verrebbe ad aggiungersi al lavoro, e il frontespizio diverrebbe così la prima delle pagine “interne” del libro.http://www.macworld.it/blogs/ping/?p=1714
Qui c’è una mini-recensione della guida fatta da Lucio Bragagnolo, sul sito di Macworld Italia.A presto,
Lorenzo
-
3 Aprile 2008 alle 15:10 #23034
-
7 Aprile 2008 alle 13:51 #23035::
Ciao Lorenzo,prima di tutto complimenti… sto ancora leggendo ma mi viene da dire: ottimo lavoro!!!
Solo alla pagina 22 ultima riga c’è un “con con”.
Poi un paio di mia curiosità:
1) come mai hai scelto Escher? E in modo particolare come mai l’autoritratto?
2) la rielaborazione di Daniel Gottschlag è pubblica?Ciao, e complimenti ancora!
-
7 Aprile 2008 alle 17:24 #23036::
Oggi, leggendo un intressante articolo in un vecchio numero di TUGBoat, ho (ri)scoperto che il digamma è un lettera greca arcaica, mentre nella tua guida è citato nella tabella 40 a pagina 121, la cui didascalia è “Caratteri ebraici”.
Sempre riguardo alla stessa tabella ho qualche dubbio sulla ebraicità del varkappa, dal nome mi sembra più una variante di una lettera greca (al lettore diligente lascio immaginare quale sia 🙂 ) forse la soluzione più semplice sarebbe ribattezzare la tabella con qualcosa come “Altri simboli alfabetici”.Ciao
Matteo
-
8 Aprile 2008 alle 5:47 #23037::
Oggi, leggendo un intressante articolo in un vecchio numero di TUGBoat, ho (ri)scoperto che il digamma è un lettera greca arcaica, mentre nella tua guida è citato nella tabella 40 a pagina 121, la cui didascalia è “Caratteri ebraici”.
Sempre riguardo alla stessa tabella ho qualche dubbio sulla ebraicità del varkappa, dal nome mi sembra più una variante di una lettera greca (al lettore diligente lascio immaginare quale sia 🙂 ) forse la soluzione più semplice sarebbe ribattezzare la tabella con qualcosa come “Altri simboli alfabetici”.Verissimo, me lo ha fatto notare anche il Prof. Beccari (che mi ha inviato un dettagliato elenco di preziosi commenti, che studiero´al piu´presto, appena tornato da Barcellona…). Grazie mille per le tue osservazioni sempre precise!
Per Daniele: Daniel e´stato cosi´ gentile da inviarmi i file della sua tesi, ma non so se la rielaborazione sia pubblica (io fra l’altro ho cambiato qualcosina, rispetto al suo lavoro…), ti consiglio di chiedere a lui. (Tieni presente che la sua rielaborazione, che a me e` piaciuta molto, comporta qualche sacrificio/accorgimento compositivo… riprendero´ la questione quando rispondero´ alle osservazioni di OldClaudio).
Quanto a Escher… bella domanda! 😀 Si tratta di un artista a cavallo tra arte e scienza, c’e` moltissima matematica nella sua arte (come del resto c’e` arte nella matematica)… Alcuni lavori di Escher illustrano paradossi matematici (e la guida e` piena di paradossi…). Quindi mi è sembrato molto adatto per illustrare un lavoro sulla tipografia, che e`sia arte sia scienza (come sai, lo stesso nome TeX e` un gioco di parole su techne, che significa arte e scienza), come del resto prospetta anche il titolo della guida.
Per inciso, (neppure) il titolo della guida e` farina del mio sacco, l’ha inventato Jeronimo Leal (che ringrazio) sulla mailing list dei membri del GuIT, qualche tempo fa.
Ancora, le litografie di Escher vengono bene anche se stampate in bianco e nero (come si presuppone faccia un lettore che stampa la guida su A4 su una laser non a colori) e sono ricche di dettagli meticolosi (proprio come la guida che avevo in mente…). 😉
A presto,
Lorenzo
-
21 Aprile 2008 alle 12:50 #23038::
Carissimi,ho appena aggiornato in modo significativo il mio lavoro “L’arte di scrivere con LaTeX”.
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdfDesidero rivolgere un ringraziamento particolare a Massimiliano Dominici e al Prof. Claudio Beccari, che mi hanno mandato un elenco dettagliato di preziose osservazioni. Grazie anche ad Agostino De Marco e a Matteo per i consigli e le puntualizzazioni.
Riporto di seguito i cambiamenti salienti rispetto alla versione precedente: invito tutti a darci un’occhiata e a segnalarmi eventuali (nuovi) errori.
Nel par. 3.1.2 ho aggiunto una menzione a LEd fra gli editor per Windows.
Nel par. 3.4 ho aggiunto una menzione per TeXmaker e Vim tra gli editor multipiattaforma.
Nel par. 6.2.2 ho aggiunto una precisazione su GSView (è disponibile anche per Linux e non solo per Windows).
Nel par. 3.6 ho sostituito “dvipdfmx” al posto di “dvipdf” come convertitore diretto da dvi a pdf.
Nel par. 2.1.2 ho usato il genere maschile per le lettere greche (come fanno i grecisti: grazie a Matteo per la precisazione).
Nel par. 4.1.2 ho riportato come ottenere i caratteri speciali con la tastiera italiana di Linux: mi piacerebbe che qualche utente di Linux ci desse un’occhiata per una conferma…
Par. 4.4.4: l’ho riscritto completamente, tenendo conto che i tre alberi principale, locale e personale sono presenti anche nella distribuzione MikTeX e non solo nella TeX Live. Vi prego di darci un’occhiata, soprattutto per quanto riguarda la parte su Windows: non sono sicuro che quell’HOME sia la scelta più indovinata…
Par. 5.1.2: “printenv LANG” al posto di “printenv LC_ALL” sui sistemi Linux per capire la codifica di input usata. Spero sia giusto, confido in una conferma da parte di qualche utente di Linux…
Le osservazioni del prof. Beccari sono dettagliate, competenti e puntuali. Dal momento che penso che a qualcuno potrebbe interessare conoscerle, le riporto di seguito, una per una, insieme alle soluzioni che ho scelto di adottare.
Ho accolto positivamente quasi tutti i suggerimenti di OldClaudio. Le eccezioni sono verosimilmente dovute più alla mia incapacità di capire che al fatto che abbia effettivamente “ragione” io. Si intende che il lavoro è in fieri: se emergeranno nuovi elementi, farò senz’altro le opportune correzioni.
Ho dato una prima scorsa al libro; ho trovato qualche refuso e un certo numero di affermazioni che se non sono proprio sbagliate, inducono in tentazione a fraintendere.
Comincio dai commenti in generale. La scelta dei font mi pare buona, tranne in alcune scelte che credo si possano migliorare. Prima di tutto i font Euler per la matematica sono molto infelici; non so perché vengano tanto osannati, ma non sono corsivi, benché il loro disegno sia abbastanza diverso dal tondo, ma, specialmente in un libro come il tuo, è opportuno mostrare le cose corsive come devono essere. Poi starà all’utente scegliere i font che vuole, ma lasciamo che gli errori (se di errori si tratta) se li faccia da solo. L’unico vantaggio degli Euler è che quando si dice che il corsivo matematico è diverso dal corsivo di testo, lo si vede ad occhio nudo; con i font di default della serie EC per mostrare la differenza bisogna confrontare parole che contengano legature come `afflato’ e `difficile’ per far vedere che si tratta di due cose veramente diverse.
Le riserve circa i font Euler che esprimi sono da tenere nella debita considerazione, e sono condivise anche da Enrico. Per la verità, io uso gli Euler sistematicamente, e non ho mai avuto problemi significativi, ma questa è solo la mia esperienza. Tuttavia, quei font sono stati progettati da Zapf e Knuth, in persona: non possono essere tanto male… 😉
In ogni caso, il lavoro è scritto con lo stile ClassicThesis, che prevede gli Euler e che IMHO dà un risultato esteticamente piacevole.
I font Computer Modern per la matematica sono impeccabili, certo, ma sono progettati per integrarsi al meglio con le altre famiglie di font Computer Modern (che notoriamente ClassicThesis non usa).Per quanto riguarda il rischio che un principiante commetta errori, la guida, pur essendo scritta con ClassicThesis, è rivolta ad un utente che usa le classi standard, e non ClassicThesis (ecco un paradosso del lavoro), proprio perché penso che sia opportuno che il neofita impari LaTeX con le classi standard, che sono più didattiche e “rodate”.
Ritengo che chi usa ClassicThesis debba essere relativamente esperto.
L’Iwona per il sanserif onestamente non mi piace, ma è una questione di gusti; peccato che venga usato per i titoli correnti delle sezioni, così, chiaro com’è, i titoli delle sezioni non emergono abbastanza fuori dal testo, non aiutano la navigazione, passano quasi inosservati. Non dico che i titoli delle sezioni debbano essere eclatanti, ma almeno che si distinguano dal testo corrente alla prima occhiata, senza neanche bisogno di leggerli, e non ad una seconda o magari terza occhiata. Suggerimento: o li metti in nero, oppure li metti decisamente più grandi; con le impostazioni di ClassicThesis ci si riesce facilmente.
Le tue riserve sono certo comprensibili. Fra l’altro, la scelta di usare quella “variazione sul tema di ClassicThesis” comporta anche altri inconvenienti. Per esempio, i titoli dei capitoli e dei paragrafi occupano tutti una riga. Non è un caso: un titolo di grandi dimensioni in Iwona su due righe è piuttosto sgraziato. Questo ha comportato un certo lavoro nella formulazione dei titoli. Alla fine, il risultato è accettabile (credo), ma a prezzo di qualche fatica: un utente che volesse usare uno stile come quello con cui è composta la guida dovrebbe essere conscio di questi problemi ed essere pronto a qualche “sacrificio”.
Ciò premesso, trovo che il risultato finale sia gradevole, nella sua “originalità”. Non credo sia opportuno usare il neretto per i titoli (ClassicThesis docet). Ho provato ad aumentarne il corpo, ma IMHO il risultato non mi pare buono. D’altra parte, come dici, è una questione di gusti.
Quindi, con tutte le riserve del caso, di cui sono ben conscio e che -soprattutto- ritengo debba conoscere il lettore, ho ritenuto di lasciare invariato il layout.
Hai ricevuto critiche per il layout della pagina; quelli te le hanno fatte devono essere dei patiti di Word! Il layout è bello (Bringhurst insegna) anche perché fai un ampio uso di note marginali; non ci fossero queste, forse il layout di ClassicThesis sarebbe un po’ sprecato. Io ho imparato ad apprezzare i rettangolo aureo e lo specchio di scrittura di ClassicThesis lo realizza bene; la collocazione su una pagina A4 appare migliore rispetto al formato letter; se hai in mente di lasciare il testo sotto forma di documento elettronico, forse potresti definire unapdfpagewidht e una pdfpageheight diverse in modo da adattare il rettangolo aureo ancora meglio sulla pagina PDF.
La mia idea è di lasciare il lavoro su PDF a disposizione di tutti (in modo che chiunque posso stamparselo su A4, a casa o all’università, o consultarlo in linea), ma anche di pubblicarlo su carta (in modo da accontentare chi apprezza la comodità di un libro “vero”). Per questo secondo caso sono necessarie impostazioni di pagina differenti. Ne discuto qui:
http://www.guit.sssup.it/phpBB2/viewtopic.php?t=4211Il tuo italiano è ottimo; l’unica cosa che c’è sul vocabolario, ma io cercherei di evitare, è il verbo `enfatizzare’, che assomiglia troppo a `emphasize’; io preferisco senz’altro `evidenziare’, ma anche qui è una questione di gusti.
Scrivendo la guida, ho cercato di evitare i barbarismi e di lasciare l’inglese solo per le espressioni intraducibili (o traducibili solo a prezzo di lunghe perifrasi). Proprio per questo, ho eliminato -come mi hai suggerito- in tutto il documento l’espressione “enfatizzare”, a vantaggio di “evidenziare”.
Nell’appendice tratta dall’articolo di Cevolani, come pure in altri punti dove parli di matematica, dovresti citare le norme ISO e UNI e CNR-UNI; si tratta di norme che in Italia hanno valore di legge. Non hanno forse la pretesa di dettare il bello stile dello scrivere testo e/o matematica, ma dettano un comportamento conforme che permettono di far sì che un documento legale, un atto notarile, un capitolato d’appalto, eccetera, se viene scritto seguendo le norme mantiene il valore legale che deve avere; se le norme sono violate diventa carta straccia. Non sto scherzando: Nell’ultimo libro di Matricciani sulla Scrittura Tecnico-scientifica, egli riporta il caso dei periti nominati per l’inchiesta sul disastro (esplosione in volo) del Columbia, i frammenti del quale furono raccolti dalla California fino al Texas. I periti furono licenziati a perizia fatta perché il loro rapporto, a parte l’essere stato scritto in PowerPoint, conteneva degli errori di ortografia metrologica che violavano le norme ISO!
Come ingegnere (sia pure non praticante) sono sensibile a queste cose e cerco di sensibilizzare i miei allievi, che nella loro vita futura praticheranno la professione, affinché non capiti loro l’annullamento di un capitolato o una cosa del genere a causa del fatto che hanno violato le norme ISO o UNI.
La brutta notizia è che queste norme vengono vendute dall’International Standards Organization di Ginevra, o dall’Ente Italiano di Unificazione di Milano, a peso d’oro; avendo valore di legge, dovrebbero potersi trovare sulle Gazzette Ufficiali che si possono reperire in qualunque biblioteca civica e, con le tecnologie di oggi, anche in rete; sì, le trovi in rete, però solo se sei abbonato al servizio di consultazione, che ovviamente non viene regalato nemmeno alle istituzioni pubbliche come l’Università; non so se a Bologna riesci a trovare dove consultarle, ma forse riesci a trovare qualche amico professionista che è abbonato al servizio di consultazione e che te le lascia consultare.
Convengo che sia un punto fondamentale, anche se, come matematico, sono (inevitabilmente?) meno sensibile di un ingegnere su questo aspetto. Ho aggiunto un capoverso sulle norme ISO-UNI nell’introduzione al capitolo sulla matematica e un altro nell’introduzione all’appendice sulle norme tipografiche dell’italiano. Ho anche aggiunto le voci “ISO” e “UNI” negli acronimi, anche se non sono sicurissimo che quelle sigle siano proprio acronimi: voi che ne pensate?
Veniamo ora all’elenco puntuale delle mie osservazioni, alcune delle quali, per la verità, possono passare per freddure.
Pag. 15: Il programma standard, distribuito con qualunque sistema TEX, per trasformare i file DVI in file PS si chiama dvips, non dvi2ps.
Corretto.
Pag. 26: In $TEXMFHOME il segno $ fa parte del nome della variabile o, detto meglio, è un comando dell’interprete di comandi che traduce o espande il significato della variabile; non è il prompt del sistema.
Corretto.
Pag. 26: L’albero personale non è in /usr/share/texmf/.
Corretto in ~/texmf. Spero sia giusto…
Pag. 29: lo stile headings non stampa il titolo del capitolo su entrambe le testatine, e il numero della pagina al piede; questo lo fa (forse) ClassicThesis, ma lo stile di default stampa sempre il numero della pagina nella testatina, all’esterno, seguito dal titolo del capitolo/sezione nella testatina di sinistra e preceduto dal titolo della sezione/sottosezione nella testatina di destra (scrivendo in bianca e volta).
Corretto.
Pag. 30: Acrobat Reader non è il nome corretto. Il nome corretto è Adobe Reader.
Corretto.
Pag. 33: Se si vuole -> Se si vogliono.
Corretto.
Pag. 40: L’esempio di \hyphenation è infelice, perché le parole indicate vengono trattate correttamente dall’algoritmo di sillabazione; sarebbe meglio esemplificare con parole tecniche composte per le quali si vuole la divisione etimologica invece che quella fonetica, che, almeno per le parole italiane, viene eseguita benissimo dall’algoritmo di TeX e finora non mi sono stati segnalati errori (visto che i pattern li mantengo io, gli errori devono venire segnalati a me); suggerirei parole come metempsicosi (divisione
ordinaria: me-temp-si-co-si; divisione desiderata me-tem-psi-co-si), oppure superinduttore (su-per-in-dut-to-re), oppure altre tratte dalla chimica organica.Molto interessante. Corretto secondo le tue indicazioni.
Pag. 42: È davvero vero che la tradizione italiana vuole anche il primo capoverso rientrato? Ho guardato diversi libri, ma non ho trovato seguita questa consuetudine in modo sistematico; mi sono soffermato specialmente su libri pubblicati prima dell’avvento dell’informatica, quando ancora la penetrazione delle regola statunitensi non si era verificata, ma non ho trovato
conferma a questa affermazione, a meno che non si dica che `spesso’ viene seguita questa consuetudine. Naturalmente posso sbagliarmi; tuttavia la ratio che soggiace all’uso statunitense deriva dal fatto che il primo capoverso di un paragrafo non ha bisogno di essere marcato come capoverso, con il rientro, perché appunto è il primo; l’informazione è necessaria solo per i capoversi successivi, visto che il righino che termina il capoverso precedente potrebbe non essere un righino, ma potrebbe occupare la riga completa.Ho corretto trasformando la locuzione “tradizione” in una più blanda “consuetudine spesso seguita”.
Pag. 53: L’elenco… è stata -> L’elenco… è stato
Corretto.
Pag. 64: La tabella ha i numeri scritti in `inglese’ con il punto decimale; è vero che quella tabella viene ricomposta diverse volte in diversi modi, ma non sarebbe meglio una tabella in italiano con i numeri scritti con la virgola decimale? Almeno si comincia a ribadire il fatto che il separatore decimale è la virgola, non il punto.
Corretto.
Pag. 69: In nota: la larghezza da indicare non è né \columnwidth né \textwidth, ma è \linewidth.
Anche tenendo conto di questa discussione:
http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=4055&highlight=linewidth
ho aggiunto una menzione a \linewidth, senza però togliere il riferimento a \columnwidth e a \textwidth. Penso che questa “abbondanza di scelta” non dovrebbe confondere eccessivamente il lettore.Pag. 76: cìano vuol dire fiordaliso in italiano; certo se si vuole indicare l’azzurro o il celeste col nome greco del fiordaliso, lo si può fare ma mi sembra un po’ forzato.
Ho sostituito ovunque “cìano” con “azzurro”.
Pag. 80: epstopdf è distribuito anche con Windows/MiKTEX, oltre che con Linux; in MacTEX non c’è perché cliccando su un file PS o EPS esso viene automaticamente `distillato’ e aperto con Anteprima/Preview, dal quale si può salvare il file in formato PDF. Si dice qualcosa in merito nella pagina 81, ma non è così evidente che cosa succede e che si ha la possibilità di salvare il file in formato PDF.
Ho corretto e dettagliato maggiormente quanto succede in ambiente Mac (sempre sia lodato!). 😉
Pag. 88: Forse h!t -> !ht ?
Proprio così.
Pag. 89: tutte gli oggetti -> tutti gli oggetti
Corretto.
Pag. 103: `per tradizione’: non è una tradizione, ma l’osservanza di una norma ISO-UNI.
Corretto.
Pag. 103: Se si omette \, si ottiene cosx, ma con il font Euler usato non si percepisce nessuna differenza, se non nella spaziatura.
È vero. Ma vedi quanto ho osservato a proposito dei font Euler.
Pag. 103: L’esempio di \sen è scorretto perché viola le norme ISO-UNI; si potrebbe usare \mcm (per minimo comune multiplo) oppure \arsinh che non è definito né da LaTeX né da amsmath.
Ho sostituito \sen con \mcm.
Pag. 104: Non mi pare che sia necessario fare come dici di fare per ridefinire un comando matematico con \DeclareMathOperator; mi spiego: se tu lasci stare il comando da ridefinire, senza renderlo equivalente a \relax o a \undefined, \DeclareMathOperator si accorge che sta ridichiarando un comando esistente, ma mette solo un messaggio nel file .log; non è schizzinoso (come deve essere) \newcommand, perché questo è accompagnato da \renewcommand.
Non mi risulta: se non si ridefinisce un comando sic et simpliciter con \DeclareMathOperator, si ottiene un errore (LaTeX Error: Command \Re already defined), anche se non fatale. Ho lasciato questo punto com’era.
Pag. 111: Con l’opzione italian di babel i deponenti e gli esponenti matematici in tondo si scrivono con \ap e \ped rispettivamente; questi comandi possono essere usati anche in modo testo per mettere apici o pedici, ma non cambiano il font.
Ne avevamo discusso in passato:
http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?p=12409&highlight=#12409
Ho lasciato questo punto com’era.Pag. 112: Nell’esempio scrivi:
\frac{\displaystyle …}{\displaystyle …}
mentre nel testo commenti dicendo:
{\displaystyle\frac{…}{…}}
Penso che dovresti rifarti ad una sola formulazione.È vero, ma si tratta di esempi diversi. Scrivere \dfrac{…}{…} non è equivalente a \frac{\displaystyle…}{\displaystyle…}. Ho lasciato questo punto invariato. Vediamo se qualcuno ha ulteriori precisazioni da fare.
Pag. 116: L’opzione italian è necessaria per assicurare la compatibilità con il pacchetto babel, perché questo, con quella opzione, definisce un comando \unit che ha una sintassi diversa da quella dell’omonimo comando definito da SIunits. Se babel è caricato dopo SIunits, non è necessario specificare a quest’ultimo l’opzione italian e si può usare \unit al posto di \unita. Viceversa se specifichi questa opzione a SIunits, puoi usare il suo comando \unita con la sua sintassi, ma puoi usare anche \unit con la sintassi di babel.
Uno dei princìpi che ho seguito nella redazione della guida è stato quello di privilegiare sempre la soluzione “a più alto livello”. In particolare, se un utente deve inserire delle unità di misura, tanto vale che carichi senz’altro il pacchetto SIunits, che è fatto apposta. In questo punto ho aggiunto la spiegazione che l’opzione italian di SIunits assicura (in ogni caso) la compatibilità con babel.
Pag. 117: Tabella 30: \varsigma con gli Euler font apparentemente è identico a \sigma; lo stesso accade per \varrho e \rho. Ecco un altro motivo per il quale gli Euler non sono tanto adatti alla matematica.
IMHO il fatto che \rho e \varrho siano uguali non è un problema: in un documento si usa o l’uno o l’altro simbolo, quindi non c’è possibilità di confondersi. Vedi quanto ho osservato a proposito dei font Euler.
Pag. 121: Tabella 40: su cinque segni due sono greci; perché è intestata Caratteri ebraici?
Corretto. Ho modificato la didascalia in “altri caratteri alfabetici” (grazie anche a Matteo per avermi fatto notare questa svista).
Pag. 124: Tabella 44: Usi due esempi di \mathcal e ottieni risultati diversi; uno dei due sarà ben stato ottenuto con l’uso di qualche pacchetto che definisce altri font; quale? Direi che hai ripetuto lo stesso risultato due righe più sotto, specificando il pacchetto eucal, quindi la riga senza indicazione del pacchetto dovrebbe essere espunta.
Il primo esempio era stato ottenuto con i font Computer Modern, senza altri pacchetti. L’ho eliminato, comunque, per evitare confusioni.
Pag. 125: Il logo di ArsTeXnica è stato definito nella pagina 126, ma perché non dici di caricare il pacchetto giusto, invece di definire una macro per produrre il logo sbagliato (la `A’ non è ruotata)?
Hai proprio ragione. Mai lavorare “a basso livello” quando esiste un pacchetto che risolve il problema “ad alto livello” (a maggior ragione quando la soluzione a basso livello è sbagliata…). Corretto ovunque ArsTeXnica: ci vuole il comando \Ars del pacchetto guit, naturalmente. Ho anche aggiunto il logo nella tabella dei “loghi particolari” a pagina 48.
Pag. 130: Mi pare che tu abbia scambiato la definizione del titolo dell’articolo con il titolo della rivista. Vedi btxdoc.pdf.
Corretto.
Pag. 135: Spazio fra plain_ita e la parentesi aperta: plain_ita (il file…).
Corretto.
Pag. 135: $HOME/Library/texmf/bibtex/bst andrebbe sostituito con$TEXMFHOME/bibtex/bst. Infatti $TEXMFHOME è già stato definito nel capitolo 3. Invece l’indicazione data è Mac-centrica.
Corretto con “la cartella /bibtex/bst dell’albero personale”.
Pag. 140: see{Modernismo}; non manca una graffa chiusa?
Certo che manca(va): corretto.
Pag. 141: $HOME/Library/…; come nella pagina 135.
Corretto con “la cartella /makeindex/ dell’albero personale”.
Pag. 147: Spero che il commento «Ricordate Tanto…» sia scritto con intendimento ironico! Così come è scritta, la raccomandazione è falsa. I corpi, le forme, le serie dei font vanno usati con criterio per migliorare la leggibilità, non per il gusto di usarne tanti diversi. Ogni book designer che si rispetti raccomanda sempre di essere molto parchi nello scegliere le varietà di corpi, forme e serie e di eseguire i cambiamenti il più raramente possibile.
Eh, certo che è ironico! 😉
Pag. 152: del l’accento -> dell’accento. Qui sarebbe anche il caso di riferirsi alle norme UNI.
Corretto.
Pag. 153: L’apostrofo usato per gli anni va bene, per i minuti (di tempo) è errato, per i minuti (d’angolo) va bene.
Corretto.
Pag. 153: Le raccomandazioni del Migliorini (filòlogo italianista, stòrico della lingua italiana e coordinatore della Commissione di studio che ha prodotto la norma UNI sul segnaccento obbligatorio) dìcono che l’accento è obbligatorio sulle parole tronche, è vietato sulle parole piane (tranne nel suo valore fònico), è raccomandàbile sulle parole con accenti più arretrati, come le parole sdrùcciole e bisdrùcciole: peraltro l’accentosi può retrarre fino alla settùltima {stalagmìticanomisi}. Quindi si distinguerà uténsile da utensile, ma non si scriverà utensìle. Se ritieni di accettare le raccomandazioni di Migliorini, allora diversi esempi andrébbero modificati.
Mi sembra un modo di scrivere eccessivamente pedante, IMHO.
Pag. 154: L’apostrofo indica una aferesi o un’apocope; una delle due indica la caduta di lettere o di sillabe iniziali, mentre l’altra indica la caduta di sillabe o di lettere finali. Quando cadono lettere o sillabe iniziali l’apostrofo è preceduto da uno spazio: ‘sta (per `questa’). Quando cadono sillabe finali si ha sempre un troncamento che può essere marcato con un apostrofo seguito da uno spazio o da un segno di interpunzione, tranne alcuni casi, ormai non più percepiti come troncamenti, nei quali si usa l’accento, come per esempio in piè, altrimenti be’, po’, mo’, eccetera. Quando cade una sola lettera, se c’è l’elisione (una vocale elide un’altra vocale), allora questa è segnata dall’apostrofo non seguito da nessuno spazio; se c’è troncamento non c’è nemmeno l’apostrofo; il troncamento nella prosa ordinaria è diffusissimo, ma si manifesta in pochissimi casi: gli articoli maschili indefiniti e gli aggettivi ad essi equiparati, un, nessun, ciascun, eccetera. Gli altri pochi casi sono gli aggettivi qualificativi o dimostrativi equiparati foneticamente all’articolo singolare: bel, qual, tal, eccetera. In poesia o in prosa si può avere troncamento anche con i verbi all’infinito: aver, veder, andar, eccetera. In poesia si hanno maggiori libertà di troncamento, che spesso in passato venivano marcate con l’accento circonflesso:
amâro o amâr per amarono. Oggi l’accento circonflesso non si usa più, nemmeno nei casi esemplficati da Cevolani; chi scrivesse studî invece di studi, verrebbe preso per pedante o per antiquato, ma non verrebbe preso `sul serio’ (nel senso che non verrebbe preso a modello di scrittura corretta); naturalmente se uno deve riprodurre un’opera di 50 o più anni fa, quando questa consuetudine era molto diffusa, sia scrivendo a mano, sia nei documenti stampati, deve usare il circonflesso come la riproduzione esige. In un certo senso questo discorso vale anche per la dieresi, usata talvolta in poesia, specialmente nei libri didattici, per marcare la trasformazione di un dittongo in uno iato; anche in questo caso non teorizzerei sull’uso della dieresi, che è talmente rara che chi la usa, spero, sappia perché la sta usando.Ho rivisto il paragrafo sull’apostrofo e riconosciuto obsoleto l’uso dell’accento circonflesso.
Pag. 155: Per il trattino le indicazioni sono corrette, ma non complete; infatti la regione Trentino – Alto Adige richiede gli spazi, così come li richiedono le `aggregazioni’ di locuzioni o di concetti formati da più parole.
Aggiunto. Spero che ora le indicazioni siano complete.
Pag. 157: Il rientro del primo capoverso di un paragrafo non è così costante come la parola `tradizione’ farebbe supporre. In particolare il testo di Fabrizio Serra “Regole editoriali, tipografiche & redazionali”, (citato anche fra i libri raccomandati nel sito di GuIT) afferma categoricamente che il primo capoverso non deve essere rientrato; specica come gli altri capoversi debbano essere rientrati, quando e di quanto: indica il rientro costante di 3,5mm oppure di un quadratone. Ma è molto categorico circa l’assenza di rientro del primo capoverso. D’altra parte lo scopo del rientro è quello di marcare l’inizio di un nuovo capoverso, anche quando la fine del capoverso precedente non è evidente perché la sua ultima riga termina a filo del margine destro. ma il primo capoverso non è mai preceduto da un altro capoverso, quindi non necessita del rientro. Questo vale anche quando i capoversi non sono rientrati mai, ma distinti da uno spazio verticale (una
interlineatura) fra la fine di un capoverso e la prima riga del successivo (pratica sconsigliata da Serra); anche in questo caso il primo capoverso non è preceduto da nessuna interlineatura particolare.Come ho detto prima, ho corretto trasformando la locuzione “tradizione” in una più blanda “consuetudine spesso seguita”.
Pag. 158: Primo “bullet” la frase va corretta in: “per numeri inferiori o uguali a dieci si tende ad usare le lettere, mentre per numeri superiori a dieci le cifre”, altrimenti il primo “bullet” è in contrasto con il secondo “bullet”. Diversi book designer indicano estremi diversi (del tipo “Minori di 100” rispetto a “maggiori di 100”, ma dipende molto dalle lingue usate).
Corretto.
Pag. 160: A parte in questi casi -> A parte questi casi.
Corretto.
Pag. 160: Non userei l’espressione “punto di troncamento” ma “punto di abbreviazione”. Il troncamento è un’altra cosa.
Corretto.
Ci sarebbero altre osservazioni di minor conto da fare, ma siccome si tratta di gusti e non di verità assolute, cerco di non appesantire questo messaggio e di evitare di essere troppo pedante.
Nel rinnovarti i miei complimenti, ti saluto molto cordialmente.Come faccio a ringraziarti per una correzione così dettagliata e competente? 🙂
Questo, per ora, è tutto.
Donec corrigatur. 😉A presto,
Lorenzo
-
22 Aprile 2008 alle 15:40 #23039::
Ciao Lorenzo,innanzitutto complimenti per la qualità (sia del contenuto che della forma) e la pazienza necessaria a fare un tale lavoro.
Sto leggendo l’ultima versione e mi sembra d’aver trovato un paio di <
>: a pag 28 credo ci sia un “:” di troppo dopo la parola “float”; alla nota 6 di pagina 79 parli del package tikz ma in realtà il package è pgf (ed è lui che si deve cercare su ctan) e tikz è solo un front-end. È pero’ vero che nel preambolo bisogna scrivere \usepackage{tikz} quindi c’è il rischio di confusione. Avrei anche un’altra osservazione: quando parli di MikTeX non fai nessun cenno a ProTeX, o meglio, al pdf di ProTeX che fa installare/disinstallare tutto il necessario direttamente (MikTeX, GhostView et TeXnicCenter). Quando devo installare LaTeX su un sistema Windows trovo sia il modo più semplice e veloce.
Ciao,
Gloria
-
22 Aprile 2008 alle 16:13 #23040::
Sto leggendo l’ultima versione e mi sembra d’aver trovato un paio di <
>: a pag 28 credo ci sia un “:” di troppo dopo la parola “float”;
Ops!
alla nota 6 di pagina 79 parli del package tikz ma in realtà il package è pgf (ed è lui che si deve cercare su ctan) e tikz è solo un front-end. È pero’ vero che nel preambolo bisogna scrivere \usepackage{tikz} quindi c’è il rischio di confusione.
Qui sarà il caso di aggiungere una precisazione, per evitare confusioni.
Avrei anche un’altra osservazione: quando parli di MikTeX non fai nessun cenno a ProTeX, o meglio, al pdf di ProTeX che fa installare/disinstallare tutto il necessario direttamente (MikTeX, GhostView et TeXnicCenter). Quando devo installare LaTeX su un sistema Windows trovo sia il modo più semplice e veloce.
Una menzione la farò senz’altro.
Ne approfitto per segnalare che ho messo il linea un altro aggiornamento del lavoro. Ho corretto e aggiornato la bibliografia, rivisto i ringraziamenti e riformulato ancora una volta il paragrafo sugli alberi delle distribuzioni, a pagina 25. Quest’ultimo è ancora lontano dal lasciarmi soddisfatto (parafrasando un detto, “per usare LaTeX, essere ossessivi non è necessario, ma aiuta”). 😉
Ti ringrazio, Gloria, per le osservazioni e i complimenti.
A presto,
Lorenzo
-
22 Aprile 2008 alle 16:34 #23041::
Altra piccola osservazione: su una qualunque distribuzione Linux se non si è root (e soprattutto non lo si puo’ diventare, come di solito in università o in ufficio), il comando di pagina 26 per aggiornare la base dei datilanciando dalla linea di comando sudo mktexlsr
non si puo’ usare. Al suo posto io uso il comando texhash che non richiede diritti superiori ma non ti so dire il rapporto fra i due comandi.
Anche il consiglio di copiare i .sty direttamente nella directory è ottimo ma bisogna precisare che funziona solo se il pacchetto non ha una struttura interna (come ad es. pgf).
Ciao
Glo
-
22 Aprile 2008 alle 17:33 #23042::
Altra piccola osservazione: su una qualunque distribuzione Linux se non si è root (e soprattutto non lo si puo’ diventare, come di solito in università o in ufficio), il comando di pagina 26 per aggiornare la base dei dati
lanciando dalla linea di comando sudo mktexlsr
non si puo’ usare. Al suo posto io uso il comando texhash che non richiede diritti superiori ma non ti so dire il rapporto fra i due comandi.
Il Professore mi ha spiegato che il programma è mktexlsr, mentre texhash è solo un alias.
Anche il consiglio di copiare i .sty direttamente nella directory è ottimo ma bisogna precisare che funziona solo se il pacchetto non ha una struttura interna (come ad es. pgf).
Anche questo è un punto su cui rifletterò!
A presto,
L.
-
22 Aprile 2008 alle 17:43 #23043::
Il Professore mi ha spiegato che il programma è mktexlsr, mentre texhash è solo un alias.
Ho appena provato ed in effetti mi dà la stessa cosa, ma allora (come per texhash) non serve sudo (che richiede diritti root) ma basta mktexlsr.
Ne approfitto per un suggerimento: quando parli di formule fuori corpo (pag 96) introduci solo i comandi corretti. Tuttavia se un principiante legge, insieme alla tua guida, un’altra guida in cui trova $$…$$, potrebbe pensare che tu l’hai solo dimenticato. Quindi non sarebbe opportuno aggiungere una piccola nota in cui si sottolinea che spesso si trova scritto in certe guide che $$…$$ è equivalente a \[…\] ma che in realtà non è cosi’?
Buona serata
Gloria
-
22 Aprile 2008 alle 17:52 #23044::
Il Professore mi ha spiegato che il programma è mktexlsr, mentre texhash è solo un alias.
Ho appena provato ed in effetti mi dà la stessa cosa, ma allora (come per texhash) non serve sudo (che richiede diritti root) ma basta mktexlsr.
Grazie per il suggerimento.
Ne approfitto per un suggerimento: quando parli di formule fuori corpo (pag 96) introduci solo i comandi corretti. Tuttavia se un principiante legge, insieme alla tua guida, un’altra guida in cui trova $$…$$, potrebbe pensare che tu l’hai solo dimenticato. Quindi non sarebbe opportuno aggiungere una piccola nota in cui si sottolinea che spesso si trova scritto in certe guide che $$…$$ è equivalente a \[…\] ma che in realtà non è cosi’?
In effetti, nella guida ho cercato di semplificare le cose al massimo. Per esempio, non ho neppure menzionato l’esistenza di comandi come \hline o ambienti come eqnarray, ma ho cercato di riportare sempre la soluzione “migliore”.
Il rischio nel menzionare anche le soluzioni “sbagliate” è di appesantire le cose, perdendo in agilità quello che si guadagna in scrupolo “filologico”, però è vero: potrebbe sembare che le ho solo dimenticate…
Ci penserò! 😉
Buona serata anche a te e grazie, di nuovo.
L.
-
23 Aprile 2008 alle 0:13 #23045::
[quote]Il Professore mi ha spiegato che il programma è mktexlsr, mentre texhash è solo un alias.
Ho appena provato ed in effetti mi dà la stessa cosa, ma allora (come per texhash) non serve sudo (che richiede diritti root) ma basta mktexlsr.
Grazie per il suggerimento.
Ne approfitto per un suggerimento: quando parli di formule fuori corpo (pag 96) introduci solo i comandi corretti. Tuttavia se un principiante legge, insieme alla tua guida, un’altra guida in cui trova $$…$$, potrebbe pensare che tu l’hai solo dimenticato. Quindi non sarebbe opportuno aggiungere una piccola nota in cui si sottolinea che spesso si trova scritto in certe guide che $$…$$ è equivalente a \[…\] ma che in realtà non è cosi’?
In effetti, nella guida ho cercato di semplificare le cose al massimo. Per esempio, non ho neppure menzionato l’esistenza di comandi come \hline o ambienti come eqnarray, ma ho cercato di riportare sempre la soluzione “migliore”.
Il rischio nel menzionare anche le soluzioni “sbagliate” è di appesantire le cose, perdendo in agilità quello che si guadagna in scrupolo “filologico”, però è vero: potrebbe sembare che le ho solo dimenticate…
Ci penserò! 😉 [/quote]
Una guida dovrebbe occuparsi di dare i metodi migliori per ottenere le cose che si desiderano. Purtropo certe brutte abitudini si propagano in modo difficilmente controllabile; si potrebbe pensare a una breve appendice sulle costruzioni deprecate rimandando ai “Tabù” per maggiori dettagli. Si otterrebbe forse un effetto benefico che invoglia gli utenti più interessati a informarsi da più fonti: finché sono buone e autorevoli c’è solo da guadagnarci. Di sicuro è meglio evitare riferimenti a guide obsolete o, peggio, contenenti errori concettuali.Ciao
Enrico
-
25 Aprile 2008 alle 13:48 #23046::
Leggendo la parte relativa all’interlinea (pag. 43) mi è sorto un dubbio: si dice che per interlinea singola, di 1.5 o doppia si consiglia il pacchetto setspace, per altri valori si dice di usare \linespread. Ora a me sembra si possa usare ancora il pacchetto: nel .sty c’è infatti scritto
`If an increased spacing different from
one-and-a-half or double spacing is required then the spacing
environment can be used. The spacing environment takes one
argument which is the larger baselinestretch to use,
e.g., \begin{spacing}{2.5}.`
Quale delle due è allora da preferire?Ciao
Gloria
-
25 Aprile 2008 alle 14:21 #23047
-
25 Aprile 2008 alle 14:22 #23048::
Ciao a tutti,ho appena aggiornato il lavoro.
Rispetto alla versione precedente.
1. (Nell’attesa di scrivere un’appendice sui “comandi obsoleti di LaTeX”,) nel capitolo sulla matematica, ho aggiunto una nota in cui si sconsiglia $$…$$ per inserire formule fuori corpo e un’altra nota in cui si menziona l’obsoleto eqnarray per allineare formule.
2. Ho aggiunto un capoverso sui grafici di Feynman: non so se l’esempio riportato sia irreprensibile, vi prego di darci un occhiata.
3. Ho riformulato le didascalie delle figure 1 e 3 per ridurre lo spazio fra le parole (prima esagerato): neppure ora il risultato è impeccabile, ma lo spazio per giustificare una didascalia in un ambiente wrapfigure (con margini di pagina così stretti) è davvero esiguo. Il problema me l’ha fatto notare il mio precisissimo caporedattore…
4. A pag. 38: “meno compresa” al posto di “meno ben compresa”.
5. Ho sostituito in tutto il documento le espressioni “sotto-paragrafo”, “sotto-lemma” e “mini-indice” con “sottoparagrafo”, “sottolemma” e “miniindice”, rispettivamente. Ho lasciato invece “sotto-sottoparagafo”.
6. Ho aggiornato la bibliografia ed eliminato un altro paio di refusi.
A presto,
LorenzoP.S. Per Gloria: adesso mi studio la documentazione di setspace (riprenderò la questione nel prossimo aggiornamento). Naturalmente, in linea di massima è sempre meglio usare un pacchetto ad hoc che un comando “di basso livello,” quindi se setspace permette di impostare interlinee arbitrarie, va usato setspace.
Grazie ancora,
L.
-
25 Aprile 2008 alle 14:33 #23049::
Pag. 116: L’opzione italian è necessaria per assicurare la compatibilità con il pacchetto babel, perché questo, con quella opzione, definisce un comando \unit che ha una sintassi diversa da quella dell’omonimo comando definito da SIunits. Se babel è caricato dopo SIunits, non è necessario specificare a quest’ultimo l’opzione italian e si può usare \unit al posto di \unita. Viceversa se specifichi questa opzione a SIunits, puoi usare il suo comando \unita con la sua sintassi, ma puoi usare anche \unit con la sintassi di babel.
Uno dei princìpi che ho seguito nella redazione della guida è stato quello di privilegiare sempre la soluzione “a più alto livello”. In particolare, se un utente deve inserire delle unità di misura, tanto vale che carichi senz’altro il pacchetto SIunits, che è fatto apposta. In questo punto ho aggiunto la spiegazione che l’opzione italian di SIunits assicura (in ogni caso) la compatibilità con babel.
Devo essere sincero: non ho capito la questione di SIunits. Chiedo venia.
Vorrei un chiarimento: io ho caricato babel in italiano. Vorrei caricare anche SIunits (che ho scoperto con la guida argomento del topic).
Con il codice:
`\usepackage[italian,squaren,cdot]{SIunits}`ottengo un warning proprio relativamente alla questione \unit – \unita. Non ho le idee molto chiare!!
-
25 Aprile 2008 alle 14:34 #23050::
il warning:
`Package SIunits Warning: Option `italian' provided.
(SIunits) Command \unit defined by babel.
(SIunits) Mind to use \unita instead. On input line…`è soltanto un promemoria che ti ricorda di usare \unita al posto di \unit perché il secondo comando è già definito da babel.Ciao
Matteo
-
25 Aprile 2008 alle 14:42 #23051
-
25 Aprile 2008 alle 15:13 #23052::
Stiamo andando un decisamente OT, spero che gli amministratori ci perdonino :).
Dalla documentazione di SIunits non risultano altri problemi e né io ne ho mai notati nelle occasioni in cui mi è capitato di usarlo.
Per far sparire il warning temo che le uniche soluzioni siano- 1) non usare SIunits
2) non usare babelentrambe decisamente poco raccomandabili.
Ciao
Matteo
-
25 Aprile 2008 alle 15:38 #23053
-
26 Aprile 2008 alle 8:36 #23054::
Carissimi, qualche altro piccolo ritocco:1. A pag. 65 ho aggiunto una nota sull’uso deprecato di \hline nella composizione delle tabelle.
2. A pag. 96: “l’uso del codice $$…$$…” al posto di “l’uso dei comandi $$…$$…”.
2. A pag. 112: “le quattro dichiarazioni \displaystyle, \textstyle, \scriptstyle e \scriptscriptstyle” al posto di “i quattro comandi \displaystyle, \textstyle, \scriptstyle e \scriptscriptstyle”.
A presto,
L.
-
29 Aprile 2008 alle 14:32 #23055::
Carissimi, ancora qualche piccolo ritocco, per lo più in risposta ai punti evidenziati da Gloria (grazie mille, minnolina!).Pag. 12: Ho aggiunto una nota in cui menziono la distribuzione ProTeXt.
Pag. 26: Ho precisato che per lanciare sudo mktexlsr è necessario disporre dei privilegi di amministratore.
http://www.guit.sssup.it/phpBB2/viewtopic.php?t=4308Pag. 26: Ho lasciato invariato il resto. Infatti, la frase
In alternativa, sufficiente copiare i file necessari nella stessa cartella in cui si trova il file .tex.
è corretta. E’ vero che se il pacchetto ha una struttura interna (come pgf) copiare tutti i .sty non è pratico… ma tenendo conto che:
1. i comandi da scrivere sul Terminale per rimediare sono piuttosto criptici;
2. il pacchetto pgf è accompagnato da un’esauriente documentazione;
3. il pacchetto pgf è già installato nella distribuzione TeX Live (scommetto anche su MikTeX completa);
ho pensato fosse il caso non appesantire il discorso. Però se Gloria o qualcun altro vuole aggiungere al riguardo un paragraf(ett)o o una nota, è il benvenuto!
http://www.guit.sssup.it/phpBB2/viewtopic.php?t=4309Pag. 43: Nel paragrafo sull’interlinea, ho aggiunto una menzione all’ambiente spacing, messo a disposizione del pacchetto setspace.
http://www.guit.sssup.it/phpBB2/viewtopic.php?t=4310Pag. 71: La tabella riportata nella figura 6 è ora in italiano.
Pag. 79: Nella nota, “pgf” al posto di “tikz”.
Pag. 105: Ho aggiunto una nota sull’uso (spesso) sconsigliabile dei comandi \left e \right per variare l’altezza dei delimitatori, al posto dei corrispondenti comandi manuali.
Pag. 133: le quattro figure hanno ora il logo di ArsTeXnica ottenuto con l’apposito comando \Ars del pocchetto guit.
A presto,
Lorenzo
-
29 Aprile 2008 alle 15:47 #23056::
Ciao,
ho un altro suggerimento (forse non utilissimo ma la butto li):
con pdflatex si possono usare anche immagini bmp a patto di caricare il pacchetto bmpsize
http://texcatalogue.sarovar.org/entries/bmpsize.htmlCito dalla doc:
1.1 Introduction
The support of bitmap images in the TEX world is quite poor. TEX can read tex tfiles and thus parse the bounding box of EPS files, but it cannot read binary files.
If TEX reads a line, it removes spaces before the line end and normalizes the line end itself to get independent from the convention of the operating system. The situation changed with pdfTEX. It is a TEX compiler, where the output driver is already integrated. Images of type JPEG and PNG are supported directly and the size of the images are reported back to the TEX language. Thus it is easy for package graphics to get the size of the images. The problem remains for other drivers than pdfTEX in PDF mode. The size information must either be given manually by the bounding box options or an
additional file is used for each image, where the size information is stored as EPS bounding box. Program dvips comes with the program ebb that create these .bb files. However it ignores the natural size of the image and uses a fixed resolution of 100 DPI.
Since pdfTEX 1.30.0 there are some new primites. Especially \pdffiledump is very helpful. It reads a file in binary mode and reports the selected area as hex dump. It works in both DVI and PDF mode of pdfTEX. Thus it is now possible to read and parse bitmap files to get their size. This project uses this feature to implement parsers for many bitmap file types.
1.2 Bitmap image parsers
This project supports the following image types:
BMP, GIF, JPEG, MSP, PAM, PCX, PNG, PNM, SGI, TGA, TIFF,
WMF, XPM -
2 Maggio 2008 alle 16:54 #23057
-
4 Maggio 2008 alle 11:34 #23058::
Desidero solo ringraziare l’autore dell’opera per il lavoro svolto e per la volontà di condividerla con la comunità.
Prego, è un piacere! 🙂
Ne approfitto per comunicarvi un altro piccolo aggiornamento.
1. Ho riscritto le tabelle dei simboli matematici (pag. 118-123), che ora hanno tutte la stessa larghezza. (Prima il risultato, con diverse tabelle sulla stessa pagina aventi larghezza diversa, era forse un po’ troppo disordinato.) Ora le relative voci compaiono anche nell’indice analitico.
2. Ho aggiunto un paragrafo su come modificare le voci generate automaticamente da babel (pag. 150). Sul Forum ci sono diversi topic al riguardo (se ne è parlato anche recentemente), e l’argomento mi sembra particolarmente adatto al capitolo sulle personalizzazioni di LaTeX. Ho posto rimedio alla dimenticanza!
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
A presto,
L.
-
4 Maggio 2008 alle 12:35 #23059::
Mi associo ai complimenti!Lavoro molto interessante per la sua completezza e molto piacevole nella sua estetica!
Ringrazio l’autore per il tempo impegnato e la disponibilità a condividere la sua opera..di mille guide scaricate non se ne è vista una così!!
..e un piccolo riconoscimento anche agli altri amici che prontamente hanno contribuito al miglioramento e correzione della guida, che in tanti abbiano partecipato segnalando opinioni o correzioni è per me indice che il testo è veramente di gran qualità!
Mi metto a leggere..magari un contributo lo do anch’io..
Cristiano
-
7 Maggio 2008 alle 7:21 #23060::
Ciao a tutti, segnalo altre due piccole modifiche.1. A pagina 80 ho aggiunto una nota in cui faccio menzione del pacchetto bmpsize, segnalato da Gloria.
Con pdfLaTeX si possono includere anche immagini bmp, gif e tiff, a patto di caricare il pacchetto bmpsize.
Se devo essere sincero, non ho provato quel pacchetto e mi sono fidato del consiglio. Confesso che sono un pochino scettico sull’inclusione delle immagini TIFF: più che un formato, infatti, TIFF è una famiglia di formati che comprende al suo interno tipologie anche piuttosto eterogenee, quindi mi sembra difficile che un solo pacchetto possa leggerle proprio tutte, senza problemi. Fatemi sapere eventualmente che cosa ne pensate.
2. A pagina 153 ho modificato il paragrafo sull’uso dell’accento (il punto me l’aveva segnalato in passato OldClaudio, ma avevo dimenticato di fare la correzione). Ho precisato che l’accento è vietato sulle parole piane (tranne nel suo valore fonico).
Se si vogliono mettere accenti non obbligatori, tranne il caso della omografia non corrispondente alla omofonia (pèsca/pésca), questi accenti facoltativi non vanno mai sulle parole piane, anche se la versione piana è meno frequente o meno usuale della parola sdrucciola: quindi séguito, seguito, ma non seguìto.
3. Ho aggiunto le voci relative ai vari record bibliografici nell’indice analitico, che ora è più completo.
4. Ho aggiunto la voce “BMP” nell’elenco degli acronimi.
A presto,
L.
-
10 Maggio 2008 alle 10:55 #23061::
Salve,
sto leggendo la guida e ho trovato un’idea che mi sembra importante:unire la bellezza alla tecnica.
È un concetto che ho trovato ben esposto sia nella vostra introduzione che nel capitolo 1, mi sembra, del testo “Appunti Tex”.
Questo concetto mi è famigliare perchè la mia è una formazione “meccanica” tradizionale e non informatica e lì è importante (o era) progettare delle macchine efficenti e nello stesso tempo belle.
Di orrori nelle mie composizione ne ho fatti e ne farò parecchi ancora, ma spero di correggermi con il vostro aiuto.
Grazie
-
13 Maggio 2008 alle 20:36 #23062::
Ciao a tutti, ancora qualche aggiornamento.1. A pagina 84, ho accennato al concetto di “scatola” come unità tipografica indivisibile prodotta da LaTeX (fra l’altro) con il comando \includegraphics e con l’ambiente tabular. In questo modo viene ribadito che il comando \includegraphics e l’ambiente tabular possono essere usati anche fuori dagli ambienti figure e table.
2. A pagina 86: “Fisrt” -> “First” (in omaggio alla “regola di Beccari”, secondo cui il numero di refusi, pur costituendo un’entità discreta, non tende mai a zero… ;-)).
3. A pagina 92: \includegraphics[…]{Relativo} al posto di \includegraphics[…]{Mani}
4. Un punto importante: in tutto in capitolo sulla bibliografia, il nome del record per le tesi di laurea è “mastersthesis” e non “masterthesis”. Se si scrive “masterthesis”, si hanno malfunzionamenti subdoli, in cui in passato ero incappato anch’io, senza individuarne la causa.
5. A pagina 131, ho aggiunto la seguente precisazione:
Se si desidera fare in modo che le maiuscole di un titolo [di un record di BibTeX] appaiano esattamente come sono scritte, basta racchiudere tutto il titolo dentro un’ulteriore coppia di parentesi graffe:
`title = {{TCP-IP e lo Zen di Confucio}}`È un “uovo di Colombo” che può tornare utile.
I punti 2, 4 e 5 mi sono stati segnalati da Giovanni Saponaro, che ringrazio.
Alla prossima,
Lorenzo
-
31 Maggio 2008 alle 14:26 #23063::
Ciao a tutti, qualche altro aggiornamento.1. A pagina 20 (in nota) e a pagina 44 ho menzionato il pacchetto xspace, che
permette di definire comandi seguiti da uno spazio, a meno che non siano seguiti da determinati segni di punteggiatura.
2. A pagina 115 ho menzionato il comando \qedhere di amsthm. Con questo comando
è possibile spostare il simbolo di “fine dimostrazione” in modo che sia posizionato correttamente anche se la dimostrazione termina con una formula fuori corpo.
3. Pagina 118-124: ho organizzato diversamente le tabelle di simboli matematici.
4. In tutto il documento, “METAFONT” e “METAPOST” sono stati composti con i rispettivi loghi (messi a disposizione dal pacchetto mflogo). Ho aggiornato anche la tabella dei loghi, a pagina 48.
5. In tutto il documento, “MiKTeX” al posto di “MikTeX”.
A presto,
Lorenzo
-
4 Giugno 2008 alle 17:58 #23064::
Carissimi, il labor limae continua…Probabilmente alla guida aggiungerò ancora qualcosa (un paragrafo su hyperref e -forse- un’appendice sui comandi obsoleti di LaTeX e un accenno a beamer), ma non vorrei superare di troppo le 200 pagine: quindi ormai il lavoro è vicino a raggiungere un punto di equilibrio (stabile, spero! :wink:).
Nel frattempo, ecco le ultime novità.
1. A pagina 42 ho corretto il link a TeXmaker: da “www.xm1math.net/texmaker.org/” a “www.xm1math.net/texmaker/”.
2. A pagina 49 ho aggiunto a margine una filigrana con il simbolo dell’euro.
3. Nel paragrafo sulle tabelle (a pagina 72) ho scritto un paio di capoversi sui comandi \scalebox e \resizebox, messi a disposizione dal pacchetto graphicx per ridimensionare le tabelle. Questa soluzione è particolarmente flessibile, perché consente di scegliere il fattore di scala praticamente con continuità.
4. A pagina 79, in nota, ho menzionato il programma Asymptote per disegnare grafici e schemi con LaTeX.
5. A pagina 163: “curriculum vitae” al posto di “curriculum vit{\ae}”. Il carattere \ae, infatti, è un’aggiunta “posticcia” all’alfabeto latino.
6. Nella bibliografia, ho aggiunto l’articolo di Mori e Guiggiani «Consigli su come non maltrattare le formule matematiche», pubblicato sull’ultimo numero (5) di ArsTeXnica.
Ciao,
L.
-
9 Giugno 2008 alle 13:22 #23065::
1. Ho aggiunto un succoso paragrafo su hyperref (pag. 48-51).
2. Una menzione a Mathematica fra i software vettoriali (pag. 82).
3. `\hyphenation{Knuth}`
4. Ho riscritto la tabella 7 a pagina 51; ora le relative voci si trovano nell’indice analitico.
5. “URL” negli acronimi.
6. Una sistemata all’indice analitico.Ciao,
L.
-
16 Giugno 2008 alle 14:21 #23066::
1. A pagina 50 ho aggiunto un capoverso sul comando
`\pdfbookmark`
di hyperref.2. A pagina 69 (nel paragrafo sulle tabelle) ho menzionato le colonne di tipo m e b, definite dal pacchetto array.
3. A pagina 76 ho ritoccato la tabella in figura 6 (ne ho rivisto sia il codice sia la terminologia).
4. Nel capitolo sulla bibliografia, il campo KEY è opzionale nei record privi dell’indicazione dell’autore (ovvero -a quanto mi risulta- booklet, conference, manual, misc e proceedings). Negli altri casi è ignorato.
5. Ho eliminato uno spazio indesiderato dopo il logo “METAFONT” (conseguenza dell’aver dimenticato un % nella macro che disegna il logo e riporta la relativa voce nell’indice analitico).
Ciao,
L.
-
19 Giugno 2008 alle 11:29 #23067::
1. Una piccola variazione al “look and feel” del documento: le intestazioni delle didascalie sono ora in caratteri senza grazie e in neretto. Ho modificato di conseguenza il paragrafo “Personalizzare le didascalie”, a pagina 93.2. Nei ringraziamenti e nel Colophon ho omesso il link al sito di Daniel Gottschlag (sito che ora non è più in linea).
3. Ho ampliato i paragrafi 5.11 e 5.12 (pagine 55-56).
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
Ciao,
L.
-
23 Giugno 2008 alle 14:32 #23068
-
26 Giugno 2008 alle 7:27 #23069::
1. Una piccola variazione al “look and feel” del documento: le intestazioni delle didascalie sono ora in caratteri senza grazie e in neretto. Ho modificato di conseguenza il paragrafo “Personalizzare le didascalie”, a pagina 93.
2. Nei ringraziamenti e nel Colophon ho omesso il link al sito di Daniel Gottschlag (sito che ora non è più in linea).
3. Ho ampliato i paragrafi 5.11 e 5.12 (pagine 55-56).
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
Ciao,
L.A proposito di queste piccole variazioni continue del documento, mi permetto un suggerimento, visto che ho 4 copie del documento su 4 pc diversi, nonché due stampe: sarebbe cosa buona e giusta mettere un numero di revisione ad esempio a pagina II ed anche nel nome del file, in modo da identificare al volo la versione del documento.
-
26 Giugno 2008 alle 12:27 #23070::
A proposito di queste piccole variazioni continue del documento, mi permetto un suggerimento, visto che ho 4 copie del documento su 4 pc diversi, nonché due stampe: sarebbe cosa buona e giusta mettere un numero di revisione ad esempio a pagina II ed anche nel nome del file, in modo da identificare al volo la versione del documento.
Ciao, si può risalire alla versione del documento leggendo la data di pubblicazione (è nel colophon). Però probabilmente hai ragione: in seconda pagina sarebbe più comodo.
Quanto al nome del file, penso sia opportuno mantenere sempre quello: un motivo è che così non sono costretto a cambiare di volta in volta il link, che rimane costante (e sempre attivo).
D’altra parte, ormai il lavoro ha raggiunto una versione “stabile”. Nei prossimi giorni pubblicherò ancora un aggiornamento “minore” e poi lascerò stare il documento per un po’. In futuro, mi limiterò ad aggiornarlo quando ci saranno aggiornamenti significativi di LaTeX e dei suoi pacchetti.
Grazie mille,
L.
-
3 Luglio 2008 alle 18:01 #23071::
Ciao a tutti, ci siamo.1. Nel documento, ho ritoccato la spaziatura attorno ai punti ellittici.
2. Nel primo capoverso del paragrafo 5.3 a pagina 59 ho eliminato un “.” di troppo.
3. Nella tabella 8 a pagina 66, “m” al posto di “in”.
4. `\hyphenation{Asymptote True-Type Open-Type Uni-code}`
5. A pagina 99, `\emph{Nastro di M\”obius}` al posto di “`Nastro di M\”obius''`
6. Nelle pagine 146 e 147, `\emph{L'arte di scrivere con \LaTeX}` al posto di “`L'arte di scrivere con \LaTeX''`7. A pagina 158, ho eliminato un “o” di troppo nel secondo capoverso del paragrafo A.3.
8. A pagina, 161, ho riformulato il primo capoverso del paragrafo A.4.5.
9. A pagina 162, “.” al posto di “:” nel capoverso “Unità di misura”.
10. Qualche altra finezza qua e là. 😉
Con questi ritocchi (e come già anticipato), il documento raggiunge un punto di equilibrio. In futuro modificherò il documento quando verranno pubblicati aggiornamenti significativi a LaTeX e ai suoi pacchetti principali (e, naturalmente, quando i lettori mi segnaleranno punti da correggere o aggiungere).
Ne approfitto per segnalare che “L’arte di scrivere con LaTeX” verrà a breve pubblicata su carta. La guida, stampata a cura del GuIT, sarà distribuita ai soci del Gruppo via spedizione postale al costo (indicativo) di 4,90 euro per copia. Alcune copie in più (da ordinare appositamente) verranno distribuite al prossimo GuIT meeting.
Ringrazio di cuore lo Staff del Gruppo per la generosità e tutti quelli che hanno discusso con me qui sul forum: senza il vostro eccellente contributo, il lavoro, semplicemente, non esisterebbe!
Un salutone e a presto,
Lorenzo
-
19 Luglio 2008 alle 14:22 #23072::
Caro Lorenzo,arrivo un po’ tardi, ma con grande piacere mi complimento per l’ottimo lavoro: davvero completo e dal taglio molto pratico (che sicuramente aiuta molto i neofiti… e anche quelli un po’ meno).
Congratulazioni!
A mio parere potrebbe benissimo essere inserito in questo forum come annuncio o come messaggio importante nella sezione TeX e LaTeX, per dare la giusta visibilità alla tua fatica (e anche la guida a Classicthesis meriterebbe stessa attenzione, perché è veramente ben fatta). Cosa ne pensa lo staff?
Aggiungo una richiesta: la copia cartacea di cui parlavi nel precedente post, sarebbe disponibile anche per i non soci impossibilitati a partecipare al GuIT meeting? Sarei interessato.
Grazie.
-
21 Luglio 2008 alle 8:57 #23073::
A mio parere potrebbe benissimo essere inserito in questo forum come annuncio o come messaggio importante nella sezione TeX e LaTeX, per dare la giusta visibilità alla tua fatica (e anche la guida a Classicthesis meriterebbe stessa attenzione, perché è veramente ben fatta). Cosa ne pensa lo staff?
Aggiungo una richiesta: la copia cartacea di cui parlavi nel precedente post, sarebbe disponibile anche per i non soci impossibilitati a partecipare al GuIT meeting? Sarei interessato.
Ciao Emanuele, innanzitutto ti ringrazio per i complimenti. 😀
Per quanto mi risulta, la copia cartacea a prezzo di costo è disponibile solo per i soci del GuIT (e per i partecipanti al prossimo GuIT meeting). Sul prossimo numero di ArsTeXnica (la rivista semestrale che viene spedita ai soci del Gruppo) verrà pubblicato il mio articolo su ClassicThesis. Con ciò non voglio spingerti ad associarti ad GuIT (come pubblicitario, faccio schifo!), però in effetti questa potrebbe forse essere l’occasione di farci un pensierino: la rivista ArsTeXnica è veramente ben fatta, e gli articoli di Gregorio, Beccari, Mori, … meritano davvero.
http://www.guit.sssup.it/guit/
Per quanto riguarda la “visibilità permanente” della “mia” guida qui sul forum (in effetti, più che l’autore, ne sono il curatore), sono scelte dello Staff, che credo non facili… Le guide attualmente segnalate sono eccellenti, e le discussioni evidenziate interessanti. Poi, si può discutere sull’opportunità di indicare un documento (o evidenziare un topic) piuttosto che un altro: di materiale su LaTeX ce n’è davvero tanto… Grazie per l’apprezzamento, comunque! 😉
Un salutone,
Lorenzo
-
21 Luglio 2008 alle 14:58 #23074
-
22 Luglio 2008 alle 9:44 #23075::
Salve,come potete notare dall’intestazione delle pagine del Forum, ho accolto il suggerimento di aggiungere, tra i collegamenti ai manuali di riferimento, L’arte di scrivere con LaTeX e l’Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX. Non ho tolto il collegamento alla (mica tanto) Breve introduzione, perché, per quanto ormai datata, ha l’innegabile pregio di essere appunto breve e di consentire una consultazione molto rapida.
Per quanto riguarda la distribuzione del manuale di Lorenzo, abbiamo optato, in questo caso, diversamente da quanto fatto per l’Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX, di rendere riservata ai soli soci la possibilità di prenotarne una copia. Nel caso del volume di Beccari, infatti, l’edizione GuIT era la sola disponibile. Lorenzo, nella sua infinita modestia ;), non ha dato pubblicità alla notizia che, invece, il suo manuale è stato pubblicato anche da una casa editrice regolare, alla quale avremmo fatto una sorta di concorrenza sleale aprendo le prenotazioni a tutti. (E poi, l’iscrizione al GuIT, dovrà pur comportare qualche vantaggio, no?)
Ciao,
Max.
-
22 Luglio 2008 alle 12:15 #23076::
Ben fatto! Un grazie allo staff a nome (credo) di tutti gli utenti. 😉
Sono d’accordo nel conservare la guida di Oetiker, perché comunque ha fatto la storia di LaTeX, ma era giusto, secondo me, attribuire un piccolo riconoscimento anche allo splendido lavoro di Lorenzo, il quale ci ha messo a disposizione una guida forse non breve e inevitabilmente incompleta, ma nello stesso tempo ricercata e professionale.
Lo stesso vale, naturalmente, per la guida di Beccari, anche se rivolta ad un’utenza più avanzata.Ciao.
r.
-
23 Luglio 2008 alle 7:35 #23077::
Salve,
come potete notare dall’intestazione delle pagine del Forum, ho accolto il suggerimento di aggiungere, tra i collegamenti ai manuali di riferimento, L’arte di scrivere con LaTeX…
Sono davvero molto onorato 😳 della scelta fatta dallo Staff, che ringrazio di cuore… Desidero ringraziare anche Rosaria ed Emanuele per l’apprezzamento che hanno manifestato nei confronti del mio lavoro: grazie mille, ragazzi! 😀
A presto,
Lorenzo
-
30 Luglio 2008 alle 9:02 #23078::
Segnalo un altro piccolo problema della guida (è un dettaglio da spaccacapelloin4, lo so 😳 ):
cliccando sul segnalibro “5.11 Parole evidenziate” si rimane a pagina 54 (la stessa del segnalibro “5.10”).La versione del documento è “1 luglio 2008”.
Addendum: pare che il problema affligga tutti i segnalibri che riportano all’inizio di una nuova pagina.
-
30 Luglio 2008 alle 16:56 #23079::
Ciao a tutti,ecco qualche altro piccolo aggiornamento, anche alla luce di quanto emerso in questi giorni sul forum.
1. Nel documento, le note a margine sono ora “simmetriche” (allineate a destra nelle pagine pari, a sinistra nelle pagine dispari). Ciò non è previsto da ClassicThesis (che allinea a sinistra tutte le note a margine), ma è quanto fa Bringhurst nel suoi Elementi. Grazie a Luigi Scarso per la segnalazione e ad Enrico e Andrea per la soluzione.
2. A pagina 28, ho menzionato array, backref, booktabs, SIunits e xcolor tra i pacchetti di uso più comune.
3. Nel tormentone “\input contro \include”, prendo decisamente posizione a favore di \input. Di conseguenza, ho completamente riscritto il paragrafo 4.7 a pagina 33. Ricordatemi di non dubitare mai di Enrico. 😉
4. Ho riformulato la nota 1 a pagina 36, dettagliando maggiormente le ragioni per cui su Mac le codifiche latin1 o utf8 siano preferibili alla codifica applemac.
5. Nelle versioni precedenti del lavoro, per separare la didascalia da una tabella fuori testo era proposto l’uso di \medskip (da dare dopo ogni \caption, prima del relativo tabular). Quel codice funziona, ma non è né comodo né elegante, soprattutto se si devono inserire molte tabelle. Le ragioni sono le solite: è sempre possibile dimenticare qualche \medskip, e se si vuole modificare quello spazio bisogna intervenire manualmente su tutte le tabelle. Inoltre alcune classi -come le classi AMS- si occupano (a differenza delle classi standard) di impostare adeguatamente e automaticamente quello spazio, che con \medskip risulta esagerato.
Per queste ragioni, per risolvere il problema una volta per tutte, se si usano le classi standard è conveniente caricare il pacchetto caption e scrivere nel preambolo
`\captionsetup[table]{position=top} `(Se si usano le classi AMS non c’è bisogno di fare nulla.)
Se si usano le classi KOMA-Script, per separare la la didascalia dalla tabella è sufficiente caricare il pacchetto caption e scrivere, nel
preambolo,
`\captionsetup[table]{skip=\medskipamount}`
dopo aver selezionato l’opzione di classe tablecaptionabove.Ciò fatto, una tabella fuori testo si introduce molto semplicemente con
`\begin{table}[…]
\caption{…}
\label{…}
\centering
\begin{tabular}{…}
…
\end{tabular}
\end{table}`
N.B. Attenzione: a pagina 14 della documentazione del pacchetto caption, l’opzione globale per le classi KOMA è scritta scorrettamente come tablecaptionsabove (con una “s” di troppo).6. Nella bibliografia, avevo scambiato l’ordine degli autori -Guiggiani e Mori- dell’articolo «Consigli su come non maltrattare le formule matematiche». Un’analoga imprecisione riguardava l’articolo «Scrivere il curriculum vitae», di Mori e Himmelmann. Mi scuso con gli autori per queste sviste.
7. Qualche altro dettaglio qua e là.
Dal momento che, in futuro, è presumibile che mi limiterò ad aggiornare la guida (al più) una volta al mese, per riconoscere a colpo d’occhio il “numero di versione” del documento che si ha sotto mano sarà sufficiente guardare il mese di edizione (è sul frontespizio).
Addendum: pare che il problema affligga tutti i segnalibri che riportano all’inizio di una nuova pagina.
Le impostazioni di hyperref sono quelle di ClassicThesis, quindi il problema dovrebbe essere dello stile. Grazie per la segnalazione, cercherò di risolvere la cosa nella prossima versione della guida.
Ciao,
L.
-
13 Agosto 2008 alle 7:52 #23080::
Ciao a tutti,mi è appena arrivata l’edizione cartacea della guida, stampata a cura del GuIT. Desidero complimentarmi con lo Staff -e in particolarte con Luigi Scarso- per la scelta della tipografia: hanno fatto davvero un ottimo lavoro! 🙂 Anche la scelta del formato 17×24 mi pare molto indovinata.
Grazie mille,
Lorenzo
-
15 Agosto 2008 alle 8:39 #23081::
Ciao a tutti,
….Addendum: pare che il problema affligga tutti i segnalibri che riportano all’inizio di una nuova pagina.
Le impostazioni di hyperref sono quelle di ClassicThesis, quindi il problema dovrebbe essere dello stile. Grazie per la segnalazione, cercherò di risolvere la cosa nella prossima versione della guida.
Ciao,
L.Mi cospargo il capo di cenere: il problema sembra di Acrobat. Nella versione 7/Windows che ho in ufficio si comporta nel modo descritto, nella versione 8/Linux che ho in casa i segnalibri si comportano correttamente.
Saluti e buon Ferragosto
-
16 Agosto 2008 alle 12:06 #23082::
Mi cospargo il capo di cenere: il problema sembra di Acrobat. Nella versione 7/Windows che ho in ufficio si comporta nel modo descritto, nella versione 8/Linux che ho in casa i segnalibri si comportano correttamente.
Ciao, il problema che mi hai segnalato è reale. A me succede lo stesso (con Skim, Anteprima e Adobe Reader, su Mac). Conto di rimediare nelle prossime versioni della guida.
A presto,
L.
-
1 Settembre 2008 alle 6:11 #23083::
Ciao a tutti, di seguito riporto le modifiche al lavoro relative all’edizione di settembre.1. Nel frontespizio ho scambiato l’ordine dell’autore e del titolo. Anche se il comando standard di LaTeX \maketitle scrive l’autore sotto il titolo, ho notato che la maggior parte dei libri “veri” segue la convenzione opposta.
2. Negli acronimi, ho riformulato la voce “EC”.
EC Extended Cork
Sono font che hanno lo stesso aspetto dei Computer Modern (i font predefiniti di LaTeX), ma che contengono caratteri speciali per la maggior parte delle lettere accentate usate nelle lingue europee. Il nome deriva dalla città di Cork, in Irlanda, sede della Conferenza Internazionale (1990) nella quale questi font vennero introdotti.
3. In tutte le tabelle del documento, la linea che segue l’intestazione delle tabelle ha ora lo stesso spessore di \toprule e \bottomrule (tale linea è ottenuta con il comando \otoprule, definito a pagina 69).
4. Ho modificato l’ultimo capoverso di pagina 25, che è piuttosto difficile da comporre a causa dei path lunghi (che ho preferito non mettere in righe a sé stanti, perché quel trattamento tipografico è riservato al codice LaTeX). A tal fine, ho riformulato il capoverso e l’ho inserito in un ambiente sloppypar. Se qualcuno vuole cimentarsi con questo rompicapo, di seguito riporto un codice minimale che riproduce il capoverso.
`\documentclass[10pt,a4paper]{scrreprt}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{classicthesis-ldpkg}
\usepackage[beramono,pdfspacing]{classicthesis}
\usepackage{path}
\discretionaries +\_/$ +
\newcommand{\meta}[1]{$\langle${\normalfont\itshape#1}$\rangle$}
\begin{document}
La posizione degli alberi dipende dalla particolare distribuzione usata:
\begin{itemize}
\item
\begin{sloppypar}\tolerance=9999
Su Windows, l'albero principale è la cartella \path|C:\Programmi\MiKTeX\2.7\|, l'albero locale è radicato in \path|C:\Documents and Settings\All Users\Dati applicazioni\MiKTeX\2.7\|, mentre l'albero personale si trova in \path|C:\Documents and Settings\|\meta{nome dell'utente}\path|\Dati applicazioni\MiKTeX\2.7\| o, equivalentemente, in \path|C:\Documents and Settings\|\meta{nome dell'utente}\path|\Impostazioni locali\Dati applicazioni\MiKTeX\2.7\|.
\end{sloppypar}
\end{itemize}
\end{document}`
Il capoverso può essere riformulato liberamente, ma i path non possono essere messi in righe a sé stanti. Se trovate una soluzione migliore della mia, rispettando le “regole del gioco”, sarò lieto di pubblicarla!5. Il paragrafo 4.5 a pagina 29 conteneva un’affermazione errata a proposito degli stili di pagina. Lo stile plain, infatti, è predefinito nelle classi article e report, e non in tutte le classi, come riportato anche dalla “(Mica tanto) breve Intro”: nella classe book lo stile predefinito è headings. Ho corretto e riformulato il relativo paragrafo.
6. A pagina 32,
La cartella Capitoli/ contiene il materiale principale, suddiviso in capitoli, come Introduzione.tex, StoriaFilosofia.tex, ecc.
al posto di
La cartella Capitoli/ contiene il materiale principale, suddiviso in capitoli, come Capitolo01.tex, Capitolo02.tex, ecc.
Il motivo della modifica è che nomi come Capitolo01.tex, Capitolo02.tex, … sono poco felici. Filosoficamente parlando, la numerazione è un problema di LaTeX e non dell’utente. Meglio indicare un capitolo mediante il suo contenuto: in questo modo, se c’è bisogno di spostare un capitolo o di aggiungerne o toglierne un altro, non è necessario fare alcuna modifica.
7. A pagina 48, nel paragrafo sui miniindici, ho aggiunto una menzione al comando \adjustmtc.
Se il proprio documento contiene capitoli non numerati, introdotti con \chapter*, i miniindici appaiono nel capitolo sbagliato. Per rimediare è sufficiente aggiungere \adjustmtc alla fine di ogni capitolo non numerato.
8. A pagina 104, ho corretto un refuso all’inizio del paragrafo 7.2.7.
9. A pagina 120, per introdurre le unità di misura del Sistema Internazionale viene consigliato il pacchetto siunitx al posto si SIunits.
10. Nella tabella 35 a pagina 124 ho eliminato un \bigodot di troppo.
11. A pagina 129, “bringhurst:elementi” al posto di “bringhurst:stile”.
12. A pagina 149, “
” al posto di “ “. 13. A pagina 152 ho aggiunto un paragrafo sulle pagine bianche nei documenti fronte-retro.
Se si sta scrivendo un libro o una relazione, l’opzione openright, predefinita nella classe book, fa iniziare i capitoli sempre in una pagina destra. Se si usano le classi standard, per far sì che le eventuali pagine bianche inserite alla fine di un capitolo non abbiano né testatina né piè di pagina (scelta peraltro consigliabile), è sufficiente ridefinire il comando \cleardoublepage, aggiungendo nel preambolo il seguente codice:
`\makeatletter
\def\cleardoublepage{\clearpage\if@twoside
\ifodd\c@page
\else\hbox{}
\thispagestyle{empty}\newpage
\if@twocolumn\hbox{}\newpage\fi\fi\fi}
\makeatother`14. A pagina 154 mi era sfuggita una “s”:
`\addto\captions{ }` 15. Ho corretto un refuso nel terzo capoverso di pagina 157.
16. Nell’appendice sulle norme tipografiche dell’italiano, ho arricchito il paragrafo sull’uso dell’accento con svariati esempi.
17. A pagina 162,
I font più utilizzati in italiano, oltre a quello normale del testo, comprendono lo stile corsivo, neretto e maiuscoletto. È poco utilizzato invece lo stile slanted (“inclinato”).
al posto di
I font utilizzati in italiano, oltre a quello normale del testo, comprendono lo stile corsivo, neretto e maiuscoletto. Non è utilizzato invece lo stile slanted (“inclinato”).
18. Nel documento, le citazioni bibliografiche multiple sono ora ordinate alfabeticamente, grazie all’opzione sort del pacchetto natbib. Ho menzionato questa opzione a pagina 139.
19. Nella bibliografia, ho riportato tutti e quattro gli autori della “(Mica tanto) breve Introduzione a LaTeX”.
I punti 8, 10, 12 e 15 mi sono stati suggeriti da Mirko Daniele Comparetti (MasterMirko), che ringrazio.
Ciao,
L.
-
11 Settembre 2008 alle 8:42 #23084::
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdfCiao a tutti, in via eccezionale, pubblico un aggiornamento “di metà mese”. I cambiamenti mi sono stati suggeriti dal prof. Beccari, che mi ha inviato un dettagliato elenco di osservazioni relative a “LaTeX per l’impaziente”; quelle osservazioni sono valide anche per la versione “maggiore” della guida. Rivolgo ad OldClaudio un ringraziamento davvero speciale.
1. A pagina 12, ho aggiornato la procedura per ottenere il controllo ortografico in lingua italiana in WinEdt.
2. A pagina 19, “virgoletta aperta, accento grave” al posto dell’errato “virgoletta aperta, accento acuto”.
3. A pagina 27 ho aggiornato la procedura per installare un pacchetto in MiKTeX.
4. A pagina 38, ho riscritto il paragrafo su inputenc, consigliando le codifche latin1 o (in alternativa) utf8, che sono disponibili sulla maggioranza degli editor su piattaforma Windows, Mac e Linux e che, rispetto alle altre codifiche, assicurano una maggiore compatibilità tra le diverse piattaforme.
5. A pagina 39, ho riscritto di sana pianta (a quattro mani con OldClaudio) il paragrafo sulla codifica dei font, che conteneva svariate imprecisioni.
6. A pagina 40 ho riformulato il capoverso sull’uso della virgola nella lingua italiana, “ammorbidendo” alcune affermazioni e concludendo con la precisazione:
In ogni caso, è bene ricordare che in italiano la virgola non deve mai essere usata per separare il soggetto dal predicato o quest’ultimo dal complemento oggetto.
7. A pagina 42 ho riscritto completamente il paragrafo sulla divisione delle parole in sillabe. Ho anche aggiunto una menzione ai comandi “/ (che consente di andare a capo dopo la barra), “” (per le virgolette alte aperte), “< e "> (per i caporali aperti e chiusi, rispettivamente), messi a disposizione dall’opzione italian del pacchetto babel.
8. Ho rivisto tutte le tabelle del documento, eliminando molti filetti orizzontali (ottenuti con \midrule) e sostituendo le righe più spesse (che erano state ottenute con un comando ad hoc, \otoprule) con dei semplici \midrule. In questo modo, fra l’altro, le cose diventano ancora più facili, visto che ci si può limitare a usare i tre comandi predefiniti di booktabs.
9. Nel capitolo sulle tabelle e le figure, viene consigliato \columnwidth in luogo di \textwidth nell’inserimento di oggetti fuori testo.
10. A pagina 110, nel paragrafo sulla definizione dei nuovi operatori matematici, ho modificato l’esempio: \arcsinh (che non è definito né da LaTeX né da amsmath) al posto di \mcm.
11. A pagina 118, ho aggiunto una menzione ai comandi \ap e \ped.
12. A pagina 154, ho modificato il codice che fa sì che le eventuali pagine bianche inserite alla fine di un capitolo (se si usa l’opzione openright) non abbiano né testatina né piè di pagina.
13. A pagina 160, \`E al posto di \’E.
14. A pagina 162, ho riscritto il paragrafo sull’uso dell’apostrofo.
15. Nella bibliografia ho aggiornato il riferimento al LaTeX Companion (2004).
A presto,
Lorenzo
-
27 Settembre 2008 alle 5:52 #23085::
Carissimi,ho appena messo in linea l’edizione di ottobre. Questa versione della guida, oltre alle consuete revisioni, contiene anche un’appendice nuova di zecca.
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
Nella “Galleria degli orrori™”, ispirata all’omonimo lavoro del prof. Enrico Gregorio (che ringrazio per avermi concesso il permesso di usare per la mia appendice lo stesso titolo del suo documento), ho raccolto alcuni esempi estratti da alcune diffuse guide introduttive a LaTeX. Presento tale galleria non per svergognare gli autori, naturalmente; piuttosto, l’intendimento è di mostrare come non si scrive in LaTeX e che con qualche minuto di riflessione e il pacchetto “giusto” si può spesso ottenere un risultato migliore e più semplice, evitando di prodursi in acrobazie “TeXniche”. In ciascun esempio è mostrato il testo originale; lo si discute e poi si mostra una versione corretta, con l’indicazione di quali pacchetti richiamare e quali comandi definire nel preambolo.
Specialmente per questa nuova appendice, rinnovo l’invito a comunicarmi le vostre idee su argomenti da aggiungere, togliere o modificare; in particolare, se vi dovesse capitare di notare un errore, mi fareste un favore segnalandomelo, così che io possa apportare le opportune correzioni in versioni successive.
Le altre modifiche all’”Arte di scrivere con LaTeX” sono, in buona parte, le stesse fatte a “LaTeX per l’impaziente”. Per comodità, di seguito le riporto tutte.
1. A pagina 36, un’aggiunta alla procedura per attivare la sillabazione italiana in MiKTeX:
Se si usa la versione di base (basic) di MiKTeX, è necessario anche selezionare, dal pannello Packages del menu Settings di MiKTeX, la voce Language Support -> Italian; dopo di ciò si effettua l’aggiornamento dei “file di formato” e della base di dati di MiKTeX (Update Formats e Refresh FNDB).
2. A pagina 38, una menzione al programma incov (per Linux e Windows) per cambiare la codifica di input di un file.
3. A pagina 39,
In effetti, l’utilizzo di tale codifica [la codifica T1 dei font] richiede l’uso di font con un formato opportuno per evitare di dar luogo a problemi di resa allo schermo con versioni non aggiornate di programmi per visualizzare file PDF (come ad esempio Adobe Reader, Anteprima o Xpdf): in particolare può accadere che i font appaiano sgranati.
al posto di
In effetti, l’utilizzo di tale codifica richiede l’uso di font con un formato opportuno per evitare di dar luogo a problemi di resa allo schermo con versioni di Adobe Reader precedenti alla sesta: in particolare può accadere che i font appaiano sgranati.
4. A pagina 45, “margini troppo stretti” -> “margini troppo ampi”.
5. A pagina 45,
Come ampiezza media di un carattere viene assunto il rapporto tra la lunghezza dell’alfabeto latino minuscolo “abcdefghijklmnopqrstuvwxyz” ed il numero di lettere che lo compongono (26).
al posto di
Come ampiezza media di un carattere viene assunto il rapporto tra la lunghezza dell’alfabeto inglese minuscolo ed il numero di lettere che lo compongono (26).
6. A pagina 92, una menzione al comando
`\linewidth`Se si inseriscono figure o tabelle in un elenco o in una citazione, può essere utile servirsi del comando \linewidth, che indica la lunghezza della riga corrente: normalmente essa è uguale a \columnwidth, ma in alcuni ambienti, come per l’appunto quelli per gli elenchi e per le citazioni, è più corta.
(È preferibile evitare di servirsi del comando \linewidth fuori dagli ambienti per gli elenchi e per le citazioni, in quanto il suo valore è, in generale, imprevedibile al di fuori di quei contesti.)
Una precisazione su questo punto mi pare opportuna: come già detto altrove, nonostante il comando \linewidth funzioni nella maggior parte dei casi (e il lettore impaziente possa trovarne allettante l’utilizzo), ho preferito non consigliarlo, in quanto vorrei abituare il lettore ad un LaTeX quanto più “ortodosso” possibile.
Un ringraziamento davvero speciale a Claudio Beccari e a Enrico Gregorio che mi hanno aiutato a sviscerare questo punto.
7. A pagina 95,
Per centrare una figura mobile è opportuno utilizzare il comando \centering invece dell’ambiente center, poiché lo spazio verticale supplementare inserito da quest’ultimo -che è adeguato nell’inserimento di figure (e tabelle) in testo- risulta invece indesiderato nell’inserimento di figure mobili (di regola, la didascalia di una figura si scrive sotto la figura).
al posto di
Per centrare una figura mobile è opportuno utilizzare il comando \centering invece dell’ambiente center, poiché quest’ultimo inserisce uno spazio verticale supplementare indesiderato (di regola, la didascalia di una figura si scrive sotto la figura).
8. A pagina 107, ho aggiunto \sigma e \varsigma nella tabella 7.2. Ho anche corretto il relativo capoverso:
Per scrivere documenti in accordo con il gusto europeo, è utile ridefinire le lettere greche varianti (ad eccezione di \varsigma) come normali.
al posto di
Per scrivere documenti in accordo con il gusto europeo, è utile ridefinire le lettere greche varianti come normali.
Al fine di evitare possibili fraintendimenti, ho anche aggiunto la seguente nota:
Con i font AMS Euler (usati nel presente documento), \rho e \varrho producono lo stesso risultato; lo stesso accade per \sigma e \varsigma. Dal momento che, in un documento, per ciascuna lettera si sceglie in alternativa la forma principale o la sua variante, non c’è pericolo di confusione.
9. A pagina 116, una menzione agli ambienti gathered e aligned.
10. Qualche altro dettaglio qua e là.
Ringrazio Claudio Beccari per i punti 3, 5, 6 e 9; Enrico Gregorio per il punto 6; Giovanni Saponaro per i punti 7 e 8; Massimiliano Dominici per il punto 2.
Ciao,
Lorenzo
-
27 Settembre 2008 alle 10:59 #23086
-
27 Ottobre 2008 alle 8:51 #23087::
Ciao a tutti,
di seguito riporto le modifiche al lavoro relative al mese di novembre.1. La litografia di Escher riprodotta nel frontespizio e a pagina 98 è intitolata “Mano con sfera riflettente” (“Hand with reflecting sphere”) e non “Autoritratto”, come erroneamente riportato in precedenza.
2. Nel preambolo del documento:
`\hyphenation{ma-cro-istru-zio-ne nitro-idrossil-amminico}`3. Nel documento, i numeri delle prime pagine di ogni capitolo sono ora in Iwona. Ringrazio Alessandro Sacco per l’idea e per il codice.
4. Nell’introduzione, a pagina 2:
Nell’appendice B, infine, sono raccolti alcuni esempi estratti da alcune diffuse guide introduttive a LaTeX, con l’intendimento di
mostrare come non si scrive in LaTeX.5. Nella nota 2 a pagina 38:
Per trasformare in latin1 o utf8 un file codificato diversamente, è possibile utilizzare il programma Charco, multipiattaforma e gratuito (http://www.marblesoftware.com/Charco.html). Su Linux è disponibile anche l’analogo iconv (http://www.gnu.org/software/libiconv/).
6. A pagina 39, ho riformulato gli ultimi due capoversi del paragrafo 5.2 sulla codifca dei font. Ringrazio Massimiliano Dominici ed Enrico Gregorio per i suggerimenti.
7. A pagina 41, ho rivisto il paragrafo sulla composizione dei capoversi e ho modificato i relativi esempi.
Terminare un capoverso con una formula fuori corpo è raro, ma comunque lecito. È invece sempre sconsigliabile iniziare un capoverso con una formula, a maggior ragione se fuori corpo.
8. A pagina 65, una precisazione sull’uso del pacchetto lettrine:
Il pacchetto lettrine consente di usare diversi tipi di capolettera. Per funzionare al meglio, lettrine richiede i font CM-Super (vedi il paragrafo 5.2) e il pacchetto type1ec (che rende i font scalabili “a piacimento”), da caricare prima di fontenc con l’opzione T1:
`\usepackage{type1ec}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{lettrine}`
In alternativa, si può ricorrere ai font Latin Modern:
`\usepackage{lmodern}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{lettrine}`9. A pagina 90,
`\graphicspath{{grafici/},{foto/}}`
al posto di
`\graphicspath{{grafici},{foto}}`10. A pagina 91,
`\emph{Tassellazione del piano con Rettili}`
al posto di
`\textit{Tassellazione del piano con Rettili}`
A pagina 133,
`\emph{Gli Elementi dello Stile Tipografico}`
al posto di
`\textit{Gli Elementi dello Stile Tipografico}`11. A pagina 100, viene presentato il pacchetto sidecap, che permette di avere la didascalia di un oggetto mobile di fianco ad esso, invece che sopra o sotto.
12. A pagina 181,
`Come si vede nella figura~\vref{fig:galleria} \dots`
al posto di
`Vedi la figura~\vref{fig:galleria}.`13. A pagina 183, ho aggiunto la seguente precisazione:
Si noti che, nell’esempio proposto, sono stati utilizzati i comandi “manuali” \biggl e \biggr in luogo di \left e \right per specificare le dimensioni delle parentesi quadre.
Ciao,
L.
-
28 Ottobre 2008 alle 6:09 #23088::
Carissimi,ho appena messo in linea una “revisione straordinaria” della guida. Il merito di questa revisione è di Vincenzo Alex Balzano, che mi ha segnalato alcuni refusi, che ho ritenuto opportuno correggere immediatamente: ringrazio di cuore Vincenzo per la sua lettura così attenta e competente del mio lavoro.
Alla prossima,
L.
-
28 Novembre 2008 alle 8:21 #23089::
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdfCiao a tutti,
di seguito riporto le modifiche al lavoro relative all’edizione di dicembre.
1. Una piccola variazione al “look and feel” complessivo del documento: ho aggiunto uno sfondo di colore grigio leggerissimo a tutti i codici fuori corpo. Sullo schermo, il colore si nota appena; su carta, il risultato è un po’ più evidente (per quanto sempre molto “discreto”).
2. Una finezza metodologica. A pagina 97 della versione precedente della guida, presentando l’opzione H del pacchetto float, veniva proposto il seguente codice:
`\begin{figure}[H]
\centering
\includegraphics[width=0.5\columnwidth]{Formica}
\caption{Un esempio d’uso del pacchetto \texttt{float}.}
\label{fig:float}
\end{figure}`
Questo brano presenta(va) un uso non del tutto adeguato del comando
`\texttt`
Infatti (come ribadito nel paragrafo 10.1 a pagina 153 della guida stessa), di regola non si usano quasi mai dei comandi di cambiamento di stile in un documento scritto con LaTeX: si preferisce definire un insieme di comandi che rispecchiano la logica del testo e utilizzare questi ultimi. Quindi, non
`\caption{Un esempio d’uso del pacchetto \texttt{float}.}`
ma piuttosto
`\caption{Un esempio d’uso del pacchetto \pacchetto{float}.}`
dove \pacchetto è un apposito comando personalizzato (per scrivere la guida ho naturalmente usato un comando ad hoc, \pacchetto, che stampa il suo argomento nel font a spaziatura fissa e lo aggiunge nell’indice analitico). Poiché credo che, in quel contesto, fare riferimento ad un comando personalizzato possa distrarre il lettore (dal momento che l’argomento in esame è la spiegazione dell’opzione H del pacchetto float), ho preferito aggirare il problema riformulando il brano:
`\begin{figure}[H]
\centering
\includegraphics[width=0.5\columnwidth]{Formica}
\caption{Una figura posizionata manualmente.}
\label{fig:float}
\end{figure}`
Problema e soluzione analoghi nella presentazione del pacchetto wrapfig (pag. 99):
`\caption{Un esempio di figura ‘‘avvolta’’ da un testo.}`
al posto di
`\caption{Un esempio d'uso del pacchetto \texttt{wrapfig}.}`
Nella presentazione del pacchetto sidecap (p. 101),
`\caption{Un esempio di figura con didascalia laterale.}`
al posto di
`\caption{Un esempio d'uso del pacchetto \texttt{sidecap}.}`
A pagina 176,
`In realtà, dal 1994 è possibile inserire i caratteri accentati direttamente da tastiera.`
al posto di
`In realtà, dal 1994 si può usare il pacchetto \texttt{inputenc} per inserire i caratteri accentati direttamente da tastiera.`
Con riferimento alla tabella 54 a pag. 181,
`Un esempio di figura mobile.`
al posto di
`Un esempio d’uso dell’ambiente \texttt{figure}.`
A proposito della figura 14 a pag. 182,
`Un esempio di tabella mobile.`
al posto di
`Un esempio d’uso dell’ambiente \texttt{table}.`3. Una modifica al paragrafo 4.4.5 a pagina 27.
I pacchetti si caricano con il comando
`\usepackage[]{ pacchetto }`
doveè il nome del pacchetto e è un elenco di voci, separate da virgole, che specificano particolari caratteristiche del pacchetto. Un’opzione può essere costituita da un’unica parola o da una voce del tipo = . Nel documento, di conseguenza, ho sostituito “opzione” con “chiave” quando necessario.
4. A pagina 33 ho aggiunto la seguente precisazione:
Per evitare problemi, è opportuno che il percorso (path) dei file inclusi mediante i comandi \input, \include e \includeonly non contenga spazi.
A pagina 90 ho aggiunto:
Per evitare problemi, è opportuno che il percorso dei file inclusi mediante il comando \graphicspath non contenga spazi.
A pagina 142 ho aggiunto:
Al solito, è opportuno che il percorso dei file inclusi
mediante il comando \bibliography non contenga spazi.5. A pagina 49, ho aggiunto (a proposito del pacchetto minitoc):
L’opzione tight permette di stringere gli spazi tra le voci dei miniindici.
6. A pagina 80, nel capoverso sulle tabelle ripartite su più pagine, viene consigliato il pacchetto xtab al posto del pacchetto supertabular. Il pacchetto xtab è infatti un’estensione di supertabular, rimedia ad alcuni difetti di quel pacchetto e fornisce svariate funzioni aggiuntive.
7. Ho riformulato il paragrafo “Note dentro a tabelle” a pagina 81, tenendo conto dei suggerimenti di Enrico in un recente topic.
Il comando standard di LaTeX per le note a piè di pagina (\footnote ) non funziona nelle tabelle, perché l’ambiente tabular non permette al comando di posizionare testo a piè di pagina.
Come per la maggior parte delle cose in LaTeX, ci sono ottime ragioni per questa limitazione. In generale, per migliorarne la leggibilità
è preferibile che le eventuali annotazioni siano inserite nella didascalia della tabella, tanto più se questa è inserita in un ambiente table. Una tabella mobile è infatti un oggetto a sé stante, che non ha relazioni con il testo della pagina; scrivendo note alla tabella nel piede della pagina c’è il rischio di confondere il lettore.Tuttavia, a volte, l’editore o il relatore possono imporre all’autore di inserire note in una tabella. A tal fine ci sono diverse soluzioni…
8. A pagina 89, 92 e 96: “due colonne” -> “più colonne”.
9. A pagina 97 ho aggiunto una doverosa precisazione in merito alla famigerata opzione di posizionamento H fornita dal pacchetto float, spesso consigliata (per lo più a sproposito) all’utente principiante che si lamenta della “mancanza di un’opzione per posizionare un oggetto mobile nel punto esatto in cui è inserito nel file sorgente”:
È opportuno non abusare dell’opzione H fornita dal pacchetto float: essa va usata solo in circostanze eccezionali ed esclusivamente in sede di revisione finale, per ottenere un effetto di impaginazione particolare, se si sa davvero che cosa si sta facendo.
10. A pagina 141 (a proposito dell’inserimento dei nomi degli autori quando si compone una bibliografia con BibTeX), ho aggiunto la seguente precisazione:
Se l’elenco dei nomi degli autori o dei redattori è troppo lungo, può essere concluso da and others, che di regola viene reso da BibTeX come “et al.”:
`author = {Gregorio, Enrico and Mori, Lapo Filippo and
Pantieri, Lorenzo and others}`11. A pagina 170, nel paragrafo sulle parole straniere, ho aggiunto il seguente capoverso:
A proposito del morfema finale -s,che di regola rappresenta la marca del plurale in inglese, francese, spagnolo e portoghese, va sottolineato che la diffusione di questa modalità di formazione del plurale nelle lingue europee presenta il rischio di poter essere intesa, nella coscienza comune, come la modalità tipica per ottenere un plurale straniero e quindi di essere applicata anche a parole che formano il plurale in modo diverso. Si scriverà dunque correttamente, ad esempio: “il gentleman”, “i gentlemen”; “il Land”, “i Länder”.
12. A pagina 186 ho aggiunto:
Si noti inoltre che, nell’esempio precedente, sono state eliminate svariate parentesi graffe superflue, in particolare per gli esponenti.
13. A pagina 187 ho aggiunto:
Al solito, sono state eliminate le parentesi graffe superflue.
14. Nella bibliografia, ho aggiunto l’eccellente articolo:
Mori, L. F. (2008), «Gestire la bibliografia con LaTeX», ArsTeXnica, (6), http://www.guit.sssup.it/arstexnica.php.
15. Nella bibliografia e nel colophon è menzionato il pacchetto ArsClassica, ora disponibile su CTAN, che permette di riprodurre la veste grafica della guida.
Nell’ultimo numero di ArsTeXnica (il sesto) è presente la seguente recensione del lavoro.
L’opera, frutto […] delle numerose discussioni sul forum del Gruppo, è stata concepita con l’intento di presentare, ad un pubblico non solo di principianti, un’esposizione organica e sistematica, per quanto sintetica, dei concetti fondamentali di LaTeX, e una disamina, corredata di esempi, di alcuni problemi tipici che si incontrano nella stesura di una pubblicazione scientifica o professionale.
Per mantenere le caratteristiche di sintesi e concisione a cui è improntata, il manuale non appesantisce la lettura con un’analisi dettagliata dei vari temi, lasciando che il lettore li approfondisca attraverso lo studio di guide più avanzate, o dei manuali dei singoli pacchetti.
Tutti gli argomenti sono affrontati dalla prospettiva di un utente che componga il proprio documento in lingua italiana (particolarmente utile, a questo scopo, risulta la breve appendice che riassume le norme tipografiche italiane), fornendo così indicazioni che difficilmente potrebbero essere reperite un altri manuali.
Considero questa recensione particolarmente indovinata, soprattutto nel sottolineare le caratteristiche di sintesi e concisione cui è improntato il lavoro. Nei prossimi aggiornamenti (a questo punto, d’ora in poi si dovrebbe trattare di semplici ritocchi), è mia intenzione mantenere ferme queste caratteristiche, che definiscono la fisionomia e la “personalità” del lavoro.
A presto,
L.P.S. Approfitto per segnalare che ho appena pubblicato un aggiornamento alla mia “Introduzione allo stile ClassicThesis”. In particolare, ho rivisto il paragrafo 3.6 a pagina 26. Ringrazio Angelo Graziosi e Tommaso “illinguista1972” per gli ottimi suggerimenti.
-
28 Novembre 2008 alle 12:45 #23090
-
29 Novembre 2008 alle 7:40 #23091
-
2 Dicembre 2008 alle 7:46 #23092::
Carissimi,in questa recente discussione Enrico mi ha fatto notare che nella guida non veniva spiegato come introdurre nuovi comandi e ambienti dotati di un parametro opzionale.
Questa possibilità è indubbiamente molto importante, anche se forse si tratta di uno strumento che interessa prevalentemente ad un utente relativamente avanzato. Per mantenere il tono il più semplice possibile, ho deciso di spiegare concisamente la teoria (vi prego di controllare che non ci siano inesattezze!), ma di fornire esempi solo di comandi e ambienti con argomenti obbligatori.
Se vi dovesse venire in mente un esempio semplice e didatticamente efficace di un nuovo comando (o ambiente) con parametro opzionale, sarò lieto di inserirlo nelle prossime versioni del lavoro.
1. A pagina 154, ho dunque rivisto il passo relativo alla definizione di nuovi comandi, specificando anche come ottenere nuovi comandi dotati di un parametro opzionale.
Per aggiungere comandi personali, si usa il comando
`\newcommand{}[ ][ ]{ }`
I due argomenti obbligatori sono ildel nuovo comando, e la del comando. Il parametro opzionale specifica il numero di argomenti che il nuovo comando richiede (fino ad un massimo di nove); se manca, si assume che non vi sia alcun argomento. Il primo degli argomenti del nuovo comando può essere facoltativo; esso è facoltativo se viene espressa anche la seconda opzione di \newcommand (si può dare anche solo []). Se nell’uso di un nuovo comando che accetta un argomento facoltativo quest’ultimo non viene specificato, esso assume il valore . 2. A pagina 155, ho rivisto il passo relativo alla definizione di nuovi ambienti, specificando anche come ottenere nuovi comandi dotati di un parametro opzionale.
Il comando \newenvironment, corrispondente di \newcommand, permette di creare ambienti personali. La sua sintassi è la seguente:
`\newenvironment{}[ ][ ]{ }{ }`
Quando LaTeX incontra \begin{}, lo sostituisce con quanto specificato nell’argomento , e quando incontra \end{ }, lo sostituisce con quanto specificato nell’argomento . L’ambiente che viene definito può ricevere (in apertura) un certo , il primo dei quali può essere facoltativo, se viene specificato il valore , e va trattato come il primo argomento facoltativo definito con \newcommand. 3. A pagina 20, ho riformulato il seguente capoverso:
Alcuni comandi necessitano di un argomento (o parametro) che deve essere fornito tra parentesi graffe { } dopo il nome del comando. Certi comandi accettano parametri opzionali (facoltativi) che si aggiungono dopo il nome del comando tra parentesi quadre [ ].
Ciao,
L.
-
23 Dicembre 2008 alle 7:41 #23093::
Ciao a tutti,
di seguito riporto le modifiche relative all’edizione di gennaio 2009.1. A pagina 101, nel paragrafo sulle didascalie laterali con sidecap, ho aggiunto la seguente precisazione:
(Esistono anche gli ambienti SCfigure* e SCtable*, la cui sintassi è la stessa di SCfigure e SCtable, che permettono di avere rispettivamente una figura o una tabella mobile — con didascalia laterale — estesa su tutta la pagina in un documento a più colonne.)
2. A pagina 145:
Una volta opportunamente posizionato plain_ita.bst — la posizione dipende dalla distribuzione di LaTeX che si usa, ma in genere è sufficiente collocare il file nella cartella bibtex/bst dell’albero personale (vedi il paragrafo 4.4.4 nella pagina 25), eventualmente creando tale cartella, se non ci fosse già — basta specificare
`\bibliographystyle{plain_ita}`La precisazione “eventualmente creando tale cartella, se non ci fosse già” mancava, nella versione precedente.
3. A pagina 146, ho aggiunto:
Il pacchetto natbib permette anche di avere citazioni in formato numerico. A tal fine, è sufficiente indicare l’opzione numbers. In questo caso, per avere citazioni numeriche multiple ordinate e compresse, come ad esempio [2–4, 8] al posto di [4, 2, 8, 3], basta selezionare l’opzione sort&compress.
`\usepackage[square,numbers,sort&compress]{natbib}`
Se si usano riferimenti autore-anno, l’opzione sort&compress è identica a sort.4. A pagina 151:
Una volta opportunamente posizionato classic.ist — la posizione, al solito, dipende dalla distribuzione di LaTeX che si usa, ma in genere è sufficiente collocare il file nella cartella makeindex dell’albero personale (vedi il paragrafo 4.4.4 nella pagina 25), eventualmente creando tale cartella, se non ci fosse già — le istruzioni per la compilazione dell’indice analitico sono le seguenti […].
Anche qui, la precisazione “eventualmente creando tale cartella, se non ci fosse già” mancava, nella versione precedente.
5. A pagina 170, nell’appendice sulle norme tipografiche dell’italiano, ho aggiunto un paragrafo sull’uso delle maiuscole.
L’iniziale maiuscola, oltre che all’inizio del periodo, si usa solo per i nomi propri. Questo è l’uso italiano, che contrasta con la consuetudine di altre lingue. A parte il tedesco, dove tutti i sostantivi sono scritti con l’iniziale maiuscola, in inglese c’è l’abitudine di usare l’iniziale maiuscola, per esempio, nei nomi dei mesi e delle stagioni, nei nomi di alcuni settori disciplinari (ad esempio “Electrical and Electronic Engineering”, “Information and Communication Technology”, …), negli aggettivi che indicano la nazionalità e nelle parole “principali” — ovvero diverse da articoli, congiunzioni e preposizioni, che (ad eccezione della prima parola) rimangono in minuscolo — che compongono i titoli di un libro (in italiano scriviamo “I promessi sposi”, ma in inglese troviamo “The Betrothed” con due maiuscole iniziali). Allo stesso modo, non si usa la maiuscola nell’abbreviazione di figura, tabella, eccetera, come avviene invece regolarmente in inglese; non solo, ma in italiano si fa riferimento ad una figura, una tabella, o simili, mediante la preposizione articolata, e quindi si scriverà correttamente “Come si vede nella figura 14”, e non “Come si vede in Fig. 14”.
6. Nelle pagine 170-171, nel paragrafo sulle parole straniere, ho aggiunto i seguenti due capoversi:
Riempire i propri scritti con parole straniere non è solo cacofonico, è anche provinciale. Non bisogna quindi usare le parole straniere quando c’è una valida alternativa in italiano. Così si può benissimo scrivere “scadenza” invece di deadline, “diagramma” invece di chart, “competenze” al posto di know-how, e così via. Bisogna tuttavia evitare di cadere nel ridicolo per troppo purismo, come a volte fanno i fancesi con i loro logiciel, ordinateur e page d’accueil. Si può scrivere tranquillamente “software”, “browser ”, “editor ”, “file”; valide alternative non ce ne sono.
È ovvio che la sillabazione delle altre lingue è diversa da quella dell’italiano, ed è altrettanto ovvio che scrivendo in lingue diverse dall’italiano è possibile che alcune cesure risultino errate. Nel caso di singole parole straniere inserite in una frase italiana è ammessa la divisione in fin di riga seguendo le regole applicabili per l’italiano. Qualora invece sia riprodotto un intero brano in una lingua straniera, occorre attenersi alle regola della lingua in questione (vedi il paragrafo 5.1.1 nella pagina 35).
Riguardo a quest’ultima osservazione (“nel caso di singole parole straniere inserite in una frase italiana è ammessa la divisione in fin di riga seguendo le regole applicabili per l’italiano”), l’ho riportata perché la fonte è autorevole (Serianni).
Tuttavia, a mio modesto parere, sarebbe meglio non spezzare le parole straniere, o, se proprio necessario, spezzarle solo nel punti di cesura comuni alle due lingue. Per esempio, per “Heaviside” (che si spezza in italiano come “Hea-vi-si-de” e in inglese come “Heav-i-side”) penso che la suddivisione migliore, in un documento italiano, sia “Heavi-side”.
Non ho riportato questa indicazione sulla guida innanzitutto perché non sono un’auctoritas, e non ho trovato traccia altrove di questa (mia) idea: come regola generale, preferisco che nella guida siano riportate indicazione il più possibile “accreditate”. In secondo luogo, si tratta forse di un eccesso di zelo (che però IMHO non stona, in una composizione “d’arte”), che richiede un intervento manuale dell’utente. Nella guida, ho fatto dunque prevalere le ragioni della semplicità (fermo restando che se in un mio lavoro vedessi una cosa come “Heavisi-de”, correrei subito ai ripari con un perentorio “Heavi\-side”).
Fatemi sapere sa avete altre idee o proposte al riguardo.
Di seguito trovate una recensione del lavoro, scritta da Michele Bologna (che ringrazio).
http://mb.netsons.org/2008/12/come-scrivere-la-tesi-di-laurea-con-latex/Prossimo al traguardo della laurea specialistica, ho scritto la mia seconda tesi di laurea ancora con LaTeX. Nonostante io sia un fanboy della suite Office di Microsoft, ho deciso di rimanere fedele al LaTeX: perché?
-
perché l’inserimento delle figure non crea grossi grattacapi come con Word;
-
perché la resa tipografica è di gran lunga migliore;
-
perché è sicuramente molto più adatto per scrivere un libro (quale una tesi di una laurea) rispetto a Word, grazie alla filosofia che permette all’autore di separare il contenuto dal documento dalla sua formattazione (capirete il perché leggendo una delle guide qui sotto).
Fino ad oggi ho letto una decina di guide, tra le migliori posso ricordare Impara LaTeX! (… e mettilo da parte), Una (mica tanto) breve introduzione a LaTeX e Scrivere la tesi di laurea con LaTeX.
Ultimamente ho trovato una guida che riassume e completa le tre precedenti: oserei chiamarla LA guida. È aggiornatissima, contienere molte nozioni (anche quelli di grammatica italiana che spesso servono) e le presenta in modo chiaro e semplice, utilizzando sempre degli esempi. Inoltre, ogni esempio è corredato dalla rispettiva versione “codice sorgente”. La guida è stata scritta da Lorenzo Pantieri, e si intitola L’arte di scrivere con LaTeX. Non dimenticate di fargli avere il vostro feedback (sul suo sito sono presenti i contatti).
Ora, per i più impazienti, che cosa vi serve per scrivere la vostra tesi di laurea? Supponendo che usiate Windows (non importa se XP o Vista), vi servono essenzialmente due cose:
-
Un “compilatore” e tutto la relativa suite LaTeX: io consiglio MikTeX
-
Un editor di testi che si integri con LaTeX: io consiglio TeXnic Center
Dopo aver installato MikTeX e TeXnic Center, il gioco è fatto: da questo momento in poi dovrete solo aprire TeXnic Center e cominciare a scrivere, utilizzando la sintassi del LaTeX (se non la conoscete dovete, appunto, leggere la guida).
Se usate altri sistemi operativi (come Linux o MacOSX), nella guida di Pantieri trovate tutto il materiale per installare correttamente la suite LaTeX per il vostro sistema operativo.
A tutti voi, i miei auguri di buone Feste.
L.
-
-
27 Gennaio 2009 alle 19:30 #23094::
Ciao a tutti, di seguito riporto le modifiche relative alla versione di febbraio 2009.http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
1. Una piccola modifica al look and feel complessivo del documento: i link ai riferimenti bibliografici sono ora in verde.
2. A pagina 67, nel paragrafo sulla revisione finale, ho aggiunto la seguente precisazione:
Se si adopera il comando \looseness =1 è consigliabile inserire uno spazio insecabile (~) fra le ultime due parole del capoverso o racchiudere l’ultima parola in \mbox : questi accorgimenti servono per evitare che l’ultima riga del capoverso “allungato” sia troppo corta (ad esempio, che sia costituita soltanto da una breve parola o da una sillaba), il che produrrebbe un effetto estetico non molto gradevole. Tutto ciò può funzionare purché il capoverso sia abbastanza lungo, in modo che LaTeX abbia sufficiente spazio di manovra. Un capoverso breve, salvo casi fortunati, non è idoneo per questi trucchi di impaginazione: di solito servono almeno una decina di righe ed è necessario che, nella composizione normale, l’ultima riga sia quasi piena. Questo capoverso è stato composto con \looseness =1 e ha effettivamente una riga in più rispetto alla composizione ottimale che si avrebbe senza quel comando. Va tenuto presente che il trucco non funziona sempre e bisogna essere pronti a modificare il testo per ottenere l’effetto desiderato.
3. Ho spostato il paragrafo “vedove e orfani” dall’appendice sulle norme tipografiche dell’italiano al paragrafo sulla revisione finale, a pagina 67. Ho anche aggiunto una menzione al comando \pagebreak.
In tipografia, si usa chiamare “orfano” una riga solitaria in fondo alla pagina (tipicamente, la prima riga di un capoverso) e “vedova’’ una riga solitaria in cima alla pagina seguente (tipicamente, l’ultima riga di un capoverso). Entrambi questi casi andrebbero evitati, facendo in modo che ci siano almeno due righe di uno stesso capoverso sia in cima che in fondo a ogni pagina. LaTeX è già programmato per ottenere questo effetto, ma a volte può essere necessario un intervento “manuale” dell’utente.
Oltre agli strumenti presentati in questo paragrafo, per eliminare una riga “orfana” può essere utile scrivere il comando \pagebreak prima del capoverso che dà problemi. Il comando \pagebreak consente di interrompere una pagina, lasciando anche (a differenza di \newpage, che comincia semplicemente una nuova pagina) che LaTeX cerchi di giustificarla verticalmente. Se c’è abbastanza spazio bianco nella pagina, il risultato che si ottiene è generalmente buono.
4. A pagina 120 ho rivisto la parte sugli apici e pedici in tondo, consigliando \textup al posto di \mathrm.
I pedici e gli apici letterali vanno scritti in corsivo matematico se rappresentano quantità variabili (cioè se sono dei simboli), o in tondo se rappresentano delle apposizioni di una grandezza fisica (cioè se sono semplice testo). In quest’ultimo caso si usa il comando \textup.
A differenza di \text, le parole dentro a \textup vengono sempre composte in tondo, e non con il font “attuale”, cioè quello in vigore fuori dalla formula: perciò se il contesto è in corsivo, il risultato di \textup è in tondo. A differenza di \mathrm, il comando \textup mantiene permette di usare gli spazi e gli accenti, impiega la famiglia di font corrente (che potrebbe essere diversa da quella scelta da \mathrm ) e, se il contesto è in neretto, produce correttamente un risultato in (tondo) neretto.
5. A pagina 170, nell’appendice sulle norme tipografiche dell’italiano:
L’iniziale maiuscola, oltre che all’inizio del periodo, si usa solo per i nomi propri. Questo è l’uso italiano, che contrasta con la consuetudine di altre lingue. A parte il tedesco, dove tutti i sostantivi sono scritti con l’iniziale maiuscola, in inglese c’è l’abitudine di usare l’iniziale maiuscola, per esempio, nei nomi dei mesi e delle stagioni, nei nomi di alcuni settori disciplinari (ad esempio “Electrical and Electronic Engineering”, “Information and Communication Technology”, …), nei titoli degli enunciati matematici menzionati all’interno di una frase (“Theorem 1”, “Lemma 2”, “Algorithm 3”), negli aggettivi che indicano la nazionalità e nelle parole “principali” — ovvero diverse da articoli, congiunzioni e preposizioni, che (ad eccezione della prima parola) rimangono in minuscolo — che compongono i titoli di un libro (in italiano scriviamo “I promessi sposi”, ma in inglese troviamo “The Betrothed” con due maiuscole iniziali). Allo stesso modo, non si usa la maiuscola nell’abbreviazione di figura, tabella, eccetera, come avviene invece regolarmente in inglese; non solo, ma in italiano si fa riferimento ad una figura, una tabella, o simili, mediante la preposizione articolata, e quindi si scriverà correttamente “Come si vede nella figura 14”, e non “Come si vede in Fig. 14”.
La frase
nei titoli degli enunciati matematici menzionati all’interno di una frase (“Theorem 1”, “Lemma 2”, “Algorithm 3”)
mancava, nella versione precedente.
6. A pagina 170, nell’appendice sulle norme tipografiche dell’italiano, ho aggiunto il seguente passo sui barbarismi:
Va stigmatizzata l’usanza (pessima, ma sempre più diffusa) di “tradurre” le parole straniere in maniera goffa, orecchiando l’originale. Ne risultano termini che non esistono né in una lingua né nell’altra, ma che a forza di essere utilizzati acquistano quasi una “patente di credibilità”. Qualche esempio:
•proattivo, dall’inglese proactive, impropriamente usato nel senso di “propositivo”, mentre significa “capace di anticipare futuri temi, problemi”;
• monitorare, dall’inglese to monitor, ovvero “tenere sotto controllo”;
• promozionare, quando c’è l’italiano “promuovere”;
• testare, al posto dell’italiano “provare”, “verificare”;
• confidenzialità, che in italiano non esiste, ma che è diventato sinonimo di “riservatezza”, dall’inglese confidential;
• educazione, impropriamente usato nel senso di “formazione”, dall’inglese education;
• compagnia, quando “azienda” o “impresa” vanno benissimo;
• approcciare (un tema, un problema), può essere facilmente sostituito con “affrontare”, tanto più che in inglese to approach significa semplicemente “avvicinare (qualcuno)”.7. A pagina 173, sconsiglio l’uso di xfrac e nicefrac:
Una scrittura del tipo $\sfrac{3}{4}$, che si può ottenere con pacchetti come nicefrac o xfrac, è invece sempre sconsigliabile (l’unica possibile eccezione è se la frazione si trova all’interno di un libro di cucina).
8. Nella bibliografia, ho aggiornato l’anno di edizione della Breve guida ai pacchetti di uso più comune, del Prof. Gregorio: l’ultima versione disponibile è del 2008.
Ciao,
L.
-
27 Febbraio 2009 alle 6:08 #23095::
Ciao a tutti, di seguito riporto le modifiche relative alla versione di marzo 2009.http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
1. A pagina 45, nel paragrafo sul tormentone dei margini di pagina, ho aggiunto la seguente nota a margine:
I margini esterni delle classi standard sono più grandi di quelli interni per ottime ragioni.
2. A pagina 55 ho rivisto il capoverso sul comando \thanks.
Esiste anche il comando
`\thanks{} `
che permette di inserire i. Nelle classi standard (e in quelle KOMA-Script), il comando \thanks, che va dato dentro l’argomento di \author, \title o \date, funziona come il comando per inserire delle note a piè di pagina, solo che il riferimento di queste note non è né un numero né una lettera, ma un simbolo tratto da un elenco che contiene l’asterisco, la spada, la spada doppia, eccetera. Collegato ai nomi degli autori il comando permette, ad esempio, di specificarne l’istituzione di appartenenza, mentre dato nel titolo consente, fra l’altro, di associargli il nome dell’ente finanziatore della ricerca.
`\author{Lorenzo Pantieri\thanks{Ringrazio i membri del \GuIT.}}
`
(Nelle classi AMS il comando \thanks va invece dato in una riga a sé stante, fuori da \author, \title e \date.)3. A pagina 140 ho corretto le definizioni dei record “editor” e “key” di BibTeX.
EDITOR
Nome del curatore (o dei curatori).KEY
Campo nascosto che permette di impostare l’ordinamento alfabetico degli elementi della bibliografia: serve come chiave di ordinamento nei record privi dell’indicazione dell’autore o del curatore.In questo contesto, l’inglese “editor” si traduce con “curatore”.
4. A pagina 142, a proposito di BibTeX, ho rivisto il capoverso sui cognomi preceduti dalla particella “von” o “van”.
I cognomi preceduti dalla particella “von” o “van” di regola vengono ordinati alfabeticamente da BibTeX comprendendo la particella nel cognome: se l’autore è, per esempio, “Ludwig van Beethoven”, ai fini dell’ordine alfabetico BibTeX considera generalmente il cognome come “van Beethoven” e non come “Beethoven”. Questo, tra l’altro, è lo stile comunemente usato nelle bibliografie in italiano. Tuttavia, con alcuni stili bibliografici può capitare che BibTeX, ai fini dell’ordine alfabetico, consideri il cognome come “Beethoven” e non come “van Beethoven”. Se si vuole evitarlo, basta scrivere
`author = {{van Beethoven}, Ludwig}
`
Se il cognome è preceduto da una particella con iniziale maiuscola, esso viene sempre ordinato alfabeticamente da BibTeX comprendendo la particella nel cognome. Per esempio “Alcide De Gasperi” viene sempre ordinato automaticamente come “De Gasperi”:
`author = {De Gasperi, Alcide}`5. A pagina 183 ho riformulato il capoverso sull’uso della punteggiatura nelle formule matematiche fuori corpo, accennando alle ragioni di entrambe le “scuole di pensiero” in materia.
Esistono due scuole di pensiero sulla punteggiatura esterna, ovvero sulla punteggiatura nelle formule matematiche fuori corpo. Alcuni ritengono che questa non andrebbe mai usata, in quanto superflua e causa di possibili ambiguità di lettura [Beccari, 2008, p. 126]. Altri, compreso chi scrive, ritengono invece la punteggiatura esterna utile ed opportuna: le formule, sia in corpo sia fuori corpo, fanno parte dell’argomentazione e quindi la punteggiatura va usata per aiutare il lettore [Guiggiani e Mori, 2008, p. 8]. L’importante, qualunque dei due metodi si scelga, è essere coerenti e usare sempre un unico metodo.
6. Ho modificato il comportamento di varioref in modo da avere un riferimento del tipo “vedi il paragrafo x a pagina y” al posto dell’artificioso “vedi il paragrafo x nella pagina y“. A tal fine è sufficiente scrivere, nel preambolo,
`\makeatletter
\vref@addto\extrasitalian{%
\def\reftextfaraway#1{a pagina~\pageref{#1}}%
}
\makeatother
`7. Ho rivisto l’italiano del documento.
-
Nell’intero documento, ho sostituito le espressioni “nel presente documento”, “nel presente paragrafo”, “nella presente appendice”, …, involute e burocratiche, con più semplici “in questo documento”, “in questo paragrafo”, “in questa appendice”.
-
Nella precedente versione del documento c’erano numerosissime occorrenze del verbo “utilizzare (un comando, un pacchetto, un programma)”, che è abusato e brutto: le ho sostituite quasi ovunque con “usare” (o altri sinonimi, come “impiegare”, “servirsi di”, “scrivere”, … quando necessario).
-
Nel documento, “pubblicazione scientifica o professionale” al posto di “pubblicazione accademica o professionale”: l’aggettivo “accademico” ha, a volte, una connotazione negativa.
-
Nel documento, “pulsante” (di un editor) al posto del brutto anglismo “bottone”.
-
Nel documento, “funzione” al posto dell’abusato e ridondante “funzionalità”.
8. Qualche altra finezza qua e là.
Ringrazio tutti i frequentatori del Forum, in primis Enrico e Tommaso, che mi hanno suggerito le modifiche.
Ciao,
L.
-
-
27 Febbraio 2009 alle 8:11 #23096::
ciaomi permetto di dare anche io un piccolo suggerimento.
Chi è abituato a utilizzare Oo Writer o MS Word inserisce le virgolette e gli apici con ” e ‘ ed il software provvede a trasformarle in virgolette aperte o chiuse.
Con LaTeX ci si comporta in maniera un po’ diversa (più complicata?) e tu, nell’Arte (pag. 50) descrivi per filo e per segno il procedimento.
Come emergeva da questa discussione sul forum, però, soprattutto nella versione stampata è difficile riconoscere quali simboli utilizzi per ` piuttosto che per ‘ o ancora per “ ”.
Allora, visto che il tuo lavoro è in costante aggiornamento, ti consiglio di rendere il più chiaro possibile il paragrafo.
A presto
GG
-
27 Febbraio 2009 alle 8:42 #23097::
Chi è abituato a utilizzare Oo Writer o MS Word inserisce le virgolette e gli apici con ” e ‘ ed il software provvede a trasformarle in virgolette aperte o chiuse.
Con LaTeX ci si comporta in maniera un po’ diversa (più complicata?) e tu, nell’Arte (pag. 50) descrivi per filo e per segno il procedimento.
Come emergeva da questa discussione sul forum, però, soprattutto nella versione stampata è difficile riconoscere quali simboli utilizzi per ` piuttosto che per ‘ o ancora per “ ”.
Allora, visto che il tuo lavoro è in costante aggiornamento, ti consiglio di rendere il più chiaro possibile il paragrafo.
Sono d’accordo con te, tuttavia non saprei come risolvere il problema. 🙁
Il fatto è che con i font Bera Mono (usati per comporre i codici dell’Arte) l’apostrofo non si distingue molto bene dalla “virgoletta aperta”. 🙁 Se guardi lo stesso passo sull’Impaziente (che usa i Computer Modern), il tutto è decisamente più chiaro…
(In generale, trovo che i font usati da ArsClassica siano belli, ma di certo qualche difettuccio ce l’hanno. Forse i CM sono meno eleganti, ma un pochino più “solidi”.)
Se hai qualche idea per rimediare, sono qui.
Ciao,
L.
-
27 Febbraio 2009 alle 9:03 #23098
-
27 Febbraio 2009 alle 21:03 #23099::
(In generale, trovo che i font usati da ArsClassica siano belli, ma di certo qualche difettuccio ce l’hanno. Forse i CM sono meno eleganti, ma un pochino più “solidi”.)
Capisco che a volte sia necessario accettare qualche compromesso; d’altra parte, una sezione in una guida che spiega l’uso delle virgolette dovrebbe, a mio parere, mettere al primo posto la chiarezza della spiegazione.
Allora, se fossi io l’autore, accetterei, ad esempio, di riportare un breve esempio di uso delle virgolette in uno “stralcio di pagina” (come quello riportato a pagina 10 di questo documento, per intenderci) in cui usare un font diverso (ad esempio computer modern che permette di vedere bene la differenza tra virgolette o apici aperti e chiusi) e riporterei in maniera molto sintetica come ottenere un risultato piuttosto che un altro
(ad esempio, in una tabella:
‘ = apice chiuso – sotto il ? nella tastiera italiana
` = apice aperto – AltGr + ‘ nella tastiera italiana (Linux) o Mappa caratteri seleziona Accento grave (U+0060) (Windows)
” = virgolette chiuse – sopra il 2 nella tastiera italiana
etc.)Sperando di essere stato in qualche modo utile, colgo l’occasione per farti, anche io, sinceri complimenti, ché ogni volta che apro la tua guida scopro qualcosa di nuovo e ne resto piacevolmente colpito.
A presto
GG
-
28 Febbraio 2009 alle 6:45 #23100::
Capisco che a volte sia necessario accettare qualche compromesso; d’altra parte, una sezione in una guida che spiega l’uso delle virgolette dovrebbe, a mio parere, mettere al primo posto la chiarezza della spiegazione.
Allora, se fossi io l’autore, accetterei, ad esempio, di riportare un breve esempio di uso delle virgolette in uno “stralcio di pagina” (come quello riportato a pagina 10 di questo documento, per intenderci) in cui usare un font diverso (ad esempio computer modern che permette di vedere bene la differenza tra virgolette o apici aperti e chiusi) e riporterei in maniera molto sintetica come ottenere un risultato piuttosto che un altro
(ad esempio, in una tabella:
‘ = apice chiuso – sotto il ? nella tastiera italiana
` = apice aperto – AltGr + ‘ nella tastiera italiana (Linux) o Mappa caratteri seleziona Accento grave (U+0060) (Windows)
” = virgolette chiuse – sopra il 2 nella tastiera italiana
etc.)Sperando di essere stato in qualche modo utile, colgo l’occasione per farti, anche io, sinceri complimenti, ché ogni volta che apro la tua guida scopro qualcosa di nuovo e ne resto piacevolmente colpito.
Le tue considerazioni sollevano un problema oggettivo. Tieni presente che a pagina 19 dell’Arte è spiegato come ottenere virgolette aperte e chiuse con le diverse tastiere. Tuttavia quella spiegazione non è chiarissima proprio perché il font usato è il Bera Mono: non si distingue bene l’apostrofo dall’accento grave. 🙁
Mettere un ritaglio di pagina che esemplifichi il tutto in questo caso non serve: il problema infatti non è nel documento compilato (che usa i Palatino), ma sta nel sorgente. Se guardi l’esempio sulla Delta di Dirac a pagina 50 vedi subito che il Palatino usa caratteri molto diversi per le virgolette aperte e chiuse: è nel Bera Mono che la differenza è molto piccola.
Ci penso su, puoi contarci! 😉
Ah, ho appena pubblicato un altro piccolo aggiornamento all’Arte:
1. Nel frontespizio, “Prefazione di Enrico Gregorio” al posto di “Con prefazione di Enrico Gregorio”. Grazie a Tommaso per il suggerimento.
2. Ho corretto un paio di imperfezioni di impaginazione -che prima mi erano sfuggite- conseguenti alle modifiche introdotte con la nuova versione.
Grazie mille a tutti voi, ragazzi! 😀
Ciao,
L.
-
28 Febbraio 2009 alle 9:31 #23101
-
5 Marzo 2009 alle 7:05 #23102::
mi permetto di dare anche io un piccolo suggerimento.
Chi è abituato a utilizzare Oo Writer o MS Word inserisce le virgolette e gli apici con ” e ‘ ed il software provvede a trasformarle in virgolette aperte o chiuse.
Con LaTeX ci si comporta in maniera un po’ diversa (più complicata?) e tu, nell’Arte (pag. 50) descrivi per filo e per segno il procedimento.
Come emergeva da questa discussione sul forum, però, soprattutto nella versione stampata è difficile riconoscere quali simboli utilizzi per ` piuttosto che per ‘ o ancora per “ ”.
Allora, visto che il tuo lavoro è in costante aggiornamento, ti consiglio di rendere il più chiaro possibile il paragrafo.
Ciao a tutti.
Come avevo ammesso subito “a caldo”, l’obiezione sollevata dal nostro amico -che ringrazio di cuore- coglie(va) nel segno. Il fatto è che i Bera Mono -ma anche i Palatino- hanno caratteri molto simili per rappresentare le virgoletta aperta e chiusa. Questo di regola non costituisce un problema, ma in una guida che spiega come inserire le virgolette lo è, senza dubbio.
Mi sono venute in mente diverse soluzioni, tutte con pro e contro.
-
Lasciare le cose così come stavano, magari aggiungendo una nota per mettere in guardia il lettore: in questo caso l’estetica di ClassicThesis è invariata, ma il passo non sarebbe risultato chiaro.
-
All’estremo opposto, rinunciare ai Palatino e ai Bera Mono in favore dei Computer Modern, che hanno caratteri per le virgolette aperta e chiusa molto diversi, che si distinguono bene: in questo caso non ci sarebbe stato più alcun problema con le virgolette, ma l’estetica di ClassicThesis sarebbe andata a farsi friggere.
In mezzo a queste soluzioni manichee, ce ne sono altre.
-
Creare una famiglia di font virtuali formati dai Bera Mono (e dai Palatino), ma con le virgolette dei CM. Un chimerismo che però mi lascia davvero perplesso.
-
Solo nei passi che spiegano l’uso delle virgolette, usare le virgolette dei CM, lasciando invariato il resto.
Alla fine, ho optato per quest’ultima possibilità perché mi sembra di gran lunga la migliore (un pessimista direbbe: è il male minore). Un purista potrebbe storcere il naso: di regola mescolare i font non si dovrebbe mai fare. Tuttavia la tipografia è più un’arte che una scienza: in una guida a LaTeX, la chiarezza ha la precedenza.
Visto che c’ero, ho anche riformulato i due paragrafi problematici. Potete giudicare il risultato nella nuova versione dell’Arte (pag. 19 e 49-50), che ho appena messo in linea.
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
Che ne pensate?
A presto,
L.
-
-
5 Marzo 2009 alle 22:10 #23103::
mi permetto di dare anche io un piccolo suggerimento.
Chi è abituato a utilizzare Oo Writer o MS Word inserisce le virgolette e gli apici con ” e ‘ ed il software provvede a trasformarle in virgolette aperte o chiuse.
Con LaTeX ci si comporta in maniera un po’ diversa (più complicata?) e tu, nell’Arte (pag. 50) descrivi per filo e per segno il procedimento.
Come emergeva da questa discussione sul forum, però, soprattutto nella versione stampata è difficile riconoscere quali simboli utilizzi per ` piuttosto che per ‘ o ancora per “ ”.
Allora, visto che il tuo lavoro è in costante aggiornamento, ti consiglio di rendere il più chiaro possibile il paragrafo.
Ciao a tutti.
Come avevo ammesso subito “a caldo”, l’obiezione sollevata dal nostro amico -che ringrazio di cuore- coglie(va) nel segno. Il fatto è che i Bera Mono -ma anche i Palatino- hanno caratteri molto simili per rappresentare le virgoletta aperta e chiusa. Questo di regola non costituisce un problema, ma in una guida che spiega come inserire le virgolette lo è, senza dubbio.
Mi sono venute in mente diverse soluzioni, tutte con pro e contro.
[ul]
[li]Lasciare le cose così come stavano, magari aggiungendo una nota per mettere in guardia il lettore: in questo caso l’estetica di ClassicThesis è invariata, ma il passo non sarebbe risultato chiaro.
[li]All’estremo opposto, rinunciare ai Palatino e ai Bera Mono in favore dei Computer Modern, che hanno caratteri per le virgolette aperta e chiusa molto diversi, che si distinguono bene: in questo caso non ci sarebbe stato più alcun problema con le virgolette, ma l’estetica di ClassicThesis sarebbe andata a farsi friggere.
[/ul]
In mezzo a queste soluzioni manichee, ce ne sono altre.
[ul]
[li]Creare una famiglia di font virtuali formati dai Bera Mono (e dai Palatino), ma con le virgolette dei CM. Un chimerismo che però mi lascia davvero perplesso.
[li]Solo nei passi che spiegano l’uso delle virgolette, usare le virgolette dei CM, lasciando invariato il resto.
[/ul]Alla fine, ho optato per quest’ultima possibilità perché mi sembra di gran lunga la migliore (un pessimista direbbe: è il male minore). Un purista potrebbe storcere il naso: di regola mescolare i font non si dovrebbe mai fare. Tuttavia la tipografia è più un’arte che una scienza: in una guida a LaTeX, la chiarezza ha la precedenza.
Visto che c’ero, ho anche riformulato i due paragrafi problematici. Potete giudicare il risultato nella nuova versione dell’Arte (pag. 19 e 49-50), che ho appena messo in linea.
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
Che ne pensate?
A presto,
L.Ciao
Indubbiamente, con le nuove modifiche che hai apportato la spiegazione è molto più chiara.
Se mi è permesso, ti riporto quello che avrei fatto io (ovviamente, il codice che ti cito andrebbe rimaneggiato per utilizzarela famiglia di font Computer Modern e non con i Palatino e i Bera Mono, usati nel resto del tuo documento):`\documentclass{article}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\begin{document}
[\ldots\negthinspace] In \LaTeX, tutti e tre i tipi di virgolette possono essere inseriti direttamente nel sorgente, purché si carichi il pacchetto \texttt{inputenc} (con la codifica appropriata).Si nota esplicitamente che, indipendentemente dalla lingua specificata dall'opzione passata al pacchetto \texttt{babel}, il tasto \textsc{Maiusc + 2} nella tastiera italiana \emph{non} funge da \emph{fac totum} per inserire le virgolette alte, aperte o chiuse — come, invece, accaderebbe su una macchina per scrivere —, ma si devono usare gli appositi simboli \texttt{“ ''}: il primo si ottiene scrivendo due \texttt{`} (il paragrafo 4.1.2 a pagina 18 spiega come inserirli con la tastiera italiana), il secondo scrivendo due \texttt{'} (il normale apostrofo nella nostra tastiera). Questo stesso discorso vale qualora si volessero inserire gli apici, ovviamente inserendo solo una volta il simbolo per l'apertura, una per la chiusura.
Passiamo ora l'opzione \texttt{italian} al pacchetto \texttt{babel}:
\begin{itemize}
\item le virgolette alte \emph{aperte} possono anche essere inserite con \verb!””!
(ovvero, 2 volte le normali virgolette nella tastiera italiana, \textsc{Maiusc + 2}),
mentre per quelle chiuse continua a valere la regola descritta poc'anzi;
\item per ottenere i caporali aperti e chiusi si può scrivere \verb!”<! e \verb!">!, rispettivamente.
\end{itemize}\end{document}`
A questo, si potrebbe eventualmente aggiungere il comportamento di TeXnicCenter, che premendo Maiusc + 2 inserisce la prima volta “`, la seconda “‘, assecondando quello che l’utente word/writer è abituato a fare, ma questo è un altro discorso che farebbe la faccenda più grande di quello che è.
Spero di non averti infastidito con la mia rielaborazione del tuo paragrafo, è solo che nel mio post originale ti suggerivo solo di rendere più chiaro il paragrafo, ora che tu hai preso le tue decisioni (in fondo, è tua la guida!) mi permetto di sottoporti la mia idea! Fammi sapere che ne pensi…
Complimenti ancora per il tuo ottimo lavoro,
a presto
GG
-
7 Marzo 2009 alle 8:02 #23104::
`
[\ldots\negthinspace] In \LaTeX, tutti e tre i tipi di virgolette possono essere inseriti direttamente nel sorgente, purché si carichi il pacchetto \texttt{inputenc} (con la codifica appropriata).Si nota esplicitamente che, indipendentemente dalla lingua specificata dall'opzione passata al pacchetto \texttt{babel}, il tasto \textsc{Maiusc + 2} nella tastiera italiana \emph{non} funge da \emph{fac totum} per inserire le virgolette alte, aperte o chiuse — come, invece, accaderebbe su una macchina per scrivere —, ma si devono usare gli appositi simboli \texttt{“ ''}: il primo si ottiene scrivendo due \texttt{`} (il paragrafo 4.1.2 a pagina 18 spiega come inserirli con la tastiera italiana), il secondo scrivendo due \texttt{'} (il normale apostrofo nella nostra tastiera). Questo stesso discorso vale qualora si volessero inserire gli apici, ovviamente inserendo solo una volta il simbolo per l'apertura, una per la chiusura.
Passiamo ora l'opzione \texttt{italian} al pacchetto \texttt{babel}:
\begin{itemize}
\item le virgolette alte \emph{aperte} possono anche essere inserite con \verb!””!
(ovvero, 2 volte le normali virgolette nella tastiera italiana, \textsc{Maiusc + 2}),
mentre per quelle chiuse continua a valere la regola descritta poc'anzi;
\item per ottenere i caporali aperti e chiusi si può scrivere \verb!”<! e \verb!">!, rispettivamente.
\end{itemize}
`Ciao, ho riformulato leggermente la tua proposta, lasciando (spero!) inalterata la sostanza.
In tipografia esistono tre tipi di virgolette: le basse (« », dette anche «francesi», «caporali» o «sergenti»), le alte (“ ”, dette anche “inglesi”) e gli apici (‘ ’). In LaTeX, tutti e tre i tipi di virgolette possono essere inseriti direttamente nel sorgente, purché si usi il pacchetto inputenc (con la codifica appropriata). Per inserire le virgolette alte non bisogna usare il carattere ” come invece si farebbe su una macchina per scrivere (che impiega lo stesso carattere per le virgolette di apertura e di chiusura), ma si devono usare gli appositi simboli “ ”. In alternativa, si possono scrivere due ‘ (il paragrafo 4.1.2 a pagina 18 spiega come farlo con la tastiera italiana) per le virgolette di apertura e due ’ (due normali apostrofi nella nostra tastiera) per le virgolette di chiusura. Ciò vale anche per inserire gli apici, ovviamente scrivendo solo una volta i caratteri ‘ e ’.
Se si usa l’opzione italian di babel le virgolette alte aperte possono anche essere inserite con “” (ovvero due volte le normali virgolette nella tastiera italiana), mentre si può scrivere “< per ottenere i caporali aperti e "> per i caporali chiusi.
A pagina 50 dell’Arte, appena aggiornata, si può apprezzare bene questo passo, che qui sul forum non è molto leggibile.
Rispetto alla tua proposta, ho inserito la frase
Per inserire le virgolette alte […] si devono usare gli appositi simboli “ ”.
subito prima di
In alternativa, si possono scrivere due ‘ […] per le virgolette di apertura e due ’ […] per le virgolette di chiusura.
Infatti, come detto all’inizio del paragrafo, in LaTeX tutti e tre i tipi di virgolette possono essere inseriti direttamente nel sorgente (caricando inputenc). Per esempio, su Mac per scrivere direttamente le virgolette alte aperte e chiuse basta scrivere OPZIONE+2 e OPZIONE+MAIUSCOLE+2, rispettivamente.
A questo, si potrebbe eventualmente aggiungere il comportamento di TeXnicCenter, che premendo Maiusc + 2 inserisce la prima volta “`, la seconda “‘, assecondando quello che l’utente word/writer è abituato a fare, ma questo è un altro discorso che farebbe la faccenda più grande di quello che è.
Forse così si scende troppo nel dettaglio. E poi bisognerebbe specificare le eventuali peculiarità degli altri editor “di riferimento” del lavoro (WinEdt, TeXShop e Kile).
Spero di non averti infastidito con la mia rielaborazione del tuo paragrafo, è solo che nel mio post originale ti suggerivo solo di rendere più chiaro il paragrafo, ora che tu hai preso le tue decisioni (in fondo, è tua la guida!) mi permetto di sottoporti la mia idea!
Scherzi? 😉
Fammi sapere che cosa ne pensi.
Grazie mille,
L.
-
7 Marzo 2009 alle 21:17 #23105::
Fammi sapere che cosa ne pensi.
Grazie mille,
L.ciao
direi che hai dato sostanza alla faccenda, senza sacrificare la sinteticità della trattazione (la mia proposta, forse, era fin troppo prolissa).purtroppo, ogni volta che aggiorni la guida me la scarico e la sovrascrivo sul file precedente, così ora non ho il paragrafo originale per fare un confronto, ma sono abbastanza convinto che il miglioramento sia indiscutibile!
grazie per la prontezza, a nome mio e di tutti gli altri utilizzatori dell’Arte.
a presto
GG
-
9 Marzo 2009 alle 6:22 #23106::
purtroppo, ogni volta che aggiorni la guida me la scarico e la sovrascrivo sul file precedente, così ora non ho il paragrafo originale per fare un confronto, ma sono abbastanza convinto che il miglioramento sia indiscutibile!
Vecchia versione:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX2009-03-01.pdfNuova versione:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdfL’importrante, però, è che la nuova spiegazione sia chiara.
Ciao,
L.P.S. Ti ho mandato un messaggio privato!
-
9 Marzo 2009 alle 23:01 #23107::
purtroppo, ogni volta che aggiorni la guida me la scarico e la sovrascrivo sul file precedente, così ora non ho il paragrafo originale per fare un confronto, ma sono abbastanza convinto che il miglioramento sia indiscutibile!
Vecchia versione:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX2009-03-01.pdfNuova versione:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdfL’importrante, però, è che la nuova spiegazione sia chiara.
Ciao,
L.!Ciao.
certamente, l’importante è che si capisca ora…
volevo confrontare le due edizioni per capire se ne è valsa la pena: direi di sì!grazie per la disponibilità che dimostri nel saper ascoltare i tuoi lettori.
a presto
GG
-
27 Marzo 2009 alle 6:18 #23108::
Ciao a tutti,di seguito riporto le modifiche relative alla nuova versione della guida, che oggi compie il suo primo anno di vita.
1. A pagina 47, “le dichiarazioni \fontmatter, \mainmatter, \backmatter” al posto di “i comandi \fontmatter, \mainmatter, \backmatter”; “la dichiarazione \raggedbottom” al posto di “il comando \raggedbottom”.
2. A pagina 49 ho aggiunto un paio di capoversi relativi all’inserimento di capitoli non numerati.
Se si sta scrivendo un libro, una tesi o una relazione e si desidera inserire un capitolo non numerato, come ad esempio una prefazione o dei ringraziamenti (mentre è consigliabile numerare normalmente l’eventuale introduzione, che è un capitolo come gli altri), è decisamente preferibile che nei capitoli non numerati non vi sia alcuna testatina. Se si usano le classi standard, a tal fine è sufficiente impostare per essi lo stile di pagina plain (vedi il paragrafo 4.5 a pagina 29). Per esempio:
`\chapter*{Prefazione}
\pagestyle{plain}
…\chapter{Introduzione}
\pagestyle{headings}
…
`Se si desiderano comunque le testatine nei capitoli non numerati, va tenuto presente che nelle classi standard il comando \chapter* richiede che i contenuti delle testatine ottenute con lo stile headings vengano forniti manualmente. A tal fine si usa il comando \markboth:
`\markboth{\MakeUppercase{}}%
{\MakeUppercase{}}
`
Per esempio:
`\chapter*{Prefazione}
\markboth{\MakeUppercase{Prefazione}}{\MakeUppercase{Prefazione}}
`
Questo problema non si presenta se i capitoli non numerati vengono inseriti usando l’apposita dichiarazione \frontmatter, messa a disposizione dalla classe book (i capitoli non numerati vanno inseriti con il comando \chapter, senza asterisco, dopo \frontmatter e prima di \mainmatter), oppure se si usano le classi \AmS.
3. A pagina 50, ho riscritto il paragrafo sulle virgolette, che nella versione precedente era poco chiaro. Ringrazio Francesco Agosti per il suo importante contributo.
4. A pagina 47,
Il trattino medio si usa per separare numeri o cifre.
al posto di
Il trattino medio, usato in inglese per separare numeri o cifre, non è in realtà usato nella tipografia italiana.
5. A pagina 68 accenno al pacchetto mparhack:
In alcune situazioni può accadere che una nota appaia nel margine sbagliato: per rimediare a questo piccolo difetto di LaTeX è sufficiente caricare il pacchetto mparhack.
6. A pagina 161, nel paragrafo sulle pagine bianche nei documenti fronte-retro, consiglio il pacchetto emptypage al posto del “manuale”
`\makeatletter
\def\cleardoublepage{\clearpage
\if@twoside
\ifodd\c@page
\else
\null\thispagestyle{empty}\clearpage
\fi
\fi}
\makeatother
`7. Le versioni precedenti del documento contenevano alcune righe orfane e, addirittura, una riga vedova: le ho eliminate tutte, impiegando gli strumenti di impaginazione descritti nel paragrafo sulla revisione finale.
8. Qualche altra finezza qua e là.
A presto,
L.
-
28 Marzo 2009 alle 23:43 #23109
-
21 Aprile 2009 alle 7:19 #23110::
Ciao a tutti, qualche giorno fa l’Arte ha compiuto il suo primo anno di vita.Dal sito di Macword Italia, Lucio Bragagnolo le ha fatto questo regalo.
La guida L’arte di scrivere con TeX di Lorenzo Pantieri ha compiuto un anno e anche da un po’ (il ritardo nella segnalazione è tutta colpa mia).
TeX è una gran cosa e su Mac è una cosa ancora migliore (la Guida, ricorda Lorenzo, è stata scritta su un iBook G4 equipaggiato con Mac OS X 10.4 Tiger). Prendo a prestito qualche paragrafo:
Per avere la sillabazione italiana [su Windows], il caricamento del pacchetto babel è necessario ma in generale non sufficiente, in quanto serve anche che il file che contiene le relative regole di sillabazione sia attivato.
Se si usa MiKTeX, per attivare la sillabazione italiana bisogna selezionare, dal pannello Languages del menu Settings di MiKTeX, la voce Italian e aggiornare il sistema (Update Formats).
Se si usa TeX Live su Linux, a seconda della distribuzione può essere necessario lanciare sudo texconfig-sys dalla linea di comando, scegliere hyphenation e togliere il % davanti a italian nel file che comparirà.
Se si usa la distribuzione TeX Live su Mac, non c’è bisogno di fare nulla (tutto l’occorrente viene abilitato automaticamente durante l’installazione).
Quando una cosa è facile è su Mac.
(Il neretto è mio.)
Grazie di cuore a Lux e un salutone a tutti voi! 😀
A presto,
Lorenzo
-
22 Aprile 2009 alle 7:10 #23111::
Ciao
Questa mia risposta si affianca (e si sovreppone un po’) alla discussione circa l’installazione dei pacchetti, ma ritengo sia questo il luogo giusto dove proseguire.Rileggendo il capitolo circa l’installazione de LaTeX, secondo me decade la distinzione fatta nelle prime righe:
Le distribuzioni di LATEX prese in considerazione sono MiKTEX (per Windows) e TEX Live
(per Mac e Linux), che sono ottime, gratuite e facili da installare e usare.
Si distinguono tre casi:
– Sistema operativo Windows (da Windows 2000 in poi);
– Sistema operativo Mac OS X (dalla versione 10.3 in poi);
– Sistema operativo Linux.Infatti, essendo allo stato attuale TeXLive multipiattaforma, ovvero essendo identico – a meno dell’installer – per Windows e per Linux, identico – a meno del nome – per MacOsX, io distinguerei in base alla distribuzione, e non al sistema operativo.
Allora, ti segnalo come io “ristrutturerei” il capitolo 3.
`\section{Introduzione}
… in cui si spiega che usare LaTeX significa, in realtà, usare un editor per dare istruzioni al software e un “motore” che interpreti i comandi e li esegua (LaTeX o pdfLaTeX), così che è necessario essere in possesso di una distribuizione LaTeX ed è consigliabile usare un editor specifico. [io mi sono trovato più volte a spiegare questo dualismo motore-editor, per chi è solito utilizzare Matlab, comparando il “motore” LaTeX a Matlab vero e proprio, gli editor LaTeX all'editor Matlab in cui comporre script da lanciare cliccando sull'iconda 'Run']
…
LaTeX è un linguaggio interpretabile da tutti i sistemi operativi, viene diffuso in distribuzioni (definizione di distribuzione? es. =insieme di file eseguibili, pacchetti, …?) che possono essere dedicate ad un solo sitema operativo (per es. MikTeX) o multipiattaforma (per es. TeXLive). Si analizzano solo queste due distribuzioni (TeXLive anche nella variante MacOS)
\footnote{se si ricupera la distribuzione scelta in Internet, è cosa buona e giusta scegliere il mirror opportuno.}\section{MikTeX}
… in cui si spiega che la distro sia dedicata agli utenti Windows e che, in quanto tale, presenti una procedura di installazione classica per questo SO: si scaricare leseguibile dell'installer, lo si lancia una volta per scaricarsi la versione (basic o completa), una seconda volta per effettuare l'installazione vera e propria; da qui si rimanda all'opportuno paragrafo per la gestione dei pacchetti con MikTeX\section{TeXLive}
… in cui si ricorda che TeXLive è multièiattaforma e che TeXLive per Mac è nota col nome MacTeX: Per Windows e per Linux si scarica il file compresso che contiene l'installer (l'unica differenza tra Windows e linux consiste nel formato di compressione di tale file), dopo di che:
\subsection{Installare TeXLive con interfaccia grafica}
… che è, indipendente dal SO, abbastanza Windows-like: facile ma poco configurabile
\subsectino{Installare TeXLive da linea di comando}
… ovvero da shell per Linux, da prompt di dos per Windows, lo schermo noro con il cursore bianco che lampeggia fa paura ai più, ma permette di personalizzare la propria installazione.
\subsection{MaCTeX}
… ovvero, la sezione 3.2.1 a pag 13 della guida allo status quo.\section{Editor}
\subsection{Per Windows}
…
\subsection{Per MacOs}
…
\subsection{Per Linux}
…
\subsection{Multipiattaforma}
…\section{Altri programmi utili}
…\section{LaTeX e pdfLaTeX}
…`A presto
GG
-
22 Aprile 2009 alle 8:23 #23112::
Rileggendo il capitolo circa l’installazione de LaTeX, secondo me decade la distinzione fatta nelle prime righe:
Le distribuzioni di LaTeX prese in considerazione sono MiKTeX (per Windows) e TeX Live (per Mac e Linux), che sono ottime, gratuite e facili da installare e usare.
Si distinguono tre casi:
– Sistema operativo Windows (da Windows 2000 in poi);
– Sistema operativo Mac OS X (dalla versione 10.3 in poi);
– Sistema operativo Linux.Infatti, essendo allo stato attuale TeX Live multipiattaforma, ovvero essendo identico – a meno dell’installer – per Windows e per Linux, identico – a meno del nome – per MacOsX, io distinguerei in base alla distribuzione, e non al sistema operativo.
Ciao Francesco, quando ho scritto quel paragrafo TeX Live per Windows non c’era. Prima di aggiornare quel passo, mi piacerebbe sapere se la distribuzione TeX Live per Windows è facile da installare e usare quanto MiKTeX, e se è altrettanto “matura”. Da quanto scrivi, pare di sì, ma da quanto capisco tu sei un utente Linux, e quindi (presumo) più esperto della media. Mi piacerebbe avere qualche altra indicazione in proposito (magari nei prossimi giorni provo io stesso): in situazioni come questa un punto di vista in più non guasta.
Si tratta di un punto importante: l’utente PC, soprattutto se principiante, potrebbe giustamente chiedersi quale delle due distribuzioni usare. Quindi quella parte andrebbe ristrutturata in profondità, specificando i pro e i contro della TeX Live per Windows nei confronti di MiKTeX.
io mi sono trovato più volte a spiegare questo dualismo motore-editor
Giusto: questo concetto deve essere spiegato bene, soprattutto ad un principiante.
Grazie mille per il tuo contributo, prezioso come sempre.
A presto, per ora.
Ciao,
L.
-
22 Aprile 2009 alle 8:53 #23113::
Ciao a tutti,
penso anch’io che si debba gettare un po’ di luce su questi aspetti, specie su quale sia la distribuzione “migliore” e come si fa a installarla.
E credo che l’Arte debba dedicare lo spazio adeguato a questi problemi: in fondo, LaTeX non fa nulla, se non è installata una distribuzione, no? 😀Io ho installato kubuntu su una partizione del mio pc, e l’ho fatto una settimana fa. Poi ho installato la TeX Live 2008 e Kile. Ebbene: non posso compilare molti dei miei documenti (non ho la rete a casa) perché il file siunitx.sty non viene trovato dal compilatore… 😯
E sono ritornato a MiKTeX, che non mi dà assolutamente problemi. Lo trovo facile da usare, completo, e regolarmente mantenuto sul suo sito, il che non è poco.
Secondo me, poi, la parte relativa agli editor è priva di qualcosa… Insomma, d’accordo che l’uso di un editor o dell’altro è una questione di gusto, però, magari con qualche screenshot che illustri come si presenta il medesimo documento, o la medesima finestra delle opzioni (tanto per fare un esempio), anche l’Arte acquisterebbe un po’ di colore… 😉
Si potrebbe lanciare un semplice sondaggio sull’editor che gli utenti del forum usano per la maggiore, con qualche domanda di descrizione. Kile è ottimo, mi pare di aver capito e visto, su KDE, TeXShop è una bomba per Mac. Ma per Windoze? Ce ne sono tanti, e forse varrebbe la pena di capire quale va meglio.
Sono soltanto delle riflessioni a voce alta, le mie ,che vanno prese come sono. Lorenzo continua a fare un lavoro che non ha prezzo, e io gliene sono personalmente grato.
A presto
Tommaso
-
22 Aprile 2009 alle 15:24 #23114::
penso anch’io che si debba gettare un po’ di luce su questi aspetti, specie su quale sia la distribuzione “migliore” e come si fa a installarla.
Va bene. Riscrivo quella parte.
Secondo me, poi, la parte relativa agli editor è priva di qualcosa… Insomma, d’accordo che l’uso di un editor o dell’altro è una questione di gusto, però, magari con qualche screenshot che illustri come si presenta il medesimo documento, o la medesima finestra delle opzioni (tanto per fare un esempio), anche l’Arte acquisterebbe un po’ di colore…
Mi hai letto nel pensiero! Intanto in questa bozza da non leggere, a pagina 15, puoi vedere alcuni screenshot colorati, giusto per avere un’idea di come verrà il documento finale. Che ne pensi?
Gli screenshot li ho presi da Internet. L’unico che mi piace davvero è quello di TeXShop, e non solo perché è l’editor che uso: è quello più chiaro (ne ho cercati altri analoghi per gli altri editor, invano). Però la tua idea (presentare uno stesso documento nei diversi editor) è ancora migliore. Ma questo non posso farlo da solo… 😉
Grazie mille, Tommaso! 😀
A presto,
Lorenzo
-
22 Aprile 2009 alle 21:40 #23115::
Quanta carne al fuco! 😉Mi permetto di fare il punto della situazione:
* in una eventuale revisione del capitolo circa l’installazione, compariranno:
— una spiegazione del “dualismo motore-editor”;
— l’indicazione circa la scelta di un buon mirror da cui scaricare le varie distribuzioni;
— potrebbe trovare posto una “nuova” classificazione delle installazioni, non più suddivise per SO ma per distribuzione. In questo caso, però, è bene porre particolare attenzione al confronto MikTeX – TeXLive per Windows ( 1 );
— una nuove panoramica sugli editor (questa pagina del forum è dedicata alla raccolta di opinioni circa l’editor preferito), eventualmente corredata da immagini ad hoc.* nel capitolo Le basi, al punto che riguarda l’installazione di pacchetti:
— a mio parere, la descrizione dei procedimenti di installazione/aggiornamento è chiara, precisa, sintetica al punto giusto per le 2 (3) distribuzioni;
— mi pare sia stata ben accolta l’idea di una nota a piè pagina con qualche indicazione circa gli alberi, resta da suggerire all’autore quanto entrare nel dettaglio in loco
— qualora le indicazioni sulla scelta del mirror rientrassero nel capitolo “installazione”, qui forse sarebbe sufficiente rimandare alla pagina esatta senza ripetere l’elenco dei mirror anche per i pacchetti.( 1 )
Un buon punto di partenza per capire cosa cambia da TeXLive a MikTeX sotto Windows, a mio parere, proviene da questa discussione; in particolare, citoHo installato la TeXLive 2008 su Windows XP.
La procedura si è conclusa con successo solo dopo aver modificato il sito per il download dei file poiché il mirror italiano risultava particolarmente lento.
Ho quindi riavviato la procedura da linea di comando poiché l’installer gui non prevede a quanto pare il cambio del server rispetto a quello più vicino.
Ho utilizzato un mirror tedesco:
Codice:
ftp://ftp.gwdg.de/pub/ctan/systems/texlive/tlnet/2008/che va dato come argomento dell’opzione -location del comando install-tl
Le opzioni d’installazione sono identiche sia per win che per linux.Chiaro che prima di tutto occorre installare una distribuzione di perl, preistallata di serie in molte distro linux.
Per gli utenti Windows la nuova texlive è interessante perché vengono installati parecchi software utili sopratutto per la gestione del formato PostScript.
Funziona così, anche il pdfcrop di Oberdiek per scontornare i file pdf contenenti immagini, cosa che con MiKTeX non avveniva per problemi con Ghostscript (almeno per il mio caso).
A mio parere MiKTeX è molto più veloce da installare perché risponde alla “filosofia” windows per cui pochi click devono bastare.
TexLive invece, può richiedere la lettura della documentazione e quindi tempo, ma è molto più ricco di opzioni d’installazione e fa i conti con i permessi utente sul file system, pilastro della sicurezza in ambiente Linux.Ciao.
Aggiornamento del 13/02/2009
Non occorre installare una distribuzione perl per Windows perchè TeXLive 2008 ne possiede una propria.Il concetto è: MikTeX è stato pensato, ideato, creato per Windows. L’utente (non necessariamente principiante) di Windows ha ben in testa un concetto: “riga di comando”=”si salvi chi può”, e MikTeX insegue questa filosofia mettendo tutto a portata di mouse. TeXLive nasce nel mondo Linux, in cui la shell è la migliore amica dell’utente, quindi fatica un po’ ad affidarsi in toto ad interfacce grafiche. Il risultato è che per installare MikTeX basta leggere poche righe (=scarica l’installer, lancia l’installer, scarica la distro, rilancia l’installer, installa la distro), per TeXLive (può essere) è necessario mettere mano alla documentazione (una quarantina di pagine in inglese) e aprire il prompt di dos: qualcuno potrebbe storcere il naso, altri no. A mio parere, il solo e semplice fatto che con TeXLive funziona senza problemi pdfcrop vale lo “sforzo” dell’installazione testuale, qualcun altro la pensa diversamente:
E sono ritornato a MiKTeX, che non mi dà assolutamente problemi. Lo trovo facile da usare, completo, e regolarmente mantenuto sul suo sito, il che non è poco.
Allora, io suggerisco (sottolineo, suggerisco! non vorrei allargarmi troppo, per quanto mi riguarda la tua guida, caro Lorenzo, è già un’opera d’arte) di dare al lettore questa indicazione, e lasciare a lui la scelta circa la distro che preferisce. Certo, il rischio di bombardare il nuovo utente LaTeX con troppe informazioni (ovvero, troppe decisioni da prendere, troppe scelte da fare – ammettiamolo, LaTeX spaventa un po’ chi non lo usa) è concreto. D’altra parte, io preferisco essere messo al corrente di cosa posso scegliere, e poi applicare il mio libero arbitrio!
A presto
GG
-
23 Aprile 2009 alle 12:30 #23116::
Ciao a tutti,
che bella discussione sta venendo fuori!
Dunque, ho dato un’occhiata alla bozza di Lorenzo, e il risultato è bellissimo.
Il mio ritorno a MiKTeX è dovuto soltanto a qualche elemento che gioca a mio sfavore: non ho la connessione alla rete, non me la cavo per niente bene con la riga di comando, ma me la vorrei cavare bene, ho imparato a scaricare un singolo pacchetto e a installarlo manualmente. Kubuntu è bellissimo e free, Kile davvero meraviglioso ma, per una cosa o per l’altra, non riesco a compilarci dentro i miei .tex.Per quanto riguarda l’applicazione del libero arbitrio, mi trovi perfettamente d’accordo: una guida così generale dovrebbe mettere al corrente il lettore delle differenti distribuzioni e dei differenti editor senza prendere posizione, ma semplicemente descrivendo le loro caratteristiche, i pro e i contro. Ad esempio, un mio amico ha scritto una tesi in astronomia usando CrimsonEditor, e non l’ha più cambiato. Naturalmente, non è possibile rendere conto di tutti gli editor in commercio, ma di alcuni sì: quelli più usati. Perché Kile è così buono? Perché TeXnicCenter lo è di meno? (Mi sto inventando qualche domanda possibile.) Cosa può fare TeXShop che LEd non fa? (Tutto :D, direte voi, specialmente un noto autore :wink:… Ma rispondere a questa domanda, per esempio, non vuol dire indirizzare gli utenti verso Apple, né denigrare LEd, che uso e con cui mi trovo bene.)
Ogni guida, poi, è inevitabilmente il frutto del punto di vista di chi scrive. Questo aspetto è insopprimibile, a partire dal fatto che chi la redige è portato a pensare che il proprio editor sia il migliore: se no, l’avrebbe già cambiato, no? 😀 E poi, credo che per i livelli raggiunti dalle case produttrici di software, gli editor dedicati a LaTeX siano più o meno allo stesso livello per quanto riguarda la gestione del sorgente. Ecco che far vedere come si presenta uno stesso documento (qualunque) in più di un editor, potrebbe aiutare visivamente l’utente nella scelta. Subentrano, poi, questioni di gusto: o c’è un editor universale, al quale ci adattiamo supinamente, oppure è anche una questione di gusto.
Propongo all’estensore della guida di considerare la possibilità e l’opportunità di separare dall’Arte questo materiale, che potrebbe diventare davvero corposo soltanto inserendo qualche decina di immagini, e di preparare una guida sui problemi dell’installazione e della scelta dell’editor. Così facendo, l’Arte rimarrebbe di dimensioni ragionevoli per gli scopi che si propone, e questo secondo manuale potrebbe prendere il largo senza preoccuparsi di rientrare entro certi paletti. In fondo non è un’idea sciocca: questa è l’unica parte dell’Arte in cui non compaiono codici sorgenti (e non ci devono nemmeno comparire)… E in questa parte non si dà indicazione alcuna su come scrivere con LaTeX…
Che ne dite? Lorenzo, rimango a tua completa disposizione, se vorrai una mano.
Ora vado, che questa sera ho un concerto.
A domani
Tommaso
-
27 Aprile 2009 alle 5:44 #23117::
Carissimi,recentemente alcuni di voi (a proposito: ringrazio Antonio, Francesco, Marco, Matteo e Tommaso per i preziosi suggerimenti) mi hanno fatto notare che le parti della guida riguardanti l’installazione di LaTeX (capitolo 3) e la gestione dei pacchetti (paragrafo 4.4.4) potevano essere spiegate meglio. I punti su cui riflettere erano (e sono) numerosi e importanti, per cui ho preferito prendermi qualche giorno di riflessione.
L’esito di questo lavoro potete leggerlo in questa nuova versione dell’Arte, a pag. 11-17 e 29-31: non si tratta di scelte “definitive” (nessuna guida a LaTeX potrà mai dirsi “conclusa”), ma solo di una nuova tappa, dalla quale ripartire sulla spinta delle vostre nuove osservazioni e dei vostri nuovi commenti, che spero non mancheranno.
Di seguito vi riporto le mie considerazioni, punto per punto.
1 Strutturare per distribuzione o per OS?
Rispetto a quando il capitolo sull’installazione di LaTeX è stato scritta, ora la distribuzione TeX Live è disponibile anche per Windows. Questo, naturalmente, impone un aggiornamento della guida.
Mi è stata suggerita la possibilità di ristrutturare il capitolo sull’installazione di LaTeX sulla base della distribuzione usata e non del sistema operativo:
-
MiKTeX (per Windows);
-
TeX Live (multipiattaforma).
Nonostante una classificazione di questo tipo sia possibile, ho preferito mantenere quella di prima, per OS (e non per distribuzione):
-
Windows (con la possibilità di scegliere fra MiKTeX e TeX Live);
-
Mac (su cui c’è MacTeX, che è una TeX Live per Mac);
-
Linux (con TeX Live).
Il fatto è che così mi sembra più comodo. Mettiamoci nei panni di un lettore principiante, diciamo un utente Mac: giunto al capitolo 3, l’utente legge il paragrafo introduttivo, salta a piè pari il paragrafo “Installazione per Windows” (che non lo riguarda), legge il paragrafo “Installazione per Mac” (dove apprende che la “sua” distribuzione è la MacTeX e che l’editor consigliato è TeXShop), salta il paragrafo “Installazione per Linux” (che non lo riguarda) e prosegue nella lettura. Lo trovo decisamente pratico.
Se il capitolo fosse strutturato per distribuzione, l’utente Mac non avrebbe un paragrafo “tutto per sé”, che spieghi quale distribuzione e quali editor vanno bene per la sua piattaforma: dovrebbe invece andare nel paragrafo sulla TeX Live e cercare (fra quelli per le altre piattaforme) il sottoparagrafo che lo riguarda; poi dovrebbe andare nel paragrafo sugli editor e cercare (fra quelli per gli altri OS) il sottoparagrafo giusto. In questo modo, le informazioni sarebbero sparpagliate in diversi paragrafi, e il risultato sarebbe (un po’) meno comodo. Questo vale ovviamente anche per gli utenti degli altri OS. Ecco spiegato il perché della scelta.
2 Il “dualismo” motore-editor
Questo era un punto da chiarire meglio, dal momento che molti principianti continuano a confondere il “motore” LaTeX con l’editor usato per scrivere il sorgente .tex. In realtà, più che di un “dualismo”, sarebbe forse più corretto parlare di una “tripartizione” – l’editor (ad esempio WinEdt), il “motore” (ad esempio pdfLaTeX) e il previewer (ad esempio Adobe Reader) – anche se è difficile che un principiante confonda LaTeX con Adobe Reader (mentre ricordo che in tempi non lontani un forumista confondeva WinEdt con pdfLaTeX). In ogni caso, il paragrafo 3.1 spiega la questione, nell’intento di evitare fraintendimenti.
Come anticipato nel capitolo precedente, gli elementi essenziali per scrivere un documento con LaTeX sono:
• un editor di testo con cui creare il file sorgente .tex contenente il testo da comporre;
• LaTeX, che elabora il file .tex creato con l’editor e produce il documento tipocomposto (in formato .pdf o .dvi)
• un programma per visualizzare il documento (.pdf o .dvi) elaborato da LaTeX.E in nota, a rafforzare il concetto:
Non bisogna confondere LaTeX, che è un “motore” di tipocomposizione, con l’editor usato per scrivere il sorgente .tex.
3 L’importanza di usare un editor specifico per LaTeX
È bene sottolineare che nonostante, in teoria, sia possibile usare qualsiasi editor di testo, per gestire al meglio i file sorgente è opportuno servirsi di un editor specifico per LaTeX. In questo modo, fra l’altro, basta premere un pulsante dell’editor per compilare con LaTeX e, se non ci sono errori, per attivare anche il programma per visualizzare il documento; ad ogni successiva compilazione, la finestra del programma impiegato per visualizzare il documento viene di regola aggiornata automaticamente, per cui si ha una compilazione “quasi sincrona”. Esistono numerosi editor specifici per LaTeX, fra cui è possibile scegliere quello più adatto alle proprie esigenze.
4 Una “definizione” di distribuzione
Più che una definizione, la seguente è una descrizione.
Una distribuzione di LaTeX è una raccolta di file e programmi che contiene quanto serve per comporre un documento con LaTeX. Generalmente una distribuzione contiene, oltre al sistema LaTeX (e ai programmi principali ad esso connessi) uno o più editor e uno o più programmi per visualizzare i documenti elaborati da LaTeX. Le distribuzioni di LaTeX possono essere installate da DVD oppure da Internet.
5 CTAN e i suoi mirror
Si tratta di un concetto che andava spiegato. Ho cercato di essere il più semplice e sintetico possibile.
Per installare una distribuzione di LaTeX da Internet, il sito di riferimento è il CTAN (Comprehensive TeX Archive Network, “archivio completo di TeX in Rete”, http://www.ctan.org/). In esso è possibile rintracciare tantissimo software e materiale che riguarda LaTeX, ad esempio pacchetti, programmi, stili, font.
Nel mondo esistono molti siti che sono copie integrali (mirror, “specchio”) del CTAN. Il vantaggio di collegarsi ad un server CTAN più vicino invece che al sito “originale” (che può essere sovraffollato), è di poter disporre, solitamente, di una connessione più veloce. Gli indirizzi dei server CTAN disponibili in Rete sono indicati nella pagina Web http://www.ctan.org/tex-archive/CTAN.sites. In Italia esiste, ad esempio, il server (in realtà non molto veloce) dell’Università Tor Vergata di Roma (ftp.uniRoma2.it), cui si viene automaticamente indirizzati quando si scaricano da CTAN le distribuzioni MiKTeX o TeX Live; se si scarica una distribuzione di LaTeX da Internet, può essere opportuno cambiare il sito da cui scaricarla: si può scegliere, ad esempio, http://bo.mirror.garr.it/mirrors/CTAN, che è un server più veloce.
Nel capitolo sulla gestione dei pacchetti, a pag. 30, ho aggiunto un paio di rimandi a questo paragrafo.
6 La distribuzione TeX Live per Windows
Questa distribuzione sarà anche eccellente, ma la sua procedura di installazione è, semplicemente, troppo difficile per un principiante. 👿 Una guida ha (anche) il compito di dare consigli: allo stato attuale, mi sento di consigliare la TeX Live per Windows solo ad utenti esperti, che si sentano a proprio agio leggendo documentazione in inglese e che, se serve, non disdegnino la linea di comando.
Su Windows sono disponibili le distribuzioni MiKTeX e TeX Live: sono entrambe eccellenti, ma mentre MiKTeX è specifica per Windows e facile da installare e gestire, TeX Live è multipiattaforma e più adatta agli utenti esperti.
La distribuzione MiKTeX è specifica per il sistema operativo Windows. La sua installazione, simile a quella di ogni altro programma per Windows, non presenta particolari difficoltà (bastano pochi clic del mouse). È possibile scaricare MiKTeX dal sito http://miktex.org/. Dalla pagina di download, si scarica il file setup.exe: questo programma va eseguito una prima volta per scaricare la distribuzione e una seconda volta per effettuare l’installazione vera e propria. È sufficiente seguire le semplici istruzioni a video. Sono disponibili due versioni di MiKTeX, “di base” (basic) e “completa” (complete), che differiscono unicamente per la disponibilità di pacchetti, che con MiKTeX si possono gestire in modo particolarmente semplice (vedi il paragrafo 4.4.4 a pagina 29). La versione completa è ovviamente la scelta consigliata.
Dal 2008, la distribuzione TeX Live, nata in ambiente Unix/Linux, è disponibile anche per Windows. Nonostante si tratti di una distribuzione robusta e affidabile, le procedure di installazione e di manutenzione della TeX Live per Windows non sono semplici come quelle di MiKTeX, che è pensata appositamente per gli utenti di Windows: bisogna studiare la documentazione (in inglese, http://tug.org/tex/texlive/windows.html) e può essere necessario servirsi della linea di comando. Allo stato attuale, se ne consiglia l’uso solo agli utenti esperti.
7 Il confronto fra gli editor
Mi è stato suggerita la possibilità di confrontare fra loro i vari editor per LaTeX, evidenziandone pro e contro. La mia idea è che un confronto fra editor di piattaforma diverse non abbia molto senso: un utente Windows, verosimilmente, non sarà interessato a capire i vantaggi e gli svantaggi di (poniamo) Kile rispetto a WinEdt, dal momento che tanto Kile non lo può usare. Il confronto va fatto, al massimo, tra editor della stessa piattaforma. Sull’Arte qualcosa c’è. Per esempio:
TeXnicCenter è abbastanza simile a WinEdt, rispetto al quale presenta un’interfaccia e delle funzioni più semplici.
Poi, in definitiva, scegliere un editor o un altro è una questione di gusti. Ho aggiunto questi capoversi “di orientamento”, nei rispettivi paragrafi.
Su Windows sono disponibili numerosi editor specifici per LaTeX. Fra i più diffusi vi sono TeXnicCenter, WinEdit e LEd, che sono tutti facili da installare e usare. Quale impiegare è, in definitiva, questione di gusti: si consiglia all’utente di provarli e di scegliere quello più adatto alle proprie esigenze.
Su Mac sono disponibili diversi editor specifici per LaTeX: TeXShop è un classico, semplicissimo da installare e usare, mentre Aquamacs è riservato ai programmatori esperti.
8 L’Arte deve essere “neutrale” o “di parte”?
Con particolare riferimento ai due punti precedenti, qualcuno di voi sostiene che una guida di base come l’Arte non debba prendere posizione (fra le distribuzioni, gli editor, …) e debba limitarsi a presentare in modo neutrale le opzioni disponibili, lasciando al lettore la libertà di scelta. Altri sostengono invece che così si rischia di confondere il lettore, che rischia di perdersi fra le varie possibilità. Credo che ci sia del vero in entrambe le posizioni, e che sia opportuno decidere caso per caso. Ad esempio, ad un utente principiante di Windows consiglierei senza esitazioni MiKTeX rispetto a TeX Live (ho provato personalmente, constatando come quest’ultima sia decisamente ostica, almeno per ora), mentre non mi sentirei di dare consigli su quale editor usare fra WinEdt, TeXnicCenter e LEd: trovo che siano editor molto simili, quale scegliere è essenzialmente una questione di gusti. Fra gli editor, su Mac il discorso è diverso: fra TeXShop e Aquamacs, il secondo è riservato ai guru, bisogna che il lettore lo sappia. Eccetera.
9 Scrivere un articolo a parte sull’installazione di LaTeX?
No. L’obiettivo dell’Arte è (anche) quello di fare una sintesi di diversi materiali, presentandoli in un unico documento. Ciò naturalmente non vuol dire che sia inutile scrivere un articolo del genere. Tuttavia, per quanto mi riguarda, vorrei (se sarà necessario) ampliare il capitolo dell’Arte, possibilmente senza appesantire eccessivamente il documento.
I seguenti punti richiedono il vostro aiuto.
10 Aggiungere qualche screenshot
Ora qualche screenshot c’è: quelli presenti li ho scaricati da Internet. Purtroppo, nella figura a pagina 14 l’unico che trovo accettabile è quello su TeXShop. Sarebbe più carino vedere come uno stesso documento di prova compare nei quattro diversi editor considerati. Andrebbero scelti caratteri molto grandi (ingranditi apposta), perché vorrei mantenere la stessa dimensione assoluta delle figure, ingrandendo solo i caratteri all’interno. Qui però dovete aiutarmi voi. Per esempio, potreste inviarmi una foto dello schermo usando questo documento di prova:
`\documentclass[a4paper,11pt]{article}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[colorlinks=true,urlcolor=blue]{hyperref}\author{Lorenzo Pantieri}
\title{L'arte di scrivere con \LaTeX}\begin{document}
\maketitle\section{Introduzione}
\LaTeX{} è un programma di composizione tipografica liberamente disponibile, particolarmente indicato per l’elaborazione di documenti
scientifici. Vedi \url{http://www.guit.sssup.it/}.\end{document}`
La data dovrebbe essere impostata nell’orologio di sistema a un valore comune, diciamo 1 maggio 2009. Andrebbe anche evidenziata (via editor) l’espressione “documenti scientifici”. Si devono vedere sia il sorgente sia il relativo documento composto. Servono immagini di Kile, WinEdt e TeXmaker. Si veda la figura 4b a pagina 14 per capire il risultato da ottenere.Anche le immagini a pag. 31 non mi entusiasmano: con il vostro aiuto, si può fare meglio. Servono screenshot con caratteri ingranditi (anche in questo caso vorrei mantenere la stessa dimensione assoluta delle figure) del MiKTeX Package Manager e della TeX Live Utility.
11 Miglioramenti futuri
Se non basta, potrei articolare ancora di più il capitolo sull’installazione di LaTeX, inserendo spiegazioni passo per passo (e non solo “raccontate”), eventualmente aggiungendo qualche altro screenshot (oltre a quelli ora presenti). Prima di farlo, però, vorrei sapere che cosa ne pensate.
12 Gli alberi principale e locale
Una menzione a questi alberi è di certo opportuna, ma, alla fine, ho deciso di non appesantire troppo le cose, limitandomi a un cenno (sto parlando della nota a pag. 21).
Le distribuzioni MiKTeX e TeX Live prevedono altre due cartelle in cui trovare i file da usare: l’albero principale (ovvero la cartella in cui sono contenuti i file installati con la distribuzione usata, che sono disponibili per tutti gli utenti) e l’albero locale (ovvero la cartella che rende i file disponibili a tutti gli utenti senza dover modificare manualmente l’albero principale). Per i dettagli: http://www.guit.sssup.it/installazione/pacchetti.php.
Mettiamoci nei panni di un principiante, che sta leggendo il capitolo intitolato “Le basi” di una guida introduttiva a LaTeX: il lettore ha appena imparato che con LaTeX più spazi equivalgono ad uno spazio, che i comandi iniziano con la barra rovescia, che un documento inizia con \documentclass. Bisogna che il paragrafo sui pacchetti si mantenga semplice: il rischio di bombardare il lettore con informazioni in fondo non necessarie mi ha fatto propendere per un cenno veloce. In questo modo, si ribadisce che:
-
è bene che l’utente installi una distribuzione MiKTeX completa o una TeX Live, che contengono numerosi pacchetti, sufficienti per gran parte delle esigenze di scrittura;
-
se è necessario aggiungere o aggiornare un pacchetto disponibile con la propria distribuzione, vanno usati gli appositi programmi di gestione del pacchetti (il MiKTeX Package Manager e tlmgr);
-
se è necessario installare un pacchetto non disponibile con la propria distribuzione, bisogna mettere manualmente il .sty nell’albero personale (e la guida spiega dove esso si trova).
-
si accenna che esistono anche gli alberi principale e locale (che non dovrebbero essere toccati dall’utente “medio”, ma solo dai power user; anzi, l’albero principale non andrebbe toccato mai).
A proposito, il link suggerito nella nota a pag. 21 – http://www.guit.sssup.it/installazione/pacchetti.php – contiene informazioni non del tutto aggiornate. Qualcuno dello Staff potrebbe riscrivere quella pagina del nostro sito? Si tratta di sostituire il paragrafo sugli alberi con il testo seguente:
Le distribuzioni TeX Live (che su Mac è nota come MacTeX) e MiKTeX prevedono tre cartelle in cui trovare i file da utilizzare:
• Albero principale: è la cartella in cui sono contenuti i file installati con la distribuzione utilizzata, che sono disponibili per tutti gli utenti. Dal momento che l’albero principale è quello che viene gestito da eventuali aggiornamenti, è bene non modificarlo manualmente: in caso contrario, si rischia che le proprie aggiunte vengano cancellate.
• Albero locale: è la cartella che rende i file disponibili a tutti gli utenti senza dover modificare manualmente l’albero principale.
• Albero personale: è la cartella in cui il singolo utente può inserire i pacchetti che utilizza e che non sono inclusi nella distribuzione. La posizione degli alberi dipende dalla particolare distribuzione usata:
• Su Windows, se si usa MiKTeX l’albero principale è la cartella C:\Programmi\MiKTeX 2.7\, l’albero locale è radicato in C:\Documents and Settings\All Users\Dati applicazioni\MiKTeX\2.7\, mentre l’albero personale si trova in C:\Documents and Settings\\Dati applicazioni\MiKTeX\2.7\ o, equivalentemente, in C:\Documents and Settings\ \Impostazioni locali\Dati applicazioni\MiKTeX\2.7\.
• Su Mac, l’albero principale si trova in /usr/local/texlive/2007/texmf-dist/, l’albero locale è radicato in /usr/local/texlive/texmf-local/ e l’albero personale è $HOME/Library/texmf/.
• Su Linux, la posizione degli alberi dipende dalla particolare distribuzione usata. La radice dell’albero personale in qualsiasi distribuzione può essere controllata con la variabile $TEXMFHOME: il suo valore può essere visualizzato dalla linea di comando con kpsexpand ’$TEXMFHOME’. Allo stesso modo si possono controllare le radici degli alberi principale e locale; le variabili rilevanti sono $TEXMFDIST e $TEXMFLOCAL, il cui valore viene visualizzato lanciando rispettivamente i comandi kpsexpand ’$TEXMFDIST’ e kpsexpand ’$TEXMFLOCAL’. Su una Debian, per esempio, l’albero principale è radicato in /usr/share/texmf-texlive/, l’albero locale in /usr/share/texmf/ e l’albero personale in ~/texmf/.Per installare un pacchetto è sufficiente:
A. copiare il relativo file .sty nella sotto-cartella /tex/latex/ di uno dei tre alberi (eventualmente creando tale sotto-cartella, se non ci fosse già);
B. per i primi due alberi è necessario aggiornare la base di dati dei pacchetti: a tal fine, se si usa la distribuzione MiKTeX ci si avvale dell’interfaccia grafica (come spiegato di seguito), mentre se si usa TeX Live si lancia dalla linea di comando sudo mktexlsr (è necessario disporre dei privilegi di amministratore). In alternativa, è sufficiente copiare i file necessari nella stessa cartella in cui si trova il file .tex.In alternativa, qualcuno sa suggerirmi un link più aggiornato?
13 Qualche domanda sulla TeX Live per Windows
a) Qual è la posizione dell’albero personale, se si usa la distribuzione TeX Live su Windows?
b) Se si usa la distribuzione TeX Live per Windows, per attivare la sillabazione italiana che cosa bisogna fare?
c) Che cosa bisogna fare, se si usa TeX Live su Windows, per disporre dei privilegi di amministratore? Si consideri infatti la seguente affermazione (a pag. 30):
Per usare il programma TeX Live Manager dalla linea di comando bisogna disporre dei privilegi di amministratore; a tal fine è necessario premettere ad ogni istruzione il comando sudo (super user do) o, in alternativa, dare le istruzioni in qualità di utente root — quale alternativa seguire dipende dal sistema operativo usato.
Questo va bene se si usa Linux (o Mac, che è di fatto un sistema Unix con un’interfaccia grafica proprietaria), ma escludo che per assumere i privilegi di amministratore su Windows si debba scrivere sudo (che è un comando Unix); anche il concetto di utente root credo sia esclusivo di Unix. Quindi la frase precedente come va riformulata?
Mi rendo conto che i temi discussi sono davvero molti, e mi scuso della lunghezza di questo intervento. Aspetto i vostri commenti sui punti che ho elencato (ed eventualmente su altri che vorrete evidenziare).
Ciao,
L.
-
-
27 Aprile 2009 alle 9:17 #23118::
Di seguito vi riporto le mie considerazioni, punto per punto.
1 Strutturare per distribuzione o per OS?
Per sistema operativo, senza dubbio. Ci saranno ripetizioni, pazienza.
2 Il “dualismo” motore-editor
Purtroppo il “paradigma” dei normali programmi è “monolitico”: si usa un browser web senza bisogno di distinguere fra le sue parti. Ciò rende difficile per un utente inesperto capire come funziona TeX con tutte le sue componenti. L’idea di “tripartizione” mi sembra buona; l’analogia che faccio di solito è quella con la tripartizione “programma”, “compilazione”, “esecuzione”. La scrittura di un programma in un certo linguaggio richiede un programma di edizione di testi, la compilazione consiste nel passare il programma dentro una specie di macina che lo elabora, l’esecuzione è il passo finale.
Nel caso di TeX, si scrive un documento, lo si elabora e poi si guarda il risultato.C’è chi preferisce avere un sistema integrato di sviluppo (IDE) che nel mondo TeX può corrispondere a programmi come TeXShop, Kile o WinEdt (e varianti), chi invece preferisce distinguere i tre passaggi: editor, compilazione e visualizzazione usando Emacs (o altro editor), la linea di comando (o le scorciatoie messe a disposizione dall’editor) e un programma specifico per la visualizzazione (Skim, Adobe Reader, Evince, …). Per il principiante forse è meglio un IDE, anche se a me piacciono davvero poco; escluso TeXShop che non riempie lo schermo di pulsanti, schemi e sottofinestre che fanno solo confusione. Il progetto TeXWorks è simile a TeXShop e sarà multipiattaforma.
3 L’importanza di usare un editor specifico per LaTeX
Vedi sopra.
4 Una “definizione” di distribuzione
Quello che scrivi mi pare chiaro.
5 CTAN e i suoi mirror
Speriamo che si arrivi a un mirror ufficiale un pochino più veloce. 🙁
6 La distribuzione TeX Live per Windows
Non credo che sia davvero più complicata di MiKTeX. L’installazione ha una sua GUI. Rimane forse il problema di tlmgr, ma non usando Windows non so dire. 🙂
7 Il confronto fra gli editor
Che Aquamacs sia riservato ai programmatori esperti è un po’ esagerato. Te l’assicuro.
8 L’Arte deve essere “neutrale” o “di parte”?
Qualcosa bisogna dirlo. Cercando di non dire “quello che faccio io è il meglio”.
9 Scrivere un articolo a parte sull’installazione di LaTeX?
Si spera che le procedure di installazione tendano alla semplificazione. La TeX Live ha il pregio (magari non apprezzato da tutti) di permettere un’installazione completa senza tutte le idiosincrasie di MiKTeX (valga l’esempio delle lingue). Certo, su un Pocket con otto giga di disco si dovrà fare qualche economia, è il problema di chi li usa. Ma quanti ci installano TeX, a parte Gloria?
11 Miglioramenti futuri
Rischi di appesantire molto la faccenda. Vedi tu.
12 Gli alberi principale e locale
Il discorso è certamente complicato. Tuttavia i pacchetti che non sono su TeX Live o su MiKTeX sono davvero pochi e specialistici.
13 Qualche domanda sulla TeX Live per Windows
A queste non rispondo. 😀
Ciao
Enrico
-
27 Aprile 2009 alle 11:19 #23119::
[…]
11 Miglioramenti futuri
Se non basta, potrei articolare ancora di più il capitolo sull’installazione di LaTeX, inserendo spiegazioni passo per passo (e non solo “raccontate”), eventualmente aggiungendo qualche altro screenshot (oltre a quelli ora presenti). Prima di farlo, però, vorrei sapere che cosa ne pensate.
La mia esperienza, nell’installazione di MiKTeX e TeXnicCenter, è stata positiva; non ho incontrato grosse difficoltà. Ho però recentemente dovuto/voluto installare i medesimi programmi sul pc di un amico, che non riusciva da solo.
Forse qualche immagine può aiutare, ma non ci giurerei.
12 Gli alberi principale e locale
Una menzione a questi alberi è di certo opportuna, ma, alla fine, ho deciso di non appesantire troppo le cose, limitandomi a un cenno (sto parlando della nota a pag. 21).
Le distribuzioni MiKTeX e TeX Live prevedono altre due cartelle in cui trovare i file da usare: l’albero principale (ovvero la cartella in cui sono contenuti i file installati con la distribuzione usata, che sono disponibili per tutti gli utenti) e l’albero locale (ovvero la cartella che rende i file disponibili a tutti gli utenti senza dover modificare manualmente l’albero principale). Per i dettagli: http://www.guit.sssup.it/installazione/pacchetti.php.
Mettiamoci nei panni di un principiante, che sta leggendo il capitolo intitolato “Le basi” di una guida introduttiva a LaTeX: il lettore ha appena imparato che con LaTeX più spazi equivalgono ad uno spazio, che i comandi iniziano con la barra rovescia, che un documento inizia con \documentclass. Bisogna che il paragrafo sui pacchetti si mantenga semplice: il rischio di bombardare il lettore con informazioni in fondo non necessarie mi ha fatto propendere per un cenno veloce. In questo modo, si ribadisce che:
[ul]
[li]è bene che l’utente installi una distribuzione MiKTeX completa o una TeX Live, che contengono numerosi pacchetti, sufficienti per gran parte delle esigenze di scrittura;
[li]se è necessario aggiungere o aggiornare un pacchetto disponibile con la propria distribuzione, vanno usati gli appositi programmi di gestione del pacchetti (il MiKTeX Package Manager e tlmgr);
[li]se è necessario installare un pacchetto non disponibile con la propria distribuzione, bisogna mettere manualmente il .sty nell’albero personale (e la guida spiega dove esso si trova).
[li]si accenna che esistono anche gli alberi principale e locale (che non dovrebbero essere toccati dall’utente “medio”, ma solo dai power user; anzi, l’albero principale non andrebbe toccato mai).
[/ul][…]
Ciao,
L.Alla fine, visto dalla parte di chi inizia a usare LaTeX, il concetto è chiaro.
Per quanto mi riguarda (con la mia conoscenza, di poco superiore a zero, di LaTeX), preferivo la precedente versione; ma, in fin dei conti, quante volte potrà mai capitare che un utente sia costretto a metter mano nell’albero locale? Come già detto, a me non è mai capitato.
Cambiando discorso, da http://www.megaupload.com/?d=30VZTLP4 link, se ti va puoi scaricare un archivio rar, che contiene alcuni screenshot fatti da me; i soggetti sono TeXnicCenter, Adobe Reader e il Package Manager di MiKTeX.
Ciao Lorenzo, buon lavoro e grazie per l’impagabile lavoro.
Antonio
-
27 Aprile 2009 alle 13:11 #23120::
A proposito, il link suggerito nella nota a pag. 21 – http://www.guit.sssup.it/installazione/pacchetti.php – contiene informazioni non del tutto aggiornate. Qualcuno dello Staff potrebbe riscrivere quella pagina del nostro sito? Si tratta di sostituire il paragrafo sugli alberi con il testo seguente:
Le distribuzioni TeX Live (che su Mac è nota come MacTeX) e MiKTeX prevedono tre cartelle in cui trovare i file da utilizzare:
• Albero principale: è la cartella in cui sono contenuti i file installati con la distribuzione utilizzata, che sono disponibili per tutti gli utenti. Dal momento che l’albero principale è quello che viene gestito da eventuali aggiornamenti, è bene non modificarlo manualmente: in caso contrario, si rischia che le proprie aggiunte vengano cancellate.
• Albero locale: è la cartella che rende i file disponibili a tutti gli utenti senza dover modificare manualmente l’albero principale.
• Albero personale: è la cartella in cui il singolo utente può inserire i pacchetti che utilizza e che non sono inclusi nella distribuzione. La posizione degli alberi dipende dalla particolare distribuzione usata:
• Su Windows, se si usa MiKTeX l’albero principale è la cartella C:\Programmi\MiKTeX 2.7\, l’albero locale è radicato in C:\Documents and Settings\All Users\Dati applicazioni\MiKTeX\2.7\, mentre l’albero personale si trova in C:\Documents and Settings\\Dati applicazioni\MiKTeX\2.7\ o, equivalentemente, in C:\Documents and Settings\ \Impostazioni locali\Dati applicazioni\MiKTeX\2.7\.
• Su Mac, l’albero principale si trova in /usr/local/texlive/2007/texmf-dist/, l’albero locale è radicato in /usr/local/texlive/texmf-local/ e l’albero personale è $HOME/Library/texmf/.
• Su Linux, la posizione degli alberi dipende dalla particolare distribuzione usata. La radice dell’albero personale in qualsiasi distribuzione può essere controllata con la variabile $TEXMFHOME: il suo valore può essere visualizzato dalla linea di comando con kpsexpand ’$TEXMFHOME’. Allo stesso modo si possono controllare le radici degli alberi principale e locale; le variabili rilevanti sono $TEXMFDIST e $TEXMFLOCAL, il cui valore viene visualizzato lanciando rispettivamente i comandi kpsexpand ’$TEXMFDIST’ e kpsexpand ’$TEXMFLOCAL’. Su una Debian, per esempio, l’albero principale è radicato in /usr/share/texmf-texlive/, l’albero locale in /usr/share/texmf/ e l’albero personale in ~/texmf/.Per installare un pacchetto è sufficiente:
A. copiare il relativo file .sty nella sotto-cartella /tex/latex/ di uno dei tre alberi (eventualmente creando tale sotto-cartella, se non ci fosse già);
B. per i primi due alberi è necessario aggiornare la base di dati dei pacchetti: a tal fine, se si usa la distribuzione MiKTeX ci si avvale dell’interfaccia grafica (come spiegato di seguito), mentre se si usa TeX Live si lancia dalla linea di comando sudo mktexlsr (è necessario disporre dei privilegi di amministratore). In alternativa, è sufficiente copiare i file necessari nella stessa cartella in cui si trova il file .tex.
Purtroppo non è l’unica pagina non aggiornata (tutta la parte che riguarda l’installazione su Linux, per esempio, andrebbe riscritta). Anche nella pagina che hai indicato, va sicuramente aggiunto anche un paragrafo sull’installazione di pacchetti con tlmgr.
Entro stasera preparo una bozza e vi faccio sapere.
Ciao,
Max.
-
27 Aprile 2009 alle 14:33 #23121::
Speriamo che si arrivi a un mirror ufficiale un pochino più veloce.
Concordo, naturalmente. Una volta che il mirror “ufficiale” per l’Italia sarà (finalmente) più veloce, la parte dedicata ai mirror potrebbe essere omessa (o ridotta). Ti prego di tenermi informato se ci saranno novità.
Non credo che [la distribuzione TeX Live per Windows] sia davvero più complicata di MiKTeX. L’installazione ha una sua GUI. Rimane forse il problema di tlmgr, ma non usando Windows non so dire.
Ho provato personalmente e ho trovato quella GUI ancora un po’ troppo acerba, per un utente principiante. Appena ci saranno novità (speriamo presto), cambierò quella parte del lavoro.
Che Aquamacs sia riservato ai programmatori esperti è un po’ esagerato. Te l’assicuro.
Mi fido. 😉 Ho modificato l’espressione “riservato a programmatori esperti” in un meno drastico “riservato a utenti più esperti”.
Su Mac sono disponibili diversi editor specifici per LaTeX: TeXShop è un classico, semplicissimo da installare e usare, mentre Aquamacs è riservato a utenti più esperti.
In fin dei conti, quante volte potrà mai capitare che un utente sia costretto a metter mano nell’albero locale? Come già detto, a me non è mai capitato.
Appunto. Modificare l’albero locale può essere utile e forse talvolta anche necessario, ma si tratta di un uso “specialistico” riservato ad utenti esperti. Mettere un link ad una pagina del nostro sito (a proposito, grazie mille a Massimiliano per il tempestivo intervento!) mi sembra la soluzione di gran lunga migliore.
Ho appena pubblicato un’altra (piccola) revisione del lavoro, con qualche correzione.
Grazie a tutti per il vostro preziosissimo contributo.
A presto,
L.
-
27 Aprile 2009 alle 16:50 #23122::
La TeX Live ha il pregio (magari non apprezzato da tutti) di permettere un’installazione completa senza tutte le idiosincrasie di MiKTeX (valga l’esempio delle lingue).
Dimenticavo! Enrico, potresti per favore sviluppare questo concetto? Quali sono queste idiosincrasie linguistiche di MiKTeX? E poi, generalizzando: in quali aspetti, in definitiva, la TeX Live per Windows è superiore a MiKTeX?
Grazie ancora,
L.
-
27 Aprile 2009 alle 17:27 #23123::
La TeX Live ha il pregio (magari non apprezzato da tutti) di permettere un’installazione completa senza tutte le idiosincrasie di MiKTeX (valga l’esempio delle lingue).
Dimenticavo! Enrico, potresti per favore sviluppare questo concetto? Quali sono queste idiosincrasie linguistiche di MiKTeX? E poi, generalizzando: in quali aspetti, in definitiva, la TeX Live per Windows è superiore a MiKTeX?
In TeX Live tutte le regole di sillabazione note sono abilitate fin dall’inizio. Non costituisce un aggravio sostanziale nella memoria richiesta dai programmi, né nella loro velocità.
In più TeX Live è mantenuta da un nutrito gruppo di sviluppatori. MiKTeX da uno, che io sappia.
Ciao
Enrico
-
27 Aprile 2009 alle 20:41 #23124::
Modificare l’albero locale può essere utile e forse talvolta anche necessario, ma si tratta di un uso “specialistico” riservato ad utenti esperti. Mettere un link ad una pagina del nostro sito (a proposito, grazie mille a Massimiliano per il tempestivo intervento!) mi sembra la soluzione di gran lunga migliore.
Mah, proprio tempestivo non direi, quella pagina aveva bisogno di essere rimaneggiata da un bel po’ di tempo… 🙁
Comunque, questa è la bozza che avevo promesso: http://www.guit.sssup.it/installazione/pacchetti_nuovo.php
Ho aggiunto il paragrafo di Lorenzo sull’installazione manuale e la struttura degli alberi, e una breve descrizione delle procedure di installazione e aggiornamento dei pacchetti con TeX Live 2008.
Per favore, segnalatemi eventuali inesattezze e proposte per migliorare la comprensione. Tra l’altro, non ho molta esperienza di TeX Live su Windows, per cui accetto volentieri suggerimenti in merito.
Ciao,
Max.PS: è il caso di continuare la discussione su questo argomento in un’altra sezione del Forum?
-
27 Aprile 2009 alle 21:11 #23125::
Buonasera a tutti.Rispondo ad alcuni dei 13 punti…
1. effettivamente, per chi si avvicina a LaTeX per la prima volta la divisione per SO è di aiuto. Mi ero messo solo nei miei panni, cioè nei panni di usa la tua guida per rapide consultazioni, così che dividere il capitolo in distro è più veloce per chi sa già cosa cerca e dove trovarlo.
Forse, nell’economia della guida e nella linearità del discorso, è migliore la suddivisione per SO (finché TeXLive non sarà del tutto paragonabile a MikTeX), così da venire incontro al principiante smanioso di iniziare il suo primo documento.2.
Come anticipato nel capitolo precedente, gli elementi essenziali per scrivere un documento con LaTeX sono:
• un editor di testo con cui creare il file sorgente .tex contenente il testo da comporre;
• LaTeX, che elabora il file .tex creato con l’editor e produce il documento tipocomposto (in formato .pdf o .dvi)
• un programma per visualizzare il documento (.pdf o .dvi) elaborato da LaTeX.A me piace dire che LaTeX lavora “dietro le quinte”, nasosto in un’icona nell’editor: ma metterei un accenno al fatto che, dalla linea di comando di un qualsiasi SO in cui è installato (pdf)LaTeX, con
`pdflatex documento.tex` si fa la stessa identica cosa che nel cliccare su “Run” da TeXnicCenter.
Inoltre metterei al posto di• LaTeX, che elabora il file .tex creato con l’editor e produce il documento tipocomposto (in formato .pdf o .dvi)
• LaTeX, che elabora il file .tex creato con l’editor e produce, insieme ad altri files – vedi sezione 4.6 a pag. 35 -, il documento tipocomposto (in formato .pdf o .dvi)
6.
che si sentano a proprio agio leggendo documentazione in inglese
beh, direi che leggere documentazione in lingua inglese in fase di installasione è propedeutico all’utilizzo futuro… 😆
9, 11, 12.
Leggo che ci sono molte cose che avresti la tentazione di inserire nell’Arte, ma che non trovano posto o comunque rischiano di appesantire troppo la lettura.
Io vedrei due alternative, l’una mi piace di più, l’altra di meno:
– aggiungere dei paragrafi di approfondimento, segnati con un asterisco, una croce, … che indichi come quel paragrafo è, appunto, un approfondimento, non indispensabile, la cui lettura può essere rimandata a dopo aver digerito i fondamentali;
– aggiungere dei riquadri, magari colorati o con qualche segnaposto particolare, con approfondimenti, curiosità, etc. Insomma, un’applicazione del pacchetto float (ti consiglio questa guida, è di un autore molto valido ) 😀 )A presto
GG
-
28 Aprile 2009 alle 20:16 #23126::
Al punto 5 non mi convince del tutto la traduzione di CTANCTAN (Comprehensive TeX Archive Network, “archivio completo di TeX in Rete”, http://www.ctan.org/)
La presenza di network come ultima parola mi fa propendere più verso Rete completa di archivi di TeX. Un ulteriore indizio in questo senso è la storia di CTAN riportata su wikipedia, da cui risulta che la natura distribuita dell’archivio era presente fin dall’inizio.
Ciao
Matteo
-
28 Aprile 2009 alle 20:18 #23127::
Al punto 5 non mi convince del tutto la traduzione di CTAN
CTAN (Comprehensive TeX Archive Network, “archivio completo di TeX in Rete”, http://www.ctan.org/)
La presenza di network come ultima parola mi fa propendere più verso Rete completa di archivi di TeX. Un ulteriore indizio in questo senso è la storia di CTAN riportata su wikipedia, da cui risulta che la natura distribuita dell’archivio era presente fin dall’inizio.
Rete di archivi completi per TeX
Ciao
Enrico
-
29 Aprile 2009 alle 8:16 #23128::
http://www.guit.sssup.it/installazione/pacchetti_nuovo.php%5B/url%5D
Per favore, segnalatemi eventuali inesattezze e proposte per migliorare la comprensione. Tra l’altro, non ho molta esperienza di TeX Live su Windows, per cui accetto volentieri suggerimenti in merito.
Davvero ottimo.
Cambierei il titolo: “I pacchetti, overro come ampliare…” al posto di “Packages: ovvero ampliare” e scriverei “i pacchetti (packages)” al posto di i packages (pacchetti)”. Così si dà la precedenza all’italiano. Scriverei “allineati orizzontalmente e non verticalmente” al posto di “allineati orizzontalmente piuttosto che verticalmente”, dal momento che “piuttosto che” è abusato e brutto. Poi sostituirei ovunque “utilizzare” con “usare”, che è più semplice e vuol dire esattamente la stessa cosa.
Poi c’è questa affermazione:
Il TeX Live Manager può essere usato sia da riga di comando che tramite un’interfaccia grafica.
In entrambi i casi il programma va avviato da terminale […].
Davvero è così? Su Mac, mi pare, se si usa la TeX Live Utility non è necessario passare dal terminale.
Ho un’altra domanda. Da quanto capisco, la TeX Live, a differenza di MiKTeX, ha già abilitate le regole di sillabazione per tutte le lingue (italiano compreso). Vale anche se si usa Linux? In altre parole, ho la sensazione che questa affermazione contenuta a pagina 40 della guida
Se si usa TeX Live su Linux, [per abilitare la sillabazione italiana] a seconda della distribuzione può essere necessario lanciare sudo texconfig-sys dalla linea di comando, scegliere hyphenation e togliere il % davanti a italian nel file che comparirà.
sia sbagliata.
Sto lavorando ad una revisione della parte sull’installazione di LaTeX e dei suoi pacchetti. Prossimamente vi sottoporrò il risultato, rispondendo alle nuove osservazioni che avete fatto (e per le quali vi ringrazio fin d’ora).
Ciao,
L.
-
29 Aprile 2009 alle 10:29 #23129::
http://www.guit.sssup.it/installazione/pacchetti_nuovo.php%5B/url%5D
Per favore, segnalatemi eventuali inesattezze e proposte per migliorare la comprensione. Tra l’altro, non ho molta esperienza di TeX Live su Windows, per cui accetto volentieri suggerimenti in merito.
Davvero ottimo.
Cambierei il titolo: “I pacchetti, overro come ampliare…” al posto di “Packages: ovvero ampliare” e scriverei “i pacchetti (packages)” al posto di i packages (pacchetti)”. Così si dà la precedenza all’italiano. Scriverei “allineati orizzontalmente e non verticalmente” al posto di “allineati orizzontalmente piuttosto che verticalmente”, dal momento che “piuttosto che” è abusato e brutto. Poi sostituirei ovunque “utilizzare” con “usare”, che è più semplice e vuol dire esattamente la stessa cosa.
Giusto. Non avevo rivisto le parti non interessate dalle modifiche. Ho cambiato il testo secondo i tuoi suggerimenti.
Poi c’è questa affermazione:
Il TeX Live Manager può essere usato sia da riga di comando che tramite un’interfaccia grafica.
In entrambi i casi il programma va avviato da terminale […].
Davvero è così? Su Mac, mi pare, se si usa la TeX Live Utility non è necessario passare dal terminale.
Ah, non sapevo che TeX Live Utility fosse inclusa in MacTeX. Considera che se la mia esperienza di TeX Live su Windows è minima, quella su Mac è nulla… Ho modificato così:
Il TeX Live Manager può essere usato sia da riga di comando che tramite un’interfaccia grafica.
In entrambi i casi il programma va avviato da terminale, con privilegi di amministratore (come acquisirli dipende dal sistema operativo su cui si lavora), fornendo, se si desidera l’interfaccia grafica, l’opzione –gui. MacTeX (che è la versione di TeX Live per Mac OS X) fornisce anche un’interfaccia grafica nativa per TeX: TeX Live Utility. Gli utenti Mac possono quindi usare quest’ultima, senza passare per il terminale.
Se invece si preferisce fare l’installazione da riga di comando, queste sono le operazioni più comuni da compiere:
[…]
Ho un’altra domanda. Da quanto capisco, la TeX Live, a differenza di MiKTeX, ha già abilitate le regole di sillabazione per tutte le lingue (italiano compreso). Vale anche se si usa Linux?
Sicuramente sì per quanto riguarda TeX Live 2008: basta aver installato il pacchetto di supporto per la lingua in questione. Credo che valga anche per la 2007, ma qui la situazione è più variegata, tra versione standalone e versioni incluse nelle varie distribuzioni Linux. L’ultima installazione di TeX Live 2007 che ho fatto risale a un paio di anni fa. Non ricordo di aver eseguito particolari operazioni post installazione, ma la mia memoria è labile…
Max.
In altre parole, ho la sensazione che questa affermazione contenuta a pagina 40 della guida
Se si usa TeX Live su Linux, [per abilitare la sillabazione italiana] a seconda della distribuzione può essere necessario lanciare sudo texconfig-sys dalla linea di comando, scegliere hyphenation e togliere il % davanti a italian nel file che comparirà.
sia sbagliata.
Sto lavorando ad una revisione della parte sull’installazione di LaTeX e dei suoi pacchetti. Prossimamente vi sottoporrò il risultato, rispondendo alle nuove osservazioni che avete fatto (e per le quali vi ringrazio fin d’ora).
Ciao,
L. -
29 Aprile 2009 alle 10:39 #23130::
Ah, non sapevo che TeX Live Utility fosse inclusa in MacTeX. Considera che se la mia esperienza di TeX Live su Windows è minima, quella su Mac è nulla…
La “TeX Live Utility” non è (ancora) in MacTeX. La si può ottenere da http://code.google.com/p/mactlmgr/
Ciao
Enrico
-
29 Aprile 2009 alle 10:50 #23131::
Ah, non sapevo che TeX Live Utility fosse inclusa in MacTeX. Considera che se la mia esperienza di TeX Live su Windows è minima, quella su Mac è nulla…
La “TeX Live Utility” non è (ancora) in MacTeX. La si può ottenere da http://code.google.com/p/mactlmgr/
Ciao
EnricoGrazie per la precisazione, Enrico. Allora la mia prima impressione era corretta. Poi sono stato tratto in inganno dal contenuto dell’ultimo riquadro di questa pagina: http://www.tug.org/mactex/. Avevo preso New Features in MacTeX-2008 and TeX Live 2008 per un titolo e il resto per i contenuti…
In questo caso direi di sopprimere il riferimento a TeX Live Utility, per non confondere il lettore.
Max.
-
29 Aprile 2009 alle 10:54 #23132::
[quote]Ah, non sapevo che TeX Live Utility fosse inclusa in MacTeX. Considera che se la mia esperienza di TeX Live su Windows è minima, quella su Mac è nulla…
La “TeX Live Utility” non è (ancora) in MacTeX. La si può ottenere da http://code.google.com/p/mactlmgr/
Ciao
EnricoGrazie per la precisazione, Enrico. Allora la mia prima impressione era corretta. Poi sono stato tratto in inganno dal contenuto dell’ultimo riquadro di questa pagina: http://www.tug.org/mactex/. Avevo preso New Features in MacTeX-2008 and TeX Live 2008 per un titolo e il resto per i contenuti…
In questo caso direi di sopprimere il riferimento a TeX Live Utility, per non confondere il lettore.
Max.[/quote]
Vedo adesso, però, che è inserita nel pacchetto MacTeXtras. Cosa mi consigliate: sopprimere il riferimento o specificare che TeX Live Utility è installata se è stato installato MacTeXtras?
Max.
-
29 Aprile 2009 alle 11:15 #23133::
[quote][quote]Ah, non sapevo che TeX Live Utility fosse inclusa in MacTeX. Considera che se la mia esperienza di TeX Live su Windows è minima, quella su Mac è nulla…
La “TeX Live Utility” non è (ancora) in MacTeX. La si può ottenere da http://code.google.com/p/mactlmgr/
Ciao
EnricoGrazie per la precisazione, Enrico. Allora la mia prima impressione era corretta. Poi sono stato tratto in inganno dal contenuto dell’ultimo riquadro di questa pagina: http://www.tug.org/mactex/. Avevo preso New Features in MacTeX-2008 and TeX Live 2008 per un titolo e il resto per i contenuti…
In questo caso direi di sopprimere il riferimento a TeX Live Utility, per non confondere il lettore.
Max.[/quote]
Vedo adesso, però, che è inserita nel pacchetto MacTeXtras. Cosa mi consigliate: sopprimere il riferimento o specificare che TeX Live Utility è installata se è stato installato MacTeXtras?[/quote]
Bravi! 🙂Direi che va detto di usare questo programma che si trova in MacTeXtras, menzionando anche la possibilità di usare tlmgr dalla linea di comando.
Si potrebbe anche usare “tlmgr -gui” installando anche un pacchettino per il supporto di Tcl-Tk in Perl, si trova anche quello in MacTeXtras (mi pare), ma con la TeX Live Utility a disposizione, direi che non vale la pena di far partire X11 e tutto il resto.
Ciao
Enrico
-
29 Aprile 2009 alle 11:48 #23134::
Direi di sopprimere il riferimento a TeX Live Utility, per non confondere il lettore.
No, il riferimento alla TeX Live Utility è assolutamente opportuno, dal momento che ritengo che l’utente Mac medio sia molto più a suo agio con l’interfaccia grafica che con quella a linea di comando. Va spiegato dove reperire la TeX Live Utility (riportando sia il link suggerito da Enrico sia la menzione a MacTeXtras), questo sì.
Ciao,
L.
-
29 Aprile 2009 alle 13:20 #23135::
Direi che va detto di usare questo programma che si trova in MacTeXtras, menzionando anche la possibilità di usare tlmgr dalla linea di comando.
Direi di sopprimere il riferimento a TeX Live Utility, per non confondere il lettore.
No, il riferimento alla TeX Live Utility è assolutamente opportuno, dal momento che ritengo che l’utente Mac medio sia molto più a suo agio con l’interfaccia grafica che con quella a linea di comando. Va spiegato dove reperire la TeX Live Utility (riportando sia il link suggerito da Enrico sia la menzione a MacTeXtras), questo sì.
Ecco la nuova formulazione del paragrafo:
Il TeX Live Manager può essere usato sia da riga di comando che tramite un’interfaccia grafica.
In entrambi i casi il programma va avviato da terminale, con privilegi di amministratore (come acquisirli dipende dal sistema operativo su cui si lavora), fornendo, se si desidera l’interfaccia grafica, l’opzione –gui. MacTeX (che è la versione di TeX Live per Mac OS X) fornisce anche un’interfaccia grafica nativa per TeX, inclusa nel pacchetto MacTeXtras: TeX Live Utility. Gli utenti Mac possono quindi usare quest’ultima, che evita il ricorso a X11.
Se invece si preferisce fare l’installazione da riga di comando, queste sono le operazioni più comuni da compiere:
[…]
Dove MacTeX e TeX Live Utility sono collegamenti ipertestuali ai rispettivi siti web.
Potete consultare la pagina ancora all’indirizzo http://www.guit.sssup.it/installazione/pacchetti_nuovo.php
Ciao,
Max.
-
30 Aprile 2009 alle 5:52 #23136::
Ciao a tutti, ho appena aggiornato la guida, riformulando il capitolo 3 e il paragrafo 4.4.4 tenendo conto delle ultime indicazioni emerse (e in particolare dal lavoro di Massimiliano sull’installazione dei pacchetti, molto più chiaro di quello che avevo scritto io).1 Per Massimiliano
a) Scrivi:
MacTeX (che è la versione di TeX Live per Mac OS X) fornisce anche un’interfaccia grafica nativa per TeX, inclusa nel pacchetto MacTeXtras: TeX Live Utility.
Volevi dire “nativa per Mac”, immagino.
b) Ancora, vedo che non hai fatto nessuna menzione alla possibilità di cambiare mirror per scaricare i pacchetti: è voluto?
c) Scrivi:
Il TeX Live Manager può essere usato sia da riga di comando che tramite un’interfaccia grafica.
In entrambi i casi il programma va avviato da terminale, con privilegi di amministratore (come acquisirli dipende dal sistema operativo su cui si lavora), fornendo, se si desidera l’interfaccia grafica, l’opzione –gui. MacTeX (che è la versione di TeX Live per Mac OS X) fornisce anche un’interfaccia grafica nativa per TeX, inclusa nel pacchetto MacTeXtras: TeX Live Utility. Gli utenti Mac possono quindi usare quest’ultima, che evita il ricorso a X11.
Se invece si preferisce fare l’installazione da riga di comando, queste sono le operazioni più comuni da compiere:
Continua a non convincermi l’espressione “in entrambi i casi il programma va avviato da terminale”. Sarà sicuramente così su Linux, ma su Mac spero di no: i programmi Mac si avviano con due clic, il terminale su Mac c’è, ma sta “sotto il cofano”. A pagina 30 dell’Arte ho scritto cos:
Dal 2008, la distribuzione TeX Live, che su Mac è nota come MacTeX, contiene il programma TeX Live Manager per installare e aggiornare i pacchetti (http://www.tug.org/texlive/tlmgr.html). Il programma può essere usato tramite un’interfaccia grafica oppure attraverso la linea di comando. In entrambi i casi, per usare il programma è necessario disporre dei privilegi di amministratore (come acquisirli dipende
dal sistema operativo su cui si lavora).Su Mac è disponibile un’apposita interfaccia grafica per TeX Live Manager, TeX Live Utility, inclusa nell’archivio MacTeXtras (http://tug.org/mactex/mactextras.html, vedi la figura 6b).
Mi piacerebbe che qualcuno confermasse o smentisse.
2 MiKTeX contro TeX Live
Ho aggiunto le seguenti precisazioni:
È bene tener presente che la distribuzione MiKTeX non è automaticamente predisposta per lavorare con tutte le lingue che LaTeX è capace di gestire (italiano compreso); per farlo è necessario eseguire la semplice procedura descritta nel paragrafo 5.1.1 a pagina 39.
A proposito della TeX Live per Windows:
Nonostante si tratti di una distribuzione robusta e affidabile (e, a differenza di MiKTeX, automaticamente configurata per lavorare con tutte le lingue che LaTeX è capace di gestire, italiano compreso), le procedure di installazione e di manutenzione della TeX Live per Windows non sono semplici come quelle di MiKTeX, che è pensata appositamente per gli utenti di Windows.
Fin dalla prima installazione, la distribuzione [MacTeX] è automaticamente predisposta per lavorare con tutte le lingue che LaTeX è capace di gestire (italiano compreso).
3 CTAN
Per installare una distribuzione di LaTeX da Internet, il luogo di riferimento è la Rete CTAN (Comprehensive TeX Archive Network, “Rete di archivi completi per TeX”, http://www.ctan.org/), ovvero un insieme di siti dislocati in tutto il mondo, tutti uguali fra di loro; in ciascun sito CTAN è possibile rintracciare tantissimo software e materiale che riguarda LaTeX, ad esempio pacchetti, programmi, stili, font.
Il vantaggio di collegarsi ad un server CTAN più vicino, che contiene una copia integrale (mirror, “specchio”) di un sito CTAN “originale” (che può essere sovraffollato), è di poter disporre, solitamente, di una connessione più veloce. In Italia esiste, ad esempio, il server (in realtà non molto veloce) dell’Università Tor Vergata di Roma (ftp.uniRoma2.it), cui si viene automaticamente indirizzati quando si scaricano da CTAN le distribuzioni MiKTeX o TeX Live.
4 La linea di comando e i programmi ausiliari
Metterei un accenno al fatto che, dalla linea di comando di un qualsiasi SO in cui è installato (pdf)LaTeX, con
`pdflatex documento.tex `
si fa la stessa identica cosa che nel cliccare su “Run” da TeXnicCenter. Inoltre metterei al posto di• LaTeX, che elabora il file .tex creato con l’editor e produce il documento tipocomposto (in formato .pdf o .dvi)
• LaTeX, che elabora il file .tex creato con l’editor e produce, insieme ad altri files – vedi sezione 4.6 a pag. 35 -, il documento tipocomposto (in formato .pdf o .dvi)
Quello che dici è ineccepibile, Francesco, ma non mi pare che precisarlo contribuirebbe a rendere più chiare le cose, anzi forse le complicherebbe leggermente (almeno nell’ottica di un principiante assoluto). Mi sbaglio? Qui, ancora una volta, opterei per la semplicità a scapito della completezza.
5 Espandere l’Arte?
Leggo che ci sono molte cose che avresti la tentazione di inserire nell’Arte, ma che non trovano posto o comunque rischiano di appesantire troppo la lettura.
Io vedrei due alternative, l’una mi piace di più, l’altra di meno:
– aggiungere dei paragrafi di approfondimento, segnati con un asterisco, una croce, … che indichi come quel paragrafo è, appunto, un approfondimento, non indispensabile, la cui lettura può essere rimandata a dopo aver digerito i fondamentali;
– aggiungere dei riquadri, magari colorati o con qualche segnaposto particolare, con approfondimenti, curiosità, etc. Insomma, un’applicazione del pacchetto float.No. L’Arte vuole essere una guida concisa e (relativamente) sintetica. Già così, le sue dimensioni sono al limite superiore di quanto considero accettabile. La tipografia digitale con LaTeX è una materia potenzialmente infinita, inutile inseguire la completezza, che è un obiettivo irraggiungibile. Per le esigenze specialistiche ci sono gli articoli (quello su float è uno di questi), i manuali e le pubblicazioni di approfondimento.
6 Complementi all’Arte
Qualche mese fa ho provato a raccogliere gli articoli “L’arte di … con LaTeX” in un unico documento. Poi non ci ho più lavorato (chiedo scusa a Tommaso per non aver avuto ancora il tempo di apportare le giuste correzioni che mi ha suggerito). 😳 Il fatto è che non sono più molto convinto del senso di un documento che raccoglie di tutto (da come scrivere in cirillico a come comporre codici).
Il documento è questo:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Complementi.pdfPrendetelo col beneficio del dubbio. E fatemi sapere che cosa ne pensate, se vi va.
Ciao,
L.
-
30 Aprile 2009 alle 8:40 #23137::
Ciao a tutti, ho appena aggiornato la guida, riformulando il capitolo 3 e il paragrafo 4.4.4 tenendo conto delle ultime indicazioni emerse (e in particolare dal lavoro di Massimiliano sull’installazione dei pacchetti, molto più chiaro di quello che avevo scritto io).
1 Per Massimiliano
a) Scrivi:
MacTeX (che è la versione di TeX Live per Mac OS X) fornisce anche un’interfaccia grafica nativa per TeX, inclusa nel pacchetto MacTeXtras: TeX Live Utility.
Volevi dire “nativa per Mac”, immagino.
Sì, è un refuso, grazie della segnalazione.
b) Ancora, vedo che non hai fatto nessuna menzione alla possibilità di cambiare mirror per scaricare i pacchetti: è voluto?
Sì, perché vorrei tenere la pagina al maggior livello di semplicità possibile. Al limite posso inserire un link alla documentazione di TeX Live Manager per le ulteriori opzioni.
c) Scrivi:
Il TeX Live Manager può essere usato sia da riga di comando che tramite un’interfaccia grafica.
In entrambi i casi il programma va avviato da terminale, con privilegi di amministratore (come acquisirli dipende dal sistema operativo su cui si lavora), fornendo, se si desidera l’interfaccia grafica, l’opzione –gui. MacTeX (che è la versione di TeX Live per Mac OS X) fornisce anche un’interfaccia grafica nativa per TeX, inclusa nel pacchetto MacTeXtras: TeX Live Utility. Gli utenti Mac possono quindi usare quest’ultima, che evita il ricorso a X11.
Se invece si preferisce fare l’installazione da riga di comando, queste sono le operazioni più comuni da compiere:
Continua a non convincermi l’espressione “in entrambi i casi il programma va avviato da terminale”. Sarà sicuramente così su Linux, ma su Mac spero di no: i programmi Mac si avviano con due clic, il terminale su Mac c’è, ma sta “sotto il cofano”. A pagina 30 dell’Arte ho scritto cos:
Dal 2008, la distribuzione TeX Live, che su Mac è nota come MacTeX, contiene il programma TeX Live Manager per installare e aggiornare i pacchetti (http://www.tug.org/texlive/tlmgr.html). Il programma può essere usato tramite un’interfaccia grafica oppure attraverso la linea di comando. In entrambi i casi, per usare il programma è necessario disporre dei privilegi di amministratore (come acquisirli dipende
dal sistema operativo su cui si lavora).Su Mac è disponibile un’apposita interfaccia grafica per TeX Live Manager, TeX Live Utility, inclusa nell’archivio MacTeXtras (http://tug.org/mactex/mactextras.html, vedi la figura 6b).
Mi piacerebbe che qualcuno confermasse o smentisse.
Diciamo la stessa cosa, ma la mia formulazione non è chiara (anche perché nell’ultima versione avevo cancellato le parole “senza passare dal terminale”). Ho corretto l’ultima frase in:
Per gli utenti Mac è quindi preferibile usare quest’ultima, che evita il ricorso a X11 e l’avvio da terminale.
Ciao,
Max.
-
30 Aprile 2009 alle 9:05 #23138::
[Manca una menzione ai mirror] perché vorrei tenere la pagina al maggior livello di semplicità possibile. Al limite posso inserire un link alla documentazione di TeX Live Manager per le ulteriori opzioni.
Ottima idea e ottime ragioni. Il problema dei mirror andrebbe accennato (perché un mirror molto lento potrebbe rendere impossibile o scomodissimo un aggiornamento), aggiungere un link alla documentazione permette di non appesantire troppo le cose.
Diciamo la stessa cosa, ma la mia formulazione non è chiara (anche perché nell’ultima versione avevo cancellato le parole “senza passare dal terminale”).
Scusami per l’insistenza, ma per me ancora non va bene. Infatti questa frase
Il TeX Live Manager può essere usato sia da riga di comando che tramite un’interfaccia grafica. In entrambi i casi il programma va avviato da terminale, con privilegi di amministratore […].
così com’è scritta è falsa, sempre che su Mac sia possibile (come credo e spero; ma purtroppo non posso controllare personalmente) avviare il TeX Live Manager (attraverso la sua interfaccia TeX Live Utility) con un doppio clic, senza passare dal terminale. La frase che ho riportato fa pensare che il programma vada avviato sempre dal terminale, cosa che per gli utenti Mac non è vera.
Ciao,
L.
-
30 Aprile 2009 alle 9:27 #23139::
[Manca una menzione ai mirror] perché vorrei tenere la pagina al maggior livello di semplicità possibile. Al limite posso inserire un link alla documentazione di TeX Live Manager per le ulteriori opzioni.
Ottima idea e ottime ragioni. Il problema dei mirror andrebbe accennato (perché a volte un mirror lento può rendere, impossibile o scomodissimo un aggiornamento), aggiungere un link alla documentazione permette di non appesantire troppo le cose.
Diciamo la stessa cosa, ma la mia formulazione non è chiara (anche perché nell’ultima versione avevo cancellato le parole “senza passare dal terminale”).
Scusami per l’insistenza, ma per me ancora non va bene. Infatti questa frase
Il TeX Live Manager può essere usato sia da riga di comando che tramite un’interfaccia grafica. In entrambi i casi il programma va avviato da terminale, con privilegi di amministratore […].
così com’è scritta è falsa, sempre che su Mac sia possibile (come credo e spero; ma purtroppo non posso controllare personalmente) avviare la il TeX Live Manager con un doppio clic, senza passare dal terminale. La frase che ho riportato fa pensare che il programma vada avviato sempre dal terminale, cosa che per gli utenti Mac non è vera.
Ciao,
L.Scusa Lorenzo, ma con un doppio clic avvii TeX Live Utility, non TeX Live Manager, che è un programma ben definito. TeX Live Manager è dotato di un’utilità da riga di comando e di un’interfaccia grafica: entrambe si avviano da riga di comando su qualsiasi SO. Su Mac, esiste anche TeX Live Utility, che è un’interfaccia grafica alternativa che usa TeX Live Manager “sotto il cofano” e che va installata a parte con MacTeXtras. Questa si avvia con un doppio clic.
Poi, naturalmente, la formulazione con cui ho espresso questo concetto nel paragrafo citato può essere poco chiara.
Ciao,
Max.
-
30 Aprile 2009 alle 11:59 #23140::
Scusa Lorenzo, ma con un doppio clic avvii TeX Live Utility, non TeX Live Manager, che è un programma ben definito. TeX Live Manager è dotato di un’utilità da riga di comando e di un’interfaccia grafica: entrambe si avviano da riga di comando su qualsiasi SO. Su Mac, esiste anche TeX Live Utility, che è un’interfaccia grafica alternativa che usa TeX Live Manager “sotto il cofano” e che va installata a parte con MacTeXtras. Questa si avvia con un doppio clic.
Capisco questo punto di vista, anche se la distinzione è sottile: si potrebbe obiettare che lanciando con il doppio clic l’interfaccia che (sotto il cofano) usa il TeX Live Manager, di fatto si sta usando il TeX Live Manager (con la mediazione dell’interfaccia) senza usare il terminale. 🙄
Il tutto mi ricorda vagamente la sottigliezza di alcune problematiche teologiche. 😉
Proprio per questo, coerentemente, ho risolto il tutto appellandomi al principio di autorità: la tua. 😉 Ora quel paragrafo dell’Arte segue la tua versione.
Grazie mille,
Lorenzo
-
30 Aprile 2009 alle 12:53 #23141::
Quasi dimenticavo!Di seguito riporto le modifiche relative alla nuova versione di maggio 2009.
1. Una variazione complessiva del look and feel del documento: il nome delle classi e dei pacchetti è ora in sans serif (e non più nel font a spaziatura fissa).
2. A pagina xvii ho aggiunto l’acronimo GUI.
GUI Graphical User Interface
Nei moderni sistemi operativi, l’ “interfaccia d’uso grafica” è una modalità di interazione tra l’utente e il calcolatore, che permette all’utente di interagire con il calcolatore manipolando oggetti grafici (come icone e finestre) attraverso un puntatore comandato con un mouse. Si contrappone alla modalità cli (command line interface, “interfaccia a linea di comando”), nella quale l’utente impartisce con la tastiera una serie di comandi testuali.
Questo ambiente di lavoro, introdotto per la prima volta nei laboratori Xerox (progetto Alto), venne sviluppato da Apple, che lo applicò al mondo dei personal computer e lo commercializzò nel 1983 con Lisa e nel 1984 con il Macintosh. In seguito al successo del Macintosh tale sistema è stato adottato anche da Microsoft con Windows.
3. A pagina 15 accenno a SumatraPDF, con cui è possibile la ricerca diretta e inversa su PDF anche su Windows (oltre che su Mac).
Il PDF non offre in generale la ricerca diretta ed inversa — in realtà, su macchine Mac che usano la distribuzione MacTeX e su PC che impiegano SumatraPDF (http://william.famille-blum.org/software/sumatra/) per visualizzare i PDF, la ricerca è eseguibile in entrambi i sensi anche su file PDF.
4. Ho completamente riformulato il capitolo sull’installazione di LaTeX (pag. 11-16) e il paragrafo sulla gestione dei pacchetti (pag. 29-32). Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti (in primis Francesco Agosti, Marco Di Bello, Roberto Giacomelli, Antonio Ledda, Massimiliano Dominici ed Enrico Gregorio) per l’eccellente contributo.
6. A pagina 42,
La codifica utf8x richiede il pacchetto ucs, da caricare prima di inputenc.
al posto di
La codifica utf8x richiede il pacchetto ucs.
Va bene?
7. A pagina 121 ho aggiunto un capoverso sulla composizione dei vettori:
I vettori si scrivono di solito in neretto (corsivo, secondo le norme ISO-UNI) oppure in semplice corsivo matematico; talvolta, soprattutto nei testi di fisica, vengono stampati con una freccia sopra. Per scrivere simboli in neretto si può usare il comando \mathbf; per il neretto corsivo c’è il comando \bm, messo a disposizione dal pacchetto bm (bold math); per comporre simboli con una freccia sopra si usa il comando \vec. Può essere conveniente ridefinire il comando \vec, nel preambolo:
`\renewcommand{\vec}{\bm}`
In questo modo, basta scrivere \vec{v} per avere v ed è possibile cambiare notazione con un’unica modifica (vedi anche il paragrafo 7.7 a pagina 125).8. Nel paragrafo su BibTeX (a pagina 143 e seguenti), ho talvolta reso “journal” con “rivsita” e non con “giornale”.
9. A pagina 165 ho completamente rivisto il paragrafo su fancyhdr, che conteneva alcune imprecisioni; ringrazio Marco Di Bello per avermele fatte notare e il Prof. Enrico Gregorio per aver fornito come di consueto la soluzione.
Se si usano le classi standard, con il pacchetto fancyhdr è possibile personalizzare la testatina e il piè di pagina (ossia lo stile di pagina) del documento.
La difficoltà nel personalizzare le testatine consiste nel dovervi inserire informazioni come i titoli del capitolo e del paragrafo corrente. LaTeX risolve questo problema con un approccio a due tappe. Nella definizione della testatina si usano i comandi \leftmark e \rightmark per indicare rispettivamente il titolo del capitolo e del paragrafo in corso. I valori di questi comandi vengono aggiornati ogni volta che viene elaborato un comando di inizio capitolo o paragrafo. Per garantire la massima flessibilità, i comandi \chapter e \section non modificano direttamente \leftmark e \rightmark, ma richiamano due ulteriori comandi, \chaptermark e \sectionmark, che a loro volta definiscono \leftmark e \rightmark. Così, se si desidera cambiare il titolo del capitolo o del paragrafo nella testatina, si devono semplicemente ridefinire \chaptermark e \sectionmark, rispettivamente.
La figura 13 nella pagina seguente illustra un esempio d’uso del pacchetto fancyhdr ottenuta con il seguente codice:
`\documentclass{book}
\usepackage{fancyhdr}
\pagestyle{fancy}
\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{#1}{}}
\renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{\thesection\ #1}}
\fancyhf{}
\fancyhead[LE,RO]{\bfseries\thepage}
\fancyhead[RE]{\bfseries\footnotesize\nouppercase{\leftmark}}
\fancyhead[LO]{\bfseries\footnotesize\nouppercase{\rightmark}}`
Le istruzioni precedenti impediscono la scrittura in maiuscolo dei titoli dei capitoli e dei paragrafi nelle testatine. Nella testatina delle pagine pari (Even) viene scritto il titolo del capitolo in corso, sulla destra (Right); nella testatina delle pagine dispari (Odd) viene scritto il titolo del paragrafo in corso, a sinistra (Left). Il numero di pagina viene stampato a sinistra nelle pagine pari e a destra nelle pagine dispari.Per ottenere altri stili di pagina si rimanda alla documentazione del pacchetto fancyhdr, molto dettagliata.
Ho anche rifatto la figura 13 a pagina 166, ingrandendo il corpo dei caratteri. Spero che ora il tutto sia più chiaro.
10. Qualche altra finezza qua e e là.
A presto,
L.
-
30 Aprile 2009 alle 13:23 #23142::
Scusa Lorenzo, ma con un doppio clic avvii TeX Live Utility, non TeX Live Manager, che è un programma ben definito. TeX Live Manager è dotato di un’utilità da riga di comando e di un’interfaccia grafica: entrambe si avviano da riga di comando su qualsiasi SO. Su Mac, esiste anche TeX Live Utility, che è un’interfaccia grafica alternativa che usa TeX Live Manager “sotto il cofano” e che va installata a parte con MacTeXtras. Questa si avvia con un doppio clic.
Capisco questo punto di vista, anche se la distinzione è sottile: si potrebbe obiettare che lanciando con il doppio clic l’interfaccia che (sotto il cofano) usa il TeX Live Manager, di fatto si sta usando il TeX Live Manager (con la mediazione dell’interfaccia) senza usare il terminale. 🙄
Il tutto mi ricorda vagamente la sottigliezza di alcune problematiche teologiche. 😉
Proprio per questo, coerentemente, ho risolto il tutto appellandomi al principio di autorità: la tua. 😉 Ora quel paragrafo dell’Arte segue la tua versione.
Grazie mille,
LorenzoMmmm, diffido di tutte le autorità, in primo luogo della mia. 😉 Comunque ho pubblicato la pagina, nella sua collocazione naturale: http://www.guit.sssup.it/installazione/pacchetti.php
E grazie a te, per aver dato l’impulso, parte del materiale e tanti suggerimenti utili per migliorarla.
Ciao,
Max.
-
1 Maggio 2009 alle 17:44 #23143::
Nell’ultima versione dell’Arte ho trovato alcuni link che puntano a indirizzi sbagliati:
pag. 13 http://tug.org/tex/texlive/windows.html al posto di http://tug.org/texlive/windows.html
pag. 92 http://www.omnigropup.com/applications/omnigraffle/ la posto di http://www.omnigroup.com/applications/OmniGraffle/ (c’è una p di troppo in omnigroup)
pag. 94 http://www.adobe.com/it/acrobatpro/ non esiste e non so quale delle pagine del sito di adobe volessi linkare
pag. 141 il testo dell’url è giusto ma il collegamento è troncato a http://www.guit
un fenomeno simile si verifica con molti degli url della figura 13
pag. 197 http://www.guit.sssup.it/arstexnica.php al posto di http://www.guit.sssup.it/arstexnica (2 volte + altre a pag. 197)Approfitto del messaggio per farti ancora i complimenti per l’ottima guida.
Ciao
Matteo
-
4 Maggio 2009 alle 16:58 #23144::
Mmmm, diffido di tutte le autorità, in primo luogo della mia. Comunque ho pubblicato la pagina, nella sua collocazione naturale: http://www.guit.sssup.it/installazione/pacchetti.php
E grazie a te, per aver dato l’impulso, parte del materiale e tanti suggerimenti utili per migliorarla.
Prego Max, è un piacere! 😀
Nell’ultima versione dell’Arte ho trovato alcuni link che puntano a indirizzi sbagliati:
pag. 13 http://tug.org/tex/texlive/windows.html al posto di http://tug.org/texlive/windows.html
pag. 92 http://www.omnigropup.com/applications/omnigraffle/ la posto di http://www.omnigroup.com/applications/OmniGraffle/ (c’è una p di troppo in omnigroup)
pag. 94 http://www.adobe.com/it/acrobatpro/ non esiste e non so quale delle pagine del sito di adobe volessi linkare
pag. 141 il testo dell’url è giusto ma il collegamento è troncato a http://www.guit
un fenomeno simile si verifica con molti degli url della figura 13
pag. 197 http://www.guit.sssup.it/arstexnica.php al posto di http://www.guit.sssup.it/arstexnica (2 volte + altre a pag. 197)Le tue osservazioni sono come sempre precise e preziose, Matteo. Ho appena aggiornato l’Arte (e anche l’Impaziente) tenendo conto di queste tue indicazioni.
Il link ad Adobe Acrobat è:
http://www.adobe.com/it/products/acrobatpro/Purtroppo non sono riuscito a curare il problema del link nella figura 13 di pagina 150 (e anche nell’esempio di pagina 141): si tratta di immagini preparate a parte e incluse successivamente nel documento principale. Sul mio Mac (ma anche su un PC con XP) quei link risultano inattivi.
Grazie mille,
L.
-
4 Maggio 2009 alle 23:22 #23145::
Ciao a tutti,come sempre complimenti per l’Arte.
Due idee. La prima riguarda la modifica della parte sulla conversione delle immagini. Per ora compare solo una lista di ottimi software. Si potrebbero mostrare esempi di comandi per le conversioni più comuni per un utente LaTeX e gli strumenti più adatti per ognuna.
La seconda invece riguarda l’aggiunta di un eventuale paragrafetto sulla corretta scrittura del sorgente. Mi spiego. Avere un sorgente pulito è molto utile, aiuta a leggerlo sia nella sintassi che nei contenuti, diminuendo quindi gli errori e la necessità di vedere l’output.
Ovviamente Lorenzo già usa queste buone regole negli esempi ma forse sarebbe interessante avere un piccolo riassunto. Ad esempio: inserire gli oggetti mobili (figure e table) tra due capoversi separandoli dal resto con una o due righe bianche. Scrivere del sorgente leggibile senza troppe complicazioni o comandi personalizzati. Inserire le note a piè di pagina possibilmente alla fine del capoverso, in una nuova riga. Ecc. . .
Poi una domanda off-topic. Come usate gli “a capo” in un sorgente? Cioè fate sì di andare a capo più o meno dopo un certo numero di caratteri oppure sfruttate l’a capo automatico del vostro editor? Io uso questo secondo metodo altrimenti se rendo più o meno uniforme il sorgente con degli a capo manuali, poi basta una semplice correzione per sballare tutto il capoverso.
Sperando di non aver fatto delle proposte troppo fuori luogo vi saluto!
Ciao ciao.
Fra
-
5 Maggio 2009 alle 8:10 #23146
-
5 Maggio 2009 alle 8:51 #23147
-
5 Maggio 2009 alle 8:55 #23148::
Buongiorno a tutti,
anch’io ho notato che ognuno usa, in pratica, una propria modalità per scrivere il sorgente. Non credo che ce ne sia una “corretta”: in fondo, se i comandi sono corretti, LaTeX fa il proprio lavoro e l’output viene compilato correttamente.
Lo si dice anche a proposito delle tabelle da qualche parte: non occorre che le colonne siano allineate, tuttavia l’allineamento rende il sorgente più leggibile.
Date un occhio ai sorgenti corposi che scrive Enrico (faccio il suo nome perché lui ne scrive da anni e anni): sono ordinati e molto leggibili, ma anche se scritti diversamente, funzionano.Credo che, in definitiva, ognuno deve trovarsi a proprio agio anche nel proprio disordine. Ma questa è soltanto la mia modestissima opinione. Da parte mia, cerco di essere molto ordinato, inserendo molti commenti del tipo
`%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
%%PER INSERIRE UNA PAGINA BIANCA PARI%%
%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%`nel preambolo, per ricordarmi le funzioni di segmenti di codice, oppure allineando meticolosamente le colonne delle tabelle, oppure andando a capo dopo ogni punto fermo per trovare con facilità l’inizio delle frasi nei segmenti di testo particolarmente lunghi, e via dicendo.
Ciao
Tommaso
-
5 Maggio 2009 alle 9:39 #23149::
Avrei un piccolo appunto da fare sull’Arte:
io metterei l’indicazione del nome esatto del pacchetto, quando viene spiegato il suo utilizzo, ed eventualmente la sintassi da usare nel preambolo.Prego? 🙄
Cerca di spiegarti meglio, non capisco quello che vuoi dire.
Ciao,
L.Lascia stare, cercando di spiegarti quello che mi serve mi sono accorto che su carta non ha senso, è più un GoogTeX quello che mi serve! 😳
Praticamente sono nella fase (geriatrica) di ‘mi ricordo che c’era un pacchetto che…’ ma non mi ricordo come si chiama.
Mi farebbe comodo una tabella in cui scorrere i nomi dei pacchetti fino a trovare quello che cerco, risalire alla sinossi, ed in casi estremi reperire anche la sua documentazione…
-
5 Maggio 2009 alle 11:34 #23150::
Due idee. La prima riguarda la modifica della parte sulla conversione delle immagini. Per ora compare solo una lista di ottimi software. Si potrebbero mostrare esempi di comandi per le conversioni più comuni per un utente LaTeX e gli strumenti più adatti per ognuna.
Si potrebbero scrivere libri interi su “LaTeX e le immagini” (e in effetti sono stati scritti). Sull’Arte ci sono le indicazioni essenziali, ho l’impressione che aggiungendo altri dettagli si appesantirebbe troppo il discorso. In fin dei conti, convertire un’immagine da un formato all’altro è facile, con gli strumenti giusti: su Mac, bastano un paio di clic in Anteprima.
La seconda invece riguarda l’aggiunta di un eventuale paragrafetto sulla corretta scrittura del sorgente. Mi spiego. Avere un sorgente pulito è molto utile, aiuta a leggerlo sia nella sintassi che nei contenuti, diminuendo quindi gli errori e la necessità di vedere l’output.
Ovviamente Lorenzo già usa queste buone regole negli esempi ma forse sarebbe interessante avere un piccolo riassunto. Ad esempio: inserire gli oggetti mobili (figure e table) tra due capoversi separandoli dal resto con una o due righe bianche. Scrivere del sorgente leggibile senza troppe complicazioni o comandi personalizzati. Inserire le note a piè di pagina possibilmente alla fine del capoverso, in una nuova riga. Ecc. . .
Sull’Arte le indicazioni di cui parli di sono, tuttavia inserire un riassunto potrebbe essere una buona idea. Il solo problema è dove scriverlo. Visto che richiede conoscenze presentate nel corso del lavoro, un esempio di quel tipo andrebbe alla fine. Però creare un’appendice a sé è forse eccessivo. Ci penso su.
[…] è più un GoogTeX quello che mi serve! Praticamente sono nella fase (geriatrica) di ‘mi ricordo che c’era un pacchetto che…’ ma non mi ricordo come si chiama. Mi farebbe comodo una tabella in cui scorrere i nomi dei pacchetti fino a trovare quello che cerco, risalire alla sinossi, ed in casi estremi reperire anche la sua documentazione…
A pagina 32 c’è un “elenco dei pacchetti di uso più comune” che risponde in parte a questa esigenza. Al solito, ho l’impressione che inserire più dettagli appensantirebbe troppo il discorso. Almeno per l’Arte, che è una guida di base.
Ciao,
L.
-
5 Maggio 2009 alle 12:35 #23151::
Sull’Arte ci sono le indicazioni essenziali, ho l’impressione che aggiungendo altri dettagli si appesantirebbe troppo il discorso.
Sì sì, su questo sono d’accordissimo. Pensavo ad un’appendice tipo promemoria con gli strumenti migliori per ogni conversione, limitandosi chiaramente alla più comuni. Comunque era solo un’idea, è che spesso aiutando qualche mio amico mi accorgo quanti problemi abbiamo in queste operazioni.
Sull’Arte le indicazioni di cui parli di sono, tuttavia inserire un riassunto potrebbe essere una buona idea. Il solo problema è dove scriverlo. Visto che richiede conoscenze presentate nel corso del lavoro, un esempio di quel tipo andrebbe alla fine. Però creare un’appendice a sé è forse eccessivo. Ci penso su.
Sì, in effetti non è banale trovargli una sistemazione consistente. . .
Buongiorno a tutti,
anch’io ho notato che ognuno usa, in pratica, una propria modalità per scrivere il sorgente. Non credo che ce ne sia una “corretta”: in fondo, se i comandi sono corretti, LaTeX fa il proprio lavoro e l’output viene compilato correttamente.
Lo si dice anche a proposito delle tabelle da qualche parte: non occorre che le colonne siano allineate, tuttavia l’allineamento rende il sorgente più leggibile.
Date un occhio ai sorgenti corposi che scrive Enrico (faccio il suo nome perché lui ne scrive da anni e anni): sono ordinati e molto leggibili, ma anche se scritti diversamente, funzionano.Credo che, in definitiva, ognuno deve trovarsi a proprio agio anche nel proprio disordine. Ma questa è soltanto la mia modestissima opinione. Da parte mia, cerco di essere molto ordinato, inserendo molti commenti del tipo
Code:
%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
%%PER INSERIRE UNA PAGINA BIANCA PARI%%
%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%nel preambolo, per ricordarmi le funzioni di segmenti di codice, oppure allineando meticolosamente le colonne delle tabelle, oppure andando a capo dopo ogni punto fermo per trovare con facilità l’inizio delle frasi nei segmenti di testo particolarmente lunghi, e via dicendo.
Ciao
TommasoSì sono d’accordo Tommaso sul trovarsi bene nel proprio disordine 🙂
Spesso però, indipendentemente dai nostri gusti, un codice scritto in un certo modo aiuta sia noi sia gli altri che dovessero lavorare sullo stesso sorgente.Vabbè comunque non prendetemi in considerazione, sono fissato sul fatto che dovrebbero realizzare degli editor più orientati alla lettura del codice (il LyX per puristi, o l’emacs per i comuni mortali)
Ciao ciao.
Fra
-
11 Maggio 2009 alle 12:27 #23152::
A pag. 116 un comando potrebbe essere sbagliato`
\DeclarePairedDelimiter{\abs}{\lvert}{\rvert}
`e probabilmente anche quello nella riga successiva. Ho controllato la documentazione di mathtools, poiche’ non mi funzionava la definizione del comando abs, e ho notato che la definizione giusta e’:
`
\DeclarePairedDelimiter\abs{\lvert}{\rvert}
`
-
12 Maggio 2009 alle 6:12 #23153::
1.`
\DeclarePairedDelimiter{\abs}{\lvert}{\rvert}
`
e probabilmente anche quello nella riga successiva. Ho controllato la documentazione di mathtools, poiche’ non mi funzionava la definizione del comando abs, e ho notato che la definizione giusta e’:
`
\DeclarePairedDelimiter\abs{\lvert}{\rvert}
`Nessun problema, qui. La definizione
`\DeclarePairedDelimiter{\abs}{\lvert}{\rvert}`
funziona benissimo, al pari di quella con una coppia di parentesi graffe in meno
`\DeclarePairedDelimiter\abs{\lvert}{\rvert}`
Effettivamente, nella documentazione di mathtools è proposta quest’ultima definizione di \abs, anche se la sintassi generale del comando \DeclarePairedDelimiter riportata qualche riga prima è la seguente:
`\DeclarePairedDelimiter{}{ }{ }`
In conclusione, dovrebbero andare bene entrambe (anche se quella con la coppia di graffe in più mi sembra didatticamente più chiara). A questo punto, per individuare e risolvere il tuo problema con \abs occorre un esempio minimo compilabile.2. http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX090511.pdf
In questa bozza (pag. 197-198) ho riportato un esempio di sorgente “ben scritto”, come proposto da Francesco. Purtroppo il risultato finale non mi soddisfa molto. Innanzitutto il codice, piuttosto lungo, è faticoso da leggere (i caratteri a spaziatura fissa non si prestano molto per comporre lunghe parti di testo).
Poi c’è un altro problema filosofico, a mio parere classico quando si compone un “modello” di documento: il testo riportato è pretestuoso e insulso, scritto solo per far vedere come funzionano comandi e ambienti. Questo problema è meno grave scrivendo una guida: lì gli esempi sono confinati in opportuni ambienti e vengono commentati “dall’esterno” ( “a un livello metalinguistico”, mi pare che si dica). Per esempio scrivere
La composizione delle formule matematiche è uno dei punti di forza di LaTeX. La seguente formula è un esempio:
`
\[
2+2=4
\]`(si noti l’uso dell’ambiente “codice”) va benissimo: si capisce che l’esempio è solo… un esempio, e il flusso del discorso principale (“La composizione delle formule matematiche è uno dei punti di forza di LaTeX”) non viene interrotto.
Invece scrivendo un “modello” senza usare opportuni ambienti per gli esempi, questi ultimi vengono a trovarsi sullo stesso piano del discorso generale, che perde coerenza. Una cosa come
La composizione delle formule matematiche è uno dei punti di forza di LaTeX. La seguente formula è un esempio:
2+2=4è meno facile da leggere, perché “2+2=4” è allo stesso livello del discorso principale.
Non so se sono riuscito a spiegarmi… In ogni caso, mi piacerebbe conoscere il vostro parere al riguardo.
Ciao,
L.
-
12 Maggio 2009 alle 8:35 #23154::
A pag. 116 un comando potrebbe essere sbagliato
`
\DeclarePairedDelimiter{\abs}{\lvert}{\rvert}
`e probabilmente anche quello nella riga successiva. Ho controllato la documentazione di mathtools, poiche’ non mi funzionava la definizione del comando abs, e ho notato che la definizione giusta e’:
`
\DeclarePairedDelimiter\abs{\lvert}{\rvert}
`Dal momento che \DeclarePairedDelimiter è definito come comando con tre argomenti, anche
`\DeclarePairedDelimiter\abs\lvert\rvert`
funzionerebbe allo stesso modo. TeX decide quale sia l’argomento con una procedura molto semplice, quando ne sta cercando uno:
(0) gli spazi sono ignorati;
(1) se il primo carattere o comando diverso da uno spazio non è una graffa aperta, quello è l’argomento;
(2) altrimenti l’argomento è tutto ciò che va dalla graffa aperta alla graffa chiusa corrispondente; questa coppia di graffe viene poi eliminata.Per uniformità, i manuali di LaTeX raccomandano sempre di mettere gli argomenti tra graffe.
Ciao
Enrico
-
12 Maggio 2009 alle 9:34 #23155
-
12 Maggio 2009 alle 10:37 #23156
-
12 Maggio 2009 alle 10:50 #23157::
1.
`
\DeclarePairedDelimiter{\abs}{\lvert}{\rvert}
`
e probabilmente anche quello nella riga successiva. Ho controllato la documentazione di mathtools, poiche’ non mi funzionava la definizione del comando abs, e ho notato che la definizione giusta e’:
`
\DeclarePairedDelimiter\abs{\lvert}{\rvert}
`Nessun problema, qui. La definizione
`\DeclarePairedDelimiter{\abs}{\lvert}{\rvert}`
funziona benissimo, al pari di quella con una coppia di parentesi graffe in meno
`\DeclarePairedDelimiter\abs{\lvert}{\rvert}`
Effettivamente, nella documentazione di mathtools è proposta quest’ultima definizione di \abs, anche se la sintassi generale del comando \DeclarePairedDelimiter riportata qualche riga prima è la seguente:
`\DeclarePairedDelimiter{}{ }{ }`
In conclusione, dovrebbero andare bene entrambe (anche se quella con la coppia di graffe in più mi sembra didatticamente più chiara). A questo punto, per individuare e risolvere il tuo problema con \abs occorre un esempio minimo compilabile.2. http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX090511.pdf
In questa bozza (pag. 197-198) ho riportato un esempio di sorgente “ben scritto”, come proposto da Francesco. Purtroppo il risultato finale non mi soddisfa molto. Innanzitutto il codice, piuttosto lungo, è faticoso da leggere (i caratteri a spaziatura fissa non si prestano molto per comporre lunghe parti di testo).
Poi c’è un altro problema filosofico, a mio parere classico quando si compone un “modello” di documento: il testo riportato è pretestuoso e insulso, scritto solo per far vedere come funzionano comandi e ambienti. Questo problema è meno grave scrivendo una guida: lì gli esempi sono confinati in opportuni ambienti e vengono commentati “dall’esterno” ( “a un livello metalinguistico”, mi pare che si dica). Per esempio scrivere
La composizione delle formule matematiche è uno dei punti di forza di LaTeX. La seguente formula è un esempio:
`
\[
2+2=4
\]`(si noti l’uso dell’ambiente “codice”) va benissimo: si capisce che l’esempio è solo… un esempio, e il flusso del discorso principale (“La composizione delle formule matematiche è uno dei punti di forza di LaTeX”) non viene interrotto.
Invece scrivendo un “modello” senza usare opportuni ambienti per gli esempi, questi ultimi vengono a trovarsi sullo stesso piano del discorso generale, che perde coerenza. Una cosa come
La composizione delle formule matematiche è uno dei punti di forza di LaTeX. La seguente formula è un esempio:
2+2=4è meno facile da leggere, perché “2+2=4” è allo stesso livello del discorso principale.
Non so se sono riuscito a spiegarmi… In ogni caso, mi piacerebbe conoscere il vostro parere al riguardo.
Ciao,
L.Buongiorno.
Ho provato l’esempio proposto;* mi pare che le indicazioni siano sufficienti per impostare correttamente la struttura del sorgente, dopo aver studiato ciò che sta prima di pagina 197. 🙂
Per quanto riguarda il testo “insulso” non mi sento di criticarlo: è utile per riempire gli spazi e dare corpo al documento, secondo il mio modestissimo parere.
Può esser comodo questo esempio; in rete sono disponibili codici preconfezionati, che non sempre sono “scritti bene” anche se “funzionano”. Certo è, comunque, che un minimo di ordine nel fare le cose è anche una questione di buon senso dell’utente. Poi, molto si impara sul forum.
Grazie, come sempre, per il continuo lavoro di aggiornamento.
Ciao,
Antonio* L’apostrofo e le virgolette chiuse le ho dovute sostituire, rispettivamente, con l’apostrofo e con il doppio apostrofo della mia tastiera, altrimenti ricevevo errori di compilazione; probabilmente ciò è dovuto al fatto che lavoro su pc.
PS Mi è appena arrivato il “The LaTeX Companion”; credo che avrò da leggere per parecchio tempo. 😯 😀
-
12 Maggio 2009 alle 11:13 #23158::
1.
`
\DeclarePairedDelimiter{\abs}{\lvert}{\rvert}
`
e probabilmente anche quello nella riga successiva. Ho controllato la documentazione di mathtools, poiche’ non mi funzionava la definizione del comando abs, e ho notato che la definizione giusta e’:
`
\DeclarePairedDelimiter\abs{\lvert}{\rvert}
`Nessun problema, qui. La definizione
`\DeclarePairedDelimiter{\abs}{\lvert}{\rvert}`
funziona benissimo, al pari di quella con una coppia di parentesi graffe in meno
`\DeclarePairedDelimiter\abs{\lvert}{\rvert}`
Effettivamente, nella documentazione di mathtools è proposta quest’ultima definizione di \abs, anche se la sintassi generale del comando \DeclarePairedDelimiter riportata qualche riga prima è la seguente:
`\DeclarePairedDelimiter{}{ }{ }`
In conclusione, dovrebbero andare bene entrambe (anche se quella con la coppia di graffe in più mi sembra didatticamente più chiara). A questo punto, per individuare e risolvere il tuo problema con \abs occorre un esempio minimo compilabile.2. http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX090511.pdf
In questa bozza (pag. 197-198) ho riportato un esempio di sorgente “ben scritto”, come proposto da Francesco. Purtroppo il risultato finale non mi soddisfa molto. Innanzitutto il codice, piuttosto lungo, è faticoso da leggere (i caratteri a spaziatura fissa non si prestano molto per comporre lunghe parti di testo).
Poi c’è un altro problema filosofico, a mio parere classico quando si compone un “modello” di documento: il testo riportato è pretestuoso e insulso, scritto solo per far vedere come funzionano comandi e ambienti. Questo problema è meno grave scrivendo una guida: lì gli esempi sono confinati in opportuni ambienti e vengono commentati “dall’esterno” ( “a un livello metalinguistico”, mi pare che si dica). Per esempio scrivere
La composizione delle formule matematiche è uno dei punti di forza di LaTeX. La seguente formula è un esempio:
`
\[
2+2=4
\]`(si noti l’uso dell’ambiente “codice”) va benissimo: si capisce che l’esempio è solo… un esempio, e il flusso del discorso principale (“La composizione delle formule matematiche è uno dei punti di forza di LaTeX”) non viene interrotto.
Invece scrivendo un “modello” senza usare opportuni ambienti per gli esempi, questi ultimi vengono a trovarsi sullo stesso piano del discorso generale, che perde coerenza. Una cosa come
La composizione delle formule matematiche è uno dei punti di forza di LaTeX. La seguente formula è un esempio:
2+2=4è meno facile da leggere, perché “2+2=4” è allo stesso livello del discorso principale.
Non so se sono riuscito a spiegarmi… In ogni caso, mi piacerebbe conoscere il vostro parere al riguardo.
Ciao,
L.Ciao Lorenzo!
Secondo me va bene, al massimo potresti specificare nel testo che bisogna leggere con attenzione l’esempio proposto.
Oppure, se si vuole eliminare il problema del testo su “due livelli” si potrebbe fare una lista di esempi, cioè spezzare l’esempione in parti, come al solito, cioè con il commento a fianco.
Preambolo — Commento (notare i commenti sui pacchetti, limitare i comandi personalizzati a quelli effettivamente utili, ecc…)
Le sezioni — Commento (chiarezza nella divisione del documento, label messa subito dopo il comando di sezionamento, ecc…)
Oggetti mobili — Commento (inserirli tra paragrafi, label contenente il prefisso fig: o tab: …)
La matematica — Commento
e così via.
In ogni caso, così com’è va comunque bene.
Grazie dell’ottimo lavoro!
Ciao ciao.
Fra
-
14 Maggio 2009 alle 11:44 #23159::
Secondo me va bene, al massimo potresti specificare nel testo che bisogna leggere con attenzione l’esempio proposto.
Oppure, se si vuole eliminare il problema del testo su “due livelli” si potrebbe fare una lista di esempi, cioè spezzare l’esempione in parti, come al solito, cioè con il commento a fianco.
Preambolo — Commento (notare i commenti sui pacchetti, limitare i comandi personalizzati a quelli effettivamente utili, ecc…)
Le sezioni — Commento (chiarezza nella divisione del documento, label messa subito dopo il comando di sezionamento, ecc…)
Oggetti mobili — Commento (inserirli tra paragrafi, label contenente il prefisso fig: o tab: …)
La matematica — Commento
e così via.
In ogni caso, così com’è va comunque bene.
Visto che l’esempio che avevo scritto non mi convinceva, ho provato a scrivere due esempi di documento: un articolo e un curriculum. I documenti, entrambi compilabili, illustrano alcuni degli accorgimenti che è opportuno adottare per scrivere un sorgente leggibile.
Nella stesura del codice sorgente si consiglia di adottare i seguenti accorgimenti:
-
suddividere con chiarezza il documento, aiutandosi eventualmente con rientri, incolonnamenti e righe vuote supplementari;
-
limitare i comandi personalizzati a quelli effettivamente utili (un abuso dei comandi personali complica la lettura del codice, soprattutto a distanza di tempo);
-
scrivere le etichette subito dopo i relativi comandi;
-
adottare per le etichette un formato costituito da un’abbreviazione come sec (per le sezioni), fig (per le figure), tab (per le tabelle), … seguita da : e da una parola chiave che caratterizza l’oggetto cui ci si riferisce;
-
allineare le colonne delle tabelle;
-
adottare per le chiavi bibliografiche una formato costituito dal nome dell’autore seguito da : e da una parola che caratterizza l’opera;
introdurre gli oggetti mobili scrivendo il relativo ambiente tra capoversi, cioè preceduto e seguito da una riga vuota.
Gli esempi sono questi:
`% Un articolo scritto con LaTeX
\documentclass[a4paper,11pt]{article}
\usepackage[italian]{babel} % per scrivere in italiano
\usepackage{lipsum} % genera testo fittizio
\usepackage{url} % per scrivere gli indirizzi Internet\begin{document}
\title{Il titolo}
\author{Lorenzo Pantieri}\maketitle
\begin{abstract}
\lipsum[1]
\end{abstract}\tableofcontents
\section{Un paragrafo}
\lipsum[1]
\subsection{Un sottoparagrafo}
\lipsum[1]
\subsection{Un sottoparagrafo}\section{Un paragrafo}
\label{sec:esempio}
\lipsum[1]% Bibliografia
\begin{thebibliography}{9}
\bibitem{pantieri:arte}
\textsc{L.~Pantieri} (2009),
\emph{L’arte di scrivere con \LaTeX},
\url{http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf}.
\end{thebibliography}
\end{document}`
`% Un CV scritto con LaTeX
\documentclass{scrartcl} % classe article di KOMA
\usepackage[LabelsAligned]{currvita} % buon pacchetto per CV
\usepackage[italian]{babel} % per scrivere in italiano
\usepackage{url} % per gli indirizzi Internet
\usepackage[nochapters]{classicthesis} % stile ClassicThesis\renewcommand{\cvheadingfont}{\LARGE\color{Maroon}}
\renewcommand{\cvlistheadingfont}{\large}
\renewcommand{\cvlabelfont}{\qquad}\begin{document}
\begin{cv}{\spacedallcaps{Curriculum vitae}}
\begin{cvlist}{\spacedlowsmallcaps{Dati personali}}
\item Lorenzo Pantieri
\item Nato a Cesena il 30 gennaio 1973
\item \url{http://www.lorenzopantieri.net/}
\end{cvlist}\begin{cvlist}{\spacedlowsmallcaps{Esperienze lavorative}}
\item \dots
\end{cvlist}
\end{cv}
\end{document}`
Se non altro, ora sono più leggibili, rispetto al papiro di prima.Che ne pensi?
forse c’è uno svarione anche a pagina 30, nella sottodidascalia della figura 6b.
Corretto.
Aggiornati (con un ritardo 😳 davvero ingiustificabile) anche i Complementi, sulla base delle tue indicazioni, Tommaso.
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Complementi.pdf
A presto e grazie di tutto,
L.
-
-
14 Maggio 2009 alle 12:27 #23160::
Secondo me va bene, al massimo potresti specificare nel testo che bisogna leggere con attenzione l’esempio proposto.
Oppure, se si vuole eliminare il problema del testo su “due livelli” si potrebbe fare una lista di esempi, cioè spezzare l’esempione in parti, come al solito, cioè con il commento a fianco.
Preambolo — Commento (notare i commenti sui pacchetti, limitare i comandi personalizzati a quelli effettivamente utili, ecc…)
Le sezioni — Commento (chiarezza nella divisione del documento, label messa subito dopo il comando di sezionamento, ecc…)
Oggetti mobili — Commento (inserirli tra paragrafi, label contenente il prefisso fig: o tab: …)
La matematica — Commento
e così via.
In ogni caso, così com’è va comunque bene.
Visto che l’esempio che avevo scritto non mi convinceva, ho provato a scrivere due esempi di documento: un articolo e un curriculum. I documenti, entrambi compilabili, illustrano alcuni degli accorgimenti che è opportuno adottare per scrivere un sorgente leggibile.
Nella stesura del codice sorgente si consiglia di adottare i seguenti accorgimenti:[ul]
[li]suddividere con chiarezza il documento, aiutandosi eventualmente con rientri, incolonnamenti e righe vuote supplementari;
[li]limitare i comandi personalizzati a quelli effettivamente utili (un abuso dei comandi personali complica la lettura del codice, soprattutto a distanza di tempo);
[li]scrivere le etichette subito dopo i relativi comandi;
[li]adottare per le etichette un formato costituito da un’abbreviazione come sec (per le sezioni), fig (per le figure), tab (per le tabelle), … seguita da : e da una parola chiave che caratterizza l’oggetto cui ci si riferisce;
[li]allineare le colonne delle tabelle;
[li]adottare per le chiavi bibliografiche una formato costituito dal nome dell’autore seguito da : e da una parola che caratterizza l’opera;
introdurre gli oggetti mobili scrivendo il relativo ambiente tra capoversi, cioè preceduto e seguito da una riga vuota.
[/ul]Gli esempi sono questi:
`% Un articolo scritto con LaTeX
\documentclass[a4paper,11pt]{article}
\usepackage[italian]{babel} % per scrivere in italiano
\usepackage{lipsum} % genera testo fittizio
\usepackage{url} % per scrivere gli indirizzi Internet\begin{document}
\title{Il titolo}
\author{Lorenzo Pantieri}\maketitle
\begin{abstract}
\lipsum[1]
\end{abstract}\tableofcontents
\section{Un paragrafo}
\lipsum[1]
\subsection{Un sottoparagrafo}
\lipsum[1]
\subsection{Un sottoparagrafo}\section{Un paragrafo}
\label{sec:esempio}
\lipsum[1]% Bibliografia
\begin{thebibliography}{9}
\bibitem{pantieri:arte}
\textsc{L.~Pantieri} (2009),
\emph{L’arte di scrivere con \LaTeX},
\url{http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf}.
\end{thebibliography}
\end{document}`
`% Un CV scritto con LaTeX
\documentclass{scrartcl} % classe article di KOMA
\usepackage[LabelsAligned]{currvita} % buon pacchetto per CV
\usepackage[italian]{babel} % per scrivere in italiano
\usepackage{url} % per gli indirizzi Internet
\usepackage[nochapters]{classicthesis} % stile ClassicThesis\renewcommand{\cvheadingfont}{\LARGE\color{Maroon}}
\renewcommand{\cvlistheadingfont}{\large}
\renewcommand{\cvlabelfont}{\qquad}\begin{document}
\begin{cv}{\spacedallcaps{Curriculum vitae}}
\begin{cvlist}{\spacedlowsmallcaps{Dati personali}}
\item Lorenzo Pantieri
\item Nato a Cesena il 30 gennaio 1973
\item \url{http://www.lorenzopantieri.net/}
\end{cvlist}\begin{cvlist}{\spacedlowsmallcaps{Esperienze lavorative}}
\item \dots
\end{cvlist}
\end{cv}
\end{document}`
Se non altro, ora sono più leggibili, rispetto al papiro di prima.Che ne pensi?
forse c’è uno svarione anche a pagina 30, nella sottodidascalia della figura 6b.
Corretto.
Aggiornati (con un ritardo 😳 davvero ingiustificabile) anche i Complementi, sulla base delle tue indicazioni, Tommaso.
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Complementi.pdf
A presto e grazie di tutto,
L.Va benissimo Lorenzo!
E poi, complimenti per i Complementi! 🙂
È comodissimo avere tutte le guide avanzate in un unico file anziché sparse su tanti piccoli documenti.Ciao ciao.
Fra
-
14 Maggio 2009 alle 12:36 #23161
-
14 Maggio 2009 alle 12:44 #23162::
Ah! Mentre rispondevo ad un altro post, mi è venuta in mente una cosa.Non mi uccidere Lorenzo, però credo che sarebbe utile discutere, nel capitolo dei Complementi dedicato alle bibliografie multiple, come cambiare lo stile delle citazioni nel testo e nella bibliografia.
Mi spiego: uno degli usi più comuni di bibunits credo sia quello di suddividere la bibliografia per capitolo (è l’unico motivo per cui l’ho usato finora). Molti sentono la necessità di aggiungere il numero del capitolo davanti al numero del riferimento, così come si fa per le equazioni.
Ecco quanto ho imparato finora (da mettere nel preambolo dopo il caricamento dei vari pacchetti per la bibliografia):
`\makeatletter
\def\@biblabel#1{[\thechapter.#1]}
\def\@cite#1#2{[{\thechapter.#1\if@tempswa , #2\fi }]}
\def\@cite@ofmt#1{\hbox{\thechapter.#1}}
\makeatother`La prima riga aggiunge il numero del capitolo nella bibliografia mentre le restanti due nelle citazioni. L’ultima riga l’ho ricavata da una risposta di Enrico.
[edit]
I due comandi che cambiano lo stile di citazione (gli ultimi due)
1. sono incompatibili con il pacchetto cite;
2. sono, chiaramente, mutuamente esclusivi.
[/edit]Ciao ciao.
Fra
-
15 Maggio 2009 alle 21:52 #23163::
Piccola svista Lorenzo.A pag. 91 dei Complementi, i file da compilare sono i file .aux, non .tex (come giustamente detto nel capoverso alla fine della pagina precedente).
[edit]
Forse dovresti citare anche questo problema tra bibunits e hyperref http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=2862 🙁
[/edit]Ciao ciao.
Fra
-
16 Maggio 2009 alle 11:09 #23164::
Caro Lorenzo,nella tua splendida guida noto che potrebbe essere utile aggiungere un po’ di dettaglio per assistere il neofita nell’installazione di LaTeX su Linux. Per esempio troverei utile dare qualche informazione sulla corretta installazione di TeX Live 2008 su una Debian-like (caso piuttosto frequente), facendo tesoro delle indicazioni raccolte qui sul forum, per esempio.
Come puoi verificare da quel link, in molti hanno avuto problemi nell’installare la distribuzione, nonostante alcuni di loro non siano esattamente dei “novellini”. Temo che problemi di questo tipo potrebbero scoraggiare un principiante.
Mi rendo conto che si tratta di problemi e soluzioni ristretti alla contingenza (probabilmente la prossima versione di Ubuntu, ad esempio, eviterà di fare acrobazie per poter sfruttare il gestore dei pacchetti della TeX Live), ma in una guida aggiornata con cadenza mensile mi sembra più che ragionevole includere qualche suggerimento in questo senso; anche perché se non s’installa la TeX Live 2008, si vanifica quanto utilmente inserito a riguardo del programma tlmgr nel paragrafo 4.4.4.
Un altra osservazione riguarda il programma texconfig che in un’ottica TeX Live 2008, non sarebbe più necessario (vedo che c’è un “eventualmente” nel testo, ma magari bisognerebbe spiegare che ormai il suo utilizzo tende all’obsolescenza).
Scusa per lo sproloquio, e (come al solito) tanti complimenti!
-
18 Maggio 2009 alle 8:38 #23165::
Per Francesco: ti ringrazio moltissimo per i tuoi interventi, saranno materia di riflessione per le versioni di giugno delle guide.Caro Lorenzo,
nella tua splendida guida noto che potrebbe essere utile aggiungere un po’ di dettaglio per assistere il neofita nell’installazione di LaTeX su Linux. Per esempio troverei utile dare qualche informazione sulla corretta installazione di TeX Live 2008 su una Debian-like (caso piuttosto frequente), facendo tesoro delle indicazioni raccolte qui sul forum, per esempio.Come puoi verificare da quel link, in molti hanno avuto problemi nell’installare la distribuzione, nonostante alcuni di loro non siano esattamente dei “novellini”. Temo che problemi di questo tipo potrebbero scoraggiare un principiante.
Mi rendo conto che si tratta di problemi e soluzioni ristretti alla contingenza (probabilmente la prossima versione di Ubuntu, ad esempio, eviterà di fare acrobazie per poter sfruttare il gestore dei pacchetti della TeX Live), ma in una guida aggiornata con cadenza mensile mi sembra più che ragionevole includere qualche suggerimento in questo senso; anche perché se non s’installa la TeX Live 2008, si vanifica quanto utilmente inserito a riguardo del programma tlmgr nel paragrafo 4.4.4.
Si tratta di un punto interessante, Emanuele. Considero gli utenti di Linux più evoluti della media: a livello di “tipi ideali”, penso che gli utenti di Linux, a differenza di quelli tipici di Windows e Mac, non si sentano a disagio con interfacce a linea di comando e non abbiano problemi a leggere documentazione (anche in inglese, se necessario) e a dedicare un po’ di tempo alla configurazione del proprio sistema. Ciò non sarà sempre vero, ma questi sono i lettori ideali, utenti di Linux, Windows e Mac, che nell’Arte, per semplicità, vengono considerati.
Per queste ragioni (e per non appesantire troppo il discorso), penso che potrebbe essere sufficiente avvertire il lettore che su una Debian l’installazione della TeX Live 2008 può presentare qualche difficoltà in più, e fornire qualche link per mettere l’utente nelle condizioni di risolvere il problema.
Per Tommaso (ripondo qui a una tua osservazione nel corso di un altro topic): Mac costerà anche un pochino di più, ma la differenza di prezzo tende a ripagarsi da sola, in pochi mesi d’uso. Installare TeX Live su un Mac è questione di pochi clic, non c’è niente da configurare, nessun rompicapo da risolvere. Si è subito operativi, pronti per scrivere con LaTeX bellissimi documenti… 😉
Ciao,
L.
-
18 Maggio 2009 alle 10:46 #23166::
Si tratta di un punto interessante, Emanuele. Considero gli utenti di Linux più evoluti della media: a livello di “tipi ideali”, penso che gli utenti di Linux, a differenza di quelli tipici di Windows e Mac, non si sentano a disagio con interfacce a linea di comando e non abbiano problemi a leggere documentazione (anche in inglese, se necessario) e a dedicare un po’ di tempo alla configurazione del proprio sistema. Ciò non sarà sempre vero, ma questi sono i lettori ideali, utenti di Linux, Windows e Mac, che nell’Arte, per semplicità, vengono considerati.
Per queste ragioni (e per non appesantire troppo il discorso), penso che potrebbe essere sufficiente avvertire il lettore che su una Debian l’installazione della TeX Live 2008 può presentare qualche difficoltà in più, e fornire qualche link per mettere l’utente nelle condizioni di risolvere il problema.
Francamente non sono d’accordo.
In primis, diversi anni fa era possibile ancora individuare come geek gli utenti Linux, ma ormai ce n’è passata di acqua sotto i ponti e le prove di questo si trovano dappertutto: sotto il naso ho proprio questa discussione che dimostra esattamente quello che intendo: gli utenti Linux magari sono un pochino più intraprendenti e ambiziosi, ma non sono ormai più solo smanettoni (“mediamente” parlando), e come vedi da quella discussione, gioverebbe loro il tuo aiuto nell’Arte. Aggiungo che anch’io sono un “quasi-ignorante” di bash, ma riesco ad usare Linux anche per applicazioni piuttosto complesse e raffinate.
In seconda istanza, non ritengo sia giusto abbandonare a se stessi gli utenti Linux (e quindi involontariamente punirli) solo perché ritenuti più intraprendenti e più “evoluti”, al contrario andrebbero premiati per questo! Anche gli utilizzatori di LaTeX sono decisamente più intraprendenti ed “evoluti” di quelli di Word o OpenOffice Writer, ma non per questo meritano di essere privati di una guida completa e utilissima come l’Arte (sebbene chiunque sia capace di raccattare in rete o anche solo su questo forum quasi tutte le informazioni lì contenute).
Infine non mi sembra che si tratti di “appesantire troppo il discorso”, ma semplicemente di perseguire il fine ultimo della guida: avviare un principiante all’uso di LaTeX (e fra questi ci sono molti Linux users), per cui più che una digressione, un (seppur lungo) paragrafo su questo argomento è fondamentale, dal mio punto di vista, non opzionale.
Scusami il “tono”, forse la fretta lo fa sembrare un po’ troppo perentorio, ma si tratta di un sereno scambio di opinioni!
-
18 Maggio 2009 alle 11:34 #23167::
Ciao a tutti.
Sono d’accordo con quanto scritto sopra, con grande serenità.
LaTeX è gratis e aperto a tutti, ma la differenza nelle procedure di installazione tra MiKTeX e Tex Live è abissale.
È anche vero, però, che se Enrico scrive che Norbert attenderà la TeX Live 2009 per consentire un’installazione più facile in un sistema Debian-like, siamo davvero alla frutta. Io, povero professore di Lettere (sia economicamente che in altri sensi 😀 ) vorrei TANTO lavorare con LaTeX in Linux, per sfuggire alle grinfie del Portinaio, per dirne una. Ma se Kile dà problemi, se debbo disinstallare Kubuntu e rimettere Mandriva solo perché Red Hat, capite che comincio a pensare che, tutto sommato, siameglio MiKTeX.
Insomma: tempo e voglia permettendo, sarebbe bello (e qui mi rimangio quanto detto qualche tempo fa) poter essere accompagnati per mano almeno nell’installazione di TeX Live su una distro che non dia problemi (Red Hat-like). Avete mai dato un’occhiata alla documentazione ufficiale della TeX Live? Io non ci capisco nulla!Ciao
Tommaso
-
18 Maggio 2009 alle 13:43 #23168::
Boh, io di solito ho sempre avuto problemi ad installare MikTeX, da quando hanno tolto il download del CD completo.Comunque la soluzione per avere TeXlive 2008 su Debian, Ubuntu ecc. è qui, postata in un altro thread da Enrico Gregorio. Qui la versione in inglese.
Altrimenti uno si tiene la 2007, e se manca qualche pacchetto ogni tanto se lo copia a mano. Non è la fine del mondo… 🙂
-
18 Maggio 2009 alle 15:35 #23169::
Altrimenti uno si tiene la 2007, e se manca qualche pacchetto ogni tanto se lo copia a mano. Non è la fine del mondo… 🙂
Perfettamente d’accordo con vasco.
Purtroppo di distribuzioni Linux ce ne sono troppe. E siccome ognuna ha il proprio metodo di installazione e i suoi repository, l’unica cosa che secondo me è sensato scrivere nella guida di Lorenzo è “riferitevi alla documentazione del vostro sistema”.
Se usate Debian o derivati, installatevi la 2.7. Fine. Quando arriverà il supporto per la 2.8 sarà un gioco installarla. Al massimo si può mettere una nota rimandando i più volenterosi alla soluzione per installare la 2.8.Ovviamente la guida è di Lorenzo e ci può scrivere ciò che vuole 🙂
Ciao ciao.
Fra
-
18 Maggio 2009 alle 17:07 #23170::
Francamente non sono d’accordo.
In primis, diversi anni fa era possibile ancora individuare come geek gli utenti Linux, ma ormai ce n’è passata di acqua sotto i ponti e le prove di questo si trovano dappertutto: sotto il naso ho proprio questa discussione che dimostra esattamente quello che intendo: gli utenti Linux magari sono un pochino più intraprendenti e ambiziosi, ma non sono ormai più solo smanettoni (“mediamente” parlando), e come vedi da quella discussione, gioverebbe loro il tuo aiuto nell’Arte. Aggiungo che anch’io sono un “quasi-ignorante” di bash, ma riesco ad usare Linux anche per applicazioni piuttosto complesse e raffinate.
In seconda istanza, non ritengo sia giusto abbandonare a se stessi gli utenti Linux (e quindi involontariamente punirli) solo perché ritenuti più intraprendenti e più “evoluti”, al contrario andrebbero premiati per questo! Anche gli utilizzatori di LaTeX sono decisamente più intraprendenti ed “evoluti” di quelli di Word o OpenOffice Writer, ma non per questo meritano di essere privati di una guida completa e utilissima come l’Arte (sebbene chiunque sia capace di raccattare in rete o anche solo su questo forum quasi tutte le informazioni lì contenute).
Infine non mi sembra che si tratti di “appesantire troppo il discorso”, ma semplicemente di perseguire il fine ultimo della guida: avviare un principiante all’uso di LaTeX (e fra questi ci sono molti Linux users), per cui più che una digressione, un (seppur lungo) paragrafo su questo argomento è fondamentale, dal mio punto di vista, non opzionale.
Quello che hai scritto mi ha fatto ricredere, e devo dire di trovarmi ora in larga misura d’accordo con te, Emanuele.
Scrivendo l’Arte, avevo in mente la classificazione per tipologie di utenti che ti dicevo: “utente Linux” = “utente esperto”, “utente Windows” = “utente mediamente meno esperto”. Ero consapevole che questa classificazione era (è) tagliata con l’accetta, ma se non altro mi è servita come ipotesi di lavoro. D’altra parte, se è vero che negli ultimi tempi su Linux si sono affermate interfacce grafiche che lo rendono facile da usare (quasi?) quanto un PC con Windows, la mia sensazione è che una differenza fra le abilità richieste a chi usa Linux e chi usa Windows, per quanto assottigliatasi, ci sia ancora.
Ma non è questo il punto. LaTeX è, per fortuna!, multipiattaforma, quindi una guida che si rispetti deve spiegare come funziona LaTeX sulle diverse piattaforme, senza fare discriminazioni (che, oltre ad essere odiose, non avrebbero alcun senso).
L’unica riserva che ho su quanto hai scritto è la necessità di inserire un paragrafo sull’installazione di LaTeX anche se molto lungo. Dici che l’Arte è una guida “completa”, ma così non è. Come ha scritto Enrico nella sua prefazione, nessuna guida a LaTeX protrà mai essere completa. Ci sono argomenti che, per esigenze di spazio, non hanno trovato posto nella guida. Ciò non significa che quegli argomenti non siano importanti: il fatto è che a volte inserire un’indicazione e un link è la soluzione più efficace. Se dico che per creare oggetti mobili personalizzati è utile il pacchetto float e do un link alla documentazione di quel pacchetto, non sto sminuendo l’importanza dell’argomento: solo, faccio una scelta a vantaggio di concisione e sintesi (caratteristiche che, come dicevo qualche pagina fa, desidero tenere ben ferme, negli aggiornamenti della guida).
Torniamo all’installazione di TeX LIve 2008 su una distribuzione Debian-like. Ho riformulato quel paragrafo (pag. 16) dell’Arte, appena aggiornata, tenendo conto delle indicazioni fin qui emerse.
L’installazione di un sistema LaTeX su Linux non presenta, di regola, difficoltà eccessive.
al posto di
L’installazione di un sistema LaTeX su Linux non presenta difficoltà eccessive.
E poi:
Su Linux, la distribuzione TeX Live (http://www.tug.org/texlive/) può essere installata dalla linea di comando (scelta comune fra gli utenti di questa piattaforma) oppure avvalendosi di interfacce grafiche, come per esempio KDE. Generalmente non c’è altro da fare, salvo, se si installa una versione di TeX Live precedente alla 2008, eseguire il programma texconfig per configurare il sistema per l’uso della lingua italiana (vedi il paragrafo 5.1.1 a pagina 39). Neppure la gestione dei pacchetti presenta troppe difficoltà (vedi il paragrafo 4.4.4 a pagina 29). Se si usa una distribuzione di Linux basata su Debian (fra cui Ubuntu e le sue varianti), l’installazione di TeX Live presenta qualche problema in più; nell’attesa che la prossima TEX Live 2009 renda più semplice l’installazione nei sistemi Debian, è possibile seguire la procedura descritta nella pagina Web http://weblog.elzevir.fr/2008/11/tex-live-2008-a-la-vanille-sur-debian-like (in francese, ma abbastanza leggibile).
Ora ci due link, e l’utente ha modo di documentarsi. Ma forse così non è ancora sufficiente.
Altrove ho caldeggiato gli utenti di Linux di scrivere una piccola guida (qualche paragrafo!) all’installazione di una TeX Live 2008 su Debian (non sono utente di Linux, quindi questo non posso farlo io). Se la guida avrà dimensioni ragionevoli, sarò lieto di inserirla direttamente nell’Arte. Altrimenti, se il documento risulterà troppo lungo, sostituirò il link francese con il link alla (nuova) guida italiana.
Ovviamente la guida è di Lorenzo e ci può scrivere ciò che vuole .
Considerando (anche solo) i contributi emersi in questa discussione, quello che scrivi è vero solo in un certo senso. 😉
A presto e grazie di tutto,
L.
-
19 Maggio 2009 alle 6:09 #23171::
Ciao a tutti. Nell’aggiornamento di ieri non avevo tenuto conto del suggerimento di Vasco, che ringrazio. Ho riformulato il paragrafo sull’installazione di TeX Live su Linux, così:Su Linux, la distribuzione TeX Live (http://www.tug.org/texlive/) può essere installata dalla linea di comando (scelta comune fra gli utenti di questa piattaforma) oppure avvalendosi di interfacce grafiche, come per esempio kde. Generalmente non c’è altro da fare, salvo, se si installa una versione di TeX Live precedente alla 2008, eseguire il programma texconfig per configurare il sistema per l’uso della lingua italiana (vedi il paragrafo 5.1.1 a pagina 39). Neppure la gestione dei pacchetti presenta troppe difficoltà (vedi il paragrafo 4.4.4 a pagina 29).
Se si usa una distribuzione di Linux basata su Debian (fra cui Ubuntu e le sue varianti), l’installazione di TeX Live 2008 presenta qualche problema; nell’attesa che la prossima TeX Live 2009 renda più semplice l’installazione, per installare TeX Live 2008 nei sistemi Debian è possibile seguire la procedura descritta nella pagina Web http://texblog.net/latex-archive/linux/kile-texlive-2008-equivs/ (in lingua inglese); in alternativa, si può optare per la TeX Live 2007, la cui installazione non presenta difficoltà.
Adesso, agli utenti di una Debian-like vengono prospettate due possibilità: installare TeX Live 2008 -per cui si fornisce un link in inglese (e non più in francese), cosa a mio avviso che rende un po’ meno pressante l’esigenza di un link in italiano che spieghi la procedura- oppure optare per la TeX Live 2007, che, da quanto mi dite, è più facile da installare.
Che ne pensate?
Ritorno agli interventi di Emanuele e Francesco (entrambi autori di importanti contributi alla guida).
Infine non mi sembra che si tratti di “appesantire troppo il discorso”, ma semplicemente di perseguire il fine ultimo della guida: avviare un principiante all’uso di LaTeX (e fra questi ci sono molti Linux users), per cui più che una digressione, un (seppur lungo) paragrafo su questo argomento è fondamentale, dal mio punto di vista, non opzionale.
Purtroppo di distribuzioni Linux ce ne sono troppe. E siccome ognuna ha il proprio metodo di installazione e i suoi repository, l’unica cosa che secondo me è sensato scrivere nella guida di Lorenzo è “riferitevi alla documentazione del vostro sistema”.
Non è facile fare una sintesi fra queste posizioni, in entrambe le quali c’è senz’altro del vero. La virtù sta (verosimilmente) nel mezzo: dire ad un utente “riferisciti alla documentazione del tuo sistema” è forse un poco liquidatorio, come del resto dettagliare passo per passo le procedure di installazione nelle diverse distribuzioni di Linux (che non sono poche!) rischia di allungare eccessivamente il discorso, se non si riesce a contenere il materiale entro limiti “ragionevoli”.
A presto,
L.
-
19 Maggio 2009 alle 13:41 #23172
-
19 Maggio 2009 alle 18:07 #23173::
ti segnalo due piccole sviste:
- – a pagina 55: “Il trattino breve si si […]”;
– a pagina 90, penultima riga: “alle righe spari […]”.Corretto. Grazie per la segnalazione, Antonio.
Grazie per l’Arte di giugno.
A questo proposito, visto che i punti su cui sono intervenuto sono tanti, anche se sono un po’ in anticipo sui tempi riporto, di seguito, i cambiamenti relativi alla prossima versione di giugno 2009 (scaricabile fin d’ora).
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
1. A pagina 16, ho riformulato il paragrafo sull’installazione di TeX Live per Linux.
2. A pagina 69, ho riformulato il paragrafo sugli acronimi e i glossari, consigliando, fra l’altro, il pacchetto glossaries al posto di nomencl.
Talvolta è opportuno far precedere al testo del documento un glossario, ovvero un elenco degli acronimi, dei termini e delle notazioni usate. Ogni voce di un glossario è formata da un nome accompagnato da una descrizione (ed eventualmente da un simbolo associato).
Con LaTeX, la gestione degli acronimi può essere efficacemente relizzata con il pacchetto acronym, alla cui documentazione si rinvia il lettore; tra le altre cose, tale pacchetto genera automaticamente i riferimenti ipertestuali tra acronimi nel testo e la loro definizione all’interno dell’elenco degli acronimi.
Per gestire la terminologia e le notazioni adottate nel documento è utile il pacchetto glossaries, che genera gli elenchi automaticamente per mezzo del programma MakeIndex.
3. A pagina 72:
Il valore di \looseness è un parametro locale relativo al capoverso in cui compare, quindi l’effetto del comando non si propaga ai capoversi successivi (che vengono composti con parametro \looseness=0).
al posto di
Il valore di \looseness è un parametro locale relativo al capoverso in cui compare, quindi l’effetto del comando non si propaga.
4. A pagina 73 (anche attirato dall’idea monella di scrivere sulla guida l’espressione “figlio di p.”), ho riformulato il paragrafo sulle vedove e orfane:
In tipografia, si usa chiamare “orfana” una riga solitaria in fondo alla pagina (tipicamente, la prima riga di un capoverso) e “vedova” una riga solitaria in cima alla pagina seguente (tipicamente, l’ultima riga di un capoverso). Entrambi questi casi andrebbero evitati, ma le righe vedove sono particolarmente gravi, come testimonia la terminologia tedesca: una riga orfana si chiama Schusterjunge (“apprendista ciabattino”), mentre una riga vedova Hurenkind (“figlio di p.”). Bisogna fare in modo che ci siano almeno due righe di uno stesso capoverso sia in cima che in fondo a ogni pagina. LaTeX è già programmato per ottenere questo effetto, ma a volte può essere necessario un intervento “manuale” dell’utente.
5. A pagina 130, a proposito dell’ambiente proof fornito dal pacchetto amsthm, ho aggiunto la seguente nota.
Per sostituire la scritta “Dimostrazione” con un’altra, ad esempio “Soluzione”, è sufficiente scrivere \begin{proof}[Soluzione].
Ringrazio Marco Di Bello per il suggerimento.
6. A pagina 131, nel paragrafo sui diagrammi commutativi, al posto del pacchetto kuvio (obsoleto) vengono consigliati i pacchetti Xy-pic e PSTricks.
7. A pagina 157, nel paragrafo sulla personalizzazione dell’indice analitico,
`headings_flag 1
heading_prefix “\\goodbreak\\textsc{”
heading_suffix “}\\par\\nobreak\\vskip\\smallskipamount\\nobreak”
symhead_positive “Simboli”
symhead_negative “simboli”
numhead_positive “Numeri”
numhead_negative “numeri”`
al posto di
`headings_flag 1
heading_prefix “\n \\item \\textsc{”
heading_suffix “}”
symhead_positive “Simboli”
symhead_negative “simboli”
numhead_positive “Numeri”
numhead_negative “numeri”
`
Ringrazio il prof. Claudio Beccari avermi fatto notare la possibilità di migliorare il codice originario e il prof. Enrico Gregorio per aver fornito il nuovo codice.8. A pagina 196 ho aggiunto un paragrafo sull’importanza di scrivere codici sorgenti leggibili. Ringrazio Francesco Beccari per il suo eccellente contributo.
9. Nella bibliografia ho aggiornato l’anno di edizione (2009) della guida del Prof. Beccari “Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX”.
10. Nel documento, “Xy-pic” al posto di “xypic”.
11. Un punto che piacerà a Tommaso. 😉 A pagina 176 ho aggiunto un paragrafo sulla “d” eufonica
Nella lingua italiana (parlata e scritta), la “d” eufonica è un fenomeno che implica l’aggiunta finale della lettera “d” ad alcune particelle, qualora l’incontro vocalico con parole che iniziano per vocale crei cacofonie o difficoltà di pronuncia. Nell’italiano moderno scritto, l’uso della “d” eufonica dovrebbe essere limitato alla congiunzione “e” e alla preposizione “a”, nei casi in cui precedano parole che iniziano rispettivamente per “e” e per “a” (ad esempio “ed ecco”, “ad andare”, “ad ascoltare”), e a forme consolidate come “ad esempio”.
Coerentemente, nel documento ho eliminato tutte le “d” eufoniche superflue.
12. Qualche altra finezza qua e là.
Di seguito riporto quanto scrive dell’Arte il prof. Beccari (che ringrazio) nella sua “Introduzione all’arte della composizione tipografica”:
In italiano è appena uscito il testo di Lorenzo Pantieri dal titolo simile a questa Guida: L’arte di scrivere con LaTeX. È un’ottima Guida, anche se è ancora in elaborazione; tipograficamente parlando è molto più bella di quest Guida; l’autore, infatti, s è servito del pacchetto di estensione ClassicThesis, che modifica le prestazioni delle classi della serie KOMA Script, di cui si è già parlato, producendo un layout assai elegante e composto con font scelti con cura; al di là del contenuto, interessantissimo e ben scritto, anche lo stile tipografico può costituire un buon modello a cui ispirarsi. Invece in questa Guida si sono usati la classe standard book e i pacchetti standard in modo da mostrare quello che LaTeX può fare da solo; come si è già detto, una delle poche e piccolissime modifiche apportate è stata quella di cambiare il modo di scrivere i numeri romani minuscoli per renderli sempre con il maiuscoletto. Nel testo di Pantieri, invece, è stato cambiato praticamente tutto; il risultato è eccellente, ma per i neofiti potrebbe risultare difficile sfruttare le possibilità di ClassicThesis per ottenere le stesse bellissime pagine.
Buona serata a tutti voi,
L.
-
20 Maggio 2009 alle 8:46 #23174::
Ciao Lorenzo,
grazie per l’aggiornamento di giugno. Segnalo la nuova versione di TexMaker, che si chiama TexMakerX ed è la 1.8.1.
Dato che si tratta di un editor completo, aggiornatissimo e multipiattaforma, potrebbe trovare posto in un paragrafo dell’Arte.
Ma è soltanto un’idea. In attesa di qualche pagina sull’installazione di TeX Live su Linux, ti saluto.
Questo il linkhttp://texmakerx.sourceforge.net/
Ciao
Tommaso
-
20 Maggio 2009 alle 11:17 #23175::
Ciao Lorenzo,
grazie per l’aggiornamento di giugno. Segnalo la nuova versione di TexMaker, che si chiama TexMakerX ed è la 1.8.1.
Dato che si tratta di un editor completo, aggiornatissimo e multipiattaforma, potrebbe trovare posto in un paragrafo dell’Arte.
Ma è soltanto un’idea. In attesa di qualche pagina sull’installazione di TeX Live su Linux, ti saluto.
Questo il linkNon è precisamente la nuova versione, ma un fork di Texmaker, quindi un programma più o meno concorrente.
Entrambi però non mettono la X maiuscola. 🙁
Ciao
Enrico
-
21 Maggio 2009 alle 12:21 #23176
-
21 Maggio 2009 alle 12:31 #23177::
[OT]Non è precisamente la nuova versione, ma un fork di Texmaker, quindi un programma più o meno concorrente.
Ecco una delle rovine del software libero. Ma non potevano mandare una patch all’autore di Texmaker per le nuove funzionalità? Sarebbe stato più fruttuoso per tutti. La libertà non credo coincida sempre con l’anarchia.
Scusate lo sfogo.
Fra
[/OT]
-
21 Maggio 2009 alle 15:37 #23178::
[OT]
Non è precisamente la nuova versione, ma un fork di Texmaker, quindi un programma più o meno concorrente.
Ecco una delle rovine del software libero. Ma non potevano mandare una patch all’autore di Texmaker per le nuove funzionalità? Sarebbe stato più fruttuoso per tutti. La libertà non credo coincida sempre con l’anarchia.
Scusate lo sfogo.
Fra
[/OT]Tanto per conferma: oggi è uscita la versione 1.9 di Texmaker. Sinceramente non so in che cosa differisca da TexMakerX. Evidentemente c’è qualche problema nel collaborare con Pascal Brachet che sviluppa, mi pare da solo, Texmaker.
Ciao
Enrico
-
23 Maggio 2009 alle 15:08 #23179::
A pag. 116 un comando potrebbe essere sbagliato
`
\DeclarePairedDelimiter{\abs}{\lvert}{\rvert}
`e probabilmente anche quello nella riga successiva. Ho controllato la documentazione di mathtools, poiche’ non mi funzionava la definizione del comando abs, e ho notato che la definizione giusta e’:
`
\DeclarePairedDelimiter\abs{\lvert}{\rvert}
`Torno su questo mio falso allarme ancora una volta per fare un’osservazione, da profano (e quindi da prendere con beneficio di inventario). Mi è capitato di usare \abs su un termine frazionario, quindi più alto di un normale carattere, ma il comando mi ha restituito due barre verticali abbastanza piccole, alte appunto un carattere, che non sono belle a vedersi.
Naturalmente ho risolto con
`
\left\lvert \frac{num}{denom} \right\rvert
`Mi chiedevo
1) se è una buona soluzione
2) se è il caso di preferire una definizione di \abs “dinamica”, che allunghi le barre verticali adattandosi all’argomento di cui si vuole indicare il modulo, usando appunto \left\lvert e \right\rvert
-
23 Maggio 2009 alle 17:35 #23180::
Torno su questo mio falso allarme ancora una volta per fare un’osservazione, da profano (e quindi da prendere con beneficio di inventario). Mi è capitato di usare \abs su un termine frazionario, quindi più alto di un normale carattere, ma il comando mi ha restituito due barre verticali abbastanza piccole, alte appunto un carattere, che non sono belle a vedersi.
Naturalmente ho risolto con
`
\left\lvert \frac{num}{denom} \right\rvert
`Mi chiedevo
1) se è una buona soluzione
2) se è il caso di preferire una definizione di \abs “dinamica”, che allunghi le barre verticali adattandosi all’argomento di cui si vuole indicare il modulo, usando appunto \left\lvert e \right\rvertLa documentazione di mathtools mi sembra chiara al riguardo:
`\DeclarePairedDelimiter{\abs}{\lvert}{\rvert}
…
\[\abs{x}\qquad \abs*{\frac{x]{y}}\]`
Si può anche usare
`\[\abs[\bigg]{\sum_{i=1}^{n}x_i}\]`
per i casi in cui la grandezza “automatica” non è ideale.Ciao
Enrico
-
23 Maggio 2009 alle 20:13 #23181::
La documentazione di mathtools mi sembra chiara al riguardo:
`\DeclarePairedDelimiter{\abs}{\lvert}{\rvert}
…
\[\abs{x}\qquad \abs*{\frac{x]{y}}\]`
Si può anche usare
`\[\abs[\bigg]{\sum_{i=1}^{n}x_i}\]`
per i casi in cui la grandezza “automatica” non è ideale.Ciao
EnricoGrazie. Immaginavo che non fosse la soluzione ideale… 🙄
-
26 Maggio 2009 alle 8:41 #23182::
Mi è capitato di usare \abs su un termine frazionario, quindi più alto di un normale carattere, ma il comando mi ha restituito due barre verticali abbastanza piccole, alte appunto un carattere, che non sono belle a vedersi.
Ops! L’utilità di definire comandi come \abs e \norma caricando il pacchetto mathtools sta (anche) nella possibilità di adoperare le loro varianti asterisco. Ho appena aggionato l’Arte, riformulando il paragrafo sul valore assoluto e la norma, con l’obiettivo di rimediare alla dimenticanza.
Per il valore assoluto e la norma è conveniente caricare il pacchetto mathtools e definire due appositi comandi, scrivendo nel preambolo:
`\DeclarePairedDelimiter{\abs}{\lvert}{\rvert}
\DeclarePairedDelimiter{\norma}{\lVert}{\rVert} `
I comandi \abs e \norma si usano nel modo seguente:
`\[
\sum_{n=0}^{+\infty}z^n=
\frac{1}{1-z} \quad
\text{per $\abs{z}<1$.}
\]
`
`\[
\norma{x}=
\sqrt{x_1^2+\dots+x_n^2}
\]
`
Le varianti asterisco dei comandi appena definiti producono delimitatori ad altezza variabile:
`\[
\abs*{\frac{a}{b}} \qquad
\norma*{\frac{u}{\lambda}}
\]
`
Si può anche usare il parametro opzionale dei comandi \abs e \norma per impostare manualmente la grandezza dei delimitatori, nei casi in cui la grandezza “automatica” non sia ottimale. Si confronti ad esempio:
`\[
\abs[\bigg]{\sum_{i=1}^{n}x_i}
\qquad
\abs*{\sum_{i=1}^{n}x_i}
\]
`
Nel primo caso vengono dei delimitatori (leggermente) migliori.Che te ne pare?
Ciao e grazie,
L.
-
26 Maggio 2009 alle 9:53 #23183
-
26 Maggio 2009 alle 21:35 #23184::
Caro Lorenzo,nella tua splendida guida menzioni il pacchetto showkeys.
Usandolo mi sono accorto che è incompatibile con hyperref, problema già trattato nel forum.Ho dato un’occhiata ai pacchetti presenti sul CTAN con funzionalità analoghe.
Il pacchetto showlabels mi sembra più aggiornato e potente di tutti gli altri.
Inoltre rimane compatibile con hyperref. Forse potresti citarlo al posto di showkeys.
Importante: va caricato dopo tutti gli altri pacchetti anche dopo hyperref.Per la cronaca, questo codice fa sì che showlabels abbia lo stesso comportamento di showkeys.
`\usepackage[nodvipsnames]{color}
\usepackage[inline]{showlabels}
\showlabels{cite}
\showlabels{ref}
\showlabels{pageref}
\renewcommand{\showlabelfont}{\footnotesize\ttfamily}
\renewcommand{\showlabelsetlabel}[1]{\textcolor{red}{\showlabelfont #1}}`Esiste però un piccolo problema che ho segnalato stasera all’autore del pacchetto.
showlabels non gestisce gli underscore. Quindi se si hanno chiavi, definite con label o con bibitem, con degli underscore all’interno e se inoltre si usa l’opzione inline, LaTeX restituisce un errore.Ciao ciao.
Fra
-
27 Maggio 2009 alle 6:01 #23185::
Caro Lorenzo,
nella tua splendida guida menzioni il pacchetto showkeys.
Usandolo mi sono accorto che è incompatibile con hyperref, problema già trattato nel forum.Ho dato un’occhiata ai pacchetti presenti sul CTAN con funzionalità analoghe.
Il pacchetto showlabels mi sembra più aggiornato e potente di tutti gli altri.
Inoltre rimane compatibile con hyperref. Forse potresti citarlo al posto di showkeys.
Importante: va caricato dopo tutti gli altri pacchetti anche dopo hyperref.Molto interessante: correggo nella prossima versione.
Grazie mille,
Lorenzo
-
28 Maggio 2009 alle 7:26 #23186::
Ciao a tutti, di seguito riporto altre modifiche, relative alla versione di giugno 2009.1. A pagina 14, TeXmaker -> Texmaker. 🙁
2. A pagina 15, a proposito di LEd:
Le semplici istruzioni per usufruire della funzione di controllo ortografico in lingua italiana (il dizionario si scarica da http://www.latexeditor.org/download_addons.html) sono riportate sulla guida in linea del programma.
La precisazione “il dizionario si scarica da http://www.latexeditor.org/download_addons.html” mancava, nella versione precedente.
3. A pagina 30:
La TeX Live Utility, inclusa nell’archivio MacTeXtras (http://tug.org/mactex/mactextras.html), è l’interfaccia grafica consigliata agli utenti Mac per installare e aggiornare i pacchetti (richiede Mac OS X 10.5).
La precisazione “richiede Mac OS X 10.5” mancava, nella versione precedente.
4. A pagina 34 viene consigliato il pacchetto showlabels al posto di showkeys. Grazie a Francesco Biccari per il suggerimento.
5. A pagina 116 ho riformulato il paragrafo sul valore assoluto e la norma.
6. A pagina 129, a proposito del comando \newtheorem, ho aggiunto la seguente nota:
Se al posto di \newtheorem si usa la variante asterisco \newtheorem*, vengono prodotti enunciati non numerati.
Ciao,
L.
-
28 Maggio 2009 alle 7:50 #23187
-
28 Maggio 2009 alle 12:43 #23188::
Un altro amico che ci saluta nei momenti più belli.LEd’s future
2009–04–03
After a few years of inventing LEd we have arrived to the moment, in which we must change the model of LEd’s development and distribution. Unfortunately, due to the lack of time, we are not able to maintain the editor for free. Our intention is to keep LEd living (and free for basic use), so:LEd in a standard version (equivalent to the actual release) will be free. We will try to fix bugs and add support for new TeX distributions (e.g., MiKTeX, TeXLive). Also some small improvements will be implemented in this version. A new release of LEd should be ready approximately in a month.
Significant new functionalities (e.g., wizards, support for CVS, built-in PDF viewer, built-in BibTeX editor) will be distributed as plugins and will be payable.
Maybe also a professional version will be developed, in which some plugins will be integrated.Il messaggio originale è qui:
http://www.latexeditor.org/news.html#2009-04-03
Ciao
Tommaso
-
28 Maggio 2009 alle 15:14 #23189::
Un altro amico che ci saluta nei momenti più belli.
In linea di principio non mi sembra terribile, ci sono diversi programmi che hanno una versione gratuita, con funzioni di base, e una “pro”, a pagamento, con funzioni avanzate. Resta da vedere se la versione free sarà sufficiente per un uso adeguato di LaTeX. Visto che, se ben ricordo, LEd l’ho inserito nella guida proprio in seguito a una tua segnalazione e che penso tu sia utente di quel programma, ti chiedo di tenermi informato.
Se mi dirai che il programma non merita più, lo tolgo.
Ciao,
L.
-
30 Maggio 2009 alle 21:15 #23190::
Ciao
Per favorire la consultazione al volo, anche se i due argomenti sono trattati a sole due pagine di distanza l’uno dall’altro, metterei nel paragrafo dedicato al comando footnote che le note ai comandi \author, \title, \date si impostano col comando \thanks, come hai descritto dettagliatamente a pagina 60: chissà, nel mondo potrebbe esserci qualcun altro cieco come me che, nella fretta, clicca sul riferimento a footnote direttamente dall’indice analitico e non vede il paragrafo precedente…Se ti interessa espandere l’argomento (specie circa la personalizzazione dei riferimenti con caratteri non numerici), questa discussione del forum mi ha dato (oltre ad alcune tirate d’orecchie, ché non si è mai abbastanza precisi nel porre domande!) molte indicazioni che non conoscevo.
A presto
GG
-
31 Maggio 2009 alle 21:15 #23191::
Ciao Lorenzo,qualche suggerimento sull’Arte:
1. Emacs lo inserirei tra gli editor multipiattaforma accanto a Vim e Texmaker, sottolineandone le particolari potenzialità che si hanno con AUCTeX. Tra queste l’utilissima preview di immagini, equazioni, tabelle, ecc… all’interno dell’editor stesso. Ovviamente sarebbe bene avvertire il lettore della sua difficoltà di utilizzo!
Poi potresti consigliare la versione migliore per ogni SO. Per Mac tu stesso suggerisci Aquamacs, mentre per Windows consiglierei EmacsW32.2. Credo che gli aspetti negativi di thebibliography sia meglio metterli nel paragrafo di thebibliography. Inoltre non sarebbe male mettere una piccolissima introduzione a quel paragrafo dicendo che, “contrariamente a BibTeX che vedremo nel paragrafo successivo, thebibliography permette di creare una bibliografia in maniera molto semplice sebbene abbia notevoli limitazioni” (o una cosa del genere insomma). Poi magari parti con le limitazioni oppure le metti alla fine. Vedi te.
3. Forse sarebbe bene sottolineare il fatto che usando l’ambiente thebibliography non si ha la possibilità di fare alcun ordinamento dei riferimenti (una delle cose che mi ha lasciato molto perplesso quando l’ho scoperta)
Spero di averti dato dei buoni suggerimenti!
In caso contrario toglimi dai Ringraziamenti e mettimi nei Rompip***e! 🙂Ciao ciao.
Fra
-
1 Giugno 2009 alle 16:34 #23192::
Per favorire la consultazione al volo, anche se i due argomenti sono trattati a sole due pagine di distanza l’uno dall’altro, metterei nel paragrafo dedicato al comando footnote che le note ai comandi \author, \title, \date si impostano col comando \thanks, come hai descritto dettagliatamente a pagina 60: chissà, nel mondo potrebbe esserci qualcun altro cieco come me che, nella fretta, clicca sul riferimento a footnote direttamente dall’indice analitico e non vede il paragrafo precedente…
Ciao Francesco, ho appena aggiornato l’Arte, accogliendo questo tuo suggerimento. A pagina 63, nel paragrafo sulle note a piè di pagina, ho aggiunto la seguente precisazione:
Se si compone il titolo di un documento con \maketitle, le note ai nomi degli autori, al titolo e alla data si impostano con il comando \thanks; vedi il paragrafo 5.8 a pagina 60.
Se ti interessa espandere l’argomento (specie circa la personalizzazione dei riferimenti con caratteri non numerici), questa discussione del forum mi ha dato (oltre ad alcune tirate d’orecchie, ché non si è mai abbastanza precisi nel porre domande!) molte indicazioni che non conoscevo.
Non credo sia opportuno espandere l’argomento nell’Arte, tanto più che, come osserva Enrico in quella discussione, il comportamento predefinito di LaTeX in quel caso è la regola.
1. Emacs lo inserirei tra gli editor multipiattaforma accanto a Vim e Texmaker, sottolineandone le particolari potenzialità che si hanno con AUCTeX. Tra queste l’utilissima preview di immagini, equazioni, tabelle, ecc… all’interno dell’editor stesso. Ovviamente sarebbe bene avvertire il lettore della sua difficoltà di utilizzo! Poi potresti consigliare la versione migliore per ogni SO. Per Mac tu stesso suggerisci Aquamacs, mentre per Windows consiglierei EmacsW32.
Ciao Francesco, a pagina 17, ho riformulato la voce “Emacs”:
Emacs è un editor di testo libero estremamente potente e versatile, molto popolare fra i programmatori in ambiente Unix. È disponibile sul sito http://www.gnu.org/software/emacs/. L’estensione AUCTeX aggiunge svariate funzioni utili per lavorare con LaTeX. Aquamacs (http://aquamacs.org/) è una versione con interfaccia grafica in stile Mac di Emacs; su Windows c’è EmacsW32 (http:/ourcomments.org/Emacs/EmacsW32.html). Come Vim, è riservato a utenti esperti.
Forse sarebbe bene sottolineare il fatto che usando l’ambiente thebibliography non si ha la possibilità di fare alcun ordinamento dei riferimenti (una delle cose che mi ha lasciato molto perplesso quando l’ho scoperta).
Sono d’accordo. A pagina 142 ho aggiunto anche la seguente precisazione:
[Se si usa thebibliography,] gli elementi della bibliografia vanno ordinati a mano, poiché thebibliography (contrariamente a BibTeX) non provvede a farlo automaticamente.
A pagina 143, nel paragrafo su BibTeX, ho aggiunto:
L’ambiente thebibliography permette di gestire dignitosamente una bibliografia, ma presenta anche alcuni inconvenienti:
• gli elementi della bibliografia non vengono ordinati automaticamente;
• […].Credo che gli aspetti negativi di thebibliography sia meglio metterli nel paragrafo di thebibliography. Inoltre non sarebbe male mettere una piccolissima introduzione a quel paragrafo dicendo che, “contrariamente a BibTeX che vedremo nel paragrafo successivo, thebibliography permette di creare una bibliografia in maniera molto semplice sebbene abbia notevoli limitazioni” (o una cosa del genere insomma). Poi magari parti con le limitazioni oppure le metti alla fine. Vedi te.
Concordo su quasi tutto. A pagina 141, all’inizio del paragrafo su thebibliography, ho aggiunto la seguente indicazione:
L’ambiente thebibliography permette di gestire la bibliografia in modo assai semplice, anche se (a differenza di BibTeX, che vedremo
nel prossimo paragrafo) non molto flessibile. Di seguito è riportato un esempio di bibliografia realizzata con l’ambiente thebibliography.Questo avviso si affianca alla frase introduttiva del capitolo sulla bibliografia (presente anche nella versione precedente del lavoro):
Una bibliografia può essere creata manualmente per mezzo dell’ambiente thebibliography, oppure in maniera automatizzata mediante il programma BibTeX, che permette di separare il contenuto dei riferimenti bibliografici (archiviati in apposite basi di dati) dalla loro forma (gestita da stili).
Tutto ciò dovrebbe essere ora sufficiente a mettere in guardia il lettore delle limitazioni dell’ambiente thebibliography.
L’unica differenza rispetto alla tua proposta è che ho mantenuto il capoverso relativo alle limitazioni di thebibliography nel paragrafo su BibTeX: così mi pare più appropriato, dal momento che BibTeX permette di superare proprio quelle limitazioni. Sembra un paradosso, ma se menzionassi le limitazioni di thebibliography nello stesso paragrafo di thebibliography, quel paragrafo rimarrebbe “monco”. In ogni caso, grazie alle nuove indicazioni, sulla base dei tuoi suggerimenti, spero che ora il tutto sia più chiaro.
Grazie mille, ragazzi!
A presto,
L.
-
1 Giugno 2009 alle 16:39 #23193
-
21 Giugno 2009 alle 13:57 #23194
-
25 Giugno 2009 alle 21:03 #23195::
Ciao
Solo per segnalare che il pacchetto suggerito per la composizione delle formule di struttura (XyMTeX) è qui definito obsoleto.
Qualcuno suggerisce questo pacchetto, ma io non lo consoco.
Ciao[/url]
-
25 Giugno 2009 alle 21:47 #23196::
Ciao
Solo per segnalare che il pacchetto suggerito per la composizione delle formule di struttura (XyMTeX) è qui definito obsoleto.
Qualcuno suggerisce questo pacchetto, ma io non lo consoco.Sfortunatamente l’autore di XyMTeX è sparito dalla circolazione dopo aver rilasciato un aggiornamento del pacchetto per LaTeX2e. Da quello che so il pacchetto funziona, con certe limitazioni, ma molte formule di struttura si possono disegnare con relativamente poca fatica.
A suo tempo lo usai per la tesi (di una sorella). 🙂 Sull’aurotiosolfato di sodio, se non ricordo male, roba che serve per curare malattie reumatiche.
Su ppchtex non saprei che dire se non che è di Hans Hagen e quindi la documentazione è incomprensibile. 🙁
Puoi installare XyMTeX nell’albero locale.
Ciao
Enrico
-
26 Giugno 2009 alle 6:09 #23197::
Per questo motivo, quando sarà pronta la prossima versione dei Complementi, perché non metti un link sul tuo sito?
Lo farò al più presto, grazie per la segnalazione.
Su ppchtex non saprei che dire se non che è di Hans Hagen e quindi la documentazione è incomprensibile. 🙁
Mi pare di capire che ppchtex sia per ConTeXt, poi. Questo significa che non è direttamente usabile in un documento LaTeX “standard”? In ogni caso, l’icomprensibilità della documentazione di ppchtex (unito al fatto che XyMTeX è ancora usabile) potrebbero spingermi a lasciare le cose come sono.
Vediamo se ci sono altre osservazioni in proposito.
Grazie mille, per ora.
Ciao,
L.
-
26 Giugno 2009 alle 8:00 #23198
-
30 Giugno 2009 alle 8:04 #23199::
Ciao a tutti, di seguito riporto le modifiche relative alla versione di luglio 2009.1. A pagina 17, ho riformulato la voce “Emacs”.
2. A pagina 63, ho ritoccato il paragrafo sulle note a piè di pagina.
3. A pagina 133, nel paragrafo sulla composizione delle formule chimiche, ho menzionato il pacchetto ppchtex accanto a XyMTeX. Quest’ultimo, anche se purtroppo non aggiornato, funziona ancora, mentre ppchtex, aggiornato, non ha una buona documentazione. Li ho menzionati entrambi, lasciando al lettore il compito di scegliere quello più adatto alle proprie esigenze. (Grazie a Francesco Agosti e a Enrico per le segnalazioni.)
4. A pagina 141, ho rivisto il paragrafo su thebibliography.
A presto,
L.
-
1 Luglio 2009 alle 21:24 #23200::
Caro Lorenzo,credo di aver trovato un errore nell’Arte.
La tabella 27 riporta gli spazi in modo testo (\, \quad \qquad), non in modo matematico.
In modo matematico gli spazi utilizzabili sono i tre precedenti con in più \; e \!Forse sarebbe comodo avere una tabellina dove vengono riportati tutti quanti, specificando quali possono essere usati anche in modo testo e mostrando lo spazio che producono.
Ciao ciao.
Fra
-
1 Luglio 2009 alle 22:05 #23201::
Caro Lorenzo,
credo di aver trovato un errore nell’Arte.
La tabella 27 riporta gli spazi in modo testo (\, \quad \qquad), non in modo matematico.
In modo matematico gli spazi utilizzabili sono i tre precedenti con in più \; e \!Forse sarebbe comodo avere una tabellina dove vengono riportati tutti quanti, specificando quali possono essere usati anche in modo testo e mostrando lo spazio che producono.
È opportuno anche mostrare esempi d’uso di quei comandi.
Normalmente \quad e \qquad si usano nelle definizioni di macro, raramente si adoperano “nudi” nel testo normale. Nelle formule invece sono molto utili.
Il comando \, può essere utile (raramente) nel testo normale; qualcuno lo mette tra le iniziali come in “D.\,E.~Knuth”, a me non piace e preferisco lo spazio normale.
È essenziale in alcune formule:
`\{\,x\in X : P(x)\,\}
\int_{a}^{b} f(x)\,dx
\sqrt{2}\,a
\sqrt{\,\log x}
[\,0,1)`
Nell’ultima si vuole evitare l’asimmetria dovuta alla parentesi tonda a destra.Il comando \! può rivelarsi una finezza importante in casi come
`a/\!\log b
x^2\!/2`
per compensare spaziature spiacevoli quando ci siano simboli inclinati come il radicale o la barra di frazione e i simboli prima o dopo siano particolari (un esponente prima della barra, un operatore dopo). Si noti la differenza fra /\!\log e \sqrt{\,\log x}: nel primo caso l’operatore sarebbe troppo lontano, nel secondo è ancora troppo vicino. Un operatore come \log è separato con uno spazio sottile da un simbolo ordinario che lo preceda, nel caso della barra non va.Il comando \; non si usa mai. Be’, quasi mai, ma non è uno dei comandi da insegnare; lo si scopre con l’esperienza.
Ciao
Enrico
-
2 Luglio 2009 alle 8:27 #23202::
credo di aver trovato un errore nell’Arte.
La tabella 27 riporta gli spazi in modo testo (\, \quad \qquad), non in modo matematico.
In modo matematico gli spazi utilizzabili sono i tre precedenti con in più \; e \!Ciao Francesco, più che un errore, si tratta di un’omissione che, quando ho scritto quella tabella, cioè in occasione della prima versione dell’Arte, era voluta.
La guida che in origine avevo in mente di scrivere era piuttosto diversa da quella che puoi leggere ora. In particolare, la mia idea, al fine di raggiungere la massima concisione possibile, era di non presentare quei comandi che l’utente non dovrebbe usare.
Il comando \; non si usa mai. Be’, quasi mai, ma non è uno dei comandi da insegnare; lo si scopre con l’esperienza.
Ecco perché non menzionai il comando \;. Ecco perché, almeno all’inzio, la guida non menzionava neppure comandi e ambienti obsoleti come $$ o eqnarray. Poi, però, un paio di interventi di Gloria e di Enrico (puoi leggerli in una delle prime pagine di questa lunghissima discussione) mi fecero cambiare idea: un utente avrebbe potuto veder menzionati quei comandi, obsoleti o sconsigliabili, su altre guide, e, non trovandoli nell’Arte, avrebbe potuto pensare a una semplice dimenticanza. Così aggiunsi delle note, che spiegano perché quei comandi non devono essere usati.
Non menzionai \! perché avevo in mente il modo terribile con cui nelle guide allora più diffuse (compresa la Mica tanto breve intro, che se non sbaglio lo fa tuttora), vengono introdotti gli intergrali multipli:
`\int\!\!\!\int\!\!\!\int`
Questo codice ha trovato posto nella galleria degli orrori: per non indurre in tentazione l’utente, ho preferito liberarlo da \!. 😉Ora però Enrico fa notare che lo spazio sottile negativo potrebbe essere usato per alcune “finezze importanti”. Nella prossima versione dell’Arte aggiungerò senz’altro una nota in proposito.
Grazie mille a Francesco per le sue stimolanti osservazioni e a Enrico per la sua scienza.
A presto,
L.
-
2 Luglio 2009 alle 8:36 #23203::
Grazie mille a Francesco per le sue stimolanti osservazioni e a Enrico per la sua scienza.
Sono esempi del TeXbook, mica miei. 🙂 Occorre ricordare che si tratta di interventi riservati alla revisione finalissima. Solo in certi casi la correzione può diventare abituale (per esempio nel caso di esponenti particolari come una T maiuscola) per motivi dipendenti dal tipo di documento che si sta scrivendo. Se si ha il tempo di una revisione accurata della versione “penultima”, questi piccoli particolari si possono notare anche dando un’occhiata d’insieme, sapendo che cosa cercare. Candidati: barre di frazione, esponenti non numerici, radicali, parentesi di chiusura ingrandite. Un \! o \, messo bene migliora la qualità tipografica già alta.
Ciao
Enrico
-
2 Luglio 2009 alle 9:35 #23204::
Ciao Francesco, più che un errore, si tratta di un’omissione che, quando ho scritto quella tabella, cioè in occasione della prima versione dell’Arte, era voluta.
Infatti mi sembrava strano fosse un vero errore! Per questo scrissi “credo” 🙂
La guida che in origine avevo in mente di scrivere era piuttosto diversa da quella che puoi leggere ora. In particolare, la mia idea, al fine di raggiungere la massima concisione possibile, era di non presentare quei comandi che l’utente non dovrebbe usare.
È vero, pian piano è come se ce ne fossimo un po’ appropriati!
Però ti rimane sempre “LaTeX per l’impaziente”, no? 😀Grazie Enrico per le spiegazioni!
Ciao ciao.
Fra
-
3 Luglio 2009 alle 7:05 #23205::
Occorre ricordare che si tratta di interventi riservati alla revisione finalissima. Solo in certi casi la correzione può diventare abituale (per esempio nel caso di esponenti particolari come una T maiuscola) per motivi dipendenti dal tipo di documento che si sta scrivendo. Se si ha il tempo di una revisione accurata della versione “penultima”, questi piccoli particolari si possono notare anche dando un’occhiata d’insieme, sapendo che cosa cercare. Candidati: barre di frazione, esponenti non numerici, radicali, parentesi di chiusura ingrandite. Un \! o \, messo bene migliora la qualità tipografica già alta.
Eccomi qua. 😉 Ho rivisto l’argomento degli spazi in modo matematico sulla base delle indicazioni di Francesco ed Enrico. Potete leggere il risultato in questa bozza:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX090703.pdfIn questa nuova versione, a pagina 111 mi limito a un rapidissimo cenno dei principali spazi, dal momento che vengono usati nelle righe e nelle pagine immediatamente successive, aggiungendo un rimando a un paragrafo a parte, dove l’argomento è approfondito.
Gli spazi e le interruzioni di riga non hanno significato, poiché gli spazi sono inseriti automaticamente da LaTeX, sulla base della struttura dell’espressione matematica: quindi $x+y+z=n$ dà lo stesso risultato di $ x + y + z = n $. Se occorre, gli spazi devono essere specificati usando comandi speciali come \, (che produce uno spazio sottile) oppure \quad o \qquad (che danno spazi ampi; vedi il paragrafo 7.2.10 a pagina 117).
Ho messo il paragrafo sugli spazi alla fine del capitolo sulle nozioni basilari, dal momento che, come ricorda Enrico, si tratta di regolazioni “fini”, da fare in sede di revisione.
Spazi in modo matematico
Se gli spazi all’interno delle formule scelti da LaTeX non sono soddisfacenti (ma è un caso che si verifica di rado), è possibile modificarli manualmente, inserendo appositi comandi. Come osservato fin qui, i comandi \quad o \qquad danno spazi ampi. La dimensione di un \quad corrisponde all’ampiezza del carattere “M” nel font corrente, lo spazio sottile \, è pari a 3/18 di \quad, mentre \qquad produce uno spazio pari a due \quad. L’ampiezza di un \quad è chiamata anche “quadrato”, mentre quella di un \qquad è detta “quadratone”. Il comando \, produce uno spazio sottile, pari a di 3/18 di \quad. Esiste anche il comando \!, che produce uno spazio negativo di – 3/18 di \quad (vedi la tabella 28 nella pagina seguente).
Lo spazio sottile prodotto dal comando \, è molto utile in alcune formule. Si confronti, per esempio,
`\[
\int_a^b f(x)\,dx, \quad
\sqrt{2}\,a, \quad
\sqrt{\,\log x}.
\]`
con
`\[
\int_a^b f(x) dx, \quad
\sqrt{2} a, \quad
\sqrt{\log x}.
\]`
Nel secondo caso viene una spaziatura (leggermente) insufficiente.Il comando \! può rivelarsi una finezza importante per compensare spaziature spiacevoli quando ci siano simboli inclinati come una barra di frazione (o un radicale) e i simboli prima o dopo siano “particolari” (come un esponente prima della barra, o un operatore dopo). Si confronti, per esempio,
`\[
a/\!\sin b, \quad
x^2\!/2
\]`
con
`\[
a/\sin b, \quad
x^2/2.
\]`
Nel secondo caso viene una spaziatura (leggermente) esagerata.Va ricordato che si tratta di interventi riservati alla revisione finale del documento. Uno spazio sottile (positivo o negativo) ben messo migliora la qualità tipografica, già alta.
Potete leggere più comodamente il risultato a pag. 117-118, qui:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX090703.pdf
Naturalmente, ho anche ritoccato la tabella 28 a pagina 118.Si tratta di una bozza, dicevo, devo ancora limarla un po’, ma l’idea è quella. Per raggiungere la massima chiarezza didattica possibile, ho ridotto gli esempi proposti da Enrico, scegliendo quelli più semplici. (Ne ho anche modificato uno, a/\!\sin b al posto di a/\!\log b, perché mi sembra che il risultato finale sia leggerissimamente migliore).
Che ve ne pare?
È vero, pian piano è come se ce ne fossimo un po’ appropriati!
Proprio così! 😀
Però ti rimane sempre “LaTeX per l’impaziente”, no? 😀
Ecco, adesso devo vedere se e come mettere queste cose nell’Impaziente… 🙄
Grazie mille,
L.
-
3 Luglio 2009 alle 8:34 #23206::
Ottimo lavoro Lorenzo.Però vorrei chiedere due cose.
Il comando \; non si usa mai. Be’, quasi mai, ma non è uno dei comandi da insegnare; lo si scopre con l’esperienza.
1. Per quale motivo \; non va usato mai? Perché praticamente non ci sono situazioni tipiche in cui usarlo, al contrario degli altri?
2. Il fatto che nell’Arte si parli di spazi solamente nel capitolo sulla matematica mi fa pensare che le spaziature manuali in modo testo non vadano mai usate. È così?
E infine un suggerimento. Perché non mettere una nota a piè di pagina alla fine del primo capoverso del paragrafo “Spazi in modo matematico” in cui dici una cosa tipo:
Oltre ai comandi già citati ne esiste un quinto, \;, che produce uno spazio pari a…, ma che per motivi tipografici non dovrebbe essere mai usato. Inoltre i comandi \, \quad e \qquad sono utilizzabili anche fuori dagli ambienti matematici ma anche in questo caso l’uso è fortemente sconsigliato.
Ciao ciao.
Fra
-
4 Luglio 2009 alle 7:19 #23207::
Ottimo lavoro Lorenzo.
Ciao, ho apoena aggiornato l’Arte. Rispetto alle ultime modifche, ho fatto qualche altro ritocco. Oltre ad aver rivisto l’italiano e ad aver cambiato l’ordine degli esempi, ho anche aggiunto, nella presentazione iniziale degli spazi in modo matematico (pag. 111), la precisazione che i comandi \quad e \qquad sono detti “quadrato” e “quadratone”: in questo modo il lettore sa subito il perché di un nome che altrimenti può apparire misterioso. C’è una piccolissima ripertizione con quanto spiegato a pagina 117: la ritengo del tutto accettabile.
1. Per quale motivo \; non va usato mai? Perché praticamente non ci sono situazioni tipiche in cui usarlo, al contrario degli altri?
Credo di sì, ma spero che Enrico voglia articolare meglio le ragioni del divieto. La mia idea è che, visto che uno degli obiettivi di LaTeX è mantenere il rispetto di elevati standard tipografici (che, come tali, devono essere il più uniformi possibili), si vuole scongiurare che l’autore faccia “a modo suo” con gli spazi.
2. Il fatto che nell’Arte si parli di spazi solamente nel capitolo sulla matematica mi fa pensare che le spaziature manuali in modo testo non vadano mai usate. È così?
Direi di sì. In modo testuale l’unico spazio manuale che mi viene in mente è quello insecabile. Come ha detto Enrico, alcuni usano lo spazio sottile per separare le iniziali dei nomi multipli come “D. E. Knuth”, ma è una prassi che non (ci) convince.
E infine un suggerimento. Perché non mettere una nota a piè di pagina alla fine del primo capoverso del paragrafo “Spazi in modo matematico” in cui dici una cosa tipo:
Oltre ai comandi già citati ne esiste un quinto, \;, che produce uno spazio pari a…, ma che per motivi tipografici non dovrebbe essere mai usato. Inoltre i comandi \, \quad e \qquad sono utilizzabili anche fuori dagli ambienti matematici ma anche in questo caso l’uso è fortemente sconsigliato.
Buona idea, inserisco la nota nella prossima versione. Sarebbe però meglio aggiungere un riferimento che motivi il divieto, che in caso contrario rischia di apparire un diktat ingiustificato. Qualcosa come
Oltre ai comandi già citati ne esiste un quinto, \;,che per motivi tipografici non dovrebbe essere mai usato [Pinco Pallino, 2009]
Altrimenti, senza ricorrere a un link, si può inserire qualche parola di spiegazione (ripeto, conviene aspettare quello che dice Enrico). Con LaTeX (ma non solo con LaTeX…) ritengo sempre positivo spiegare il perché delle cose.
Ciao,
L.P.S. Ho appena scoperto che in LaTeX ci sono altri comandi per gli spazi orizzontali:
http://a2.pluto.it/a2569.htm
Per esempio, esiste il comando \: (presentato anche nella Mica tanto breve intro). A questo punto, la nota va rivista. Più che dire che oltre agli spazi presentati ne esiste un quinto, bisgona dire che ne esistono altri (da non usare).
-
4 Luglio 2009 alle 9:33 #23208::
P.S. Ho appena scoperto che in LaTeX ci sono altri comandi per gli spazi orizzontali:
http://a2.pluto.it/a2569.htm
Per esempio, esiste il comando \: (presentato anche nella Mica tanto breve intro). A questo punto, la nota va rivista. Più che dire che oltre agli spazi presentati ne esiste un quinto, bisgona dire che ne esistono altri (da non usare).I comandi \: e \> sono sinonimi.
Vediamo un po’ la teoria. Le spaziature fra i simboli matematici sono di tre specie: sottile, media e grande. Lo spazio sottile va, in certi casi, prima o dopo un operatore (esempio: “\log x” ha uno spazio tra log e x; “\log(x)” non ha spazi tra log e la parentesi). Lo spazio medio va attorno a un simbolo di operazione, lo spazio grande attorno ai simboli di relazione.
Siccome le spaziature sono normalmente automatiche, per gli utenti non c’è bisogno di conoscere altro che lo spazio sottile perché a volte va inserito manualmente; \, corrisponde allo spazio sottile, \: (o \>) allo spazio medio e \; allo spazio grande. I nomi \, \> e \; sono quelli usati da Knuth in plain.tex; in LaTeX \> ha altri usi e perciò lo si sostituisce con \: (anche se l’altro si può usare, fuori dall’ambiente tabbing).
Una ricerca di \; in latex.ltx fa vedere che viene usato nella definizione di \bordermatrix (si vedano gli “Appunti”) e di \iff. Invece \: o \> non sono usati mai. Scorciatoie del tutto inutili: molto meglio insegnare, eventualmente, i comandi \mathbin e \mathrel per far assumere a qualche oggetto il comportamento voluto. Per gli operatori ci sono \operatorname e \DeclareMathOperator di amsmath che fanno già il loro lavoro.
Ciao
Enrico
-
4 Luglio 2009 alle 12:37 #23209::
Grazie a Lorenzo ed Enrico!Ricapitolando, in ordine crescente.
Testo: [\,] \
~ (\quad) (\qquad) Matematica: \! \, (\: ) (\; ) (\
) (~) \quad \qquad Spazi tra parentesi tonde: da non usare mai
Spazi tra parenti quadre: fortemente sconsigliato
Altri: possono essere usati, ma con criterio.\> è sinonimo di \: ma in LaTeX non va usato.
Giusto?
Ciao ciao.
Fra
-
4 Luglio 2009 alle 13:29 #23210::
Grazie a Lorenzo ed Enrico!
Ricapitolando, in ordine crescente.
Testo: [\,] \
~ (\quad) (\qquad) Matematica: \! \, (\: ) (\; ) (\
) (~) \quad \qquad Spazi tra parentesi tonde: da non usare mai
Spazi tra parenti quadre: fortemente sconsigliato
Altri: possono essere usati, ma con criterio.\> è sinonimo di \: ma in LaTeX non va usato.
Ti sei dimenticato, nella prima lista,
🙂 che va dopo ~, direi. Lo spazio creato da \ non è mai maggiore di quello creato da (sono uguali se si usa \frenchspacing). Lo spazio creato da ~ è identico a quello creato da \ . I comandi che metti fra parentesi tonde nel caso del testo sono raramente usati, ma possono tornare utili in qualche situazione speciale con allineamenti.
Ciao
Enrico
-
4 Luglio 2009 alle 13:56 #23211::
Giusto 🙂Allora riricapitolando, in ordine crescente.
Testo:
`[\,] < \~ <= < [\quad] < [\qquad]` Matematica: `\! < \, < (\:) < [\;] < (\ ) (~) < \quad < \qquad` Spazi tra parentesi tonde: da non usare mai Spazi tra parenti quadre: da usare solo in casi molto rari Altri: possono essere usati, ma con criterio. \> è sinonimo di \: ma in LaTeX non va usato. Ciao ciao.
Fra
-
6 Luglio 2009 alle 7:11 #23212::
Siccome le spaziature sono normalmente automatiche, per gli utenti non c’è bisogno di conoscere altro che lo spazio sottile perché a volte va inserito manualmente.
Molto meglio insegnare, eventualmente, i comandi \mathbin e \mathrel per far assumere a qualche oggetto il comportamento voluto. Per gli operatori ci sono \operatorname e \DeclareMathOperator di amsmath che fanno già il loro lavoro.
Ottimo. Ho appena aggiornato l’Arte, aggiungendo questa nota (a pagina 117):
Oltre ai comandi citati ne esistono altri, come ad esempio \: o \; (che producono uno spazio orizzontale rispettivamente di 4/18 e di 5/18 di \quad), che però, per motivi di uniformità tipografica, non dovrebbero mai essere usati. Anche l’uso, pure possibile, dei comandi \quad e \qquad fuori dagli ambienti matematici è fortemente sconsigliato.
A presto,
L.
-
7 Luglio 2009 alle 21:59 #23213::
Ciao
Nella guida non ho trovato alcun riferimento all’inserimento del simbolo `°`(a parte il comando ang, che, però, fa qualche cosa in più).
Io (sperando di non sbagliare) uso il pacchetto siunitx e scrivo semplicemente \degree (sia in ambiente matematico che in ambiente testuale), ma ho notato che la questione è abbastanza dibattuta [1, 2] (risulta insolito ai più che il semplice digitare il simbolo da tastiera non dia il risultato atteso e vengono proposte soluzioni molto varie).
Cosa ne pensi?
A presto.
-
7 Luglio 2009 alle 23:30 #23214::
Mi unisco a bubbles.
In effetti è una di quelle cose con cui mi sono sempre scontrato.Supponiamo di usare solo caratteri ASCII nel sorgente. In questo caso il carattere °, non appartenendo ai 128 caratteri ASCII, deve essere inserito con un comando apposito presente in qualche pacchetto (LaTeX non ha un comando di default)
Il pacchetto textcomp fornisce il comando, \textdegree, che funziona perfettamente ma non può essere usato in modo matematico.
Poi c’è il pacchetto gensymb ma ha grossi problemi.
`\documentclass{minimal}
\usepackage{gensymb}
\begin{document}
Ciao \degree, $\degree$
\end{document} `
Il carattere è effettivamente l’Unicode 176 e viene trovato con la funzione “cerca”, però il circoletto è raster. Se si usa la codifica T1, lmodern, ecc… il simbolo ° non è più cercabile.Infine con i pacchetti siunitx, textcomp, fontenc e un font vettoriale si ha che il comando \degree funziona sia in modo testo che in modo matematico ed è correttamente cercabile.
`\documentclass{minimal}
\usepackage{textcomp}
\usepackage{siunitx}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{lmodern}
\begin{document}
Ciao \degree, $\degree$
\end{document}`
In più si ha anche il comodo comando \celsius.
Quest’ultima soluzione, soprattutto nel caso in cui già usiate la maggior parte dei pacchetti citati, mi sembra la migliore.Altrimenti se si hanno pochi ° nel testo, si può rinunciare a far sì che siano cercabili e usare il solito $^\circ$.
Se invece si salva il sorgente in una codifica diversa dall’ASCII, e si inserisce il simbolo ° direttamente nel sorgente da tastiera, si avranno comunque dei problemi.
L’opzione utf8 di inputenc (inputenx) definisce il carattere °, tramite textcomp, quindi non fa nulla di più di textcomp.
Con le altre, ad esempio la latin1 (iso-8859-1), la situazione è analoga.Finora non ho trovato un modo per poter scrivere da tastiera il simbolo °, sia in modo testo che matematico, facendo sì che in output il carattere ° sia anche cercabile.
Ciao ciao.
Fra
-
8 Luglio 2009 alle 8:08 #23215::
…
Finora non ho trovato un modo per poter scrivere da tastiera il simbolo °, sia in modo testo che matematico, facendo sì che in output il carattere ° sia anche cercabile.
Se uso \texdegree (con textcomp) il carattere ° viene riconosciuto nel pdf sia da Skim che da Adobe Reader 9. Se lo inserisco con ° avendo impostato la codifica latin1, tutto funziona. Altrettanto con utf8.
Rimane il problema del modo matematico. Se si usa latin1, una definizione come
`\DeclareRobustCommand{\degree}{%
\ifmmode\mbox{\textdegree}\else\textdegree\fi}
\DeclareInputText{176}{\degree}`
fa ciò che ci si aspetta: il comando \degree funziona in tutti i modi, il risultato è un carattere riconosciuto nelle ricerche e si può anche usare direttamente il carattere in input. Con utf8 occorre sostituire la seconda riga con
`\DeclareUnicodeCharacter{00B0}{\degree}`
ma va tutto bene ugualmente. È un piccolo mistero il perché non ci abbiano pensato. Di fatto è essenzialmente quello che fa siunitx.Naturalmente questo su Mac OS X; sugli altri non mi pronuncio.
Ciao
Enrico
-
8 Luglio 2009 alle 13:16 #23216::
Intanto che rifletto su come proporre il problema del \degree, vi segnalo questo posto di Lucio Bragagnolo, sul sito di Macworld Italia:
http://www.macworld.it/blogs/ping/A presto,
L.
-
8 Luglio 2009 alle 15:37 #23217::
Se uso \texdegree (con textcomp) il carattere ° viene riconosciuto nel pdf sia da Skim che da Adobe Reader 9. Se lo inserisco con ° avendo impostato la codifica latin1, tutto funziona. Altrettanto con utf8.
Concordo su tutto, credo di non aver verificato per bene le cose affermate nel post precedente. Il fatto che il carattere ° non mi venga vettoriale, penso sia dovuto a textcomp che attiva in qualche modo una codifica a 8 bit e di conseguenza, non avendo i font cm-super installati, ottengo il simbolo ° raster.
Infatti caricando anche i latin modern funziona tutto.Le soluzione per estendere l’uso di ° anche in modo matematico funzionano, ovviamente, in maniera perfetta.
Ricapitolando.
Se si usa solo ASCII:
`\documentclass{minimal}
\usepackage{textcomp}
\usepackage{lmodern} % oppure cm-super
\DeclareRobustCommand{\degree}{\ifmmode\mbox{\textdegree}\else\textdegree\fi}
\begin{document}
\degree, $\degree$
\end{document}`Se si usa iso-8859-1 (latin1):
`\documentclass{minimal}
\usepackage{textcomp}
\usepackage{lmodern} % oppure cm-super
\usepackage[iso-8859-1]{inputenx}
\DeclareRobustCommand{\degree}{\ifmmode\mbox{\textdegree}\else\textdegree\fi}
\DeclareInputText{176}{\degree}
\begin{document}
\degree, $\degree$ oppure °, $°$
\end{document}`Se si usa utf8:
`\documentclass{minimal}
\usepackage{textcomp}
\usepackage{lmodern} % oppure cm-super
\usepackage[utf8]{inputenx}
\DeclareRobustCommand{\degree}{\ifmmode\mbox{\textdegree}\else\textdegree\fi}
\DeclareUnicodeCharacter{00B0}{\degree}
\begin{document}
\degree, $\degree$ oppure °, $°$
\end{document}`[edit]
Caricare siunitx permette di togliere la definizione il DeclareRobustCommand (e aggiunge il comodo comando \celsius 🙂 )
[/edit]Grazie mille Enrico!
Ciao ciao.
FraP.S.: grande Lorenzo!
-
8 Luglio 2009 alle 18:06 #23218::
Le soluzione per estendere l’uso di ° anche in modo matematico funzionano, ovviamente, in maniera perfetta.
Bene. C’è una soluzione che non richiede di sapere in anticipo la codifica che si usa.
`\DeclareTextSymbolDefault{\degreesymbol}{TS1}
\DeclareTextSymbol{\degreesymbol}{TS1}{176}
\DeclareRobustCommand{\textdegree}{%
\ifmmode\mbox{\degreesymbol}\else\degreesymbol\fi}
\let\degree\textdegree`
Ridefinisco \textdegree, che è la macro richiamata da LaTeX quando interpreta il carattere ° (in latin1, utf8 o qualsiasi altra codifica che lo preveda) in modo che faccia la cosa giusta, cioè stampi il simbolo in una \mbox se siamo in una formula oppure direttamente. Definisco poi \degree come equivalente a \textdegree.Meglio non ricorrere all’usuale trucco di creare un alias a \textdegree: con i comandi definiti da \DeclareTextSymbol non funziona.
Ciao
Enrico
-
8 Luglio 2009 alle 19:38 #23219::
Le soluzione per estendere l’uso di ° anche in modo matematico funzionano, ovviamente, in maniera perfetta.
Bene. C’è una soluzione che non richiede di sapere in anticipo la codifica che si usa.
`\DeclareTextSymbolDefault{\degreesymbol}{TS1}
\DeclareTextSymbol{\degreesymbol}{TS1}{176}
\DeclareRobustCommand{\textdegree}{%
\ifmmode\mbox{\degreesymbol}\else\degreesymbol\fi}
\let\degree\textdegree`
Ridefinisco \textdegree, che è la macro richiamata da LaTeX quando interpreta il carattere ° (in latin1, utf8 o qualsiasi altra codifica che lo preveda) in modo che faccia la cosa giusta, cioè stampi il simbolo in una \mbox se siamo in una formula oppure direttamente. Definisco poi \degree come equivalente a \textdegree.Meglio non ricorrere all’usuale trucco di creare un alias a \textdegree: con i comandi definiti da \DeclareTextSymbol non funziona.
Ciao
EnricoCiao Enrico,
stavo cercando di fare esattamente la stessa cosa!
Testando questo codice, mi sembra che funzioni tutto.
Dove sarebbe il problema con l’alias?`\documentclass{minimal}
\usepackage{lmodern} % oppure cm-super
\usepackage{textcomp}\let\textdegreeold\textdegree
\renewcommand{\textdegree}{\ifmmode\mbox{\textdegreeold}\else\textdegreeold\fi}
\let\degree\textdegree\begin{document}
\degree, $\degree$, °, $°$
\end{document}`Ciao ciao.
Fra
-
8 Luglio 2009 alle 19:53 #23220::
Testando questo codice, mi sembra che funzioni tutto.
Dove sarebbe il problema con l’alias?`\documentclass{minimal}
\usepackage{lmodern} % oppure cm-super
\usepackage{textcomp}\let\textdegreeold\textdegree
\renewcommand{\textdegree}{\ifmmode\mbox{\textdegreeold}\else\textdegreeold\fi}
\let\degree\textdegree\begin{document}
\degree, $\degree$, °, $°$
\end{document}`Ciao ciao.
FraIntanto un comando la cui definizione comincia con \ifmmode e che potrebbe essere usato in un argomento mobile deve essere dichiarato robusto.
Il problema è che l’espansione di \textdegreeold, in certe situazioni, può richiamare \textdegree il quale richiamerebbe \textdegreeold, che richiamerebbe \textdegree …
La definizione di \textdegree(old) è
`\TS1-cmd \textdegree \TS1\textdegree`
una faccenda un po’ complicata che è descritta sugli “Appunti”, a pagina 82. In questo caso, probabilmente, il trucco funzionerebbe perché di fatto non si è davvero mai in modo matematico quando si espande \textdegreeold. Ma quei trucchi sono un po’ pericolosi se non trattati con cautela.Ciao
Enrico
-
8 Luglio 2009 alle 21:10 #23221
-
9 Luglio 2009 alle 5:56 #23222::
Ciao a tutti, innanzitutto ringrazio Francesco “bubbles1984” Agosti per avermi fatto notare il problema.Inizio con una considerazione di ordine generale. Se un utente ha bisogno di inserire il simbolo ° in un suo lavoro, verosimilmente è perché ha bisogno di inserire la misura di un angolo (in gradi sessagesimali) oppure una temperatura (in gradi Celsius). Più raramente (per non dire quasi mai), avrà bisogno di inserire in simbolo ° da solo. In ogni caso, piuttosto che inserire il simbolo direttamente ° da tastiera, consiglierei senz’altro all’utente di caricare il pacchetto siunitx e di usare i comadi \ang, celsius e \degree: in questo modo, fra l’altro, il pacchetto si occupa automaticamente di impostare le spaziature corrette.
Francesco fa notare due problemi: l’inserimento del simbolo ° direttamente da tastiera e la ricerca del simbolo nel documento finale. Ho provato sul mio Mac e non ho trovato alcuna difficoltà a inserire il carattere ° da tastiera (scelta che peraltro sconsiglierei, per le regioni che ho detto): con la codifica latin1, riesco benissimo a farlo. Per quanto riguarda la possibilità di cercare il °, invece, confermo il problema: il simbolo che ottengo non è cercabile nel PDF finale (ho provato con Anteprima, Skim e Adobe Reader). Il problema si risolve caricando il pacchetto textcomp (grazie a Francesco Biccari per averlo fatto presente): il simbolo ° viene composto in modo leggermente diverso (il tondino è un pochino più piccolo) e, ciò che più conta, è cercabile nel PDF finale.
Ho appena aggiornato l’Arte, sulla base di quanto emerso (pag. 133).
Tutti i precedenti comandi funzionano sia in modo testuale sia in modo matematico. Per inserire i gradi Celsius o sessagesimali è consigliabile caricare anche il pacchetto textcomp, che rende possibile la ricerca del simbolo ° nel documento finale.
Già che c’ero, ho completamente rivisto gli esempi di siunitx, con l’obiettivo di rendere il tutto più chiaro.
Che ve ne pare?
Mi restano un paio di domande:
1. Davvero può capitare di non poter inserire il simbolo ° da tastiera? Se è così, potrebbe essere il caso di aggiungere una nota d’avvertimento.
2. Che cosa combina il pacchetto textcomp? Ci sono possibili effetti collaterali caricandolo?Rispetto a ieri, mi sono perso gli ultimi interventi di Enrico e Francesco (ora me li studio per benino). Tuttavia, da quello che ho capito, il caricamento di siunitx (con textcomp) consente di evitare soluzioni TeXnicamente complicate, che cercheri di evitare, se possibile: come sapete, ho l’obiettivo di presentare le cose il più semplici possibili…
Grazie mille,
L.
-
9 Luglio 2009 alle 7:52 #23223::
Ciao a tutti, innanzitutto ringrazio Francesco “bubbles1984” Agosti per avermi fatto notare il problema.
Inizio con una considerazione di ordine generale. Se un utente ha bisogno di inserire il simbolo ° in un suo lavoro, verosimilmente è perché ha bisogno di inserire la misura di un angolo (in gradi sessagesimali) oppure una temperatura (in gradi Celsius). Più raramente (per non dire quasi mai), avrà bisogno di inserire in simbolo ° da solo. In ogni caso, piuttosto che inserire il simbolo direttamente ° da tastiera, consiglierei senz’altro all’utente di caricare il pacchetto siunitx e di usare i comadi \ang, celsius e \degree: in questo modo, fra l’altro, il pacchetto si occupa automaticamente di impostare le spaziature corrette.
Nel caso il simboletto sia usato un paio di volte, direi che c’è poco da dire: si usi il metodo preferito e, se il risultato non è riconosciuto fra i caratteri nelle ricerche sul pdf, pazienza.
Francesco fa notare due problemi: l’inserimento del simbolo ° direttamente da tastiera e la ricerca del simbolo nel documento finale. Ho provato sul mio Mac e non ho trovato alcuna difficoltà a inserire il carattere ° da tastiera (scelta che peraltro sconsiglierei, per le regioni che ho detto): con la codifica latin1, riesco benissimo a farlo. Per quanto riguarda la possibilità di cercare il °, invece, confermo il problema: il simbolo che ottengo non è cercabile nel PDF finale (ho provato con Anteprima, Skim e Adobe Reader). Il problema si risolve caricando il pacchetto textcomp (grazie a Francesco Biccari per averlo fatto presente): il simbolo ° viene composto in modo leggermente diverso (il tondino è un pochino più piccolo) e, ciò che più conta, è cercabile nel PDF finale.
Ho appena aggiornato l’Arte, sulla base di quanto emerso (pag. 133).
Tutti i precedenti comandi funzionano sia in modo testuale sia in modo matematico. Per inserire i gradi Celsius o sessagesimali è consigliabile caricare anche il pacchetto textcomp, che rende possibile la ricerca del simbolo ° nel documento finale.
Già che c’ero, ho completamente rivisto gli esempi di siunitx, con l’obiettivo di rendere il tutto più chiaro.
Che ve ne pare?
Non l’ho visto, ma faccio qualche commento. Il pacchetto textcomp fa parte della distribuzione base da un certo numero di anni e dà accesso a una codifica in output chiamata TS1 (Text Symbols 1); i font scelti di default sono i TC di Jörg Knappen, compagni degli EC, naturalmente. Saranno usati i Type1 se l’installazione ha i CMSuper; i Latin Modern hanno la loro versione.
Il carattere per i gradi, in particolare, è nettamente migliore di quello che si ottiene senza caricare textcomp, che è semplicemente $^\circ$; questo, per un paio di apparizioni in un documento, è perfettamente accettabile.
Mi restano un paio di domande:
1. Davvero può capitare di non poter inserire il simbolo ° da tastiera? Se è così, potrebbe essere il caso di aggiungere una nota d’avvertimento.
2. Che cosa combina il pacchetto textcomp? Ci sono possibili effetti collaterali caricandolo?Se non si ha il simbolino ° sulla tastiera non so che farci: anzi, sì, si usa una delle macro citate.
L’unico effetto collaterale di textcomp è che si ha a disposizione il comando \texteuro il quale produce una versione raccapricciante del simbolo della moneta.
Ciao
Enrico
-
9 Luglio 2009 alle 9:47 #23224::
Non l’ho visto, ma faccio qualche commento. Il pacchetto textcomp fa parte della distribuzione base da un certo numero di anni e dà accesso a una codifica in output chiamata TS1 (Text Symbols 1); i font scelti di default sono i TC di Jörg Knappen, compagni degli EC, naturalmente. Saranno usati i Type1 se l’installazione ha i CMSuper; i Latin Modern hanno la loro versione.
L’unico effetto collaterale di textcomp è che si ha a disposizione il comando \texteuro il quale produce una versione raccapricciante del simbolo della moneta.
Se quest’ultima osservazione mi rassicura, la prima mi spaventa. Caricando il pacchetto textcomp cambia la codifica dei font di tutto il documento? 😯 Faccio presente che quest’ultima versione dell’Arte è stata ottenuta caricando, per la prima volta, textcomp; non ho osservato cambiamenti nel PDF, fatta eccezione, appunto, per il circoletto del grado. Ho visto giusto? Che cosa sono poi questi font TC (a proposito, che significa l’acronimo)? In definitiva, Enrico, consiglieresti il caricamento di textcomp, per risolvere la faccenda del °? Il fatto è che non vorrei usare un cannone per uccidere una fastidiosa zanzara…
Grazie mille,
L.
-
9 Luglio 2009 alle 10:37 #23225::
Non l’ho visto, ma faccio qualche commento. Il pacchetto textcomp fa parte della distribuzione base da un certo numero di anni e dà accesso a una codifica in output chiamata TS1 (Text Symbols 1); i font scelti di default sono i TC di Jörg Knappen, compagni degli EC, naturalmente. Saranno usati i Type1 se l’installazione ha i CMSuper; i Latin Modern hanno la loro versione.
L’unico effetto collaterale di textcomp è che si ha a disposizione il comando \texteuro il quale produce una versione raccapricciante del simbolo della moneta.
Se quest’ultima osservazione mi rassicura, la prima mi spaventa. Caricando il pacchetto textcomp cambia la codifica dei font di tutto il documento? 😯
Che cosa intendi?
Faccio presente che quest’ultima versione dell’Arte è stata ottenuta caricando, per la prima volta, textcomp; non ho osservato cambiamenti nel PDF, fatta eccezione, appunto, per il circoletto del grado. Ho visto giusto? Che cosa sono poi questi font TC (a proposito, che significa l’acronimo)? In definitiva, Enrico, consiglieresti il caricamento di textcomp, per risolvere la faccenda del °? Il fatto è che non vorrei usare un cannone per uccidere una fastidiosa zanzara…
Text Companion fonts; se non usi altri simboli di quella codifica, che cosa vuoi che cambi? 😉
Ciao
Enrico
-
9 Luglio 2009 alle 11:06 #23226::
Che cosa intendi?
La mia paura, che evidentemente nasce(va) dall’aver mal interpretato le tue parole, era che il caricamento di textcomp avesse effetto su tutti i font del documento, cambiandoli; un po’ come succede, per intenderci, quando si carica un pacchetto come txfonts. Invece ora mi hai spiegato che il pacchetto textcomp ha effetto solo sui “suoi” simbol: in altre parole, per capirci, è analogo al pacchetto eurosym, che definisce una macro per l’euro, ma che non ha alcun effetto sul resto.
Grazie ancora,
L.
-
9 Luglio 2009 alle 12:13 #23227::
In sostanza quando si dà il comando \textdegree (oppure ° con l’opportuna codifica di input) textcomp cambia codifica passando dalla attuale alla TS1, prende il simbolo 176 e rimette la codifica come stava prima.Un po’ come {\fontencoding{TS1}\selectfont\symbol{176}}
Corretto?Ciao ciao.
Fra
-
9 Luglio 2009 alle 12:21 #23228::
In sostanza quando si dà il comando \textdegree (oppure ° con l’opportuna codifica di input) textcomp cambia codifica passando dalla attuale alla TS1, prende il simbolo 176 e rimette la codifica come stava prima.
Un po’ come {\fontencoding{TS1}\selectfont\symbol{176}}
Corretto?Sì; \textdegree fa un bel po’ di cose in più; ma fra i comandi primitivi che fa eseguire a TeX ci sono
`{begin-group character {}
{select font tcrm1000}
{\char”B0}
{end-group character }}`
L’elenco completo si ha scrivendo, per esempio,
`\documentclass{minimal}
\usepackage{textcomp}
\begin{document}
\tracingcommands=1
\textdegree
\tracingcommands=0
\end{document}`
Nel log avrai la lista dei comandi eseguiti.Ciao
Enrico
-
9 Luglio 2009 alle 12:28 #23229::
L’elenco completo si ha scrivendo, per esempio,
`\documentclass{minimal}
\usepackage{textcomp}
\begin{document}
\tracingcommands=1
\textdegree
\tracingcommands=0
\end{document}`
Nel log avrai la lista dei comandi eseguiti.Che bello! È interessante poter vedere tutto quello che fa LaTeX.
Grazie Enrico.Ciao ciao.
Fra
-
10 Luglio 2009 alle 9:14 #23230
-
10 Luglio 2009 alle 10:26 #23231::
E dunque, in sintesi, che si deve fare per scrivere correttamente i gradi?
Spero, fare quello che c’è scritto a pag. 133 dell’Arte, appena aggiornata: in sintesi, usare i comandi \ang, celsius e \degree del pacchetto siunitx, caricando anche il pacchetto textcomp per rendere possibile la ricerca del simbolo ° nel PDF finale.
Ciao,
L.
-
10 Luglio 2009 alle 13:53 #23232::
Ciao Lorenzo,il fatto che sia cercabile nel documento diciamo che è abbastanza irrilevante per un utente finale. Secondo me stona un po’.
L’importante è che la guida suggerisca la soluzione migliore 🙂Per quanto riguarda textcomp e il simbolo dei gradi vi faccio notare alcune cose
(tanto per perdere un po’ di tempo 😀 ).
Se si compone il simbolo dei gradi celsius con ° e una C maiuscola lo spazio tra i due è troppo grande.
Se si usa il comando \textcelsius si ottiene il carattere Unicode 8451 (℃) che è un singolo carattere e il tondino è diverso da quello che si ottiene con \textdegree.
Infine se si usa il pacchetto siunitx il comando \celsius non produce un carattere singolo ma unisce ° con la C maiuscola, usando però la spaziatura corretta.La seconda mi sembra produca il carattere più bello (usando i Latin Modern).
Ciao ciao.
Fra
-
10 Luglio 2009 alle 22:22 #23233::
“Repeatability”: una qualsiasi prova sperimentale NON è valida se non gode di questa proprietà. Ebbene, io ho incontrato (chissà quali) difficoltà nello scrivere il simbolo di gradi e ho sollevato un polverone che, ahimè, non nascondeva alcun probelma e ora, riprovando sia le numerose soluzioni suggerite, sia la più banale digitazione di ° da tastiera le mie (fantomatiche) ‘difficoltà’ non si presentano più (a meno del warning qualora ° sia in un ambiente matematico e di qualche – piccola – differenza tra i vari cerchiolini che LaTeX dà la possibilità di ottenere o, ancora, della non possibilità di trovare il carattere, e su tutte e tre è possibile sorvolare nel 99% dei casi)… Se solo avessi verificato la repeatability, appunto… 😳Comunque sia, ogni qual volta il gioco valga la candela (vedi il discorso della zanzara e del cannone), si carichi textcomp. Amen.
Già che c’ero, ho completamente rivisto gli esempi di siunitx, con l’obiettivo di rendere il tutto più chiaro.
Aggiungo solo che: siunitx è certamente un ottimo pacchetto, completo, etc, il cui utilizzo merita di essere consigliato, ma (e ancora penso alla povera zanzara) qualora non ci sia necessità di scrivere molte udm e comunque ci si accontenti di comporle con il metodo “veloce”
`\SI{23.4}{s^{-2}}`
lo stesso identico risultato può essere ottenuto con
`23.4\unit{s^{-2}}`
avendo caricato il pacchetto babel con l’opzione italian, risparmiandosi un paio di graffe ed un ‘usepackage’Alla prossima, e scusate, ancora una volta, il disturbo…
-
11 Luglio 2009 alle 6:46 #23234::
il fatto che sia cercabile nel documento diciamo che è abbastanza irrilevante per un utente finale. Secondo me stona un po’.
Non sono d’accordo su questo. Anche se stiamo parlando di finezze, un utente potrebbe cercare il simbolo di ° in un PDF creato con LaTeX; non trovarlo potrebbe essere una (piccola) seccatura, o comunque una fonte di perplessità. Il caricamento di textcomp risolve il problemino. Dunque: si carichi textcomp ogni volta che si devono inserire dei gradi (Celsius o sessagesimali), e amen.
Aggiungo solo che: siunitx è certamente un ottimo pacchetto, completo, etc, il cui utilizzo merita di essere consigliato, ma (e ancora penso alla povera zanzara) qualora non ci sia necessità di scrivere molte udm e comunque ci si accontenti di comporle con il metodo “veloce”
`\SI{23.4}{s^{-2}} `
lo stesso identico risultato può essere ottenuto con
`23.4\unit{s^{-2}} `
avendo caricato il pacchetto babel con l’opzione italian, risparmiandosi un paio di graffe ed un ‘usepackage’ .C’è del vero in quello che scrivi (e infatti nell’Impaziente non menziono neppure il pacchetto siunitx). Però, una volta fattaci l’abitudine, siunitx può essere utile. Innanzitutto perché consente, se lo si desidera, di cambiare convenzione tipografica con un’unica modifica nel preambolo, evitando di modificare una per una le unità di misura. Poi, perché si occupa da solo di inserire le spaziature corrette. Ancora, perché può aiutare l’utente ad evitare errori: ricordo un mio professore all’università che per indicare i gradi Kelvin usava talvolta il simbolo (scorretto) °K (con il tondino). Usare
`\kelvin`
oppure
`\celsius`
aiuta ad evitare sviste di questo genere. Fra l’altro, la sintassi di siunitx è più semplice di quella del “vecchio” SIunits. In ultimo, usare siuntix è in linea con un principio di base che ispira l’Arte, ovvero quello di privilegiare le soluzioni “a più alto livello” rispetto a quelle manuali o meno specializzate.L’importante è che la guida suggerisca la soluzione migliore.[
Proprio così. Per le ragioni viste, credo che la soluzione migliore, per un utente che mira ad una composizione “d’arte”, sia usare in coppia siunitx e textcomp.
Alla prossima, e scusate, ancora una volta, il disturbo…
Scherzi? Non ci avevo fatto caso prima, ma il problema che hai sollevato (l’impossibiltà di cercare il simbolo di ° in un PDF creato con LaTeX senza textcomp) è reale: sul mio Mac succede così. Ora quel passo dell’Arte è più completo. Grazie a te per aver sollevato il problema, ad Enrico per averlo sviscerato nei minimi dettagli e a Francesco per aver indicato subito la soluzione.
Ora un’altra questione. Mi scrive Daniele, utente all’inizio della sua avventura con LaTeX:
Non sapevo che nelle tabelle non fossero da disegnare le righe verticali… e me ne domandavo la ragione!
In effetti, fino ad ora mi ero limitato a presentare le regole generali che è opportuno seguire nella composizione delle tabelle (niente righe verticali, usare il minor numero possibile di filetti orizzontali, …), senza neppure accennare alla loro motivazione. Il dubbio di Daniele è legittimo, anche se credo che la domanda andrebbe rovesciata: non si tratta di capire perché le tabelle ben composte abbiano “così pochi” filetti, quanto piuttosto di comprendere perché quelle mal composte ne abbiano così tanti. La causa è, naturalmente, dovuta alla (pessima) abitudine di comporre le tabelle come se fossero fogli elettronici. In un foglio elettronico ci sono le celle (che lì hanno il loro perché), ma una tabella ben composta è un’altra cosa. Ho appena aggiornato l’Arte, accennando alla cosa (pagina 76):
Così vuole la tradizione tipografica, che contrasta con l’(ab)uso, purtroppo diffuso negli ultimi tempi, di comporre le tabelle come se fossero parti di un foglio elettronico. Per capire l’importanza del rispetto delle regole generali si confrontino le tabelle 8 e 9.
Spero di aver reso ora quell’affermazione un po’ meno “dogmatica”.
Alla prossima,
L.
-
11 Luglio 2009 alle 11:58 #23235::
Non sono d’accordo su questo. Anche se stiamo parlando di finezze, un utente potrebbe cercare il simbolo di ° in un PDF creato con LaTeX; non trovarlo potrebbe essere una (piccola) seccatura, o comunque una fonte di perplessità. Il caricamento di textcomp risolve il problemino. Dunque: si carichi textcomp ogni volta che si devono inserire dei gradi (Celsius o sessagesimali), e amen.
D’accordissimo 🙂 non volevo dire di non caricare textcomp. Dicevo solo che sottolineare il fatto che il carattere sia cercabile non era fondamentale. Tipo: “usate textcomp per scrivere i gradi e molti altri simboletti utili (tab 11.9 di GuidaGuIT)” (le altre cose positive che ne derivano, tra cui la cercabilità potrebbero essere sottaciute)
ricordo un mio professore all’università che per indicare i gradi Kelvin usava talvolta il simbolo (scorretto) °K (con il tondino).
Beh dipende quanto era vecchio il tuo prof 😆
Ho moltissimi articoli scientifici pieni di °K. Cercando su Wikipedia:1967/1968
Resolution 3 of the 13th CGPM renamed the unit increment of thermodynamic temperature “kelvin”, symbol K, replacing “degree absolute”, symbol °K.Buon fine settimana!
Ciao ciao.
Fra
-
13 Luglio 2009 alle 8:31 #23236::
D’accordissimo 🙂 non volevo dire di non caricare textcomp. Dicevo solo che sottolineare il fatto che il carattere sia cercabile non era fondamentale. Tipo: “usate textcomp per scrivere i gradi e molti altri simboletti utili (tab 11.9 di GuidaGuIT)” (le altre cose positive che ne derivano, tra cui la cercabilità potrebbero essere sottaciute).
Forse è così, ma se omettessi l’accenno alla possibilità offerta da textcomp di ricercare il simbolo ° nel documento finale, la frase resterebbe monca: non si capirebbe più perché caricare quel pacchetto.
Per inserire i gradi Celsius o sessagesimali è consigliabile caricare anche il pacchetto textcomp.
Perché? 🙄 Meglio invece
Per inserire i gradi Celsius o sessagesimali è consigliabile caricare anche il pacchetto textcomp, che rende possibile la ricerca del simbolo ° nel documento finale.
Sull’utilità degli altri simboli offerti da textcomp non mi pronuncio (non ne ho mai avuto bisogno). Di sicuro, un’occhiata alla Comprehensive List mostra lo sbalorditivo numero di glifi che si possono inserire in un documento LaTeX.
Ciao,
L.
-
13 Luglio 2009 alle 9:35 #23237
-
15 Luglio 2009 alle 8:11 #23238
-
15 Luglio 2009 alle 8:34 #23239::
Ciao Lorenzo,
ti segnalo una curiosità sull’Arte. Se in Adobe Reader 8 fai la ricerca della parola “guit”, a pagina 144 saranno evidenziati quattro spazi cliccabili, nei quali la parola “guit” non compare.Sì, me n’ero accorto. La stessa cosa succede anche per altre parole (arstexnica, mi pare). Non ho idea del perché, e non so se il problemino si presenti anche per altre parole, oltre a quelle collegate ai comandi del pacchetto guit. 🙄
Grazie per la nuova versione.
Grazie a te e agli altri forumisti per l’inestimabile contributo.
Buona giornata anche a te,
L.
-
17 Luglio 2009 alle 7:25 #23240::
Ciao a tutti, con un bel po’ di anticipo (causa immenente partenza per le vacanze) riporto le modifiche relative alla versione di agosto 2009.1. A pagina 15 spiego come abilitare il controllo ortografico per l’italiano con LEd:
Per usufruire della funzione di controllo ortografico è necessario scaricare, dal menu Configuration -> Add-ons, il dizionario della lingua italiana; successivamente, dal menu Configuration -> Options -> Spellchecking -> Dictionaries, si abilita la funzione selezionando la voce Italian.
2. A pagina 43 ho ritoccato (per l’ennesima volta…) il paragrafo sulla codifica dei font. In particolare:
In effetti, l’impiego di tale codifica [la codifica T1 dei font]richiede l’uso di font con un formato opportuno (vettoriale) per evitare di dar luogo a problemi di resa allo schermo quando si visualizza il documento in formato PDF (con programmi come Adobe Reader, Anteprima o Xpdf): in particolare, se non sono installati i relativi font nel formato opportuno, può accadere che i font appaiano sgranati.
al posto di
In effetti, l’impiego di tale codifica richiede l’uso di font con un formato opportuno (vettoriale) per evitare di dar luogo a problemi di resa allo schermo con versioni non aggiornate di programmi per visualizzare file PDF (come ad esempio Adobe Reader, Anteprima o Xpdf): in particolare, se non sono installati i relativi font nel formato opportuno, può accadere che i font appaiano sgranati.
3. A pagina 76, nel paragrafo sulle regole generali che è opportuno seguire nella composizione delle tabelle, ho aggiunto il seguente cenno di motivazione:
Così vuole la tradizione tipografica, che contrasta con la cattiva abitudine, purtroppo oggi molto diffusa, di comporre le tabelle come se fossero parti di un foglio elettronico.
4. A pagina 86 ho completamente rivisto il paragrafo sulle tabelle su più pagine, consigliando longtable al posto di xtab.
L’ambiente longtable si comporta come il normale tabular, ma controlla le dimensioni in altezza della tabella a ogni riga: se queste dimensioni superano quelle dell’intera pagina, vengono inseriti automaticamente il contenuto del piede e il comando \end{tabular}, e la tabella viene fatta continuare su una nuova pagina inserendo il contenuto dell’intestazione. Il piede può essere usato per scrivere alla fine di ogni pagina in cui è presente la tabella l’indicazione “continua nella prossima pagina” (o “si conclude dalla pagina precedente”), mentre l’intestazione permette di scrivere l’indicazione “continua dalla pagina precedente”. Piedi e intestazioni sono facoltativi (se non li si specifica esplicitamente sono vuoti e non viene stampato nulla), ma è consigliabile che compaiano almeno le intestazioni (o i piedi) per aiutare il lettore a capire che la stessa tabella occupa più di una pagina.
E in nota:
Esistono altri due pacchetti simili a longtable: xtab e il suo sviluppo. Essi però presentano alcune limitazioni (per esempio, non sono del tutto compatibili con array e altri pacchetti), per cui se ne sconsiglia l’uso.
5. A pagina 117 ho aggiunto un nuovo paragrafo sugli spazi in modo matematico. Ho anche ritoccato la tabella 28 a pagina 117.
6. A pagina 133 ho rivisto il paragrafo sui diagrammi commutativi, scegliendo un esempio d’uso del pacchetto amscd più semplice: quello di prima, che avevo tratto dalla doc. ufficiale del pacchetto, era inutilmente complicato.
7. A pagina 133 ho rivisto il paragrafo sulle unità di misura. Ho modificato tutti gli esempi del pacchetto siunitx e ho aggiunto la seguente osservazione:
Tutti i precedenti comandi funzionano sia in modo testuale sia in modo matematico. Per inserire i gradi Celsius o sessagesimali è consigliabile caricare anche il pacchetto textcomp, che rende possibile la ricerca del simbolo ° nel documento finale.
8. A pagina 192 (in fondo), ho aggiunto la seguente precisazione:
(oltretutto, il comando \: non dovrebbe mai essere usato; vedi il paragrafo 7.2.10 a pagina 117).
9. Qualche altra finezza qua e là.
A presto,
Lorenzo
-
5 Agosto 2009 alle 7:16 #23241::
Di nuovo ciao a tutti!Emanuele Paolini (che ringrazio) mi ha inviato alcune osservazioni.
Pag 8: tra i vantaggi si può mettere anche il fatto che il formato dei documenti LaTeX è testo semplice, in contrapposizione al formato binario degli usuali word processor. Questo fa sì che si possa utilizzare strumenti di “versioning” (come subversion) per gestire una collaborazione tra più autori. Infatti è possibile fare il “merge” di file di testo, ma non certo di file binari.
Si tratta effettivamente di un punto importante. Avevo riformulato il tutto così:
LaTeX è multilingue, multipiattaforma (un file sorgente di LaTeX è scritto in ASCII puro: ciò garantisce la massima compatibilità quando si opera con documenti scambiati tra piattaforme e autori diversi) e gratuito.
Purtoppo, non sono riuscito a inserire questa precisazione nel paragrafo sui vantaggi di LaTeX. 😥 Se lo faccio, il capitolo sfora di alcune antiestetiche righe in una pagina dispari, e nonostante abbia provato e riprovato con i trucchi della revisione finale (riformulazione di frasi, \looseness, \enlargethispage, …) a riportare indietro quelle dannate righe, non ci sono riuscito. 😳 Sembra incredibile, lo so, ma evidentemente quelle pagine, già molto limate e perfezionate, si prestano male. 🙄
Alla fine, ho optato, a malincuore, per lasciare le cose come stavano. Se avete qualche suggerimento (magari una frase, che giudicate superflua, da eliminare), sono qui. Le pagine su cui intervenire sono la 8, la 9 e la 10.
Pag 23: Se si usa una tastiera italiana PC…
in realtà l’inserimento dei codici ASCII mediante tastierino numerico è una peculiarità di MS-Windows, dunque la distinzione andrebbe fatta sul sistema operativo e non sul tipo di computer.
Corrretto:
Se si usa una tastiera italiana PC e si adopera Windows, …
Pag 65: sei sicuro del termine “nidificare”? Non sarebbe più corretto”annidare”?
Corretto.
Ancora grazie a Emanuele per il suo prezioso contributo.
Ne aprofitto per augurare a tutti buone vacanze.
Alla prossima,
L.
-
5 Agosto 2009 alle 12:26 #23242::
Alla fine, ho optato, a malincuore, per lasciare le cose come stavano. Se avete qualche suggerimento (magari una frase, che giudicate superflua, da eliminare), sono qui. Le pagine su cui intervenire sono la 8, la 9 e la 10.
Ne aprofitto per augurare a tutti buone vacanze.
Alla prossima,
L.Pagina 8
Nei capitoli successivi verranno spiegate tutte le istruzioni usate nell’esempio.
Tuttavia anche il lettore con pochi rudimenti di inglese
capisce facilmente quello che il linguaggio di marcatura ha specificato.Alternativa:
Per una spiegazione più dettagliata delle istruzioni usate nell’esempio, si
rimanda il lettore ai successivi capitoli._____________________________________
Pagina 8
LaTeX ha una struttura modulare, che permette di estenderne le
capacità, per eseguire compiti tipografici non direttamente gestiti
da LaTeX. Sono reperibili ad esempio estensioni per comporre
bibliografie conformi a precisi standard.Alternativa:
LaTeX ha una struttura modulare: grazie alle estensioni è
possibile ampliarne le capacità, per eseguire compiti tipografici
non direttamente gestiti dal programma._____________________________________
Pagina 9
– utente non del tutto a suo agio a lavorare con un linguaggio
di programmazione (un editor di buon livello per LaTeX aiuta,
ma. . . );Alternativa:
– utente non del tutto a suo agio a lavorare con un linguaggio
di programmazione;_____________________________________
Pagina 10
Leggenda: LaTeX è obsoleto
Proprio il contrario. È costantemente in via di sviluppo (grazie al
lavoro di migliaia di appassionati in tutto il mondo), con nuove caratteristiche
che vengono continuamente aggiunte all’archivio CTAN. È
indiscutibilmente più aggiornato della maggior parte degli altri sistemi
tipografici, e la sua capacità di composizione di capoversi e formule
matematiche è tuttora ineguagliata, nonostante il programma e i suoi
algoritmi siano liberamente disponibili da oltre vent’anni.Alternativa:
Leggenda: LaTeX è obsoleto
Proprio il contrario. È costantemente in via di sviluppo (grazie al
lavoro di migliaia di appassionati in tutto il mondo), con nuove caratteristiche
che vengono continuamente aggiunte all’archivio CTAN. È
indiscutibilmente più aggiornato della maggior parte degli altri sistemi
tipografici, e la sua capacità di composizione di capoversi e formule
matematiche è tuttora ineguagliata._____________________________________
Giusto qualche idea.
Ciao,
AntonioModifica
Buone vacanze anche a te! 🙂
-
5 Agosto 2009 alle 13:11 #23243::
Salve a tutti!Pag 23: Se si usa una tastiera italiana PC…
in realtà l’inserimento dei codici ASCII mediante tastierino numerico è una peculiarità di MS-Windows, dunque la distinzione andrebbe fatta sul sistema operativo e non sul tipo di computer.
L’inserimento di codici ASCII mediate tastiera non è prerogativa di Windows, si può fare anche in GNU/Linux (sicuramente se si usa GTK) con SHIFT+CTRL+U (si rilasciano i tasti) seguito dal codice esadecimale. Per esempio, per la tilde in Windows si fa ALT+126, in GNU/Linux è SHIFT+CTRL+U seguito da 7E (7E in base 16 è uguale a 126 in base 10). Potrebbe sembrare un po’ più macchinoso, ma con pochissima pratica ci si abitua.
Comunque complimenti per la guida, è davvero ottima 😀
-
6 Agosto 2009 alle 5:58 #23244::
Giusto qualche idea.
Sono tutte buone idee, Antonio. Il fatto è che in tutti i casi si perde qualche informazione… Il mio obiettivo (forse irraggiungibile, qui) è di comprimere il testo, lasciando però intatta la sostanza. Per esempio:
Leggenda: LaTeX è un software solo per Unix
[…] Se si sta usando un elaboratore sul quale LaTeX non gira, si tratterà o di un apparecchio estremamente nuovo oppure molto vecchio o sconosciuto.
al posto di
Se si sta usando un elaboratore sul quale LaTeX non gira, si tratterà o di un apparecchio estremamente nuovo oppure estremamente vecchio o
decisamente sconosciuto.In questo modo si guadagna una riga, senza perdere alcuna informazione. Il problema è che le righe da guadagnare dovrebbero essere almeno tre…
L’inserimento di codici ASCII mediate tastiera non è prerogativa di Windows, si può fare anche in GNU/Linux (sicuramente se si usa GTK) con SHIFT+CTRL+U (si rilasciano i tasti) seguito dal codice esadecimale. Per esempio, per la tilde in Windows si fa ALT+126, in GNU/Linux è SHIFT+CTRL+U seguito da 7E (7E in base 16 è uguale a 126 in base 10). Potrebbe sembrare un po’ più macchinoso, ma con pochissima pratica ci si abitua.
Interessante questa precisazione, Elrond (a proposto: benvenuto sul forum!). Il fatto è che, così com’è scritta ora (dopo l’intervento di Emanuele, per intenderci), la frase è corretta (almeno spero!):
Se si usa una tastiera italiana PC e si adopera Windows, i caratteri { ‘ ~ } possono essere ottenuti tenendo premuto il tasto ALT e digitando il codice ASCII relativo con il tastierino numerico.
Infatti, come mi pare confermi tu stesso, questa procedura (tener premuto ALT e digitare il codice ASCII) su Linux non funziona: bisogna seguirne una leggermente diversa (anche se sostanzialmente equivalente).
In definitiva, quello che si trova scritto sull’Arte è corretto, ma non completo. Potrei inserire la tua precisazione, per completare le cose. Devo pensarci su, però. Infatti, mentre su Windows il ricorso ai codici ASCII può rendersi necessario per inserire la virgoletta aperta e la tilde, gli utenti di Linux (come del resto gli utenti Mac) hanno la possibiltà di inserire tutti e quattro i caratteri speciali senza ricorrere ai codici ASCII, ma seguendo la più semplice procedura descritta qualche riga sotto.
Grazie mille per i viostri interventi (e per i complimenti, s’intende!). 😉
Ciao,
L.
-
6 Agosto 2009 alle 21:13 #23245::
In definitiva, quello che si trova scritto sull’Arte è corretto, ma non completo.
Esatto! La mia era solo una precisazione, anche perché spesso trovo gente che usa GNU/Linux ma non conosce quel modo di inserimento di caratteri. Come poi giustamente hai detto, comunque, questo non è importante alla fine dell’inserimento dei caratteri ~ e ` perché si possono fare molto facilmente.
Ciao
-
7 Agosto 2009 alle 4:52 #23246::
Ciao Lorenzo,
alla fine ho idea che qualche informazione si debba perdere, per “farci stare” quelle tre righe; l’alternativa è riformulare il contenuto delle tre pagine (o parte di esse), lavoro un po’ più lungo. (Forse, eliminando l’esempio delle matrici a pagina 7 e sostituendolo con quello a pagina 8, si guadagnano le tre righe.)Ora parto per il mare. 8)
Ti saluto,
Antonio
-
10 Agosto 2009 alle 6:27 #23247::
alla fine ho idea che qualche informazione si debba perdere, per “farci stare” quelle tre righe; l’alternativa è riformulare il contenuto delle tre pagine (o parte di esse), lavoro un po’ più lungo.
Carissimi, chi la dura, la vince: sono finalmente riuscito a trovare lo spazio per inserire l’osservazione di Emanuele.
A pagina 9,
Se l’uso di LaTeX sia consigliabile o meno dipende fortemente dal lavoro che si ha sotto mano, e dal contesto.
al posto di
Se l’uso di LaTeX sia consigliabile o meno dipende fortemente dal lavoro che si ha sotto mano, e la risposta è sempre dipendente dal contesto.
Ancora a pagina 9,
utente non del tutto a suo agio a lavorare con un linguaggio di programmazione (un buon editor per LaTeX aiuta, ma…);
al posto di
utente non del tutto a suo agio a lavorare con un linguaggio di programmazione (un editor di buon livello per LaTeX aiuta, ma…);
Sempre a pagina 9,
In questi anni, si sono creati diversi luoghi comuni riguardo a LaTeX; per evitare possibili incomprensioni, conviene esaminare i più diffusi.
al posto di
In tutti questi anni, si sono creati diversi luoghi comuni riguardo a LaTeX. Per evitare potenziali incomprensioni, conviene esaminare i più diffusi.
A pagina 10,
Se si sta usando un elaboratore sul quale LaTeX non gira, si tratterà o di un apparecchio estremamente nuovo oppure molto vecchio o sconosciuto.
al posto di
Se si sta usando un elaboratore sul quale LaTeX non gira, si tratterà o di un apparecchio estremamente nuovo oppure estremamente vecchio o decisamente sconosciuto.
Questo mi ha permesso di guadagnare quattro righe, mantenendo inalterata l’informazione. 8) Nonostante le righe da aggiungere fossero solo tre (e nonostante in fondo a pagina 10 ci fosse -e ci sia- dello spazio libero), le righe guadagnate non erano sufficienti per evitare lo sforamento indesiderato. È stato necessario dare il comando
`\enlargethispage{\baselineskip}`
nella coppia di pagine affiancate 8 e 9. La cosa strana è che dando
`\enlargethispage*{\baselineskip}`
(alternativa che di solito preferisco), le pagine 8 è 9 non vengono bilanciate verticalmente, con un pessimo risultato tipografico. Qualcuno ha idea del perché? Un’altra stranezza (che probabilmente ha a che fare con il modo con cui LaTeX compone i capoversi) è che LaTeX pare non volere spezzare il paragrafo di cinque righe “Leggenda: LaTeX ha un solo font” (in fondo a pagina 9): basta aggiungere una sola riga in un capoverso precedente, e LaTeX spedisce l’intero capoverso in una nuova pagina (la 10). Mah. 🙄In ogni caso, ora, a pagina 8,
LaTeX è multilingue, multipiattaforma (un file sorgente di LaTeX è scritto in ASCII puro: ciò garantisce la massima compatibilità quando si opera con documenti scambiati tra piattaforme e autori diversi) e gratuito.
al posto di
LaTeX è multilingue, multipiattaforma e gratuito.
Il risultato tipografico non è eccelso, ma, ripeto, dipende dal fatto che LaTeX non ne vuole sapere di spezzare il paragrafo “Leggenda: LaTeX ha un solo font”, in fondo a pagina 9. Evidentemente, giudica che quella attuale sia l’impaginazione migliore.
Ciao,
L.
-
31 Agosto 2009 alle 5:51 #23248::
Ciao a tutti, di seguito riporto le modifiche relative alla versione di settembre 2009.1. Emanuele Paolini, Carlo Ciccarelli (“guitcc”) e Maurizio Vacca nei ringraziamenti.
2. In tutto il documento, “ad esempio” -> “per esempio”. Enrico docet. 😉
3. A pagina ii, “Tassellazione del piano con uccelli” al posto di “Tassellazione del piano con Uccelli”. A pagina 97, “Tassellazione del piano con rettili” al posto di “Tassellazione del piano con Rettili”.
4. A pagina 23,
Se si usa una tastiera italiana PC e si adopera Windows, i caratteri { ‘ ~ } possono essere ottenuti tenendo premuto il tasto ALT e digitando il codice ASCII relativo con il tastierino numerico.
al posto di
Se si usa una tastiera italiana PC, i caratteri { ‘ ~ } possono essere ottenuti tenendo premuto il tasto ALT e digitando il codice ASCII relativo con il tastierino numerico.
5. A pagina 27 ho aggiunto la seguente nota:
Tra le classi non standard più diffuse vi sono memoir (che consente di personalizzare qualunque aspetto del documento in modo particolarmente versatile), toptesi (specifica per tesi di laurea e dottorato), beamer (per fare presentazioni), examdesign (per scrivere compiti in classe e temi d’esame). La documentazione di queste classi è disponibile su http://www.ctan.org/.
6. A pagina 65, “nidificare” -> “annidare”.
7. A pagina 110,
`F(x)=\int_a^x f(t)\,dt`
al posto di
`F(x)=\int_a^x f(x)\,dx`8. A pagina 129, nel paragrafo sugli enunciati e le dimostrazioni,
Le dichiarazioni globali si fanno con il comando \newtheorem (nel preambolo), che consente due forme di definizione:
`\newtheorem{}{ }[ ] `
oppure, in alternativa,
`\newtheorem{}[ ]{ }` al posto di
Le dichiarazioni globali si fanno con il comando \newtheorem (nel preambolo), che consente due forme di definizione:
`\newtheorem{}{ }[ ]
\newtheorem{}[ ]{ }` 9. Qualche altra finezza qua e là.
Ne approfitto per segnalarvi che ho ristrutturato la pagina del mio sito contenente il materiale su LaTeX:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX.htmlA presto,
Lorenzo
-
3 Settembre 2009 alle 11:52 #23249::
Ne approfitto per segnalarvi che ho ristrutturato la pagina del mio sito contenente il materiale su LaTeX:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX.htmlA presto,
LorenzoÈ possibile anche ottenere i sorgenti di queste guide? 😀
-
3 Settembre 2009 alle 13:28 #23250::
È possibile anche ottenere i sorgenti di queste guide?
No, per il momento non ho intenzione di rendere pubblico il sorgente dei lavori.
Una delle ragioni che è il LaTeX con cui sono scritte non è irreprensibile. Quando si scrive una guida credo sia abbastanza normale: non tutti i comandi e gli ambienti vanno interpretati, a volte è necessario cambiare impostazioni per mostrare risultati diversi, per ragioni didattiche (per esempio, si può voler cambiare font o schema di citazione in uno stesso documento, mentre di regola se ne sceglie uno una volta per tutte), i pacchetti caricati sono numerosissimi e non tutti compatibili al 100% fra di loro, … Cose che di regola non capitano, quando si compone un documento “normale”.
Potrei invece scrivere un modello di tesi di laurea pronto per l’uso. Non l’ho fatto finora perché è un po’ brigoso: il modello andrebbe commentato bene, bisogna scegliere quali pacchetti caricare e quali no, bisogna decidere quali argomenti scrivere per “riempire” il template, eccetera. Non sono scelte facili, ecco. Vedremo. 😉
Ciao,
L.
-
3 Settembre 2009 alle 17:11 #23251::
Accetto la tua scelta, però in qualche caso ho tratto vantaggio dal poter consultare i sorgenti di “Introduzione all’arte della composizione tipografica”, perché ho potuto vedere come il redattore si è comportato in determinati casi per avere il risultato che poi si vedeva sul documento (in realtà, per quanto mi riguarda, non ho dovuto sbirciare moltissime volte quei sorgenti perché in generale compongo testi molto semplici, però quei pochi casi sono stati molto utili).
Speravo che potevamo trarre vantaggio anche dal poter consultare le tue guide. 🙂Non intendo comunque insistere oltre (almeno per ora 😛 )
-
4 Settembre 2009 alle 6:42 #23252::
Accetto la tua scelta, però in qualche caso ho tratto vantaggio dal poter consultare i sorgenti di “Introduzione all’arte della composizione tipografica” […].
Speravo che potevamo trarre vantaggio anche dal poter consultare le tue guide.http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
Prendi la tabella 27 a pagina 114, che riporta le forme principali e le relative varianti delle lettere greche minuscole, nel font AMS Euler e nel font Palatino. Questo è il sorgente:
`\begin{table}[tb]
\caption[Lettere greche minuscole]{Lettere greche minuscole: forme principali e varianti.\index{Lettere greche}}
\label{tab:GrecheEulerPalatino}
\centering
\subfloat[][Font \amseuler.]{\includegraphics[width=0.45\columnwidth,height=0.1323\textheight]{GrecheAMSEuler}} \qquad
\subfloat[][Font \fonte{Palatino}.]{\includegraphics[width=0.45\columnwidth,height=0.1323\textheight]{GrechePalatino}}
\end{table}`
(Il comando \amseuler stampa “AMS Euler” nel modo corretto e mette una voce nell’indice analitico, il comando \fonte mette semplicemente il suo argomento -il nome di un font- nell’indice analitico).Vediamo di commentare. Volevo una tabella con due sottotabelle, per mostrare la differenza tra le lettere greche in Euler e in Palatino. Il fatto è che in un documento composto con LaTeX non è facile mescolare i font: il font si sceglie all’inizio, come opzione globale del documento. Una volta fatta la scelta, in questo caso tra Euler e Palatino, non si cambia. Questo rappresenta un vantaggio nella composizione di un documento “normale”, dal momento che ne viene assicurata l’omogeneità tipografica, ma uno svantaggio nella scrittura di una guida. La mia soluzione? Preparare a parte due PDF con impostazioni diverse, ritagliare le tabelle e includerle come immagini. Visto che le tabelle non venivano alte uguali (la differenza era piccola, ma l’occhio attento la notava), ho usato quell’opzione “height=0.1323” per comprimerne (leggermente) una e dilatare (leggermente) l’altra, in modo da pareggiarle.
Una porcata, in definitiva, ma non ho trovato soluzioni migliori. Di esempi così, nell’Arte, potrei fartene a dozzine. Ora, mi guardo bene dal consigliare l’utente finale dal fare cose del genere, anzi troverei del tutto sconveniente che un utente, a maggior ragione se principiante, vedesse “da qualche parte” del codice così concepito: potrebbe essere tentato di rifare la stessa cosa: come dice Enrico, la moneta cattiva ha la tendenza a diffondersi più di quella buona.
Nell’Arte ci sono molti esempi di “buon LaTeX”, tutti accompagnati dai relativi sorgenti: è lì che devi guardare, Elrond. Come sono arrivato a quel risultato può interessare (forse) solo chi scrive una guida a LaTeX. Ma se stai scrivendo una guida a LaTeX, si tratta di cose che dovresti sapere per conto tuo. L’unico che ha visto il codice sorgente dell’Arte è Enrico, che l’ha trovato, del tutto a ragione, abbastanza raccapricciante. Si tratta di un paradosso (“predico bene, razzolo male”, ovvero “scrivi come dico di scrivere, ma non come scrivo io”), ne convengo. Ma tant’è! 😉
Ciao,
L.
-
4 Settembre 2009 alle 11:44 #23253::
L’unico che ha visto il codice sorgente dell’Arte è Enrico, che l’ha trovato, del tutto a ragione, abbastanza raccapricciante.
Togli la parola in rosso. 🙂
A parte gli scherzi: anche il codice del TeXbook contiene alcune “nefandezze” per aggiustare le cose. Normale per un manuale: nefandezze ci sono in tutti i testi di quel tipo per le ragioni esposte e anche per altre.
È anche vero che si potrebbe migliorare di molto il codice dell’Arte. Pian piano forse ci arriveremo.
Ciao
Enrico
-
4 Settembre 2009 alle 13:40 #23254
-
5 Settembre 2009 alle 6:52 #23255::
Togli la parola in rosso. 🙂
Visto che faccio bene a non pubblicare i sorgenti? 😉
È anche vero che si potrebbe migliorare di molto il codice dell’Arte. Pian piano forse ci arriveremo.
Già. Il primo passo dovrebbe essere quello di usare showexpl al posto dell’ambiente ad hoc sidebyside, il codice ne guadagenerebbe in trasparenza. Però voglio che il risultato estetico di showexpl sia identico al millimetro a quello che dico io (e che sidebyside, sia pure con fatica, realizza alla perfezione); ancora non ci sono riuscito.
Ma per “pulire” il codice dell’Arte (cosa che d’altra parte al lettore non interessa per nulla, visto che i sorgenti non li vede) aspetto il tuo classiclatex. Più importante, aspetto classiclatex anche per pubblicare il modello di tesi pronto per l’uso.
Ciao,
L.
-
5 Settembre 2009 alle 9:33 #23256
-
6 Settembre 2009 alle 12:15 #23257::
Si profila un autunno pieno di deliziose chicche!
Una di quelle chicche (almeno spero) dovrebbe essere già qui:
http://www.guit.sssup.it/phpBB2/viewtopic.php?t=6544&start=0Fammi sapere che cosa ne pensi: il lavoro l’ho scritto pensando in particolare agli umanisti del forum.
Ciao,
L.
-
8 Settembre 2009 alle 18:41 #23258::
Quando si parla del pacchetto varioref (paragrafo 5.9, pagina 61) forse sarebbe il caso di specificare che il pacchetto va caricato prima di hyperref, se usato (http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?p=26101#26101), altrimenti tutti i collegamenti di hyperref potrebbero essere sbagliati (ho passato una buona mezz’ora a capire quale fosse l’errore in un mio documento prima di trovare quella soluzione) e che i due pacchetti potrebbero non funzionare insieme (http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?p=26103#26103)
-
9 Settembre 2009 alle 5:57 #23259::
Quando si parla del pacchetto varioref (paragrafo 5.9, pagina 61) forse sarebbe il caso di specificare che il pacchetto va caricato prima di hyperref, se usato (http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?p=26101#26101), altrimenti tutti i collegamenti di hyperref potrebbero essere sbagliati (ho passato una buona mezz’ora a capire quale fosse l’errore in un mio documento prima di trovare quella soluzione) e che i due pacchetti potrebbero non funzionare insieme (http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?p=26103#26103)
Di regola, hyperref va caricato per ultimo, quindi dopo tutti i pacchetti (varioref compreso); questo sull’Arte c’è scritto. Uso sempre i due pacchetti, senza problemi. Per quanto riguarda i possibili problemi di compatibilità tra i due, data la loro importanza e diffusione proporrei di scrivere senz’altro agli autori per invitarli a mettere a posto le cose.
Ciao,
L.
-
9 Settembre 2009 alle 10:47 #23260
-
21 Settembre 2009 alle 20:59 #23261
-
22 Settembre 2009 alle 5:52 #23262::
dato che la maggior parte dei tuoi lavori vengono letti sul monitor e non su carta, perché non compilarli con l’opzione oneside?
Credo sia più comoda.Non mi convince. I margini sono importanti, per dare alla pagina il giusto look and feel. I miei lavori sono scritti con ClassicThesis, che si ispira agli Elementi di Bringhurst: se cambi l’impostazione dei margini, lo “spirito” non è più lo stesso. Fra l’altro, nota la finezza delle note a margine allineate a sinistra nelle pagine dispari e a destra in quelle pari: questo effetto non avrebbe più senso, con l’impaginazione oneside. Per non parlare degli eleganti margini ampi, che devono essere quelli “esterni”, va da sé.
Quindi, anche se probabilmente hai ragione a dire che i lavori vengono letti più sul monitor che su carta, lascerei le cose così come stanno. In effetti, i lavori andrebbero letti con un visualizzatore di PDF in modalità libro (copertina compresa): in questo modo la resa estetica è massima, anche se (a meno che non si abbia un bellissimo iMac a 24 pollci…) si può essere costretti a qualche ingrandimento un po’ scomodo.
A presto,
L.
-
22 Settembre 2009 alle 7:30 #23263::
In effetti, i lavori andrebbero letti con un visualizzatore di PDF in modalità libro (copertina compresa)
ciao! potresti fare un esempio di software che ritieni adatto?
Ciao
PS: ho appena finito di leggere gli Elementi di Bringhurst, tenere in mano quel libro è come tenere in mano una scultura, è incredibilmente bello, per quanto il mio senso estetico possa apprezzare.
-
22 Settembre 2009 alle 9:29 #23264::
Non mi convince. I margini sono importanti, per dare alla pagina il giusto look and feel.
Sì sì sono d’accordo. Più che altro era per sapere cosa ne pensavi, perché sono quasi sicuro di aver letto da qualche parte che il oneside è particolarmente adatto ad una lettura su monitor.
Questo perché (credo) non c’è il continuo cambiare di allineamento quando si cambia pagina, come quando si stampa solo fronte un documento fronte retro.
A lungo andare gli occhi si stancano di più.Tant’è che mi sembra di aver addirittura visto su diversi siti web dei documenti pdf che venivano messi a disposizione in due formati differenti, uno per la lettura a schermo e uno per la stampa.
Comunque era solo una curiosità! Il fatto che me ne sia accorto dopo più di un anno di lettura dell’Arte significa che è solo una pignoleria 😀
Ciao ciao.
Fra
-
23 Settembre 2009 alle 5:47 #23265::
ciao! potresti fare un esempio di software che ritieni adatto?
Oddio, penso che ogni PDF-viewer abbia una modalità “libro” di visualizzazione: quella è la migliore, perché si apprezza appieno il design fronte-retro delle pagine. Certo, se si ha un monitor piccolo, possono essere necessari degli zoom e degli spostamenti per vedere tutto, e questo è indubbiamente un pochino scomodo.
Poi, in un Apple Center ho visto l’effetto che fa l’Arte su un iMac 24 pollici con Skim, e mi è piaciuto parecchio, ma questo penso che valga per ogni PDF… 😉
PS: ho appena finito di leggere gli Elementi di Bringhurst, tenere in mano quel libro è come tenere in mano una scultura, è incredibilmente bello, per quanto il mio senso estetico possa apprezzare.
Bellissimo, sì. Le note a margine, poi, sono dei piccoli capolavori.
[La modalità oneside è meglio su monitor] perché (credo) non c’è il continuo cambiare di allineamento quando si cambia pagina, come quando si stampa solo fronte un documento fronte retro. A lungo andare gli occhi si stancano di più.
Sì, potrebbe essere, anche se ritengo che la scomodità di gran lunga maggiore per un documento twoside su monitor piccolo sia rappresentata dagli scorrimenti di cui dicevo prima. Ma, ripeto, in questo caso preferisco dare la precedenza alla bellezza del design della pagina rispetto ai (piccoli!) vantaggi in termini di comodità che un’impaginazione oneside potrebbe portare.
Ciao,
L.
-
23 Settembre 2009 alle 7:24 #23266::
Ciao[Scrivo qui, perché il casus belli mi si presenta consultando l’Arte, ma probabilmente l’argomento è più di ampio respiro, e potrebbe forse meritarsi un topic a sé, se non fosse che il fourm ne è già “pieno” (e, ahimé, non trovo una soluzione aggiornata!).]
Su una versione dell’Arte di qualche tempo fa ti spingevi a suggerire un mirror più veloce di http://ftp.roma2. Oggi, quel suggerimento è sparito. Mi chiedevo: roma2 è tanto migliorato (ma non mi pare) da poterlo utilizzare senza attendere tempi geologici per un aggiornamento? Io, nel dubbio, ero solito usare dante, ma ultimamente tlmgr non mi accetta più il solito indirizzo. So che sul ctan c’è una lista dei server disponibili, ma forse è fin troppo lunga e scegliere alla cieca può non essere la soluzione migliore (io, d’istinto, dal nord italia andrei al server romano, ma poi si scopre che non ne vale la pena). Nel dubbio, ho “copiato” quanto suggerisce Enrico in questo post e ho scelto http://bo.mirror.garr.it/mirrors/CTAN/systems/texlive/tlnet/2008/ , ma vorrei chiedere a voi (e per questo forse il post poteva stare a sé); per rimanere sul post relativo all’Arte, invece, chiedo: è così conveniente non dare al lettore alcuna indicazione sussidiaria? O meglio, sarebbe così sconveniente consigliargli un mirror? Si tenga conto che l’arte è in continuo aggiornamento (fin troppo, mi scapperebbe da dire: se la si è scaricata la settimana scorsa, si potrebbe già avere per le mani una versione “vecchia”!), quindi leggendo un’indicazione lì si avrebbe la certezza quasi matematica di non incappare in un consiglio ormai fuori tempo (cosa che, invece, accade copiando da un post – se non si bada alla data in cui è stato spedito il messaggio – o da un sito – guit stesso non riporta a fondo pagina la dicitura “Ultimo aggiornameto: …” che, invece, secondo me è, molto utile)
Miseria quanto ho scritto! Scusate!
Grazie!
-
24 Settembre 2009 alle 5:50 #23267::
[Scrivo qui, perché il casus belli mi si presenta consultando l’Arte, ma probabilmente l’argomento è più di ampio respiro, e potrebbe forse meritarsi un topic a sé, se non fosse che il fourm ne è già “pieno” (e, ahimé, non trovo una soluzione aggiornata!).]
Su una versione dell’Arte di qualche tempo fa ti spingevi a suggerire un mirror più veloce di http://ftp.roma2. Oggi, quel suggerimento è sparito. Mi chiedevo: roma2 è tanto migliorato (ma non mi pare) da poterlo utilizzare senza attendere tempi geologici per un aggiornamento? Io, nel dubbio, ero solito usare dante, ma ultimamente tlmgr non mi accetta più il solito indirizzo. So che sul ctan c’è una lista dei server disponibili, ma forse è fin troppo lunga e scegliere alla cieca può non essere la soluzione migliore (io, d’istinto, dal nord italia andrei al server romano, ma poi si scopre che non ne vale la pena). Nel dubbio, ho “copiato” quanto suggerisce Enrico in questo post e ho scelto http://bo.mirror.garr.it/mirrors/CTAN/systems/texlive/tlnet/2008/ , ma vorrei chiedere a voi (e per questo forse il post poteva stare a sé); per rimanere sul post relativo all’Arte, invece, chiedo: è così conveniente non dare al lettore alcuna indicazione sussidiaria? O meglio, sarebbe così sconveniente consigliargli un mirror? Si tenga conto che l’arte è in continuo aggiornamento (fin troppo, mi scapperebbe da dire: se la si è scaricata la settimana scorsa, si potrebbe già avere per le mani una versione “vecchia”!), quindi leggendo un’indicazione lì si avrebbe la certezza quasi matematica di non incappare in un consiglio ormai fuori tempo (cosa che, invece, accade copiando da un post – se non si bada alla data in cui è stato spedito il messaggio – o da un sito – guit stesso non riporta a fondo pagina la dicitura “Ultimo aggiornameto: …” che, invece, secondo me è, molto utile)
Hai ragione, quel passo l’ho tolto per ragioni di semplicità: non volevo che il mio lettore principiante fosse aggredito da troppe informazioni. Fra l’altro, quel passo andava scritto meglio di com’era: dire “se necessario, puoi cambiare mirror”, senza spiegare come si fa in pratica, può dire poco, sopratutto a un principiante assoluto.
Mi sa che ci rimetto le mani.
Quanto agli aggiornamenti eccessivi all’Arte, aggiorno la guida ogni mese, ma questo non vuol dire che le vecchie versioni siano da buttare: vanno bene anche quelle. In questo modo, chi scarica (e magari stampa) l’ultima versione, ha per le mani una guida aggiornatissima. Chi invece ha scaricato (e stampato) la guida tempo fa, ha comunque un testo decente. Direi che ci guadagnano tutti i miei lettori.
L’unico problema può essere relativo ai riferimenti sul forum (“guarda l’Arte a pagina n” può diventare scorretto). Basta riferirsi all’Arte in un altro modo: un’indicazione come “usa il pacchetto xyz, spiegato a pagina n” rimane fruibile anche a distanza di tempo.
Ciao,
L.
-
1 Ottobre 2009 alle 5:44 #23268::
1. A pagina ix ho aggiunto, accanto all’indice generale (che, con le aggiunte che ho fatto man mano in questi ultimi mesi, è divenuto lungo ben cinque pagine), un breve indice degli argomenti (a tal fine ho usato il pacchetto shorttoc, come spiegato qui nei Complmenti, a pagina 53).2. A pagina 21 ho aggiunto un paragrafo “Il mio primo documento con LaTeX”. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato a scriverlo, in particolare Luca Piazza e Francesco Biccari, discutendone con me sul forum del GuIT.
3. A pagina 29,
Di seguito vengono elencate le principali classi standard di documento.
-
article si usa per scrivere articoli;
-
report serve per comporre relazioni contenenti diversi capitoli ed eventualmente dotate di un sommario;
-
book si usa per scrivere libri o tesi;
-
letter permette di scrivere lettere.
al posto di
Di seguito vengono elencate le principali classi standard di documento.
-
article è una classe progettata per scrivere articoli;;
-
report e book servono per comporre relazioni contenenti diversi capitoli, tesi e libri.
-
letter è progettata per scrivere lettere.
4. A pagina 30, ho aggiunto:
Si noti inoltre che nelle classi standard report e article l’ambiente abstract permette di scrivere il sommario. (I libri generalmente non hanno un sommario, ma eventualmente un apposito capitolo introduttivo. È questo il motivo per cui la classe book non ha alcun ambiente predefinito per il sommario.)
5. A pagina 34, il pacchetto consigliato per ripartire una tabelle su più pagine è longtable (e non più xtab).
6. A pagina 82, nel paragrafo sul pacchetto dcolumn, ho corretto il riferimento alla tabella 15. Inoltre, sempre a proposito di dcolumn, a pagina 190,
Per allineare i numeri alla virgola è preferibile usare il pacchetto (vedi il paragrafo 6.1.7 a pagina 81) dcolumn.
al posto di
Per allineare i numeri alla virgola è preferibile usare il pacchetto dcolumn.
7. Qualche altra finezza qua e là.
________
Vediamo di commentare i punti 3 e 4. Quando ho scritto quel passaggio dell’Arte, ritenevo che la classe report fosse un doppione sostanzialmente inutile della classe book. In effetti, scrivendo
`\documentclass[oneside,openany]{book}`
si ottiene lo stesso layout di
`\documentclass{report}`
In più, la classe book offre le preziose dichiarazioni \frontmatter, \mainmatter e \backmatter, assenti nella classe report.Tuttavia, la classe report un suo perché ce l’ha: per l’appunto, mette a disposizione l’ambiente abstract per scrivere il sommario. Questo ambiente non è definito nella classe book per ottime ragioni: i libri di solito non hanno un sommario, ma eventualmente un apposito capitolo introduttivo.
Ovviamente, se si usa la classe book e si ha proprio bisogno di un sommario, si può benissimo usare un \chapter* (o, al limite, ma molto meno bene, si può copiare la definizione dell’ambiente abstract da report.cls).
In conclusione, per lavori corposi (comprese le tesi) consiglio senz’altro la classe book. Consiglio invece la classe report per relazioni meno consistenti, con un abstract.
________Un’ultima osservazione. Con una certa frequenza, accade che quando sul forum viene posta una domanda che trova una risposta nell’Arte, alcuni forumisti indirizzino all’Arte chi ha fatto la domanda (“cerca nell’Arte, pagina xxx“). Mi fa piacere, naturalmente: ho scritto l’Arte (anche) per questo. Solo, dal momento che il lavoro è in continua evoluzione, può capitare che passando da una versione all’altra il numero di pagina cambi. Quindi, per favore, quando citate l’Arte, cercate di evitare una risposta che faccia riferimento al solo numero di pagina, ma menzionate anche il pacchetto o lo strumento richiesto. Per esempio, se un utente chiede come fare a inserire una nota dentro una tabella, non dite “la risposta alla tua domanda si trova a pagina 90 dell’Arte”, ma dite invece “puoi usare il pacchetto ctable (spiegato a pagina 90 dell’Arte)”. Così il riferimento sarà fruibile anche per il futuro.
A presto,
L.
-
-
1 Ottobre 2009 alle 10:26 #23269::
Caro Lorenzo,sicuramente avrai già discusso la questione approfonditamente ma voglio comunque provarci 🙂
Nella sezione 4.1.1, “La scrittura del sorgente”, mostri un sorgente dove carichi inputenc e dici che ne parlerai in futuro.
Nella sezione 4.3, “La struttura del file sorgente” lo mostri di nuovo ma stavolta senza commentare.
Nella sezione 4.5.8, “I pacchetti di uso più comune”, dai una breve spiegazione.Solo nella sezione 5.1.2, “Il pacchetto inputenc”, ne parli estensivamente ma dai per scontanto che bisogna per forza specificare la codifica di input in un documento.
Infine nella sezione B.1.1, “L’inserimento dei caratteri accentati”, fai passare per orrore il non usare inputenc.
Senza contare che dando per scontato che questo pacchetto vada sempre caricato non parli esplicitamente, cioè nella tabella 5.7, di come inserire l’accento grave.Anche se io ne avrei parlato proprio all’inizio della guida, comprendo che per un principiante è difficoltoso capire cos’è una codifica di input.
Tutto queste chiacchere per chiederti una cosa: perché non specificare da qualche parte (5.1.2) che la codifica accettata da LaTeX è ASCII e che se si scrive in inglese, oppure si vuole un codice più portabile, sarebbe meglio evitare di uscire dai 128 caratteri dell’ASCII?
Stesso discorso per un database BibTeX.Poi perché, non dico consigliare, ma almeno informare il lettore che il futuro non sarà certo latin1 ma l’utf8?
Del pacchetto inputenx che ne pensi invece?
Ciao ciao.
Fra
-
2 Ottobre 2009 alle 7:23 #23270::
Nella sezione 4.1.1, “La scrittura del sorgente”, mostri un sorgente dove carichi inputenc e dici che ne parlerai in futuro.
Nella sezione 4.3, “La struttura del file sorgente” lo mostri di nuovo ma stavolta senza commentare.
Nella sezione 4.5.8, “I pacchetti di uso più comune”, dai una breve spiegazione.Solo nella sezione 5.1.2, “Il pacchetto inputenc”, ne parli estensivamente ma dai per scontanto che bisogna per forza specificare la codifica di input in un documento.
Infine nella sezione B.1.1, “L’inserimento dei caratteri accentati”, fai passare per orrore il non usare inputenc.
Senza contare che dando per scontato che questo pacchetto vada sempre caricato non parli esplicitamente, cioè nella tabella 5.7, di come inserire l’accento grave.Anche se io ne avrei parlato proprio all’inizio della guida, comprendo che per un principiante è difficoltoso capire cos’è una codifica di input.
Le tue sono osservazioni valide, Francesco: vedrò di migliorare le cose nella prossima versione. Il fatto è che la guida è rivolta essenzialmente a utenti che scriveranno un documento in italiano, e in questo caso inputenc è (anche se non obbligatorio) decisamente consigliabile. Scrivere una cosa come
`Non se ne pu\‘o pi\‘u: in
realt\‘a, cos\‘{\i} facendo
il numero di caratteri da
battere \‘e triplo! Perch\’e
non usare direttamente
i caratteri accentati?`
è, se non orribile, almeno stupido.Certo, il discorso cambia quando si scrive in inglese. Lì inputenc è superfluo (un discorso analogo si può fare per babel). Questo sarà il caso di dirlo meglio.
Perché dici che non spiego come inserire l’accento grave? Sull’Arte la spiegazione c’è (un esempio con la lettera “o” si trova nella tabella 7 a pagina 61; cerca “accento” e la trovi subito).
Tutto queste chiacchere per chiederti una cosa: perché non specificare da qualche parte (5.1.2) che la codifica accettata da LaTeX è ASCII e che se si scrive in inglese, oppure si vuole un codice più portabile, sarebbe meglio evitare di uscire dai 128 caratteri dell’ASCII? Stesso discorso per un database BibTeX.
Che cosa significa in pratica “evitare di uscire dal 128 caratteri dell’ASCII”? Non lo so. 😳
Nell’attesa di una risposta (che sono sicuro non mancherà), mi pare che scegliendo la codifica latin1 si ottengano documenti portabili (anche da un OS all’altro).
Poi perché, non dico consigliare, ma almeno informare il lettore che il futuro non sarà certo latin1 ma l’utf8?
Oddio, nell’Arte si consiglia latin1 oppure, in alternativa, utf8. Ricordo un recente intervento di Enrico che spiegava le ragioni TeXniche per cui, per ora, latin1 è un po’ meglio di utf8. Su quello che avverrà non mi pronuncio. Come diceva Bohr, “è molto difficile fare previsioni, specialmente sul futuro”. 😉
Del pacchetto inputenx che ne pensi invece?
Ecco un’altra cosa che non conosco. 😳 Anche qui, aspetto lumi da parte vostra.
A presto,
L.
-
2 Ottobre 2009 alle 8:41 #23271::
Scrivere una cosa come […] è, se non orribile, almeno stupido.
D’accordissimo!
Certo, il discorso cambia quando si scrive in inglese. Lì inputenc è superfluo (un discorso analogo si può fare per babel). Questo sarà il caso di dirlo meglio.
Bene. In realtà proprio superfluo non è. Basti pensare all’inserimento di alcuni simboli che anche in inglese possono risultare utili come il simbolo dei gradi e pochissimi altri.
Perché dici che non spiego come inserire l’accento grave? Sull’Arte la spiegazione c’è (un esempio con la lettera “o” si trova nella tabella 7 a pagina 61; cerca “accento” e la trovi subito).
Mi sono espresso male, volevo dire che in quella tabella non mostri come farlo con i comandi di LaTeX. (In altre parti del testo però lo mostri.)
A volte può tornare utile saperlo e poi è per la completezza della guida.Che cosa significa in pratica “evitare di uscire dal 128 caratteri dell’ASCII”? Non lo so.
La codifica ASCII rappresenta 128 simboli. Per “evitare di uscire dai 128 caratteri dell’ASCII” intendevo solo “evitare di usare altre codifiche”.
Nota informativa: i primi 128 caratteri dell’uf8, del latin 1 e di molte altre cofiche sono gli stessi dell’ASCII e sono rappresentati con la stessa sequenza di bit dell’ASCII.
Ecco spiegata la portabilità, anche se un utente non sa cosa sia una codifica dei caratteri potrà aprire senza problemi un file con qualsiasi editor (che tanto userà di default o il latin1 o l’utf8)Oddio, nell’Arte si consiglia latin1 oppure, in alternativa, utf8. Ricordo un recente intervento di Enrico che spiegava le ragioni TeXniche per cui, per ora, latin1 è un po’ meglio di utf8.
Enrico ha, ovviamente, ragione. Infatti non dicevo di consigliarlo (ad esempio TeXniccenter non supporta ancora utf8…!) ma di suggerire solo che il futuro sarà utf8, e che per ora è meglio usare latin 1.
Ecco un’altra cosa che non conosco. Anche qui, aspetto lumi da parte vostra.
Heiko Oberdiek dice: “This package provides input encodings using standard mappings and covers nearly all slots.Thus it serves as more up to date replacement for package
inputenc.”
A dir la verità non credo ci siano fondamentali differenze con inputenc, a parte qualche nome diverso, però, dato l’autore, mi chiedevo se veramente era il caso di cominciare ad usare questo pacchetto al posto di inputenc. Però aspettiamo il parere di Enrico.Grazie (della pazienza)!
Ciao ciao.
Fra
-
2 Ottobre 2009 alle 8:57 #23272::
Mi sono espresso male, volevo dire che in quella tabella non mostri come farlo con i comandi di LaTeX. (In altre parti del testo però lo mostri.)
A volte può tornare utile saperlo e poi è per la completezza della guida.Continuo a non capire, Francesco. Prima riga, seconda colonna della tabella:
`\’o`
con di fianco il risultato:ó
Ovviamente, per inserire una “e” con accento grave, l’utente userà l’apposito carattere direttamente da tastiera.
La codifica ASCII rappresenta 128 simboli. Per “evitare di uscire dai 128 caratteri dell’ASCII” intendevo solo “evitare di usare altre codifiche”.
“Altre” rispetto all’ASCII, dici? E che altre codifiche potrebbe usare, un utente? Cioè, un utente che usa un editor per LaTeX, che scrive il suo documento (diciamo pure con la codifica latin1 o utf8), che caratteri devi evitare? Ovvero, potresti farmi esempi di caratteri che non fanno parte dei 128 ammessi, e di come l’utente potrebbe trovarsi (magari inavvertitamente) ad inserirli nel suo documento (mandandone a pallino la portabilità)?
Enrico ha, ovviamente, ragione. Infatti non dicevo di consigliarlo (ad esempio TeXniccenter non supporta ancora utf8…!) ma di suggerire solo che il futuro sarà utf8, e che per ora è meglio usare latin 1.
Uhm… magari potrei inserire una frase più dubitativa, qualcosa come “per ora la codifica migliore è la latin1, anche se, in futuro, le cose potrebbero cambiare”. Ci penso.
Però aspettiamo il parere di Enrico.
Parole sante!
Grazie (della pazienza)!
Grazie a te della tua pazienza.
A presto,
L.
-
2 Ottobre 2009 alle 9:13 #23273::
Continuo a non capire
Ma la o con l’accento grave non è ” ò ” ?
Mi riferivo alla prima cella della tabella.“Altre” rispetto all’ASCII, dici? E che altre codifiche potrebbe usare, un utente? Cioè, un utente che usa un editor per LaTeX, che scrive il suo documento (diciamo pure con la codifica latin1 o utf8), che caratteri devi evitare? Ovvero, potresti farmi esempi di caratteri che non fanno parte dei 128 ammessi, e di come l’utente potrebbe trovarsi (magari inavvertitamente) ad inserirli nel suo documento (mandandone a pallino la portabilità)?
No no aspetta Lorenzo!
Volevo dire una cosa semplicissima nel mio post originale: se uno scrive in inglese è bene non caricare inputenc.Così facendo il sorgente deve essere in ASCII (niente lettere accentate, niente simbolo dei gradi, ecc…).
Se invece una persona scrive in una lingua diversa è bene usare latin1 e in futuro utf8.
In questo modo potranno inserire tutti i caratteri precedenti più altri.
Non c’era nulla di speciale nelle mie parole iniziali, solo un altro modo per dire la stessa cosa: cioè che in inglese non conviene usare inputenc. Il gioco non vale la candela.Non ho mai brillato per le mie capacità di sintesi! 😛
Ciao ciao.
Fra
-
2 Ottobre 2009 alle 9:28 #23274::
Ma la o con l’accento grave non è ” ò ” ?
Mi riferivo alla prima cella della tabella.Che sciocco che sono! 😳 Hai proprio ragione, il comando per inserire l’accento grave non l’ho messo. Motivo: per inserire una “o” con l’accento grave, l’utente non userà mai backslash seguito da virgoletta aperta e da “o”,
`\`o`
ma scriverà direttamente la “ò” la tastiera (caricando inputenc, va senza dire). Lo stesso vale per le altre vocali, ovvio. Per completezza (mi stai dicendo), sarebbe però il caso di aggiungerlo, anche se probabilmente l’utente non userà mai quel comando. Oddio, magari esiste una lingua in cui ci sono consonanti con l’accento grave, e lì la combinazione funzionerebbe lo stesso:
`\`w`
In questo caso, l’utente potrebbe usarla. Più probabilmente, l’utente potrebbe trovarsi a scrivere in italiano con una tastiera americana, ed ecco allora un altro caso in cui la sequenza tornerebbe comoda. Sì, un accenno alla cosa, nella prossima versione dell’Arte, lo farò.Volevo dire una cosa semplicissima nel mio post originale: se uno scrive in inglese è bene non caricare inputenc. […] cioè che in inglese non conviene usare inputenc. Il gioco non vale la candela.
Mah, può darsi. Se dovessi scrivere un documento solo in inglese, inputenc (e babel) probabilmente non li caricherei. Io direi però che sarebbero superflui, non dannosi.
Vediamo che cosa dice Enrico!
Grazie mille,
L.
-
2 Ottobre 2009 alle 9:38 #23275
-
2 Ottobre 2009 alle 9:42 #23276
-
3 Ottobre 2009 alle 5:40 #23277
-
3 Ottobre 2009 alle 9:02 #23278::
[quote]Čebyčev’s inequality is equivalent to Gödel’s theorem
potrebbe (:?: :)) essere il titolo di un articolo.
Esplicitamente (se capisco bene, ma per favore correggimi se sbaglio): il pacchetto inputenc può essere utile anche quando si scrive in inglese.[/quote]
Già. Ma sempre con le solite limitazioni: se si scrive in collaborazione e si hanno macchine diverse, è bene stare molto attenti alla codifica scelta.Ciao
Enrico
-
28 Ottobre 2009 alle 19:50 #23279::
Buonasera.
In riferimento al paragrafo “Installare manualmente un pacchetto” di pag.34:
uso texlive 2008 su win xp
ho scritto un pacchetto personale e vorrei metterlo nell’albero locale, quindi in
`C:\Programmi\texlive\texmf-local\tex\latex\local`A questo punto, latex non conosce ancora il mio pacchetto (LaTeX Errror: file bigfig.sty not found)
Dalle mie (poche) reminiscenze del mondo linux, apro la linea di comando e do
`texhash`ecco, ora funziona.
Com’è? Sbaglio qualcosa nel seguire il suddetto paragrafo della guida, oppure nella guida manca qualcosa?
A presto
-
28 Ottobre 2009 alle 20:19 #23280::
In realtà, posso rispondermi da solo, o, meglio, citare la risposta direttamente da http://www.guit.sssup.it/installazione/pacchetti.phpInfatti, nella guida si parla di albero personale, mentre io metto il pacchetto nell’albero locale: nel caso dell’albero locale (e di quello principale) è necessario aggiornare il database con
`mktexlsr`
(che, penso, sia equivalente a texhash).Scusate il messaggio improprio…
-
29 Ottobre 2009 alle 7:00 #23281::
In realtà, posso rispondermi da solo, o, meglio, citare la risposta direttamente da http://www.guit.sssup.it/installazione/pacchetti.php
Infatti, nella guida si parla di albero personale, mentre io metto il pacchetto nell’albero locale: nel caso dell’albero locale (e di quello principale) è necessario aggiornare il database con
`mktexlsr`
(che, penso, sia equivalente a texhash).Scusate il messaggio improprio…
No, il messaggio non è per niente improprio. Nella guida parlo appunto dell’albero personale proprio perché non richede alcun aggiornamento del database (a proposito, texhash è solo un alias, il programma è mktexlsr).
In definitiva, credo che un utente “normale” dovrebbe toccare solo l’albero personale, lasciando stare gli altri. Tu che ne dici?
Colgo l’occasione per comunicare che, per la prima volta da quando l’ho scritta, questo mese l’Arte non verrà aggiornata (lo stesso vale per l’Iimpaziente). Sto lavorando con Tommaso a una revisione dell’intero documento, con l’obiettivo di perfezionarne l’italiano. Quindi ci fa comodo avere una versione “stabile” su cui lavorare. Per il prossimo aggiornamento, ne riparleremo a Natale (almeno, lo spero!). Naturalmente, continuate pure a inviarmi le vostre osservazioni: apporterò le modifiche tutte insieme, nella prossima versione.
Ciao,
L.
-
29 Ottobre 2009 alle 22:38 #23282::
In definitiva, credo che un utente “normale” dovrebbe toccare solo l’albero personale, lasciando stare gli altri. Tu che ne dici?
Se non sbaglio, la versione attuale di quel paragrafo era stata ragionata in questo messaggio: http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=5933
Sia in linea di principio, sia all’atto pratico, mi trovo sostanzialmente d’accordo con quanto descrivi nell’Arte: uno dei (pochi) casi in cui l’utente “installa” manualmente un pacchetto si verifica quando il pacchetto l’ha scritto lui stesso, e allora metterlo nell’albero personale gli farà poca differenza rispetto al metterlo nell’albero locale (l’albero principale, invece, si sa, è meglio non toccarlo), con l’indiscusso vantaggio di non dover aggiornare la base di dati dalla linea di comando. Allora, va benissimo che venga indicato come agire sull’albero personale e che (in nota) venga accennata l’esistenza degli altri due alberi con un riferimento alla pagina di documentazione, per cultura personale.
Mi soffermo però sulle indicazioni date circa l’agire sull’albero personale.
Nell’Arte è nettissima la distinzione MikTeX = Windows, TeXLive = Linux.
Io non mi ritengo assolutamente un utente avanzato, eppure ho TeXLive su Windows. Ancora, e parlo per esperienza personale, avendolo testato su inconsapevoli cavie, installare TeXLive su Windows Vista (che ha un modo tutto suo di gestire i privilegi di amministratore) tramite interfaccia testuale (la ‘bestia nera’ per un utente win) è veramente alla portata di tutti (o per lo meno alla portata di chiunque voglia, non appena installata una distribuzione LaTeX, incominciare a comporre documenti).
Allora, ciò che nella guida è, a mio modestissimo parere, ‘incompleto’ è l’elenco puntato di pagina 34: se uso texlive su win, come faccio a sapere dov’è l’albero personale?!?
Certo, le indicazioni sono congruenti a tutto il resto del capitolo, in cui la possibilità texlive + win non è contemplata, ma nella vita reale io sono un utente LaTeX, sono poco più che un principiante, consulto l’Arte quotidianamente ma non vi trovo risposta all’esigenza di posizionare un pacchetto “where LaTeX can find it”.Insomma, io sono del parere (ma se ne era già parlato) che suddividere le distribuzioni LaTeX per sistemi operativi stia un po’ stretta sia a TeXLive (che su win funziona egregiamente) sia a MikTeX (che sta pian piano muovendo alla conquista del mondo Linux, con i tools multipiattaforma) – l’unico a vivere nel suo universo felice è l’utente Mac, che ha il suo bel MacTeX e vive sereno.
Infine, aggiungo ancora una volta che, secondo me, è decisamente opportuno mettere in guardia in maniera esplicita l’utente italiano dalla proverbiale lentezza del mirror roma2.
A presto
GG
-
30 Ottobre 2009 alle 8:26 #23283::
Allora, va benissimo che venga indicato come agire sull’albero personale e che (in nota) venga accennata l’esistenza degli altri due alberi con un riferimento alla pagina di documentazione, per cultura personale.
Proprio così, questa è la conclusione cui, in omaggio al principio di semplicità, sono approdato dopo una lunga riflessione.
Nell’Arte è nettissima la distinzione MikTeX = Windows, TeXLive = Linux. Io non mi ritengo assolutamente un utente avanzato, eppure ho TeXLive su Windows. Ancora, e parlo per esperienza personale, avendolo testato su inconsapevoli cavie, installare TeXLive su Windows Vista (che ha un modo tutto suo di gestire i privilegi di amministratore) tramite interfaccia testuale (la ‘bestia nera’ per un utente win) è veramente alla portata di tutti (o per lo meno alla portata di chiunque voglia, non appena installata una distribuzione LaTeX, incominciare a comporre documenti).
Ho qualche riserva sul fatto che installare un programma via interfaccia testuale sia davvero una cosa che metta a proprio agio qualunque utente di Windows. Tieni presente che il mio lettore ideale è il principiante assoluto. E questo non è limitante: se una cosa è chiara per un principiante, a maggior ragione lo sarà per un esperto (mentre il viceversa naturalmente non vale). Ma qui le cose cambiano in fretta: sperabilmente, la procedura di installazione delle diverse distribuzioni di LaTeX nelle varie piattaforme converge(rà) verso la semplicità. Francamente, aspetterei il momento in cui la TeX Live per Windows sarà installabile via doppio clic. Anzi, visto che sei usi quella distribuzione, ti prego di tenermi informato!
Allora, ciò che nella guida è, a mio modestissimo parere, ‘incompleto’ è l’elenco puntato di pagina 34: se uso texlive su win, come faccio a sapere dov’è l’albero personale?!?
D’accordissimo su questo. Ricordo di aver lanciato qualche mese fa un appello agli utenti della TeX Live su Windows per integrare quel passo, ma non ho ricevuto risposta. Come sopra: se sai fornirmi indicazioni, le inserisco nella prossima versione.
Insomma, io sono del parere (ma se ne era già parlato) che suddividere le distribuzioni LaTeX per sistemi operativi stia un po’ stretta sia a TeXLive (che su win funziona egregiamente) sia a MikTeX (che sta pian piano muovendo alla conquista del mondo Linux, con i tools multipiattaforma) – l’unico a vivere nel suo universo felice è l’utente Mac, che ha il suo bel MacTeX e vive sereno.
Continuo a pensare che sia bene strutturare per OS. Così un utente, poniamo di Mac, salta le parti relative a Windows e Linux (che non gli interessano minimamente) e legge solo quello che lo riguarda.
Infine, aggiungo ancora una volta che, secondo me, è decisamente opportuno mettere in guardia in maniera esplicita l’utente italiano dalla proverbiale lentezza del mirror roma2.
Sono proprio sbadato in modo imperdonabile. Mi ripropongo di farlo, ma lo dimentico sempre. 😳 Nella prossima versione prometto di rimediare. Intanto scusami!
Ciao,
L.
-
1 Dicembre 2009 alle 18:41 #23284::
Carissimi, nella mailing list dei membri del GuIT è comparso un messaggio ineterssante, scritto da Lucio Crusca. Poiché l’argomento di discussione è (anche) l’Arte, lo riporto qui, con la mia risposta.Sto imparando quel che mi serve di LaTeX e vorrei qui amichevolmente contraddire quanto scritto dal buon Pantieri (che non so se legga questa lista, ad ogni modo è in CC) su ArteLaTeX:
Leggenda: LaTeX è troppo difficile
Questa frase si è sentita dire da fisici in grado di dividere gli atomi, da matematici che sanno dimostrare la trascendenza di pi greco, da uomini d’affari che sanno leggere un foglio di bilancio, da storici che hanno compreso la politica bizantina e da linguisti che sanno decifrare la scrittura “lineare B”. La maggior parte delle persone comprende LaTeX
più o meno in venti minuti. Non è una materia “spaziale”.Bene, io sto studiando LaTeX da più di un mese, circa un paio d’ore al giorno. Sebbene abbia compreso fin dall’inizio, in meno di 20 minuti, alcune regole di base della sintassi di LaTeX, questo non è bastato per essere produttivo su LaTeX. Posso dire che ho trovato meno difficoltà nell’imparare qualsiasi altro linguaggio di programmazione, perl incluso.
Cosa potrà mai avere LaTeX di più difficile rispetto alla divisione degli atomi, alla trascendenza di pi greco, ai fogli di bilancio, alla politica bizantina, alla scrittura lineare B e al linguaggio perl?
Ci ho pensato un po’ prima di capirlo. LaTeX forse è semplicissimo, ma è illogico. O forse le varie guide per principianti, invece di spiegare la logica di LaTeX, si preoccupano di dare un sacco di nozioni da imparare a memoria senza capirne il perché. In questo modo diventa difficilissimo usare LaTeX fino a quando non si conosce a memoria un buon numero di pacchetti, relative opzioni, un po’ di macro e trucchetti vari.
Facciamo un esempio: polygon e polygon*. Qual è la differenza? Il secondo riempie il poligono. Ora parliamo di chapter e chapter*. Qual è la differenza in questo caso? Il secondo fa in modo che certe informazioni non compaiano. Impossibile trovare un nesso logico fra i due usi dell’asterisco. Come fare a ricordarselo allora? O si conosce la funzione precisa di quell’asterisco e il perché esista una forma asteriscata piuttosto che un nuovo comando (esempio perché non \filledpolygon?), oppure lo si studia a memoria.
Va da sé che le guide per principianti il perché, se esiste, non te lo spiegano, quindi i principianti si trovano ad imparare a memoria. Perché non te lo spiegano? Perché, ammettendo che una ragione esista, questa sarà talmente contorta che è meglio non spiegarla ad un principiante (immagino). Conseguenza? I principianti trovano LaTeX difficile. Spaccare un atomo è più facile? Probabilmente no, ma è più logico, quindi una volta imparato lo si ricorda senza dover necessariamente spaccare due etti di atomi al giorno per restare in allenamento.
Ovviamente il tutto IMHO. Non mi aspetto che siate d’accordo, se lo siete tanto meglio, diversamente volevo solo far sapere come si sente un principiante di fronte a LaTeX e il perché venga spontaneo dire che LaTeX è difficile. Magari qualcuno prenderà questo punto di vista come ispirazione per una nuova guida per principianti. Magari, se e quando sarò un esperto di LaTeX, una guida che parta dal perché la scriverò io…
Poiché la mailing list la leggo eccome e hai citato espressamente quel passo dell’Arte, penso che tu abbia diritto a una spiegazione.
1. Gran parte di quello che scrivi non è confutabile: scrivi che hai trovato LaTeX difficile, che non ti è bastato dedicare due ore al giorno per un mese per essere produttivo, che hai trovato più facile qualsiasi altro linguaggio di programmazione.
Questa è la tua esperienza, e nessuno può controbattere, su questo. Certo, esistono anche (per fortuna!) anche altri utenti che hanno avuto con LaTeX un’esperienza diversa, ma per te è stato così. Ed è importante. Fra l’altro, non credo che esista una definizione universalmente valida di “facile”. Fare dieci palleggi consecutivi con un pallone è facile o difficile?
2. Scrivi che LaTeX è “illogico”: il nome di alcuni comandi, osservi, non è intutivo, tocca impararli a memoria. Su questo non sono proprio d’accordo. Capire che cosa facciano comandi come \chapter o \section o \tableofcontents o \listoffigures o \today o \dots o \pagebreak (potrei andare avanti a lungo….) è immediato, il loro uso anche, ricordarli a memoria non richiede un grandissimo sforzo.
Leggermente meno immediato è capire che cosa facciano altri comandi e ambienti (magari quelli ad hoc per le tabelle), ma non è detto che servano sempre. E poi, se servono, avere sotto mano una guida di base aiuta a risolvere molti problemi…
3. Dici che “è difficilissimo usare LaTeX fino a quando non si conosce a memoria un buon numero di pacchetti, relative opzioni, un po’ di macro e trucchetti vari”. Non direi. I pacchetti servono per risolvere problemi specifici, non bisogna conoscerli tutti.
Tieni presente che in un documento “normale” servono di solito pochi comandi “standard” (\section, \tableofcontents, …), e pochissimi pacchetti (babel, inputenc e fontenc sono sufficienti per un uso minimo). A questi si aggiungeranno, di volta in volta, comandi e pacchetti specifici del proprio documento (se si scrive un articolo con molte tabelle, si useranno i comandi di booktabs, per esempio; ma se il proprio documento non contiene tabelle, booktabs non serve). Eccetera.
4. Le guide di base, dici, “si preoccupano di dare un sacco di nozioni da imparare a memoria senza capirne il perché”. Spero di no! Nell’Arte cerco sempre di motivare quello che spiego: comandi, ambienti e pacchetti non sono altro che soluzioni a specifici problemi di scrittura. Una volta focalizzati i problemi, la guida spiega come usare le relative soluzioni. La guida si rivolge a tutti gli utenti, ma non c’è nessun utente che deve affrontare contemporaneamente tutti i problemi tipografici.
5. “Una nuova guida per principianti”? E perché no? Non credo che esista (né che esisterà mai, del resto) la “guida perfetta a LaTeX”. LaTeX è un mare magnum: una guida è sempre frutto di compromessi. Comunque, se ti interessa una guida più compatta dell’Arte, c’è anche “LaTeX per l’Impaziente” (cerca sul mio sito).
6. In ogni caso, quel passo “Leggenda: LaTeX è troppo difficile” non voleva dire che LaTeX è facile (o addirittura facilissimo). Volevo semplicemente dire che LaTeX non è (poi) troppo difficile (anche se è di certo più difficile di Word, almeno all’inizio!). Visto che sto lavorando a una revisione profonda della guida, probabilmente quel passo lo ritoccherò, tenendo conto di questa tua osservazione.
A presto,
L.
-
1 Dicembre 2009 alle 19:08 #23285::
Devo dire la mia. A prescindere dalla qualità delle guide (che trovo ottime), ringrazio Dio che ci sono, altrimenti LaTeX sarebbe per me veramente difficile.
LaTeX è un linguaggio di programmazione, in quanto tale, ciò di cui necessita un neofiTeX e ciò che dovrebbe essere scritto nelle guide è:-
sapere la struttura del sorgente che deve essere compilato;
-
un minimo di sintassi e semantica dei comandi
-
esempi minimali;
-
tanta fantasia:questa deve essere una dote intrinseca dell’utente.
E’ chiaro che chi usa LaTeX nella sua forma finale e “globale” (cioè da utente) alcuni comandi deve ricordarli, ma in informatica si sà,in genere il nome di un comando ne giustifica il significato, quindi tanto difficile non è. Se poi si capita davanti ad un chapter* o tabular* e si vuole conoscere la storia di quell’asterisco, bisogna armarsi di tanta volontà e scendere ad un livello più “locale”.
Premesso ciò, ancora una volta mi sento di ringraziare Lorenzo (e compagnia bella) per i suoi articoli e per tutto il tempo che dedica alla loro stesura.
-
-
1 Dicembre 2009 alle 23:58 #23286::
Carissimi,
Lorenzo dice una cosa importantissima: una cosa è facile o difficile per una data persona, non è facile o difficile per tutti.
Lucio sta cercando di imparare LaTeX leggendo tutto quello che può leggere; se vuole leggere cose più difficili dell’arte di Lorenzo può consultare L’introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX (vedi sito GuIT).
Sono due approcci diversi, forse complementari, una persona può trovarsi meglio con uno dei due testi, un’altra con l’altro testo.Il fatto è, a mio parere, che LaTeX non è né facile né difficile: è complesso. Lo è perché richiede innanzi tutto un approccio diverso al modo di scrivere: pesare al contenuto, senza pensare alla forma, come invece si fa quando si usa Word o OpenOffice.Questi ti permettono di scrivere subito una lettera commerciale senza sapere nulal di composizione; si usano anche come semplici macchine da scrivere; quando vuoi fare qualcosina di meglio, bisogna che ti metti a leggere la documentazione, che più sovente di quanto si immagini è incomprensibile, e lo è maggiormente in italiano, al punto che io preferisco leggerla in inglese…
Lucio, invece, cerca alle sue prime armi di occuparsi della forma; Il suo problema del crop impostato sulla mailing list e sul forum (sezione TeX e LaTeX) è un problema difficile, ma lui si è scontrato subito con un problema difficile, perché si occupa anche di stampare professionalmente creando le imposizioni sui fogli che formeranno le segnature.
L’altro problema che ha proposto alla mailing list è un problema di disegno grafico della pagina. Altro problema difficile, che non tutti i LaTeXiani anche esperti hanno difficoltà a risolvere; non esistono soluzioni precostituite in pacchetti già pronti. Ma anche il disegno grafico è una cosa difficile, e quindi è difficile trovare delle soluzioni facili a problemi difficili.
Lucio espone la sua idea di comandi incoerenti in LaTeX; Ha ragione: l’asterisco appeso a molti comandi ne cambia il significato in modo incoerente, vale a dire che non produce lo stesso effetto qualunque sia il comando a cui viene appeso. Ha ragione, non ci avevo mai pensato. Ma ho sempre trovato importante leggere la documentazione di ciascun pacchetto e quindi so che \polygon e \polygon* del pacchetto pict2e si comportano come \circle e \circle* (quindi sono coerenti nell’uso dell’asterisco), ma quando scrivo \chapter e \chapter* ho un comportamanto dell’asterisco diverso, per altro spiegato benissimo nel manuale di Lamport, e in tutte le guide dalla ShortGuide a LaTeX per l’impaziente, eccetera. e per gli ambienti? table e table* sono due cose diverse che richiedono anche due sintassi diverse. L’incoerenza cresce ancora, ma è tutto spiegato nelle guide. D’altra parte è logico che funzionando come interruttore logico (asterisco presente, asterisco assente) l’asterisco cambi una sola proprietà del comando: se ci riferiamo ad un comando di disegno, l’asterisco cambia una proprietà grafica; se ci riferiamo ad un ambiente di sezionamento, l’asterisco inverte una proprietà di numerazione ed indicizzazione; se ci riferiamo ad un ambiente per comporre oggetti flottanti, l’asterisco cambia la propietà relativa a quale giustezza fa riferimento quando si compone a due colonne(una colonna o testo completo?) Se uno entra nella logica giusta, l’asterisco non è più incoerente e la memoria non è più un fattore determinante.
Ma la complessità di LaTeX è dovuta anche al fatto che le sue componenti, migliaia di contributi di autori con background di programmazione da elevato a nullo, sono tutte open source; l’incoerenza è quindi in un certo senso naturale, e sarebbe troppo difficile avere un coordinatore a livello mondiale che si occupi di rendere coerenti tutti i pacchetti. Io stesso ho molto peccato in questo senso, sia per la presunzione di caricare su CTAN miei pacchetti che ritengo utili, ma di cui non ho controllato il corretto funzionamento insieme a tutti gli altri pacchetti esistenti, sia per la mia povertà di arte programmatoria.
Un aspetto che io non ho rispettato è stato quello di usare un “name space” particolare; risultato: alcuni miei comandi sono in conflitto non solo con comandi di altri pacchetti, ma anche con alcuni comandi base del linguaggio TeX.
Come fa allora un principiante a imparare LaTeX? deve andare per gradi e non affrontare problemi difficili prima di aver imparato a risolvere problemi facili. Non serve a leggere un manuale, anche solo di una cinquantina di pagine, e poi pensare di conoscere tutta la complessità di LaTeX. Anche in un simile manuale si affrontano prima i problemi della composizione del testo, poi quelli della matematica , poi quelli della creazione di nuove macro, poi il disegno grafico, Quest’ultimo, per altro è raramente trattato, perché richiede una professionalità molto elevata, per non fare le porcherie che si possono fare tanto facilmente con i word processor. Ma si possono leggere le documentazioni di quei pacchetti che consentono di alterare il disegno della pagina o di creare disegni particolari (vedi per esempio il pacchetto geometry, o le classi memoir e quelle della collezione komaSCR). Non consentiranno di fare tutto, ma consentono di fare molto, e, grazie ai loro vincoli, consentono di non fare cose troppo brutte.
Per chi mi legge: uso LaTeX dal 1986; il mio primo uso, prima ancora di scrivere un qualunque documento, è stato quello di modificare le testatine della classe book. In retrospettiva ritengo di avere fatto un grosso errore ad affrontare un problema così difficile, prima di avere composto alcuni documenti degni di questo nome.
-
2 Dicembre 2009 alle 8:45 #23287::
Per la mia esperienza la cosa più problematica di LaTeX non è imparare il linguaggio.
Con un po’ di pazienza e con l’aiuto della documentazione e del forum, si riesce quasi sempre ad ottenere un ottimo risultato.
Nel mio percorso ho spesso lasciato a momenti successivi i problemi più complessi, adottando quindi una strategia di cui si è parlato in mailing list, ovvero quella di avvicinarsi a LaTeX con documenti semplici, per poi migliorare le soluzioni rendendole più flessibili e/o migliori dal punto di vista compositivo.La vera difficoltà è, a mio avviso, la notevole mole di lavoro da svolgere per giungere al risultato desiderato, ovvero niente altro che la produttività dell’autore, che dipende esclusivamente dalla qualità del linguaggio.
Tanto più il linguaggio è coerente, flessibile, consistente, ben documentato, tanto minori saranno le risorse necessarie per raggiungere il risultato.
E’ in questa ottica che ho sviluppato nuovi ambienti e comandi LaTeX, e che mi sto interessando a ConTeXt, ed anche che sono molto sensibile alle parole LaTeX3 o luatex.
Nel prossimo futuro dovrebbero affermarsi nuovi potenti strumenti di tipografia asincrona!!!Nel mio caso particolare,
LaTeX svolge un compito in ambito professionale per produrre lettere, fax, relazioni tecniche, e fascicoli di calcolo. Dunque mi scontro (volentieri) con la risorsa più preziosa in assoluto: il tempo.
Se utilizzando Word il documento viene redatto in un tempo T mentre con LaTeX occorre un tempo diciamo 3T, e se la scadenza di consegna è molto vicina, la conclusione è naturalmente abbandonare LaTeX.
Dunque il vero nocciolo della questione è: la qualità tipografica del testo, delle formule matematiche, delle tabelle ecc e la qualità dei contenuti (credo che LaTeX induca l’autore a migliorare il contenuto stesso) in generale la qualità del documento, quanto conta?Solamente un linguaggio evoluto può far si che aumenti la qualità dei documenti prodotti in un ambito professionale dove molto spesso la risposta alla domanda precedente è : poco!!!
Un saluto.
-
22 Dicembre 2009 alle 16:15 #23288
-
22 Dicembre 2009 alle 17:49 #23289::
Non so se è un’errore, ma nella galleria degli orrori segnala un modo di comporre gli insiemi numerici diverso, rispetto alla sezione sulla matematica…
Ho appena contrtollato, e il modo suggerito per inserire i simboli degli insiemi è lo stesso:
`\newcommand{\numberset}{\mathbb}
\newcommand{\N}{\numberset{N}}
\newcommand{\R}{\numberset{R}`
Sbaglio?Ciao,
L.
-
22 Dicembre 2009 alle 18:08 #23290::
Non so se è un’errore, ma nella galleria degli orrori segnala un modo di comporre gli insiemi numerici diverso, rispetto alla sezione sulla matematica…
Ho appena contrtollato, e il modo suggerito per inserire i simboli degli insiemi è lo stesso:
`\newcommand{\numberset}{\mathbb}
\newcommand{\N}{\numberset{N}}
\newcommand{\R}{\numberset{R}`
Sbaglio?Ciao,
L.Io ho utilizzato questi comandi:
\newcommand{\N{\ensuremath{\mathbb{N}}}
\newcommand{\R}{\ensuremath{\mathbb{R}}}che mi danno un buon output…
Va bene anche così?
-
22 Dicembre 2009 alle 18:34 #23291::
Io ho utilizzato questi comandi:
`\newcommand{\N{\ensuremath{\mathbb{N}}}
\newcommand{\R}{\ensuremath{\mathbb{R}}}
`che mi danno un buon output…
Va bene anche così?Rispetto ai tuoi, i comandi che sono proposti nell’Arte hanno questo vantaggio: se è necessario, è possibile cambiare il font di tutti gli insiemi numerici con un’unica modifica.
Ciao,
L.
-
22 Dicembre 2009 alle 18:42 #23292::
Io ho utilizzato questi comandi:
`\newcommand{\N{\ensuremath{\mathbb{N}}}
\newcommand{\R}{\ensuremath{\mathbb{R}}}
`che mi danno un buon output…
Va bene anche così?Rispetto ai tuoi, i comandi che sono proposti nell’Arte hanno questo vantaggio: se è necessario, è possibile cambiare il font di tutti gli insiemi numerici con un’unica modifica.
Ciao,
L.Ok, grazie mille!
PS: non so se hai letto la mia ultima domanda nel topic relativo ad overfull e underfull … mi fai sapere cosa ne pensi, gentilmente?
Grazie ancora!
-
22 Dicembre 2009 alle 19:47 #23293
-
22 Dicembre 2009 alle 20:06 #23294::
Leggo all’inizio della sezione 7.2.5: “I simboli degli insiemi numerici si ottengono con \mathbb…”
Questa affermazione non è in contraddizione con quanto viene subito dopo: il risultato tipografico è lo stesso, ma l’uso delle definizioni nel preambolo ha, in più, il vantaggio di poter cambiare notazione con un’unica modifica.
I simboli degli insiemi numerici si ottengono con \mathbb. […] Conviene scrivere nel preambolo le seguenti definizioni:
`\newcommand{\numberset}{\mathbb}
\newcommand{\N}{\numberset{N}}
\newcommand{\R}{\numberset{R}}
`
In questo modo, basta scrivere \N per avere N ed è possibile cambiare notazione con un’unica modifica.In definitiva, o scrivi ogni volta \mathbb{N} e \mathbb{R}, oppure scrivi \N e \R, con il vantaggio di cui sopra.
Ciao (e grazie per l’attenzione che riservi all’Arte!),
L.
-
22 Dicembre 2009 alle 20:21 #23295
-
-
AutoreRisposte
- Devi essere connesso per rispondere a questo topic.