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egreg9.
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CreatoreTopic
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29 Maggio 2011 alle 9:45 #59368::
ciao a tutti. oggi ho iniziato a scrivere la tesina di maturità’ e ho un problema: ho iniziato scrivendo il capitolo 3 e, successivamente, una section e varie subsection.
alla section 3.3 ho iniziato un nuovo “foglio” e qui c’e il primo problema: in pratica, in alto nel foglio, c’e una linea continua di layout e sopra di essa le scritte 3.3#1 e 3.#1.
cosa significa? c-‘e modo di toglierlo? spero mi abbiate capito. grazie e buona domenica.
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CreatoreTopic
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AutoreRisposte
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29 Maggio 2011 alle 17:23 #59369::
Ciao e benvenutoInnanzitutto ti faccio i miei complimenti per aver scelto LaTeX per la relazione di maturità.
ciao a tutti. oggi ho iniziato a scrivere la tesina di maturità’ e ho un problema: ho iniziato scrivendo il capitolo 3 e, successivamente, una section e varie subsection.
alla section 3.3 ho iniziato un nuovo “foglio” e qui c’e il primo problema:Che significa che hai iniziato un nuovo foglio?
in pratica, in alto nel foglio, c’e una linea continua di layout e sopra di essa le scritte 3.3#1 e 3.#1.
cosa significa? c-‘e modo di toglierlo? spero mi abbiate capito. grazie e buona domenica.Non ho capito molto. Le scritte che riporti mi fanno pensare a qualche definizione strana. Che classe usi?
Prova a spiegarti un po’ meglio, e se possibile ad inviare un pezzo di codice che faccia capire il problema. Meglio ancora, un documento minimo compilabile, completo di preambolo.Ciao
Ivan
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29 Maggio 2011 alle 17:23 #59370
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29 Maggio 2011 alle 17:24 #59371::
ciao a tutti. oggi ho iniziato a scrivere la tesina di maturità’ e ho un problema: ho iniziato scrivendo il capitolo 3 e, successivamente, una section e varie subsection.
alla section 3.3 ho iniziato un nuovo “foglio” e qui c’e il primo problema: in pratica, in alto nel foglio, c’e una linea continua di layout e sopra di essa le scritte 3.3#1 e 3.#1.
cosa significa? c-‘e modo di toglierlo? spero mi abbiate capito. grazie e buona domenica.Temo che ci sia un errore di sintassi nei tuoi comandi. Cerca \#
Ciao
Enrico
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29 Maggio 2011 alle 17:24 #59372::
\documentclass[a4paper]{report}
\usepackage{geometry} % See geometry.pdf to learn the layout options. There are lots.
\geometry{letterpaper} % … or a4paper or a5paper or …
%\geometry{landscape} % Activate for for rotated page geometry
%\usepackage[parfill]{parskip} % Activate to begin paragraphs with an empty line rather than an indent
\usepackage{graphicx}
\usepackage{amssymb}
\usepackage{epstopdf}
\usepackage{showkeys}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage{indentfirst}
\usepackage{fancyhdr}
\usepackage{amsthm}
\theoremstyle{plain}
\newtheorem{thm}{Teorema}[section]
\newtheorem{cor}[thm]{Corollario}
\newtheorem{lem}[thm]{Lemma}
\newtheorem{prop}[thm]{Proposizione}
\theoremstyle{definition}
\newtheorem{defn}{Definizione}[chapter]
\theoremstyle{remark}
\newtheorem{oss}{Osservazione}
\DeclareGraphicsRule{.tif}{png}{.png}{`convert #1 `dirname #1`/`basename #1 .tif`.png}\title{Paradosso: conclusione apparentemente inaccettabile\footnote{Nel titolo: ”una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile” Mark Sainsbury.} \dots}
\author{\emph{{\normalsize Lorenzo Fabbr}i}}
%\date{} % Activate to display a given date or no date\pagestyle{fancy}\addtolength{\headwidth}{20pt}
\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\thechapter.\#1}{}} \renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{\thesection\#1}{}} \cfoot{}\begin{document}
\maketitle\chapter*{Introduzione}
Le opinioni di scienziati e filosofi su quale sia il ruolo dei paradossi spesso divergono. Secondo alcuni essi hanno una funzione importante e innovativa, annunciando e innescando rivoluzioni del pensiero. questa introduzione a tutta l’opera vedi pagina 567 di le scienze. \’e\chapter{Il paradosso della fede}
In filosofia il termine paradosso \’e usato spesso come sinonimo di antinomia: esso \’e un particolare tipo di paradosso che indica la compresenza di due affermazioni contraddittorie, ma che possono essere entrambe dimostrate o giustificate.
Kierkegaard, massimo esponente dell’irrazionalismo, affronter\’a con la sua filosofia, uno dei massimi paradossi filosofico-teologici: quello della fede.\paragraph{introduzione}
Tra fine 700′ e inizio 800′, i filosofi Schopenauer e Kierkegaard, sviluppano il proprio pensiero sulla riflessione della condizione umana e sulle possibili vie di liberazione da tale situazione di sofferenza.\section{Pensiero}
All’identit\’a Hegeliana di soggetto-oggetto, Kierkegaard risponde che la vita intera \’e basata sulla contraddizione e sul paradosso,e vi sono solamente \emph{aut aut}: o quello o quello, la vita \’e una scelta continua. Il filosofo costruisce tutto il suo pensiero sulla categoria del singolo e ci\’o che caratterizza l’uomo \’e proprio la sua singolarit\’a.
L’uomo \’e inoltre: libert\’a, possibilit\’a e singolarit\’a. Ma la libert\’a \’e responsabilit\’a di fronte al bene e al male: da questo punto di vista la possibilit\’a genera angoscia e da essa si determina la disperazione. Queste due condizioni estreme spingono l’uomo a fare il salto della fede.\section{La fede}
Ci\’o che emerge di particolarmente significativo \’e la decisione di scegliere Dio al di sopra di ogni altra cosa: scelta esclusiva e senza compromessi. Ma il suo cristianesimo non deve essere confuso con quello della Chiesa ufficiale. La chiesa \’e da lui accusata di essersi ribellata a Dio e di avere una visione puramente terrena e mondana dell’Assoluto. Gli uomini di Chiesa hanno ridotto il messaggio di Cristo a mera dottrina -teoria basata su dogmi- cio\’e ne hanno fatto una speculazione teologica. \\
Del cristianesimo hanno tralasciato la parte pi\’u importante: l’imitazione di Cristo, una vita vissuta all’insegna dell’abnegazione e del sacrificio.\section{La scelta}
L’ \emph{Aut…Aut} di Kierkegaard pone l’uomo di fronte a una scelta radicale: la vita estetica o quella etica. A queste si aggiunger\’a un’alternativa ancora pi\’u ampia, la vita religiosa. \’E importante sottolineare l’interpretazione dell’esistenza come scelta. \textbf{Esistere significa scegliere}, e la scelta si compie tra termini assolutamente contraddittori e inconciliabili.\subsection{La vita estetica}
Chi vive nello stadio estetico vive nell’istante e nella ricerca continua del piacere, vale a dire di ci\’o che \’e attraente. \\
Kierkegaard ci descrive delle figure di gaudenti che vogliono gustare fino in fondo il piacere, facendo della propria vita un’opera d’arte [\textbf{Dandy}]. La vita estetica \’e illustrata attraverso la figura di Giovanni: esso, per\’o, non \’e un seduttore sensuale, ma \’e un seduttore intellettuale. Vuole godere “spiritualmente” dei momenti in cui la sua partner si abbandona all’amore. \\
Eppure egli \’e assolutamente convinto che la vita estetica non possa costituire il fine della vita, ma tutt’al pi\’u uno stadio: non si pu\’o sempre giocare con la vita e, ben presto, chi si dedica al solo piacere, viene assalito dalla noia. Viene a perdere il senso della propria esistenza.\subsection{La vita etica}
Il Don Giovanni, giunto ora alla disperazione, decide di assumersi una responsabilit\’a: \’e giunto il momento in cui si decide di fare il salto verso lo “stadio del dovere”. La disperazione \’e un segno positivo, perch\’e significa che l’uomo ha deciso di affrontare la vita in modo esistenziale. Lo stadio etico \’e rappresentato dalla condizione del marito: la famiglia, dunque, esprime l’ideale del dovere morale. Nonostante l’apparente serenit\’a e la tranquillit\’a tipica di questa possibilit\’a esistenziale, neppure la scelta etica \’e pienamente soddisfacente: esso \’e minacciato dal conformismo. Nell’animo dell’uomo etico si affiora un oscuro senso di colpa: deriva dal fatto che quella vita \’e insoddisfacente e l’equilibrio famigliare \’e solo una maschera [\textbf{Pirandello}].\subsection{La vita religiosa}
Kierkegaard pubblica in seguito \emph{Timore e Tremore}, in cui emerge la convinzione che il fine ultimo dell’uomo consista nella realizzazione della vita religiosa. Si tratta di un salto, un colpo di fortuna o di audacia come dice lo stesso filosofo: non appena l’uomo scopre la profonda distanza che lo separa da Dio, allora l’orizzonte dell’agire morale viene superato. La fede, diventa per il filosofo, l’assolutamente alto rispetto alla ragione. \\
Il simbolo della vita religiosa \’e Abramo che, vissuto nel rispetto dei doveri morali e famigliari, all’improvviso riceve da Dio l’ordine di uccidere suo figlio Isacco, in netto contrasto con ogni legge morale e sociale. Abramo \’e posto di fronte a un’alternativa radicale: obbedire o non obbedire al comando di Dio, un comando incomprensibile per la ragione umana. Egli fa il salto della fede, sceglie Dio; si tratta di una scelta irrazionale e assurda.\subsubsection{La fede come paradosso e scandalo}
La fede diviene paradosso perch\’e contraria all’opinione degli uomini. La fede \’e un dono di Dio fatto all’uomo; allora perch\’e, se Abramo ha ricevuto la fede, Dio avrebbe dovuto metterlo alla prova? \\
Abramo sente che il terribile comando viene da Dio, proprio perch\’e si sente angosciato. Dio non \’e tranquillizzante, non da pace all’uomo, ma lo inquieta. L’assoluta irrazionalit\’a del comando divino \’e il segno che Dio ha scelto Abramo e gli ha fatto il dono della fede. Ed \’e la fede stessa ad essere segno di contraddizione. Abramo ha avuto fede, ha ubbidito. Ma lo ha fatto perch\’e Dio lo ha scelto. La fede \’e dunque \emph{paradosso e scandalo}. \\
Kierkegaard osserva che l’individuo \’e posto di fronte a un bivio: credere o non credere. Colui che crede non lo fa in base alle proprie forze, perch\’e \’e Dio che gli da la fede. Dunque la fede \’e assurdo: che crede deve scegliere di credere, ma nello stesso tempo \’e Dio che lo ha scleto e gli ha fatto questo dono. \\
Si tratta di una contraddizione insolubile, segno dell’incommensurabilit\’a tra fede e ragione.\chapter{Il paradosso dei gemelli}
%\section{}
%\subsection{}
Il paradosso dei gemelli \’e un esperimento mentale che sembra rivelare una contraddizione nella teoria della relativit\’a ristretta di Einstein. Prima di andare ad analizzare tale paradosso per\’o, introdurr\’o brevemente i concetti chiave che hanno portato alla formulazione di questa straordinaria teoria fisica.\section{Teoria della relativit\’a ristretta}
Come nasce la relativit\’a ristretta? Nasce dal tentativo, riuscito, di conciliare meccanica Newtoniana ed elettromagnetismo. Einstein stesso scrive a proposito: \\
\\
\emph{La teoria della relativit\’a nasce necessariamente, per la presenza di serie e profonde contraddizioni, dalle quali sembrava non ci fosse uscita. La forza della nuova teoria sta nella consistenza e semplicit\’a con cui risolve queste difficolt\’a, usando poche, ma convincenti, assunzioni.} \\
\\
Ma dove queste teorie, elettromagnetismo e meccanica, erano in disaccordo? Sostanzialmente sembrava che non si trovasse un gruppo di sistemi di riferimento in cui le leggi dell’elettromagnetismo avessero la stessa forma, ovvero per avere una descrizione dei fenomeni fisica, sembrava fosse necessario modificare le leggi dell’elettromagnetismo a seconda del sistema di riferimento in cui ci si trovava.
Si ipotizz\’o dunque che fossero le leggi per passare da un sistema di riferimento all’altro ad essere sbagliate, ma a questo punto si rendeva necessario cambiare le leggi della meccanica da un sistema di riferimento all’altro.\subsection{Formulazione}
La teoria della relativit\’a ristretta trae origine dagli studi di Albert Einstein formalizzati in un articolo del 1905. Per poter capire questa teoria e come essa abbia rivoluzionato il mondo della fisica, occorre tornare un o\’o indietro nel tempo e risalire fino a Newton ed al suo problema della ricerca del sistema di riferimento assoluto. Per poter descrivere qualsiasi fenomeno fisico sotto forma di legge, \’e necessario avere un sistema di riferimento ed occorre che tale sistema di riferimento non alteri in alcun modo la nostra descrizione del fenomeno. Nella nostra vita quotidiana siamo portati spontaneamente a fare riferimenti quando facciamo delle misure, o quando diamo delle indicazioni. Per descrivere le leggi della fisica dobbiamo definire una categoria di sistemi di riferimento, detti inerziali. Nei sistemi di riferimento inerziali vale il principio di inerzia o prima legge della dinamica che afferma che se un corpo non \’e soggetto a forze fisiche, esso rimane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme. Questa definizione del principio di inerzia \’e dovuto a Galileo Galilei. \\
Un sistema non inerziale \’e quindi un sistema associato ad un corpo sottoposto a forze e quindi ad una accelerazione. Trovato un sistema inerziale, se ne possono definire infiniti altri purch\’e il moto relativo di ognuno di questi sistemi sia rettilineo uniforme. \\
Se tutti i sistemi di riferimento inerziali hanno moti relativi, ci si chiede quale sia, fra tutti questi, quello che \’e in quiete assoluta, cio\’e fermo. \\
Il problema di Newton consisteva nel trovare un sistema inerziale in quiete assoluta e si pens\’o di trovare tale sistema introducendo l’esistenza dell’etere, una sorta di quasi-vuoto, trasparente, impalpabile e legato alle stelle fisse. Tutti i sistemi inerziali hanno quindi un moto rispetto all’etere anche se tale moto \’e costante, cio\’e rettilineo uniforme. \\
Il bisogno della ricerca dell’etere si fa pi\’u pressante quando si ha l’unificazione delle forze elettriche e magnetiche ad opera di James Maxwell. Una carica elettrica che oscilla nello spazio genera un campo elettromagnetico che si propaga sotto forma di \emph{onda piana}. Il problema sta nell’individuare il mezzo di propagazione delle onde elettromagnetiche. \\
Le conoscienze che si avevano alla fine del secolo scorso dei fenomeni ondulatori, mostravano che era necessario averne uno: le onde sonore, ad esempio, si propagano nell’aria. Per le onde elettromagnetiche il mezzo di propagazione non poteva essere il vuoto e quindi viene riesumato l’etere. \\
Un esperimento fatto nel 1887 da Michelson e Morley, eseguito proprio per misurare la velocit\’a della terra nell’etere, mostra inconfutabilmente che tale velocit\’a \’e nulla. Sulla base di tale esperimento Einstein ipotizza che l’etere non esista e di conseguenza non esiste un sistema di riferimento assoluto: i moti sono tutti relativi. All’epoca di Einstein gi\’a si sapeva che la luce e pi\’u precisamente la radiazione elettromagnetica, si propagava con velocit\’a finita pari a 300.000 $Km/s$. \\
\\
Da questi presupposti Einstein enuncia i suoi postulati di relativit\’a:
\begin{enumerate}
\item Le leggi della fisica hanno la stessa forma in tutti i sistemi di riferimento inerziali;
\item La luce ha una velocit\’a finita sempre uguale in tutti i sistemi di riferimento inerziali.
\end{enumerate}
Il secondo postulato quindi pone un limite invalicabile alla velocit\’a in natura. Se in qualsiasi sistema di riferimento inerziale un segnale luminoso ha la stessa velocit\’a, sar\’a impossibile superare tale limite. Supponiamo di trovarci su un’astronave in moto ad una volecit\’a sostenuta. Se dall’astronave viene inviato un segnale luminoso nel verso di percorrenza dell’astronave, un osservatore fermo rispetto all’astronave dovrebbe vedere quel segnale muoversi ad una velocit\’a pari alla somma della velocit\’a della luce pi\’u quella dell’astronave. Il secondo postulato afferma che ci\’o non \’e vero: il segnale luminoso per l’osservatore fermo si muover\’a sempre alla velocit\’a della luce. \\
All’ epoca di Einstein fare simili ipotesi era senz’altro azzardato, ma nel seguito i due postulati si sono dimostrati corretti. Da questi due postulati apparentementi semplici, si deve edificare nuovamente tutta la fisica, migliorandone quelle parti che sono in contrasto coi postulati di relativit\’a. Ci\’o significa che la fisica newtoniana \footnote{La prima legge della dinamica, o principio di inerzia, afferma che un corpo tende a mantenere il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme fino a quando non intervengono cause esterne a sollecitarlo. La seconda legge della dinamica, o principio fondamentale della dinamica, stabilisce che, quando a un corpo di massa $m$ viene applicata una forza $\textbf{F}$, esso acquista un’accelerazione $\textbf{a}$, con verso e direzioni coincidenti alla forza, tale per cui $\textbf{F}=m\textbf{a}$. La terza legge della dinamica, o principio di azione e reazione, stabilisce che a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, tale per cui: $\textbf{P}=-\textbf{R}$.} ha una sua validit\’a limitata al campo delle velocit\’a molto basse rispetto quella della luce. Il solo fatto di considerare la luce come una velocit\’a limite della natura, porta come immediata conseguenza l’eliminazione del concetto di \textbf{tempo assoluto}.\subsubsection{Il tempo}
Nella fisica di Galileo e Newton, il tempo scorre in modo assoluto in tutti i sistemi di riferimento; infatti un intervallo di tempo tra due eventi in un sistema di riferimento inerziale \’e lo stesso se misurato in un altro sistema in moto rispetto al primo. Nella relativit\’a ristretta la situazione non \’e pi\’u la stessa. \\
Per un osservatore che viaggia a velocit\’a prossime a quelle della luce, il tempo scorre pi\’u lentamente che per l’osservatore fermo. Per l’osservatore in moto l’intervallo di tempo \’e sempre lo stesso, cambia la sua misura quando si passa da un sistema all’altro. \\
Questo \’e dovuto al fatto che nella teoria della relativit\’a la luce impiega tempo per collegare due punti dello spazio. Tale fenomeno \’e noto col nome di \textbf{dilatazione del tempo}. \’E chiaro per\’o che nel momento in cui consideriamo eventi che si muovono a velocit\’a molto basse rispetto a quella della luce, vale la fisica classica.\subsubsection{La lunghezza}
Altra conseguenza della teoria della relativit]’a ristretta \’e che un oggetto che si muove a velocit\’a prossima a $c$, appare ad un osservatore in quiete, pi\’u corto rispetto alla dimensione dell’oggetto medesimo in quiete. Quest’effetto, noto come \textbf{contrazione delle lunghezze}, \’e un effetto che non pi\’o essere misurato direttamente, cio\’e non pu\’o essere quantificato sperimentalmente in vari modi. \\
\\
La dilatazione del tempo e la contrazione delle lunghezze sono le conseguenze pi\’u “vistose” della relativit\’a ristretta.
\\
\\
Anche nel caso della teoria della relativit\’a, come per tutte le teorie, \’e sempre necessario che ci siano delle verifiche sperimentali. Dato che la contrazione delle lunghezze non pu\’o essere verificata, l’unico effetto realmente misurabile \’e la dilatazione del tempo. Tali misure vengono eseguite nei laboratori di fisica atomica dove studiando il tempo di vita delle particelle subatomiche \footnote{Si intendono tutte le particelle che compongono l’atomo.}, in quiete ed in moto, \’e possibile verificare appunto che le particelle in moto relativistico vivono pi\’u a lungo di quelle in quiete o comunque in moto newtoniano. \\
Unitamente a queste verifiche sulla dilatazione del tempo, quando una particella viene accelerata sempre pi\’u, affinch\’e raggiunga una velocit\’a prossima a $c$, l’energia $\textbf{E}$ spesa per tale accelerazione si trasforma in massa, \footnote{La massa \’e una propriet\’a dei corpi materiali, che determina il loro comportamento dinamico quando sono soggetti all’influenza di forze esterne.} cio\’e aumenta la massa della particella in questione. Al limite, una particella che raggiunga la velocit\’a della luce – e che non sia un fotone, cio\’e un quanto di luce – dovrebbe avere una massa infinita. \\
La relazione che lega queste grandezze \’e la ben nota:
\begin{equation}
\textbf{E}=mc^2
\end{equation}
dove $\textbf{E}$ \’e l’energia, $m$ \’e la massa e $c$ \’e la velocit\’a della luce al quadrato.
\\\subsubsection{Lo spazio-tempo}
Altro concetto di grande importanza nella relativit\’a \’e lo \emph{spazio-tempo}: dato che il tempo non \’e pi\’u assoluto, non \’e possibile slegare il concetto di spazio da quello di tempo. Il tempo diventa quindi un’altra coordinata da aggiungere alle tre spaziali \footnote{Si intende: $x, y, z$}. D’altronde anche noi in pratica usiamo quattro coordinate o quattro dimensioni nella vita di tutti i giorni. Quando fissiamo un appuntamento con una persona indichiamo un posto (tre coordinate per lo spazio) e l’ora (una coordinata per il tempo). La differenza sta nel fatto che in questa teoria si stabilisce un legame geometrico tra spazio e tempo. \\
Dal concetto di tempo relativo, si passa poi alla conseguenza che la\chapter{Il paradosso di Zenone}
La possibilit\’a di sommare infiniti numeri… pagina 229 di Salsa come faccio a fare 1. Cenni storici anzich\’e come viene in questo modo?\paragraph{Cenni storici al calcolo di infiniti elementi}$\\$
come \’e possibile risolvere questo problema
effe
\end{document}
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29 Maggio 2011 alle 17:35 #59373::
`
\pagestyle{fancy}\addtolength{\headwidth}{20pt}
\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\thechapter.\ #1}{}} \renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{\thesection\ #1}{}} \cfoot{}
`Lascia uno spazio fra \ e #
Inoltre a che cosa ti serve usare il pacchetto inputenc con l’opzione atin1 se non usi le lettere accentate della tastiera, ma usio le macro del linguaggio base, con tutti gli accenti acuti? In italiano gli accenti vanno sempre gravi, tranne sulla e dove possono essere acuti o gravi secondo precise regole.
Non usare \footnote attaccato ad un titolo, ma usa \thanks{…}; il nome di questo comando semra strano perché serve a tante cose, ma in buona sostanza mette solo una nota etichettata con un asteisco o un altro simbolo se hai più \thanks nel titolo e negli autori.
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29 Maggio 2011 alle 17:39 #59374
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29 Maggio 2011 alle 17:50 #59375::
grazie mille. perché’ anche se uso il pacchetto per gli accenti e digito dalla tastiera la “e” accentata mi da errore!!!!!
Che errore? Carica anche
`\usepackage[T1]{fontenc}` poi inputenc e poi babel. Togli la riga che inizia con \DeclareGraphicsRule. Non ha senso impostare la classe con a4paper e poi caricare geometry con letterpaper. Alla fine stamperai su un foglio A4, immagino. Elimina quindi geometry.ma quindi tutti gli accento che ho messo sono sbagliati??
Non sono sbagliati (a parte il fatto che dovrebbero essere gravi, come suggerito da Claudio). Semplicemente c’è un modo più semplice di inserirli. Poi si sono anche altri vantaggi.
Ciao
Ivan
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29 Maggio 2011 alle 17:53 #59376
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29 Maggio 2011 alle 17:55 #59377::
Se hai la tastiera italiana, la é risulta in posizione di maiuscola rispetto alla è; non vedo perché dovrebbe darti dei fastidi, a meno che tu non disponga di una driver di tastiera personalizzato e pasticciato.Sì tutti gli accenti sono sbagliati: devono essere tutti gravi, tranne su ché e i suoi derivati, perché, affinché, eccetera; inoltre su sé tonico, su scimpanzé, sui derivati di re, tre, fe’ (esempi: viceré, trentatré, autodafé); quindi appaiono sovente, ma in fondo su poche parole.
`
\title{Paradosso: conclusione apparentemente inaccettabile\thanks{Nel titolo: “una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile'' Mark Sainsbury.} \dots}
`Prendi nota anche delle virgolette aperte (che ti ho marcato in rosso) ci vogliono gli “accenti gravi” ALT=96 su Windows, oppure “” usando babel per l’italiano
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29 Maggio 2011 alle 17:57 #59378
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29 Maggio 2011 alle 18:01 #59379::
uso teXshop su mac con tastiera americana per comodità ma ho il portatile quindi …
adesso non riesco a rimettere i codici che mi hai detto perché se no impasticcio tutto e ora sto cercando di inserire delle immagini…
pero veramente non so il perché non mi “accetti” i codici che mi hai dato!
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29 Maggio 2011 alle 18:16 #59380::
visto che ci sono e che non riesco a trovare info utili in giro: ho una foto di uno schema in png da inserire nel documento. come faccio che con\begin{figure}[htbp]
\centering
\includegraphics{Spaziodim.png}
\caption{didascalia\label{fig:nome}}
\end{figure}non va? ho capito, forse, che devo usare quello script solo per i formati eps! ma non ci sono software per mac per convertirla…
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29 Maggio 2011 alle 18:28 #59381::
Se hai installato MacTeX e non ci hai messo mano allora il seguente codice deve darti un output corretto. Provalo:`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
\documentclass{report}\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{graphicx}\begin{document}
Questa è una lettera accentata. Perché? Perché sì!
\begin{figure}
\centering
\includegraphics[width=5cm]{Spaziodim}
\caption{default}
\label{default}
\end{figure}\end{document} `
Non mettere l’estensione al nome del file. La prima riga permette di salvare il file in utf8 anche se l’editor è impostato su un’altra codifica.
Ciao
Ivan
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29 Maggio 2011 alle 18:44 #59382::
\documentclass[a4paper]{report}
\usepackage{geometry} % See geometry.pdf to learn the layout options. There are lots.
\geometry{letterpaper} % … or a4paper or a5paper or …
%\geometry{landscape} % Activate for for rotated page geometry
%\usepackage[parfill]{parskip} % Activate to begin paragraphs with an empty line rather than an indent
\usepackage{graphicx}
\usepackage{amssymb}
\usepackage{epstopdf}
\usepackage{showkeys}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage{indentfirst}
\usepackage{fancyhdr}
\usepackage{amsthm}
\theoremstyle{plain}
\newtheorem{thm}{Teorema}[section]
\newtheorem{cor}[thm]{Corollario}
\newtheorem{lem}[thm]{Lemma}
\newtheorem{prop}[thm]{Proposizione}
\theoremstyle{definition}
\newtheorem{defn}{Definizione}[chapter]
\theoremstyle{remark}
\newtheorem{oss}{Osservazione}
\DeclareGraphicsRule{.tif}{png}{.png}{`convert #1 `dirname #1`/`basename #1 .tif`.png}\title{Paradosso: conclusione apparentemente inaccettabile\footnote{Nel titolo: ”una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile” Mark Sainsbury.} \dots}
\author{\emph{{\normalsize Lorenzo Fabbr}i}}
%\date{} % Activate to display a given date or no date\pagestyle{fancy}\addtolength{\headwidth}{20pt}
\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\thechapter.\#1}{}} \renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{\thesection\#1}{}} \cfoot{}\begin{document}
\maketitle\chapter*{Introduzione}
Le opinioni di scienziati e filosofi su quale sia il ruolo dei paradossi spesso divergono. Secondo alcuni essi hanno una funzione importante e innovativa, annunciando e innescando rivoluzioni del pensiero. questa introduzione a tutta l’opera vedi pagina 567 di le scienze. \’e\chapter{Il paradosso della fede}
In filosofia il termine paradosso \’e usato spesso come sinonimo di antinomia: esso \’e un particolare tipo di paradosso che indica la compresenza di due affermazioni contraddittorie, ma che possono essere entrambe dimostrate o giustificate.
Kierkegaard, massimo esponente dell’irrazionalismo, affronter\’a con la sua filosofia, uno dei massimi paradossi filosofico-teologici: quello della fede.\paragraph{introduzione}
Tra fine 700′ e inizio 800′, i filosofi Schopenauer e Kierkegaard, sviluppano il proprio pensiero sulla riflessione della condizione umana e sulle possibili vie di liberazione da tale situazione di sofferenza.\section{Pensiero}
All’identit\’a Hegeliana di soggetto-oggetto, Kierkegaard risponde che la vita intera \’e basata sulla contraddizione e sul paradosso,e vi sono solamente \emph{aut aut}: o quello o quello, la vita \’e una scelta continua. Il filosofo costruisce tutto il suo pensiero sulla categoria del singolo e ci\’o che caratterizza l’uomo \’e proprio la sua singolarit\’a.
L’uomo \’e inoltre: libert\’a, possibilit\’a e singolarit\’a. Ma la libert\’a \’e responsabilit\’a di fronte al bene e al male: da questo punto di vista la possibilit\’a genera angoscia e da essa si determina la disperazione. Queste due condizioni estreme spingono l’uomo a fare il salto della fede.\section{La fede}
Ci\’o che emerge di particolarmente significativo \’e la decisione di scegliere Dio al di sopra di ogni altra cosa: scelta esclusiva e senza compromessi. Ma il suo cristianesimo non deve essere confuso con quello della Chiesa ufficiale. La chiesa \’e da lui accusata di essersi ribellata a Dio e di avere una visione puramente terrena e mondana dell’Assoluto. Gli uomini di Chiesa hanno ridotto il messaggio di Cristo a mera dottrina -teoria basata su dogmi- cio\’e ne hanno fatto una speculazione teologica. \\
Del cristianesimo hanno tralasciato la parte pi\’u importante: l’imitazione di Cristo, una vita vissuta all’insegna dell’abnegazione e del sacrificio.\section{La scelta}
L’ \emph{Aut…Aut} di Kierkegaard pone l’uomo di fronte a una scelta radicale: la vita estetica o quella etica. A queste si aggiunger\’a un’alternativa ancora pi\’u ampia, la vita religiosa. \’E importante sottolineare l’interpretazione dell’esistenza come scelta. \textbf{Esistere significa scegliere}, e la scelta si compie tra termini assolutamente contraddittori e inconciliabili.\subsection{La vita estetica}
Chi vive nello stadio estetico vive nell’istante e nella ricerca continua del piacere, vale a dire di ci\’o che \’e attraente. \\
Kierkegaard ci descrive delle figure di gaudenti che vogliono gustare fino in fondo il piacere, facendo della propria vita un’opera d’arte [\textbf{Dandy}]. La vita estetica \’e illustrata attraverso la figura di Giovanni: esso, per\’o, non \’e un seduttore sensuale, ma \’e un seduttore intellettuale. Vuole godere “spiritualmente” dei momenti in cui la sua partner si abbandona all’amore. \\
Eppure egli \’e assolutamente convinto che la vita estetica non possa costituire il fine della vita, ma tutt’al pi\’u uno stadio: non si pu\’o sempre giocare con la vita e, ben presto, chi si dedica al solo piacere, viene assalito dalla noia. Viene a perdere il senso della propria esistenza.\subsection{La vita etica}
Il Don Giovanni, giunto ora alla disperazione, decide di assumersi una responsabilit\’a: \’e giunto il momento in cui si decide di fare il salto verso lo “stadio del dovere”. La disperazione \’e un segno positivo, perch\’e significa che l’uomo ha deciso di affrontare la vita in modo esistenziale. Lo stadio etico \’e rappresentato dalla condizione del marito: la famiglia, dunque, esprime l’ideale del dovere morale. Nonostante l’apparente serenit\’a e la tranquillit\’a tipica di questa possibilit\’a esistenziale, neppure la scelta etica \’e pienamente soddisfacente: esso \’e minacciato dal conformismo. Nell’animo dell’uomo etico si affiora un oscuro senso di colpa: deriva dal fatto che quella vita \’e insoddisfacente e l’equilibrio famigliare \’e solo una maschera [\textbf{Pirandello}].\subsection{La vita religiosa}
Kierkegaard pubblica in seguito \emph{Timore e Tremore}, in cui emerge la convinzione che il fine ultimo dell’uomo consista nella realizzazione della vita religiosa. Si tratta di un salto, un colpo di fortuna o di audacia come dice lo stesso filosofo: non appena l’uomo scopre la profonda distanza che lo separa da Dio, allora l’orizzonte dell’agire morale viene superato. La fede, diventa per il filosofo, l’assolutamente alto rispetto alla ragione. \\
Il simbolo della vita religiosa \’e Abramo che, vissuto nel rispetto dei doveri morali e famigliari, all’improvviso riceve da Dio l’ordine di uccidere suo figlio Isacco, in netto contrasto con ogni legge morale e sociale. Abramo \’e posto di fronte a un’alternativa radicale: obbedire o non obbedire al comando di Dio, un comando incomprensibile per la ragione umana. Egli fa il salto della fede, sceglie Dio; si tratta di una scelta irrazionale e assurda.\subsubsection{La fede come paradosso e scandalo}
La fede diviene paradosso perch\’e contraria all’opinione degli uomini. La fede \’e un dono di Dio fatto all’uomo; allora perch\’e, se Abramo ha ricevuto la fede, Dio avrebbe dovuto metterlo alla prova? \\
Abramo sente che il terribile comando viene da Dio, proprio perch\’e si sente angosciato. Dio non \’e tranquillizzante, non da pace all’uomo, ma lo inquieta. L’assoluta irrazionalit\’a del comando divino \’e il segno che Dio ha scelto Abramo e gli ha fatto il dono della fede. Ed \’e la fede stessa ad essere segno di contraddizione. Abramo ha avuto fede, ha ubbidito. Ma lo ha fatto perch\’e Dio lo ha scelto. La fede \’e dunque \emph{paradosso e scandalo}. \\
Kierkegaard osserva che l’individuo \’e posto di fronte a un bivio: credere o non credere. Colui che crede non lo fa in base alle proprie forze, perch\’e \’e Dio che gli da la fede. Dunque la fede \’e assurdo: che crede deve scegliere di credere, ma nello stesso tempo \’e Dio che lo ha scleto e gli ha fatto questo dono. \\
Si tratta di una contraddizione insolubile, segno dell’incommensurabilit\’a tra fede e ragione.\chapter{Il paradosso dei gemelli}
%\section{}
%\subsection{}
Il paradosso dei gemelli \’e un esperimento mentale che sembra rivelare una contraddizione nella teoria della relativit\’a ristretta di Einstein. Prima di andare ad analizzare tale paradosso per\’o, introdurr\’o brevemente i concetti chiave che hanno portato alla formulazione di questa straordinaria teoria fisica.\section{Teoria della relativit\’a ristretta}
Come nasce la relativit\’a ristretta? Nasce dal tentativo, riuscito, di conciliare meccanica Newtoniana ed elettromagnetismo. Einstein stesso scrive a proposito: \\
\\
\emph{La teoria della relativit\’a nasce necessariamente, per la presenza di serie e profonde contraddizioni, dalle quali sembrava non ci fosse uscita. La forza della nuova teoria sta nella consistenza e semplicit\’a con cui risolve queste difficolt\’a, usando poche, ma convincenti, assunzioni.} \\
\\
Ma dove queste teorie, elettromagnetismo e meccanica, erano in disaccordo? Sostanzialmente sembrava che non si trovasse un gruppo di sistemi di riferimento in cui le leggi dell’elettromagnetismo avessero la stessa forma, ovvero per avere una descrizione dei fenomeni fisica, sembrava fosse necessario modificare le leggi dell’elettromagnetismo a seconda del sistema di riferimento in cui ci si trovava.
Si ipotizz\’o dunque che fossero le leggi per passare da un sistema di riferimento all’altro ad essere sbagliate, ma a questo punto si rendeva necessario cambiare le leggi della meccanica da un sistema di riferimento all’altro.\subsection{Formulazione}
La teoria della relativit\’a ristretta trae origine dagli studi di Albert Einstein formalizzati in un articolo del 1905. Per poter capire questa teoria e come essa abbia rivoluzionato il mondo della fisica, occorre tornare un o\’o indietro nel tempo e risalire fino a Newton ed al suo problema della ricerca del sistema di riferimento assoluto. Per poter descrivere qualsiasi fenomeno fisico sotto forma di legge, \’e necessario avere un sistema di riferimento ed occorre che tale sistema di riferimento non alteri in alcun modo la nostra descrizione del fenomeno. Nella nostra vita quotidiana siamo portati spontaneamente a fare riferimenti quando facciamo delle misure, o quando diamo delle indicazioni. Per descrivere le leggi della fisica dobbiamo definire una categoria di sistemi di riferimento, detti inerziali. Nei sistemi di riferimento inerziali vale il principio di inerzia o prima legge della dinamica che afferma che se un corpo non \’e soggetto a forze fisiche, esso rimane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme. Questa definizione del principio di inerzia \’e dovuto a Galileo Galilei. \\
Un sistema non inerziale \’e quindi un sistema associato ad un corpo sottoposto a forze e quindi ad una accelerazione. Trovato un sistema inerziale, se ne possono definire infiniti altri purch\’e il moto relativo di ognuno di questi sistemi sia rettilineo uniforme. \\
Se tutti i sistemi di riferimento inerziali hanno moti relativi, ci si chiede quale sia, fra tutti questi, quello che \’e in quiete assoluta, cio\’e fermo. \\
Il problema di Newton consisteva nel trovare un sistema inerziale in quiete assoluta e si pens\’o di trovare tale sistema introducendo l’esistenza dell’etere, una sorta di quasi-vuoto, trasparente, impalpabile e legato alle stelle fisse. Tutti i sistemi inerziali hanno quindi un moto rispetto all’etere anche se tale moto \’e costante, cio\’e rettilineo uniforme. \\
Il bisogno della ricerca dell’etere si fa pi\’u pressante quando si ha l’unificazione delle forze elettriche e magnetiche ad opera di James Maxwell. Una carica elettrica che oscilla nello spazio genera un campo elettromagnetico che si propaga sotto forma di \emph{onda piana}. Il problema sta nell’individuare il mezzo di propagazione delle onde elettromagnetiche. \\
Le conoscienze che si avevano alla fine del secolo scorso dei fenomeni ondulatori, mostravano che era necessario averne uno: le onde sonore, ad esempio, si propagano nell’aria. Per le onde elettromagnetiche il mezzo di propagazione non poteva essere il vuoto e quindi viene riesumato l’etere. \\
Un esperimento fatto nel 1887 da Michelson e Morley, eseguito proprio per misurare la velocit\’a della terra nell’etere, mostra inconfutabilmente che tale velocit\’a \’e nulla. Sulla base di tale esperimento Einstein ipotizza che l’etere non esista e di conseguenza non esiste un sistema di riferimento assoluto: i moti sono tutti relativi. All’epoca di Einstein gi\’a si sapeva che la luce e pi\’u precisamente la radiazione elettromagnetica, si propagava con velocit\’a finita pari a 300.000 $Km/s$. \\
\\
Da questi presupposti Einstein enuncia i suoi postulati di relativit\’a:
\begin{enumerate}
\item Le leggi della fisica hanno la stessa forma in tutti i sistemi di riferimento inerziali;
\item La luce ha una velocit\’a finita sempre uguale in tutti i sistemi di riferimento inerziali.
\end{enumerate}
Il secondo postulato quindi pone un limite invalicabile alla velocit\’a in natura. Se in qualsiasi sistema di riferimento inerziale un segnale luminoso ha la stessa velocit\’a, sar\’a impossibile superare tale limite. Supponiamo di trovarci su un’astronave in moto ad una volecit\’a sostenuta. Se dall’astronave viene inviato un segnale luminoso nel verso di percorrenza dell’astronave, un osservatore fermo rispetto all’astronave dovrebbe vedere quel segnale muoversi ad una velocit\’a pari alla somma della velocit\’a della luce pi\’u quella dell’astronave. Il secondo postulato afferma che ci\’o non \’e vero: il segnale luminoso per l’osservatore fermo si muover\’a sempre alla velocit\’a della luce. \\
All’ epoca di Einstein fare simili ipotesi era senz’altro azzardato, ma nel seguito i due postulati si sono dimostrati corretti. Da questi due postulati apparentementi semplici, si deve edificare nuovamente tutta la fisica, migliorandone quelle parti che sono in contrasto coi postulati di relativit\’a. Ci\’o significa che la fisica newtoniana \footnote{La prima legge della dinamica, o principio di inerzia, afferma che un corpo tende a mantenere il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme fino a quando non intervengono cause esterne a sollecitarlo. La seconda legge della dinamica, o principio fondamentale della dinamica, stabilisce che, quando a un corpo di massa $m$ viene applicata una forza $\textbf{F}$, esso acquista un’accelerazione $\textbf{a}$, con verso e direzioni coincidenti alla forza, tale per cui $\textbf{F}=m\textbf{a}$. La terza legge della dinamica, o principio di azione e reazione, stabilisce che a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, tale per cui: $\textbf{P}=-\textbf{R}$.} ha una sua validit\’a limitata al campo delle velocit\’a molto basse rispetto quella della luce. Il solo fatto di considerare la luce come una velocit\’a limite della natura, porta come immediata conseguenza l’eliminazione del concetto di \textbf{tempo assoluto}.\subsubsection{Il tempo}
Nella fisica di Galileo e Newton, il tempo scorre in modo assoluto in tutti i sistemi di riferimento; infatti un intervallo di tempo tra due eventi in un sistema di riferimento inerziale \’e lo stesso se misurato in un altro sistema in moto rispetto al primo. Nella relativit\’a ristretta la situazione non \’e pi\’u la stessa. \\
Per un osservatore che viaggia a velocit\’a prossime a quelle della luce, il tempo scorre pi\’u lentamente che per l’osservatore fermo. Per l’osservatore in moto l’intervallo di tempo \’e sempre lo stesso, cambia la sua misura quando si passa da un sistema all’altro. \\
Questo \’e dovuto al fatto che nella teoria della relativit\’a la luce impiega tempo per collegare due punti dello spazio. Tale fenomeno \’e noto col nome di \textbf{dilatazione del tempo}. \’E chiaro per\’o che nel momento in cui consideriamo eventi che si muovono a velocit\’a molto basse rispetto a quella della luce, vale la fisica classica.\subsubsection{La lunghezza}
Altra conseguenza della teoria della relativit]’a ristretta \’e che un oggetto che si muove a velocit\’a prossima a $c$, appare ad un osservatore in quiete, pi\’u corto rispetto alla dimensione dell’oggetto medesimo in quiete. Quest’effetto, noto come \textbf{contrazione delle lunghezze}, \’e un effetto che non pi\’o essere misurato direttamente, cio\’e non pu\’o essere quantificato sperimentalmente in vari modi. \\
\\
La dilatazione del tempo e la contrazione delle lunghezze sono le conseguenze pi\’u “vistose” della relativit\’a ristretta.
\\
\\
Anche nel caso della teoria della relativit\’a, come per tutte le teorie, \’e sempre necessario che ci siano delle verifiche sperimentali. Dato che la contrazione delle lunghezze non pu\’o essere verificata, l’unico effetto realmente misurabile \’e la dilatazione del tempo. Tali misure vengono eseguite nei laboratori di fisica atomica dove studiando il tempo di vita delle particelle subatomiche \footnote{Si intendono tutte le particelle che compongono l’atomo.}, in quiete ed in moto, \’e possibile verificare appunto che le particelle in moto relativistico vivono pi\’u a lungo di quelle in quiete o comunque in moto newtoniano. \\
Unitamente a queste verifiche sulla dilatazione del tempo, quando una particella viene accelerata sempre pi\’u, affinch\’e raggiunga una velocit\’a prossima a $c$, l’energia $\textbf{E}$ spesa per tale accelerazione si trasforma in massa, \footnote{La massa \’e una propriet\’a dei corpi materiali, che determina il loro comportamento dinamico quando sono soggetti all’influenza di forze esterne.} cio\’e aumenta la massa della particella in questione. Al limite, una particella che raggiunga la velocit\’a della luce – e che non sia un fotone, cio\’e un quanto di luce – dovrebbe avere una massa infinita. \\
La relazione che lega queste grandezze \’e la ben nota:
\begin{equation}
\textbf{E}=mc^2
\end{equation}
dove $\textbf{E}$ \’e l’energia, $m$ \’e la massa e $c$ \’e la velocit\’a della luce al quadrato.
\\\subsubsection{Lo spazio-tempo}
Altro concetto di grande importanza nella relativit\’a \’e lo \emph{spazio-tempo}: dato che il tempo non \’e pi\’u assoluto, non \’e possibile slegare il concetto di spazio da quello di tempo. Il tempo diventa quindi un’altra coordinata da aggiungere alle tre spaziali \footnote{Si intende: $x, y, z$}. D’altronde anche noi in pratica usiamo quattro coordinate o quattro dimensioni nella vita di tutti i giorni. Quando fissiamo un appuntamento con una persona indichiamo un posto (tre coordinate per lo spazio) e l’ora (una coordinata per il tempo). La differenza sta nel fatto che in questa teoria si stabilisce un legame geometrico tra spazio e tempo. \\
Dal concetto di tempo relativo, si passa poi alla conseguenza che la\chapter{Il paradosso di Zenone}
La possibilit\’a di sommare infiniti numeri… pagina 229 di Salsa come faccio a fare 1. Cenni storici anzich\’e come viene in questo modo?\paragraph{Cenni storici al calcolo di infiniti elementi}$\\$
come \’e possibile risolvere questo problema
effe
\end{document}Perdona la franchezza, ma in questo codice ci sono parecchi orrori. 🙂
Li ho segnati in rosso; ti hanno già dato alcuni consigli, per esempio sugli accenti. L’orrore più frequente è, a quanto vedo, l’uso di \\ per andare a capo: non si deve usare, nei capoversi normali, MAI. Tanto meno per “lasciare righe vuote”.
Una grandezza fisica come la velocità della luce va scritta
`$300\,000\unit{km/s}$`
e non con le unità di misura in modo matematico; noterai la differenza; guarda sul libro di fisica e confronta. 🙂 Il separatore dei gruppi di tre cifre non è mai il punto (te lo insegnano alle elementari, ma è sbagliato); usa lo spazio sottile come ti ho indicato.Noto anche una frenesia di suddivisioni che mi lasciano perplesso: arrivare a \subsubsection in una relazione per la maturità è davvero eccessivo. Usare \paragraph per scrivere “Introduzione” subito dopo il titolo del capitolo è inutile: è ovvio che un testo che viene dopo il titolo e prima del titolo del paragrafo iniziale è l’introduzione al capitolo.
Il problema dei png è facile da risolvere: togli quel codice riguardante \DeclareGraphicsRule e compila con pdflatex. Se hai eps, convertili in pdf, c’è epstopdf che fa esattamente quello che ti serve.
Non devi assolutamente caricare geometry con l’opzione “letterpaper”: questo scombina clamorosamente l’impaginazione. E i numeri di pagina dove li metti? Direi di mettere a sinistra della testatina il titolo del capitolo e a destra il numero di pagina: appesantirla anche con il titolo del paragrafo è brutto e il numero di pagina ci deve essere.
Vediamo un migliore ordine per il preambolo:
`\documentclass[a4paper]{report}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
%\usepackage{geometry}\usepackage{graphicx}
\usepackage{epstopdf}\usepackage{showkeys} % comment for final version
\usepackage{indentfirst}
\usepackage{fancyhdr}\usepackage{amssymb}
\usepackage{amsthm}\pagestyle{fancy}
\fancyhf{}
\fancyhead[L]{\nouppercase{\leftmark}}
\fancyhead[R]{\thepage}
\addtolength{\headwidth}{20pt}
\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\thechapter.\ #1}{}} \renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{\thesection\ #1}}\theoremstyle{plain}
\newtheorem{thm}{Teorema}[section]
\newtheorem{cor}[thm]{Corollario}
\newtheorem{lem}[thm]{Lemma}
\newtheorem{prop}[thm]{Proposizione}
\theoremstyle{definition}
\newtheorem{defn}{Definizione}[chapter]
\theoremstyle{remark}
\newtheorem{oss}{Osservazione}\title{Paradosso: conclusione apparentemente inaccettabile\footnote{Nel titolo: ''una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile'' Mark Sainsbury.} \dots}
\author{Lorenzo Fabbri}
\begin{document}
\maketitle
…`
Ciao
EnricoNota: corretto Km in km
-
29 Maggio 2011 alle 19:25 #59383
-
29 Maggio 2011 alle 19:34 #59384
-
29 Maggio 2011 alle 19:57 #59385::
vi ringrazio tantissimo.1. per gli accento ormai l’ho scritto e non penso di avere tempo per riguardarci purtroppo
2. ho messo tutto il preambolo come me lo ha scritto enrico ma ancora non riesco a mettere l’immagine dove voglio io…
3. l’uso di \\ per andare a capo; come faccio all’ora quando voglio andare a capo?
4. Noto anche una frenesia di suddivisioni che mi lasciano perplesso; a me sembra fatto bene… nel senso volevo dividere un po! altrimenti cosa mi consigliate di fare?
5. alla fine il codice e’ :\documentclass[a4paper]{report}
\usepackage[T1]{fontenc}
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\usepackage[italian]{babel}
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\usepackage{epstopdf}\usepackage{showkeys} % comment for final version
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\newtheorem{lem}[thm]{Lemma}
\newtheorem{prop}[thm]{Proposizione}
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\newtheorem{defn}{Definizione}[chapter]
\theoremstyle{remark}
\newtheorem{oss}{Osservazione}\title{Paradosso: conclusione apparentemente inaccettabile \thanks{Nel titolo: ”una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile” Mark Sainsbury.} \dots}
\author{\emph{{\normalsize Lorenzo Fabbr}i}}
%\date{} % Activate to display a given date or no date\pagestyle{fancy}\addtolength{\headwidth}{20pt}
\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\thechapter.\ #1}{}} \renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{\thesection\ #1}{}} \cfoot{}\begin{document}
\maketitle\chapter*{Introduzione}
Le opinioni di scienziati e filosofi su quale sia il ruolo dei paradossi spesso divergono. Secondo alcuni essi hanno una funzione importante e innovativa, annunciando e innescando rivoluzioni del pensiero. \\
Borges pensava che i paradossi potessero essere le prove, inevitabilmente reali, del carattere allucinatorio del mondo sostenuto dagli idealisti. Quine ha osservato che il tratto forse pi\’u curioso dei paradossi \’e quello di risultare, a volte, meno frivoli di quello che sembrano. \\
Il paradosso dei paradossi \’e che il vero paradosso non pu\’o esistere: il vero paradosso, \emph{true to its nature}, dovrebbe essere come l’ordigno fine-del-mondo, il sogno dello scienziato pazzo che vuole inventare l’acido universale che corrode tutto, ogni eccipiente, anche la terra, ma anche, in definitiva, se stesso e quindi non pu\’o esistere se non come ombra di un fantasma svanito, come gli infinitesimi di buona memoria; un luccichio, poi scompare e non siamo sicuri di averlo visto. Il paradosso dell’acido universale \’e ovviamente una variante di quello antico di re Mida. \\
Ma tutte le generalizzazioni sono sbagliate, e forse non esiste un tipo unico di paradossi. D’altra parte, se tutte le generalizzazioni sono sbagliate, lo \’e anche questa appena enunciata, che quindi \’e falsa, ed esiste qualche generalizzazione non sbagliata (non questa), e si pu\’o continuare a cercarla. Tra l’altro, \’e stato provato, contro chi sostiene che la logica pura non crea conoscenza, che:
\begin{enumerate}
\item Esistono leggi generali;
\item Gli esseri umani sono in grado di conoscerne almeno alcune con il pensiero, cos\’i fondando la posizione razionalista.
\end{enumerate}
In questo paradosso si vedono gli ingredienti costanti ed essenziali dei paradossi, l’autoriferimento e la negazione. \\\chapter{Il paradosso della fede}
In filosofia il termine paradosso \’e usato spesso come sinonimo di antinomia: esso \’e un particolare tipo di paradosso che indica la compresenza di due affermazioni contraddittorie, ma che possono essere entrambe dimostrate o giustificate.
Kierkegaard, massimo esponente dell’irrazionalismo, affronter\’a con la sua filosofia, uno dei massimi paradossi filosofico-teologici: quello della fede.\paragraph{introduzione}
Tra fine 700′ e inizio 800′, i filosofi Schopenhauer e Kierkegaard, sviluppano il proprio pensiero sulla riflessione della condizione umana e sulle possibili vie di liberazione da tale situazione di sofferenza.\section{Pensiero}
All’identit\’a Hegeliana di soggetto-oggetto, Kierkegaard risponde che la vita intera \’e basata sulla contraddizione e sul paradosso,e vi sono solamente \emph{aut aut}: o quello o quello, la vita \’e una scelta continua. Il filosofo costruisce tutto il suo pensiero sulla categoria del singolo e ci\’o che caratterizza l’uomo \’e proprio la sua singolarit\’a.
L’uomo \’e inoltre: libert\’a, possibilit\’a e singolarit\’a. Ma la libert\’a \’e responsabilit\’a di fronte al bene e al male: da questo punto di vista la possibilit\’a genera angoscia e da essa si determina la disperazione. Queste due condizioni estreme spingono l’uomo a fare il salto della fede.\section{La fede}
Ci\’o che emerge di particolarmente significativo \’e la decisione di scegliere Dio al di sopra di ogni altra cosa: scelta esclusiva e senza compromessi. Ma il suo cristianesimo non deve essere confuso con quello della Chiesa ufficiale. La chiesa \’e da lui accusata di essersi ribellata a Dio e di avere una visione puramente terrena e mondana dell’Assoluto. Gli uomini di Chiesa hanno ridotto il messaggio di Cristo a mera dottrina -teoria basata su dogmi- cio\’e ne hanno fatto una speculazione teologica. \\
Del cristianesimo hanno tralasciato la parte pi\’u importante: l’imitazione di Cristo, una vita vissuta all’insegna dell’abnegazione e del sacrificio.\section{La scelta}
L’ \emph{Aut…Aut} di Kierkegaard pone l’uomo di fronte a una scelta radicale: la vita estetica o quella etica. A queste si aggiunger\’a un’alternativa ancora pi\’u ampia, la vita religiosa. \’E importante sottolineare l’interpretazione dell’esistenza come scelta. \textbf{Esistere significa scegliere}, e la scelta si compie tra termini assolutamente contraddittori e inconciliabili.\subsection{La vita estetica}
Chi vive nello stadio estetico vive nell’istante e nella ricerca continua del piacere, vale a dire di ci\’o che \’e attraente. \\
Kierkegaard ci descrive delle figure di gaudenti che vogliono gustare fino in fondo il piacere, facendo della propria vita un’opera d’arte [\textbf{Dandy}]. La vita estetica \’e illustrata attraverso la figura di Giovanni: esso, per\’o, non \’e un seduttore sensuale, ma \’e un seduttore intellettuale. Vuole godere “spiritualmente” dei momenti in cui la sua partner si abbandona all’amore. \\
Eppure egli \’e assolutamente convinto che la vita estetica non possa costituire il fine della vita, ma tutt’al pi\’u uno stadio: non si pu\’o sempre giocare con la vita e, ben presto, chi si dedica al solo piacere, viene assalito dalla noia. Viene a perdere il senso della propria esistenza.\subsection{La vita etica}
Il Don Giovanni, giunto ora alla disperazione, decide di assumersi una responsabilit\’a: \’e giunto il momento in cui si decide di fare il salto verso lo “stadio del dovere”. La disperazione \’e un segno positivo, perch\’e significa che l’uomo ha deciso di affrontare la vita in modo esistenziale. Lo stadio etico \’e rappresentato dalla condizione del marito: la famiglia, dunque, esprime l’ideale del dovere morale. Nonostante l’apparente serenit\’a e la tranquillit\’a tipica di questa possibilit\’a esistenziale, neppure la scelta etica \’e pienamente soddisfacente: esso \’e minacciato dal conformismo. Nell’animo dell’uomo etico si affiora un oscuro senso di colpa: deriva dal fatto che quella vita \’e insoddisfacente e l’equilibrio famigliare \’e solo una maschera [\textbf{Pirandello}].\subsection{La vita religiosa}
Kierkegaard pubblica in seguito \emph{Timore e Tremore}, in cui emerge la convinzione che il fine ultimo dell’uomo consista nella realizzazione della vita religiosa. Si tratta di un salto, un colpo di fortuna o di audacia come dice lo stesso filosofo: non appena l’uomo scopre la profonda distanza che lo separa da Dio, allora l’orizzonte dell’agire morale viene superato. La fede, diventa per il filosofo, l’assolutamente alto rispetto alla ragione. \\
Il simbolo della vita religiosa \’e Abramo che, vissuto nel rispetto dei doveri morali e famigliari, all’improvviso riceve da Dio l’ordine di uccidere suo figlio Isacco, in netto contrasto con ogni legge morale e sociale. Abramo \’e posto di fronte a un’alternativa radicale: obbedire o non obbedire al comando di Dio, un comando incomprensibile per la ragione umana. Egli fa il salto della fede, sceglie Dio; si tratta di una scelta irrazionale e assurda.\subsubsection{La fede come paradosso e scandalo}
La fede diviene paradosso perch\’e contraria all’opinione degli uomini. La fede \’e un dono di Dio fatto all’uomo; allora perch\’e, se Abramo ha ricevuto la fede, Dio avrebbe dovuto metterlo alla prova? \\
Abramo sente che il terribile comando viene da Dio, proprio perch\’e si sente angosciato. Dio non \’e tranquillizzante, non da pace all’uomo, ma lo inquieta. L’assoluta irrazionalit\’a del comando divino \’e il segno che Dio ha scelto Abramo e gli ha fatto il dono della fede. Ed \’e la fede stessa ad essere segno di contraddizione. Abramo ha avuto fede, ha ubbidito. Ma lo ha fatto perch\’e Dio lo ha scelto. La fede \’e dunque \emph{paradosso e scandalo}. \\
Kierkegaard osserva che l’individuo \’e posto di fronte a un bivio: credere o non credere. Colui che crede non lo fa in base alle proprie forze, perch\’e \’e Dio che gli da la fede. Dunque la fede \’e assurdo: che crede deve scegliere di credere, ma nello stesso tempo \’e Dio che lo ha scleto e gli ha fatto questo dono. \\
Si tratta di una contraddizione insolubile, segno dell’incommensurabilit\’a tra fede e ragione.\chapter{Il paradosso dei gemelli}
%\section{}
%\subsection{}
Il paradosso dei gemelli \’e un esperimento mentale che sembra rivelare una contraddizione nella teoria della relativit\’a ristretta di Einstein. Prima di andare ad analizzare tale paradosso per\’o, introdurr\’o brevemente i concetti chiave che hanno portato alla formulazione di questa straordinaria teoria fisica.\section{Teoria della relativit\’a ristretta}
Come nasce la relativit\’a ristretta? Nasce dal tentativo, riuscito, di conciliare meccanica Newtoniana ed elettromagnetismo. Einstein stesso scrive a proposito: \\
\\
\emph{La teoria della relativit\’a nasce necessariamente, per la presenza di serie e profonde contraddizioni, dalle quali sembrava non ci fosse uscita. La forza della nuova teoria sta nella consistenza e semplicit\’a con cui risolve queste difficolt\’a, usando poche, ma convincenti, assunzioni.} \\
\\
Ma dove queste teorie, elettromagnetismo e meccanica, erano in disaccordo? Sostanzialmente sembrava che non si trovasse un gruppo di sistemi di riferimento in cui le leggi dell’elettromagnetismo avessero la stessa forma, ovvero per avere una descrizione dei fenomeni fisica, sembrava fosse necessario modificare le leggi dell’elettromagnetismo a seconda del sistema di riferimento in cui ci si trovava.
Si ipotizz\’o dunque che fossero le leggi per passare da un sistema di riferimento all’altro ad essere sbagliate, ma a questo punto si rendeva necessario cambiare le leggi della meccanica da un sistema di riferimento all’altro.\subsection{Formulazione}
La teoria della relativit\’a ristretta trae origine dagli studi di Albert Einstein formalizzati in un articolo del 1905. Per poter capire questa teoria e come essa abbia rivoluzionato il mondo della fisica, occorre tornare un o\’o indietro nel tempo e risalire fino a Newton ed al suo problema della ricerca del sistema di riferimento assoluto. Per poter descrivere qualsiasi fenomeno fisico sotto forma di legge, \’e necessario avere un sistema di riferimento ed occorre che tale sistema di riferimento non alteri in alcun modo la nostra descrizione del fenomeno. Nella nostra vita quotidiana siamo portati spontaneamente a fare riferimenti quando facciamo delle misure, o quando diamo delle indicazioni. Per descrivere le leggi della fisica dobbiamo definire una categoria di sistemi di riferimento, detti inerziali. Nei sistemi di riferimento inerziali vale il principio di inerzia o prima legge della dinamica che afferma che se un corpo non \’e soggetto a forze fisiche, esso rimane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme. Questa definizione del principio di inerzia \’e dovuto a Galileo Galilei. \\
Un sistema non inerziale \’e quindi un sistema associato ad un corpo sottoposto a forze e quindi ad una accelerazione. Trovato un sistema inerziale, se ne possono definire infiniti altri purch\’e il moto relativo di ognuno di questi sistemi sia rettilineo uniforme. \\
Se tutti i sistemi di riferimento inerziali hanno moti relativi, ci si chiede quale sia, fra tutti questi, quello che \’e in quiete assoluta, cio\’e fermo. \\
Il problema di Newton consisteva nel trovare un sistema inerziale in quiete assoluta e si pens\’o di trovare tale sistema introducendo l’esistenza dell’etere, una sorta di quasi-vuoto, trasparente, impalpabile e legato alle stelle fisse. Tutti i sistemi inerziali hanno quindi un moto rispetto all’etere anche se tale moto \’e costante, cio\’e rettilineo uniforme. \\
Il bisogno della ricerca dell’etere si fa pi\’u pressante quando si ha l’unificazione delle forze elettriche e magnetiche ad opera di James Maxwell. Una carica elettrica che oscilla nello spazio genera un campo elettromagnetico che si propaga sotto forma di \emph{onda piana}. Il problema sta nell’individuare il mezzo di propagazione delle onde elettromagnetiche. \\
Le conoscenze che si avevano alla fine del secolo scorso dei fenomeni ondulatori, mostravano che era necessario averne uno: le onde sonore, ad esempio, si propagano nell’aria. Per le onde elettromagnetiche il mezzo di propagazione non poteva essere il vuoto e quindi viene riesumato l’etere. \\
Un esperimento fatto nel 1887 da Michelson e Morley, eseguito proprio per misurare la velocit\’a della terra nell’etere, mostra inconfutabilmente che tale velocit\’a \’e nulla. Sulla base di tale esperimento Einstein ipotizza che l’etere non esista e di conseguenza non esiste un sistema di riferimento assoluto: i moti sono tutti relativi. All’epoca di Einstein gi\’a si sapeva che la luce e pi\’u precisamente la radiazione elettromagnetica, si propagava con velocit\’a finita pari a $300\,000\unit{km/s}$ . \\
\\
Da questi presupposti Einstein enuncia i suoi postulati di relativit\’a:
\begin{enumerate}
\item Le leggi della fisica hanno la stessa forma in tutti i sistemi di riferimento inerziali;
\item La luce ha una velocit\’a finita sempre uguale in tutti i sistemi di riferimento inerziali.
\end{enumerate}
Il secondo postulato quindi pone un limite invalicabile alla velocit\’a in natura. Se in qualsiasi sistema di riferimento inerziale un segnale luminoso ha la stessa velocit\’a, sar\’a impossibile superare tale limite. Supponiamo di trovarci su un’astronave in moto ad una volecit\’a sostenuta. Se dall’astronave viene inviato un segnale luminoso nel verso di percorrenza dell’astronave, un osservatore fermo rispetto all’astronave dovrebbe vedere quel segnale muoversi ad una velocit\’a pari alla somma della velocit\’a della luce pi\’u quella dell’astronave. Il secondo postulato afferma che ci\’o non \’e vero: il segnale luminoso per l’osservatore fermo si muover\’a sempre alla velocit\’a della luce. \\
All’ epoca di Einstein fare simili ipotesi era senz’altro azzardato, ma nel seguito i due postulati si sono dimostrati corretti. Da questi due postulati apparentemente semplici, si deve edificare nuovamente tutta la fisica, migliorandone quelle parti che sono in contrasto coi postulati di relativit\’a. Ci\’o significa che la fisica newtoniana \footnote{La prima legge della dinamica, o principio di inerzia, afferma che un corpo tende a mantenere il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme fino a quando non intervengono cause esterne a sollecitarlo. La seconda legge della dinamica, o principio fondamentale della dinamica, stabilisce che, quando a un corpo di massa $m$ viene applicata una forza $\textbf{F}$, esso acquista un’accelerazione $\textbf{a}$, con verso e direzioni coincidenti alla forza, tale per cui $\textbf{F}=m\textbf{a}$. La terza legge della dinamica, o principio di azione e reazione, stabilisce che a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, tale per cui: $\textbf{P}=-\textbf{R}$.} ha una sua validit\’a limitata al campo delle velocit\’a molto basse rispetto quella della luce. Il solo fatto di considerare la luce come una velocit\’a limite della natura, porta come immediata conseguenza l’eliminazione del concetto di \textbf{tempo assoluto}.\subsubsection{Il tempo}
Nella fisica di Galileo e Newton, il tempo scorre in modo assoluto in tutti i sistemi di riferimento; infatti un intervallo di tempo tra due eventi in un sistema di riferimento inerziale \’e lo stesso se misurato in un altro sistema in moto rispetto al primo. Nella relativit\’a ristretta la situazione non \’e pi\’u la stessa. \\
Per un osservatore che viaggia a velocit\’a prossime a quelle della luce, il tempo scorre pi\’u lentamente che per l’osservatore fermo. Per l’osservatore in moto l’intervallo di tempo \’e sempre lo stesso, cambia la sua misura quando si passa da un sistema all’altro. \\
Questo \’e dovuto al fatto che nella teoria della relativit\’a la luce impiega tempo per collegare due punti dello spazio. Tale fenomeno \’e noto col nome di \textbf{dilatazione del tempo}. \’E chiaro per\’o che nel momento in cui consideriamo eventi che si muovono a velocit\’a molto basse rispetto a quella della luce, vale la fisica classica.\subsubsection{La lunghezza}
Altra conseguenza della teoria della relativit\’a ristretta \’e che un oggetto che si muove a velocit\’a prossima a $c$, appare ad un osservatore in quiete, pi\’u corto rispetto alla dimensione dell’oggetto medesimo in quiete. Quest’effetto, noto come \textbf{contrazione delle lunghezze}, \’e un effetto che non pi\’o essere misurato direttamente, cio\’e non pu\’o essere quantificato sperimentalmente in vari modi. \\
\\
La dilatazione del tempo e la contrazione delle lunghezze sono le conseguenze pi\’u “vistose” della relativit\’a ristretta.
\\
\\
Anche nel caso della teoria della relativit\’a, come per tutte le teorie, \’e sempre necessario che ci siano delle verifiche sperimentali. Dato che la contrazione delle lunghezze non pu\’o essere verificata, l’unico effetto realmente misurabile \’e la dilatazione del tempo. Tali misure vengono eseguite nei laboratori di fisica atomica dove studiando il tempo di vita delle particelle subatomiche \footnote{Si intendono tutte le particelle che compongono l’atomo.}, in quiete ed in moto, \’e possibile verificare appunto che le particelle in moto relativistico vivono pi\’u a lungo di quelle in quiete o comunque in moto newtoniano. \\
Unitamente a queste verifiche sulla dilatazione del tempo, quando una particella viene accelerata sempre pi\’u, affinch\’e raggiunga una velocit\’a prossima a $c$, l’energia $\textbf{E}$ spesa per tale accelerazione si trasforma in massa \footnote{La massa \’e una propriet\’a dei corpi materiali, che determina il loro comportamento dinamico quando sono soggetti all’influenza di forze esterne.} , cio\’e aumenta la massa della particella in questione. Al limite, una particella che raggiunga la velocit\’a della luce – e che non sia un fotone, cio\’e un quanto di luce – dovrebbe avere una massa infinita. \\
La relazione che lega queste grandezze \’e la ben nota:
\begin{equation}
\textbf{E}=mc^2
\end{equation}
dove $\textbf{E}$ \’e l’energia, $m$ \’e la massa e $c$ \’e la velocit\’a della luce al quadrato.
\\\subsubsection{Lo spazio-tempo}
Altro concetto di grande importanza nella relativit\’a \’e lo \emph{spazio-tempo}: dato che il tempo non \’e pi\’u assoluto, non \’e possibile slegare il concetto di spazio da quello di tempo. Il tempo diventa quindi un’altra coordinata da aggiungere alle tre spaziali \footnote{Si intende: $x, y, z$}. D’altronde anche noi in pratica usiamo quattro coordinate o quattro dimensioni nella vita di tutti i giorni. Quando fissiamo un appuntamento con una persona indichiamo un posto (tre coordinate per lo spazio) e l’ora (una coordinata per il tempo). La differenza sta nel fatto che in questa teoria si stabilisce un legame geometrico tra spazio e tempo. \\
Dal concetto di tempo relativo, si passa poi alla conseguenza che la simultaneit\’a degli eventi viene a cadere quando abbiamo sistemi di riferimento in moto relativo. Due eventi si dicono \textbf{simultanei} quando accadono nel medesimo istante. Nella relativit\’a ristretta, eventi che sono simultanei se misurati in un determinato sistema di riferimento inerziale, senz’altro non lo saranno pi\’u se osservati da un altro sistema di riferimento inerziale in moto uniforme.
\\
Il fenomeno della dilatazione del tempo implica che un astronauta che viaggiasse alla velocit\’a della luce per andare, ad esempio, alla stella pi\’u vicina, distante circa 4 anni luce, al suo ritorno sulla terra, troverebbe non pi\’u la gente invecchiata di 8 anni, ma di secoli \footnote{Per anno luce si intende la distanza percorsa dalla radiazione elettromagnetica (luce) nel vuoto nell’intervallo di un anno}.\chapter{Il paradosso di Zenone}
La possibilit\’a di sommare infiniti numeri… pagina 229 di Salsa come faccio a fare 1. Cenni storici anzich\’e come viene in questo modo?\paragraph{Cenni storici al calcolo di infiniti elementi}$\\$
come \’e possibile risolvere questo problema
effe\end{document}
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29 Maggio 2011 alle 20:04 #59386::
vi ringrazio tantissimo.
1. per gli accento ormai l’ho scritto e non penso di avere tempo per riguardarci purtroppo
Si tratta di fare un cerca e sostituisci, quando hai capito dove sta il problema.
2. ho messo tutto il preambolo come me lo ha scritto enrico ma ancora non riesco a mettere l’immagine dove voglio io…
E dove la vuoi? Se l’immagine non va dove vuoi tu vuol dire che là non sta bene. Se è in alto o in basso va bene. Se va su una pagina precedente o successiva, anche.
3. l’uso di \\ per andare a capo; come faccio all’ora quando voglio andare a capo?
Lasci una riga vuota.
4. Noto anche una frenesia di suddivisioni che mi lasciano perplesso; a me sembra fatto bene… nel senso volevo dividere un po! altrimenti cosa mi consigliate di fare?
Usa le subsection e se proprio non ne puoi fare a meno, le subsubsection. Strutturare troppo, soprattutto se il testo non è lungo, finisce per far apparire il discorso molto frammentato, anche se così non è.
Ciao
Ivan
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29 Maggio 2011 alle 20:15 #59387
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29 Maggio 2011 alle 20:29 #59388::
1. Il problema è che se premo il tasto con la a, per esempio, accentata dall tastiera, quando lo compilo mi da errore pur usano il preambolo di Enrico!
Non hai fatto quello che ti ho chiesto. Te lo ripeto.
1) Apri le preferenze di TeXShop e guarda qual è la codifica di input.
2) Prova a compilare l’esempio che ti ho dato. Deve funzionare per forza. Lì trovi anche il codice corretto per inserire l’immagine.Ciao
Ivan
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29 Maggio 2011 alle 20:30 #59389
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30 Maggio 2011 alle 5:32 #59390
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30 Maggio 2011 alle 5:34 #59391
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30 Maggio 2011 alle 5:42 #59392::
ho apportato qualche modfiica tra cui l’eliminazione di qualche section.
ma il problem ae’: se metto il preambolo di enrico non mi mette le immagini come dice ivan. se metto il preambolo di ivan (penso che cambia anche l’impaginazione forse) mi mette non l’immagine ma :
la scritta figure 2.1: defaut.
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30 Maggio 2011 alle 6:17 #59393::
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\newtheorem{oss}{Osservazione}\title{Paradosso: conclusione apparentemente inaccettabile \thanks{Nel titolo: ”una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile” Mark Sainsbury.} \dots}
\author{\emph{{\normalsize Lorenzo Fabbr}i}}
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\maketitle\chapter*{Introduzione}
Le opinioni di scienziati e filosofi su quale sia il ruolo dei paradossi spesso divergono. Secondo alcuni essi hanno una funzione importante e innovativa, annunciando e innescando rivoluzioni del pensiero. \\
Borges pensava che i paradossi potessero essere le prove, inevitabilmente reali, del carattere allucinatorio del mondo sostenuto dagli idealisti. Quine ha osservato che il tratto forse pi\’u curioso dei paradossi \’e quello di risultare, a volte, meno frivoli di quello che sembrano.Il paradosso dei paradossi \’e che il vero paradosso non pu\’o esistere: il vero paradosso, \emph{true to its nature}, dovrebbe essere come l’ordigno fine-del-mondo, il sogno dello scienziato pazzo che vuole inventare l’acido universale che corrode tutto, ogni eccipiente, anche la terra, ma anche, in definitiva, se stesso e quindi non pu\’o esistere se non come ombra di un fantasma svanito, come gli infinitesimi di buona memoria; un luccichio, poi scompare e non siamo sicuri di averlo visto. Il paradosso dell’acido universale \’e ovviamente una variante di quello antico di re Mida.
Ma tutte le generalizzazioni sono sbagliate, e forse non esiste un tipo unico di paradossi. D’altra parte, se tutte le generalizzazioni sono sbagliate, lo \’e anche questa appena enunciata, che quindi \’e falsa, ed esiste qualche generalizzazione non sbagliata (non questa), e si pu\’o continuare a cercarla. Tra l’altro, \’e stato provato, contro chi sostiene che la logica pura non crea conoscenza, che:
\begin{enumerate}
\item Esistono leggi generali;
\item Gli esseri umani sono in grado di conoscerne almeno alcune con il pensiero, cos\’i fondando la posizione razionalista.
\end{enumerate}
In questo paradosso si vedono gli ingredienti costanti ed essenziali dei paradossi, l’autoriferimento e la negazione.\chapter{Il paradosso della fede}
In filosofia il termine paradosso \’e usato spesso come sinonimo di antinomia: esso \’e un particolare tipo di paradosso che indica la compresenza di due affermazioni contraddittorie, ma che possono essere entrambe dimostrate o giustificate.
Kierkegaard, massimo esponente dell’irrazionalismo, affronter\’a con la sua filosofia, uno dei massimi paradossi filosofico-teologici: quello della fede.\paragraph{Introduzione}
Tra fine 700′ e inizio 800′, i filosofi Schopenhauer e Kierkegaard, sviluppano il proprio pensiero sulla riflessione della condizione umana e sulle possibili vie di liberazione da tale situazione di sofferenza.\section{Pensiero}
All’identit\’a Hegeliana di soggetto-oggetto, Kierkegaard risponde che la vita intera \’e basata sulla contraddizione e sul paradosso,e vi sono solamente \emph{aut aut}: o quello o quello, la vita \’e una scelta continua. Il filosofo costruisce tutto il suo pensiero sulla categoria del singolo e ci\’o che caratterizza l’uomo \’e proprio la sua singolarit\’a.
L’uomo \’e inoltre: libert\’a, possibilit\’a e singolarit\’a. Ma la libert\’a \’e responsabilit\’a di fronte al bene e al male: da questo punto di vista la possibilit\’a genera angoscia e da essa si determina la disperazione. Queste due condizioni estreme spingono l’uomo a fare il salto della fede.\section{La fede}
Ci\’o che emerge di particolarmente significativo \’e la decisione di scegliere Dio al di sopra di ogni altra cosa: scelta esclusiva e senza compromessi. Ma il suo cristianesimo non deve essere confuso con quello della Chiesa ufficiale. La chiesa \’e da lui accusata di essersi ribellata a Dio e di avere una visione puramente terrena e mondana dell’Assoluto. Gli uomini di Chiesa hanno ridotto il messaggio di Cristo a mera dottrina -teoria basata su dogmi- cio\’e ne hanno fatto una speculazione teologica.Del cristianesimo hanno tralasciato la parte pi\’u importante: l’imitazione di Cristo, una vita vissuta all’insegna dell’abnegazione e del sacrificio.
\section{La scelta}
L’ \emph{Aut…Aut} di Kierkegaard pone l’uomo di fronte a una scelta radicale: la vita estetica o quella etica. A queste si aggiunger\’a un’alternativa ancora pi\’u ampia, la vita religiosa. \’E importante sottolineare l’interpretazione dell’esistenza come scelta. \textbf{Esistere significa scegliere}, e la scelta si compie tra termini assolutamente contraddittori e inconciliabili.\subsubsection{La vita estetica}
Chi vive nello stadio estetico vive nell’istante e nella ricerca continua del piacere, vale a dire di ci\’o che \’e attraente.Kierkegaard ci descrive delle figure di gaudenti che vogliono gustare fino in fondo il piacere, facendo della propria vita un’opera d’arte [\textbf{Dandy}]. La vita estetica \’e illustrata attraverso la figura di Giovanni: esso, per\’o, non \’e un seduttore sensuale, ma \’e un seduttore intellettuale. Vuole godere “spiritualmente” dei momenti in cui la sua partner si abbandona all’amore.
Eppure egli \’e assolutamente convinto che la vita estetica non possa costituire il fine della vita, ma tutt’al pi\’u uno stadio: non si pu\’o sempre giocare con la vita e, ben presto, chi si dedica al solo piacere, viene assalito dalla noia. Viene a perdere il senso della propria esistenza.
\subsubsection{La vita etica}
Il Don Giovanni, giunto ora alla disperazione, decide di assumersi una responsabilit\’a: \’e giunto il momento in cui si decide di fare il salto verso lo “stadio del dovere”. La disperazione \’e un segno positivo, perch\’e significa che l’uomo ha deciso di affrontare la vita in modo esistenziale. Lo stadio etico \’e rappresentato dalla condizione del marito: la famiglia, dunque, esprime l’ideale del dovere morale. Nonostante l’apparente serenit\’a e la tranquillit\’a tipica di questa possibilit\’a esistenziale, neppure la scelta etica \’e pienamente soddisfacente: esso \’e minacciato dal conformismo. Nell’animo dell’uomo etico si affiora un oscuro senso di colpa: deriva dal fatto che quella vita \’e insoddisfacente e l’equilibrio famigliare \’e solo una maschera [\textbf{Pirandello}].\subsubsection{La vita religiosa}
Kierkegaard pubblica in seguito \emph{Timore e Tremore}, in cui emerge la convinzione che il fine ultimo dell’uomo consista nella realizzazione della vita religiosa. Si tratta di un salto, un colpo di fortuna o di audacia come dice lo stesso filosofo: non appena l’uomo scopre la profonda distanza che lo separa da Dio, allora l’orizzonte dell’agire morale viene superato. La fede, diventa per il filosofo, l’assolutamente alto rispetto alla ragione.Il simbolo della vita religiosa \’e Abramo che, vissuto nel rispetto dei doveri morali e famigliari, all’improvviso riceve da Dio l’ordine di uccidere suo figlio Isacco, in netto contrasto con ogni legge morale e sociale. Abramo \’e posto di fronte a un’alternativa radicale: obbedire o non obbedire al comando di Dio, un comando incomprensibile per la ragione umana. Egli fa il salto della fede, sceglie Dio; si tratta di una scelta irrazionale e assurda.
\subsubsection{La fede come paradosso e scandalo}
La fede diviene paradosso perch\’e contraria all’opinione degli uomini. La fede \’e un dono di Dio fatto all’uomo; allora perch\’e, se Abramo ha ricevuto la fede, Dio avrebbe dovuto metterlo alla prova?Abramo sente che il terribile comando viene da Dio, proprio perch\’e si sente angosciato. Dio non \’e tranquillizzante, non da pace all’uomo, ma lo inquieta. L’assoluta irrazionalit\’a del comando divino \’e il segno che Dio ha scelto Abramo e gli ha fatto il dono della fede. Ed \’e la fede stessa ad essere segno di contraddizione. Abramo ha avuto fede, ha ubbidito. Ma lo ha fatto perch\’e Dio lo ha scelto. La fede \’e dunque \emph{paradosso e scandalo}.
Kierkegaard osserva che l’individuo \’e posto di fronte a un bivio: credere o non credere. Colui che crede non lo fa in base alle proprie forze, perch\’e \’e Dio che gli da la fede. Dunque la fede \’e assurdo: che crede deve scegliere di credere, ma nello stesso tempo \’e Dio che lo ha scleto e gli ha fatto questo dono.
Si tratta di una contraddizione insolubile, segno dell’incommensurabilit\’a tra fede e ragione.
\chapter{Il paradosso dei gemelli}
%\section{}
%\subsection{}
Il paradosso dei gemelli \’e un esperimento mentale che sembra rivelare una contraddizione nella teoria della relativit\’a ristretta di Einstein. Prima di andare ad analizzare tale paradosso per\’o, introdurr\’o brevemente i concetti chiave che hanno portato alla formulazione di questa straordinaria teoria fisica.\section{Teoria della relativit\’a ristretta}
Come nasce la relativit\’a ristretta? Nasce dal tentativo, riuscito, di conciliare meccanica Newtoniana ed elettromagnetismo. Einstein stesso scrive a proposito:\emph{La teoria della relativit\’a nasce necessariamente, per la presenza di serie e profonde contraddizioni, dalle quali sembrava non ci fosse uscita. La forza della nuova teoria sta nella consistenza e semplicit\’a con cui risolve queste difficolt\’a, usando poche, ma convincenti, assunzioni.}
Ma dove queste teorie, elettromagnetismo e meccanica, erano in disaccordo? Sostanzialmente sembrava che non si trovasse un gruppo di sistemi di riferimento in cui le leggi dell’elettromagnetismo avessero la stessa forma, ovvero per avere una descrizione dei fenomeni fisica, sembrava fosse necessario modificare le leggi dell’elettromagnetismo a seconda del sistema di riferimento in cui ci si trovava.
Si ipotizz\’o dunque che fossero le leggi per passare da un sistema di riferimento all’altro ad essere sbagliate, ma a questo punto si rendeva necessario cambiare le leggi della meccanica da un sistema di riferimento all’altro.\subsection{Formulazione}
La teoria della relativit\’a ristretta trae origine dagli studi di Albert Einstein formalizzati in un articolo del 1905. Per poter capire questa teoria e come essa abbia rivoluzionato il mondo della fisica, occorre tornare un o\’o indietro nel tempo e risalire fino a Newton ed al suo problema della ricerca del sistema di riferimento assoluto. Per poter descrivere qualsiasi fenomeno fisico sotto forma di legge, \’e necessario avere un sistema di riferimento ed occorre che tale sistema di riferimento non alteri in alcun modo la nostra descrizione del fenomeno. Nella nostra vita quotidiana siamo portati spontaneamente a fare riferimenti quando facciamo delle misure, o quando diamo delle indicazioni. Per descrivere le leggi della fisica dobbiamo definire una categoria di sistemi di riferimento, detti inerziali. Nei sistemi di riferimento inerziali vale il principio di inerzia o prima legge della dinamica che afferma che se un corpo non \’e soggetto a forze fisiche, esso rimane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme. Questa definizione del principio di inerzia \’e dovuto a Galileo Galilei.Un sistema non inerziale \’e quindi un sistema associato ad un corpo sottoposto a forze e quindi ad una accelerazione. Trovato un sistema inerziale, se ne possono definire infiniti altri purch\’e il moto relativo di ognuno di questi sistemi sia rettilineo uniforme.
Se tutti i sistemi di riferimento inerziali hanno moti relativi, ci si chiede quale sia, fra tutti questi, quello che \’e in quiete assoluta, cio\’e fermo.
Il problema di Newton consisteva nel trovare un sistema inerziale in quiete assoluta e si pens\’o di trovare tale sistema introducendo l’esistenza dell’etere, una sorta di quasi-vuoto, trasparente, impalpabile e legato alle stelle fisse. Tutti i sistemi inerziali hanno quindi un moto rispetto all’etere anche se tale moto \’e costante, cio\’e rettilineo uniforme.
Il bisogno della ricerca dell’etere si fa pi\’u pressante quando si ha l’unificazione delle forze elettriche e magnetiche ad opera di James Maxwell. Una carica elettrica che oscilla nello spazio genera un campo elettromagnetico che si propaga sotto forma di \emph{onda piana}. Il problema sta nell’individuare il mezzo di propagazione delle onde elettromagnetiche.
Le conoscenze che si avevano alla fine del secolo scorso dei fenomeni ondulatori, mostravano che era necessario averne uno: le onde sonore, ad esempio, si propagano nell’aria. Per le onde elettromagnetiche il mezzo di propagazione non poteva essere il vuoto e quindi viene riesumato l’etere.
Un esperimento fatto nel 1887 da Michelson e Morley, eseguito proprio per misurare la velocit\’a della terra nell’etere, mostra inconfutabilmente che tale velocit\’a \’e nulla. Sulla base di tale esperimento Einstein ipotizza che l’etere non esista e di conseguenza non esiste un sistema di riferimento assoluto: i moti sono tutti relativi. All’epoca di Einstein gi\’a si sapeva che la luce e pi\’u precisamente la radiazione elettromagnetica, si propagava con velocit\’a finita pari a $300\,000\unit{km/s}$ .
Da questi presupposti Einstein enuncia i suoi postulati di relativit\’a:
\begin{enumerate}
\item Le leggi della fisica hanno la stessa forma in tutti i sistemi di riferimento inerziali;
\item La luce ha una velocit\’a finita sempre uguale in tutti i sistemi di riferimento inerziali.
\end{enumerate}
Il secondo postulato quindi pone un limite invalicabile alla velocit\’a in natura. Se in qualsiasi sistema di riferimento inerziale un segnale luminoso ha la stessa velocit\’a, sar\’a impossibile superare tale limite. Supponiamo di trovarci su un’astronave in moto ad una volecit\’a sostenuta. Se dall’astronave viene inviato un segnale luminoso nel verso di percorrenza dell’astronave, un osservatore fermo rispetto all’astronave dovrebbe vedere quel segnale muoversi ad una velocit\’a pari alla somma della velocit\’a della luce pi\’u quella dell’astronave. Il secondo postulato afferma che ci\’o non \’e vero: il segnale luminoso per l’osservatore fermo si muover\’a sempre alla velocit\’a della luce.All’ epoca di Einstein fare simili ipotesi era senz’altro azzardato, ma nel seguito i due postulati si sono dimostrati corretti. Da questi due postulati apparentemente semplici, si deve edificare nuovamente tutta la fisica, migliorandone quelle parti che sono in contrasto coi postulati di relativit\’a. Ci\’o significa che la fisica newtoniana \footnote{La prima legge della dinamica, o principio di inerzia, afferma che un corpo tende a mantenere il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme fino a quando non intervengono cause esterne a sollecitarlo. La seconda legge della dinamica, o principio fondamentale della dinamica, stabilisce che, quando a un corpo di massa $m$ viene applicata una forza $\textbf{F}$, esso acquista un’accelerazione $\textbf{a}$, con verso e direzioni coincidenti alla forza, tale per cui $\textbf{F}=m\textbf{a}$. La terza legge della dinamica, o principio di azione e reazione, stabilisce che a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, tale per cui: $\textbf{P}=-\textbf{R}$.} ha una sua validit\’a limitata al campo delle velocit\’a molto basse rispetto quella della luce. Il solo fatto di considerare la luce come una velocit\’a limite della natura, porta come immediata conseguenza l’eliminazione del concetto di \textbf{tempo assoluto}.
\subsubsection{Il tempo}
Nella fisica di Galileo e Newton, il tempo scorre in modo assoluto in tutti i sistemi di riferimento; infatti un intervallo di tempo tra due eventi in un sistema di riferimento inerziale \’e lo stesso se misurato in un altro sistema in moto rispetto al primo. Nella relativit\’a ristretta la situazione non \’e pi\’u la stessa.Per un osservatore che viaggia a velocit\’a prossime a quelle della luce, il tempo scorre pi\’u lentamente che per l’osservatore fermo. Per l’osservatore in moto l’intervallo di tempo \’e sempre lo stesso, cambia la sua misura quando si passa da un sistema all’altro.
Questo \’e dovuto al fatto che nella teoria della relativit\’a la luce impiega tempo per collegare due punti dello spazio. Tale fenomeno \’e noto col nome di \textbf{dilatazione del tempo}. \’E chiaro per\’o che nel momento in cui consideriamo eventi che si muovono a velocit\’a molto basse rispetto a quella della luce, vale la fisica classica.
\subsubsection{La lunghezza}
Altra conseguenza della teoria della relativit\’a ristretta \’e che un oggetto che si muove a velocit\’a prossima a $c$, appare ad un osservatore in quiete, pi\’u corto rispetto alla dimensione dell’oggetto medesimo in quiete. Quest’effetto, noto come \textbf{contrazione delle lunghezze}, \’e un effetto che non pi\’o essere misurato direttamente, cio\’e non pu\’o essere quantificato sperimentalmente in vari modi.La dilatazione del tempo e la contrazione delle lunghezze sono le conseguenze pi\’u “vistose” della relativit\’a ristretta.
\\
\\
Anche nel caso della teoria della relativit\’a, come per tutte le teorie, \’e sempre necessario che ci siano delle verifiche sperimentali. Dato che la contrazione delle lunghezze non pu\’o essere verificata, l’unico effetto realmente misurabile \’e la dilatazione del tempo. Tali misure vengono eseguite nei laboratori di fisica atomica dove studiando il tempo di vita delle particelle subatomiche \footnote{Si intendono tutte le particelle che compongono l’atomo.}, in quiete ed in moto, \’e possibile verificare appunto che le particelle in moto relativistico vivono pi\’u a lungo di quelle in quiete o comunque in moto newtoniano.Unitamente a queste verifiche sulla dilatazione del tempo, quando una particella viene accelerata sempre pi\’u, affinch\’e raggiunga una velocit\’a prossima a $c$, l’energia $\textbf{E}$ spesa per tale accelerazione si trasforma in massa \footnote{La massa \’e una propriet\’a dei corpi materiali, che determina il loro comportamento dinamico quando sono soggetti all’influenza di forze esterne.} , cio\’e aumenta la massa della particella in questione. Al limite, una particella che raggiunga la velocit\’a della luce – e che non sia un fotone, cio\’e un quanto di luce – dovrebbe avere una massa infinita.
La relazione che lega queste grandezze \’e la ben nota:
\begin{equation}
\textbf{E}=mc^2
\end{equation}
dove $\textbf{E}$ \’e l’energia, $m$ \’e la massa e $c$ \’e la velocit\’a della luce al quadrato.\subsubsection{Lo spazio-tempo}
Altro concetto di grande importanza nella relativit\’a \’e lo \emph{spazio-tempo}: dato che il tempo non \’e pi\’u assoluto, non \’e possibile slegare il concetto di spazio da quello di tempo. Il tempo diventa quindi un’altra coordinata da aggiungere alle tre spaziali \footnote{Si intende: $x, y, z$}. D’altronde anche noi in pratica usiamo quattro coordinate o quattro dimensioni nella vita di tutti i giorni. Quando fissiamo un appuntamento con una persona indichiamo un posto (tre coordinate per lo spazio) e l’ora (una coordinata per il tempo). La differenza sta nel fatto che in questa teoria si stabilisce un legame geometrico tra spazio e tempo.Dal concetto di tempo relativo, si passa poi alla conseguenza che la simultaneit\’a degli eventi viene a cadere quando abbiamo sistemi di riferimento in moto relativo. Due eventi si dicono \textbf{simultanei} quando accadono nel medesimo istante. Nella relativit\’a ristretta, eventi che sono simultanei se misurati in un determinato sistema di riferimento inerziale, senz’altro non lo saranno pi\’u se osservati da un altro sistema di riferimento inerziale in moto uniforme.
Il fenomeno della dilatazione del tempo implica che un astronauta che viaggiasse alla velocit\’a della luce per andare, ad esempio, alla stella pi\’u vicina, distante circa 4 anni luce, al suo ritorno sulla terra, troverebbe non pi\’u la gente invecchiata di 8 anni, ma di secoli \footnote{Per anno luce si intende la distanza percorsa dalla radiazione elettromagnetica (luce) nel vuoto nell’intervallo di un anno}.
\chapter{Il paradosso di Zenone}
La possibilit\’a di sommare infiniti numeri… pagina 229 di Salsa come faccio a fare 1. Cenni storici anzich\’e come viene in questo modo?\paragraph{Cenni storici al calcolo di infiniti elementi}$\\$
come \’e possibile risolvere questo problema
effe\end{document}
PERCHE’ ripeto: se metto la e accentato da tastiera mi da errore. Ho tolto le \\.
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30 Maggio 2011 alle 7:49 #59394::
PERCHE’ ripeto: se metto la e accentato da tastiera mi da errore. Ho tolto le \\.
Allora: TeXShop, se non gli dici nulla, registra i documenti come UTF-8. Se tu avessi riportato il messaggio di errore potrei essere più preciso, ma non lo fai. 🙁 Hai provato a scrivere
`\usepackage[utf8]{inputenc}`
invece che con “latin1”?Non è vero che hai tolto i \\. Le “righe vuote”, se proprio le vuoi (ma te le sconsiglio), si ottengono con
`… fine capoverso.\medskip
Inizio capoverso …`
Ciao
Enrico
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30 Maggio 2011 alle 8:22 #59395::
ma perchè le righe vuote vi fanno schifo? in che senso non gli ho tolti? io non li vedo!L’errore che mi da quando compilo dopo aver messo e accentata da tastiera e’:
Uploaded with ImageShack.us
Poi per le immagini ancora non ce l’ho fatta perché’ il preambolo che mi avete dato e’ diverso tra ivan ed enrico…
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30 Maggio 2011 alle 8:59 #59396::
In tipografia l’inizio di un nuovo capoverso è marcato con il rientro della prima riga, non con una riga bianca fra un capoverso e l’altro. Se usi (pdf)LaTeX è perché vuoi comporre al meglio seguendo le regole tipografiche.Vale la pena di riassumere: con \\ vai a capo,senza terminare il capoverso, senza cominciarne un altro e senza rientrare al prima riga. Se metti due volte \\ anche su due righe diverse, con il secondo il programma protesta perché dice che non c’è nessuna riga da troncare.
Se nel sorgente lasci una riga vuota dici al programma che la riga precedente era l’ultima riga del capoverso prevedente e non va giustificata e che la prossima riga non vuota sarà la prima riga di un nuovo capoverso che va rientrata.
l’errore che hai spedito come immagine (sarebbe stato più semplice aprire il file log, copiare le poche righe del messaggio e incollarle nel post come Codice) dicono esplicitamente che stai facendo qualche pasticcio con la codifica utf8 in contrasto con la specifica che vuoi usare la codifica latin1.
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30 Maggio 2011 alle 9:02 #59397::
l’errore che hai spedito come immagine (sarebbe stato più semplice aprire il file log, copiare le poche righe del messaggio e incollarle nel post come Codice) dicono esplicitamente che stai facendo qualche pasticcio con la codifica utf8 in contrasto con la specifica che vuoi usare la codifica latin1.
L’errore, fra l’altro, non è compatibile con il codice indicato. Sarà così difficile dare un’occhiata all’impostazione delle preferenze di TeXShop?
Ciao
Enrico
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30 Maggio 2011 alle 10:22 #59398
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30 Maggio 2011 alle 11:03 #59399
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30 Maggio 2011 alle 11:04 #59400::
non e’ che non voglio dare un’occhiata all’impostazione delle preferenze di TeXShop! il problema e’ che non so sotto che voce devo guardare…
Preferenze di TeXShop; tab più a sinistra (nella versione inglese si chiama “Source”); c’è un menù a tendina con scritto sopra Codifica: che cosa riporta?
Ciao
Enrico
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30 Maggio 2011 alle 11:05 #59401
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30 Maggio 2011 alle 11:13 #59402
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30 Maggio 2011 alle 11:16 #59403
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30 Maggio 2011 alle 11:21 #59404::
ora:\documentclass[a4paper]{report}
\usepackage[T1]{fontenc}
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\newtheorem{thm}{Teorema}[section]
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\newtheorem{defn}{Definizione}[chapter]
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\newtheorem{oss}{Osservazione}\title{Paradosso: conclusione apparentemente inaccettabile \thanks{Nel titolo: ”una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile” Mark Sainsbury.} \dots}
\author{\emph{{\normalsize Lorenzo Fabbr}i}}
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\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\thechapter.\ #1}{}} \renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{\thesection\ #1}{}} \cfoot{}\begin{document}
\maketitle\chapter*{Introduzione}
Le opinioni di scienziati e filosofi su quale sia il ruolo dei paradossi spesso divergono. Secondo alcuni essi hanno una funzione importante e innovativa, annunciando e innescando rivoluzioni del pensiero.Borges pensava che i paradossi potessero essere le prove, inevitabilmente reali, del carattere allucinatorio del mondo sostenuto dagli idealisti. Quine ha osservato che il tratto forse più curioso dei paradossi è quello di risultare, a volte, meno frivoli di quello che sembrano.
Il paradosso dei paradossi è che il vero paradosso non può esistere: il vero paradosso, \emph{true to its nature}, dovrebbe essere come l’ordigno fine-del-mondo, il sogno dello scienziato pazzo che vuole inventare l’acido universale che corrode tutto, ogni eccipiente, anche la terra, ma anche, in definitiva, se stesso e quindi non può esistere se non come ombra di un fantasma svanito, come gli infinitesimi di buona memoria; un luccichio, poi scompare e non siamo sicuri di averlo visto. Il paradosso dell’acido universale è ovviamente una variante di quello antico di re Mida.
Ma tutte le generalizzazioni sono sbagliate, e forse non esiste un tipo unico di paradossi. D’altra parte, se tutte le generalizzazioni sono sbagliate, lo è anche questa appena enunciata, che quindi è falsa, ed esiste qualche generalizzazione non sbagliata (non questa), e si può continuare a cercarla. Tra l’altro, è stato provato, contro chi sostiene che la logica pura non crea conoscenza, che:
\begin{enumerate}
\item Esistono leggi generali;
\item Gli esseri umani sono in grado di conoscerne almeno alcune con il pensiero, così fondando la posizione razionalista.
\end{enumerate}
In questo paradosso si vedono gli ingredienti costanti ed essenziali dei paradossi, l’autoriferimento e la negazione.\chapter{Il paradosso della fede}
In filosofia il termine paradosso è usato spesso come sinonimo di antinomia: esso è un particolare tipo di paradosso che indica la compresenza di due affermazioni contraddittorie, ma che possono essere entrambe dimostrate o giustificate.
Kierkegaard, massimo esponente dell’irrazionalismo, affronterà con la sua filosofia, uno dei massimi paradossi filosofico-teologici: quello della fede.\paragraph{Introduzione}
Tra fine 700′ e inizio 800′, i filosofi Schopenhauer e Kierkegaard, sviluppano il proprio pensiero sulla riflessione della condizione umana e sulle possibili vie di liberazione da tale situazione di sofferenza.\section{Pensiero}
All’identità Hegeliana di soggetto-oggetto, Kierkegaard risponde che la vita intera è basata sulla contraddizione e sul paradosso,e vi sono solamente \emph{aut aut}: o quello o quello, la vita è una scelta continua. Il filosofo costruisce tutto il suo pensiero sulla categoria del singolo e ciò che caratterizza l’uomo è proprio la sua singolarità.
L’uomo è inoltre: libertà, possibilità e singolarità. Ma la libertà è responsabilità di fronte al bene e al male: da questo punto di vista la possibilità genera angoscia e da essa si determina la disperazione. Queste due condizioni estreme spingono l’uomo a fare il salto della fede.\section{La fede}
Ciò che emerge di particolarmente significativo è la decisione di scegliere Dio al di sopra di ogni altra cosa: scelta esclusiva e senza compromessi. Ma il suo cristianesimo non deve essere confuso con quello della Chiesa ufficiale. La chiesa è da lui accusata di essersi ribellata a Dio e di avere una visione puramente terrena e mondana dell’Assoluto. Gli uomini di Chiesa hanno ridotto il messaggio di Cristo a mera dottrina -teoria basata su dogmi- cioè ne hanno fatto una speculazione teologica.Del cristianesimo hanno tralasciato la parte più importante: l’imitazione di Cristo, una vita vissuta all’insegna dell’abnegazione e del sacrificio.
\section{La scelta}
L’ \emph{Aut…Aut} di Kierkegaard pone l’uomo di fronte a una scelta radicale: la vita estetica o quella etica. A queste si aggiungerà un’alternativa ancora più ampia, la vita religiosa. è importante sottolineare l’interpretazione dell’esistenza come scelta. \textbf{Esistere significa scegliere}, e la scelta si compie tra termini assolutamente contraddittori e inconciliabili.\subsubsection{La vita estetica}
Chi vive nello stadio estetico vive nell’istante e nella ricerca continua del piacere, vale a dire di ciò che è attraente.Kierkegaard ci descrive delle figure di gaudenti che vogliono gustare fino in fondo il piacere, facendo della propria vita un’opera d’arte [\textbf{Dandy}]. La vita estetica è illustrata attraverso la figura di Giovanni: esso, però, non è un seduttore sensuale, ma è un seduttore intellettuale. Vuole godere “spiritualmente” dei momenti in cui la sua partner si abbandona all’amore.
Eppure egli è assolutamente convinto che la vita estetica non possa costituire il fine della vita, ma tutt’al più uno stadio: non si può sempre giocare con la vita e, ben presto, chi si dedica al solo piacere, viene assalito dalla noia. Viene a perdere il senso della propria esistenza.
\subsubsection{La vita etica}
Il Don Giovanni, giunto ora alla disperazione, decide di assumersi una responsabilità: è giunto il momento in cui si decide di fare il salto verso lo “stadio del dovere”. La disperazione è un segno positivo, perché significa che l’uomo ha deciso di affrontare la vita in modo esistenziale. Lo stadio etico è rappresentato dalla condizione del marito: la famiglia, dunque, esprime l’ideale del dovere morale. Nonostante l’apparente serenità e la tranquillità tipica di questa possibilità esistenziale, neppure la scelta etica è pienamente soddisfacente: esso è minacciato dal conformismo. Nell’animo dell’uomo etico si affiora un oscuro senso di colpa: deriva dal fatto che quella vita è insoddisfacente e l’equilibrio famigliare è solo una maschera [\textbf{Pirandello}].\subsubsection{La vita religiosa}
Kierkegaard pubblica in seguito \emph{Timore e Tremore}, in cui emerge la convinzione che il fine ultimo dell’uomo consista nella realizzazione della vita religiosa. Si tratta di un salto, un colpo di fortuna o di audacia come dice lo stesso filosofo: non appena l’uomo scopre la profonda distanza che lo separa da Dio, allora l’orizzonte dell’agire morale viene superato. La fede, diventa per il filosofo, l’assolutamente alto rispetto alla ragione.Il simbolo della vita religiosa è Abramo che, vissuto nel rispetto dei doveri morali e famigliari, all’improvviso riceve da Dio l’ordine di uccidere suo figlio Isacco, in netto contrasto con ogni legge morale e sociale. Abramo è posto di fronte a un’alternativa radicale: obbedire o non obbedire al comando di Dio, un comando incomprensibile per la ragione umana. Egli fa il salto della fede, sceglie Dio; si tratta di una scelta irrazionale e assurda.
\subsubsection{La fede come paradosso e scandalo}
La fede diviene paradosso perché contraria all’opinione degli uomini. La fede è un dono di Dio fatto all’uomo; allora perché, se Abramo ha ricevuto la fede, Dio avrebbe dovuto metterlo alla prova?Abramo sente che il terribile comando viene da Dio, proprio perché si sente angosciato. Dio non è tranquillizzante, non da pace all’uomo, ma lo inquieta. L’assoluta irrazionalità del comando divino è il segno che Dio ha scelto Abramo e gli ha fatto il dono della fede. Ed è la fede stessa ad essere segno di contraddizione. Abramo ha avuto fede, ha ubbidito. Ma lo ha fatto perché Dio lo ha scelto. La fede è dunque \emph{paradosso e scandalo}.
Kierkegaard osserva che l’individuo è posto di fronte a un bivio: credere o non credere. Colui che crede non lo fa in base alle proprie forze, perché è Dio che gli da la fede. Dunque la fede è assurdo: che crede deve scegliere di credere, ma nello stesso tempo è Dio che lo ha scelto e gli ha fatto questo dono.
Si tratta di una contraddizione insolubile, segno dell’incommensurabilità tra fede e ragione.
\chapter{Il paradosso dei gemelli}
%\section{}
%\subsection{}
Il paradosso dei gemelli è un esperimento mentale che sembra rivelare una contraddizione nella teoria della relatività ristretta di Einstein. Prima di andare ad analizzare tale paradosso però, introdurrò brevemente i concetti chiave che hanno portato alla formulazione di questa straordinaria teoria fisica.\section{Teoria della relatività ristretta}
Come nasce la relatività ristretta? Nasce dal tentativo, riuscito, di conciliare meccanica Newtoniana ed elettromagnetismo. Einstein stesso scrive a proposito:
\begin{center}
\emph{La teoria della relatività nasce necessariamente, per la presenza di serie e profonde contraddizioni, dalle quali sembrava non ci fosse uscita. La forza della nuova teoria sta nella consistenza e semplicità con cui risolve queste difficoltà, usando poche, ma convincenti, assunzioni.}
\end{center}
Ma dove queste teorie, elettromagnetismo e meccanica, erano in disaccordo? Sostanzialmente sembrava che non si trovasse un gruppo di sistemi di riferimento in cui le leggi dell’elettromagnetismo avessero la stessa forma, ovvero per avere una descrizione dei fenomeni fisica, sembrava fosse necessario modificare le leggi dell’elettromagnetismo a seconda del sistema di riferimento in cui ci si trovava.
Si ipotizzò dunque che fossero le leggi per passare da un sistema di riferimento all’altro ad essere sbagliate, ma a questo punto si rendeva necessario cambiare le leggi della meccanica da un sistema di riferimento all’altro.\subsection{Formulazione}
La teoria della relatività ristretta trae origine dagli studi di Albert Einstein formalizzati in un articolo del 1905. Per poter capire questa teoria e come essa abbia rivoluzionato il mondo della fisica, occorre tornare un pò indietro nel tempo e risalire fino a Newton ed al suo problema della ricerca del sistema di riferimento assoluto. Per poter descrivere qualsiasi fenomeno fisico sotto forma di legge, è necessario avere un sistema di riferimento ed occorre che tale sistema di riferimento non alteri in alcun modo la nostra descrizione del fenomeno. Nella nostra vita quotidiana siamo portati spontaneamente a fare riferimenti quando facciamo delle misure, o quando diamo delle indicazioni. Per descrivere le leggi della fisica dobbiamo definire una categoria di sistemi di riferimento, detti inerziali. Nei sistemi di riferimento inerziali vale il principio di inerzia o prima legge della dinamica che afferma che se un corpo non è soggetto a forze fisiche, esso rimane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme. Questa definizione del principio di inerzia è dovuto a Galileo Galilei.Un sistema non inerziale è quindi un sistema associato ad un corpo sottoposto a forze e quindi ad una accelerazione. Trovato un sistema inerziale, se ne possono definire infiniti altri purché il moto relativo di ognuno di questi sistemi sia rettilineo uniforme.
Se tutti i sistemi di riferimento inerziali hanno moti relativi, ci si chiede quale sia, fra tutti questi, quello che è in quiete assoluta, cioè fermo.
Il problema di Newton consisteva nel trovare un sistema inerziale in quiete assoluta e si pensò di trovare tale sistema introducendo l’esistenza dell’etere, una sorta di quasi-vuoto, trasparente, impalpabile e legato alle stelle fisse. Tutti i sistemi inerziali hanno quindi un moto rispetto all’etere anche se tale moto è costante, cioè rettilineo uniforme.
Il bisogno della ricerca dell’etere si fa più pressante quando si ha l’unificazione delle forze elettriche e magnetiche ad opera di James Maxwell. Una carica elettrica che oscilla nello spazio genera un campo elettromagnetico che si propaga sotto forma di \emph{onda piana}. Il problema sta nell’individuare il mezzo di propagazione delle onde elettromagnetiche.
Le conoscenze che si avevano alla fine del secolo scorso dei fenomeni ondulatori, mostravano che era necessario averne uno: le onde sonore, ad esempio, si propagano nell’aria. Per le onde elettromagnetiche il mezzo di propagazione non poteva essere il vuoto e quindi viene riesumato l’etere.
Un esperimento fatto nel 1887 da Michelson e Morley, eseguito proprio per misurare la velocità della terra nell’etere, mostra inconfutabilmente che tale velocità è nulla. Sulla base di tale esperimento Einstein ipotizza che l’etere non esista e di conseguenza non esiste un sistema di riferimento assoluto: i moti sono tutti relativi. All’epoca di Einstein già si sapeva che la luce e più precisamente la radiazione elettromagnetica, si propagava con velocità finita pari a $300\,000\unit{km/s}$ .
Da questi presupposti Einstein enuncia i suoi postulati di relatività:
\begin{enumerate}
\item Le leggi della fisica hanno la stessa forma in tutti i sistemi di riferimento inerziali;
\item La luce ha una velocità finita sempre uguale in tutti i sistemi di riferimento inerziali.
\end{enumerate}
Il secondo postulato quindi pone un limite invalicabile alla velocità in natura. Se in qualsiasi sistema di riferimento inerziale un segnale luminoso ha la stessa velocità, sarà impossibile superare tale limite. Supponiamo di trovarci su un’astronave in moto ad una velocità sostenuta. Se dall’astronave viene inviato un segnale luminoso nel verso di percorrenza dell’astronave, un osservatore fermo rispetto all’astronave dovrebbe vedere quel segnale muoversi ad una velocità pari alla somma della velocità della luce più quella dell’astronave. Il secondo postulato afferma che ciò non è vero: il segnale luminoso per l’osservatore fermo si muoverà sempre alla velocità della luce.All’ epoca di Einstein fare simili ipotesi era senz’altro azzardato, ma nel seguito i due postulati si sono dimostrati corretti. Da questi due postulati apparentemente semplici, si deve edificare nuovamente tutta la fisica, migliorandone quelle parti che sono in contrasto coi postulati di relatività. Ciò significa che la fisica newtoniana \footnote{La prima legge della dinamica, o principio di inerzia, afferma che un corpo tende a mantenere il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme fino a quando non intervengono cause esterne a sollecitarlo. La seconda legge della dinamica, o principio fondamentale della dinamica, stabilisce che, quando a un corpo di massa $m$ viene applicata una forza $\textbf{F}$, esso acquista un’accelerazione $\textbf{a}$, con verso e direzioni coincidenti alla forza, tale per cui $\textbf{F}=m\textbf{a}$. La terza legge della dinamica, o principio di azione e reazione, stabilisce che a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, tale per cui: $\textbf{P}=-\textbf{R}$.} ha una sua validità limitata al campo delle velocità molto basse rispetto quella della luce. Il solo fatto di considerare la luce come una velocità limite della natura, porta come immediata conseguenza l’eliminazione del concetto di \textbf{tempo assoluto}.
\subsubsection{Il tempo}
Nella fisica di Galileo e Newton, il tempo scorre in modo assoluto in tutti i sistemi di riferimento; infatti un intervallo di tempo tra due eventi in un sistema di riferimento inerziale è lo stesso se misurato in un altro sistema in moto rispetto al primo. Nella relatività ristretta la situazione non è più la stessa.Per un osservatore che viaggia a velocità prossime a quelle della luce, il tempo scorre più lentamente che per l’osservatore fermo. Per l’osservatore in moto l’intervallo di tempo è sempre lo stesso, cambia la sua misura quando si passa da un sistema all’altro.
Questo è dovuto al fatto che nella teoria della relatività la luce impiega tempo per collegare due punti dello spazio. Tale fenomeno è noto col nome di \textbf{dilatazione del tempo}. è chiaro però che nel momento in cui consideriamo eventi che si muovono a velocità molto basse rispetto a quella della luce, vale la fisica classica.
\subsubsection{La lunghezza}
Altra conseguenza della teoria della relatività ristretta è che un oggetto che si muove a velocità prossima a $c$, appare ad un osservatore in quiete, più corto rispetto alla dimensione dell’oggetto medesimo in quiete. Quest’effetto, noto come \textbf{contrazione delle lunghezze}, è un effetto che non può essere misurato direttamente, cioè non può essere quantificato sperimentalmente in vari modi.La dilatazione del tempo e la contrazione delle lunghezze sono le conseguenze più “vistose” della relatività ristretta.
Anche nel caso della teoria della relatività, come per tutte le teorie, è sempre necessario che ci siano delle verifiche sperimentali. Dato che la contrazione delle lunghezze non può essere verificata, l’unico effetto realmente misurabile è la dilatazione del tempo. Tali misure vengono eseguite nei laboratori di fisica atomica dove studiando il tempo di vita delle particelle subatomiche \footnote{Si intendono tutte le particelle che compongono l’atomo.}, in quiete ed in moto, è possibile verificare appunto che le particelle in moto relativistico vivono più a lungo di quelle in quiete o comunque in moto newtoniano.
Unitamente a queste verifiche sulla dilatazione del tempo, quando una particella viene accelerata sempre più, affinché raggiunga una velocità prossima a $c$, l’energia $\textbf{E}$ spesa per tale accelerazione si trasforma in massa \footnote{La massa è una proprietà dei corpi materiali, che determina il loro comportamento dinamico quando sono soggetti all’influenza di forze esterne.} , cioè aumenta la massa della particella in questione. Al limite, una particella che raggiunga la velocità della luce – e che non sia un fotone, cioè un quanto di luce – dovrebbe avere una massa infinita.
La relazione che lega queste grandezze è la ben nota:
\begin{equation}
\textbf{E}=mc^2
\end{equation}
dove $\textbf{E}$ è l’energia, $m$ è la massa e $c$ è la velocità della luce al quadrato.\subsubsection{Lo spazio-tempo}
Altro concetto di grande importanza nella relatività è lo \emph{spazio-tempo}: dato che il tempo non è più assoluto, non è possibile slegare il concetto di spazio da quello di tempo. Il tempo diventa quindi un’altra coordinata da aggiungere alle tre spaziali \footnote{Si intende: $x, y, z$}. D’altronde anche noi in pratica usiamo quattro coordinate o quattro dimensioni nella vita di tutti i giorni. Quando fissiamo un appuntamento con una persona indichiamo un posto (tre coordinate per lo spazio) e l’ora (una coordinata per il tempo). La differenza sta nel fatto che in questa teoria si stabilisce un legame geometrico tra spazio e tempo.Dal concetto di tempo relativo, si passa poi alla conseguenza che la simultaneità degli eventi viene a cadere quando abbiamo sistemi di riferimento in moto relativo. Due eventi si dicono \textbf{simultanei} quando accadono nel medesimo istante. Nella relatività ristretta, eventi che sono simultanei se misurati in un determinato sistema di riferimento inerziale, senz’altro non lo saranno più se osservati da un altro sistema di riferimento inerziale in moto uniforme.
Il fenomeno della dilatazione del tempo implica che un astronauta che viaggiasse alla velocità della luce per andare, ad esempio, alla stella più vicina, distante circa 4 anni luce, al suo ritorno sulla terra, troverebbe non più la gente invecchiata di 8 anni, ma di secoli \footnote{Per anno luce si intende la distanza percorsa dalla radiazione elettromagnetica (luce) nel vuoto nell’intervallo di un anno}.
\chapter{Il paradosso di Zenone}
La possibilità di sommare infiniti numeri… pagina 229 di Salsa come faccio a fare 1. Cenni storici anziché come viene in questo modo?\paragraph{Cenni storici al calcolo di infiniti elementi}$\\$
come è possibile risolvere questo problema
effe\listoffigures
\tableofcontents\clearpage
\addcontentsline{toc}{chapter}{Bibliografia}
\begin{thebibliography}{9} \bibitem{lamport-latex}
\bibitem{companion}
\end{thebibliography}
Leslie Lamport. \emph{\LaTeX: a document
preparation system}. Addison-Wesley, 1994.
Michel Goossens, Frank Mittelbach, and Alexander Samarin. \emph{The \LaTeX\ Companion}. Addison-Wesley, 1994.
\end{document}
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30 Maggio 2011 alle 11:35 #59405
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30 Maggio 2011 alle 11:58 #59406
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30 Maggio 2011 alle 15:39 #59407::
Ora correggi ancora
`
700' e inizio 800',
`
in
`
'700 e inizio '800,
`Spiegazione: quando si scrivono numeri non si parla di aferesi, ma quando si scrivono parole, allora si può parlare di aferesi (dal dizionario italiano):
`
afèresi [a'fɛrezi]
s.f.inv.{linguistica} caduta della vocale o sillaba iniziale di una parola
[code]
L'aferesi viene marcata con un apostrofo preceduto da uno sazio. Facendo dadere la pria cifra della parola numerica 1700 (e 1800) direi che si si di fronte ad una afersi numerica e quindi l'apostrofo va al posto della cifra caduta.Poi nell'equazione che scrivi:
[code]
\begin{equation}
\textbf{E}=mc^2
\end{equation}
`
togli quell’orribile \textbf, per due motivi:
1) per rendere era una o più lettere in matematica si usa \mathbf
2) I simboli neri in matematica servono per indicare i vettori, e le matrici; l\energia E è uno scalare, quindi il carattere nero è totalmente fuori luogo.Continua ad eliminare tutti i comandi \paragraph; ne ho visto uno anche al fondo sulla somma di infiniti numeri.
Sei un mago se riesci a “draggare la fonto nel codice sorgente e ad averla inserita nel documento pdf che ottieni con la compilazione;: parole tue:
ho semplicemente draggato la foto nel codice sorgente e me l’ha messa. solo che viene tagliata di lato ed e’ rovesciata ed e’ ruotata male…
un passo avanti dai!usa metodi meno magici: Ricorda che non stai lavorando con Word e il trascinamento di una immagine nel codice sorgente non funziona come in Word.
devi invocare il pacchetto graphicx (che non vedo nel preambolo) e devi usare l’ambiente figure per poter mettere una didascalia sotto alla foto e devi includere la foto dentro l’ambiente figure con il comando \includegraphics specificando opzionalmente la larghezza che vuoi ottenere (width-0.7\textwidth generalmente è una specificazione che ci sta bene) e specificando all’inizio dell’ambiente figure il comando \centering. si direbbe che queste cose ti siano sfuggite nelle tue letture di varie guide.
Non vorrei sembrarti pedante, ma se stai scrivendo la tesina per la maturità è importante che tu scriva bene quello che scrivi, non solo come contenuto, ma anche come presentazione dello scritto; le tue parole potrebbero essere oro colato ma una veste pretenziosa 9come quella che puoi avere usando LaTeX) con tanti rammendi e rappezzi, non fa un bell’effetto nei commissari. Sii semplice ma la tua scrittura, oltre il contenuto, sia assolutamente corretta.
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30 Maggio 2011 alle 18:42 #59408::
A proposito do ‘700 e ‘800 tu scriviTra fine 700′ e inizio 800′, i filosofi Schopenhauer e Kierkegaard
ma Schopenhauer nasce nel 1788 e Kierkegaard addirittura nel 1813,
per cui è difficile che a fine Settecento i due sostenessero già delle tesi filosofiche 🙂M.
PS
Scusate l’OT, ma è una deformazione professionale…
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30 Maggio 2011 alle 20:21 #59409::
A proposito do ‘700 e ‘800 tu scrivi
Tra fine 700′ e inizio 800′, i filosofi Schopenhauer e Kierkegaard
ma Schopenhauer nasce nel 1788 e Kierkegaard addirittura nel 1813,
per cui è difficile che a fine Settecento i due sostenessero già delle tesi filosofiche 🙂M.
PS
Scusate l’OT, ma è una deformazione professionale…Schopenhauer era un genio molto precoce. 😀
Ciao
Enrico
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31 Maggio 2011 alle 17:33 #59410::
va bene come ho scritto le seguenti formule?Chiamato ora $S$ lo spazio che Achille (A) deve percorrere per raggiungere la tartaruga (T), abbiamo:
\begin{eqnarray}
S=100+10+1+\frac{1}{10}+\dots+\frac{1}{10^n} \\
S=100+10(1+\frac{1}{10}+\frac{1}{100}+\dots)
\end{eqnarray}
Ma i termini contenuti nella parentesi sono i termini di una serie geometrica di ragione $q=\frac{1}{10}$:
\begin{eqnarray}
S = 100 + 10 \times \mathop {\lim }\limits_{n \to + \infty } \frac{{1 – \left( {\frac{1}
{{10}}} \right)^n }}
{{1 – \frac{1}
{{10}}}} = 100 + 10 \times \frac{{10}}
{9} = \frac{{1000}}
{9}
\end{eqnarray}
-
31 Maggio 2011 alle 18:04 #59411::
va bene come ho scritto le seguenti formule?
Chiamato ora $S$ lo spazio che Achille (A) deve percorrere per raggiungere la tartaruga (T), abbiamo:
\begin{eqnarray}
S=100+10+1+\frac{1}{10}+\dots+\frac{1}{10^n} \\
S=100+10(1+\frac{1}{10}+\frac{1}{100}+\dots)
\end{eqnarray}
Ma i termini contenuti nella parentesi sono i termini di una serie geometrica di ragione $q=\frac{1}{10}$:
\begin{eqnarray}
S = 100 + 10 \times \mathop {\lim }\limits_{n \to + \infty } \frac{{1 – \left( {\frac{1}
{{10}}} \right)^n }}
{{1 – \frac{1}
{{10}}}} = 100 + 10 \times \frac{{10}}
{9} = \frac{{1000}}
{9}
\end{eqnarray}No, non va bene.
`Chiamato ora $S$ lo spazio che Achille (A) deve percorrere per raggiungere la tartaruga (T), abbiamo:
\begin{gather}
S=100+10+1+\frac{1}{10}+\dots+\frac{1}{10^n} \\
S=100+10\left(1+\frac{1}{10}+\frac{1}{100}+\dotsb\right)
\end{gather}
Ma i termini contenuti nella parentesi sono i termini di una serie geometrica di ragione $q=1/10$:
\[
S = 100 + 10 \cdot \lim_{n \to +\infty}
\frac{1 – (1/10)^n }{1 – 1/10} = 100 + 10 \cdot \frac{10}{9}
= \frac{1000}{9}
\]`
Non usare mai e poi mai eqnarray: è bacato fin dall’origine. Non usare nemmeno le frazioni a quattro piani ed evita le frazioni nel testo, meglio 1/10 di \frac{1}{10}. Devi caricare amsmath (\usepackage{amsmath}). Anche \times per la moltiplicazione non va, meglio \cdot. Per i puntini non seguiti da un segno di operazione, ma dalla parentesi, LaTeX va aiutato dicendogli che tipo di puntini ci servono, in questo caso \dotsb (\dots per un’operazione binaria).Vedi anche che \mathop{\lim}\limits_{…} è piuttosto ridondante: \lim_{…} è più che sufficiente. Lascia perdere \limits: se \lim è nel testo, è giusto che la condizione vada accanto e non sotto; nelle formule in display va sotto da sé.
Ciao
Enrico
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31 Maggio 2011 alle 18:11 #59412
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31 Maggio 2011 alle 18:18 #59413::
Scusa se insisto sui contenuti, cosa peraltro fuori luogo
in questo forum, ma sebbene qui tutti amiamo LaTeX
e la qualità del testo che produce, se fossi in te (permettimi
il consiglio) terrei presente che una buona forma
non sostituisce un buon contenuto. E nel tuo testo,
da quello che ho visto, ci sono parecchie imprecisioni.
Ad es tu scrivi:Un esperimento fatto nel 1887 da Michelson e Morley, eseguito proprio per misurare la velocità della terra nell’etere, mostra inconfutabilmente che tale velocità è nulla
Ora, vi furono ripetuti esperimenti sulla velocità della luce
furono eseguiti tra il 1881 e il 1904 da Albert Abraham Michelson
in collaborazione con Edward William Morley con un apparecchio
detto interferometro. Tali esperimenti però conclusero sull’impossibilità
di rilevare sperimentalmente gli effetti dell’etere. Il che è cosa diversa
dal dire quello che hai detto tu. Tanto che di Lorentz criticò
duramente l’esperimento dell’interferometro, attribuendo la sfasatura
tra i dati previsti e quelli verificati a errori di misurazione.
Cme senza abusare di questo forum con continui OT
se vuoi mandami un PMM.
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31 Maggio 2011 alle 19:21 #59414
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AutoreRisposte
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