Numeri in numeri o numeri in lettere?

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  • #99572
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    So che questo argomento è stato tratto altre volte ma davvero non riesco a trovare i post con la spiegazione che mi serve.

    Qualcuno potrebbe spiegarmi quando nel corpo di testo del un articolo tecnico-scientifico, si scrivono i numeri in lettere e quando in numeri? non ricordo più la distinzione.

    Grazie
    Marco

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    • #99573
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      Nel frattempo ho trovato la risposta, è riportata in Arstexnica n.5 nell’articolo di Guiggiani, Mori, “Consigli su come non maltrattare le formule matematiche”.

      Riporto un pezzo del testo:

      • I numeri inferiori a venti11 vanno in lettere.
      Per esempio: il pignone ha undici denti.
      • Se un numero rappresenta una misura precisa,
      va in cifre. Per esempio: il lato è lungo 1,5 m.
      • Se è una misura indicativa va in lettere, purché
      il numero non sia troppo grande (quando
      è scritto). In questo caso è facile arrotondare,
      tanto non interessa se un posto è lontano
      un chilometro o 1123 m (tranne alcuni casi
      specifici). Quando si riportano numeri approssimati
      anche le unità di misura vanno scritte
      per esteso. Si scrive dunque “tra circa venti
      metri” e non “tra circa 20 m”.
      • Se il numero appare accoppiato a un altro che
      va scritto in cifre, anche questo va in cifre.
      Per esempio va scritto: ci sono 10 soggetti del
      primo tipo e 154 del secondo.
      • Mai cominciare

    • #99574
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      dal mio punto di vista: di sicuro ci saranno delle regole e degli “standard” o “schemi” preferiti rispetto ad altri, ma (strettamente personale) se chi legge tali documenti non li conosce o non ci bada (bada al contenuto piuttosto che alla forma – esempio un lettore classico o un docente che legge per vedere se c’è scritto quello che vuole) , non vale la pena di spaccare il capello in 4.

      ovvio che con questo non dico di non rispettare tali regole, o di arrangiare le cose, ma semplicemente di puntare ad altro in un documento 😉

    • #99575
      OldClaudio
      Partecipante
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        @golden_boy, non è una questione di regole; è una questione di stile; se badi solo al contenuto e non anche a come lo scrivi, perché coniugare i verbi, perché declinare nomi, pronomi, aggettivi, perché non usare la stenografia degli SMS. Il messaggio lo trasmetti (forse) lo stesso, ma male. Non è una questione di spaccare i capello in quattro; è una questione di farsi capire.
        Hai detto che sei informatico; benissimo. Anche l’informatica richiede uno stile che non sia fatto solo di acronimi; anche con gli acronimi ci si fa capire fra gli iniziati alle segrete cose informatiche, ma si preclude a chiunque altro la comprensione del messaggio. Ci sono messaggi per gli addetti ai lavori e messaggi per tutti.
        Quando scrissi il mio primo libro di testo, alcuni allievi scrissero delle note positive o negative; quelle negative si lamentavano che il mio linguaggio era troppo difficile perché usavo il congiuntivo. I telefonini e gli SMS non esistevano ancora, ma il disamore per la comunicazione stilisticamente corretta era già cominciato.
        Per quel che riguarda me sono tutt’altro che bravo a scrivere, ma cerco di mantenere un minimo di decoro. Le regole di Guiggiani e Mori le seguo; le grammatiche di una volta le ripetevano tali e quali; le ho ripetute anche in Saper Comunicare (scaricabile dalla sezione Documentazione) e nella Guida GuIT. E non riguardano solo lo stile letterario; anche la matematica ha le sue regole.

        E finché la gente continua a parlare/scrivere di Mw per dire milliwatt, o Kw/h per dire chilowattora, o Mhz per dire megahertz, continuerò a protestare contro queste altre forme di ignoranza. Non è il caso tuo; il tuo messaggio mi ha stimolato questo sfogo solo perché non condivido il consiglio di non tagliare il capello in quattro in merito allo scrivere bene.

      • #99576
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        il mio messaggio è stato frainteso: non intendo dire di non rispettare gli standard o lo stile, non dico di fare i porci comodi e di badare solo al contenuto. attenzione!! sto solo dicendo che bisogna considerare, e discriminare, il testo che rispetta degli standard per fini personali o pubblici, con il testo finalizzato ad un pubblico ristretto (come l’ambito accademico o “amici” o “appassionati”.

        sarebbe meglio uniformare e rispettare tutti le stesse regole, ma, purtroppo, nella vita reale, le cose non sono platoniche… bisogna accettarlo… si può giudicare, criticare, sfogarsi, ma ci sarà sempre questa discrepanza. non bisogna fregarsene , ma capire dove e quando essere precisi e dove non esserlo.

        io sono informatico, rispetto un certo rigore, ma proprio perchè informatico vedo un eccessivo rigore nella forma, nella struttura del codice, piuttosto che nei contenuti o nel funzionamento: basta che il codice è formattato bene, va bene. se poi funziona o non funziona e il programma non parte o dà problemi è di poco conto. mi auguro che sia solo un’esperienza personale, ma bisogna capire il pubblico al quale è rivolto… il fatto dei verbi, declinazioni, nomi e pronomi non ha molto senso: qui si parla di piccolezze, non di frasi sconnesse grammaticalmente che non farebbero capire nulla. personalmente , tra scrivere 11 e undici in una relazione universitaria ha poco conto se poi quello che scrivo non funziona. diverso è se magari deve essere esposto in pubblico: curo anche l’altra “parte”.

        spero di essermi spiegato meglio 🙂

      • #99577
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        golden_boy” post=99258il mio messaggio è stato frainteso: non intendo dire di non rispettare gli standard o lo stile, non dico di fare i porci comodi e di badare solo al contenuto. attenzione!! sto solo dicendo che bisogna considerare, e discriminare, il testo che rispetta degli standard per fini personali o pubblici, con il testo finalizzato ad un pubblico ristretto (come l’ambito accademico o “amici” o “appassionati”.

        sarebbe meglio uniformare e rispettare tutti le stesse regole, ma, purtroppo, nella vita reale, le cose non sono platoniche… bisogna accettarlo… si può giudicare, criticare, sfogarsi, ma ci sarà sempre questa discrepanza. non bisogna fregarsene , ma capire dove e quando essere precisi e dove non esserlo.

        io sono informatico, rispetto un certo rigore, ma proprio perchè informatico vedo un eccessivo rigore nella forma, nella struttura del codice, piuttosto che nei contenuti o nel funzionamento: basta che il codice è formattato bene, va bene. se poi funziona o non funziona e il programma non parte o dà problemi è di poco conto. mi auguro che sia solo un’esperienza personale, ma bisogna capire il pubblico al quale è rivolto… il fatto dei verbi, declinazioni, nomi e pronomi non ha molto senso: qui si parla di piccolezze, non di frasi sconnesse grammaticalmente che non farebbero capire nulla. personalmente , tra scrivere 11 e undici in una relazione universitaria ha poco conto se poi quello che scrivo non funziona. diverso è se magari deve essere esposto in pubblico: curo anche l’altra “parte”.

        spero di essermi spiegato meglio 🙂

        Prova a mandare un software al gruppo di sviluppo di NS3 poi mi dici se gli basta avere il “codice funzionante” 😉

        Senza un certo rigore nella forma, il tuo messaggio può perdere di forza.

        Ciao
        Claudio

      • #99578
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        come dicevo prima: si deve sempre considerare l’ambito.
        nella vita reale valgono alcune regole, all’università altre, per articoli scientifici altre ancora …

        all’università può andar bene solo un codice ben scritto , ad una software house serve altro (giustamente).
        si opera su livelli diversi e si hanno richieste diverse.

        personalmente, a me darebbe molto fastidio prendere di meno (o di più in una relazione) solo in base all’aver scritto 11 o undici… non ha un senso nè logico nè adatto ad un ambito in cui si deve valutare il lavoro pratico

      • #99579
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        A golden_boy che” post=99260…a me darebbe molto fastidio prendere di meno (o di più in una relazione) solo in base all’aver scritto 11 o undici… non ha un senso nè logico nè adatto ad un ambito in cui si deve valutare il lavoro pratico.

        Giusto per chiarire: non ho mai scritto che l’articolo è per l’università. Certo per scopi scolastici a volte si può essere più flessibili su certe regole che su altre, sempre evitando di inciampare in cadute di stile. Però credo che, almeno nel mio caso, lasciando lasco il controllo su queste formalità, andando avanti col tempo ci si dimentichi la vera forma da usare. Non sarebbe quindi brutta cosa applicare sempre quelle regole, se non altro per non dimenticarle proprio come è successo a me con i numeri scritti in lettere o in numeri.

        Marco

      • #99580
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        golden_boy” post=99258il mio messaggio è stato frainteso: non intendo dire di non rispettare gli standard o lo stile, non dico di fare i porci comodi e di badare solo al contenuto. attenzione!! sto solo dicendo che bisogna considerare, e discriminare, il testo che rispetta degli standard per fini personali o pubblici, con il testo finalizzato ad un pubblico ristretto (come l’ambito accademico o “amici” o “appassionati”.

        sarebbe meglio uniformare e rispettare tutti le stesse regole, ma, purtroppo, nella vita reale, le cose non sono platoniche… bisogna accettarlo… si può giudicare, criticare, sfogarsi, ma ci sarà sempre questa discrepanza. non bisogna fregarsene , ma capire dove e quando essere precisi e dove non esserlo.

        io sono informatico, rispetto un certo rigore, ma proprio perchè informatico vedo un eccessivo rigore nella forma, nella struttura del codice, piuttosto che nei contenuti o nel funzionamento: basta che il codice è formattato bene, va bene. se poi funziona o non funziona e il programma non parte o dà problemi è di poco conto. mi auguro che sia solo un’esperienza personale, ma bisogna capire il pubblico al quale è rivolto… il fatto dei verbi, declinazioni, nomi e pronomi non ha molto senso: qui si parla di piccolezze, non di frasi sconnesse grammaticalmente che non farebbero capire nulla. personalmente , tra scrivere 11 e undici in una relazione universitaria ha poco conto se poi quello che scrivo non funziona. diverso è se magari deve essere esposto in pubblico: curo anche l’altra “parte”.

        spero di essermi spiegato meglio 🙂

        Ti è i spiegato bene. Talmente bene che ora sono in totale disaccordo 😉
        L’argomento non tiene per nulla. La richiesta di Marco è più che legittima e ben motivata.
        Ricercare il rigore e il rispetto della forma, anche stilistica e, perché no?, tipografica, è sempre un bene.
        E non dipende dall’ambito. Almeno tra le mura di questo forum.
        Sono sicuro che fra qualche anno la penserai diversamente.

        Ciao
        Ivan

      • #99581
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        liberissimo di avere le tue idee, siamo persone diverse, è normale avere punti di vista diversi.
        io capisco l’esigenza di marchetto e ciò che dici Ivan, riguardo “Ricercare il rigore e il rispetto della forma, anche stilistica e, perché no?, tipografica, è sempre un bene. ”
        si deve sempre puntare a fare un buon lavoro e in maniera completa.

        ciò che la gente , però, non capisce (o non vuol capire) che la lingua perfetta non esiste, la forma perfetta non esiste. anche usando questi rigori e pignolerie, non si avrà mai il documento perfetto al 100%. la perfezione non esiste! si deve migliorare e puntare in alto, ma estremizzare le cose diventa patologico!

        ripeto: dipende dall’ambito. essendo in disaccordo con me , vuoi dire che daresti più punti ad uno studente che scrive 11 piuttosto che undici in una relazione? beh, se pensi questo, lasciatelo dire, saresti di parte e avresti dei preconcetti (ovvero concetti a priori – non necessariamente negativi) che ti portano a giudicare per semplici “mancanze” o “sviste” uno studente. personalmente se avessi un prof così lo chiamerei in giudizio , perchè sarebbe una vergogna… se non altro perchè:
        1) perchè non dice che vuole 11 e non undici? se non lo dice, me lo invento? come faccio la mia scelta?
        2) ammesso che scrivo la formula giusta, chi mi assicura che chi la legge, sappia la scelta migliore?

        Più si va avanti, più ci sono domande e meno risposte … non negarlo… la mia non è una critica, ma solo una constatazione. un po’ come pretendere che da un corso di disegno tecnico di terza media si sappia usare autocad e modellare grattacieli… ogni livello e ogni ambito ha le sue esigenze e richieste.

        Se il discorso è invece un altro, ossia, sarebbe preferibile che, avvicinandosi al mondo del lavoro, e per avere maggiore credibilità e maggiore padronanza del linguaggio , scritto e parlato, si inizino a utilizzare e rispettare gli standard, allora hai ragione. ma pretenderlo di punto in bianco è al quanto assurdo …

      • #99582
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        golden_boy” post=99271 vuoi dire che daresti più punti ad uno studente che scrive 11 piuttosto che undici in una relazione?

        Certo, anche se l’esempio è poco realistico. Ma se è previsto, per qualche norma stilistica, tipografica o formale che lì ci vada 11 anziché undice, o viceversa, lo segnerei come errore. E a nulla vale la protesta. Bisogna mettersi in testa che nel mondo ci sono delle regole da rispettare. Il documento scritto in perfetto italiano esiste, come esiste il documento scritto in perfetto linguaggio logico, matematico, ecc. al netto, ovviamente, dei refusi, che ci sono sempre.
        A nulla vale la giustificazione che ognuno ha la propria opinione. Il che è vero, ma potrebbe anche essere un’opinione sbagliata 😉

        Naturalmente non mi riferisco a quelle che tu chiami mancanze o sviste. Per carità, queste si correggono e lo studente, è vero, non può sapere già tutto. Ma se ci sono delle regole, di qualsiasi tipo, e uno studente non se le mette in testa perché, a suo giudizio, sono pignolerie. Beh, allora io sono per la linea dura. Chiedersi in quali contesti un numero si scrive in cifre o in lettere non è pignoleria ma rispetto della lingua e anche della scienza, che usa la lingua per esprimersi.

        Ciao
        Ivan

      • #99583
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        ognuno ha le sue idee, ma sappi una cosa: se fossi stato in un forum universitario , o anche in un gruppo fb, e avresti scritto che daresti più punti all’11 piuttosto che ad undici (o viceversa) saresti diventato in tempo reale lo zimbello del web e saresti andato , quasi sicuramente , alle iene o a striscia la notizia…

        del resto, mi auguro vivamente, che nell’ambito universitario non ci siano prof che ragionino così. sarebbero da radiare, come i medici che fanno i documenti del falsi invalidi…

        per il rigore se le regole sono spiegate e il contesto è adatto ben venga, sono anche io per questo … ma , come continuerò a dire e credere: ogni ambito vuole il suo rigore 🙂

        nulla di personale ovviamente 🙂 è solo un concetto che puntualizzo 🙂

      • #99584
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        @golden_boy: abbi pazienza, ma dissento anche io e ti spiego il perché.

        Supponi tu debba analizzare la prestazione di tre algoritmi eseguiti in modo distribuito su un cluster. Hai a disposizione un l’intero cluster, grande e gli algoritmi svolgono i loro task, leggeri, con una media di us (è irrealistico, ma facciamo finta che vada bene). Se mi mandi una relazione con questa tabella: `
        A1 -> 0.00000111212121211 s
        A2 -> 2000 ns
        A3 -> 1.53232 us
        ` tu punti in meno ne prendi sicuro! Spero tu sappia il perché… Qui il discorso è molto simile al fatto di scrivere un numero in lettere o meno.

        E guarda che l’alibi “ambito” non vale: una tabella del genere è sbagliata sempre sia in una relazione fatta da uno studente, sia in un articolo (certo, è peggio se si trova in un articolo – sarebbe un easy reject in fase di revisione ;)).

        Ciao
        Claudio

      • #99585
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        @cfiandra
        : quello che dici è giusto, ma , come sempre, fate l’errore comune tutti quanti … mi spiace dirvelo e ripetermi! un conto è l’algoritmo , che richiede una sua precisione, per natura intrinseca di linguaggio e struttura. un altro è un documento, in cui si preferisce 11 a undici.
        lasciate stare le sigle, gli acronimi e altro: sono d’accordo con voi anche io.

        ma , ti faccio la domanda inversa, se il codice scritto correttamente fosse accoppiato ad una relazione (di solito si chiama documentazione, ed è sempre presente) nella quale fosse scritto “sono state fatte 11 prove ” e fosse rigettato per questo errore tu cosa penseresti? di sicuro chiederesti spiegazione o citeresti in giudizio il “capo” per pignoleria (che potrebbe nascondere un suo disturbo ossessivo o , peggio ancora, un modo subdolo di silurarti con un pretesto bello e buono – e i capi sono capaci di tutto).
        quindi, se a questo esempio, tu
        – avessi contestato il giudizio saresti stato intelligente
        – avessi accettato il rigetto, con tutte le conseguenze, saresti stato poco intelligente, perchè la gente ci marcia su queste cose per fregarti.

        Ripeto: non sono contro il rigore, contro il rispetto delle regole, ma si deve tenere conto del contesto… altrimenti dovremmo cancellare tutti gli scritti fatti finora, compresi libri e testi storici …

      • #99586
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        golden_boy” post=99282 @cfiandra: quello che dici è giusto, ma , come sempre, fate l’errore comune tutti quanti … mi spiace dirvelo e ripetermi! un conto è l’algoritmo , che richiede una sua precisione, per natura intrinseca di linguaggio e struttura. un altro è un documento, in cui si preferisce 11 a undici.
        lasciate stare le sigle, gli acronimi e altro: sono d’accordo con voi anche io.

        Forse mi sono espresso male: supponi che quella tabella sia nel documento inviato come relazione. Per te va bene?

        golden_boy” post=99282ma , ti faccio la domanda inversa, se il codice scritto correttamente fosse accoppiato ad una relazione (di solito si chiama documentazione, ed è sempre presente) nella quale fosse scritto “sono state fatte 11 prove ” e fosse rigettato per questo errore tu cosa penseresti? di sicuro chiederesti spiegazione o citeresti in giudizio il “capo” per pignoleria (che potrebbe nascondere un suo disturbo ossessivo o , peggio ancora, un modo subdolo di silurarti con un pretesto bello e buono – e i capi sono capaci di tutto).
        quindi, se a questo esempio, tu
        – avessi contestato il giudizio saresti stato intelligente
        – avessi accettato il rigetto, con tutte le conseguenze, saresti stato poco intelligente, perchè la gente ci marcia su queste cose per fregarti.

        Se proprio uno ti vuole fregare, ci sono modi più intelligenti… ma non la vedrei in modo così pessimistico: guarda che anche i capi sono persone umane 😉

        golden_boy” post=99282Ripeto: non sono contro il rigore, contro il rispetto delle regole, ma si deve tenere conto del contesto… altrimenti dovremmo cancellare tutti gli scritti fatti finora, compresi libri e testi storici …

        Ripeto: su certi argomenti le regole non si possono dimenticare.

        Ciao
        Claudio

      • #99587
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        sulla tabella nel documento avrei avuto da ridire anche io! siamo d’accordo, ma forse non ci siamo capiti o non ce ne siamo accorti.
        il rigore è intrinseco in molte cose, lo richiedono per essere espresse… anzi, il non rispettarle, come il codice, è nocivo.

        l’esempio del codice, che ho fatto, forse non era chiaro: supponiamo di scrivere un codice ben indentato, correttamente scritto, con rigore (che sia algoritmo, html, o programmazione). di sicuro è la prassi da seguire, per facilitarne la lettura e la comprensione. se, però, questo codice non funziona (durante l’esecuzione), anche per un singolo errore (voluto o non voluto), il codice per me vale 0 (una software house paga per un prodotto funzionante, non tanto per l’indentatura del codice). ovvio che , chi presenta il codice, deve testarlo… ma nell’ambito universitario, almeno dalla mia esperienza (e da quella dei miei colleghi) capita che superino gli esami codici non funzionanti , ma scritti bene, indentati bene, ma che non funzionano …
        a quel punto che senso ha? prendo del codice dal web, lo sistemo, tanto l’importante è la forma? il ragionamento è sbagliato a priori … perchè qui viene sostituita al funzionamento l’estetica e la forma… forma e sostanza sono due cose che vanno di pari passo. entrambe vanno curate e vanno migliorate e rese ottimali.

        lo stesso si potrebbe dire nel caso opposto: se faccio una relazione corretta, ben scritta, con le regole del “documento perfetto”, ma il programma non funziona, cosa accade? prendo 0 nel codice e 30 nella relazione? prendo 15 come media e non supero l’esame, o prendo 30 lo stesso? anche in questo caso il ragionamento non ha senso …

        l’ambito universitario (o non lavorativo) non deve mai essere un alibi per fare le cose superficialmente, ma, almeno, se si vogliono rispettare tali standard, sarebbe opportuno fissare dei criteri sia di forma che di giudizio.
        nel mondo reale poi, si sa, che le cose funzionano diversamente, in meglio o in peggio!:) 🙂

      • #99588
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        marchetto” post=99262

        …a me darebbe molto fastidio prendere di meno (o di più in una relazione) solo in base all’aver scritto 11 o undici… non ha un senso nè logico nè adatto ad un ambito in cui si deve valutare il lavoro pratico.

        Giusto per chiarire: non ho mai scritto che l’articolo è per l’università. Certo per scopi scolastici a volte si può essere più flessibili su certe regole che su altre, sempre evitando di inciampare in cadute di stile. Però credo che, almeno nel mio caso, lasciando lasco il controllo su queste formalità, andando avanti col tempo ci si dimentichi la vera forma da usare. Non sarebbe quindi brutta cosa applicare sempre quelle regole, se non altro per non dimenticarle proprio come è successo a me con i numeri scritti in lettere o in numeri.

        Marco

        Sono pienamente d’accordo su questa linea di pensiero. Una persona dovrebbe sforzarsi di produrre delle cose ben fatte e curate, questo significa che se certe regole esistono e io non le applico perché “tanto la persona X che deve leggere non noterebbe nemmeno che ho rispettato tale normativa” non faccio altro che abituarmi io stesso a non rispettare delle regole che esistono.
        È molto più facile imparare le regole e rispettarle sempre che rispettarle solo in alcuni casi particolari dove è richiesto avere e tenere una certa forma.
        Abituarsi a fare le cose per bene è l’unico modo per fare le cose per bene 😉

        Personalmente non ho mai approfondito troppo la questione analizzata in questo 3d e sicuramente mi è capitato di scrivere con il formalismo errato alcune cose. Nessuno me l’hai mai fatto notare e nessuno me ne ha mai fatto una colpa, ma nel prossimo documento che scriverò sicuramente mi impegnerò per fare di meglio, anche sotto questo punto di vista.

        Lo farò per me. Utilizzo latex non perché chi legge i miei documenti non si accontenterebbe di un word scritto alla meno peggio ma perché sono io che non mi accontento.

        Riguardo il discorso universitario:
        Ci sono professori che come materiale didattico forniscono dispense scritte di loro pugno con una grafia incomprensibile, dove una c spesso e volentieri sembra una n (ci vuole impegno eh…)
        Non accetterei mai una critica qualsiasi sulla tipocomposizione da una persona che distribuisce a centinaia di studenti ogni anno cose simili (e ne ho incontrati tanti nella mia carriera universitaria). Il problema però non sono le regole, quanto il fatto che ci siamo abituati alla mediocrità, tanto che nessuno non addetto ai lavori nemmeno le conosce queste regole.

        Anche per questo penso che sforzarsi di utilizzare i giusti formalismi (anche quando non c’è una vera necessità) non è solo corretto, ma è un dovere quasi morale per chi queste regole le conosce 🙂

      • #99589
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        quoto con te Little!

        @ marco: ovvio che non era riferito ad un testo universitario la tua richiesta, forse per questo si è creato questo “effetto farfalla” che ha deviato dal tuo post…
        mi sono, però, accorto che latex è molto utile in ambito accademico per produrre ottimi artefatti. e non lo dico perchè sono di parte, ma perchè è uno strumento potente e libero. indubbiamente dovrebbe essere spiegato meglio prima di essere richiesto (in alcune facoltà accade anche questo purtroppo… limitandosi a dare dispense su come usare latex fatte in word o prese a caso dal web … ). detto questo, alcuni (o molti) utilizzatori del forum sono studenti, che magari scrivono un post o poco più. questo è un peccato… sarebbe bello che fosse un punto di raccolta e crescita per tutti, non solo per pochi o solo nel momento del bisogno. da qui nasce la mia espressione sull’ambito: una persona universitaria, già esterna a latex, entra nel forum, vede i vari post e si imbatte in questo “dubbio” sulla forma. aggiunge problemi a dubbi, aumentando la paranoia: abbandona latex e finisce per far cosa? continuare ad usare un linguaggio poco corretto. è lui stesso complice dell’usare , ancora una volta, un linguaggio “medio” per aver frainteso il messaggio originale… 😛

      • #99590
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        golden_boy” post=99279ognuno ha le sue idee, ma sappi una cosa: se fossi stato in un forum universitario , o anche in un gruppo fb, e avresti scritto che daresti più punti all’11 piuttosto che ad undici (o viceversa) saresti diventato in tempo reale lo zimbello del web e saresti andato , quasi sicuramente , alle iene o a striscia la notizia…

        del resto, mi auguro vivamente, che nell’ambito universitario non ci siano prof che ragionino così. sarebbero da radiare, come i medici che fanno i documenti del falsi invalidi…

        per il rigore se le regole sono spiegate e il contesto è adatto ben venga, sono anche io per questo … ma , come continuerò a dire e credere: ogni ambito vuole il suo rigore 🙂

        nulla di personale ovviamente 🙂 è solo un concetto che puntualizzo 🙂

        Mi pare un po’ eccessivo e un tantino arrogante. Preciso soltanto che non ho mai affermato quato dici. Ribadisco tuttavia che, se per qualche regola, stilistica, tipografica o tecnica relativa a un determinato contesto, si deve scrivere 11 al posto di undici, del non rispetto di quella regola si deve tener conto sul piano della valutazione di un testo scritto, anche se in quel testo c’è la teoria del tutto. Se uno non conosce le regole può impararle e lo studente universitario, si presume, deve conoscerne alcune. Il docente deve poi fornire tutte le informazioni per permettere allo studente di scrivere correttamente in una determinata disciplina (io, per esempio, chiedo agli studenti di procurarsi una grammatica italiana e un manuale di stile). Se poi lo studente decide deliberatamente di fregarsene, perché lui la pensa diversamente, allora sono problemi dello studente. In fondo anche questo è un filtro. Tranquillo: tutti i professori seri ragionano così. Mi pare che più di una persona abbia cercato di spiegarti come stanno le cose. Il discorso sull’ambito non regge.
        Per inciso, non ho mai amato i forum universitari, specie quelli frequentati da studenti spocchiosi e con la parlantina facile (non mi riferisco a te, ovviamente).

        Per cortesia, nei prossimi post potresti usare la maiuscola dopo il punto fermo? Almeno in questo forum ci si sforza di scrivere correttamente. Non pretendo che tu corregga tutti i messaggi precedenti. In fondo avremmo dovuto fartelo notare prima, tenendo conto che potrebbe essere una regola che magari non conosci ancora. Non è pignoleria ma rispetto della natura di questo forum. Così come non si accettano abbreviazioni in stile sms o simili, qui richiediamo agli utenti di impegnarsi a scrivere correttamente. Perdonami per la tiratina d’orecchie.

        Ciao
        Ivan

      • #99591
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        golden_boy” post=99284sulla tabella nel documento avrei avuto da ridire anche io! siamo d’accordo, ma forse non ci siamo capiti o non ce ne siamo accorti.
        il rigore è intrinseco in molte cose, lo richiedono per essere espresse… anzi, il non rispettarle, come il codice, è nocivo.

        l’esempio del codice, che ho fatto, forse non era chiaro: supponiamo di scrivere un codice ben indentato, correttamente scritto, con rigore (che sia algoritmo, html, o programmazione). di sicuro è la prassi da seguire, per facilitarne la lettura e la comprensione. se, però, questo codice non funziona (durante l’esecuzione), anche per un singolo errore (voluto o non voluto), il codice per me vale 0 (una software house paga per un prodotto funzionante, non tanto per l’indentatura del codice). ovvio che , chi presenta il codice, deve testarlo… ma nell’ambito universitario, almeno dalla mia esperienza (e da quella dei miei colleghi) capita che superino gli esami codici non funzionanti , ma scritti bene, indentati bene, ma che non funzionano …
        a quel punto che senso ha? prendo del codice dal web, lo sistemo, tanto l’importante è la forma? il ragionamento è sbagliato a priori … perchè qui viene sostituita al funzionamento l’estetica e la forma… forma e sostanza sono due cose che vanno di pari passo. entrambe vanno curate e vanno migliorate e rese ottimali.

        lo stesso si potrebbe dire nel caso opposto: se faccio una relazione corretta, ben scritta, con le regole del “documento perfetto”, ma il programma non funziona, cosa accade? prendo 0 nel codice e 30 nella relazione? prendo 15 come media e non supero l’esame, o prendo 30 lo stesso? anche in questo caso il ragionamento non ha senso …

        l’ambito universitario (o non lavorativo) non deve mai essere un alibi per fare le cose superficialmente, ma, almeno, se si vogliono rispettare tali standard, sarebbe opportuno fissare dei criteri sia di forma che di giudizio.
        nel mondo reale poi, si sa, che le cose funzionano diversamente, in meglio o in peggio!:) 🙂

        Nella mia esperienza universitaria per gli esami informatici si consegnava un software che i docenti o assistenti o dottorandi mandavano in pasto a test. Se il codice non funzionava non passavi i test. Nella maggior parte dei casi è banale creare questi test ed è il solo metodo per evitare quello che dicevi. Mi spiace dare questo giudizio, oltretutto non essendo un informatico, ma quei criteri di valutazione non sono seri.

        Detto questo, quello che secondo me non hai capito ancora chiaramente è l’importanza di osservare certe convenzioni e regole. Non servono solo a far capire il messaggio che si vuole dare. Per dimostrartelo, prendo di nuovo come riferimento la tabella `A1 -> 0.00000111212121211 s
        A2 -> 2000 ns
        A3 -> 1.53232 us ` Supponi che non sia una relazione, ma parte del tuo lavoro di tesi che mi consegni. Leggendo quei risultati per me:

        1) non hai ben chiaro l’utilizzo delle cifre significative;
        2) non sai che è necessario utilizzare una sola unità di misura per fare confronti di grandezze simili;
        3) non hai inserito le incertezze, quindi assumo che hai fatto un solo test e mi hai portato il risultato (il che può non essere vero, ma come faccio a saperlo? Se invece mi riporti l’incertezza quanto meno posso pensare che hai fatto diversi esperimenti, preso una media e riportato le incertezze);
        4) sei svogliato per il punto 3 e perché hai preso i valori dati dal simulatore senza pensare cosa vogliono dire e riportati con un banale copia incolla.

        Come vedi siamo partiti da una semplice tabella mal scritta.

        Ciao
        Claudio

      • #99592
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        @ ivan: il mio tono non era arrogante e non voleva esserlo. Se è sembrato così , me ne scuso. Volevo solo farti notare che , in base al contesto (o luogo), quello che una persona dice può essere ignorata o meno. Sono d’accordo che le regole stilistiche vadano rispettate, se posso miglioro le mie sempre di più (vedi? ho corretto subito il maiuscolo dopo il punto). Proprio perchè persone civili e mature, ti ho dato l’avvertimento del luogo universitario. Magari in questo forum, in questo contesto, va bene la regola: in ambito accademico, come tu stesso dici, lo studente andrebbe educato dai docenti, che a loro volta dovrebbero sapere le regole. A qualche studente “meno modello”, però, il sentirsi dare meno punti per un 11 rispetto a undici (e mi riferisco a questi casi “banali”, o semplici, nel senso che di meno lampanti di altri) avrebbe fatto ridere e ti avrebbero preso in giro. Non è un’accusa, nè una cattiveria. Il mondo dei giovani funziona così: da un lato è brutto, perchè non si rispettano le regole, dall’altro, però, uno studente che vede un criterio del genere è giusto che non stia zitto (specie se non è stato avvisato in primis). Mettiamola così: senza una comunicazione e senza sapere cosa fare, si può lasciare più “libertà” su alcuni punti, nonostante ciò sia sbagliato (e mi riferisco all’undici o 11, non ad altro)

        @ cfiandra: purtroppo alla mia università, ossia quella che frequento io, anche se il codice non va, a volte, passi lo stesso. Paese che vai, inganno che trovi (o come si dice “se vai in Inghilterra fai come gli inglesi). Non è giustificato, nè corretto, ma speriamo le cose cambino in meglio. Il tuo discorso sull’algoritmo è giusto, condivido in pieno, se non si fosse capito

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