biblatex: stile philosophy-modern “pp.”

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  • #109352
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    Buonasera a tutti,
    ho un problema con philosophy-modern che ho caricato così
    `\usepackage[style=philosophy-modern,scauthors=true]{biblatex}`
    ma che quando gli do il comando
    `\cite[56-73]{esempio:2017}`
    mi produce un risultato del tipo
    ESEMPIO (in maiuscoletto), 2017, p. 56-73.

    So che la scrittura pp. non è amata da tutti, ma la mia relatrice preferisce che sia così…
    Quindi: che cosa sbaglio? non dovrebbe avvenire in automatico il passaggio da p. a pp. nel caso in cui io mi riferisca ad un intervallo di pagine? devo aggiungere qualcosa nell’argomento facoltativo di biblatex?

    Il problema mi si presenta anche nella bibliografia: se, per esempio, in un record @inbook specifico il campo pages={50-100}, la mia citazione bibliografica si chiude con p. 50-100.

    Lo stile è bellissimo e mi dispiacerebbe doverlo abbandonare per questa banalità!

    Spero nel vostro aiuto!

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    • #109353
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      Opzione
      `classical=true`
      Questa del raddoppiamento consonantico è proprio una bella favola.
      I professori che sostengono che così deve essere non si sono mai poti la domanda:
      perché è nata questa abitudine? Se se la fossero posta si accorgerebbero che, appunto,
      di abitudine si tratta, e che non ha quasi mai un senso. Se non in alcuni testi legali.
      D’altra parte le norme iso-uni dicono chiaramente che le abbreviazioni tipo,
      p., cap., sez., ecc., stanno sia per il singolare che per il plurale.
      I soliti professori, “per coerenza”, scrivono spesso orrori come tabb., figg. sezz., capp.,…
      Come se l’espressione “si vedano i cap. 5 e 6” fosse ambigua…
      Brutta usanza nata in ambito giuridico (qui con un minimo di senso) e poi estesa
      a tutto, come fosse una legge mosaica. Mah…misteri della complessità.
      Comunque, come vedi, ho pensato anche a questo in biblatex-philosophy.

      Ciao
      Ivan

    • #109354
      lorenzo.pantieri
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        Sottoscrivo parola per parola.

        Un solo dubbio: qual è il senso in ambito giuridico di avere una cosa come “si vedano gli artt. 1 e 2 della tal legge”, anziché “si vedano gli art. 1 e 2 della tal legge”?

        È che non riesco a immaginare un solo ambito in cui cose del genere possano avere un (sia pur vago) senso!

      • #109355
        OldClaudio
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          Infatti non ha mai senso; si tratta di abitudini del burocratese ed de legalese, nate chissà perché; nel legalese avanzo un’ipotesi balzana, ma forse non del tutto infondata: il legalese ha mantenuto una certa rassomiglianza con il latino e ci sono voluti secoli prima che il linguaggio giuridico adottasse le lingue “volgari”; siccome in latino gli articoli non ci sono, le abbreviazioni perdono la marca del plurale e il contesto potrebbe non essere più sufficiente a capire se una abbreviazione sia singolare o plurale.
          In italiano ci sono gli articoli che mantengono il senso del singolare o plurale; essi consentono, anche senza abbreviare, di distinguere il “numero” delle cose indicate da parole invarianti, tutti i sostantivi che finiscono per consonante, per i, per u e molti di quelli che terminano con ie oltre a tutte le abbreviazioni anche quelle ormai divenute parole. la/le crisi, il/i guru, il/i pancreas; il/la moto, il/i cinema, eccetera.

          Detto questo capisco l’abitudine in quei gerghi specialistici della burocrazia e del diritto; ma mi stupisco lo stesso che un/una prof. imponga di scrivere pp. al posto di p. in una bibliografia di una tesi. Piuttosto che usare l’orrore pp., io abbrevierei in pag. (evidentemente non pagg.).

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