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Elisa, se ti risponde Ivan, sei a posto. Ma se nessun altroti risponde, bneché la cosa sia sicuramente fattibile se ci si leggono tutte, senza saltare una sillaba le centinaia di pagine della documentazione di biblatex e di philosophy.
Ma siccome quello che chiedi è un capriccio del tuo relatore (non voglio dire che sia un capriccio di tutti gli umanisti) non credo che ci siano molte persone, a parte Ivan creatore del modulo philosophy, con le sue varianti legate alla possibili opzioni, che abbiano voglia di leggersi quelle centinaia di pagine
Se nessuno ti risponde, che cosa puoi fare? una volta usato biber sulla bibliografia completa,, ti editi a maono il file .bbl e non lo modifichi più.
Riassumo i motivi per i quali da prof. universitario non umanista, ritengo personalmente che si tratti di capricci, legati ad un modo ottocentesco di far fare ad altri quello che non si è capaci di fare da soli; Nell’ottocento i prof(tutti, non solo gli umanisti) davano il manoscritto alla casa editrice; se questa accettava di pubblicare il lavoro, passava il manoscritto ad un revisore editoriale che marcava con opportuni segni i fogli scritti a mano o a macchina dall’autore, segni che andavano interpretati dal tipografo; costui componeva a mano, un carattere alla volta, poi passava le bozze al redattore, che le rivedeva e le sottoponeva per approvazione all’autore, il quale trovava sempre qualcosa che non andava, non per capriccio, ma perché le varie operazioni eseguire avevano alterato il senso del suo scritto (o anche perché, rileggendosi a distanza di tempo, decideva di modificare alcuni capoversi); poi ripassava il tutto al redattore e il ciclo finiva solo quando l’autore interrompeva il ciclo vistando e firmando le bozze con la fatidica frase “Visto. Si stampi). Oggi si fanno le cose in modo meno barocco. Intanto non si mettono citazioni in nota, se non forse nelle edizioni critiche; una tesi certamente non è una edizione critica, quindi niente citazioni in noto; di conseguenza nessun ivi e ibidem nessun loc. cit.. Inoltre le abbreviazioni non si fanno raddoppiando la lettera finale dell’abbreviazione per indicare il plurale: niente p. né pp., niente vol. né voll., eccetera. Se l’abbreviazione si riferisca ad una sola pagina, volume, e simili, si capisce dai numeri che seguono. Altrimenti si cade nel burocratese OO.SS. (Organizzazioni Sindacali); VV.F (Vigili del fuoco).
Detto questo, fai quello che ritieni più opportuno. Il tuo relatore, forse vorrebbe insegnarti come si scrive nel mono umanistico (sia pure in modo tradizionale antiquato); ma tu poi, una volta laureata, tu che cosa vorrei fare? Domandatelo, e a seconda della risposta scegli il modo di procedere.
Io ai miei laureandi ho sempre lasciato la massima libertà; la tesi è la loro e la compongono come vogliono L’importante è che non contengano frasi contorte o, peggio, errate.