Lo stile tipografico del nome di un pacchetto

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  • #28358
    lorenzo.pantieri
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      Ciao a tutti.

      In generale, è forse opportuno usare sempre lo stesso simbolo per indicare uno stesso oggetto. In caso contrario, c’è la possibilità di disorientare il lettore. In particolare, per indicare il nome di un pacchetto mi sembrerebbe preferibile usare sempre la stessa convenzione tipografica, all’interno di un documento. Questa “regola”, però, ha forse delle eccezioni.
      `\documentclass[twoside,headinclude,footinclude]{scrreprt}
      \usepackage{classicthesis-ldpkg}
      \usepackage[eulerchapternumbers,beramono]{classicthesis}
      \usepackage{arsclassica}
      \usepackage{lipsum}

      \DeclareRobustCommand*{\arsclassica}{{\ttfamily ArsClassica}}

      \begin{document}
      \pagestyle{scrheadings}
      \tableofcontents
      %\myChapter{Il pacchetto \arsclassica}
      \myChapter{Il pacchetto arsclassica}
      Il pacchetto \arsclassica\dots
      \subsection{Il pacchetto \arsclassica}
      \lipsum
      \end{document}`
      Se si sostituisce a
      `\myChapter{Il pacchetto arsclassica}`
      l’istruzione
      `\myChapter{Il pacchetto \arsclassica}`
      il nome del pacchetto è sempre scritto allo stesso modo, nel documento, ma secondo me sta male, sia nel titolo del capitolo sia nelle testatine.

      Un consiglio: voi privilegereste l’omogeneità del nome all’interno del documento (scrivendo il nome del pacchetto sempre in typewriter), oppure l’omogeneità con le altre parole del titolo (in questo caso, un pacchetto viene scritto a volte in typewriter e a volte in maiuscoletto spaziato)?

      Grazie,
      L.

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      • #28359
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        Io propendo per la seconda opzione.
        Mi sembra una scelta abbastanza standard per i file di documentazione dei pacchetti LaTeX… da un certo punto di vista il lettore associa il nome del pacchetto scritto in quel modo al pacchetto stesso.

        LuCa

      • #28360
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        Un consiglio: voi privilegereste l’omogeneità del nome all’interno del documento (scrivendo il nome del pacchetto sempre in typewriter), oppure l’omogeneità con le altre parole del titolo (in questo caso, un pacchetto viene scritto a volte in typewriter e a volte in maiuscoletto spaziato)?

        Non ti do risposte, solo un’osservazione. Se ti trovi in una situazione del genere, o sbagli nel considerare quel nome come un simbolo (quindi non modificabile secondo il contesto) oppure lo stile tipografico non è adatto a ciò che stai scrivendo. Non è detto che un certo stile tipografico funzioni con tutti i testi: compito del tipografo è, fra gli altri, scegliere gli elementi dello stile in modo che il testo che deve comporre non abbia debolezze.

        Ciao
        Enrico

      • #28361
        lorenzo.pantieri
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          da un certo punto di vista il lettore associa il nome del pacchetto scritto in quel modo al pacchetto stesso.

          Di sicuro, il nome di un pacchetto è cosa diversa dal codice usato per caricarlo. Il pacchetto ArsClassica, per esempio, si carica con
          `\usepackage{arsclassica}`
          Un discorso analogo vale per LayAureo.

          Non ti do risposte, solo un’osservazione. Se ti trovi in una situazione del genere, o sbagli nel considerare quel nome come un simbolo (quindi non modificabile secondo il contesto) oppure lo stile tipografico non è adatto a ciò che stai scrivendo.

          Si tratta di un dilemma non da poco, IMHO. Il nome di un pacchetto può considerarsi un simbolo (non modificabile)? Di sicuro, non è la stessa cosa scrivere
          `\usepackage{arsclassica}`
          o
          `\usepackage{ARSCLASSICA}`
          Tuttavia, un titolo o una testatina come

          LE BASI DI arsclassica

          o anche

          LE BASI DI ArsClassica

          sta proprio male. Meglio

          LE BASI DI ARSCLASSICA

          anche se c’è il rischio di confondere un lettore impaziente. In quel contesto è chiaro (beh, più o meno!) 😉 che “ARSCLASSICA” va inteso come la versione in maiuscoletto spaziato del nome ArsClassica.

          Il problema con le classi standard è meno grave che con ClassicThesis, visto che le classi standard non usano il maiuscoletto spaziato per i titoli e per le testatine (ma solo il neretto, e un’eventuale differenza è meno pronunciata).

          Insomma: un bel grattacapo…

          Grazie mille,
          L.

        • #28362
          robitex
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            A mio avviso un oggetto può benissimo apparire con diversi aspetti grafici.

            (Scusa se espongo solo adesso la mia opinione.)
            Infatti basta pensare al logo di TeX. Mi pare che lo stesso Knuth nel TeXbook dia le diverse modalità con cui scrivere il nome della sua creatura tipografica:
            `TeX` se siamo in un contesto grafico di puro testo;
            `Il logo di TeX` se siamo in un contesto “grafico”.

            Il nome di un pacchetto può, anzi deve, apparire diversamente in funzione del contesto tipografico.
            Il lettore riesce benissimo a risalire all’oggetto di cui legge la rappresentazione tipografica, considerando appunto il contesto della parte di documento in cui compare, ed anche conoscendo l’argomento generale di cui tratta il documento stesso.

            Indispensabile tuttavia, prima determinare per ciascun contesto (forse meglio dire macro-contesto) la rappresentazione grafica dell’oggetto, poi attenersi scrupolosamente a queste regole tipografiche.

            Nel tuo caso, se si sta scrivendo una guida per LaTeX userei la stessa rappresentazione tipografica dell’oggetto pacchetto per tutto il documento perché in esso vi è un unico contesto.
            Il codice non credo costituisca un nuovo contesto nel documento perché non è l’oggetto pacchetto a comparirvi ma il linguaggio LaTeX necessario per utilizzarlo.

            Per ritornare all’esempio citato, nel titolo del libro TeXbook stesso “The TeXbook”, la parola TeX compare in forma di logo.

            Ciao.

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