A mio avviso un oggetto può benissimo apparire con diversi aspetti grafici.
(Scusa se espongo solo adesso la mia opinione.)
Infatti basta pensare al logo di TeX. Mi pare che lo stesso Knuth nel TeXbook dia le diverse modalità con cui scrivere il nome della sua creatura tipografica:
`TeX` se siamo in un contesto grafico di puro testo;
`Il logo di TeX` se siamo in un contesto “grafico”.
Il nome di un pacchetto può, anzi deve, apparire diversamente in funzione del contesto tipografico.
Il lettore riesce benissimo a risalire all’oggetto di cui legge la rappresentazione tipografica, considerando appunto il contesto della parte di documento in cui compare, ed anche conoscendo l’argomento generale di cui tratta il documento stesso.
Indispensabile tuttavia, prima determinare per ciascun contesto (forse meglio dire macro-contesto) la rappresentazione grafica dell’oggetto, poi attenersi scrupolosamente a queste regole tipografiche.
Nel tuo caso, se si sta scrivendo una guida per LaTeX userei la stessa rappresentazione tipografica dell’oggetto pacchetto per tutto il documento perché in esso vi è un unico contesto.
Il codice non credo costituisca un nuovo contesto nel documento perché non è l’oggetto pacchetto a comparirvi ma il linguaggio LaTeX necessario per utilizzarlo.
Per ritornare all’esempio citato, nel titolo del libro TeXbook stesso “The TeXbook”, la parola TeX compare in forma di logo.
Ciao.