Sul fatto che lo stile sia imposto dall’editore o dal relatore, nulla da ridire.
Ma chi l’ha detto che le consuetudini non si discutono? Forse lo si assume per consuetudine? Si possono discutere, eccome!
Volevo dire che se, in concreto, l’editore o il relatore dicono “questo è lo stile che devi usare, e più non dimandare”, non resta che adeguarsi (anche se quello stile non in astratto è la scelta migliore). 😉
Lo stile alphabetic, secondo me non ha alcun vantaggio rispetto al numeric. Se scrivo [Lob36] non è così chiaro che mi sto riferendo a Lobačevskij. Dovrei comunque controllarlo in bibliografia.
La prima volta, senz’altro. Ma se nel lavoro trovo spesso “[Lob36]”, dopo un po’ avrò imparato che ci si sta riferendo a quella particolare opera di Lobačevskij. Invece tenere a mente che a (poniamo) “[12]” corrisponde quell’opera è sicuramente meno mnemonico.
Tuttavia è chiaro che quello che posso fare lo lo stile alphabetic, lo posso fare anche con lo stile numeric: non ci sono grosse differenze.
Il mio dubbio era piuttosto “alphabetic contro autore-anno”. Ci sono occasioni in cui lo stile anno non si può usare, mentre quello alphabetic sì?
Per esempio, secondo me una scrittura del tipo
\footnote{Per maggiori dettagli si vedano (Mori, 2007) e (Wikipedia).}
può generare qualche confusione.
Grazie mille,
L.
P.S. Chiedo scusa per i messaggi ripetuti: colpa (mia e) del server…
Chied