Le ragioni “logiche “dello stile alphabetic

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  • #43343
    lorenzo.pantieri
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      Ciao a tutti.

      “Gli stili bibliografici” sono un argomento vasto e complesso. A volte si sceglie uno stile invece di un altro perché così impongono le consuetudini dell’editore o i gusti del relatore, e gusti e consuetudini non si discutono.

      Qui vorrei però cercare di capire se esistono ragioni logiche che potrebbero portare a preferire lo stile alphabetic agli altri.

      Supponiamo di scrivere un lavoro umanistico, e di non voler usare lo stile numeric.

      Assumiamo di accettare il consiglio di Umberto Eco: lo stile autore-anno si usa solo se la bibliografia è moderna (quindi nessuna scrittura del tipo “(Platone, 2009)”).

      Supponiamo ora di avere a che fare con una bibliografia in cui non tutte le opere hanno un autore o un anno di pubblicazione noto. Per esempio, abbiamo dei siti Internet, che spesso non hanno un autore definito e per i quali specificare l’anno non ha probabilmente molto senso. Oppure abbiamo a che fare con opere di filosofi dell’antichità classica (per cui non ha ovviamente senso parlare di “anno di pubblicazione”).

      Ecco che allora le opzioni sono due: lo stile autore-titolo (con che ha il noto inconveniente di affollare la pagina di note al piede, scomode da leggere), oppure lo stile alphabetic.

      Lo stile alphabetic (io penso) ha il vantaggio di comunicare l’autore e l’anno di pubblicazione per le opere per cui questi dati si conoscono (per esempio, con “[Mor07]” capisco che l’opera è di Mori e che è del 2007), mentre comunica l’informazione saliente per le opere che non hanno un autore o per cui cnon si conosce l’anno di pubblicazione (per esempio con “[Wiki]” capisco che si sta parlando di Wikipedia).

      Insomma, con una cosa del tipo

      Per maggiori dettagli, si vedano [Mor07] e [Wiki].

      capisco subito che mi si rimanda a un’opera di Mori scritta nel 2007 e a Wikipedia.

      Dire la stessa cosa con lo stile numerico è naturalmente possibile

      Per maggiori dettagli si vedano [3] e [7].

      ma con meno comodità: mi tocca andare a vedere nella bibliografia finale chi sono [3] e [7].

      Dire la stessa cosa con un sistema autore-anno è impossibile (mi sbaglio)?

      Per maggiori dettagli si vedano (Mori, 2007) e (Wikipedia).

      perché quel (Wikipedia) tra parentesi può generare confusione.

      (Ovviamente, non sto dicendo che lo stile alphabetic sia la panacea: per esempio, alphabetic presenta il noto limite di non essere compatto come lo stile numerico e nel contempo di non riportare tutti i dati, se questi dovessero essere davvero necessari per l’immediata e completa conoscenza dell’opera. È una via di mezzo, insomma con tutti i pro e i contro.)

      1. È corretto il mio ragionamento?

      2. Mi confermate che non ha molto senso citare, nello stile alphabetic, un sito specificando l’anno (come “[Wik10]”) ma che è preferibile scrivere l’etichetta senza anno (“[Wiki]”).

      Grazie mille,
      L.

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      • #43344
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        Ciao a tutti.

        “Gli stili bibliografici” sono un argomento vasto e complesso. A volte si sceglie uno stile invece che un altro perché così impongono le consuetudini dell’editore o i gusti del relatore, e gusti e consuetudini non si discutono.

        Qui vorrei però cercare di capire se esistono ragioni logiche che potrebbero portare a preferire lo stile alphabetic agli altri.

        Supponiamo di scrivere un lavoro umanistico, e di non voler usare lo stile numeric.

        Assumiamo di accettare il consiglio di Umberto Eco: lo stile autore-anno si usa solo se la bibliografia è moderna (quindi nessuna scrittura del tipo “Platone, 2009”).

        Supponiamo ora di avere a che fare con una bibliografia in cui non tutte le opere hanno un autore o un anno di pubblicazione noto. Per esempio, siti Internet, che spesso non hanno un autore definito e per i quali specificare l’anno non ha probabilmente molto senso. Oppure abbiamo a che fare con opere di filosofi dell’antichità classica (per cui non ha ovviamente senso parlare di “anno di pubblicazione”).

        Ecco che allora le opzioni sono due: lo stile autore-titolo (con che ha il noto inconveniente di affollare la pagina di note al piede, scomode da leggere), oppure lo stile alphabetic.

        Lo stile alphabetic (io penso) ha il vantaggio di comunicare l’autore e l’anno di pubblicazione per le opere per cui si sanno (per esempio, con “[Mor07]” capisco che l’opera è di Mori e che è del 2007), mentre comunica l’informazione saliente per le opere che mancano di un autore o di un titolo (per esempio con “[Wiki]” capisco che si sta parlando di Wikipedia).

        Insomma, con una cosa del tipo:

        Per maggiori dettagli si vedano [Mor07] e [Wiki].

        capisco subito che mi si rimanda a un’opera di Mori scritta nel 2007 e a Wikipedia.

        Dire la stessa cosa con lo stile numerico è naturalmente possibile

        Per maggiori dettagli si vedano [3] e [7].

        ma con meno comodità (mi tocca andare a vedere chi sono [3] e [7].

        Dire la stessa cosa con un sistema autore-anno è impossibile (mi sbaglio)?

        Per maggiori dettagli si vedano (Mori, 2007) e (Wikipedia).

        perché quel (Wikipedia) tra parentesi può generare confusione.

        È corretto il mio ragionamento?

        P.S. Mi confermate che non ha molto senso citare, nello stile alphabetic, un sito specificando l’anno (come “[Wik10]”) ma che è preferibile scrivere l’etichetta senza anno (“[Wiki]”).

        Grazie mille,
        L:

        Rispondo brevemente: nessun sistema evita la fatica di andare a vedere in bibliografia. Lo “stile alfabetico” produce sigle orride e non dà veramente informazioni utili.

        Cancello gli altri messaggi uguali.

        Ciao
        Enrico

      • #43345
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        Discussione troppo invitante…

        Ciao a tutti.

        “Gli stili bibliografici” sono un argomento vasto e complesso. A volte si sceglie uno stile invece di un altro perché così impongono le consuetudini dell’editore o i gusti del relatore, e gusti e consuetudini non si discutono.

        Sul fatto che lo stile sia imposto dall’editore o dal relatore, nulla da ridire.
        Ma chi l’ha detto che le consuetudini non si discutono? Forse lo si assume per consuetudine? Si possono discutere, eccome!

        Supponiamo di scrivere un lavoro umanistico, e di non voler usare lo stile numeric.

        Assumiamo di accettare il consiglio di Umberto Eco: lo stile autore-anno si usa solo se la bibliografia è moderna (quindi nessuna scrittura del tipo “(Platone, 2009)”).

        Lo stesso Eco usa lo stile autore-anno in molti suoi libri, con bibliografia non necessariamente moderne (con opere senza data, Eco usa la forma “Pinco, s.d.”). Per quanto riguarda i classici della filosofia, come ho detto più volte, ci sono delle sigle consolidate. Per citare il Filebo, non si scrive “Platone, 2009”, ma semplicemente “Filebo“. Così se scrivo KrV, KpV e KU mi riferisco in tutto il mondo alle tre “critiche” di Kant. Poi si può o meno prevedere una sezione “Sigle” (in testi lunghi) o mettere l’indicazione della sigla nella prima occorrenza (articoli e testi brevi). Questa è la consuetudine negli scritti seri. Immagino che ci siano consuetudini analoghe nelle altre discipline umanistiche. Poi ci sono anche autori autorevoli che scrivono tranquillamente “(Platone, 2009)”. Ma questo un laureando non se lo può permettere, secondo alcuni.

        Supponiamo ora di avere a che fare con una bibliografia in cui non tutte le opere hanno un autore o un anno di pubblicazione noto. Per esempio, abbiamo dei siti Internet, che spesso non hanno un autore definito e per i quali specificare l’anno non ha probabilmente molto senso. Oppure abbiamo a che fare con opere di filosofi dell’antichità classica (per cui non ha ovviamente senso parlare di “anno di pubblicazione”).

        Premesso che in lavori umanistici è molto raro citare siti internet, va detto che sono veramente pochi i siti che possono essere citati in testi o tesi di qualità. Non permetterei mai di citare Wikipedia in una tesi. Se poi si deve citare qualche sito, lo si può fare in nota, eventualmente riportando alla fine del documento la lista dei siti consultati. Quindi si possono riportare i riferimenti direttamente nel testo con lo stile autore-anno e inserire qualche nota per eventuali siti internet. Lo schema autore-anno è fatto per le “opere” che hanno un autore e una data, più o meno certa. (Anche i testi “senza data” una data ce l’hanno; solo non la conosciamo.)

        Lo stile alphabetic (io penso) ha il vantaggio di comunicare l’autore e l’anno di pubblicazione per le opere per cui questi dati si conoscono (per esempio, con “[Mor07]” capisco che l’opera è di Mori e che è del 2007), mentre comunica l’informazione saliente per le opere che non hanno un autore o per cui cnon si conosce l’anno di pubblicazione (per esempio con “[Wiki]” capisco che si sta parlando di Wikipedia).

        Lo stile alphabetic, secondo me non ha alcun vantaggio rispetto al numeric. Se scrivo [Lob36] non è così chiaro che mi sto riferendo a Lobačevskij. Dovrei comunque controllarlo in bibliografia.

        Dire la stessa cosa con un sistema autore-anno è impossibile (mi sbaglio)?

        Per maggiori dettagli si vedano (Mori, 2007) e (Wikipedia).

        perché quel (Wikipedia) tra parentesi può generare confusione.

        Se è in nota non c’è problema:

        \footnote{Per maggiori dettagli si vedano (Mori, 2007) e (Wikipedia).}

        Se si usano i riferimenti nel corpo del testo:

        Per maggiori dettagli si veda (Mori, 2007).\footnote{Il tema è trattato anche nella pagina web…ecc. ecc.}}

        Spero che Enrico non mi cancelli 😥

        Ciao
        Ivan

      • #43346
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        Spero che Enrico non mi cancelli 😥

        Perché mai dovrei? Hai ampliato la discussione e sono perfettamente in accordo con le tue opinioni.

        Il riferimento alla cancellazione era dovuto alla comparsa di sei messaggi uguali di Lorenzo, probabilmente per difficoltà di connessione con il server.

        Ciao
        Enrico

      • #43347
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        Lo “stile alfabetico” produce sigle orride e non dà veramente informazioni utili.

        Non sono d’accordo. Nei campi in cui sono familiare lo stile alfabetico mi permette di capire in molti casi qual’è il riferimento senza cercare in bibliografia, soprattutto se è un riferimento standard, Anche se non lo è, di solito immagino almeno chi è l’autore. Io lo trovo molto comodo e compatto (ma mi riferisco a bibliografie per discipline scientifiche, non so quale sia la prassi nell’ambito umanistico).

      • #43348
        lorenzo.pantieri
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          Sul fatto che lo stile sia imposto dall’editore o dal relatore, nulla da ridire.
          Ma chi l’ha detto che le consuetudini non si discutono? Forse lo si assume per consuetudine? Si possono discutere, eccome!

          Volevo dire che se, in concreto, l’editore o il relatore dicono “questo è lo stile che devi usare, e più non dimandare”, non resta che adeguarsi (anche se quello stile non in astratto è la scelta migliore). 😉

          Lo stile alphabetic, secondo me non ha alcun vantaggio rispetto al numeric. Se scrivo [Lob36] non è così chiaro che mi sto riferendo a Lobačevskij. Dovrei comunque controllarlo in bibliografia.

          La prima volta, senz’altro. Ma se nel lavoro trovo spesso “[Lob36]”, dopo un po’ avrò imparato che ci si sta riferendo a quella particolare opera di Lobačevskij. Invece tenere a mente che a (poniamo) “[12]” corrisponde quell’opera è sicuramente meno mnemonico.

          Tuttavia è chiaro che quello che posso fare lo lo stile alphabetic, lo posso fare anche con lo stile numeric: non ci sono grosse differenze.

          Il mio dubbio era piuttosto “alphabetic contro autore-anno”. Ci sono occasioni in cui lo stile anno non si può usare, mentre quello alphabetic sì?

          Per esempio, secondo me una scrittura del tipo

          \footnote{Per maggiori dettagli si vedano (Mori, 2007) e (Wikipedia).}

          può generare qualche confusione.

          Grazie mille,
          L.

          P.S. Chiedo scusa per i messaggi ripetuti: colpa (mia e) del server…

          Chied

        • #43349
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          Lo stile anno è molto scomodo quando ci sono più autori. Confronta: si veda [KMM90] con si veda (Kollar, Miyaoka, Mori, 1990).

        • #43350
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          Mi trovo d’accordo con l’idea che anche lo stile alphabetic risulta incompleto. In ogni caso bisogna ricorrere all’entry completa in bibliografia per identificare un riferimento.
          A questo punto i vantaggi si assottigliano e uno stile numeric diventa la mia preferenza.
          Sara’ che scrivo in ambito scientifico, ma non mi e’ mai venuta la voglia di abbandonare lo stile numeric!

        • #43351
          OldClaudio
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            Vasco, non sono molto affezionato allo stile alphabetic, di solito uso lo stile numeric; ma, per esempio, ArsTeXnica richiede lo stile autore-anno senza parentesi e quindi bisogna modificare le frasi rispetto a quando si usano i riferimenti numerici.

            Per altro io scrivo in ambito scientifico, ma “non sono familiare in niente”; brutto anglismo che ti pregherei di evitare quando scrivi in italiano. Ti pregherei anche di ricordare che l’aggettivo “quale” subisce il troncamento e non l’elisione, quindi “qual è” e non “qual’è”.
            Enrico si arrabbia molto quando vede questo genere di errori, e fa bene; sono sempre d’accordo con lui.

          • #43352
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            Per altro io scrivo in ambito scientifico, ma “non sono familiare in niente”; brutto anglismo che ti pregherei di evitare quando scrivi in italiano. Ti pregherei anche di ricordare che l’aggettivo “quale” subisce il troncamento e non l’elisione, quindi “qual è” e non “qual’è”.
            Enrico si arrabbia molto quando vede questo genere di errori, e fa bene; sono sempre d’accordo con lui.

            Quando scrivo con più attenzione non faccio errori di grammatica, ma su un forum, di fretta, può scappare. Comunque ti ringrazio per il tuo interessante contributo alla discussione.

          • #43353
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            Ciao a tutti.
            Io non sono affatto d’accordo: scrivere di fretta o con calma è la stessa cosa. La fretta può solo ridurre il numero delle cose da scrivere. Non può e non deve aumentare né devianze ortografiche né trascuratezze di altro tipo. La differenza principale tra lingua scritta e lingua parlata è proprio il tempo a disposizione per pianificare il discorso: parlando, molte cose “passano”; scrivendo, no (e non c’è ragione per cui possano passare). E proprio perché questo è un forum, cioè un posto in cui tutti possono leggere, una “vetrina” pubblica, diventa tanto più importante lasciare un messaggio corretto.
            Questo è il mio contributo, modesto, alla discussione.

            Ciao
            Tommaso

          • #43354
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            Chiedo umilmente perdono per essermi fatto scappare un “qual’è” su questo forum. È sufficiente? Vogliamo continuare a parlare degli stili di bibliografia, o preferiamo insistere su quanto sia stato incauto il mio intervento?

          • #43355
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            Discussione troppo invitante…

            Sul fatto che lo stile sia imposto dall’editore o dal relatore, nulla da ridire.
            Ma chi l’ha detto che le consuetudini non si discutono? Forse lo si assume per consuetudine? Si possono discutere, eccome!

            Una sezione riassuntiva iniziale (oppure una finale) con tutti i riferimenti bibliografici;
            nessun riferimento bibliografico ne note a pié pagina nel corpo del testo;
            posizionamento delle figure “qui-subito”, con ingombro quadrato nel caso di più colonne;
            bibliografia alla fine, in cui ogni elemento è citato nella sezione riassuntiva.

            Nella sezione riassuntiva deve essere chiaro autore, anno e riferimento citato, quindi la scelta del tipo di citazione alfabetica o numerica si adegua allo stile del testo;
            una volta scelto il tipo di citazione, questo non può cambiare.

          • #43356
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            Chiedo umilmente perdono per essermi fatto scappare un “qual’è” su questo forum. È sufficiente? Vogliamo continuare a parlare degli stili di bibliografia, o preferiamo insistere su quanto sia stato incauto il mio intervento?

            Nella lingua parlata non è inusuale sentire
            “..quale è..” .
            In questo senso
            “qual’è”
            nella forma scritta appare una naturale applicazione della regola del troncamento.
            Giudicherei questa forma tollerabile,nel senso che in scritti ordinari (email ad esempio) non è un errore, mentre in pubblicazioni lo è .

            Diverso è il caso qui sotto:

            Sara’ che scrivo in ambito scientifico, ma non mi e’ mai venuta la voglia di abbandonare lo stile numeric.

            dovrebbe essere

            Sarà che scrivo in ambito scientifico, ma non mi è mai venuta la voglia di abbandonare lo stile numeric.

            Il problema è che +<'> e sono semanticamente identici per un utente italiano medio/basso,
            mentre per un motore di ricerca no:
            è un nome di persona valido .
            Un algoritmo di ricerca potrebbe quindi risolvere come
            +<'>
            dando falsi positivi se si cerca il nome Sara.
            Purtroppo negli scritti ordinari (email) i programmi si mettono in mezzo a dire la loro:
            se il client di posta è mal configurato, le lettere accentate possono “sporcare” il testo in modo da renderlo poco leggile, e quindi per evitare problemi si ricorre al carattere
            universale apostrofo <'> per gli accenti.

          • #43357
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            nella forma scritta appare una naturale applicazione della regola del troncamento.

            nella forma scritta appare una naturale applicazione della regola dell’elisione.

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