Re: LaTeX e pdf protetti

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questi problemi derivano dall’incorporazione dei caratteri come sottoinsieme (subset) e non hanno nulla a che vedere con restrizioni o protezioni (non si proteggono i font se non dall’incorporazione, ma anche in questo caso è possibile forzarne l’incorporazione, tutto si può fare sapendolo fare)

Il pdf prevede 3 modi per utilizzare un font: il riferimento esterno,
l’inclusione parziale (subsetting), l’inclusione totale; pdftex usa normalmente il subsetting per i fonts Type1 e per TrueType
(similmente xetex che gestisce anche gli OpenType)

Con il riferimento esterno il font non è incluso: dentro il pdf viene scritto un identificativo per permettere al viewer
di ottenere il font dall’ambiente in cui è; il vantaggio è che il peso del pdf è, parità di altre condizioni, il più piccolo possibile, ed anche la generazione del pdf è la più veloce.
Ovviamente se il sistema non ha il font, il viewer si deve arrangiare in qualche modo — magari non mostra niente, magari mostra un font sostitutivo. Quindi il riferimento esterno
è indicato nella faso di produzione del documento
ma oggi praticamente nessuna usa questo sistema perché alla fin fine il gioco non vale la candela.

Con il subsetting dentro il pdf vengono inclusi solo i glifi usati dal documento: in questo modo, diritti vari a parte,
il pdf si può vedere e stampare correttamente, e si può anche editare
solo però nel sottoinsieme di caratteri inclusi: per editarlo completamente
bisogna ovviamente avere il font installa a sistema. Questo non è una grossa limitazione visto che nella maggior parte dei casi il pdf è la forma finale (ovvero l’autore modifica un documento sorgente come nel latex, ad esempio) mentre la modifica del pdf vero e proprio è riservata a personale competente.Inoltre si sposa bene con il copyright del font

Con l’inclusione totale tutto il font è dentro il pdf e per font grossi (come arial sans unicode) per i quali si usano pochi caratteri si ha un pdf grosso per niente; inoltre si sposa male con il copyright del font.

In sostanza si preferisce il subsetting.

Alcuni tipi di font possono poi specificare delle restrizioni sull’utilizzo del documento che contiene il font stesso. Il formato OpenType, ormai il tipo di font di riferimento, lo permette, e credo anche il Type1;
non sono sicuro del Type3.

Una di queste restrizione è che il documento
che contiene il font si può stampare & vedere, ma non modificare nelle parti che contiene il font stesso; l’utente può comunque decidere la politica di inclusione (perlomeno l’utente pdftex avanzato è in grado di farlo)

Oppure il font può impedire del tutto l’incorporazione: per il pdf questo significa usare necessariamente il riferimento esterno, mentre non è detto che altri formati di documento gestiscano questa proprietà del font
(e per questo motivo questa proprietà è usata molto raramente).

L’analogia a cui facevo riferimento è proteggere un pdf dalla modifica
intervenendo non sui diritti del pdf ma su quelle del font, contando sul fatto che modificare le proprietà di un font opentype sia difficile ad un utente medio. Ancora, lo scenario è quello in cui vorrei avere un certa garanzia contro modifiche accidentali di parti sensibili, per cui andrebbe associato ad una password del documento;
come nel caso precedente la cosa ha senso all’interno di una organizzazione , dove è possibile imporre un viewer unico che gestisca queste proprietà.

Infine, dato che le specifiche del pdf ed opentype sono disponibili pubblicamente, è possibile costruire un programma che bypassi
o modifichi tutti questi diritti.

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