Che bella discussione di filologia. Chissà cosa ne pensa Tommaso, Il Linguista.
Secondo me, Luigi, hai scelto dei dizionari eccellenti, ma che non seguono il metodo moderno (e internazionale) della specificazione della pronuncia mediante i simbolo IPA (International Phonetic Association).
Entrambi usano il segnaccento sia come metodo per segnare dove l’enfasi della voce aumenta (accento tonico) e come accento fonico per marcare l’apertura della vocale. Inoltre uno dei due usa anche l’apostrofo per marcare l’apocope ( L’apostrofo si usa anche per marcare l’aferesi all’inizio delle parole, come per esempio “cos’è ‘sta cosa” — Ovviamente mi viene in mente solo una cosa colloquiale perché l’aferesi in italiano moderno non è così diffusa).
Quando il Devoto Oli scrive po’
scrive correttamente senza usare l’alfabeto IPA, nel senso che fra le parentesi acute, dove segna solo la pronuncia, non l’ortografia, il valore dell’accento è fonico. La trascrizione della pronunzia dell’altro dizionario mi sembra poco professionale, sicuramente la presenza dell’accento e dell’apostrofo sono mutuamente esclusivi e quindi scrivere pò’ lascia pensare a chissà che cosa.
Certo in molte parole l’apostrofo o l’accento sono saltati fuori per motivi storici o per una diffusa consuetudine, anche se la regola dell’apocope mi sembra una regola abbastanza chiara e con pochissime eccezioni.
Visto che ci sono, vorrei notare che i monosillabi che contengono un dittongo ascendente (con l’accento tonico sulla seconda vocale) sono sempre mercati con il segnaccento (tonico); l’esempio portato da Enrico di “già” rispetta la regola dei monosillabi con dittongo ascendente; volendo rispetta anche la regola non scritta o poco osservata di segnare con l’accento le parole che potrebbero confondersi con altre; e “gia” è una parola poetica oggi non più usata in italiano (ma sopravvissuta in molte lingue regionali) e vuol dire “andava”:
Ella se n’ gia di beltà vestuta
mi pare un verso che mi riecheggia nella memoria dai tempi delle medie.
Concludendo: cercare su un buon dizionario moderno e affidabile; L’autore/curatore di un dizionario può essere un luminare, ma non necessariamente la tecnica usata per separare l’ortografia dalla pronuncia è adeguato.
No, sono stato io gravemente impreciso (e orbo). Il TDM distingue tipograficamente due
accenti: in
pò’
il segno sopra la o non è lo stesso dell’accento sopra la a come in
città
ma è più lieve.
Mentre l’accento sopra la a è l’accento grafico e va messo,
l’ accento tonico in pò’ non fa parte della sua ortogragrafia quindi il lettore sa che deve scrivere po’. Analogamente la grafia di mo e mo’.
Il problema rimane per il tipografo che deve comporre il testo del dizionario: come indicare l’accento tonico rispetto al quello grafico ?
Sicuramente con TeX non è un problema mettere un segno di “accento lieve” sopra una lettera, ma esiste un carattere unicode che lo descrive correttamente ?
Io credo di si (forse 02CB MODIFIER LETTER GRAVE ACCENT).
Il TDM riporta per le parole straniere la trascrizione fonetica seguendo IPA, mentre per le parole italiane ciò risulterebbe eccessivo: gli accenti tonici bastano.
ll DO lo stesso, ma io preferisco il TDM (che ritengo uno tra i migliori esistenti).
PS
Questa non cambia la mia posizione per quanto riguarda pò’ etc. In sostanza non
non sono infastidito neanche un po’ da pò’ .