- Questo topic ha 12 risposte, 5 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 15 anni, 11 mesi fa da
luigi.scarso.
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CreatoreTopic
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21 Settembre 2010 alle 9:14 #50280::
Ciao a tutti, rubo 2 minuti e non so se sto scrivendo nel posto giusto, ma provo. Ho letto un topic a riguardo dei ringraziamenti e alcuni di voi hanno detto che i ringraziamenti devono essere qualcosa di veramente snello adirittura che non ha senso ringraziare i genitori o cose del genere. Non un diario insomma, mezza pagina in tutto. Vorrei un consiglio ed anche la spegazione o la motivazione dei vostri pro/contro.Io la vedo che i ringraziamenti potrebbero essere anche un pò una piccolo riassunto dei 5 anni e quindi (a mio parere) mi sentirei di ringraziare i miei genitori, gli amici del collegio, magari buttare qualche aneddoto (perchè no). Di mio farei una paginetta e meza insomma.
In guit ho imparato però che a volte “i boss (avanzati e staff)” ti fermano prima di fare errori perciò vi chiedo consiglio perchè il topic mi aveva fatto rifletere un attimo.
Grazie.Ciaooo.
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CreatoreTopic
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AutoreRisposte
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21 Settembre 2010 alle 9:19 #50281::
Ciao a tutti, rubo 2 minuti e non so se sto scrivendo nel posto giusto, ma provo. Ho letto un topic a riguardo dei ringraziamenti e alcuni di voi hanno detto che i ringraziamenti devono essere qualcosa di veramente snello adirittura che non ha senso ringraziare i genitori o cose del genere. Non un diario insomma, mezza pagina in tutto. Vorrei un consiglio ed anche la spegazione o la motivazione dei vostri pro/contro.
Io la vedo che i ringraziamenti potrebbero essere anche un pò una piccolo riassunto dei 5 anni e quindi (a mio parere) mi sentirei di ringraziare i miei genitori, gli amici del collegio, magari buttare qualche aneddoto (perchè no). Di mio farei una paginetta e meza insomma.
In guit ho imparato però che a volte “i boss (avanzati e staff)” ti fermano prima di fare errori perciò vi chiedo consiglio perchè il topic mi aveva fatto rifletere un attimo.
Grazie.Ciaooo.
Scrivi loro una bella lettera, pubblica i tuoi ricordi, scrivili su un “social network”.
La tesi di laurea (semplice o magistrale) è la prova d’esame finale: prova d’esame, non racconto della vita universitaria. Quella si metteva nel papiro, ai miei tempi. 🙂
Ciao
Enrico
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21 Settembre 2010 alle 10:25 #50282::
ok sono in parte d’accordo ed in parte no.
– sono d’accordo che la tesi è L’esame, quindi è una cosa seria e tutto ok però si tatta di una pagina e mezza su 200/250 pagine di tesi (il ringraziamento va fatto in modo serioso intendo anche se ringrazio gli amici). Il ringraziamento è un pò un “tirare il fiato” di tutto il lavoro fatto.
A tale proposito, penso che in molti esami sostenuti, ogni uno è stato super serio ma alla fine (non tutti) magari il prof ti stringe la mano, ti fa in bocca al lupo per gli esami futuri, magari ti chiede il prossimo esame (30 secondi in tutto ma lo vedo come un “ringraziamento”).– probabilmente è l’unica cosa che pubblicherò in vita mia, perchè non approfittarne?
Grazie!
Ripeto: non voglio fare il polemico, voglio solo imparare da chi credo ne sappia più di me ed abbia più esperienza, però facendo delle domande ed esprimendo i miei dubbi.
Ciao!
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21 Settembre 2010 alle 10:34 #50283::
ok sono in parte d’accordo ed in parte no.
– sono d’accordo che la tesi è L’esame, quindi è una cosa seria e tutto ok però si tatta di una pagina e mezza su 200/250 pagine di tesi (il ringraziamento va fatto in modo serioso intendo anche se ringrazio gli amici). Il ringraziamento è un pò un “tirare il fiato” di tutto il lavoro fatto.
A tale proposito, penso che in molti esami sostenuti, ogni uno è stato super serio ma alla fine (non tutti) magari il prof ti stringe la mano, ti fa in bocca al lupo per gli esami futuri, magari ti chiede il prossimo esame (30 secondi in tutto ma lo vedo come un “ringraziamento”).– probabilmente è l’unica cosa che pubblicherò in vita mia, perchè non approfittarne?
Grazie!
Ripeto: non voglio fare il polemico, voglio solo imparare da chi credo ne sappia più di me ed abbia più esperienza, però facendo delle domande ed esprimendo i miei dubbi.
Ciao!
Anche il matrimonio è, per molti, l’unico. Ma normalmente non si fanno cose “seriose” in chiesa o in municipio. Per quelle c’è tutto lo spazio che si vuole fuori. È vero che c’è chi si sposa vestito da paracadutista e poi si butta o roba analoga, ma si tratta ovviamente di esibizionisti.
Ciao
Enrico
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21 Settembre 2010 alle 11:16 #50284::
ok sono in parte d’accordo ed in parte no.
– sono d’accordo che la tesi è L’esame, quindi è una cosa seria e tutto ok però si tatta di una pagina e mezza su 200/250 pagine di tesi (il ringraziamento va fatto in modo serioso intendo anche se ringrazio gli amici). Il ringraziamento è un pò un “tirare il fiato” di tutto il lavoro fatto.
A tale proposito, penso che in molti esami sostenuti, ogni uno è stato super serio ma alla fine (non tutti) magari il prof ti stringe la mano, ti fa in bocca al lupo per gli esami futuri, magari ti chiede il prossimo esame (30 secondi in tutto ma lo vedo come un “ringraziamento”).– probabilmente è l’unica cosa che pubblicherò in vita mia, perchè non approfittarne?
Grazie!
Ripeto: non voglio fare il polemico, voglio solo imparare da chi credo ne sappia più di me ed abbia più esperienza, però facendo delle domande ed esprimendo i miei dubbi.
Ciao!
In generale non sono contrario,
ma con alcuni limiti (parlo per le tesi di tipo scientifico)– Niente nomi propri se non nel caso di professori, ricercatori etc strettamente legati alla tua tesi; quindi niente mamma papà (o peggio madre padre) nonni zie sorelle etc, ma un sobrio genitori è sufficiente. Niente amici e fidanzate. Nomi di istituzione etc sono ammesse per lo stesso motivo di stretta attinenza; per il guit ad esempio la citazione la troverei appropriata se la tua tesi contenesse grafici inusuali, oppure alcune pagine con un layout originale, purchè il risultato sia buono dal punto di vista tipografico.
– mezza pagina di un A4 (per riferimento, con 1cm di margine sui 4 lati) è troppa, due righe significano “dovevo ma non volevo farlo”; la misura ottimale è 1/4 di pagina. Il font ed il corpo è quello della tesi,ma forse l’interlinea no (ovvero normale). Niente bold, italic, sans se non prescritte
dal testo (sigle etc);– Le cose sincere si percepiscono cosi come quelle false; non è il posto per le critiche, ne per il tuo diario personale o per la tua filosofia, ma solo quello per i ringraziamenti sinceri. Il tono deve essere sobrio perché il tuo è un documento ufficiale e potrebbe essere utilizzato da altre persone per motivi di ricerca oppure letto da altre persone per valutare il tuo profilo; un ringraziamento fatto male contribuisce negativamente alla valutazione tua e della tua tesi.
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21 Settembre 2010 alle 11:16 #50285
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21 Settembre 2010 alle 13:00 #50286::
Grazie Mirko! Penso tu abbia risolto “la mia questione” ed ho capito un pò (credo) il senso che si voleva dare o la filosofia!
Ho capito che volevate dire questo (e che condivido):– La tesi è un documento scientifico (la mia) e come tale va fatto dalla A alla Z;
– Giusta l’idea di non usare riferimenti personali tipo nomi propri, “morosa”, …;
– L’idea di fare la tesi “ufficiale” ed “ufficiosa” mi piace molto, credo farò così.– In effetti se avessi letto un articolo di “seismic engeneering” (non ci sono i ringraziamenti ma facciamo finta) con i ringraziamenti finali alla nonna della zia della morosa del maestro in effetti sarei rimasto un pò perplesso.
– Comunque in più di qualche libro che ho studiato in questi anni (Fondazioni di Viggiani per fare un nome) (che mi piace molto) se non ricordo male nella prefazione raccontava delle sue esperienze maratonetiche per il mondo ed io ho pensato, perchè nella mie tesi non posso mettere le mie? (non maratonetiche ovviamente 😀 )
– Penso sia anche una questione (mantenendo comunque decoro e seriosità INTENDO!) molto personale. Io mi reputo un tipo abbastanza creativo e vedevo (vedo) i ringraziamenti come un pò di colore finale.
Cmq intanto grazie. Ho fatto un pò di chiarezza in questo, cmq accetto sempre suggerimenti da chi continua questa discussione!
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21 Settembre 2010 alle 13:10 #50287::
Grazie Mirko! Penso tu abbia risolto “la mia questione” ed ho capito un pò (credo) il senso che si voleva dare o la filosofia!
Ho capito che volevate dire questo (e che condivido):– La tesi è un documento scientifico (la mia) e come tale va fatto dalla A alla Z;
– Giusta l’idea di non usare riferimenti personali tipo nomi propri, “morosa”, …;
– L’idea di fare la tesi “ufficiale” ed “ufficiosa” mi piace molto, credo farò così.– In effetti se avessi letto un articolo di “seismic engeneering” (non ci sono i ringraziamenti ma facciamo finta) con i ringraziamenti finali alla nonna della zia della morosa del maestro in effetti sarei rimasto un pò perplesso.
– Comunque in più di qualche libro che ho studiato in questi anni (Fondazioni di Viggiani per fare un nome) (che mi piace molto) se non ricordo male nella prefazione raccontava delle sue esperienze maratonetiche per il mondo ed io ho pensato, perchè nella mie tesi non posso mettere le mie? (non maratonetiche ovviamente 😀 )
– Penso sia anche una questione (mantenendo comunque decoro e seriosità INTENDO!) molto personale. Io mi reputo un tipo abbastanza creativo e vedevo (vedo) i ringraziamenti come un pò di colore finale.
Cmq intanto grazie. Ho fatto un pò di chiarezza in questo, cmq accetto sempre suggerimenti da chi continua questa discussione!
Un libro è cosa ben diversa da una tesi di laurea. Il colore finale lascialo al festeggiamento.
Un paio di appunti. Continui a usare “serioso” che è ben diverso da “serio”; “serioso” indica una serietà affettata, probabilmente fasulla; “decoro e seriosità” nel mio modo di vedere sono incompatibili. 🙂 Se poi eviti gli errori di ortografia come “pò” o il furto di lettere come in “cmq”, è meglio. 🙂 Nella tesi e qui. 😉
Ciao
Enrico
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24 Settembre 2010 alle 19:49 #50288::
Se poi eviti gli errori di ortografia come “pò” o il furto di lettere come in “cmq”, è meglio. 🙂 Nella tesi e qui. 😉
Questa faccenda dell’apocope è contorta.
Wikipedia (cfr Apocope) e l’Accademia della Crusca sono chiare:
po’ per poco,
pò è errato perché il carattere ò è errato, ci vogliono o + ‘ (due segni distinti)
Semplice.
Ma il TullioDeMauro e Wikionario (cfr. po’) dicono
pò’ per poco
e quindi pò ancora è errato ma questa volta perché incompleto.E questo è un errore che, almeno per me, va e viene a periodi (questo mi sembra il periodo del pò, mi pare)
Probabilmente la grammatica prevede la non obbligatorietà degli accenti
se non in certi casi, per cui pò’ è lecito scriverlo come po’ ma non perchè per perché
e neppura citta per città.Ora a me parrebbe sensato metterci una croce sopra ed
accettare tutte e quattro le forme le forme
po’, pò’, pò e po,
anche se su po non sono convinto
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24 Settembre 2010 alle 20:41 #50289::
Se poi eviti gli errori di ortografia come “pò” o il furto di lettere come in “cmq”, è meglio. 🙂 Nella tesi e qui. 😉
Questa faccenda dell’apocope è contorta.
Wikipedia (cfr Apocope) e l’Accademia della Crusca sono chiare:
po’ per poco,
pò è errato perché il carattere ò è errato, ci vogliono o + ‘ (due segni distinti)
Semplice.
Ma il TullioDeMauro e Wikionario (cfr. po’) dicono
pò’ per poco
e quindi pò ancora è errato ma questa volta perché incompleto.E questo è un errore che, almeno per me, va e viene a periodi (questo mi sembra il periodo del pò, mi pare)
Probabilmente la grammatica prevede la non obbligatorietà degli accenti
se non in certi casi, per cui pò’ è lecito scriverlo come po’ ma non perchè per perché
e neppura citta per città.Ora a me parrebbe sensato metterci una croce sopra ed
accettare tutte e quattro le forme le forme
po’, pò’, pò e po,
anche se su po non sono convintoNon credo proprio. Semmai si potrebbe accettare la grafia senza nulla, visto che “po” non si confonde con niente (il nome proprio del fiume non ha rilevanza, è lo stesso che per le note musicali). Una grafia con accento e apostrofo è bislacca, non la prendo nemmeno in considerazione e metto il sito di quel “dizionario” nella lista nera. 🙂
L’accento non ci sta a fare niente. Quindi o niente, ma depreco, o apostrofo, come in altre apocopi sillabiche (mo’ to’). Certo, ci sono altri casi in cui invece si mette l’accento: fé, per esempio, che però è solo del linguaggio poetico; in piè l’accento ci va per la regola sui dittonghi che prevede l’accento in più, giù e già.
E perché non ci va niente in “fra Cristoforo”? C’è differenza: qui l’apocope è in un nesso tra due parole; quella in “po’” è “assoluta”, non dipende dal contesto. Analogamente negli imperativi da’ di’ fa’ sta’ va’ (che hanno le forme alternative dai dici fai stai vai e inoltre possono ricevere un’aggiunta: ma fammi il piacere!).
Gli accenti sui monosillabi sono un pasticcio, ma non è difficile capire come sono stati “decisi”. Prima di tutto si tratta di monosillabi che presentano possibilità di confusione, altrimenti non c’è dubbio: io do, il re, un trono vicino al sol (con voce strozzata del tenore di turno).
Seconda regola: l’accento va sul monosillabo che può prendere accento tonico. Quindi sull’avverbio “lì” ma non sul pronome “li” che è proclitico o enclitico. Va sulla congiunzione “né” ma non sul pronome “ne”; viceversa non va sulla congiunzione “se” ma va sul pronome “sé”. Gli articoli e le preposizioni sono generalmente proclitici, quindi non portano accento; perciò l’accento va sull’avverbio “là”, sul verbo “dà” o sul nome “dì”. Qualcuno afferma che “su” avverbio voglia l’accento, io sto con chi non vede possibilità di confonderlo con la preposizione: si tratta di ausili per la lettura, nient’altro. In particolare, su “fra Giocondo da Velletri” non c’è bisogno di pennacchi, basta il nome a far capire di che si tratta; la parola “frate” non ammette apocope “assoluta” se non, forse, in poesia che però segue le sue proprie regole.
Su “io sto” o “mi fa male la testa” non va accento perché si tratta di monosillabi dal significato univoco. Su “egli va” l’accento non serve perché l’imperativo vuole l’apostrofo.
Come vedi non è così difficile. 🙂 Rimane il problema di “qui” e “qua”: secondo la regola di “più” dovrebbero avere l’accento, ma la “u” dopo “q” non può mai essere tonica (non è nemmeno una vocale, a dire il vero). Nemmeno in “già” sarebbe da mettere, per essere sinceri, visto che la “i” è solo diacritica, ma ci sono parole come “mia” che fanno propendere ugualmente per l’accento.
L’ortografia è una convenzione; ma è una convenzione utile a tutti e va rispettata. Che ci vuole a ricordare di scrivere “po’” con l’apostrofo? Orsù. 🙂
Ciao
Enrico
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26 Settembre 2010 alle 0:30 #50290::
Non credo proprio. Semmai si potrebbe accettare la grafia senza nulla, visto che “po” non si confonde con niente (il nome proprio del fiume non ha rilevanza, è lo stesso che per le note musicali). Una grafia con accento e apostrofo è bislacca, non la prendo nemmeno in considerazione e metto il sito di quel “dizionario” nella lista nera. 🙂
L’accento non ci sta a fare niente. Quindi o niente, ma depreco, o apostrofo, come in altre apocopi sillabiche (mo’ to’). Certo, ci sono altri casi in cui invece si mette l’accento: fé, per esempio, che però è solo del linguaggio poetico; in piè l’accento ci va per la regola sui dittonghi che prevede l’accento in più, giù e già.
L’accento grafico è segnato nei dizionari e nelle grammatiche per indicare il timbro aperto o chiuso; il TDM indica quindi
pò’ sostantivo maschile invariabile , variante di poco
pò’ avverbio (BassoUso) variante di poi
Nel relativo inserto degli accenti scrive chiaramente che il troncamento di poco viene indicato con l’apostrofo (es. vuole un po’ di pane) e non con l’accento .
Da notare come le due voci abbiano il medesimo accento greve sulla o.
Il DevotoOli scrive in modo diverso:
po’troncamento di poco e, più raramente, di poi (errato pò).
doveè indica la pronuncia di po’.
TDM è più rigoroso: non è errato scrivere pò’ (lo ha scritto due volte nel suo dizionario)
ma ammissibile sono in un contesto grammaticale come forma sintetica per mostrare grafia e pronuncia. Infatti nell’esempio usa po’, perché il contesto non è già più quello grammaticale.
Il DO non si pone il problema perché separa grafia da pronuncia, ma è meno rigoroso quando dice “errato pò” e non distingue i casi.Diversa questione per mo’/mo.
TDM:
mò avv. REgionale centromeridionale, adesso ora: mo vengo, mo basta..
mò’ s.m.inv OBsoleto modo, maniera
mó’ avv. variante di mo
Il DO riporta le stesse cose in modo più compatto:
mo( o mo’) avv. Ora, adesso, in questo istante oggi con pronuncia chiusa: mo che facciamo ?
mo’(o mò) s.m. Abbreviazione di modo a mo’ di TDM è più preciso (mo ha pronuncia sia chiusa che aperta perché dipende dalla regione), mentre DO riporta in più che mò è variante di mo’ (TDM lo ritiene obsoleto
e quindi forse non è necessario indicare le eventuali varianti).Comunque Tullio DeMauro è professore di Linguistica generale all’Università di Roma, il suo dizionario non si discute. La “notazione” scelta è quindi lecita: che piaccia o non piaccia al tipografo (digitale) che deve comporre il dizionario è irrilevante.
La mia osservazione parte da pò’: perché non
ammettiamo po,po’,pò e pò’ ? Non dico di estenderla e generalizzarla, al contrario:
sarebbe l’eccezione che conferma (e richiama) la regola sugli accenti dei monosillabi.
Soprattutto pò’ sarebbe una provocazione, anche se al giorno d’oggi, con l’immigrazione
dai paesi dell’est sulle lettere si vedono lettere accentate di tutti i tipi: vedi la Repubblica Ceca (e non parliamo del vietnamita..comunque anche senza andare tanto distante nella lingua veneta (o dialetto veneto, se la cosa disturba) bambino si scrive puteło (puteo, putelo,putel), dove la l-tagliata richiama la Polonia).
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26 Settembre 2010 alle 15:57 #50291::
Che bella discussione di filologia. Chissà cosa ne pensa Tommaso, Il Linguista.Secondo me, Luigi, hai scelto dei dizionari eccellenti, ma che non seguono il metodo moderno (e internazionale) della specificazione della pronuncia mediante i simbolo IPA (International Phonetic Association).
Entrambi usano il segnaccento sia come metodo per segnare dove l’enfasi della voce aumenta (accento tonico) e come accento fonico per marcare l’apertura della vocale. Inoltre uno dei due usa anche l’apostrofo per marcare l’apocope ( L’apostrofo si usa anche per marcare l’aferesi all’inizio delle parole, come per esempio “cos’è ‘sta cosa” — Ovviamente mi viene in mente solo una cosa colloquiale perché l’aferesi in italiano moderno non è così diffusa).
Quando il Devoto Oli scrive po’
scrive correttamente senza usare l’alfabeto IPA, nel senso che fra le parentesi acute, dove segna solo la pronuncia, non l’ortografia, il valore dell’accento è fonico. La trascrizione della pronunzia dell’altro dizionario mi sembra poco professionale, sicuramente la presenza dell’accento e dell’apostrofo sono mutuamente esclusivi e quindi scrivere pò’ lascia pensare a chissà che cosa.
Certo in molte parole l’apostrofo o l’accento sono saltati fuori per motivi storici o per una diffusa consuetudine, anche se la regola dell’apocope mi sembra una regola abbastanza chiara e con pochissime eccezioni.
Visto che ci sono, vorrei notare che i monosillabi che contengono un dittongo ascendente (con l’accento tonico sulla seconda vocale) sono sempre mercati con il segnaccento (tonico); l’esempio portato da Enrico di “già” rispetta la regola dei monosillabi con dittongo ascendente; volendo rispetta anche la regola non scritta o poco osservata di segnare con l’accento le parole che potrebbero confondersi con altre; e “gia” è una parola poetica oggi non più usata in italiano (ma sopravvissuta in molte lingue regionali) e vuol dire “andava”:
Ella se n’ gia di beltà vestuta
mi pare un verso che mi riecheggia nella memoria dai tempi delle medie.
Concludendo: cercare su un buon dizionario moderno e affidabile; L’autore/curatore di un dizionario può essere un luminare, ma non necessariamente la tecnica usata per separare l’ortografia dalla pronuncia è adeguato.
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26 Settembre 2010 alle 20:10 #50292::
Che bella discussione di filologia. Chissà cosa ne pensa Tommaso, Il Linguista.
Secondo me, Luigi, hai scelto dei dizionari eccellenti, ma che non seguono il metodo moderno (e internazionale) della specificazione della pronuncia mediante i simbolo IPA (International Phonetic Association).
Entrambi usano il segnaccento sia come metodo per segnare dove l’enfasi della voce aumenta (accento tonico) e come accento fonico per marcare l’apertura della vocale. Inoltre uno dei due usa anche l’apostrofo per marcare l’apocope ( L’apostrofo si usa anche per marcare l’aferesi all’inizio delle parole, come per esempio “cos’è ‘sta cosa” — Ovviamente mi viene in mente solo una cosa colloquiale perché l’aferesi in italiano moderno non è così diffusa).
Quando il Devoto Oli scrive po’
scrive correttamente senza usare l’alfabeto IPA, nel senso che fra le parentesi acute, dove segna solo la pronuncia, non l’ortografia, il valore dell’accento è fonico. La trascrizione della pronunzia dell’altro dizionario mi sembra poco professionale, sicuramente la presenza dell’accento e dell’apostrofo sono mutuamente esclusivi e quindi scrivere pò’ lascia pensare a chissà che cosa.
Certo in molte parole l’apostrofo o l’accento sono saltati fuori per motivi storici o per una diffusa consuetudine, anche se la regola dell’apocope mi sembra una regola abbastanza chiara e con pochissime eccezioni.
Visto che ci sono, vorrei notare che i monosillabi che contengono un dittongo ascendente (con l’accento tonico sulla seconda vocale) sono sempre mercati con il segnaccento (tonico); l’esempio portato da Enrico di “già” rispetta la regola dei monosillabi con dittongo ascendente; volendo rispetta anche la regola non scritta o poco osservata di segnare con l’accento le parole che potrebbero confondersi con altre; e “gia” è una parola poetica oggi non più usata in italiano (ma sopravvissuta in molte lingue regionali) e vuol dire “andava”:
Ella se n’ gia di beltà vestuta
mi pare un verso che mi riecheggia nella memoria dai tempi delle medie.
Concludendo: cercare su un buon dizionario moderno e affidabile; L’autore/curatore di un dizionario può essere un luminare, ma non necessariamente la tecnica usata per separare l’ortografia dalla pronuncia è adeguato.
No, sono stato io gravemente impreciso (e orbo). Il TDM distingue tipograficamente due
accenti: in
pò’
il segno sopra la o non è lo stesso dell’accento sopra la a come in
città
ma è più lieve.
Mentre l’accento sopra la a è l’accento grafico e va messo,
l’ accento tonico in pò’ non fa parte della sua ortogragrafia quindi il lettore sa che deve scrivere po’. Analogamente la grafia di mo e mo’.
Il problema rimane per il tipografo che deve comporre il testo del dizionario: come indicare l’accento tonico rispetto al quello grafico ?
Sicuramente con TeX non è un problema mettere un segno di “accento lieve” sopra una lettera, ma esiste un carattere unicode che lo descrive correttamente ?
Io credo di si (forse 02CB MODIFIER LETTER GRAVE ACCENT).Il TDM riporta per le parole straniere la trascrizione fonetica seguendo IPA, mentre per le parole italiane ciò risulterebbe eccessivo: gli accenti tonici bastano.
ll DO lo stesso, ma io preferisco il TDM (che ritengo uno tra i migliori esistenti).PS
Questa non cambia la mia posizione per quanto riguarda pò’ etc. In sostanza non
non sono infastidito neanche un po’ da pò’ .
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