No, nessun underfull vbox
Provo con un altro caso analogo. Questo il codice
`proprio solo questo principio.
\end{linenumbers}
{\raggedleft(\small pp. 154–155)\par}
\begin{multicols}{2}
\sffamily{\small
\textbf{1–8.} Com'è noto, Kant non aveva in mente la terza \textit{Critica}
allorché stese le prime due perché non aveva ancora individuato la nuova
facoltà qui eretta a protagonista. Nella \textit{Critica della ragion pura} si
ammetteva il solo intelletto, il gusto era ritenuto arbitrario, individuale e
nessuna autonomia era attribuita al sentimento (fin da allora tuttavia la
sensibilità era riconosciuta in possesso di valenze non solo conoscitive, in
quanto accoglieva le intuizioni, ma anche emotive, in quanto faceva sì che il
soggetto ricevesse dalle impressioni sensibili piacere o dispiacere). Nella
\textit{Critica della ragion pratica}, al contrario, il sentimento era
ammesso, ma solo nella sua specie morale, poiché gli uomini erano in grado di
percepire a priori l'accordo del loro comportamento con le norme. Non è dunque
inspiegabile se nella terza \textit{Critica} Kant, dietro la sollecitazione e
l'influenza considerevole delle dottrine estetiche settecentesche, ammette uno
spazio autonomo per il sentimento e cerca di individuarne il principio a
priori.
Il secondo motivo che condusse Kant alla \textit{Critica del Giudizio} è
interno al sistema: si tratta del bisogno di mediare, individuando un momento
di accordo, il determinismo naturale controllato dall'intelletto e la libertà
pratica governata dalla ragione. Si noti tuttavia, ed è cosa essenziale, che
Kant non si riferisce che alle facoltà teoretica e pratica, ricercandone una
terza: non si tratta cioè di collegare il mondo teoretico e quello pratico,
quasi fosse possibile trovarne un terzo che li sintetizzi. Questa soluzione
era stata scartata già nella \textit{Critica della ragion pura} (e
precisamente nella \textit{Dialettica trascendentale}), dove le antinomie
dinamiche (intorno alla libertà e a Dio) avevano chiarito che i due regni
erano compatibili solo in quanto separati.
\textbf{9–15.} La mediazione consiste perciò nell'individuare non un terzo
mondo, una terza dimensione oltre a quelle teoretica e pratica, bensì una
terza facoltà oltre all'intelletto e alla ragione. La mediazione possibile non
è oggettiva, ma soggettiva: il punto d'incontro risiede infatti all'interno
del soggetto; i mondi continuano a essere due, ma le facoltà soggettive che li
pensano sono tre. Il filosofo giunse così alla conclusione che accanto
all'intelletto e alla ragione esisteva un altro strumento a priori dell'animo
umano, dotato di leggi sue proprie, ovvero in possesso di una perfetta
autonomia: il sentimento. Lo strumento per operare in questo ambito è il
Giudizio.
La terza \textit{Critica} non è stata redatta solo e tanto per far posto a
interessi nuovi di Kant, quasi che egli si fosse accorto solo tardivamente
della dimensione del gusto: perché allora non considerare altri ambiti ancora,
come la logica del sapere storico? Non è sufficiente richiamarsi al tessuto
culturale in cui Kant venne a operare. La risposta è invece che la
\textit{Critica del Giudizio} non complementa le altre due \textit{Critiche},
bensì ne prosegue la fondamentale linea problematica: com'è possibile,
muovendo dai generali presupposti aprioristici, pervenire alle leggi
particolari di natura, anzi, meglio, alla loro applicazione all'eterogenea
molteplicità dei casi singoli? Il tema, già discusso in una poco studiata
opera, i \textit{Primi princìpi metafisici della scienza della natura} (1786),
ritorna qui protagonisticamente ed è il problema stesso del Giudizio. Non si
tratta di una semplice integrazione alla \textit{Critica della ragion pura},
poiché obiettivo della scienza non è la formulazione di generalissimi quanto
astratti princìpi, ma la funzionalità nel caso particolare: si tratta dunque
proprio di rendere operanti le categorie secondo una modalità analoga a, ma
più felice di, quella espressa nella dottrina della schematismo.}
\end{multicols}
\subsection{Giudizi determinanti e giudizi riflettenti}
\textit{Da questo brano, come dal precedente, si chiarisce che i problemi
estetico e teleologico sono strumenti (fondamentale il primo, più marginale il
secondo) per la soluzione di una questione schiettamente epistemologica.}`
Allego anche l’immagine. È evidente che la resa tipografica
così com’è è davvero scadente,,,

M.