Re: Colonne disuguali con multicol

#50451
samiel
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    No, nessun underfull vbox

    Provo con un altro caso analogo. Questo il codice
    `proprio solo questo principio.
    \end{linenumbers}

    {\raggedleft(\small pp. 154–155)\par}

    \begin{multicols}{2}
    \sffamily{\small
    \textbf{1–8.} Com'è noto, Kant non aveva in mente la terza \textit{Critica}
    allorché stese le prime due perché non aveva ancora individuato la nuova
    facoltà qui eretta a protagonista. Nella \textit{Critica della ragion pura} si
    ammetteva il solo intelletto, il gusto era ritenuto arbitrario, individuale e
    nessuna autonomia era attribuita al sentimento (fin da allora tuttavia la
    sensibilità era riconosciuta in possesso di valenze non solo conoscitive, in
    quanto accoglieva le intuizioni, ma anche emotive, in quanto faceva sì che il
    soggetto ricevesse dalle impressioni sensibili piacere o dispiacere). Nella
    \textit{Critica della ragion pratica}, al contrario, il sentimento era
    ammesso, ma solo nella sua specie morale, poiché gli uomini erano in grado di
    percepire a priori l'accordo del loro comportamento con le norme. Non è dunque
    inspiegabile se nella terza \textit{Critica} Kant, dietro la sollecitazione e
    l'influenza considerevole delle dottrine estetiche settecentesche, ammette uno
    spazio autonomo per il sentimento e cerca di individuarne il principio a
    priori.

    Il secondo motivo che condusse Kant alla \textit{Critica del Giudizio} è
    interno al sistema: si tratta del bisogno di mediare, individuando un momento
    di accordo, il determinismo naturale controllato dall'intelletto e la libertà
    pratica governata dalla ragione. Si noti tuttavia, ed è cosa essenziale, che
    Kant non si riferisce che alle facoltà teoretica e pratica, ricercandone una
    terza: non si tratta cioè di collegare il mondo teoretico e quello pratico,
    quasi fosse possibile trovarne un terzo che li sintetizzi. Questa soluzione
    era stata scartata già nella \textit{Critica della ragion pura} (e
    precisamente nella \textit{Dialettica trascendentale}), dove le antinomie
    dinamiche (intorno alla libertà e a Dio) avevano chiarito che i due regni
    erano compatibili solo in quanto separati.

    \textbf{9–15.} La mediazione consiste perciò nell'individuare non un terzo
    mondo, una terza dimensione oltre a quelle teoretica e pratica, bensì una
    terza facoltà oltre all'intelletto e alla ragione. La mediazione possibile non
    è oggettiva, ma soggettiva: il punto d'incontro risiede infatti all'interno
    del soggetto; i mondi continuano a essere due, ma le facoltà soggettive che li
    pensano sono tre. Il filosofo giunse così alla conclusione che accanto
    all'intelletto e alla ragione esisteva un altro strumento a priori dell'animo
    umano, dotato di leggi sue proprie, ovvero in possesso di una perfetta
    autonomia: il sentimento. Lo strumento per operare in questo ambito è il
    Giudizio.

    La terza \textit{Critica} non è stata redatta solo e tanto per far posto a
    interessi nuovi di Kant, quasi che egli si fosse accorto solo tardivamente
    della dimensione del gusto: perché allora non considerare altri ambiti ancora,
    come la logica del sapere storico? Non è sufficiente richiamarsi al tessuto
    culturale in cui Kant venne a operare. La risposta è invece che la
    \textit{Critica del Giudizio} non complementa le altre due \textit{Critiche},
    bensì ne prosegue la fondamentale linea problematica: com'è possibile,
    muovendo dai generali presupposti aprioristici, pervenire alle leggi
    particolari di natura, anzi, meglio, alla loro applicazione all'eterogenea
    molteplicità dei casi singoli? Il tema, già discusso in una poco studiata
    opera, i \textit{Primi princìpi metafisici della scienza della natura} (1786),
    ritorna qui protagonisticamente ed è il problema stesso del Giudizio. Non si
    tratta di una semplice integrazione alla \textit{Critica della ragion pura},
    poiché obiettivo della scienza non è la formulazione di generalissimi quanto
    astratti princìpi, ma la funzionalità nel caso particolare: si tratta dunque
    proprio di rendere operanti le categorie secondo una modalità analoga a, ma
    più felice di, quella espressa nella dottrina della schematismo.}
    \end{multicols}

    \subsection{Giudizi determinanti e giudizi riflettenti}

    \textit{Da questo brano, come dal precedente, si chiarisce che i problemi
    estetico e teleologico sono strumenti (fondamentale il primo, più marginale il
    secondo) per la soluzione di una questione schiettamente epistemologica.}`

    Allego anche l’immagine. È evidente che la resa tipografica
    così com’è è davvero scadente,,,

    M.

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