Da qualche parte ho letto che le abbreviazioni NON sono accettabili nel testo, ma sono accettabili, non obbligatorie ma accettabili, negli incisi parentetici.
Le abbreviazioni col raddoppiamento finale appartengono solo al burocratese, al legalese, e ai gerghi professionali e non professionali, con i vari OO.SS. per Organizzazioni Sindacali, VV.F. per Vigili del Fuoco; accompagnati dai vari sigg. proff., ops!, mi correggo, Sigg., Proff., e simili. Escludo da questo elenco le abbreviazioni del tipo Ns/ per nostro e Vs/ per vostro che non meritano neanche di essere prese in considerazione; finché tutti le accettano, tutti si sentono in dovere di scriverle. Io, invece, un preventivo per un lavoro da fare in casa mia, scritto in questo modo, anche se non deve essere un capolavoro di letteratura, non lo accetto, e respingo la proposta.
Per quanto riguarda § e §§, non sono d’accordo sul raddoppiamento, perché non si tratta di una abbreviazione, ma di un simbolo; visto che anche le unità di misura sono rappresentate dei rispettivi simboli, raddoppiare sarebbe come scrivere 1 m e 2 mm, per dire un metro e due metri; l’assurdità è talmente evidente che il “plurale” §§ si scarta da solo.
L’italiano poi ha gli articoli e gli aggettivi singolari e plurali che non richiedono di avere abbreviazioni plurali; nelle indicazioni delle pagine, poi, c’è un intervallo numerico. Quando uno scrive p. 125-132 è evidente che si sta parlando di una pluralità di pagine, non c’è bisogno di scrivere pp. 125-132 per ribadire il concetto.
Dire che in tipografia ci sono usi e costumi consolidati va bene per la composizione, per l’impaginazione, per la scelta del book design (compito una volta del tipografo), per la scelta dei caratteri, eccetera, ma non è una buona spiegazione per le abbreviazioni; la scrittura delle abbreviazioni non è normata dalla teoria della tipografia, ma dalla grammatica e dal buon senso.
Le abbreviazioni servono per risparmiare spazio; siamo sicuri che quando le usiamo abbiamo davvero così poco spazio? Se sì, allora l’abbreviazione è giustificata, altrimenti non la si usa.
Ma abbreviando si elimina di solito la parte finale della parola, quella che contiene la sua “diatesi (si chiama così, o questa parola si riferisce solo ai verbi?). Insomma è la parte finale della parola che distingue talvolta il maschile dal femminile, il singolare dal plurale. Se abbreviamo vuol dire che il genere e il numero sono impliciti nel resto dello scritto, dunque non c’è nessun bisogno di distinguere l’abbreviazione singolare da quella plurale; e se la pluralità non si evince dal resto dello scritto e se il concetto di pluralità è essenziale per il contenuto dello scritto, NON si usa l’abbreviazione.
A me pare semplice, ma può darsi che come al solito io sia troppo legato a norme che esistono oppure, come nel caso delle abbreviazioni, per le quali non esistono norme UNI o simili (ISO no di sicuro perché dipendono dalla lingua), ma che io mi sono costruito nella mia testa. Le mie quindi possono essere norme senza alcun valore.:)