Uso del corsivo e parole in lingua straniera

  • Questo topic ha 6 risposte, 4 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 21 anni, 4 mesi fa da Gus.
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  • #5629
    lorenzo.pantieri
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      Carissimi, dotti colleghi…

      vi espongo un paio di dubbi filosofico-tipografici che mi assillano da un tot.

      1. Le parole straniere, in tipografia, vanno rese in corsivo?
      2. Quand’è che una parola si deve considerare “straniera”?

      Il fatto è che la lingua italiana ha assorbito nei secoli parole provenenti da diversi idiomi e non mi sembra affatto scontato stabilire se una parola sia “italiana” o “straniera”. Per esempio “bar”, “zenith” e “azimuth” sono parole di origine araba; “sport”, “standard” , “test” e “backround” sono inglesi; “petitio principii”, “in primis”, “in nuce” sono latino puro.

      Eppure l’istinto mi dice che “petitio principii” e “background” vadano messe in corsivo (se non altro per mettere in guardia il lettore — perché la loro pronuncia è diversa da quella italiana), “sport” e “bar” no di certo!

      Voi “standard” e “test” li mettete in corsivo?

      In generale, è corretto definire “parola italiana” una “parola che si trova in un dizionario di italiano” e mettere in corsivo il resto?

      Aspetto fiducioso un distillato della vostra Scienza!

      Lorenzo

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      • #5630
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        ciao,

        in genere tutte le parole che non si trovano su un vocabolario italiano vanno messe in conrsivo, però se stai scrivendo un testo tecnico, nel quale sono usuali certe parole straniere, puoi evitare il corsivo, anche se resta buona norma usarlo.

        le virgolette vanno usate quando inserisci una parola, anche straniera, che vuoi definire, o che usi in un senso diverso da quello normale.

        spero di esserti stato utile.
        ciao
        angelico

      • #5631
        lorenzo.pantieri
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          ]
          in genere tutte le parole che non si trovano su un vocabolario italiano vanno messe in conrsivo, però se stai scrivendo un testo tecnico, nel quale sono usuali certe parole straniere, puoi evitare il corsivo, anche se resta buona norma usarlo.

          Ti ringrazio per la spiegazione.

          Sono oltremodo curioso di conoscere se esiste una “norma ufficiale”, che stabilisca come regolarsi. Aspetto fiducioso il dotto intervento di qualcuno dello Staff — che tendo a considerare un’Auctoritas, in problemi come questo.

          Ciao e buon lavoro.
          Lorenzo

        • #5632
          Gus
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            Pur \emph{non} essendo una \textit{auctorictas}, sto raccogliendo in un documento pensato per gli utenti Latex le norme tipografiche dell’italiano, in modo da aver una breve sintesi da tenere a portata di mano.
            A breve, vorrei postarla sulla mailing list per avere i vostri commenti.
            Per quanto riguarda la tua domanda, concordo essenzialmente con Angelico, vedi l’esempio sopra. Le parole straniere non entrate nell’uso (qundi “auctorictas” ma non “a priori”) vanno in corsivo (textit, non emph), quelle importanti vanno sottolineate (emph, non texit) e quelle citate o usate in senso traslato vanno fra virgolette (che dovrebbero essere i caporali).
            Tutto questo nel documento di cui sopra, con esempi esplicativi!

            Ciao,

            Gus [/i]

          • #5633
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            Rimando al sito che ho indicato in una risposta all’altro OT:
            http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=5534&ctg_id=44

            Ivi si può leggere :

            Le virgolette possono essere alte (” “), basse o sergenti (« »), semplici o apici (‘ ’). Alte e basse si usano indifferentemente per circoscrivere un discorso diretto o per le citazioni. Possono anche essere usate per prendere le distanze dalle parole che si stanno usando (e nel parlato si dice infatti «tra virgolette»). Possono essere sostituite spesso con il corsivo, che si usa per parole straniere o dialettali usate in un testo italiano e in citazioni brevi. Le virgolette semplici si adoperano più raramente soprattutto per indicare il significato di una parola o di una frase. In generale, sulla stampa la scelta delle virgolette è fortemente determinata dalle singole regole editoriali.

            Un’ulteriore precisazione: è forse °improprio° parlare di °convenzioni tipografiche dell’italiano°, nel senso che non si tratta di regole ferree e univoche né unanimemente accettate; chiunque debba produrre un testo in lingua italiana ha la possibilità di operare scelte in molti ambiti , dal momento che spesso sono invalse nell’uso diverse notazioni concorrenti tutte ugualmente corrette.

            Chiaramente, una volta operata la scelta delle convenzioni tipografiche che si intendono adoperare nella produzione di un testo, è bene attenervisi rigorosamente.

          • #5634
            lorenzo.pantieri
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              Sto raccogliendo in un documento pensato per gli utenti Latex le norme tipografiche dell’italiano, in modo da aver una breve sintesi da tenere a portata di mano.
              A breve, vorrei postarla sulla mailing list per avere i vostri commenti.

              Splendida idea!

              Le parole straniere non entrate nell’uso (qundi “auctorictas” ma non “a priori”) vanno in corsivo.

              Un punto importante (e delicato) è definire con precisione il concetto di “parola straniera non entrata nell’uso”. Fra l’altro, sul dizionario enciclopedico Treccani figurano parole e locuzioni “straniere” che non compaiono in altri dizionari. Forse il problema lascia effettivamente una certa libertà di manovra al compositore, con le sue scelte.

              Tema intrigante, IMHO.

              Ciao a tutti e buon lavoro,
              Lorenzo

            • #5635
              Gus
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                Un punto importante (e delicato) è definire con precisione il concetto di “parola straniera non entrata nell’uso”. Fra l’altro, sul dizionario enciclopedico Treccani figurano parole e locuzioni “straniere” che non compaiono in altri dizionari. Forse il problema lascia effettivamente una certa libertà di manovraal compositore e alle sue scelte.

                Tema intrigante, IMHO.

                Tema molto intrigante… ma irrisolvibile. Non esistono regole universali e sempre valide, e molto dipende dalle scelte dell’autore, al di là di alcune convenzioni comunemente accettate e ormai stabilite.
                La cosa fondamentale è mantenere una certa coerenza all’interno del documento, senza mischiare scelte diverse.
                Nel tuo caso, quale parola sia o meno entrata nell’uso dipende molto dal contesto: ad esempio \textit{auctorictas} in una tesi di diritto o di filosofia politica potrebbe essere considerata come entrata nell’uso.

                Ciao,

                Gus

                P.S.: ho mandato il mio documento in lista (guitmembers).

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