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Carissimi, dotti colleghi…vi espongo un paio di dubbi filosofico-tipografici che mi assillano da un tot.
1. Le parole straniere, in tipografia, vanno rese in corsivo?
2. Quand’è che una parola si deve considerare “straniera”?Il fatto è che la lingua italiana ha assorbito nei secoli parole provenenti da diversi idiomi e non mi sembra affatto scontato stabilire se una parola sia “italiana” o “straniera”. Per esempio “bar”, “zenith” e “azimuth” sono parole di origine araba; “sport”, “standard” , “test” e “backround” sono inglesi; “petitio principii”, “in primis”, “in nuce” sono latino puro.
Eppure l’istinto mi dice che “petitio principii” e “background” vadano messe in corsivo (se non altro per mettere in guardia il lettore — perché la loro pronuncia è diversa da quella italiana), “sport” e “bar” no di certo!
Voi “standard” e “test” li mettete in corsivo?
In generale, è corretto definire “parola italiana” una “parola che si trova in un dizionario di italiano” e mettere in corsivo il resto?
Aspetto fiducioso un distillato della vostra Scienza!
Lorenzo
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