Re: Bibliografia, formato autore-anno, edizione originale

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Si possono usare molti stili di citazione, questo è pacifico. Ma se si può usare uno qualsiasi di questi stili si può usare sicuramente anche lo stile autore-anno. Se non pensate che sia così mandatemi un esempio che renderebbe impossibile usare tale stile come stile di base del proprio documento. Impossibile, ho detto 😉

Secondo me nei confronti della bibliografia, intesa come insieme di regole da seguire per citare correttamente (perché la bibliografia come disciplina è molto di più) si possono avere due approcci:
1) l’approccio pragmatico che consiste nel chiedersi: come devo citare in questo documento specifico? quale è la panoramica dei metodi che ho a disposizione se mi colloco in questo specifico settore disciplinare? Questo approccio finisce per individuare le tradizioni che si sono sedimentate in una certa macroarea disciplinare. In genere si parla di tradizioni distinte sviluppate dalle due macroaree umanistica e scientifica, che hanno un fondamento logico, ma anche motivazioni convenzionali.

2) l’approccio teorico/astratto: consiste nel chiedersi: indipendentemente dalle tradizioni che si sono sviluppate, quale è il modo migliore per citare?

Inevitabilmente l’approccio 2 deve anche confrontarsi con i dati raccolti dall’appproccio 1 su cui poi magari finisce per fare delle scelte.
Tuttavia, ed è un mio personale parere, l’approccio 2 rischia di essere sbagliato. Infatti si può anche scrivere un trattato teorico-critico sugli stili di citazione, come in parte a fatto Revelli nel contributo che ho citato, ma la questione bibliografia non può essere sganciata da finalità pratiche e dalla questione dello stile della pubblicazione nel suo complesso. Questo lo dico perché a parte i compilatori di bibliografie (e lì è tutto un altro paio di maniche), per tutti gli altri la bibliografia non esiste mai isolatamente ma sempre solo come appendice a un testo. Quindi è a partire dal tipo di testo, dallo stile, e soprattutto dalla disciplina in cui si colloca che si prendono le decisioni sul testo da scrivere e sulle sue appendici, tra cui c’è la bibliografia.
In caso conrario si rischia di scrivere un contributo che è anomalo rispetto alle tradizioni di una certa disciplina.
Certo esisteranno anche convenzioni in parte flessibili, ma in ogni caso chi scrive un contributo scientifico vuole parlare a una comunità di studiosi e aspira a essere riconosciuto come parte di quella comunità. Per questo le tradizioni sono molto importanti.
Quindi sono d’accordo con Ivan quando scrive:

Lo stile dipende anche dal tipo di documento.

Ma non sono d’accordo quando scrive:

Molti testi di filosofia analitica, che citano per la maggior parte articoli contemporanei, usano il formato autore anno perché è il migliore (io non ho dubbi). E se poi capita di citare Aristotele, pazienza… si fa il possibile.

cioè non sono d’accordo sull’ipotetica esistenza di uno stile citazionale “migliore”: le tradizioni, come gli usi, costumi ecc. richiedono un esame antropologico. Altrimenti rischiamo un approccio troppo “razionalistico” che rischia di falsare la questione.
La filosofia è un caso piuttosto particolare perché le sue varie correnti si pongono all’interno di uno spettro molto ampio di relazioni con le macroaree disicplinari: la storia della filosofia sarà più vicina alla macroarea umanistica, ma la filosofia analitica è vicina, in un certo senso, alla macroarea scientifica. Immagino che sia questo il motivo per cui è emersa come tradizione bibliografica specifica di questa discplina l’uso di uno stile citazionale molto diffuso nelle scienze esatte: lo stile autore anno. Anche perché non esistono i problemi filologici di testo e varianti che esistono soprattutto con gli autori classici.
Ciao
pierfranco

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