grazie per la risposta, ma:
Il primo metodo non funziona: la l di tabular va fra {} per essere compilato (così non si blocca)
anche facendo così i nomi sono rientrati rispetto alla dicitura “Studente”Il secondo l’ho adottato!!!
Gli errori di battitura capitano a tutti, 🙁 , purtroppo. È ovvio che vanno fra graffe. ma se vuoi evitare la rientranza devi anche annullare lo spazio a inizio tabella (e magari anche alla fine):
`
…\tabular{@{}l@{}}
…
`
L’idea era di suggerire l’uso di tabular, invece di usare \candidato, \secondocandidato, ecc.
La seconda soluzione che hai adottato va benissimo e hai fatto bene ad adottarla.
Mi spiace che te la sia presa per i miei commenti sul codice ridondante.
Ci sono alcuni punti da notare:
1) Caricare pacchetti di cui non si usano le funzionalità.
Certo i PC di oggi fanno miracoli, ma il linguaggio di TeX è un linguaggio interpretato, poco strutturato, scritto a molte mani da una miriade di persone che hanno fornito i pacchetti che, non a caso, sono raccolti nell’archivio CTAN dentro una cartella che si chiama contrib/
Le abilità di programmazione di questa miriade di persone non è eccelsa, nemmeno le mie capacità sono eccelse, e quindi, in mancanza di “name spaces” adatti, sono possibili interazioni indesiderate e conflitti fra pacchetti, al punto che bisogna anche stare attenti all’ordine con cui li si invoca. Se si invocano pacchetti che non si usano si aumenta inutilmente la possibilità di conflitti. Mi ci sono trovato diverse volte a combattere contro questi conflitti. Ed è per questo che suggerisco di caricare i pacchetti che servono per davvero via via che se ne sente la necessità, e non di crearli in anticipo con il criterio del “non si sa mai”. Poi lanci la prima pietra chi non l’ha mai fatto, quindi dovrei stare zitto anch’io.
2) Caricare i pacchetti più volte.
Caricando i pacchetti con \usepackage, Latex si protegge da solo (almeno con molti pacchetti, anche se non tutti) ricordandone il nome in modo da non ricaricarli. Altri pacchetti non hanno questa protezione; per cui se si carica due volte lo stesso pacchetto con opzioni diverse si incontra un errore “fatale” e la compilazione termina immediatamente. Fra questi pacchetti c’è babel; se lo carichi due volte con una lista di lingue diversa hai l’errore fatale. Quindi la regola è non caricare mai due volte lo stesso pacchetto, perché con opzioni diverse produce un errore fatale e con le stesse opzioni produce una perdita di tempo all’utente per scrivere una cosa inutile. In questo caso la documentazione di toptesi-doc suggerisce di inserire ulteriori lingue, oltre alle due precaricate, inserendole fra le opzioni della classe, non invocando di nuovo babel, e spiega il perché bisogna fare così.
3) Nel caso specifico del file trieste (commentato, quindi un semplice residuo della tesi precedente) forse non funzionava granché nemmeno con la tesi precedente, perché le sue funzionalità erano attivate solo dalla opzione classica; caricare il pacchetto senza specificare l’opzione non avrebbe dovuto servire e niente; specificare l’opzione senza caricare il pacchetto sarebbe stato corretto, perché ci pensava l’opzione a caricare quel pacchetto. Ora, dalla versione 5.5 di toptesi il pacchetto trieste non c’è più e le sue funzionalità sono presenti ancora nel copro della classe, ma vengono attivate solo dall’opzione classica.
4) Accolgo volentieri il suggerimento delle pagine bianche completamente vuote; ma preferisco realizzarlo in un altro modo, cioè ridefinendo il comando \cleardoublepage (che sarebbe poi quello che fa anche il pacchetto emptypage) ma definendolo in modo che accetti un parametro facoltativo così da lasciare l’utente libero di impostare uno stile di default (per esempio plain) o di fissare lui stesso con il parametro facoltativo quale stile voglia di volta in volta.
Capisco perfettamente che scrivere la documentazione meglio che si può non è mai sufficiente e qualunque documentazione è sempre incompleta; quindi questa nostra conversazione mi da lo spunto per rivedere la documentazione appena possibile, ma senza fretta. 🙂